Nel 2025 i lavoratori domestici con almeno un contributo versato all’Inps sono stati 804.464, in calo del 2,3% rispetto all’anno precedente e per il quarto anno consecutivo. I dati sono stati presentati a Roma, nella sede Inps di Palazzo Wedekind, durante il convegno “Il lavoro domestico nel sistema di welfare”, organizzato dall’Istituto insieme a Nuova Collaborazione. Dal 2021 al 2025 il settore ha perso circa 173mila lavoratori, dopo l’aumento registrato nel biennio 2020-2021 legato alle regolarizzazioni introdotte durante la pandemia.
Le donne rappresentano l’88,7% degli occupati, con 713.538 addette, mentre gli uomini sono 90.926. I lavoratori stranieri costituiscono il 68,9% del totale e la componente più numerosa proviene dall’Europa dell’Est. La fascia d’età più rappresentata è quella tra 55 e 59 anni, mentre oltre il 27% ha almeno 60 anni. A livello territoriale, il Nord-Ovest concentra il 30,7% degli addetti, seguito dal Centro con il 27,7%.
Per la prima volta confermata anche nel 2025, la quota delle badanti supera quella delle colf: il 51,3% dei lavoratori domestici svolge attività di assistenza alle persone, contro il 48,7% impiegato nei servizi domestici. Le retribuzioni medie delle badanti risultano superiori del 28% rispetto a quelle delle colf. Le lavoratrici percepiscono in media 8.100 euro annui, contro i 7.700 euro degli uomini.
Nel corso dell’incontro, il presidente dell’Inps, Gabriele Fava, ha definito il lavoro domestico una componente essenziale del sistema di welfare e ha rilanciato la proposta di istituire un Albo nazionale per colf e badanti, con l’obiettivo di certificare le competenze degli assistenti familiari e favorire l’emersione del lavoro irregolare.
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