Nel 2021 stabile il numero di pensionati, in aumento la spesa pensionistica

Al 31 dicembre 2021 sono stati spesi 313 miliardi di euro per 23 milioni di prestazioni a favore di oltre 16 milioni di pensionati. Lo rende noto l’Istat, nel suo report sulle condizioni di vita dei pensionati nel 2021. Il 37,2 per cento dei pensionati vive in coppia senza figli, piu’ di un quarto da solo (27,7 per cento). Per le famiglie con pensionati, i trasferimenti pensionistici rappresentano, in media, il 64 per cento del reddito familiare netto disponibile. L’eta’ media dei pensionati da lavoro che dichiarano di essere occupati – uomini nel 78,4 per cento dei casi – supera i 69 anni. Secondo quanto indica l’Istat, sono 22,7 milioni le prestazioni del sistema pensionistico italiano vigenti al 31 dicembre 2021, erogate a 16 milioni di titolari, per una spesa di 313 miliardi di euro. Il 90,5 per cento della spesa complessiva (283 miliardi) e’ destinata alle prestazioni di invalidita’, vecchiaia e superstiti (Ivs). In particolare, il 72,6 per cento del totale (227 miliardi) e’ rivolto al pagamento delle pensioni di vecchiaia e anzianita’, il 13,9 per cento alle pensioni ai superstiti (43 miliardi), il 4 per cento0 a quelle di invalidita’ (13 miliardi). Il sistema dei trasferimenti pensionistici impegna ulteriori 25 miliardi (8,2 per cento della spesa complessiva) per la copertura di 4,4 milioni di prestazioni assistenziali (invalidita’ civile, accompagnamento, assegni sociali e pensioni di guerra) finanziate dalla fiscalita’ generale. Alle prestazioni di tipo Ivs e assistenziali si aggiungono 4,1 miliardi (1,3 per cento) erogati a copertura di quasi 700mila rendite dirette e indirette per infortuni sul lavoro e malattie professionali.

L’andamento dei principali indicatori risente degli effetti della pandemia nel biennio 2020-2021, che ha avuto un impatto rilevante non solo sulle componenti della dinamica demografica, prima tra tutte la mortalita’, ma anche sul mercato del lavoro e sul Prodotto interno lordo. Nel 2021 la spesa pensionistica e’ aumentata di 1,7 punti percentuali rispetto all’anno precedente (nel 2020 la variazione annua e’ stata di +2,3 punti percentuali) e rappresenta il 17,6 per cento del Pil (era il 18,5 per cento nel 2020 e il 16,7 per cento nel 2019). Dal 2000 al 2018 il rapporto tra spesa pensionistica e Pil non ha mai superato il 17 per cento, l’aumento registrato negli ultimi due anni e’ il risultato della contrazione del Pil come riflesso della pandemia. Anche il rapporto tra numero di pensionati e occupati risente dell’effetto della crisi sanitaria: e’ di 714 beneficiari ogni 1.000 lavoratori (717 nel 2020, 694 nel 2019). Se si considerano solo i titolari di prestazioni previdenziali, il rapporto tra pensionati che hanno versato i contributi e i lavoratori che li versano scende a 624 ogni 1.000 lavoratori (628 nel 2020, 608 nel 2019). I valori di entrambi gli indicatori risultano in aumento nel 2020 per poi tornare a calare nel 2021, seguendo quindi il trend in diminuzione registrato a partire dal 2013. Anche tenendo conto della diversa struttura della popolazione, il tasso di pensionamento e’ piu’ elevato al Nord (269 pensionati ogni 1.000 abitanti), minore nel Mezzogiorno (267) ed e’ in assoluto piu’ basso al Centro (261). In media nazionale si calcolano 267 pensionati ogni 1.000 abitanti; tale valore e’ piu’ alto per le donne come conseguenza della maggiore speranza di vita. Complessivamente, il 59,1 per cento delle singole prestazioni pensionistiche e’ di importo inferiore ai 1.000 euro lordi mensili. Considerando che il 32,1 per cento dei pensionati riceve piu’ di una prestazione, il reddito pensionistico complessivo – dato dalla somma degli importi delle singole prestazioni – e’ comunque inferiore a tale soglia per un terzo dei pensionati (32,8 per cento)

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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