Quasi 3 milioni di lavoratori in nero in Italia, economia sommersa a 192 miliardi di euro

Nel 2021 il valore dell’economia non osservata raggiunge 192 miliardi di euro.

L’economia sommersa si attesta a poco meno di 174 miliardi di euro, mentre le attività illegali superano i 18 miliardi. Rispetto al 2020, il valore dell’economia non osservata cresce di 17,4 miliardi, ma la sua incidenza sul Pil resta invariata (10,5%).

Le unità di lavoro irregolari sono 2 milioni 990mila, con un aumento di circa 73mila unità rispetto al 2020. Il report dell’Istat ‘L’economia non osservata nei conti nazionali’ spiega che “rispetto al 2020, il lavoro non regolare segna una crescita contenuta del 2,5%, che non ha consentito di recuperare la considerevole caduta registrata in corrispondenza della crisi pandemica (-18,4%) e sembra segnalare un ridimensionamento del fenomeno”.

Nel 2021, sono 2 milioni e 990mila le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità, occupate in prevalenza come dipendenti (circa 2 milioni e 177mila unità). Rispetto al 2020, il lavoro non regolare segna una crescita contenuta del 2,5%, che non ha consentito di recuperare la considerevole caduta registrata in corrispondenza della crisi pandemica (-18,4%) e sembra segnalare un ridimensionamento del fenomeno. La dinamica più debole è stata registrata dalla componente dei dipendenti, aumentati dell’1,5% (pari a circa 33mila Ula), mentre la componente relativa agli indipendenti è stata più reattiva, registrando un incremento del 5,1% (pari a circa 39mila Ula). Il tasso di irregolarità, calcolato come incidenza percentuale delle Ula non regolari sul totale, risulta in calo nell’ultimo anno, attestandosi al 12,7%, dopo il 13,6% fatto registrare nell’anno precedente. Il calo del tasso di irregolarità è dovuto all’effetto combinato della contenuta dinamica positiva del lavoro non regolare a fronte di un forte aumento dell’input di lavoro regolare, che registra un +10,7%, tornando in linea con i livelli del 2019. Il tasso di irregolarità si conferma più elevato tra i dipendenti in confronto agli indipendenti (rispettivamente il 12,9% e il 12,3%); si rileva tuttavia una tendenza all’assottigliamento della differenza dell’incidenza del lavoro irregolare tra le due componenti. In termini di dinamica, nell’ultimo anno si riscontra la riduzione di un punto percentuale del tasso delle unità di lavoro dipendenti, mentre per gli indipendenti l’incidenza scende di 0,7 punti percentuali.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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