Dove porta questo successo della Sinistra?

di Lucio Achille Gaspari*

Devo preliminarmente spiegare perché ritengo inopportuno l’uso di locuzioni come: Centro-Destra e Centro-sinistra. Esse sono giustificate quando un partito di Centro e di prevalente forza elettorale si allea con la destra o con la sinistra, situazione inesistente attualmente perché un forte partito di Centro oggi non esiste.

Di solito nelle elezioni amministrative nessuno dice di aver perso ma nei dati dell’attuale confronto elettorale il risultato è chiaro. Il vincitore è il Partito Democratico e gli sconfitti sono la Lega e Fratelli d’Italia. Non considero Forza Italia perché adesso è marginale nella lotta politica. Quanto ai Cinque Stelle essi stanno rapidamente restituendo al PD i voto che gli avevano sottratto durante la presidenza Renzi

La forte astensione è da valutare con attenzione e non tanto quella del secondo turno perché ovviamente parte degli elettori il cui candidato è escluso dal ballottaggio perdono interesse a recarsi ai seggi, quanto per le astensioni del primo turno che sono state da record.

Il perché e le conseguenze dell’astensione.

Ci possono essere due opposte motivazioni che spingono gli elettori a non recarsi alle urne. Se i Partiti o le Coalizioni sono così simili da non mostrare quasi differenze importanti, l’elettore può ritenere che chiunque sia il vincitore, in generale e anche per lui, la situazione non cambi; questo non mi sembra affatto il motivo di una astensione così massiccia, La seconda motivazione è che l’elettore non trova in nessuno dei contendenti reali motivi per accordare la sua fiducia e ritengo che sia questa la causa che ha determinato una così scarsa partecipazione all’evento elettorale. Sarebbe necessario uno studio scientifico approfondito per capire quali sono le aspettative che sono andate deluse e che cosa si dovrebbe fare per vincere questa insoddisfazione. Io ritengo sulla base di un ragionamento (poiché non posseggo dati oggettivi) che questa astensione non ha avuto effetti neutri nel senso che gli astenuti, se avessero votato avrebbero dato un contributo da dividersi al 50% tra le due coalizioni. Con l’esordio della Seconda Repubblica gli elettori della Democrazia Cristiana e degli altri partiti alleati caduti sotto i colpi di Mani Pulite ritennero di trovare in Forza Italia un Partito (partito per modo di dire; si tratta infatti di una organizzazione personale) di Centro che in parte ripeteva lo schema del pentapartito alleandosi con l’UDC e con Alleanza Nazionale, ed in parte lo schema tedesco dove la Lega prendeva il posto della CDU bavarese. La lunga stagione berlusconiana è giunta al termine per la delusione che i suoi elettori hanno provato per una politica che di liberale aveva solo il nome, e anche se non con la intransigenza dei paesi anglosassoni e protestanti, per i comportamenti del suo leader. Né la lega né Fratelli d’Italia possono aspirare a costituire quel partito di Centro un tempo rappresentato dalla Democrazia Cristiana e poi da Forza Italia. Nonostante gli sforzi di Salvini un posizionamento del partito su base territorialmente ubiquitaria è stata una condizione effimera, e poi una politica sovranista senza prospettive condita dall’inseguimento a posizioni discutibili come quelle dei no Vax elidono la fiducia. Quanto alla Meloni, per quanti sforzi faccia, è lontana molte miglia dal rappresentare per gli Italiani personaggi come la Thatcher o la Merkel. Se è sciocco pensare che Fratelli d’Italia sia un partito fascista è però vero che è costituito da una classe dirigente di scarsa levatura nella quale si annida qualche nostalgico di un passato che non è neanche ben conosciuto da lui da un punto di vista storico. Con una simile situazione, per quanto fare previsioni sia rischiose, si può ritenere che con una legge proporzionali i due partiti principali della coalizione difficilmente raggiungeranno insieme il 45%. In altri termini un vittoria della destra non è più così sicura come veniva ritenuto qualche tempo fa.

Un centro di gravità permanente

Ci manca Battiato con le sue canzoni ma soprattutto un Centro politicamente forte che ispiri una fiducia tale da richiamare alle urne molti assenteisti. E non è facile compiere questa realizzazione. Ci hanno provato prima Dini e poi Monti, due economisti prestati alla politica, con lo stesso risultato: fallimento.

L’esigenza di un partito moderato è forte tra gli elettori ma la sua realizzazione è difficile. Nella politica odierna molto personalizzata e pervasiva dei mass media sarebbe necessaria una personalità ben conosciuta e che riscuota consenso. L’unico in grado di ricoprire questo ruolo, soprattutto se la ripresa economica sarà forte e duratura è Draghi. C’è più di un però, ci vorrebbe un Draghi con una ventina di anni in meno e che abbia voglia di imbarcarsi in questa avventura. Draghi sta dando una mano al paese e potrebbe essere un buon candidato alla Presidenza della Repubblica. Un sua salita in politica contrasterebbe con questa possibilità. Il pallino è in modo particolare in mano ad Enrico Letta. Da quando c’è la seconda repubblica la Sinistra ha sempre determinato l’elezione del capo dello Stato; non credo che ci rinuncerebbero proprio adesso che hanno i numeri per ripetersi. Una elezione di Mattarella, ammesso che il Presidente accetti una ricandidatura, non dà una sicura garanzia per sette anni. La questione però è complicata. Una elezione di Draghi è compatibile con la prosecuzione della legislatura? Dal punto di vista giuridico la prossima elezione è perfettamente legittima ma il nuovo Capo dello Stato si verrebbe a confrontare per cinque anni con un parlamento diverso non tanto per l’esito delle elezioni politiche quanto per l’applicazione di una legge di riforma costituzionale che ne modifica in modo consistente la composizione.

Che le attuali difficoltà della stagione politica italiana derivino dalla mancanza di un forte Partito di Centro a me sembra evidente; che ci sia la necessità di veder sorgere e affermarsi una forza politica di questo tipo in sostituzione dei localismi e dei sovranisti mi sembra ovvio. Il difficile sta nel risolvere questa situazione. Mai come in questa faccenda mostra verità il proverbio che dice: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, se non addirittura l’oceano.

*Professore Ordinario Emerito – Direttore Sezione Clinica Chirurgica
Facoltà di Medicina e Chirurgia – Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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2 Commenti

  1. Lucio….lucido!

  2. Maria Teresa Graziadio

    Analisi puntuale veritiera della situazione politica italiana,condotta in un linguaggio corretto ma soprattutto chiaro.quanto alle conclusioni? Lasciamole alla visione politica e alle aspettative di ciascun lettore.

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