Primo Piano

Dissesto idrogeologico, sono 31 le opere idriche incomplete

In Italia ci sono 31 opere idriche incompiute, si tratta di dighe, impianti di irrigazioni, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento o altre ragioni. Per realizzare queste incompiute - in vari stadi di realizzazione - sono gia' stati utilizzati finanziamenti per 537.211.456 euro, la stima del costo per ultimarle e' di 620.748.032 euro. Le regione che hanno piu' incompiute idriche sono la Campania e la Calabria con 7 a testa, seguono Sicilia, Puglia e Lazio con 4, l'Abruzzo con 2, chiudono la classifica Emilia Romagna, Molise e Sardegna con una a testa: totale 31. Sono alcuni dei dati contenuti del rapporto 'Manutenzione Italia' dell'Anbi, l'associazione nazionale dei 151 consorzi per la gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. Queste incompiute "hanno creato un danno enorme al Paese", dice il presidente Anbi Francesco Vincenzi, "dobbiamo avere il coraggio di dire se le terminiamo o non le terminiamo. Dobbiamo voltare pagina". Tra i casi piu' clamorosi la diga sul Melito in Calabria, ai piedi dell'altopiano della Sila, nel catanzarese: doveva essere una delle piu' grandi dighe in Europa, capace di fornire acqua potabile e per irrigazione e con l'ambizione di stimolare anche il turismo (lacustre, per l'invaso che sarebbe nato) dando una mano all'ambiente oltre che all'agricoltura. Il progetto interessa 55 Comuni per circa 500mila abitanti che sarebbero stati serviti dall'invaso che avrebbe fornito acqua sufficiente per irrigare 16mila ettari circa di terreno. La realta' che racconta l'Anbi oggi e' invece di un'opera i cui lavori sono iniziati negli anni 90 ma dopo quasi 30 anni risultano completati solo al 10%. Lavori sospesi per un contenzioso con l'impresa appaltante, a fronte di 112 ettari di terreno gia' espropriati, migliaia di posti di lavoro persi e 400 ettari di terreno impegnati inutilmente. 

Altro caso preoccupante e' quello della diga di Pietrarossa, tra le province di Catania e Enna. Potrebbe garantire, riferisce Anbi, 17.500 ettari di terreno irrigabili a fronte degli attuali 6mila, sul territorio dell'intera piana di Catania e le province di Catania, Siracusa ed Enna con 35 milioni di metri cubi d'acqua invasabili. I lavori, aggiungendo al danno la beffa, sono completati al 95%. Erano iniziati nel 1989 e sono stati interrotti nel 1993, sono poi ripresi nel maggio del 1997 e sospesi nell'ottobre dello stesso anno a causa del ritrovamento di un sito archeologico. Intanto, denuncia Anbi, 11mila ettari di terreno soffrono la siccita' mentre risultano necessari appena 60 milioni per il completamento del restante 5% dell'opera. C'e' poi il caso della rete irrigua Alento-Campania, a completamento dell'invaso Piano della Rocca. Si potrebbero avere 5mila ettari irrigabili in 12 comuni del Cilento, con risparmio di acqua, ammodernamento del servizio irriguo e riduzione del degrado ambientale. I lavori sono iniziati nel 1999 e sono stati sospesi nel 2011 dopo il completamento dei lotti 1 e 2 per il mancato finanziamento del lotto 3. Intanto pero' sono stati gia' finanziati e spesi 34 milioni mentre 1.600 ettari risultano ancora non irrigabili per il mancato completamento dell'opera.

Insomma, "risulta non piu' rinviabile la realizzazione di quelle opere", avverte Anbi, che pero' non si ferma a questo. Per "risolvere o quanto meno alleviare" la situazione di rischio idrogeologico nei territori italiani che ricadono nei comprensori di bonifica l'Anbi propone un piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017 che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi, tenendo presente che "ogni milione di investimento nel settore genera 7 posti di lavoro", mentre "per i danni da alluvioni lo stato spende ogni anno 2,5 miliardi". Sul fronte della disponibilita' idrica Anbi ritiene "non piu' rinviabile provvedere a realizzare serbatoi, vasche di espansione e laminazione delle piene al fine di regolare la cospicua quantita' di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua". Allo stesso tempo, pero', e' "non piu' rinviabile ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque" e "completare, ammodernare e rendere piu' efficienti" gli impianti di irrigazione collettiva. Da queste necessita' discende l'esigenza di un Piano nazionale per i piccoli e medi invasi, oltre alle infrastrutture per l'utilizzo dell'acqua, da 20 miliardi di investimenti per 2.000 interventi, per 400 dei quali i Consorzi hanno gia' progetti definitivi ed esecutivi.

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Dal 2014 al 2016 l’Abruzzo ha perso 2.425 imprese

Dal 2014 al 2016 l'Abruzzo ha perso 2.425 imprese passando dalle 129.488 del 31.12.2013 alle 127.063 del 31.12.2016. Nello stesso periodo, in termini percentuali, l'Abruzzo decresce dell'1,87%, valori pari a due volte e mezzo la decrescita media a livello nazionale (-0,77%). Lo rende noto in un report il ricercatore Aldo Ronci in base ai dati di Movimprese. A livello provinciale le variazioni sono state molto diverse tra loro: l'unica a segnare un incremento e' Pescara (+385), subiscono pesanti flessione Chieti (-1.092) e Teramo (-1.082), registra un decremento piu' lieve L'Aquila (-636). Le variazioni percentuali rispecchiano i valori assoluti. Pescara (+1,25%) registra un incremento, Teramo (-3,41%) annota un decremento importante, mentre Chieti (-2,66%) e L'Aquila (-2,46%) segnano decrementi piu' lievi. 

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Cgia, investimenti pubblici crollati del 35% con la crisi

Nel nostro Paese sono crollati gli investimenti pubblici. Dal 2005 al 2017, secondo la Cgia di Mestre, la contrazione e' stata del 20%; ma rispetto al 2009, punta massima di crescita registrata prima della crisi, la riduzione e' stata pesantissima: -35%. Nessun altro indicatore economico ha registrato una caduta percentuale cosi' rovinosa. In termini nominali in questi ultimi 8 anni abbiamo "bruciato" 18,6 miliardi di euro di investimenti. Se rispetto al 2016 abbiamo leggermente invertito la tendenza, nella Nota di aggiornamento del Def presentata nelle settimane scorse si evince che nel 2017 l'ammontare complessivo della spesa per investimenti del settore pubblico si dovrebbe attestare a quota 35,5 miliardi di euro. A livello territoriale, invece, gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2015 e includono anche quelli realizzati dal Settore pubblico allargato (Spa), ovvero dalle imprese pubbliche nazionali (Posteitaliane, Gruppo Ferrovie dello Stato, Terna, Aci, Gestore servizi elettrici, etc.) e da quelle locali (Municipalizzate, Consorzi di Enti locali, etc.).

Se tra il 2005 e il 2015 gli investimenti del Settore pubblico allargato in conto capitale sono diminuiti a livello nazionale del 23% (pari a -13,3 miliardi di euro), la ripartizione territoriale che ha registrato la contrazione piu' importante e' stata il Nordest che ha subito un "taglio" pari a 5,3 miliardi di euro (-37,4%). Friuli Venezia Giulia (-51,1), Piemonte (-44,9) ed Emilia Romagna (-41,9) sono state le regioni piu' "colpite" da questa "sforbiciata". Se anche il Nordovest (-32,2%) e il Centro (-27,6) segnano riduzioni molto consistenti, l'unica macro area che ha registrato un risultato positivo e' stata il Mezzogiorno (+ 419 milioni di euro pari al +2,7%). Tra le regioni del Sud spicca il risultato positivo ottenuto dalla Puglia (+20,3%), dalla Basilicata (+24,3), dalla Calabria (+38,1) e dall'Abruzzo (+57) che ha potuto beneficiare degli interventi pubblici riconducibili alla ricostruzione post terremoto. Per la Cgia se alla spesa per investimenti aggiungiamo anche la spesa per trasferimenti in conto capitale, osserviamo che in questi ultimi 10 anni i primi, sono diminuiti del 23%, i secondi, invece, sono aumentati del 15,7%. Complessivamente, comunque, il totale della spesa in conto capitale (investimenti + trasferimenti) e' in calo del 12,7% attestandosi nel 2015 su un valore nominale pari a 69,1 miliardi di euro. Grazie alla disponibilita' di queste due fonti, e' stato possibile mettere in linea gli interventi pubblici in conto capitale che sono stati effettuati tra il 2005 e il 2015 sia dalla Pa sia dalla Spa per ciascun livello di governo. Il risultato che emerge e' molto significativo. Se la Pa nel suo complesso ha tagliato decisamente gli investimenti del 30,6% (pari a -15,2 miliardi di euro), le aziende del Settore pubblico allargato, invece, hanno aumentato l'impegno del 17,5% (+5,1 miliardi di euro). In buona sostanza lo Stato e gli enti locali hanno ridotto il loro impegno di spesa e a investire ci hanno pensato le grandi aziende pubbliche. Sempre tra il 2005 e il 2015, i settori maggiormente interessati da questa stretta sugli investimenti sono stati in termini nominali la mobilita' (-5,2 miliardi pari a -24,9%), la cultura e la ricerca (-4,1 miliardi pari a -47,6%), l'amministrazione generale (-2,3 miliardi di euro pari a -41,8), le attivita' produttive e le opere pubbliche (-2,2 miliardi pari a -13,3%). 

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Sanità, netto miglioramento per l’Abruzzo sui LEA

Resa nota nella serata di ieri la Griglia Lea (livelli essenziali di emergenza-assistenza sanitaria) 2015: la migliore e' la Toscana, inadempiente tutto il Sud (tranne la Basilicata). Le criticita' maggiori nella copertura vaccinale, screening e assistenza sul territorio. Balzo in avanti per l'Abruzzo che risulta essere fra le 11 regioni adempienti con un punteggio di 182. L'assessore regionale alla Sanita' Silvio Paolucci, a margine di una conferenza a Pescara sui fondi regionali destinati alle Province abruzzesi, ha manifestato la sua soddisfazione: "Intanto c'e' una forza terza che comunica questo grande risultato della nostra regione. E' il Ministero della Salute che attesta che non solo che l'Abruzzo e' totalmente adempiente sui livelli essenziale di assistenza e quindi sugli obiettivi di statue, ma registra che questa regione ha avuto il balzo piu' alto con un + 19 punti dell'intero Paese e a testimonianza di tre anni di buon lavoro che hanno portato a questi risultati e che finalmente una forza cosi' autorevole e terza puo' mettere fine a tutte le strumentalizzazioni di questi anni. Siamo migliorati nella rete ospedaliera, ma ancor di piu' nella prevenzione oncologica, nell'assistenza territoriale, siamo migliorati in quel sistema di residenzialita' e anche nella risposta ai cosiddetti tempo-dipendenti, ovvero a quelle patologie salvavita delle persone. Insomma tre anni di buon lavoro che vengono certificati con questo straordinario risultato che ci viene riconosciuto dal Ministero della Salute e che ci induce a fare meglio e a darci nuovi obiettivi per il futuro". L'assessore Paolucci ha poi spiegato come la Regione abbia anche pensato alle aree interne. "Noi abbiamo gia' risposto alle esigenze delle popolazioni di queste zone perche' la Regione e' stata l'unica, dopo trent'anni che ha messo in campo e installato nuove postazioni del 118, sapendo che ogni postazione costa oltre un milione di euro, per dire di quanto e' stato imponente l'investimento portato a termine nella rete della emergenza-urgenza, con quasi 15 postazioni in alcune aree interne come Campo di Giove (L'Aquila), San Salvo (Chieti), Lama dei Peligni (Chieti), Carunchio (Chieti), Torricella Peligna (Chieti), tanto per ricordarne alcune, e ora con un passo successivo vogliamo scommettere su questo ruolo importante dei distretti sanitari aperti 24 ore su 24 e che ovviamente saranno,presenti anche in certe zone piu' complicate, e - ha concluso l'assessore alla Sanita' - serviranno a far filtro rispetto al presidio piu' lontano. Sono modalita' che permetteranno a queste zone di vivere con piu' sicurezza per i tempi-dipendenti e con piu' qualita' di assistenza per quanto riguarda la rete residenziale, territoriale ed extra-ospedaliera anche per riguarda gli altri tipi di servizi".

 

Nel 2015 risultano adempienti - in base ai 35 indicatori della cosiddetta "Griglia LEA" - la maggior parte (11) delle regioni monitorate (16) ad esclusione di Molise, Puglia, Sicilia, Campania e Calabria, che si collocano nella classe "inadempiente" e che dovranno superare le criticità rilevate su alcune aree dell'assistenza tra cui: vaccinazioni, screening, assistenza agli anziani ed ai disabili, appropriatezza nell'assistenza ospedaliera (es. parti cesarei). Per queste regioni, il monitoraggio delle criticità è effettuato nell'ambito degli obiettivi previsti dal Piano di Rientro. E' questo in estrema sintesi il risultato illustrato nel documento "Monitoraggio dei LEA attraverso la Griglia LEA - Metodologia e risultati dell'anno 2015", a cura dell'Ufficio della Direzione generale della programmazione sanitaria del Ministero della Salute. Si analizza la capacità delle Regioni di garantire ai cittadini l'erogazione dell'assistenza secondo standard di appropriatezza e qualità. Conferma per la Toscana che rimane sul gradino più alto del podio seguita da Emilia Romagna e Piemonte su punteggi pari o superiori a 200 insieme al Veneto. In netto miglioramento Abruzzo e Calabria, mentre peggiorano Campania e Sicilia, rispetto ai punteggi rilevati nell'anno di Verifica 2014

Anche per le Regioni non sottoposte alla 'Verifica adempimenti', in base ai dati a disposizione è stato possibile elaborare la Griglia Lea 2015 e la valutazione sarà resa nota successivamente, precisa il ministero che passa ad analizzare i principali parametri analizzati. Sul fronte prevenzione, "la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per ciclo base (polio, difterite, tetano, epatite B, pertosse, Hib) risulta totalmente raggiunta in Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sardegna, mentre nella Provincia autonoma di Bolzano, in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Campania si registrano bassi livelli di copertura. In tendenziale e generalizzata diminuzione risulta la copertura vaccinale per una dose di vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, dove tutte le Regioni registrano una copertura al di sotto del valore di riferimento, mentre la copertura vaccinale antinfluenzale nell'anziano registra un lieve incremento nella maggior parte delle regioni, seppur costantemente al di sotto del livello soglia". Quanto all'attività di screening, dimostra "un elevato gradiente tra le regioni centro-settentrionali e quelle meridionali. In quest'ultime non si denotano miglioramenti nel trend 2010-2015 e i valori dell'indicatore di monitoraggio sono al di sotto del parametro di riferimento". Per l'assistenza ospedaliera "si conferma il trend in diminuzione dei ricoveri per tutte le regioni e il tendenziale miglioramento dell'appropriatezza dell'assistenza ospedaliera, riscontrabile in particolare nella diminuzione dei ricoveri attribuiti a Drg ad alto rischio di inappropriatezza". Resta invece "elevata" la percentuale di parti cesarei primari, con "valori ben oltre i parametri di riferimento specialmente in Campania". Ancora. "In tendenziale aumento risulta la percentuale di pazienti con frattura del femore operati entro 2 giorni, anche nelle regioni meridionali che, tuttavia, si attestano ancora su valori inferiori al parametro di riferimento". Relativamente all'assistenza territoriale il dicastero nota "criticità relativamente alla presa in carico dei soggetti anziani nelle strutture residenziali, in particolar modo nelle regioni meridionali dove l'offerta di posti letto è carente". Infine, "per quanto riguarda l'ospedalizzazione in età pediatrica per asma e gastroenterite si riscontrano dei valori al di sopra del valore di riferimento specialmente nelle regioni meridionali".

 

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Studio Confartigianato boccia gli uffici tributi in Abruzzo

Il 54,8% degli Uffici tributi dei Comuni abruzzesi, cioe' 143 su 261 presi in esame, e' 'inefficiente' o 'sotto livello' in materia di tasse e politiche fiscali. Il 47% della spesa regionale relativa alle attivita' degli Uffici tributi, pari a 10 milioni 947mila euro, e' da imputarsi a Comuni inefficienti o sotto livello. Su 9.150 procedure potenzialmente disponibili online, sono state avviate e concluse per via telematica solo 160 procedure, cioe' l'1,7%, dato che colloca la regione al sedicesimo posto della classifica nazionale. Lo rivela uno studio di Confartigianato Abruzzo, che ha analizzato alcuni dei dati contenuti nell'elaborazione 'Il labirinto del burofisco' della Confederazione nazionale. Gli standard di efficienza ed efficacia degli Uffici tributi dei Comuni vengono esaminati mediante il confronto tra fabbisogni standard e spesa storica. L'analisi consente di individuare, oltre ai Comuni 'efficienti' e 'sopra livello', quelli 'sotto livello', con spesa inferiore al fabbisogno standard e quantita' dei servizi erogati inferiore al livello dei servizi standard, e quelli 'inefficienti', con spesa superiore al fabbisogno standard e quantita' dei servizi erogati inferiore al livello dei servizi standard. In Abruzzo i Comuni efficienti sono 76 (29,1%), quelli sopra livello 42 (16,1%), quelli sotto livello 95 (36,4%) e quelli inefficienti 48 (18,4%). La regione e' al decimo posto della classifica nazionale per percentuale di Comuni inefficienti. Sul fronte della spesa relativa alle attivita' degli Uffici tributi, 2 milioni 829mila euro riguardano Comuni efficienti (12,2%), 9 milioni 495mila euro Comuni sopra livello (40,8%), 5 milioni 234mila euro Comuni sotto livello (22,5%) e 5 milioni 713mila euro Comuni inefficienti (24,5%). In questo caso l'Abruzzo e' al dodicesimo posto della graduatoria italiana per inefficienza. A livello territoriale, maglia nera, per inefficienza, alla provincia di Pescara: 9 Comuni efficienti (19,6%), 3 sopra livello (6,5%), 21 sotto livello (45,7%), 13 inefficienti (28,3%). Seguono L'Aquila, con 22 Comuni efficienti (25,6%), 8 sopra livello (9,3%), 34 sotto livello (39,5%), 22 inefficienti (25,6%), e Teramo, con 7 Comuni efficienti (17,5%), 12 sopra livello (30%), 15 sotto livello (37,5%), 6 inefficienti (15%). La situazione migliore e' quella della provincia di Chieti: 38 Comuni efficienti (42,7%), 19 sopra livello (21,3%), 25 sotto livello (28,1%), 7 inefficienti (7,9%). Significativo per l'Abruzzo anche il dato relativo alle prestazioni che le pubbliche amministrazioni e gli enti locali (Regione, Province, Comuni e Asl) offrono alle imprese: l'Abruzzo, con l'1,7%, e' tra le regioni che hanno la minor quota dei servizi gestibili completamente online. Su 9.150 procedure potenzialmente disponibili (cioe' il numero dei comuni moltiplicati per i 30 servizi presi in esame), le procedure disponibili online sono solo 160. "E' necessario che gli enti locali svolgano il ruolo di facilitatori per coloro che vogliono fare impresa - afferma il direttore regionale di Confartigianato, Daniele Giangiulli -. Ricordiamo che in cinque anni abbiamo perso 12mila occupati nell'artigianato, mentre il freno della burocrazia rappresenta uno degli ostacoli da rimuovere. E' impensabile anche che ad oggi solo l'1,7% dei Comuni riesca a svolgere pratiche online, il processo di digitalizzazione delle imprese deve investire necessariamente anche la pubblica amministrazione".

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Olio, qualità eccellente ma si rischia di perdere il 50% della produzione

 La raccolta delle olive in Abruzzo per la campagna 2017 a fronte di un qualita' eccellente evidenzia il rischio di perdere il 50% della produzione di olio. Lo dice Coldiretti Abruzzo che traccia una prima stima della raccolta dell'olivo che sta iniziando in questi giorni ma che, a causa delle gelate primaverili e della siccita' estiva, sara' caratterizzata da un notevole decremento della produzione. Rispetto alle previsioni di un mese fa, le piogge autunnali sembrano aver leggermente migliorato la situazione, ma il raccolto sara' comunque notevolmente ridotto, pur se sopra i livelli del 2016. Il calo si deve principalmente alla siccita' e al crollo delle precipitazioni nei mesi da giugno ad agosto: in Abruzzo la stragrande maggioranza degli ettari coltivati non e' dotata infatti di impianti di irrigazione, per cui il caldo e la mancanza di pioggia hanno causato la caduta prematura delle olive e impedito la crescita dei frutti. La situazione varia considerevolmente da provincia a provincia e da zona a zona. In via generale, la diminuzione e' stimata intorno al 50% rispetto alla media annuale (con una situazione con areali caratterizzato da produzione normale e altri con produzione molto bassa) con una produzione di circa 7mila tonnellate di olio (contro i 14.700 circa del 2015): un duro colpo soprattutto se si pensa che gia' lo scorso anno (2016) si era avuta una importante perdita quantitativa dovuta alle altalenanti condizioni meteorologiche. Secondo Coldiretti la perdita di produzione avra' una forte ripercussione in termini economici riportando l'attenzione sull'importanza di un comparto che, in Abruzzo, conta oltre 5 milioni di piante (circa un milione sono state spazzate vie dalla neve combinate alle scosse del sisma lo scorso gennaio) su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (colline Teatine), PESCARA (Aprutino Pescarese) e Teramo (Pretuziano delle colline teramane). Numeri importanti che fanno i conti con una realta' aziendale variegata, che oscilla da una minoranza di imprese specializzate alle aziende a conduzione familiare fino ad arrivare ai numerosissimi "agricoltori della domenica" che si limitano a raccogliere i frutti della terra senza investimenti o lavorazioni del caso (il 75% delle aziende in Abruzzo e' di piccole dimensioni). "Una annata decisamente negativa per produzione, che si aggiunge alla pessima campagna del 2016 - dice Giulio Federici, Direttore Coldiretti Abruzzo - fortunatamente pero' la qualita' e' stata salvaguardata e l'olio avra' parametri qualitativi eccellenti anche perche', se da una parte la siccita' ha compromesso la produzione, dall'altra ha determinato il mancato attacco dei parassiti piu' importanti tra cui sicuramente la mosca olearia influenzando positivamente le qualita' organolettiche". Qualita' preservata e garantita quindi. Ma Coldiretti avverte: attenzione a cosa compriamo. "La diminuzione di prodotto abruzzese, e in genere italiano, di certo provochera' l'aumento della presenza sul mercato di prodotti di provenienza estera anche perche' quest'anno mancano anche le scorte di prodotto "vecchio". In tal senso, le precauzioni da prendere prima di "scegliere un olio" sono almeno tre: guardare con piu' attenzione le etichette; acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, che hanno qualita' garantita e standard certificati; acquistare direttamente dai produttori organizzati in tutta la filiera che specificano in etichetta "olio extravergine" e "100% italiano"

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Traffico di auto di lusso in tutta Italia, 17 misure cautelari

I carabinieri del Comando provinciale di Milano stanno eseguendo 17 misure cautelari e patrimoniali nelle province di Monza, Milano, Pavia, Bergamo e Chieti, emesse dal gip del Tribunale di Monza, nei confronti di altrettante persone accusate a vario titolo di associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalita', finalizzata alla commissione di furti, ricettazione e riciclaggio di autovetture di lusso. I provvedimenti sono la conclusione di un'indagine svolta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Monza, coordinati dalla Procura di Monza, su un presunto gruppo criminale che secondo le indagini agiva prevalentemente nelle province di Milano e Monza e Brianza. 

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Vendemmia 2017 in Abruzzo, Coldiretti: stangata sulla quantità ma bene sulla qualità

Una vendemmia che verrà ricordata per una quantità tra le più scarse del dopoguerra ma una qualità fortunatamente salva. E’ quanto emerge da una indagine di Coldiretti Abruzzo mentre sta per concludersi la raccolta annuale dell’uva caratterizzata da un forte calo di produzione determinato dal bizzarro andamento climatico dovuto a siccità persistente ed importante. Risultato: una diminuzione dal 30% al 40% su una produzione media di circa 4.500.000 quintali di uva e 3milioni di ettolitri di vino di cui almeno un milione a denominazione di origine per un totale di circa 18mila aziende vitivinicole attive (e sempre a più alta specializzazione) su una superficie agricola complessiva di oltre 32mila ettari (di cui circa 3.600 a biologico). Insomma, mancherà sugli scaffali una bottiglia su tre di vino abruzzese rispetto al 2016, ma il vino sarà comunque di ottima qualità. Anche perché, mai come quest’anno, a fare la differenza sarà la bravura e la competenza dei viticoltori che hanno saputo intervenire con le irrigazioni di soccorso e con una raccolta anticipata su alcune varietà. I vitigni più conosciuti e diffusi si confermano anche quest’anno Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano, anche se negli ultimi anni stanno riscuotendo sempre maggiore interesse il Pecorino, la Passerina, il Moscato, la Cocciola e il Montonico.     

“La vitivinicoltura abruzzese è oggi una realtà importante – dice Coldiretti Abruzzo – tanto che l’Abruzzo può considerarsi oggi tra le regioni in cui il vino – con particolare riferimento al Montepulciano - ha saputo imporsi fino a diventarne l’immagine di riferimento, con una filiera che costituisce il principale comparto agricolo regionale (21% dell’intera PLV, la più elevata incidenza tra le regioni italiane) e una produzione media di vino rappresentata dal 70% di vini rossi e da un restante 30% di bianchi. Una realtà sempre più fiorente anche per i numerosi apprezzamenti che arrivano dall’estero, che si traducono con una crescita delle esportazioni che hanno registrato un aumento dell’8% nel 2016 con un positivo trend confermato anche dai dati relativi ai primi mesi del 2017 e che, a fine anno, potrebbe addirittura migliorare”.

 

immagine di repertorio

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Ronci: ‘Sistema produttivo dell’Abruzzo cambi passo’ 

Dal 2014 al 2016 le imprese abruzzesi, secondo l'economista Aldo Ronci, hanno subito una flessione di 2.435 unita' pari a -1,87%, valore peggiore dello 0,77% nazionale. Le considerazioni di Ronci su variazioni imprese nel periodo in esame e distribuzione attivita', oltre che su flessione popolazione, indicano che "il sistema produttivo abruzzese ha bisogno di cambiare passo e cio' - dice in una nota - puo' avvenire solo se si riesce a migliorare la competitivita' delle imprese (in particolare delle micro-imprese) e l'intervento della Regione Abruzzo piu' importante ed efficace in questo senso deve orientarsi nella messa a disposizione di servizi e risorse capaci di attivare innovazioni". A livello provinciale, per l'economista, le variazioni sono state disomogenee. L'unica ad avere segnalato un incremento e' stata Pescara (+385); hanno subito pesanti flessioni Chieti (-1.092) e Teramo (-1.082). Ha registrato un decremento piu' lieve L'Aquila (-636). Le variazioni delle imprese per attivita' economiche indicate nello studio da Ronci sono state: Agricoltura, - 1.449; Industria, - 426; Costruzioni,- 1.516; Commercio, - 487; Attivita' ricettive, + 283; Servizi alle imprese, + 470; Altri servizi, + 700. La distribuzione delle attivita' economiche in Abruzzo indica che, al 31 dicembre 2016, ha una percentuale di imprese piu' alto rispetto al valore medio nazionale l'agricoltura, che segna il 21%, a fronte del 15% italiano. Le attivita' agricole sono concentrate soprattutto nella provincia di Chieti. L'attivita' che al contrario registra una percentuale di imprese di molto inferiore a quella italiana (23%) e' quella degli altri servizi che si attesta al 19%. Le considerazioni dell'economista abruzzese indicano infine, in una nota, che "la perdita di imprese in Abruzzo dal 2014 al 2016 (-2.435) e' da ascrivere in particolare all'artigianato e comunque sarebbe stata molto piu' pesante se non si fossero verificati una forte crescita delle imprese della ristorazione e un consistente incremento nel settore dei servizi". "Se si aggiunge che nello stesso periodo - afferma Ronci - la popolazione ha subito una flessione di 11.692 abitanti e tale flessione e' stata dello 0,88% pari a due volte e mezzo la decrescita italiana di appena lo 0,32%; il PIL Abruzzese (dati Svimez) ha registrato un incremento di appena lo 0,5% pari ad un quarto di quello italiano (+1,8%) e che nel solo 2016 ha registrato una flessione dello 0,2% a fronte di una crescita media nazionale dello 0,9%, registrando il secondo peggior risultato tra le regioni italiane: "Si conferma lo stato di grave crisi in cui versa l'economia abruzzese. Il sistema produttivo abruzzese - conclude Ronci - ha bisogno di cambiare passo e cio' puo' avvenire soltanto se si riesce a migliorare la competitivita' delle imprese (in particolare delle micro-imprese) e l'intervento della Regione Abruzzo piu' importante ed efficace in questo senso deve orientarsi nella messa a disposizione di servizi e risorse capaci di attivare innovazioni".

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Popolo delle partite IVA più a rischio povertà

Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo. il cosiddetto popolo delle partite Iva, e' quello piu' a rischio poverta'. Nel 2015, infatti, il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria e' riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio poverta' calcolata dall'Istat. Praticamente una su quattro si e' trovata in seria difficolta' economica. E' quanto emerge da un'analisti della Cgia di Mestre, secondo cui per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si e' attestato al 21%, mentre per quelle che vivono con uno stipendio-salario da lavoro dipendente il tasso si e' fermato al 15,5%. 

In buona sostanza, i dati presentati dall'Ufficio studi della Cgia ci dicono che la crisi ha colpito soprattutto le famiglie del cosiddetto popolo delle partite Iva: ovvero dei piccoli imprenditori, degli artigiani, dei commercianti, dei liberi professionisti e dei soci di cooperative. Il ceto medio produttivo, insomma, ha pagato piu' degli altri gli effetti negativi della crisi e ancora oggi fatica ad agganciare la ripresa ed e' piu' a rischio poverta'. A questo proposito va tenuto conto che rischio di poverta' e' un indicatore previsto da Europa 2020. Si tratta della percentuale di persone che vivono in famiglie con un reddito disponibile equivalente (dopo i trasferimenti sociali) inferiore ad una soglia di rischio di poverta', fissata al 60% della mediana della distribuzione del reddito familiare disponibile equivalente. Nel 2015, ultimo dato disponibile, la soglia di poverta' totale (calcolata sui redditi 2014) e' stata pari a 9.508 euro annui. "A differenza dei lavoratori subordinati - fa notare il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - quando un autonomo chiude definitivamente l'attivita' non dispone di alcuna misura di sostegno al reddito. Perso il lavoro ci si rimette in gioco e si va alla ricerca di una nuova occupazione. In questi ultimi anni, purtroppo, non e' stato facile trovarne un altro: spesso l'eta' non piu' giovanissima e le difficolta' del momento hanno costituito una barriera invalicabile al reinserimento, spingendo queste persone verso forme di lavoro completamente in nero". Dalla Cgia fanno notare che, al netto dei collaboratori coordinati continuativi, dal 2008 ai primi 6 mesi di quest'anno lo stock di lavoratori autonomi (ovvero, i piccoli imprenditori, gli artigiani, i commercianti, i liberi professionisti, i coadiuvanti familiari, etc.) e' diminuito di 297.500 unita' (-5,5%). Sempre nello stesso arco temporale, la platea dei lavoratori dipendenti presenti in Italia e' invece aumentata di quasi 303.000 unita' (+1,8%). "Fino ad una decina di anni fa - prosegue Zabeo - aprire una partita Iva era il raggiungimento di un sogno: un vero status symbol. L'opinione pubblica collocava questo neoimprenditore tra le classi socio-economiche piu' elevate. Oggi, invece, non e' piu' cosi': per un giovane, in particolar modo, l'apertura della partita Iva spesso e' vissuta come un ripiego o, peggio ancora, come un espediente che un committente gli impone per evitare di assumerlo come dipendente". L'avvento della crisi, purtroppo, ha colto questi indipendenti del tutto impreparati e solo qualche mese fa si e' arrivati finalmente all'approvazione dello Statuto del lavoro autonomo che ha introdotto una serie di diritti fortemente richiesti dalla categoria. "E' importante - dichiara il Segretario della Cgia Renato Mason - che siano stati riconosciuti, specie per i lavoratori autonomi piu' mobili, dei vantaggi fiscali per chi investe nell'aggiornamento professionale. Senza contare che finalmente sono state ampliate le tutele nelle situazioni di maternita', congedi parentali e malattia grave. Inoltre, e' importante che anche per gli autonomi siano stati definiti i tempi di pagamento nelle transazioni commerciali con la Pubblica amministrazione e si possano costituire reti di professionisti per partecipare a gare pubbliche". Sempre tra il 2008 e i primi mesi di quest'anno, a livello territoriale il popolo delle partite Iva ha segnato la contrazione piu' marcata in Emilia Romagna (-12,7%), in Calabria (-12%), in Liguria e in Abruzzo (entrambi i casi con una riduzione del 10,4%). La ripartizione geografica piu' colpita da questa moria, invece, e' stata il Mezzogiorno (-7%) Infine, il reddito delle famiglie con fonte principale da lavoro autonomo ha subito in questi ultimi anni (2008-2014) una "sforbiciata" di oltre 6.500 euro (-15,4%), mentre quello dei dipendenti e' rimasto quasi lo stesso (-0,3%). In aumento, invece, il dato medio dei pensionati e di quelle famiglie che hanno potuto avvalersi dei sussidi (di disoccupazione, di invalidita' e di istruzione) che sono stati erogati ai nuclei piu' in difficolta' (+8,7% pari a +1.941 euro).

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