Il settore dell’autotrasporto registra un forte aumento dei costi legati al carburante: nelle prime otto settimane di conflitto nel Golfo, il prezzo medio del diesel è salito da 1,676 a 2,005 euro al litro, con un incremento di circa il 20 per cento. L’impatto economico complessivo per le imprese italiane è stimato in circa 1,5 miliardi di euro.
Secondo l’analisi dell’Ufficio studi CGIA di Mestre, le difficoltà risultano più marcate nelle aree del Centro-Sud, dove le tariffe di trasporto sono generalmente più basse, comprese tra 1,10 e 1,40 euro al chilometro, e si registra una maggiore incidenza dei viaggi a vuoto. Questo squilibrio riduce la redditività delle imprese rispetto al Nord, dove la maggiore continuità dei flussi consente tariffe più elevate e una migliore copertura dei costi.
A incidere sulla tenuta del settore sono anche i ritardi nei pagamenti, che possono arrivare fino a 90-120 giorni, a fronte di costi operativi immediati come carburante, pedaggi e manutenzione. La combinazione tra aumento dei prezzi e carenza di liquidità mette a rischio la stabilità finanziaria delle imprese, soprattutto quelle di dimensioni più ridotte.
Nel 2024 il trasporto su strada in Italia ha movimentato oltre un miliardo di tonnellate di merci, con una forte concentrazione nel Nord del Paese, da cui parte il 68 per cento dei flussi. Il Mezzogiorno resta marginale nei principali corridoi logistici nazionali, evidenziando una minore integrazione infrastrutturale e produttiva
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