Primo Piano

Rapporto Svimez, Cgil: Abruzzo in chiaroscuro

"Il Rapporto Svimez 2019 sull'economia e la società del Mezzogiorno indica che anche l'Abruzzo si allontana dalle regioni del centro e del Nord Italia. Dal rapporto si colgono aspetti importanti che le istituzioni regionali e locali non possono sottovalutare per decidere le azioni da mettere in atto nel prossimo futuro". Lo afferma la Cgil Abruzzo Molise, analizzando e commentando i dati contenuti nel rapporto Svimez. "Tra i dati positivi - rileva il sindacato - si evidenzia che nel 2018 l'Abruzzo è stata la regione meridionale a far registrare il più alto tasso di crescita con un +1,7%. Dato importante se si considera che la crescita negli anni 2016 e 2017 è stata molto modesta, rispettivamente dello 0,1% e dello 0,3% Il valore numerico, in senso assoluto certamente positivo, se analizzato in maniera settoriale vede una forte crescita nel settore delle costruzioni (+12,7%), un lieve incremento di quello dei servizi (+1,7%), una sostanziale stabilità nell'agricoltura (-0,3%) ed un arretramento dell'industria (-1,2%)". "I livelli occupazionali della regione, dal 2008 a fine 2018 va avanti la Cgil - hanno registrato una flessione del 2,4% rispetto ad un incremento del 2,3 % delle regioni del centro Nord. I primi due trimestri del 2019 confermano il calo dell'occupazione. Lavoro povero, part time involontario, disoccupazione giovanile denotano una scarsa qualità del lavoro. Fortunatamente ci sono in Abruzzo imprese innovative che sfruttano sinergie con i centri di ricerca, con le università, con le istituzioni locali e che puntano sulla sostenibilità ambientale".

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Ricostruzione, Marsilio chiede 1.000 unità per il personale per accelerare le pratiche

 "Ho chiesto di portare fino a mille le unità di personale, mentre il decreto sblocca cantieri ne prevedeva solo 200": lo ha riferito il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, al termine dell'audizione tenuta, questo pomeriggio a Roma, presso la Commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera dei Deputati. nell'ambito dell'esame in sede referente del D.L. 123/2019, C. 2211 del Governo, su Disposizioni urgenti per l'accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici. "La ricostruzione deve ancora partire- ha ribadito Marsilio- tre anni persi sono irrecuperabili e non dobbiamo perdere altro tempo. Abbiamo chiesto quindi di moltiplicare almeno per cinque il numero delle unità del personale perché solo così potremmo garantire una ricostruzione in un lasso di tempo ragionevole". Nel corso dell'audizione, il Presidente Marsilio ha messo in evidenza anche le problematiche legate alla ricostruzione delle case popolari, sottolineando come "la vicenda è rimasta bloccata da almeno dieci mesi, perché il commissario straordinario Farabolini non ha ancora emesso un'ordinanza ma solo una bozza arrivata il giorno prima di questa audizione. Valuteremo se approvare questa bozza e, in alternativa, abbiamo presentato un emendamento che proroga il termine di un'ordinanza che era andata in scadenza che consentirebbe di recuperare tutti i progetti già in corso e di dare fino al 2020 il tempo per impegnare i fondi previsti dalle norme." Nel corso dell'audizione, il Presidente della Regione Abruzzo ha depositato più di quaranta proposte di emendamenti raccolte nei tavoli istituzionali sulla ricostruzione, riuniti a L'Aquila e Teramo, grazie al contributo di Comuni, Province, ordini professionali e di categoria, sindacati e Uffici speciali. "E' necessario estendere l'oggetto del decreto anche al sisma 2009,- ha detto Marsilio - con misure che risolvano una volta per tutte i problemi relativi al personale, alle risorse economiche e alle procedure per velocizzare soprattutto la ricostruzione pubblica". In premessa all'illustrazione degli emendamenti, il Presidente Marsilio ha esortato i parlamentari "ad aver il coraggio e l'umiltà di ascoltare i territori e i tecnici che da molti anni stanno accumulando un patrimonio unico di esperienza, e di scrivere insieme a loro il testo del decreto, senza lasciar fuori alcun argomento". 

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Porti, in arrivo 45 milioni di euro di investimenti col piano triennale

Un Programma triennale di opere pubbliche (2020-22) da quasi 45 milioni di euro per il sistema portuale abruzzese ed in particolare per i porti di Pescara ed Ortona. Lo hanno presentato il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio, ed il presidente dell'Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale, Rodolfo Giampieri, nel corso di una conferenza stampa. Nel dettaglio, per la prima annualità, sono previste risorse pari a 7 milioni 462mila euro mentre per la seconda annualità sono stati previsti fondi pari a 36 milioni 450mila euro. Ancora da definire la terza annualità che, al momento, presenta un budget di 450 mila euro. 

"Si tratta di un Piano che l'Autorità ha appena approvato - ha esordito il presidente Marsilio - e che segna un deciso cambio di passo nel rapporto tra l'Autorità di Sistema e la Regione". 

All'incontro hanno preso parte anche il sottosegretario alla Presidenza con delega alle Infrastrutture, Umberto D'Annuntiis, il presidente del Consiglio regionale, Lorenzo Sospiri, i sindaci di Pescara ed Ortona, Carlo Masci e Leo Castiglione, il segretario generale dell'ASP Mare Adriatico Centrale, Matteo Paroli, il consigliere regionale, Guerino Testa, l'assessore ai Trasporti del Comune di Pescara, Luigi Albore Mascia, ed il Direttore Marittimo di Pescara, Donato De Carolis.     

"Nella programmazione triennale precedente - ha ricordato Marsilio - i porti di Pescara e Ortona,  si erano visti riconoscere un finanziamento di 5 milioni 600 mila euro per l'annualità 2019, 500 mila euro per il 2020 mentre per il 2021 1 milione e mezzo di euro per complessivi 7 milioni 500 mila euro. Una somma pari alla prima annualità di questa nuova programmazione. Briciole - ha detto Marsilio - anche rispetto a quel 10% di entrate rispetto al totale che i porti abruzzesi riescono a produrre a vantaggio dell'Autorità portuale". Nella programmazione 2020-2022, invece, l'Autorità portuale, raccogliendo anche le sollecitazioni provenienti da Regione Abruzzo e dai Comuni di Pescara e Ortona, ha deciso di investire in misura nettamente maggiore sul sistema portuale abruzzese destinandogli, nella seconda annualità 2021, ben 36 milioni 450 mila euro, dei quali 35 milioni a beneficio del completamento degli interventi relativi al porto di Pescara ed 1 milione di euro per la manutenzione della scogliera di protezione del molo nord del porto di Ortona. "Si tratta di risorse ad oggi non coperte - ha rivelato Marsilio - ma è importante presentarsi al cospetto del Ministero delle Infrastrutture con questo documento di programmazione affichè ratifichi ed accolga al più presto il programma triennale di opere pubbliche presentato dall'Autorità portuale e le finanzi completamente. La Regione farà la sua parte per quello che le compete -ha concluso - in termini di atti propedeutici all'ottenimento di queste risorse"

"Ringrazio il presidente della Giunta regionale Marsilio per aver ripreso per i capelli la programmazione delle opere pubbliche dell'Autorita' del Sistema Portuale del mare Adriatico centrale, ottenendo l'inserimento, nell'Agenda di lavoro, delle opere sui porti di Ortona e Pescara. Ora il nostro compito, come Regione, sara' far diventare quelle opere prioritarie in seno alla stessa Agenda e far si' che i soldi promessi arrivino a destinazione e su questo sorveglieremo, vigileremo come farebbe un marinaio al faro". Lo ha detto il presidente del Consiglio regionale d'Abruzzo, Lorenzo Sospiri, intervenuto alla conferenza stampa indetta dal presidente della Giunta, Marco Marsilio, con l'Autorita' Portuale per ufficializzare l'inserimento degli interventi sui porti abruzzesi nel Triennale dell'Autorita' di bacino. "Sostanzialmente - ha puntualizzato Sospiri - per Pescara parliamo di circa 2 milioni di euro per il 2020, somme reali e disponibili che verranno assegnate alla Regione per operare concretamente, e 35 milioni nel 2021 per le opere strutturali, ma in quest'ultimo caso si parla di somme virtuali, ancora da trovare, e su questo dovremo attivare la nostra sorveglianza, soprattutto considerando che nel triennale, su 52 interventi complessivi previsti dall'Autorita', comunque 38 sono destinati ad Ancona, Pesaro e San Benedetto del Tronto e, appunto, 5 su Pescara e 6 su Ortona e questi sono numeri che vanno considerati e pesati in modo opportuno

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Agrifood, filiera da 538 miliardi

Vale fra 370 e 430 milioni di euro, il 5% di quello globale e il 18% di quello europeo, il mercato italiano dell'agricoltura 4.0 nel 2018, di cui oltre 300 soluzioni, gia' sul mercato, sono impiegate dal 55% delle aziende agricole intervistate. Ed e' anche in rapida crescita: +270%. Sono solo alcuni dei risultati di una ricerca dell'Osservatorio Smart Agrifood della School of Management del Politecnico di Milano e del laboratorio RISE dell'Universita' degli Studi di Brescia, presentata oggi a Roma nel corso del convegno "Agricoltura digitale 4.0: sicurezza, sostenibilita' e casi virtuosi", organizzato da Confagricoltura in collaborazione con Agrofarma e Assofertilizzanti. Il digitale, secondo l'Osservatorio, innova anche tracciabilita' e qualita' alimentare: con 133 soluzioni gia' disponibili, il 38% delle aziende ha migliorato l'efficacia del processo, il 32% l'efficienza.

Le startup nel mondo arrivano a 500 e sono attive soprattutto in ambito eCommerce (65%) e Agricoltura 4.0 (24%). L'Italia e' il Paese europeo con il maggior numero di startup ma con il finanziamento medio piu' basso. Il mercato globale dell'agricoltura 4.0 vale 7 miliardi di dollari (il doppio rispetto allo scorso anno), di cui il 30% generato in Europa. La crescita e' ancora piu' rapida in Italia, dove il mercato ha un valore compreso tra i 370 e i 430 milioni di euro (+270%), che per circa l'80% e' generato da offerte innovative di attori gia' affermati nel settore (ad esempio i fornitori di macchine e attrezzature agricole) e per circa il 20% da soluzioni di attori emergenti (soprattutto startup), che propongono sistemi digitali innovativi e servizi di consulenza tecnologica.

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Consorzi abruzzesi di bonifica, se ne parla in Consiglio regionale

La settimana politica dell’Emiciclo si apre domani, martedì 4 novembre, con la seduta del Consiglio regionale dell’Abruzzo, prevista alle ore 11 presso l’Aula “Sandro Spagnoli” del Palazzo dell’Emiciclo all’Aquila. Giovedì 7 novembre, alle 10, si riunisce la Commissione di Vigilanza per l’esame delle “raccomandazioni contenute nella nota prot. N. 152/SEGR PE a firma dell’Assessore Emanuele Imprudente e del Direttore del Dipartimento Agricoltura Elena Sico”. In merito saranno ascoltati l’assessore Emanuele Imprudente, il direttore Dipartimento agricoltura, Elena Sico, e i vertici dei consorzi abruzzesi di bonifica. Sulla sospensione delle attività del Co.Re.Com i commissari si confronteranno con Ottaviano Gentile e Michela Ridolfi, componenti del Comitato, con Lorenzo Sospiri, presidente del Consiglio regionale dell'Abruzzo, con Giovanni Giardino, dirigente Servizio amministrativo di supporto Autorità Indipendenti. Infine, l’ultimo argomento all’ordine del giorno della Vigilanza interessa la discarica di Valle Cena gestita dal Consorzio CIVETA e prevede l’audizione di Nicola Campitelli, assessore, Pierpaolo Pescara, direttore Dipartimento Territorio-Ambiente, Franco Gerardini, dirigente Servizio Gestione Rifiuti, Valerio De Vincentiis, commissario straordinario Civeta. Il calendario delle attività politiche della settimana si chiude con la riunione straordinaria della Prima Commissione Bilancio prevista per giovedì 7 novembre alle ore 15. I commissari esamineranno la risoluzione del consigliere Di Benedetto sul bando “Fare Centro – Il rientro delle attività nei centri storici”, con gli interventi dell’assessore Guido Quintino Liris, del direttore generale della Regione Abruzzo, Barbara Morgante, dei rappresentanti di Confartigianato L’Aquila, del Presidente Ordine Dottori Commercialisti, del Presidente Consulenti Lavoro, del Direttore del CNA L’Aquila, della Confcommercio L’Aquila, del Presidente Associazione Commercianti centro storico. L’incontro si chiude con l’esame dei seguenti progetti di legge: dei consiglieri D’Incecco e Sospiri su “Integrazione alla Legge Regionale 11 febbraio 1999, n.6”; dei consiglieri Bocchino, Marcovecchio, Angelosante, Di Matteo e Sospiri su “Norme a tutela dei coniugi separati o divorziati, in condizione di disagio, in particolare con figli minori”

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Svimez, Abruzzo, Puglia e Sardegna le regioni col piu’ alto tasso di crescita nel 2018

 

Le previsioni macroeconomiche della Svimez stimano il Pil italiano a +0,9% nel 2018, + 0,2% nel 2019 e +0,6% nel 2020. In particolare, il Centro-Nord sarebbe al +0,9% nel 2018, al +0,3% nel 2019, al +0,7% nel 2020. Mentre al Sud nel 2018 l'aumento sarebbe del +0,6%, calerebbe a -0,2% nel 2019 e risalirebbe leggermente a +0,2% nel 2020. E' quanto si legge nel rapporto Svimez sull'economia e la società del Mezzogiorno. Come si vede, si sottolinea, la crescita è "molto modesta anche nelle aree più sviluppate del Paese"

Il Pil del 2018 al Sud è cresciuto di +0,6%, rispetto a +1% del 2017. Ristagnano soprattutto i consumi (+0,2%), ancora al di sotto di -9 punti percentuali nei confronti del 2018, rispetto al Centro-Nord, dove crescono del +0,7%, recuperando e superando i livelli pre crisi. Debole il contributo dei consumi privati delle famiglie con quelli alimentari che calano del -0,5%, in conseguenza alla caduta dei redditi e dell'occupazione. Ma soprattutto la spesa per consumi finali della PA ha segnato -0,6% nel 2018. Gli investimenti restano la componente più dinamica della domanda interna (+3,1% nel 2018 nel Mezzogiorno, a fronte di +3,5% del Centro-Nord). In particolare, crescono gli investimenti in costruzioni (+5,3%), mentre si sono fermati quelli in macchinari e attrezzature (+0,1% contro +4,8% del Centro-Nord). Alla ripresa degli investimenti privati fa da contraltare il crollo degli investimenti pubblici: nel 2018, stima la Svimez, la spesa in conto capitale è scesa al Sud da 10,4 a 10,3 miliardi, nello stesso periodo al Centro-Nord è salita da 22,2 a 24,3 miliardi. Intanto va male l'agricoltura, va bene il terziario, mentre l'industria stenta: il valore aggiunto dell'agricoltura è calato nel 2018 al Sud di -2,7%, nel Centro-Nord è aumentato di +3,3%. Il valore aggiunto dell'industria in senso stretto è aumentato di +1,4% nel 2018 al Sud, in calo rispetto al 2017 (+2,7%). Nel Centro Nord è cresciuto di +1,9%. Il valore aggiunto del terziario al Sud nel 2018 è aumentato di +0,5%, meno che al Centro-Nord (+0,7%). 

Nel 2018 Abruzzo, Puglia e Sardegna sono state le regioni che hanno registrato il più alto tasso di crescita, rispettivamente +1,7%, +1,3% e +1,2%. Nel Molise e in Basilicata il Pil è cresciuto del +1%. In Sicilia ha segnato +0,5%. Campania a crescita zero nel 2018. Calabria unica regione meridionale che ha visto una flessione del Pil di -0,3%.

Ma il divario territoriale colpisce significativamente anche i servizi pubblici, a partire dalla sanità e dalla scuola. Al Sud sono scarsi i servizi a cittadini e imprese. La spesa pro capite delle amministrazioni pubbliche è pari nel 2017 a 11.309 nel Mezzogiorno e a 14.168 nel Centro-Nord. Un divario, prosegue Svimez, che è cresciuto negli anni Duemila. Lo svantaggio meridionale è molto marcato per la spesa relativa a formazione e ricerca e sviluppo e cultura. Continua poi l'emigrazione ospedaliera verso le regioni del Centro-Nord: circa il 10% dei ricoverati per interventi chirurgici acuti si sposta dal Sud verso altre regioni. Grave infine il ritardo nei servizi per l'infanzia. La spesa in istruzione in Italia si riduce con una flessione del 15% a livello nazionale, di cui il 19% nel Mezzogiorno e il 13% nel Centro-Nord. Le differenze Nord/Sud riguardano soprattutto l'offerta di scuole per l'infanzia e la formazione universitaria. Nel Mezzogiorno solo poco più di 3 diplomati e 4 laureati su 10 sono occupati da uno a tre anni dopo aver conseguito il titolo. Prosegue l'abbandono scolastico, nel 2018 gli early leavers meridionali erano il 18,8% a fronte dell'11,7% delle regioni del Centro-Nord. Per di più al Sud il 56% delle scuole ha bisogno di manutenzione urgente.

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Le anticipazioni del rapporto Svimez, il Sud riparte se si torna ad investire

Il "Rapporto Svimez 2019 sull'economia e la società del Mezzogiorno", che si presenta domani nella nuova aula dei gruppi parlamentari della Camera, dovrebbe ribadire lo scenario annunciato nel corso dell'estate. Stando a quanto anticipato dal quotidiano "Il Mattino" nell'articolo a firma di Nando Santonastaso, il Sud avrà una ripresa forse nel 2020 «ma meno dello 0,4% che le "anticipazioni" estive avevano preventivato».

Secondo quanto riportato dal quotidiano, «A complicare lo scenario contribuirà la lenta dinamica occupazionale, ancora lontana dai ritmi che servirebbero per pareggiare almeno la situazione ante-crisi: lo 0,3% di occupati in più previsto da Svimez è sì in linea con la media nazionale ma resta pur sempre inferiore alle previsioni del Centronord (peraltro anch'esse non esaltanti) e soprattutto risulta condizionato dalla incertezza sulla reale ricaduta del Reddito di cittadinanza». Sarà dirimente l'impatto della manovra, perché come sostiene il presidente della Svimez Adriano Giannola, «tutte le manovre degli ultimi anni non hanno ridotto il divario, anche quando nel 2016 il Mezzogiorno ha rivisto la luce dopo un lunghissimo tunnel, iniziato nel 2008».

Il tutto concentrando le risorse per il Sud «e spenderle senza se e senza ma» si legge ancora nel pezzo.

 

 

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Nel mondo cresce il pescato certificato sostenibile e tocca il 15 per cento

Nel mondo il pescato sostenibile certificato Msc (Marine Stewardship Council) raggiunge il massimo storico di 11,8 milioni di tonnellate che e' il 15% del totale pescato globale, per un valore di 10 miliardi di dollari l'anno. Lo annuncia l'organizzazione internazionale non profit responsabile del piu' importante programma globale di certificazione di sostenibilita' ittica, nel Rapporto annuale relativo all'anno fiscale 2018-2019 "Lavorare insieme per oceani pieni di vita". L'Italia, come evidenzia il Rapporto Msc, si muove a due velocita': nonostante ci sia solo una cooperativa di pesca certificata (la Op Bivalvia Veneto Societa' Cooperativa) il mercato ittico fa passi da gigante. Il nostro paese si colloca al quinto posto per fatturato e al settimo posto per volume di prodotti certificati Msc in commercio. Le risorse ittiche rappresentano una fonte alimentare e di reddito fondamentale per oltre 800 milioni di persone nel mondo ma gli oceani versano oggi in una condizione sempre piu' problematica, anche a causa della pesca eccessiva che interessa il 93% delle risorse ittiche mondiali. Per invertire questa tendenza, Msc sottolinea di lavorare quotidianamente con i diversi interlocutori (pescatori, governi, aziende e Ong) per promuovere azioni concrete e mantenere gli oceani pieni di vita oggi, domani e per le generazioni future. Grazie ad un aumento del 34% delle catture di pesce certificate Msc negli ultimi cinque anni, le vendite globali di prodotti ittici sostenibili con marchio blu MSC hanno raggiunto per la prima volta un milione di tonnellate all'anno. 

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Quasi 6 imprese su 10 sono indietro sul digitale

Quasi 6 imprese su 10 sono ancora in una fase di avvio dell'esperienza digitale mentre pochissime sono quelle che pensano già in un'ottica 4.0. E questo proprio mentre il Governo aggiunge sul piatto della manovra altri 140 milioni per sostenere la misura.
    Sono alcuni dei dati emersi nel corso dell'assemblea di Unioncamere che si è tenuta a Treviso, esaminando la situazione degli oltre 70mila imprenditori che hanno usufruito dei servizi dei Pid (Punti impresa digitale), creati dalle Camere di commercio per affiancare le imprese nel processo di digitalizzazione. Nel prossimo triennio, ha reso noto il Presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, le Camere di commercio investiranno cento milioni di euro per assistere la trasformazione digitale delle Pmi, impegnate nella transizione all'economia 4.0.

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Fisco, gli italiani a novembre versano 55 miliardi di euro

Tra le ritenute dei dipendenti, degli autonomi e dei collaboratori, gli acconti Iva/Ires/Irpef/Irap e le addizionali comunali/regionali Irpef, questo mese gli italiani sono a chiamati a versare all'erario 55 miliardi di euro. Insomma, novembre si conferma il mese delle tasse. L'Ufficio studi della Cgia ricorda che, ad esempio, nel 2018 il gettito tributario complessivo aveva superato i 500 miliardi di euro. Questa imponente massa monetaria e' affluita nelle casse pubbliche rispettando precise scadenze fiscali che, da sempre, si concentrano prevalentemente tra giugno/luglio e tra novembre/dicembre. Il 2018, comunque, e' stato un anno particolare: la scadenza del 30 giugno e' "caduta" di sabato e, conseguentemente, ha provocato uno slittamento in avanti dei versamenti estivi.

Tornando ai numeri della ricerca, l'imposta piu' onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sara' l'Iva, che comportera' un incasso per l'erario di 15 miliardi di euro. Segue l'acconto Ires in capo alle societa' di capitali (Spa, Srl, Societa' cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 13,3 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, "daranno" al fisco le ritenute per un importo pari a 11,9 miliardi di euro. L'acconto Irpef, invece, costera' alle aziende e ai percettori di redditi diversi (fitti, plusvalenze, lavoro occasionale, etc.) 6,2 miliardi di euro, mentre l'Irap implichera' un prelievo di 6,1 miliardi. L'addizionale regionale Irpef garantira' ai Governatori 1 miliardo, mentre le ritenute dei lavoratori autonomi peseranno sulle tasche di questi ultimi per 950 milioni di euro. Le addizionali comunali Irpef, infine, permetteranno ai Sindaci di incassare 413 milioni di euro e dalle ritenute dei bonifici delle detrazioni Irpef l'erario incamerera' 190 milioni di euro. L'Ufficio studi, infine, tiene a precisare che in questa analisi non sono stati conteggiati i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre. Essendo sabato, questo pagamento slitta a lunedi' 18 novembre.

La Cgia ricorda che in Italia la pressione fiscale sulle imprese e' al 59,1 per cento. In UE solo i francesi sono piu' tartassati di noi Sebbene sia una comparazione che va analizzata con molta prudenza, secondo gli ultimi dati presentati nelle settimane scorse dalla Banca Mondiale (Doing Business), solo la Francia (60,7) presenta un carico fiscale sulle imprese (in percentuale sui profitti commerciali) superiore al dato Italia (59,1). Se la media dell'Area Euro e' pari al 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi), la Germania registra il 48,8 per cento e la Spagna il 47 per cento. Per ciascun paese esaminato, questa elaborazione fa riferimento ad una media impresa (societa' a responsabilita' limitata) con circa 60 addetti e alle imposte pagate nell'anno 2018, al secondo anno di vita dell'impresa (ovvero nata nel 2017). L'incidenza del totale delle imposte sui profitti commerciali registrata dall'Italia nel 2018 (59,1 per cento) e' abbastanza in linea con il dato del 2015 (62 per cento). Nei due anni intermedi (biennio 2016 e 2017) si e' verificata un'incidenza sensibilmente inferiore (rispettivamente del 48 e del 53,1), riconducibile all'effetto dell'introduzione di alcune misure temporanee che hanno alleggerito il costo del lavoro, in particolar modo dei neoassunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le piu' elevate d'Europa, siamo il Paese, assieme al Portogallo, dove pagare le tasse e' piu' difficile. Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business), in Italia sono necessari 30 giorni all'anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all'Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorita' preposte. In Francia, l'unico Paese UE con un carico fiscale sulle imprese superiore al nostro, per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, mentre la media dell'Area dell'Euro e' di 18 giorni. Anche in questa comparazione, i dati sono della Banca Mondiale, che per ciascun Paese prende in esame una media impresa (societa' a responsabilita' limitata), al secondo anno di vita e con circa 60 addetti. L'anno di riferimento e' il 2018. 

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