Dal 2019 al 2025 gli affitti sono cresciuti più rapidamente delle retribuzioni nella maggior parte dei capoluoghi italiani. È quanto emerge da un’analisi della Cna basata sui dati dell’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia delle Entrate e sull’andamento delle retribuzioni nette.
Secondo lo studio, Milano resta la città più cara d’Italia, con un canone medio che assorbe il 73% dello stipendio netto. Seguono Firenze con il 62%, mentre a Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa l’incidenza supera il 50%. In controtendenza L’Aquila, che registra il valore più basso tra i capoluoghi italiani: l’affitto medio incide per il 30% della retribuzione netta, davanti a Catanzaro, Isernia, Caltanissetta ed Enna, dove il peso dei canoni si attesta tra il 31% e il 32%.
L’analisi evidenzia inoltre che i canoni di locazione per un appartamento di 70 metri quadrati sono aumentati tra il 19% e quasi il 50%, mentre le retribuzioni hanno registrato incrementi generalmente compresi tra il 7% e il 15%. Le situazioni più critiche si registrano nei grandi poli produttivi e nelle città universitarie, dove la domanda abitativa cresce più rapidamente dell’offerta.
Secondo il presidente nazionale della Cna, Dario Costantini, il tema dell’abitare rappresenta anche una questione economica e richiede interventi strutturali per aumentare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare il patrimonio immobiliare inutilizzato e favorire la rigenerazione urbana.
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