Smart working secondo l’Inapp il 55% lo approva

Qualora il lavoro agile entrasse a regime, si aprirebbero nuove prospettive sul futuro delle citta’ e dei territori. E’ la conclusione a cui giunge il rapporto “Il lavoro da remoto: le modalita’ attuative, gli strumenti e il punto di vista dei lavoratori”, realizzato dall’Istituto Nazionale per l’Analisi delle Politiche pubbliche (Inapp) attraverso l’indagine Plus con un campione di oltre 45mila interviste (dai 18 ai 74 anni) nel periodo marzo-luglio 2021. Dallo studio emerge che oltre un terzo degli occupati si sposterebbe in un piccolo centro; 4 persone su 10 invece si trasferirebbero in un luogo isolato a contatto con la natura. Inoltre, pur di lavorare da remoto 1 lavoratore su 5 accetterebbe una eventuale penalizzazione nella retribuzione, segno che un ipotetico miglioramento nella qualita’ della vita presenta un valore aldila’ di quello economico.

Guardando alla distribuzione dei giorni lavorati da remoto nel 2021, l’indagine osserva che quasi il 50% era impegnato in modalita’ agile da 3 a 5 giorni a settimana e solo l’11,6% per un solo giorno. Gran parte del lavoro da remoto si e’ realizzato su base fiduciaria: solo per il 16,5% e’ stato frutto di un accordo collettivo e per il 14,3% di un accordo individuale; per quasi il 37% dei lavoratori da remoto non c’e’ stata, invece, alcuna formalizzazione. Molteplici sono state le modalita’ organizzative introdotte per agevolare e sostenere il lavoro da remoto. Sia nel pubblico (71,5%) che nel privato (64,4%) sono state attivate soprattutto piattaforme digitali per lo svolgimento delle riunioni a distanza; il 62,1% delle aziende private e il 41,9% della Pa ha fornito dispositivi informatici ai lavoratori e alle lavoratrici.

“Lo ‘Smart working’, cioe’ quella profonda ristrutturazione dei processi produttivi alimentata dalle nuove tecnologie informatiche e digitali, contempla quote di attivita’ lavorativa svolte al di fuori degli spazi fisici dell’azienda”, ha affermato Sebastiano Fadda, presidente Inapp. “Non sappiamo quale sia l’atteggiamento dei lavoratori verso tutti i molteplici aspetti che costituiscono la modalita’ dello Smart working – ha sottolineato Fadda – ma sappiamo da questa indagine quale sia l’atteggiamento dei lavoratori nei confronti del lavoro ‘da remoto’ cosi’ come e’ andato configurandosi sotto la frustata della pandemia. Nel complesso la valutazione dei lavoratori e’ positiva, anche se si manifestano alcune criticita’ in relazione ad alcuni aspetti, come ad esempio il problema della disconnessione e dei costi delle utenze domestiche. Da cio’ si desume che esiste una base per passare dal semplice lavoro da remoto emergenziale a nuovi modelli di organizzazione del lavoro associati a innovative reingegnerizzazioni dei processi produttivi, ma che bisogna adoperarsi per risolvere le criticita’”.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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