Ambiente

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Terremoto, la ricostruzione passa per l’agricoltura: creiamo i presupposti

Nelle Marche, in Abruzzo, in Umbria e nel Lazio le case sono distrutte, l’ambiente è sfregiato: restano in piedi la nostra agricoltura e i nostri animali, ed è da loro che bisogna ripartire! Questo l’appello lanciato oggi dagli agricoltori di Coldiretti riuniti a piazza Montecitorio perché siano sciolti al più presto tutti i nodi burocratici che bloccano la ricostruzione.
L’Italia migliore ha reagito alle ripetute scosse e al maltempo, con i volontari nei primi soccorsi, con la solidarietà di tanti (gente comune, associazioni, imprese). Ora è tempo che le Istituzioni facciano fino in fondo il loro dovere.

Quello che serve è una ripresa produttiva immediata, che sostenga al tempo stesso il reddito delle imprese. Per la rigenerazione delle aree colpite occorre creare una robusta “cintura di sicurezza” fondata sull’economia agricola e turistica delle zone immediatamente adiacenti a quelle colpite.
«Il rischio concreto che stiamo correndo – ha dichiarato il Presidente di Slow Food e Campagna Amica Carlo Petrini – è che oggi la burocrazia accresca a dismisura i danni del sisma. Il terremoto non può cancellare l’immensa ricchezza in termini di cultura del cibo che le aree colpite dal sisma hanno saputo tramandare nel corso del tempo e delle generazioni. Le produzioni tipiche di questi luoghi sono un patrimonio dell’intera Italia, che si deve concretamente stringere attorno a chi ancora vuole lavorare queste terre martoriate. Per riportarle alle tradizioni di accoglienza che da sempre le contraddistinguono».

Finora, in aiuto delle campagne c’è stata soprattutto la solidarietà della gente comune con una vera corsa all’acquisto dei prodotti terremotati che ha coinvolto quasi 1 italiano su 4 (24%) compreso il Santo Padre che ha incaricato espressamente l'Elemosineria Apostolica di comprare prodotti alimentari tipici delle aree colpite da distribuiti a diverse mense caritative della città di Roma per la preparazione dei pasti donati. Una opportunità resa possibile anche grazie ai mercati degli agricoltori di Campagna Amica che continuano ad ospitare, dalla Capitale a tutta la Penisola, gli agricoltori terremotati rimasti senza possibilità di vendita. Sono stati acquistati quasi diecimila cesti di Natale con i prodotti delle aree colpite dal sisma anche grazie all’enorme successo della vendita on line dal sito www.campagnamica.it mentre oltre 50mila italiani hanno assaggiato la caciotta della solidarietà, ottenuta con il latte raccolto dalle stalle terremotate di Norcia, Amatrice e Leonessa, e il “cacio amico” fatto con il latte degli allevamenti marchigiani.
Sotto il coordinamento di una apposita task force sono state avviate dalla Coldiretti numerose iniziative assieme all’Associazione Italiana Allevatori e ai Consorzi Agrari che hanno consentito anche la consegna di mangiatoie, mangimi, fieno, carrelli per la mungitura, refrigeratori e generatori di corrente oltre a roulotte, camper e moduli abitativi. Ma anche l’operazione “adotta una mucca” che ha già dato ospitalità ad almeno 2000 pecore e mucche sfollate a causa dei crolli delle stalle e “dona un ballone” di fieno per garantire l’alimentazione del bestiame. Per aiutare le aree rurali è anche attivo uno specifico conto corrente denominato “COLDIRETTI PRO-TERREMOTATI” (IBAN: IT 74 N 05704 03200 000000127000) dove indirizzare la raccolta di fondi.

“Quanta vita rimane a Norcia, Amatrice, Visso, Basciano, Arquata del Tronto, Camerino e in tutti i Comuni colpiti, e quanta vita si potrà suscitare in futuro, sono legate al destino che avranno i produttori agricoli che non hanno lasciato la terra, le decine di migliaia di animali che essi accudiscono, le migliaia di ettari che coltivano, le Dop e le Igp a cui danno vita” ha dichiarato il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel sottolineare che “se vogliamo ripristinare l’intreccio fra storia/cultura, ambiente, agricoltura che ha consentito a queste zone di vivere e prosperare, bisogna sostenere il suo ‘cuore’ agricolo”.

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Ispra, 658 oggetti spiaggiati ogni 100 m di litorale

Reperiti, in media, 658 oggetti spiaggiati ogni 100 m di litorale monitorato tra i mari Adriatico e Ionio, con un range di 219-2914 oggetti/100m, mentre una media di 332 oggetti per km2 sono stati monitorati in galleggiamento lungo le coste; sul fondo del mare la situazione non e' migliore: una media di 510 oggetti raccolti per km quadrato (con un range che va da 79 a 1099). Quello dei rifiuti marini rappresenta un serio problema ambientale per questi mari e quelli riportati sono soltanto alcuni dei risultati preoccupanti emersi dalla fotografia istantanea che emerge dal rapporto "Marine Litter assessment in the Adriatic & Ionian seas". Il rapporto e' stato recentemente pubblicato nell'ambito del progetto triennale IPA-Adriatico DeFishGear ed e' frutto di una complessa campagna di monitoraggio cui hanno partecipato 9 Istituti, Enti e Universita' di 7 diversi Paesi che condividono il bacino Adriatico e Ionico. In particolare, sono stati analizzati 180 transetti su spiaggia in 31 diversi siti, per un totale di 32.200 mq estesi su oltre 18 Km di costa; sono stati inoltre effettuati 66 transetti a bordo di pescherecci per valutare i rifiuti galleggianti, percorrendo un totale di 415 Km, mentre osservatori su ferry-boat hanno monitorato un totale di 9.062 Km di mare. Per i rifiuti sul fondo, sono stati campionati 11 siti con pescherecci a strascico per un totale di 121 cale ed effettuati 38 transetti in 10 diversi siti tramite operatori subacquei. Per la valutazione della plastica nel biota sono stati analizzati 614 esemplari di pesci.

Nonostante l'attribuzione delle fonti sia una procedura complessa per l'alto numero di oggetti di origine incerta o mista, dal rapporto risulta che una percentuale variabile fra il 33 e il 39% dei rifiuti trovati nelle diverse matrici (spiaggia, superficie del mare e fondo) proviene dalle coste e da pratiche inefficienti di gestione dei rifiuti, turismo e attivita' ricreative. Le attivita' legate al mare (trasporti via mare di merci e passeggeri, pesca sportiva e commerciale, acquacoltura, ecc.) contribuiscono al numero di rifiuti trovati con percentuali che vanno invece dal 6,3% al 23% secondo la matrice considerata. Dati interessanti sono anche quelli relativi ad alcune fonti, in particolare: il 7,8% dei rifiuti trovati in spiaggia ad esempio e' correlato al fumo (mozziconi, accendini ecc.) mentre il 2,6% degli oggetti trovati sul fondo del mare sono di origine sanitaria. Questo e' ad oggi il primo lavoro che si propone di valutare l'ammontare, la composizione e, ove possibile, la fonte dei rifiuti marini in tutte le matrici marine dell'Adriatico e dello Ionio.

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Dati Istat, la grappa Made in Italy apprezzata a Est

La grappa Made in Italy piace a Est. Lo rivelano i dati Istat rielaborati da AssoDistil, l'associazione italiana degli imprenditori di settore, che ha analizzato l'andamento delle esportazioni degli ultimi anni nell'Europa Orientale e in Russia. Secondo le ultime rilevazioni, nel periodo 2010-2015 i volumi di grappa imbottigliata hanno registrato un incremento medio del 30%: una performance positiva che ha portato la quota di export totale delle distillerie italiane nei Paesi dell'area est-europea a passare da un +2% a un +5%. Un risultato importante, commenta AssoDistil, anche se i volumi sono ancora ridotti e fanno della grappa un prodotto apprezzato, seppure di nicchia.

Il Paese che apprezza maggiormente l'IG grappa è la Repubblica Ceca, che ha più che raddoppiato gli acquisti dell'acquavite "di bandiera". Un incremento dovuto soprattutto al buon andamento dell'economia locale e alla maggiore capacità di acquisto dei consumatori. Si conferma nel 2016 anche l'importanza della crescita sul mercato russo (+61%), di quello ungherese e dell'Ucraina, cresciuta del 62%.

Complessivamente il biennio 2015-2016, stando al monitoraggio dell'associazione sui primi dieci mesi dello scorso anno, si è contraddistinto per un incremento a due cifre, con una crescita media del 68%.

Sul piano delle vendite all'estero c'è ancora molto margine: soltanto il 26% dei distillati italiani, infatti, viene venduto all'estero.

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Di Pasquale (Izsam),raccolti 200 quintali foraggio

Continua l'attivita' del Coordinamento Regionale Emergenze Zootecniche e Veterinarie affidato all' Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell'Abruzzo e del Molise. Il Centro Coordinamento Soccorsi, situato al Parco della Scienza, e' stato definitivamente chiuso ma la task force dell'Izsam restera' attiva ancora per tutta questa settimana, e si sta valutando anche la prosecuzione del servizio, vista la mole delle richieste pervenute dagli allevatori. Lo afferma il Presidente del Cda dell'Izsam, Manola Di Pasquale, tracciando un bilancio della gestione dell'emergenza durante il maltempo. "Una delle attivita' svolte dall'Izsam e' quella di aiutare gli allevatori in maniera diretta, consegnando loro dei 'buoni' per i mangimi che poi possono essere fisicamente ritirati nei siti di stoccaggio", sottolinea Di Pasquale. "Anche i centri di raccolta di alimenti per animali di Teramo, L'Aquila e Pescara resteranno operativi".

Raccolti circa 200 quintali di foraggio e 3 quintali di granaglie che sono stati donati agli allevatori che hanno avuto stalle crollate o inagibili a causa della neve e del terremoto, dice Di Pasquale. "Altra emergenza quella dello smaltimento delle carcasse di animali: e' importante comunicare agli allevatori che i costi saranno sostenuti dalla Protezione Civile", spiega.

 

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Allarme smog nelle città del Nord Italia

E' allarme smog nelle città e siccità nelle campagne del nord Italia dove è caduto l'85% di pioggia in meno rispetto alla media con punte del - 96% a Milano che hanno fatto scattare misure straordinarie che prevedono anche un parziale blocco del traffico per i veicoli più inquinanti. È quanto emerge da un'analisi della Coldiretti sui dati territoriali Ucea relativi alla seconda decade di febbraio dai quali emerge peraltro una situazione anomala in tutto il nord dal Piemonte (-83%) al Veneto (-92%), dall'Emilia Romagna (-85%) al Friuli Venezia Giulia (-95%), dalla Liguria (-88%) al Trentino Alto Adige (-93%). L'anomalia climatica - continua la Coldiretti - è percepibile anche dalle alte temperature con le massime che al nord sono risultate 1,5 gradi superiori alla media mentre il differenziale sale addirittura a 2,7 gradi per quelle minime, nel periodo considerato.Mentre nelle città la mancanza di pioggia ha causato l'innalzamento dei livelli di inquinamento, nelle campagne - sottolinea la Coldiretti - è la siccità a preoccupare per la mancanza di acqua necessaria alle piante per la stagione irrigua. Una situazione aggravata dal fatto che al nord particolarmente secchi rispetto alla media sono stati anche il mese di dicembre con il 79% di precipitazioni in meno e quello di gennaio con un -57%, solo in parte mitigati dall'andamento della prima decade di febbraio. Il risultato - fa sapere ancora la Coldiretti - è visibile nei principali bacini idrici dove secondo l'ultimo monitoraggio della Coldiretti: il lago di Como è a -27,4 centimetri dallo zero idrometrico rispetto a una media di +9,5 centimetri, il lago d'Iseo è a -11,9 centimetri rispetto a una media di +26,5 centimetri, e il lago Maggiore pur essendo a +21,6 centimetri sopra lo zero idrometrico è sotto di oltre 46 centimetri rispetto alla media del periodo. La pioggia e le nevicate invernali - spiega la Coldiretti - sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante per la ripresa vegetativa primaverile. Siamo di fronte - precisa l'associazione degli agricoltori - agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestano con pesanti conseguenze sull'agricoltura italiana che negli ultimi dieci anni ha subito danni per 14 miliardi di euro. Si moltiplicano gli eventi estremi, sfasamenti stagionali e precipitazioni brevi, ma intense e il repentino passaggio dal sereno al maltempo. Siccità e bombe d'acqua con forti piogge a carattere alluvionale, ma anche gelate estreme e picchi di calore anomali si alternano lungo l'anno e lungo tutta la Penisola.Di fronte al cambiamento non si può continuare a rincorrere le emergenze con la danza della pioggia ma bisogna intervenire in modo strutturale con il contenimento delle emissioni ma anche favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog. Le piante - sottolinea la Coldiretti - concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti gassosi ma in Italia ogni abitante dispone nelle città capoluogo di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. Per questo è necessario introdurre misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici. Una pianta adulta - sottolinea la Coldiretti - è capace di catturare dall'aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili con un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Oltre a svolgere funzioni di tipo estetico e psicofisico le aree verdi - continua la Coldiretti - producono effetti che concorrono, in modo rilevante, all'eliminazione delle polveri e degli inquinanti gassosi, al miglioramento del microclima, attraverso l'ombreggiamento e l'emissione di imponenti volumi di vapore acqueo, alla riduzione dei rumori e alla protezione del suolo.Di fronte all'aumento del traffico occorre quindi - continua la Coldiretti - salvaguardare ed incentivare gli spazi verdi nelle città per l'importante funzione che svolgono per l'ambiente, la salute, l'economia ed anche l'estetica. In Italia il 17,2% delle città ha una dotazione pro capite di verde pubblico pari o superiore ai 50 metri quadrati per abitante, mentre nel 16,4% non si raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati pro capite. Matera, Trento, Potenza, Sondrio, Iglesias, Terni, Pordenone, Gorizia, Reggio Calabria e Verbania salgono nella top ten dei capoluoghi con maggiore densità di verde pubblico per abitante mentre in fondo alla classifica si trova Caltanissetta e a seguire Crotone, Trani e Taranto, Trapani, Isernia Olbia Genova Chieti Barletta e L'Aquila. Per quanto riguarda le grandi metropoli a Milano - conclude la Coldiretti - sono disponibili 17,2 metri quadrati per abitante mentre a Roma 15,9.

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 ​Importazioni di riso. Coldiretti: invasione dall’Oriente, prodotti a rischio contaminazione


"Dall’aumento del 489% degli arrivi dal Vietnam al 46% dalla Thailandia, mai così tanto riso straniero è arrivato in Italia come nel 2016, con una vera invasione da Oriente da cui proviene quasi la metà delle importazioni". E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Istat dalla quale si evidenzia che, nell’anno appena trascorso, è stato registrato un aumento record del 21% delle importazioni che ha fatto scattare ben 12 allerte sanitarie da contaminazione per il riso e i prodotti a base di riso da Paesi extracomunitari in Europa secondo i dati del sistema di allarme rapido comunitario (Rasff)  "Le partite 'fuorilegge', pericolose per la salute dei cittadini", sottolinea la Coldiretti, "riguardano la presenza irregolare di residui antiparassitari, di aflatossine cancerogene o altre tossine oltre i limiti, infestazioni da insetti, livelli fuori norma di metalli pesanti o la presenza di Ogm proibiti in Italia e in Europa. Un pericolo per i consumatori che si estende a livello comunitario dove nell’ ultima campagna di commercializzazione", precisa la Coldiretti, "è stato raggiunto il record di importazioni con l’ingresso in Europa di 1.380.000 tonnellate di riso lavorato, di cui 370.000 dai Paesi Meno Avanzati".

Ormai i due terzi delle importazioni, secondo i calcoli della Coldiretti, non pagano più dazi a causa dell’introduzione da parte dell’Ue del sistema tariffario agevolato per i Paesi che operano in regime Eba (Tutto tranne le armi) a dazio 0. "Una misura che finisce in realtà per favorire le multinazionali del commercio senza ricadute concrete sugli agricoltori locali che subiscono peraltro lo sfruttamento del lavoro anche minorile e danni sulla salute e sull’ambiente provocati dall’impiego intensivo di prodotti chimici vietati in Europa. L’Italia", sottolinea ancora la Coldiretti la Coldiretti, "è ancora il primo produttore europeo di riso su un territorio di 237mila ettari con un ruolo ambientale insostituibile e opportunità occupazionali, ma la situazione sta precipitando e a rischio c’è il lavoro per oltre diecimila famiglie tra dipendenti e imprenditori di lavoro nell’intera filiera. Le importazioni sconsiderate di riso lavorato Indica dall’Oriente stanno facendo crollare la produzione in Italia dove il riso Made in Italy è una realtà da primato per qualità, tipicità e sostenibilità che va difesa".

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Pesce fresco italiano nelle mense di scuole, ospedali e aziende

Ha un futuro il pesce fresco italiano nella ristorazione collettiva di scuole, ospedali e aziende, dove ha mostrato di essere nettamente piu' gradito rispetto al prodotto congelato, spesso di provenienza estera a partire dal pangasio vietnamita. E' il risultato del progetto 'Dalla rete al piatto' promosso da Eurofishermaket e sperimentato con successo in 4 regioni, i cui risultati sono stati presentati oggi. Finanziato dal Mipaaf, il progetto punta a creare una filiera corta per sostenere un'alimentazione sana, favorire l'apertura di nuovi mercati di pesce locale, offrendo un prodotto di qualita' a prezzi competitivi e pronto per la mensa senza lische. Con il progetto sono stati raggiunti 10.800 utenti di Marche, Abruzzo, Lazio, Emilia Romagna, utilizzando 3 mila kg di pesce fresco, coinvolgendo 3 laboratori di trasformazione che hanno preparato 2 mila kg di pesce pronto per le cucine e 9 mercati ittici. Tutto nasce per favorire il consumo del pesce povero fresco nelle mense collettive, trasformandolo in filetti, bastoncini, hamburger e altri tipi di lavorazione per escludere le spine. La sperimentazione potra' avere un'importante ricaduta sulle abitudini alimentari dei consumatori oltre che sulla filiera produttiva, poiche' potrebbe essere conquistato un nuovo mercato oggi appannaggio del prodotto congelato e/o estero. Grazie al progetto, alici, tonnetti, triglie, totani, cefali, vongole, cozze, gallinelle, moscardini e razze di Adriatico e Tirreno, specie molto importanti dal punto di vista nutrizionale e organolettico, sono state introdotte nelle mense dell'Ospedale di Pescara, delle Scuole di Modena, dell'Universita' Tor Vergata - Roma 2, in un'azienda privata marchigiana manifatturiera e al Campo Base Villa Reale di Amatrice. Plauso di Federcoopesca-Confcooperative all'iniziativa "che punta a sostituire finalmente nelle mense il pangasio vietnamita o la vongola del Pacifico con prodotto locale e di stagione".

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Il team Abruzzo pizzaioli sbanca alla gara World Pizza Contest 2017

Valerio Valle, Luca Valle, Vincent Di Marcello, Vincenzo Marcozzi, Simone Pomante, Roberto D'Angelo e Andrea Antoccia sono i nomi del team Abruzzo pizzaioli che ha letteralmente fatto incetta di premi alle gare World Pizza Contest 2017 ed al Campionato Europeo Pizza Senza Frontiere di Rimini.
Al World Pizza Contest 2017 Andrea Antoccia, pizzaiolo abruzzese ma operante già da tempo in Germania, ha vinto il titolo di Campione Mondiale Pizza Vegana e si è inoltre aggiudicato anche il Premio Campione dei Campioni.
Valerio e Luca Valle si sono invece classificati rispettivamente primo e secondo al Campionato Europeo Pizza Senza Frontiere con le loro originali creazioni.
Valerio Valle, titolare de La Compagnia della Pizza di Giulianova, già pluripremiato, docente e curatore di moltissime pizzerie anche oltre i confini italini, ha convinto la giuria con una pizza stagionale, tutta invernale, farcita con crema di zucca, cime di rapa, radicchio, mozzarella di bufala, olive taggiasche, semi di zucca e semi di girasole, fatta con una miscela di grani duri, abbinata alla birra Amarcord, una birra ambrata con zuccheri canditi.
Luca Valle, titolare della pizzeria rosetana Fratelli Valle si è invece aggiudicato il secondo premio al Campionato Europeo Pizza Senza Frontiere con la sua pizza cime di rapa, lardo di Colonnata, pecorino di Amatrice su impasto a base di farina macinata a pietra.

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Manuela Vellante è la nuova responsabile regionale di Coldiretti Donne Impresa Abruzzo

Manuela Vellante è la nuova responsabile regionale di Coldiretti Donne Impresa Abruzzo nominata nel corso del Coordinamento regionale di Coldiretti Donne Impresa Abruzzo che si è svolto nella sede della Federazione regionale a San Giovanni Teatino. Vellante, 45 anni, è imprenditrice titolare di una azienda ad indirizzo olivicolo con sede a Loreto Aprutino che ha subito sposato il progetto economico e sindacale di Coldiretti. “E’ un incarico importante che, fino a qualche mese fa, non avrei neanche immaginato e che mi spinge a continuare nell’impresa avviata con passione e entusiasmo” ha detto l’imprenditrice al termine della riunione di coordinamento “L’agricoltura è un settore sempre più dinamico non più esclusivo appannaggio di soli uomini. Sono sempre di più le titolari donne di aziende e, spero, cresceranno ancora nel prossimo futuro anche per dare il proprio contributo in termini di competenze e determinazione alla costruzione del reddito delle imprese. Personalmente, ho scelto questo mestiere per la grande passione che mi spinge verso un settore complesso che, seppur tra tante difficoltà, è capace di dare grandi soddisfazioni”. In occasione della nomina, il direttore regionale di Coldiretti Abruzzo Giulio Federici si è complimentato con la nuova responsabile evidenziando la necessità di un sempre maggiore impegno delle donne imprenditrici nella diffusione e nella conoscenza del progetto di Coldiretti per l’agricoltura del futuro.

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