Ambiente

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Coldiretti, dall’Abruzzo a Roma per dire #STOPCETA

Anche l’agricoltura abruzzese dice #STOPCETA. E lo fa in Piazza Montecitorio in un tripudio di bandiere, cappellini e cartelloni. “Non vogliamo il grano canadese al glifosato”, “No alla carne agli ormoni dal Canada”, “No alla svendita del made in Italy” sono solo alcuni degli slogan usati dai tantissimi agricoltori abruzzesi che questa mattina hanno lasciato le campagne per invadere la Capitale, in piazza Montecitorio, davanti al Parlamento, dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato di libero scambio con il Canada.

Un Trattato che spalanca le porte all’invasione dal paese nordamericano di grano, la principale coltivazione dell’Italia particolarmente diffusa nelle aree piu’ deboli del Paese ma che prevede anche il via libera all’importazione a dazio zero per circa 75.000 tonnellate di carni suine e 50.000 tonnellate di carne di manzo dal Canada dove vengono utilizzati ormoni per l’accrescimento vietati in Italia. Da qui l’iniziativa di Coldiretti denominata #stopCETA e condivisa con un'inedita ed importante alleanza con altre organizzazioni Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch che chiedono di fermare un trattato sbagliato e pericoloso per l’Italia.

E all’appuntamento non poteva mancare l’Abruzzo, da dove gli agricoltori di Coldiretti sono partiti all’alba per arrivanre puntuali con bandiere e striscioni. Con loro anche una folta delegazione di sindaci e assessori con tanto di fascia tricolore e gonfalone dei Comuni, moltissimi dei quali hanno già approvato su richiesta di Coldiretti una specifica delibera per sollecitare Parlamento e Governo ad impedire l’entrata nel nostro Paese del trattato.

“Il CETA genera preoccupazione e allarme, per diversi motivi – sottolinea il Direttore di Coldiretti Abruzzo Giulio Federici – basta pensare che, con la prospettiva dell’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada sono aumentati del 15% gli sbarchi di grano duro del Paese nordamericano in Italia nei primi due mesi del 2017, con manovre speculative che stanno mettendo a dura prova una delle produzioni più importanti del nostro Paese”.

In pericolo non ci sono solo la produzione di grano e la vita di oltre trecentomila aziende agricole italiane che lo coltivano, ma anche un territorio di 2 milioni di ettari a rischio desertificazione e gli alti livelli qualitativi per i consumatori garantiti dalla produzione Made in Italy.

“Oggi, con le quotazioni del grano a 24 centesimi al chilo -  denuncia la Coldiretti – gli agricoltori italiani ne devono vendere più di 4 chili per poter acquistare un caffè. Una realtà che rischia di essere aggravata dall'approvazione del CETA, che prevede l’azzeramento strutturale dei dazi indipendentemente dagli andamenti di mercato. Circa la metà del grano importato dall’Italia arriva, infatti, proprio dal paese nordamericano dove – continua la Coldiretti - le lobby in vista dell’accordo CETA sono già al lavoro contro l’introduzione in Italia dell’obbligo di indicazione della materia prima per la pasta previsto per decreto e trasmesso all’Unione Europea, trovando purtroppo terreno fertile anche in Italia.  Una necessità per nascondere ai consumatori il fatto che già lo scorso anno sono arrivate in Italia oltre un milione di tonnellate dal Canada dove viene fatto un uso intensivo di glifosato nella fase di pre-raccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato che è però vietato in Italia perché accusato di essere cancerogeno. In assenza dell’etichetta di origine non è possibile - sottolinea la Coldiretti -  conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma si impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionali e, con esse, il lavoro e l’economia nazionali.

Ma le preoccupazioni riguardano tutti i settori, anzi l’intero made in Italy. Secondo Coldiretti, che questa mattina ha presentato uno specifico Dossier sull’impatto del trattato sull’agroalimentare italiano, ben 250 denominazioni di origine (Dop/Igp) italiane riconosciute dall’Unione Europea non godranno di alcuna tutela sul territorio canadese. Perciò l’Italia e l’Unione Europea hanno il dovere di difendere i prodotti che sono l’espressione di una identità territoriale non riproducibile altrove, realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione e sotto un rigido sistema di controllo. “E’ necessaria una valutazione ponderata e approfondita dell’argomento, soprattutto in considerazione della mancanza di reciprocità tra modelli produttivi diversi che grava sul trattato”, ha sottolineato il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo nel corso della iniziativa in cui è stato evidenziato che in Canada viene utilizzato un numero rilevante di sostanze attive vietate nel Ue tra cui l’Acefato, il Carbaryl, il Carbendazim, il Fenbutatin oxide, il Paraquat l’Acido solforico per i quali, oltre all’elevata tossicità riscontrata, sono comprovati, o comunque non sono esclusi, effetti neurotossici, cancerogeni, sulla mutagenesi, sulla riproduzione e, più in generale, sugli ecosistemi.

“In Canada, inoltre, è consentito l’uso della streptomicina impiegata per la lotta alle batteriosi delle colture, mentre in Italia l’utilizzo di antibiotici in agricoltura è proibito sin dal 1971 – sottolinea Coldiretti - Analogamente nel paese nordamericano – ricorda la Coldiretti - vi è un diffuso impiego di Ogm nei campi e di ormoni negli allevamenti che sono anch’essi vietati in Italia”. 
Ma cosa chiede quindi Coldiretti? “Che nei trattati – dice Giulio Federici, direttore Coldiretti Abruzzo “venga riservata all’agroalimentare una specificità che, oltre a proteggere l’ambiente, tuteli la distintività della produzione nonché la salute e la libertà di scelta dei consumatori. Oggi purtroppo non è a rischio solo l’economia della nostra regione, ma sono a rischio tutte le varietà di grano antico che i cerealicoltori abruzzesi si stavano impegnando a salvare dall’estinzione e tutte le produzioni casearie e zootecniche regionali fortemente legate al territorio grazie alla biodiversità dei nostri pascoli”.


 

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CETA: migliaia di agricoltori in Piazza Montecitorio

Domani 5 luglio a Roma anche l’Abruzzo a Roma per smascherare il primo trattato europeo che promuove il falso Made in Italy a tavola

 Per fermare il trattato di libero scambio con il Canada (CETA) che per la prima volta nella storia dell’Unione accorda a livello internazionale esplicitamente il via libera alle imitazioni dei prodotti italiani piu’ tipici che saranno smascherati nell’occasione ma che spalanca anche le porte all’invasione di grano duro e a ingenti quantitativi di carne a dazio zero, migliaia di agricoltori da tutte le regioni lasciano le campagne per invadere la Capitale in Piazza Montecitorio davanti al Parlamento dove è in corso la discussione per la ratifica del Trattato #stopCETA.

E anche l’Abruzzo farà la sua parte con la partecipazione di una delegazione di imprenditori agricoli provenienti da tutte le quattro  province per gridare #stopCETA e le già numerose delibere comunali approvate per sollecitare Parlamento e Governo ad impedire l’entrata nel nostro Paese del trattato CETA.

L’iniziativa è della Coldiretti insieme ad un'inedita e importante alleanza con altre organizzazioni (Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch) che si sono date appuntamento DOMANI mercoledi 5 luglio alle ore 9,30 in Piazza Montecitorio a Roma dove sono attesi rappresentanti delle istituzioni, della politica e della società civile.

Sarà divulgato il Dossier Coldiretti sull’impatto del trattato sull’agroalimentare italiano ed esposto per la prima volta il “pacco” con le imitazioni delle specialità nazionali piu’ prestigiose, dai formaggi ai salumi, realizzate in Canada che sarà legittimato a produrre e vendere ai consumatori di tutto il mondo con la ratifica de trattato. Non mancheranno azioni provocatorie a difesa del Made in Italy gravemente minacciato. Sarà presente il presidente nazionale della Coldiretti Roberto Moncalvo.

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Coldiretti inaugura la sede a Pianella

Gnocchetti di solina con crema di zucchine della campagne pescaresi, panzanella di pomodoro a pera condito con olio extravergine Dop come nella più antica tradizione contadina, panino di porchetta di produttori locali, caprese di farro appena mietuto e macedonia di melone accompagnato da Montepulciano d’Abruzzo. E’ stata una grande festa della filiera corta, firmata rigorosamente dai produttori di Campagna amica, a suggellare ieri pomeriggio l’inaugurazione del nuovo ufficio di Coldiretti dell’Area Val Pescara, situato in via Aldo Moro 90 a Pianella. Un taglio del nastro avvenuto tra centinaia di soci, alla presenza di Padre Giuseppe che ha benedetto i nuovi locali tra decine di bandiere e cappellini gialli. Insomma, l’inizio ufficiale di un nuovo percorso con l’obiettivo di “fornire servizi sempre più al passo con i tempi agli imprenditori agricoli pescaresi attraverso consulenza specializzata nel settore tecnico e fiscale, contabilità Iva e Paghe e assistenza previdenziale”.

Presenti all’inaugurazione, arricchita da un buffet interamente caratterizzato dalle produzioni tipiche locali, il presidente di Coldiretti Pescara Chiara Ciavolich, il direttore Giulio Federici, il segretario di zona Mauro Del Ponte, il consiglio direttivo e tantissimi soci, oltre al delegato di Coldiretti Giovani Impresa Giuseppe Scorrano, al presidente di Terranostra Gabriele Maiezza e alle responsabili di Coldiretti Donne Impresa Manuela Vellante e Daniela Lucia. Presenti anche il vicesindaco di Pianella Antonio Faieta e l’assessore Romeo Ramini. A fare gli onori di casa è stato il presidente di Coldiretti Pianella Sandro Di Giacomo, che ha ricordato l’importanza dell’ubicazione del nuovo ufficio, situato in posizione centrale nella provincia pescarese, costituita da un totale di 54.500 ettari di Superficie agricola utilizzata (Sau) occupata principalmente da olivo (11.870 ettari) e cereali (11.970) seguiti da vite (3.180 ettari) con eccellenti produzioni da cui scaturisce un valore aggiunto pari a 116 milioni di euro.

“Una sede di riferimento per tutta la provincia pescarese che, senza far venire meno le sedi storiche territoriali e quella situata nel Comune di Pescara, ha l’obiettivo di rispondere sempre meglio ed in modo più specifico alle esigenze delle aziende agricole” ha commentato il direttore Federici “in tal senso, inizia oggi un percorso di sempre maggiore professionalità al passo con i tempi”. La presidente Ciavolich, al taglio del nastro, ha invece evidenziato l’importanza di una sede “sempre più specializzata e strutturata in cui i soci di Coldiretti possano trovare soluzioni per esigenze di natura tecnica, fiscale o previdenziale ed essere sensibilizzati sempre di più sull’azione sindacale di Coldiretti”.

L’ufficio Coldiretti dell’area Val Pescara (Tel. 085.973465) sarà aperto al pubblico tutti i giorni dalle 8.30 alle 13.00, con apertura pomeridiana dalle 15.00 alle 17.30 il martedì e il giovedì.

 

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Coldiretti, nelle aree terremotate -15% grano e -20% latte

Nelle aree colpite dal terremoto e' crollato del 15% il raccolto di grano - per effetto congiunto del maltempo e della riduzione dei terreni seminati dopo le scosse - mentre la produzione di latte e' calata del 20% anche per stress, decessi e chiusura delle stalle. Inoltre, a quasi dieci mesi dalla prima scossa sono ancora sfollati quasi la meta' degli animali sopravvissuti che non possono ancora essere ospitati nelle stalle provvisorie che sono state realizzate e rese operative al 55% del fabbisogno. E' quanto stima la Coldiretti all'incontro denominato #granodellariscossa con centinaia di agricoltori di tutte le zone terremotate presso la Fattoria Fucili a San Severino Marche, per mietere le "prime spighe della rinascita". Il sisma che ha colpito Lazio, Umbria, Abruzzo e Marche "non ha pero' scoraggiato - prosegue Coldiretti - agricoltori e allevatori i quali, al prezzo di mille difficolta' e sacrifici, sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicita'. E' il caso della pregiata lenticchia di Castelluccio, salvata grazie a un impegno straordinario per garantire le semine nonostante le difficolta' alla rete viaria. E sulle tavole rimane anche il ciauscolo, il salame spalmabile marchigiano, seppur con un calo di produzione del 15%, a causa del crollo dei laboratori di trasformazione. Lo stesso discorso vale per il pecorino dei Sibillini. Salve anche altre specialita', come la patata rossa di Colfiorito, il tartufo, lo zafferano, il prosciutto di Norcia Igp, la cicerchia". Secondo i dati Coldiretti, sono 292mila ettari i terreni agricoli coltivati nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo, con imprese per il 96,5% a gestione familiare. "Occorre accelerare nel completamento delle strutture provvisorie necessarie alla sopravvivenza delle aziende e alla ripresa del lavoro e dell'economia del territorio", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare "che nell'immediato occorre un impegno a livello di promozione per riportare i turisti italiani e stranieri in queste aree".

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Abruzzo, Molise e Puglia insieme per la valorizzazione dei tratturi

I presidenti del Consiglio di Abruzzo, Molise e Puglia nella residenza d'epoca "La Piana dei Mulini" a Colle d'Anchise (Campobasso) hanno firmato il protocollo d'intesa per la valorizzazione dei tratturi. "Questa firma rappresenta un passaggio storico tra le tre Regioni limitrofe, grazie alla volontà manifestata congiuntamente dai colleghi Presidenti Vincenzo Cotugno per il Molise e Mario Cosimo Loizzo per la Puglia - ha dichiarato il presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo Giuseppe Di Pangrazio - con l'obiettivo prioritario di realizzare, nell'immediato futuro, progetti e iniziative che accelerino lo sviluppo socio-economico e turistico delle aree interessate". Le antiche strade della transumanza che i pastori dell'Abruzzo percorrevano a piedi ogni anno per condurre i propri greggi a svernare al Tavoliere delle Puglie recuperano il loro valore: "Sono strade senza tempo a fondo naturale - ha precisato Di Pangrazio - che custodiscono gelosamente la storia millenaria e il patrimonio culturale di antiche popolazioni". Dall'analisi retrospettiva dei caratteri culturali alla necessità di sviluppare attraverso l'intesa raggiunta dai tre Presidenti di Consiglio regionale la necessità di "trasformare queste vie di collegamento delle terre rurali con un piano preciso di sviluppo, innovazione e progresso". Interessati a questa prima fase di sviluppo del processo avviato sono i tratturi che hanno collegato Pescasseroli-Candela, Celano-Foggia, Castel di Sangro-Lucera- e Centocelle-Cortile-Matese. "Una realtà per molti sconosciuta - ha concluso Di Pangrazio - che invece rappresenterà una sfida Abruzzo, Molise e Puglia, verso nuovi ambiziosi traguardi economici e di sviluppo anche in chiave europea perché le idee ed i progetti siano sempre più condivisi e partecipati".

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Un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione

La siccita' che sta attanagliando numerosi bacini idrici italiani, secondo il WWF rende necessaria e urgente una reazione operativa perche' ormai i grandi cambiamenti globali scatenati dalla nostra continua pressione, non solo sono accelerati, ma sono sempre piu' interconnessi. E' ormai evidente l'intreccio degli effetti del cambiamento climatico con quelli del fenomeno della desertificazione, rispetto ai quali e' urgente un'azione coordinata. Il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici predisposto da numerosi autorevoli specialisti coordinati dal ministero dell'Ambiente e in via di approvazione definitiva non potra' non andare in questa direzione. Oggi circa un quinto del territorio nazionale italiano viene ritenuto a rischio desertificazione: quasi il 21% del territorio del quale almeno il 41% si trova nelle regioni dell'Italia meridionale, come Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Sardegna e Sicilia, ma sono coinvolte anche aree in altre regioni come l'Emilia-Romagna, le Marche, l'Umbria e l'Abruzzo. Secondo gli scenari del cambiamento climatico realizzati dagli specialisti per il nostro paese (in particolare il Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici CMCC), entro fine secolo le previsioni potrebbero prevedere incrementi di temperature tra i 3 e i 6 °C con conseguente estremizzazione di fenomeni meteorici e quindi anche riduzioni, in diverse aree, delle precipitazioni, soprattutto nei periodi estivi ed e' evidente che le problematiche climatiche e quelle relative alla desertificazione saranno sempre di piu' intrecciate.

Si sta gia' verificando un incremento della temperatura senza precedenti con un calo delle precipitazioni annuali, con estati piu' secche, ed inverni piu' umidi, in particolare, nelle regioni settentrionali. Su un territorio complesso e fragile come quello italiano, questi fenomeni portano ad una sostanziale variazione della frequenza e delle entita' di frane, alluvioni e magre dei fiumi, con effetti importanti per l'assetto territoriale e i regimi idrici. Secondo i dati disponibili piu' recenti in Italia, abbiamo una quantita' di risorse idriche rinnovabili corrispondente a circa 116 miliardi di metri cubi mentre i volumi di acqua effettivamente utilizzabili sono stimati attorno ai 52 miliardi di metri cubi. Complessivamente utilizziamo oltre il 30% delle risorse rinnovabili d'acqua disponibili nel nostro paese che sono ben superiori alla soglia del 20% indicata dall'obiettivo europeo (Europa efficiente nell'impiego delle risorse): per questo, l'Italia e' indicato dall'OCSE come paese soggetto a stress idrico medio-alto che, inoltre, presenta una forte disomogeneita' rispetto alla distribuzione delle risorse idriche e al loro fabbisogno. Dai dati Istat sulle diverse tipologie di utilizzo della risorsa idrica, risulta che il prelievo dell'acqua potabile e' in aumento (del 6,6% rispetto all'inizio della serie storica di 13 anni) e ammonta a 9,5 miliardi di metri cubi (il consumo medio giornaliero per abitante giunge a 228 litri). Il cambiamento climatico - osserva i WWF - interagisce con il ciclo idrico tramite diversi elementi che costituiscono dei forzanti provocati dall'incremento delle temperature come, ad esempio, l'umidita' atmosferica, l'evapotraspirazione, la quantita', la distribuzione e la forma delle precipitazioni e la fusione dei ghiacciai.

Oggi l'estensione dei ghiacciai in Italia, come risulta dai dati del Comitato Glaciologico Nazionale, copre una superficie di 368 kmq e, rispetto alle rilevazioni condotte nel periodo 1959-1962 tale superficie risulta ridotta del 30% (159 kmq). I cambiamenti climatici agiscono in maniera significativa come aggravanti delle vulnerabilita' dei settori che esigono l'utilizzo dell'acqua, dalla disponibilita' di acqua potabile, all'agricoltura e al settore energetico. Gli impatti del cambiamento climatico sono sempre piu' forti sia sugli ecosistemi ed i processi ecologici, sia sui singoli organismi, sulla struttura e dinamica delle popolazioni, sulla distribuzione e migrazione delle specie, sulla produttivita' degli ecosistemi, costituendo una crescente minaccia per la biodiversita' del nostro paese. L'Italia - conclude il WWF - sta quindi subendo impatti crescenti dovuti all'accelerazione dei cambiamenti climatici globali che avranno conseguenze sempre piu' negative sugli ecosistemi, sulla nostra societa' ed economia, rispetto ai quali non solo e' necessario ma urgente intervenire.

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Previdenza agricola, conclusa la formazione Epaca

Programmare il futuro, conclusa la formazione addetti Epaca

Cinquanta ore di lezione, le novità su previdenza, assistenza infortuni e malattie professionali

Cinquanta ore di formazione e aggiornamento su previdenza, malattie professionali, infortuni e pubblico impiego per “crescere” in linea con le esigenze della società che cambia. Si è concluso ieri pomeriggio a San Giovanni Teatino il ciclo di sette incontri intitolato “Programmiamo il futuro”, promosso dall’Epaca con l’obiettivo di aggiornare il proprio staff di collaboratori, riflettere sull’origine e l’evoluzione del patronato di Coldiretti, ma soprattutto proporre nuovi percorsi per affrontare le sfide che attendono il mercato sociale nei prossimi anni. Nel corso degli incontri – che si sono svolti nella sede di Coldiretti Abruzzo coinvolgendo operatori di Abruzzo e Molise e tra i relatori funzionari della Direzione Generale Epaca, tecnici esterni e responsabili provinciali Epaca - sono stati presentati obiettivi di lavoro e programmi strategici  con particolare riferimento ai temi della previdenza, malattie professionali, infortuni sul lavoro e pubblico impiego. Un modo semplice per fare il punto della situazione, guardare al futuro e dare voce al territorio ribadendo la riflessione su uno dei principali temi di confronto tra Coldiretti quale forza sociale e le Istituzioni: il rinnovato impegno di Coldiretti di porre al centro la persona e i suoi bisogni nonché di creare un nuovo modello di sviluppo.

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Donne in Campo-Cia, rinascita con l’agricoltura

Ricostruire il futuro delle aree terremotate del Centro Italia a partire dall'agricoltura, puntando su settori in crescita come la canapa e le piante officinali e mellifere. Perche', tra usi alimentari e cosmetici, passando per l'abbigliamento e l'edilizia verde, questo tipo di coltivazioni sta vivendo un vero e proprio rinascimento. Solo nell'ultimo triennio, la superficie dedicata alla canapa e' passata da 950 a quasi 3.000 ettari, in Italia, registrando un incremento del 200%. Sono i dati emersi dall'iniziativa di Donne in Campo-Cia per il Centro Italia, "Officinali, Mellifere, Canapa: Profumo di domani", che si e' tenuta oggi a L'Aquila a Palazzo Fibbioni. Un appuntamento per rimarcare la solidarieta' e la vicinanza della Confederazione alle popolazioni colpite dal sisma, ma anche per spiegare numeri e opportunita' di mercato che ruotano intorno al comparto. Possibilita' che possono aiutare gli agricoltori in un'ottica di ricostruzione in zone a forte vocazione rurale come Abruzzo, Marche, Lazio e Umbria. "La canapa rappresenta un'occasione unica per i territori - sottolineano le Donne in Campo della Cia -. Da una parte contribuisce a ridurre il consumo di suolo, diserbare i terreni e bonificarli dai metalli; dall'altra e' una produzione versatile grazie ai suoi mille impieghi. Prima di tutto in campo alimentare: dalla pasta al pane alla farina, che non contiene glutine, fino all'olio ricco di Omega 3 e dalle spiccate proprieta' antiossidanti e antinfiammatorie. E poi nel settore abbigliamento e arredamento, con la produzione di tessuti resistenti e green perfetti per maglie, vestiti, borse, tappeti, ma anche sacchi, corde, teloni e imbottiture per materassi. In piu', dalla canapa si ottengono mattoni ecologici e sostenibili da usare nella bioedilizia e pellet per il riscaldamento delle case, senza dimenticare gli utilizzi per detersivi, tinte e colori, solventi e inchiostri". Una produzione polivalente che "attraversa oggi una nuova eta' dell'oro", grazie anche all'entrata in vigore della legge 242 del 2016 sulle "Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa", mirata proprio al rilancio di un settore che, in realta', fino agli anni Cinquanta del secolo scorso era il core dell'Italia, quando il Belpaese era il secondo produttore mondiale di canapa dietro l'Unione Sovietica con 100.000 ettari seminati e un milione di quintali prodotti. Altrettante possibilita' di sviluppo hanno le piante officinali. Anice, aloe, camomilla, calendula, cumino, gelsomino, genziana, lavanda, liquirizia, maggiorana, menta, melissa, mughetto, rosmarino, piretro, salvia, valeriana, zafferano: ad oggi il loro consumo da parte dell'industria farmaceutica, erboristica, alimentare, liquoristica, cosmetica e' in continuo aumento ovunque. Eppure in Italia -ricorda Donne in Campo Cia- nonostante gli incrementi registrati negli ultimi anni e 2.940 aziende produttrici in tutto il Paese (+34%), di cui quasi la meta' biologiche (41%), la produzione di piante aromatiche, medicinali e da condimento non cresce ancora abbastanza e riesce a far fronte al fabbisogno nazionale soltanto per il 30%. "Il potenziale agricolo e' altissimo -ha detto il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino-. E' qualcosa di piu' di una speranza, e' un'opportunita' per molti agricoltori, in primis delle zone terremotate, anche per soddisfare i bisogni crescenti dei consumatori che vanno verso i prodotti naturali e biologici e sono sempre piu' attenti all'impatto ambientale e all'ecosostenibilita'".

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Agriturismo, Coldiretti punta a distintività e ospitalità rurale

Autentico, rigoroso e coerente ma soprattutto caratterizzato da un forte legame con la cultura tradizionale e con il consumatore sensibile e consapevole. Ecco l'identikit dell'agriturismo di Campagna amica, presentato ieri pomeriggio nell'incontro "La distintività degli agriturismi di campagna amica", che si è svolto a Torano Nuovo promosso da Terranostra e Coldiretti Abruzzo nell'azienda di Emidio Pepe, alla presenza del Presidente Nazionale di Terranostra Diego Scaramuzza e del Segretario Toni de Amicis oltre naturalmente al Direttore regionale di Coldiretti Giulio Federici, al presidente regionale di Terranostra Gabriele Maiezza e al presidente di Coldiretti Teramo Emanuela Ripani che ha fatto gli onori di casa evidenziando l'importanza di questo settore in una regione come quella abruzzese anche in seguito agli eventi sismici.

Un incontro, alla presenza di aziende agrituristiche provenienti dalle diverse province abruzzesi, per riflettere sugli strumenti necessari per conquistare un mercato e un consumatore sempre più attento e influenzato da nuovi stili di vita e in cui sono state tracciate le prospettive del settore agrituristico in linea con il progetto di Coldiretti che punta alla valorizzazione di un concetto fondamentale: la distintività. "Oggi il marchio di Campagna amica è sinonimo di filiera corta ma deve diventare anche sinonimo di ospitalità rurale, portatore di valori aggiunti quali sostenibilità, qualità ed eticità - ha evidenziato Giulio Federici Direttore di Coldiretti Abruzzo - Il variegato e ricco territorio abruzzese in tal senso offre grandi opportunità che dobbiamo cogliere per incrementare la nostra rete facendo leva sugli elementi che ci rendono diversi dagli altri e accelerano un percorso virtuoso, sul quale già ci siamo incamminati con l'utilizzo del marchio Campagna Amica, conosciuto ormai da milioni di persone. L'agriturismo è un settore dell'economia agricola che va tutelato e valorizzato e che, fortemente provato dal terremoto, sta e deve recuperando il suo appeal grazie proprio alle sue enormi potenzialità".

Prospettive e ambizioni che verranno supportate dall'attivazione di nuovi progetti, attività, servizi e consulenza, non ultima la formazione specifica di agrichef, veri e propri cuochi di campagna che, come ha evidenziato il presidente di Terranostra Abruzzo Gabriele Maiezza "uniscono la propria esperienza di agricoltori, che conoscono profondamente il territorio ed i suoi prodotti, con l’abilità in cucina nella realizzazione delle ricette esclusive della tradizione contadina conservate da generazioni nelle campagne" mentre Scaramuzza e De Amicis hanno ribadito l'importanza di proporre una offerta agrituristica che sappia distinguersi dalla stragrande maggioranza degli agriturismi che si stanno avvicinando sempre più all'offerta commerciale snaturando i principi fondanti dell'agriturismo primo fra tutti la presenza dell'azienda agricola.

In Abruzzo allo stato attuale ci sono 565 agriturismi di cui 79 su L’Aquila, 159 su Chieti, 95 su Pescara, 232 su Teramo. In tale realtà, secondo una indagine di Coldiretti, la capacità di mantenere inalterate le tradizioni alimentari è la qualità più apprezzata dagli ospiti ma sta crescendo la domanda di servizi aggiuntivi. Nelle aziende agricole sono sempre più spesso offerti programmi ricreativi come l'equitazione, il tiro con l'arco, il trekking ma non mancano - precisa la Coldiretti Abruzzo - attività culturali come la visita di percorsi archeologici o naturalistici, ma anche corsi di cucina o di orticoltura. Peraltro molte aziende agrituristiche si sono attrezzate con l'offerta di alloggio e di pasti completi ma anche di colazioni al sacco o con la semplice messa a disposizione di spazi per picnic, tende, roulotte e camper per rispettare le esigenze di indipendenza di chi ama prepararsi da mangiare in piena autonomia ricorrendo eventualmente solo all'acquisto dei prodotti aziendali di Campagna Amica. "In uno scenario variegato come questo - conclude Coldiretti Abruzzo - il brand di Campagna amica punta ad essere un indicatore di riferimento per qualità, tradizione, rigore ed eccellenza".

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Un milione di italiani in agriturismo per il ponte del 2 giugno

Per il ponte del 2 giugno vince l'agriturismo. Un milione di italiani ha deciso di trascorrere una giornata lontano dalla città, sedendosi a tavola in campagna. È quanto emerge da una stima della Coldiretti presentata in occasione dell'incontro su 'Vacanze 2017 tra cibo e cultura con i superfood della nonna' nell'anno dedicato dall'Onu al turismo sostenibile.Complessivamente 7,7 milioni di italiani hanno deciso di andare in vacanza, secondo Federalberghi: sale così a 22 milioni il numero di connazionali che hanno colto l'occasione per trascorrere almeno una giornata fuori porta approfittando della combinazione dei ponti primaverili, dal 25 aprile al primo maggio fino al 2 giugno. "Una ottima premessa alla stagione estiva con gite fuori casa, mare, città d'arte e montagna, ma anche il turismo verde nei parchi e nelle campagne che - prevede la Coldiretti - sono le mete preferite per questo lungo weekend di assaggio estivo". Secondo l'associazione, "gli agriturismi sono stati scelti per la capacità di mantenere inalterate le tradizioni enogastronomiche e per l'offerta di servizi innovativi per sportivi, nostalgici, curiosi e ambientalisti". A soffrire invece sono ancora le aree terremotate tradizionalmente mete per vacanze, picnic e gite fuori porta in campagna, grazie alla bellezza dei paesaggi e alla qualità dell'offerta gastronomica. Nei 131 comuni colpiti dai terremoti del 24 agosto e del 26 e 30 ottobre secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat, operano 444 agriturismi dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria. "In difficoltà - sostiene ancora la Coldiretti - è l'intera offerta turistica delle zone terremotate che fondava il suo successo sulle sinergie tra cultura, ambiente e qualità alimentare che rappresentano il valore aggiunto di quei territori. Per risollevare il turismo occorre anche un impegno a livello di promozione per riportare le persone in queste aree. Ma la sfida più importante è quella di far ripartire le attività produttive a livello generale. Solo così sarà possibile risollevare l'economia dei territori terremotati".

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