Primo Piano

Allarme dell’Ordine degli infermieri, geriatria a Pescara al collasso

L'Ordine delle professioni Infermieristiche di Pescara, attraverso la presidente Irene Rosini, esprime la propria amarezza e sconforto di fronte dell'ennesima denuncia riguardante le condizioni in cui versano i pazienti del reparto di Geriatria dell'ospedale civile Santo Spirito di Pescara. "Condizioni che ledono ancora di piu' la dignita' della persona, in quanto colpita maggiormente nella sua fragilita' di anziano e malato - rimarca Rosini - non e' piu' accettabile la persistenza di questa situazione divenuta oggi cronica e non piu' straordinaria, gia' denunciata piu' volte dall'ordine". A fronte di 46 posti letto e 9 di lungodegenza, su due unita' operative, i pazienti da assistere sono costantemente 64, con punte che superano gli 80 degenti. Oggi, 16 agosto 2019, a Geriatria ci sono 72 pazienti, con un tasso di occupazione media dei posti letto pari al 130%. "Il personale - aggiunge la presidente dell'Opi Irene Rosini - e' calibrato per assistere i posti letto dichiarati e non quelli in esubero. Questo crea notevoli difficolta', esponendo a rischio non solo la sicurezza delle cure, ma anche quella degli operatori che si trovano ad assistere un numero maggiore di pazienti affetti da piu' patologie diverse e con un'elevata complessita' e dipendenza assistenziale, non potendo assolvere molte volte a quelle che sono le reali richieste di assistenza di base. Le criticita' aumentano durante i turni notturni, quando sono presenti solo due infermieri per turno per circa 38 pazienti, con accettazione ricoveri e la completa assenza di personale socio-sanitario". E' stato evidenziato come la letteratura internazionale indichi un rapporto ottimale per la garanzia assistenziale nei reparti ospedalieri di 1/6 (infermiere/paziente). Gli studi evidenziati hanno dimostrato come un aumento di questo rapporto, aggiungendo un paziente ad infermiere (ad esempio 1/7), aumenti del 6% la mortalita' e del 23% le cure mancate. (Studio RN4CAST). "La criticita' maggiore - sottolinea Irene Rosini - e' data dal setting assistenziale, che per molti degenti purtroppo si esplica in corridoio, dove mancano le piu' basilari condizioni di privacy, rispetto e dignita' dell'uomo. Sicuramente tutte le problematiche sono legate a doppio filo con il cambiamento demografico (aumento della vita media), con la carenza di strutture ricettive sul territorio (RSA con pochissimi posti letto), e con l'intensita' di cure che oggi e' possibile grazie allo sviluppo della tecnologia e della medicina geriatrica, ma non si puo' continuare ad assistere nel 2020 a questo grido di dolore dei malati e dei loro familiari". L'Ordine delle professioni infermieristiche rivolge un appello all'assessore regionale alla Sanita' Nicoletta Veri', che ha gia' visitato il reparto e valutato tutte le varie problematiche, e a tutti gli organi politici, compreso il sindaco di Pescara Carlo Masci, affinche' intervengano al piu' presto "per adeguare le dotazioni organiche del personale infermieristico e di supporto, migliorare e potenziare i setting assistenziali e le risorse tecnologiche al fine di ridare dignita' e rispetto alla nostra popolazione anziana"

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Imprese artigiane, in Abruzzo contrazione del 17,2 per cento dal 2009 al 2018

Dati negativi per il comparto artigiano il 2019 secondo la Cgia di Mestre. Sono 6.500 le aziende in meno nel solo primo semestre dell'anno. A pesare negativamente, per la Cgia, sono lo spettro dell'aumento dell'Iva, il calo dei consumi, le tasse, l'accesso al credito. Ad eccezione del Trentino Alto Adige, in tutte le altre regioni italiane il saldo del primo semestre e' stato negativo. I risultati piu' preoccupanti si sono registrati in Emilia Romagna (-761), in Sicilia (-700) e in Veneto (-629). Per la Cgia e' una moria, quella delle aziende artigiane, che dura ormai da 10 anni. Tra il 2009 e il 2018, infatti, il numero complessivo e' sceso di quasi 165.600 unita'.

"Lo spettro dell'aumento dell'Iva, rileva la Cgia, e' una ulteriore 'stangata' al mondo dell'artigianato e potrebbe arrivare il prossimo primo gennaio. Se non si disinneschera' l'aumento dell'Iva - rilevano gli artigiani di Mestre -, l'innalzamento di 3 punti percentuali sia dell'aliquota ordinaria che di quella ridotta rischia di provocare degli effetti molto negativi sul fatturato di queste attivita' che vivono quasi esclusivamente dei consumi delle famiglie". "E oltre agli effetti economici e occupazionali, la riduzione del numero delle attivita' artigiane e in generale dei negozi di vicinato ha provocato delle ricadute sociali altrettanto significative - aggiunge -. Con meno botteghe, si assiste ad una desertificazione dei centri storici e anche delle periferie urbane sia delle grandi citta' che dei piccoli paesi". A livello territoriale e' il Mezzogiorno la macro area dove la caduta e' stata maggiore. Tra il 2009 e il 2018 in Sardegna la diminuzione del numero di imprese artigiane attive e' stata del 18 per cento (-7.664). Seguono l'Abruzzo con una contrazione del 17,2 per cento (-6.220), l'Umbria, che comunque e' riconducibile alla ripartizione geografica del Centro, con -15,3 per cento (-3.733), la Basilicata con il 15,1 per cento (-1.808) e la Sicilia, sempre con il -15,1 per cento, che ha perso 12.747 attivita'. Nell'ultimo anno, invece, la regione meno virtuosa d'Italia e' stata la Basilicata con una diminuzione dello stock dell'1,9 per cento

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Inflazione bassa, a trainare è il Sud

Dietro un'inflazione bassa, che a luglio - certifica l'Istat - si e' fermata allo 0,4%, qualcosa si muove. Non e' piu' il Nord a registrare i tassi piu' alti, ma il Sud. L'Italia settentrionale a luglio non va oltre la media nazionale, mentre il Meridione e' allo 0,6%, seguito dalle Isole (0,5%). Tra le grandi citta' spicca Bari (+1,2%), che supera Bolzano (1,0%). Chiude il podio sempre il Mezzogiorno con Catania (0,9%) affiancata da Modena, Trieste e Verona. In deflazione alcune grandi citta' del Centro-Nord: Bologna (-0,1%), Ravenna, Livorno e Ancona (-0,3% in tutti e tre i casi).

Non e' il primo mese che il Sud svetta, gia' a giugno aveva mostrato il tasso piu' elevato insieme al Nord Est (0,8%) e a marzo aveva scavalcato tutte le altre ripartizioni, primeggiando in solitaria. Sia il 2018 che il 2017 invece erano stati archiviati con il Sud in ultima posizione. Nel 2018 il Nord Ovest aveva segnato il rialzo dei prezzi maggiore (1,3%) lasciando indietro Sud e Isole (1,0% in ambo i casi). L'anno prima il Sud era sempre in fondo ma le Isole avevano mostrato segnali di vivacita' (1,4%). Il 2019 offre uno spaccato diverso, con tutto il Mezzogiorno risollevato, il Nord ondeggiante e il Centro depresso. Tornando al mese di luglio, l'ultimo per cui sono disponibili i dati dell'Istat, apre la graduatoria l'Abruzzo (0,9%). Sopra la media nazionale anche la Puglia (0,8%), la Sicilia e la Calabria (0,6% in tutte e due). Tra le citta' il primato di Bari risente probabilmente della spinta che arriva da ristoranti e alberghi (+2,3% contro la media nazionale dell'1,1%) e dagli altri beni e servizi sui prezzi dei quali potrebbe avere inciso anche il passaggio alla carta d'identita' elettronica, come e' capitato in altri Comuni. In questi casi si tratta di costi amministrativi che nel giro di un anno vengono assorbiti, venendosi a confrontare situazioni non piu' differenti ma analoghe. C'e' poi da dire che il risveglio dei prezzi al Sud avviene comunque in un contesto di calma piatta, di inflazione minima. In piu', essendo il livello generale dei prezzi nel Mezzogiorno piu' basso, singoli eventi possono trascinare in alto le variazioni. Occhio quindi a quel che accadra' nei prossimi mesi

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Due ragazzini perdono la vita in mare a Ortona

I due ragazzini di 11 e 14 anni dispersi in mare, nella zona della stazione di Tollo, ad Ortona sono stati trovati morti. I corpi sono stati trovati dai sommozzatori dei carabinieri e dei vigili del fuoco su una scogliera frangiflutti, in due punti distinti, ma a pochi metri di distanza. In base alle prime informazioni, i ragazzini - di origine cinese, ma nati in Italia e residenti a Montesilvano  - stavano facendo il bagno, quando sarebbero stati sbalzati contro gli scogli dalle onde. Sono interventi carabinieri, vigili del fuoco, Capitaneria di Porto, con motovedette ed elicottero, 118 e Polizia di Stato, con l'elicottero. 

Il padre dei due ragazzini di 11 e 14 anni morti in mare nel Chietino, vedendoli in difficolta', ha provato a salvarli, nuotando e cercando di raggiungerli. In base ad alcune testimonianze, l'uomo, forse a causa di un malore o del mare agitato, non e' riuscito a raggiungere i figli ed e' stato tratto in salvo. Per lui non e' stato necessario il trasporto in ospedale. L'uomo e' rimasto in spiaggia e ha assistito alle attivita' di ricerca e recupero. Ad individuare i corpi sono stati i sommozzatori dei carabinieri e dei vigili del fuoco di Roseto degli Abruzzi, che sono intervenuti sul posto con un gommone attrezzato per le ricerche in mare. In particolare, le immersioni hanno riguardato la zona nei pressi della scogliera artificiale nel tratto di mare antistante lo chalet 'Punto Verde'. E' stato individuato prima il corpo di uno dei due ragazzini, a circa tre metri di profondita', e poi quello del fratellino. A coordinare le operazioni di ricerca in mare e' stata la Direzione Marittima di Pescara. 

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Due ragazzini di 11 e 14 anni dispersi in mare, nella zona della stazione di Tollo, ad Ortona. I due stavano facendo il bagno con il padre, quando tutti e tre sono stati visti in difficolta' nel mare agitato. Il padre sarebbe stato tratto in salvo, mentre dei figli si sarebbe persa ogni traccia. Sono in corso le ricerche da parte di Carabinieri e Guardia Costiera, anche con l'intervento di un elicottero e dei sommozzatori dell'Arma.

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L’Abruzzo deve spendere 30 milioni di fondi europei entro dicembre

 L'Abruzzo, entro la fine dell'anno, deve spendere ancora 30,02 milioni di euro dei programmi operativi regionali e nazionali - Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr) e Fondo sociale europeo (Fse) - per non perdere la quota di risorse comunitarie. In termini percentuali, la spesa da certificare entro il 31 dicembre 2019 per evitare il disimpegno automatico delle risorse non spese entro tre anni dall'iscrizione sul bilancio comunitario è pari al 17,4% per il Fesr e al 12,7% per l'Fse. Ad illustrare i dati dell'Agenzia per la coesione territoriale, aggiornati al 30 giugno, è Confartigianato Chieti L'Aquila, che lancia un appello alla Regione Abruzzo. Dei 414 milioni di euro complessivi messi a disposizione dal Fesr e dal Fse nella programmazione 2014-2020, al 30 giugno scorso in Abruzzo erano stati spesi poco più di 59 milioni di euro, cioè il 14,25 per cento. "Il dato che preoccupa -afferma il direttore generale di Confartigianato Chieti L'Aquila, Daniele Giangiulli- è il fatto che fino ad ora si sia speso così poco. Nell'esprimere i migliori auguri a tutti i direttori nominati ieri, che completano la macchina amministrativa regionale, auspichiamo che si lavori sin da subito per recuperare il tempo perso. Siamo convinti che la Regione non abbia difficoltà a spendere 30 milioni con l'obiettivo di evitare il disimpegno. Chiediamo all'ente regionale di recuperare il tempo perso, concentrandosi su alcune priorità, a partire da formazione, lavoro, occupazione e sostegno alla nascita di nuove imprese. Ricordo, solo a titolo di esempio, che per il bando sul credito ci sono voluti ben cinque anni. Gli artigiani, gli operatori e l'economia abruzzese -conclude- non possono assolutamente permettersi tempi tanto lunghi"

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Spese universitarie, l’Abruzzo a fondo classifica delle regioni italiane

L'Ancot (Associazione nazionale consulenti tributari) ha analizzato quanto hanno indicato i contribuenti italiani nelle dichiarazioni dei redditi presentate nel 2018, relative ai redditi del 2017, nella sezione relativa agli oneri detraibili al 19% relativi alle spese universitarie. Sono stati complessivamente 1.538.387 i contribuenti che hanno indicato le spese per l'istruzione universitaria nel proprio modello di dichiarazione dei redditi per un ammontare di 1.799.001.000 euro e una media per ogni dichiarazione pari a 1.170 euro. Analizzando la situazione nelle diverse regioni italiane, emerge che in Lombardia, al primo posto della graduatoria, sono stati 234.747 i contribuenti che hanno dichiarato le spese per l'istruzione universitaria, per un importo pari a 338.574.000 euro e una media di 1.144 euro. 

Osservando proprio le medie rilevate nelle altre regioni italiane emerge che dopo la Lombardia figurano: Liguria 1.420 euro; Trentino Alto Adige (Provincia autonoma di Trento) 1.350 euro; Valle d'Aosta 1.340 euro; Veneto 1.280 euro; Piemonte 1.250 euro; Friuli Venezia Giulia 1.230 euro; Toscana 1.150 euro; Lazio 1.150 euro; Umbria 1.130 euro; Trentino Alto Adige (Provincia autonoma di Bolzano) 1.120 euro; Campania 1.080 euro; Sicilia 1.080 euro; Calabria 1.050 euro; Basilicata 1.040 euro; Molise 1.020 euro; Puglia 1.020 euro; Emilia Romagna 1.010 euro; Marche 990 euro; Abruzzo 960 euro e Sardegna 890 euro. ''La detrazione delle spese universitarie - ha detto Celestino Bottoni, presidente nazionale dell'Ancot - anche nel 2019 è rimasta pari al 19% della spesa sostenuta per tasse, soprattasse per esami di profitto e di laurea, partecipazione a test d'accesso ai corsi di laurea senza limiti di importo per le università statali. A partire dalle spese sostenute nel 2018, sarà inoltre possibile beneficiare della detrazione degli oneri sostenuti per l'acquisto di strumenti didattici o sussidi tecnici ed informatici che facilitano lo studio''.

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Verifica di maggioranza, Marsilio: a settembre un evento per presentare i risultati della nostra attività

Si è aperta la verifica programmatica richiesta dalla Lega nei giorni scorsi e prontamente convocata dal Presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio “E’ stata un’utile opportunità per mettere a fattor comune l’importante lavoro svolto fino a oggi da tutti gli assessori e i consiglieri della maggioranza, per definire una migliore sinergia tra la Giunta e il Consiglio e tra la Giunta e i partiti della coalizione. E’ stato condiviso un percorso che porterà a metà settembre a una manifestazione pubblica nella quale sarà presentato a cittadini, categorie e associazioni il rapporto dei primi sei mesi di attività e gli impegni programmatici per il prossimo semestre – ha detto il presidente Marsilio al termine dell’incontro - Tutta la coalizione di centrodestra è consapevole dell’importanza determinante per il futuro del paese e della regione Abruzzo del prossimo semestre, nel quale auspica che il popolo italiano possa vedersi riconosciuto il diritto di scegliere con il libero voto un nuovo governo nazionale con il quale collaborare al rilancio economico e sociale del territorio, alla soluzione dei temi della sicurezza dei cittadini, alla riforma dell’organizzazione dello Stato che renda i territori e le autonomie locali protagoniste di una nuova stagione di responsabilità e vicinanza ai cittadini, nella cornice dell’unità e della solidarietà nazionale”.

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Fisco, Unimpresa: gettito Iva a 164 miliardi con le clausole di salvaguardia

Se scatteranno le clausole di salvaguardia, come ormai probabile vista la crisi del governo, l'Iva, con aliquota principale dal 22% al 25%, sarà sempre di più la regina delle tasse italiane. Si passerà dai 140 miliardi di euro previsti per il 2019 agli oltre 164 miliardi del 2020. Il balzello sui consumi salirà quindi dal 27% al 30% del totale del gettito tributario dello Stato. E' questa la previsione del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale nel 2016, gli incassi Iva si erano attestati a quota 124 miliardi e rappresentavano il 25% del gettito fiscale complessivo. "La crisi del governo spiana la strada alle clausole di salvaguardia che corrono il rischio di rappresentare il colpo di grazia per l'economia italiana: l'incremento delle aliquote avrebbe inevitabili effetti sui prezzi finali di prodotti e servizi, con i consumi destinati a fiaccarsi sensibilmente" commenta il vicepresidente di Unimpresa, Andrea D’Angelo. Secondo l'analisi dell'associazione, basata sull'ultimo Documento di economia e finanza, il gettito Iva si potrebbe attestare a 164,1 miliardi nel 2020, qualora il governo non riuscisse a trovare coperture finanziarie sufficienti a sterilizzare le clausole di salvaguardia, con l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto destinata a salire dall'attuale 22% al 25,2%. Con l'incremento delle aliquote, l'Iva arriverebbe a rappresentare il 30,64% del gettito complessivo del 2020, paria 535,2 miliardi. Una vera e propria impennata rispetto a quest'anno: l'Iva dovrebbe arrivare a 140,1 miliardi pari al 27,62% del gettito totale, pari a 506,8 miliardi. Un dato in linea con quello dello scorso anno, quando il balzello sui consumi si attestò a 140,9 miliardi ed era il 27,97% dei 503,9 miliardi di incassi tributari totali. Nel biennio precedente, invece, l'Iva era a livelli più contenuti: 124,7 miliardi il gettito del 2016 su 495,1 miliardi totali (25,20%); 133,2 miliardi nel 2017 su 501,3 miliardi totali (26,58%).Quanto al resto del gettito, è utile analizzare una sorta di mappa di tutte le principali tasse pagate dai contribuenti italiani. In totale, il gettito tributario complessivo è stato 495,1 miliardi nel 2016, 501,3 miliardi nel 2017 e 503,9 miliardi nel 2018. Il balzello che garantisce il "gruzzoletto" più alto è l'Irpef (imposta sui redditi delle persone fisiche), con 181,7 miliardi di euro nel 2016 (36,72% del totale delle entrate tributarie), 183,8 miliardi nel 2017 (36,67%) e 194,3 miliardi nel 2018 (38,56%). L'Ires (imposta sul reddito delle società) vale 37,1 miliardi nel 2016 (7,49%), 36,9 miliardi nel 2017 (7,36%) e 35,4 miliardi nel 2018 (7,03%). Le ritenute su redditi da capitale e dividendi hanno garantito alle casse dello Stato 10,1 miliardi nel 2016 (2.05%), 9,6 miliardi nel 2017 (1,93%) e 9,5 miliardi nel 2018 (1,89%). Le accise (principalmente prelievi che pesano su prodotti petroliferi, come la benzina) hanno generato incassi per 34,1 miliardi nel 2016 (6,88%), 34,1 miliardi nel 2017 (6,82%) e 33,8 miliardi nel 2018 (6,71%). Dal prelievo sui tabacchi, lo Stato si è assicurato 10,7 miliardi nel 2016 (2,18%), 10,5 miliardi nel 2017 (2,11%) e 10,5 miliardi nel 2018 (2,10%). La tassa sulla speranza (giochi e lotto) si è attestata a 13,8 miliardi nel 2016 (2,80%), 13,5 miliardi nel 2017 (2,70%) e 13,9 miliardi nel 2018 (2,77%).

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Fisco, i lombardi sono quelli che versano di più

 Sono i cittadini lombardi a versare piu' tasse al fisco. Nel 2017 (ultimo anno in cui i dati sono disponibili), ogni residente di questa regione ha pagato mediamente 12.297 euro tra tasse, imposte e tributi. Seguono i valdostani con 11.480, gli abitanti del Trentino Alto Adige con 11.297 e gli emiliano-romagnoli con 11.252 euro. La Calabria, invece, e' l'area dove il 'peso' del fisco e' piu' contenuto: ogni residente di questo territorio ha pagato all'erario mediamente 5.516 euro. Il dato medio nazionale e' pari a 9.168 euro. Questo risultato - segnala l'Ufficio studi della CGIA che ha realizzato questa elaborazione - non ci deve sorprendere. Come recita l'articolo 53 della Costituzione, il nostro sistema tributario e' basato sul criterio della progressivita'. Pertanto, nei territori dove i livelli di reddito sono maggiori, grazie a condizioni economiche e sociali migliori, anche il gettito tributario presenta dimensioni piu' elevate che altrove. Questi dati, inoltre, consentono di fare una riflessione anche sul tema dell'autonomia differenziata. Un argomento, quest'ultimo, che nelle ultime settimane ha lacerato i rapporti all'interno della maggioranza ed ha contribuito a far scoppiare la crisi di governo. 

Dalla CGIA, invece, sono convinti che questa riforma possa far bene a tutta l'Italia e non solo alle regioni che per prime hanno chiesto maggiore autonomia. Afferma il segretario Renato Mason: "Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna sono le regioni che stanno vivendo la fase piu' avanzata di questa partita, ma altre 9, in forme diverse, hanno manifestato l'interesse ad avviare una trattativa con l'Esecutivo. Piu' autonomia equivale a piu' responsabilita' ed e' evidente che i risparmi e l'extra gettito prodotto devono rimanere nei territori che li generano. La responsabilita' diretta sulle materie richieste da Zaia, Fontana e Bonaccini costringera' tutto il sistema Paese ad avere un maggior rigore nell'uso delle risorse. Queste 3 regioni faranno da apripista, provocando un effetto trascinamento che ridurra' la spesa pubblica e innalzera' la qualita' dei servizi erogati ai cittadini". Ovvio che il probabile ritorno al voto nel prossimo autunno allunghera' notevolmente i tempi di approvazione di questa riforma, ma solleva anche un'altra importante questione. La crisi di governo rischia di far scattare l'esercizio provvisorio e, conseguentemente, l'aumento dell'Iva a partire dal prossimo 1 gennaio. Una vera iattura che, secondo l'Ufficio studi della CGIA, penalizzerebbe le famiglie e i lavoratori autonomi. Le prime perche' subirebbero un forte aumento delle imposte sull'acquisto di beni e servizi. Le seconde in quanto vivono quasi esclusivamente di domanda interna che con l'aumento dell'Iva quasi sicuramente sarebbe destinata a diminuire. Tornando all'elaborazione condotta dall'Ufficio studi della CGIA e' interessante notare la distribuzione del gettito tra i vari livelli di governo. Ebbene, su un totale nazionale di 9.168 euro, ben 7.672 euro finiscono nelle casse dello Stato centrale (pari all'83,7 per cento del totale) e solo 1.495 euro pro capite (pari al 16,3 per cento) confluiscono alle Regioni e agli Enti locali (Comuni, Province e Comunita' montane).

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Salvini a Pescara apre la crisi di Governo e si candida a Premier

“Deputati e senatori vengano in Parlamento, anche la settimana di Ferragosto, se serve. Chi non viene è perché vuole tenersi la poltrona. I parlamentari della Lega sono pronti a venire in Aula lunedì e poi anche sabato e domenica. Sfidiamo i 900 parlamentari della Repubblica a presentarsi in Parlamento la prossima settimana per dire si o dire no e a giustificare lo stipendio che prendono. Piuttosto che tenere fermo il Paese diamo la parola agli italiani, che ci dicano cosa bisogna fare. E beninteso, non mi interessa tornare al vecchio, se devo mettermi in gioco con un’idea di futuro lo faccio da solo e a testa alta. Poi potremo scegliere dei compagni di viaggio, certo”.
Lo ha affermato il vicepremier Matteo Salvini a Pescara  per il comizio del suo ‘Estate italiana tour’ aprendo così la crisi di Governo e ha continuato dicendo:“Se mi candido premier? Quello sicuro”.

"L'Italia non puo' sopportare altri no, si facciano un esame di coscienza i M5S sui troppi no ideologici detti in questi mesi: basta si vada al voto". Cosi' Matteo Salvini rispondendo ai giornalisti a Pescara. "Non decido io, decide il presidente della Repubblica - ha detto ancora -. Lasciamo lavorare il presidente Mattarella, porto rispetto al presidente Mattarella".

"Non mi interessano le poltrone. Me le hanno offerte, ma non mi interessano. Non so quanti altri partiti al mondo sarebbero disponibili a lasciare sette ministeri, pero', se mi rendo conto che il Paese e' bloccato, se il governo invece di liberare blocca, ne prendo atto". Cosi' il ministro dell'Interno e vice premier Matteo Salvini a margine di in un comizio a Pescara alla domanda dei cronisti sul perche' un rimpasto di governo non sarebbe stata un'alternativa.

"Sono contento di quello che abbiamo fatto, sono contento di quello che sono riuscito a fare per l'Italia e gli italiani. Portero' sempre rispetto a Di Maio e a Conte. Mi dispiace per questi insulti, pero' troppi no". Cosi' il ministro dell'Interno e vice premier Matteo Salvini a margine di un comizio a Pescara. "Ieri (mercoledi', ndr) no alla Tav - ha aggiunto - come fai a votare contro un'infrastruttura fondamentale per l'Italia, per il Paese, per lo sviluppo, per il futuro, per il progresso. I no alla riforma della giustizia, i no alle autonomie, i no a troppi tagli si tasse, i no alla ricerca del petrolio, i no alla termovalorizzazione dei rifiuti, i no all'assunzione dei precari della scuola. Per un anno abbiamo lavorato bene per il si' e, ripeto, mai riuscirete a farmi dire parola negativa nei confronti di Conte e di Di Maio"

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