Meloni, la sindrome renziana e il marito tradito

di Achille Lucio Gaspari*

Numerosi commentatori politici ritengono che Matteo Renzi sia il più abile dei politici, naturalmente di quelli attuali perché confrontato con personaggi come Togliatti, Nenni, De Gasperi, Fanfani e Moro non sarebbe degno di sostituire neanche uno dei sette nani di Biancaneve. Questa superiorità gli viene attribuita perché è stato capace di diventare Presidente del Consiglio dei Ministri con le sue capacità, mentre Conte è uscito fuori dal cappello a cilindro di Di Maio; perché ha saputo impedire elezioni anticipate quando le voleva Salvini favorendo la creazione del secondo Governo Conte e per averlo fatto cadere in modo da favorire l’ascesa di Draghi a palazzo Chigi. In cosa consiste la sindrome che lo ha colpito? Essersi montato la testa, come si dice a Roma, per i suoi successi ad iniziare dal 41% conseguito alle elezioni europee, di sentirsi invincibile e di poter ottenere tutto quello che voleva. Avrebbe dovuto considerare che neanche Achille e Sigfrido che ritenendosi invulnerabili e quindi invincibili in realtà lo erano. Tutti hanno i loro punti deboli come Cesare alle idi di marzo e Napoleone a Waterloo. Il punto debole di Renzi è stato di ritenere sotto controllo il suo elettorato in modo da proporre una modifica della Costituzione ed una nuova legge elettorale che gli avrebbero dovuto garantire il governo dell’Italia per venti anni. Sapete tutti come è andata a finire. Non solo ha perso il referendum confermativo, ma non si è neanche ritirato dalla politica come aveva promesso di fare in caso di insuccesso.

La Meloni ha ottenuto uno straordinario successo se si considera che ha portato il suo partito dal 4 al 25% e dai sondaggi è accreditata del 30%. Questo risultato unito al fatto di essere passata dall’opposizione a capo del governo potrebbero aver suscitato in lei i primi sintomi della sindrome renziana. Non si spiega altrimenti la pretesa di imporre in Sardegna un suo candidato come Presidente della Regione scegliendo Truzzu, un fedelissimo che come sindaco di Cagliare non godeva di ampio consenso. Il risultato elettorale dimostra che ha commesso un errore non da poco. Se Truzzu ha perso di pochissimo contro Todde ha però preso meno voti della sua coalizione e questo dato rende semplice interpretare il comportamento dell’elettorato.

Più pericolosa mi sembra l’idea di una modifica della costituzione nel senso di un rafforzamento dei poteri del presidente del Consiglio dei Ministri. La vera sfida è vincere le prossime elezioni ed essere riconfermata alla guida della Nazione, cosa non riuscita a nessuno da quando nel1994 ha preso vita la Seconda Repubblica. Se riuscisse a raggiungere questo traguardo in seguito potrebbe pensare ad una modifica della carta costituzionale. La Meloni sostiene che questo cambiamento costituzionale è nel programma di governo e serve a dare stabilità politica dal momento che i governi durano poco come nella prima repubblica e spesso in questa fase storica non sono stati voluti e scelti dagli elettori. Nella Prima Repubblica i governi duravano poco e se ne sono succeduti numerosi. Erano però sempre determinati e guidati dal partito di maggioranza relativa che era la Democrazia Cristiana. Non esisteva nessuno spooling sistem e il governo in carica non distruggeva quanto realizzato dal governo precedente e spesso ne proseguiva l’opera. In una Repubblica Parlamentare come la nostra tutti i governi devono avere, e quindi hanno avuto, la fiducia del Parlamento che è espressione della volontà popolare. Non sono un costituzionalista ma mi sembra che la bozza di riforma sia poco convincente. Invece di pensare a queste cose pensi a ben governare, a riconfermarsi e a far tornare al voto quella gran massa di elettori che non si fida più di nessuno. Ma se proprio si vuol cimentare con un cambiamento della carta costituzionale ha due modelli da seguire che sono il semi presidenzialismo francese o il cancellierati tedesco. Nessuno potrà accusarla di farsi una legge pro domo sua riducendo i poteri del Presidente della Repubblica. Se il referendum confermativo, che sicuramente sarà necessario, dovesse andare male è inutile dire che non ci ha messo la faccia. Una riforma voluta da lei mentre ricopre la carica di Primo Ministro, se bocciata dal volere popolare, avrebbe conseguenze molto pesanti presso un elettorato così volubile come si è dimostrato quello italiano degli ultimo trenta anni.

Si racconta che un marito tradito, per far dispetto alla moglie, si evirò. Vera o falsa che sia la storia dimostra come la stupidità umana non ha limiti. Che dire dunque di Salvini dal momento che molti dei suoi elettori hanno utilizzato il voto disgiunto per sostenere la Todde?

*Professore Ordinario Emerito, Direttore Sezione Clinica Chirurgica, Facoltà di Medicina e Chirurgia
Università degli Studi di Roma Tor Vergata

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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2 Commenti

  1. Domenico Galluppi

    Come sempre capace di raccontare la pura verità con la semplicità dei grandi pensatori. Grazie ancora, caro Prof., per questa lezione di ingegneria politica e di obiettività.

  2. Ubrerto Crescenti

    Sagge riflessioni condivisibili
    Cari saluti a Lucio da Uberto

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