Bankitalia, crollano i redditi ma triplicano i risparmi

Pandemia e lockdown hanno travolto famiglie e imprese italiane. Nel famigerato primo semestre 2020, durante il quale e’ esploso anche da noi il coronavirus, i redditi privati non finanziari hanno registrato la contrazione piu’ forte degli ultimi 20 anni, mentre il valore aggiunto delle imprese e’ diminuito del 15%, quasi il doppio rispetto a quanto accaduto durante la crisi del 2009. E le famiglie, costrette dalla peculiarita’ della situazione si sono buttate sul risparmio e sono tornate a investire in titoli di stato. La fotografia è stata scattata da Bankitalia nel rapporto su ‘I conti economici e finanziari durante la crisi sanitaria del Covid-19′ mostra un paese duramente colpito dagli effetti del coronavirus, nonostante gli aiuti elargiti a cittadini e aziende, e da’ conto anche di evoluzioni nella struttura e gestione dei conti economici delle famiglie che mostrano tendenze diverse rispetto alle grandi crisi degli anni precedenti. Immediata la reazione dei consumatori che lanciano il grido d’allarme sui rischi di una nuova ondata di poverta’ e sul fatto che gli aiuti messi finora a disposizione dal governo non siano sufficienti e siano stati dati male e in ritardo. Nel primo semestre 2020 i redditi privati non finanziari hanno registrato, secondo Bankitalia, la contrazione piu’ forte degli ultimi 20 anni, “solo in parte contrastata dalle misure di sostegno”.

I redditi primari pro capite a valori correnti delle famiglie si sono infatti ridotti dell’8,8% rispetto al primo semestre 2019, segnando “una contrazione decisamente piu’ ampia” di quelle registrate nelle fasi piu’ acute della crisi finanziaria (-5,2%) e di quella dei debiti sovrani (-3,4%). A subire gli impatti negativi sono state tutte le voci di reddito: quello da lavoro dipendente e’ sceso dell’8,7% per effetto del calo dei redditi unitari (-7,0%) e dell’occupazione alle dipendenze (-1,7%), mentre i redditi da lavoro e i profitti delle famiglie produttrici sono diminuiti del 7,4%; gli altri redditi, infine, sono calati del 13%.

Al contrario, la flessione del reddito disponibile lordo pro capite e’ stata molto meno intensa (-3,8%) e sostanzialmente analoga a quelle mediamente registrate nelle due crisi precedenti, grazie all’eccezionale crescita dei trasferimenti sociali netti (60,3%) che ha fornito un contributo di 5,1 punti percentuali. L’immediata reazione degli italiani, alle prese con pandemia e restrizioni, e’ stata quella di dare una sforbiciata netta ai consumi (-9,8% nel primo semestre 2020), a favore del risparmio, schizzato a 51,6 miliardi di euro, tre volte tanto rispetto alla fine del 2019. E di pari passo con il maggior risparmio le famiglie sono tornate ad affacciarsi a Bot e Btp. Dopo oltre un anno di disinvestimenti in titoli pubblici (-23,6 miliardi nel 2019), infatti, nella prima meta’ del 2020 gli italiani hanno ripreso ad acquistarne per 5,1 miliardi, mentre sono state registrate vendite di altri titoli per 11,6. Oltre al calo dei consumi, e’ stata rilevata anche una riduzione degli investimenti reali netti (-6,6 miliardi nei primi 6 mesi, il valore piu’ basso dal 1999) che ha riflesso sia il calo degli acquisti di abitazioni residenziali di nuova costruzione, sia la riduzione di patrimonio non residenziale e altri beni di capitale fisso. Con il risultato che il circolante e i depositi sono aumentati nel semestre, rispettivamente di 11,3 e 35,4 miliardi, mettendo a segno gli aumenti piu’ forti dall’avvio della moneta unica per il primo e dal 2012 per i secondi. Quanto invece alle banche, hanno speso quasi 60 miliardi nell’acquisto di titoli di Stato, raggiungendo uno stock in portafoglio dell’11% del totale delle attivita’ finanziarie dell’intero sistema, il valore piu’ elevato degli ultimi venti anni. Ma il primo semestre 2020 ha segnato un record negativo anche per il debito pubblico, che con un aumento di 121 miliardi di euro, in termini di variazione percentuale del Pil ha raggiunto i valori piu’ alti negli ultimi vent’anni.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

Controllate anche

Palestre chiuse, a rischio 120 mila posti di lavoro

Lo slittamento della riapertura di palestre e centri wellness mette a rischio un settore che …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *