Primo Piano

L’Italia ha la popolazione lavorativa piu’ anziana d’Europa

L'Italia ha la popolazione lavorativa piu' anziana d'Europa. Nel 2016, afferma la Cgia di Mestre, l'eta' media degli occupati in Italia era di 44 anni, contro una media di 42 registrata nei principali paesi Ue. Negli ultimi 20 anni, inoltre, l'eta' media dei lavoratori italiani e' salita di 5 anni, un incremento che in nessun altro paese e' stato cosi' rilevante. A seguito del calo demografico, dell'allungamento dell'eta' media e di quella lavorativa, contiamo nei luoghi di lavoro pochissimi giovani e molti over 50. Se, infatti, nel nostro paese l'incidenza dei giovani (15-29 anni) sul totale degli occupati e' pari al 12%, in Spagna e' al 13,2, in Francia al 18,6, in Germania al 19,5 e nel Regno Unito al 23,7%. Per contro, nel nostro Paese l'incidenza degli ultra 50enni sul totale degli occupati e' del 34,1%. Solo la Germania registra un dato superiore al nostro e precisamente del 35,9%, mentre in Spagna e' del 28,8, in Francia del 30 e nel Regno Unito del 30,9%. 

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Debito spalmato, D’Alfonso e Paolucci: norma storica

"Una norma storica, dal valore stratosferico, che mette la parola fine a tutti i problemi che questa regione si portava dietro da 20 anni". Lo hanno affermato il governatore dell'Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e l'assessore regionale alla Programmazione economica, Silvio Paolucci, nell'illustrare la 'norma Abruzzo' contenuta nella legge di bilancio dello Stato che consente di spalmare su 20 anni, e non sui 10 previsti attualmente, il debito ereditato al 31 dicembre 2014. Il punto della situazione e' stato fatto nel corso di una conferenza stampa a Pescara. Il provvedimento riguarda debiti provenienti dalle gestioni di governo regionale precedenti e relative al periodo 1999-2014. La norma stabilisce anche l'obbligo di aumentare gli investimenti del 2% a partire dal 2018. "Per circa 18 anni - ha affermato D'Alfonso - abbiamo ritenuto di scavalcare il debito, che comincia nel 1999 e si genera fino al 2014. Dal 2014 abbiamo cominciato a pensare alla soluzione normativa. Ora determiniamo il rientro, rispetto alla consistenza debitoria, nell'arco di 20 anni. Un lasso di tempo che consente il mantenimento di un'agibilita' finanziaria annuale. La cosa piu' importante e' che come regola di virtuosita' c'e' l'implementazione della spesa per gli investimenti". "C'e' il comma tre che e' molto importante - ha sottolineato D'Alfonso - lascia spazio a veri e propri accordi con la Ragioneria dello Stato. Potremo veicolare esigenze riguardanti il riordino della macchina amministrativa. Io continuo a lavorare per rinnovarla. Di qui a qualche settimana ci saranno i bandi per i concorsi, ma crediamo anche al rinnovamento generazionale della macchina amministrativa e questa norma consente un sistema relazionale aperto per inserire anche ulteriori esigenze". "Questa norma - ha proseguito - andava fatta quando l'Italia aveva sette seni, l'abbiamo fatta quando il Paese e' senza seni e quindi ha un valore stratosferico. Si poteva fare nel 1999, quando c'erano le posture culturali favorevoli, si poteva fare tra il 2001 e il 2006, perche' c'era una classe di governo nazionale accogliente. Si poteva fare tra il 2006 e il 2008 o in corrispondenza del terremoto. Noi ora siamo riusciti a farla fare sulla base della spiegazione documentale". Il governatore ha poi ricordato che a questo risultato si e' arrivati grazie a "due incontri e un convegno con Padoan che ci hanno consentito di accendere le luci con la contrarieta' zero di tutti gli altri organi. E' una norma - ha sottolineato - che non va di traverso alla Corte dei conti". Paolucci ha parlato di un provvedimento "a favore della povera gente, il piu' grande provvedimento a favore delle persone piu' deboli che sia stato fatto negli ultimi 20 anni, che consente di liberare risorse per i pendolari, per gli operai, per gli studenti, per i disabili, per gli anziani, per i non autosufficienti, perche' libera risorse per i trasporti e per il sociale. Spalmando il debito in 20 anni - ha spiegato l'assessore - riduciamo il necessario accantonamento per ripianarlo da 50 milioni a 25 milioni. Si liberano risorse che possono essere reinvestite. E' la norma piu' 'di sinistra' degli ultimi 20 anni e meriterebbe l'applauso unanime di tutti i gruppi politici". 

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Renzi arriva in Abruzzo

E' ripartito questa mattina da Pescara il tour in treno del segretario del Pd Matteo Renzi. È arrivato puntuale alle 8,36 alla stazione di Scerne di Pineto nella prima tappa delle 4 previste in Abruzzo. Ad accoglierlo in stazione il presidente della Regione Abruzzo Luciano D'Alfonso e il consigliere regionale Luciano Monticelli, prima tappa a Scerne di Pineto per raggiungere il Centro Casa madre Ester, domicilio dell'infanzia abbandonata. La seconda tappa è a Ortucchio, in provincia dell'Aquila, al Centro spaziale "Piero Fanti" del Fucino di Telespazio. Renzi sarà a Pescara nel pomeriggio al l'Ipssar De Cecco, per un incontro con il mondo della scuola. Ultima tappa abruzzese è San Salvo dove è prevista la visita alla Pilkington. Quindi la partenza per il Molise, direzione Termoli. 

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Renzi nel Teramano: Italia ha strutture d’eccellenza contro il disagio

 "E' un viaggio molto bello, qui ascolto e non chiacchiero, ci sono realtà dell'associazionismo, ella scuola, luoghi molto belli. Ora siamo in Abruzzo, stanotte entreremo in Puglia, vogliamo ascoltare molte persone". Lo ha detto il segretario del Pd Matteo Renzi, parlando in collegamento da Vasto durante la registrazione di 'Otto e mezzo' su La7. "Meloni dice che con questo treno prendo insulti? I suoi li ho sempre presi, dipende dallo stile, c'è chi insulta e chi fa proposte. Ci sono contestazioni, ma io vedo un affetto quasi commovente. E' bello incontrare le persone anche quelli che hanno qualcosa da dire", ha aggiunto.

 

Tappa di Vasto

"In questa tappa abruzzese abbiamo incontrato tantissime realtà, alcune che vanno decisamente bene, altre che invece sono in sofferenza. Abbiamo preso l'impegno di seguire le crisi occupazionali e fare di tutto perché il destino di questi lavoratori possa essere accompagnato con grande determinazione". Lo ha detto il segretario del Pd, Matteo Renzi, parlando con i giornalisti a Vasto, una delle tappe del suo tour in treno. "Quindi - ha aggiunto - bene tutte le iniziative, l'alternanza scuola-lavoro, le realtà del sociale: abbiamo visto cose straordinarie, ma abbiamo grande attenzione alle crisi occupazionali". A Vasto, Renzi ha vistato lo stabilimento della Pilkington, che produce parabrezza per auto. Alla stazione, poi, ci sono stati alcuni momenti di tensione tra i sostenitori del segretario Dem e alcuni contestatori, tra cui attivisti del M5s.

Tappa di Pescara

La scuola, la sicurezza degli edifici scolastici, il ruolo degli istituti alberghieri e le potenzialita' del settore enogastronomico ed agroalimentare al centro della visita del segretario del Pd, Matteo Renzi, all'Ipssar 'De Cecco' di Pescara, nell'ambito del terzo giorno del tour 'Destinazione Italia'. All'incontro hanno preso parte, tra gli altri, il governatore dell'Abruzzo, Luciano D'Alfonso, il presidente della Provincia di Pescara, Antonio Di Marco, il sindaco Marco Alessandrini, parlamentari abruzzesi del Pd, vertici e simpatizzanti del partito abruzzese, insegnanti e presidi, tra cui quella del 'De Cecco', che ha illustrato ai presenti le attivita' portate avanti dalla scuola, concentrandosi in particolare sull'importanza dell'alternanza scuola-lavoro, soprattutto in un istituto come l'alberghiero. Il segretario del Partito Democratico, che ha parlato a lungo anche di alternanza scuola-lavoro, definendola una "intuizione fondamentale", ha sottolineato che il settore agroalimentare, l'accoglienza turistica, la vacanza 'cucina e gusto' "non sono argomenti di serie 'b'". Renzi, in tema di scuole, ha poi auspicato che - "chiunque sara' il capo del Governo, chiunque sara' in maggioranza e chiunque sara' all' opposizione" - vengano raddoppiati i quattro miliardi stanziati per l'edilizia scolastica, perche' con altri quattro miliardi "non si risolvono tutti i problemi, ma si da' un bel colpo". Il presidente della Provincia ha sottolineato che, secondo le stime, servono 90 milioni di euro per la messa in sicurezza delle scuole del territorio. Mentre nella scuola era in corso l'incontro, all'esterno c'e' stata una mini protesta di un gruppo di cittadini, intervenuti per contestare Renzi.

Tappa di Teramo

"Questo viaggio del #trenoPd regala emozioni intense. Dopo la Lega del filo d'oro ieri a Osimo, oggi ho incontrato i bambini e i ragazzi della casa 'Madre Ester', in provincia di Teramo. È impressionante vedere la forza delle suore, degli educatori, di chi lavora con questi ragazzi che provengono da situazioni di gravissima difficoltà in famiglia". Lo scrive su Facebook il segretario Pd Matteo Renzi, mentre è in corso il suo viaggio "di ascolto" per l'Italia. "È giusto e necessario ascoltare anche i ragazzi, i bambini, i loro pensieri. Sorridere con loro, pur tra mille difficoltà - aggiunge Renzi -. E pensare che questo Paese è un grande Paese perché ha strutture di eccellenza nel contrasto al disagio. Non è facile affrontare certe emergenze. Ma è bello sapere che ci sono persone splendide che non si arrendono mai. Grazie alle suore e agli educatori. E una promessa ai ragazzi: non ci dimenticheremo mai di incontri come questo"

"Ho incontrato una rappresentanza di lavoratori dell'Hatria e abbiamo chiamato insieme il vice ministro Teresa Bellanova che si occupa di crisi occupazionali, e faremo di tutto per evitare che arrivino i 55 licenziamenti" ha detto il segretario nazionale del Pd Matteo Renzi poco dopo il suo arrivo a Scerne di Pineto, prima tappa del suo tour di oggi in Abruzzo e Molise. Dopo il mancato accordo al tavolo di trattativa, l'azienda teramana ha confermato 55 esuberi (su 160 dipendenti) e l'avvio delle relative procedure. "Abbiamo illustrato al segretario Renzi - ha detto Berardo Di Tommaso Rsu Hatria - la situazione in azienda e in generale del territorio. Abbiamo chiesto un occhio di riguardo per la nostra azienda anche se abbiamo saputo che proprio oggi partiranno le lettere di licenziamento ai lavoratori. E' un punto di non ritorno per queste persone che usciranno, e che ci auguriamo possano essere reintegrate, qualora le cose dovessero migliorare. Non ci aspettavamo di salire in macchina insieme al segretario Renzi e questa disponibilita' e l'opportunita' che ci ha offerto. Abbiamo ricevuto disponibilita' e ascolto sia da Renzi che da Richetti". 

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"Ogni sera, a fine giornata, quando è tardi e sei anche un po' stanco, è la pienezza e l'intensità delle emozioni che il viaggio ti ha regalato a farti desiderare che venga presto il giorno dopo. Oggi prima tappa a Scerne di Pineto, alla Casa "Madre Ester" per bambini maltrattati. Qui abbiamo toccato con mano lo straordinario coraggio di chi ha conosciuto troppo presto le difficoltà della vita e di chi dedica la propria vita ad alleviare le sofferenze degli altri. Poi una visita al Centro spaziale del Fucino di Ortucchio, primo teleporto al mondo per usi civili. Incontreremo altri giovani all'Istituto alberghiero De Cecco di Pescara e con loro continueremo a parlare di formazione e alternanza scuola-lavoro. Nel pomeriggio saremo a Vasto per conoscere una delle principali realtà industriali della zona e infine chiuderemo la giornata a Termoli per un focus sull'agroalimentare con i soci di una cantina vinicola". Lo scrive su Facebook il segretario Pd Matteo Renzi. "Perché in fondo la destinazione di questo viaggio sono le persone e le loro storie", aggiunge.

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Nella manovra ci sarà la ‘norma Abruzzo’ per spalmare il debito

 Nella legge di bilancio dello Stato c'e' la 'norma Abruzzo' che consente di spalmare su 20 anni, e non sui 10 previsti attualmente, il debito ereditato al 31 dicembre 2014. Si tratta di 770 milioni provenienti dalle gestioni di governo regionale precedenti e relative al periodo 1999-2014. La norma stabilisce anche l'obbligo di aumentare gli investimenti del 2% a partire dal 2018. "La finanza pubblica della Regione Abruzzo torna cosi' definitivamente in bonis". Annunciano il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso, e l'assessore regionale al Bilancio, Silvio Paolucci. "Si tratta di un risultato senza pari. A questo punto si puo' cominciare a correre e a ingrandire il nostro regionalismo", dicono D'Alfonso e Paolucci. 

 "Si tratta di un traguardo storico che mette fine definitivamente a 20 anni di sofferenze per i conti della Regione. Ha a che fare con la vita della gente e delle persone perche' grazie a questa norma il governo D'Alfonso consente la spalmatura sostenibile dell'enorme debito del passato alimentando investimenti e consentendo il finanziamento di trasporti e sociale". Queste le parole dell'assessore regionale al Bilancio, Silvio Paolucci, in merito all'inserimento nella Legge di bilancio dello Stato della cosiddetta 'norma Abruzzo' che prevede di spalmare in 20 anni (contro i 10 attuali) i 770 milioni di debito. "E' dunque una svolta per l'intera comunita' regionale - afferma Paolucci - e in particolar modo per le fasce deboli, per gli anziani, i diversamente abili e gli studenti. E' una norma che cambia la storia di questa regione".

 

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Record per l’export di cibo italiano

 E' record storico per il Made in Italy alimentare all'estero con le esportazioni di prodotti alimentari e bevande che crescono del +9,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti sui dati Istat relativi a commercio estero ad agosto del 2017 dopo che nel 2016 l'agroalimentare aveva già raggiunto il massimo storico di 38,4 miliardi. Se il trend dei primi otto mesi del 2017 (+7,5%) sarà mantenuto, a fine anno - sottolinea la Coldiretti - saranno superati per la prima volta nella storia i 40 miliardi di euro di export agroalimentare Made in Italy. Il balzo ad agosto si è verificato - precisa la Coldiretti - sia nei Paesi dell'Unione (+9,5%) che in quelli fuori dell'Europa dove ha messo a segno un incoraggiante +8,6%. Quasi i due terzi delle esportazioni agroalimentare - precisa la Coldiretti - interessano i Paesi dell'Unione Europea, ma gli Stati Uniti - sottolinea la Coldiretti - sono di gran lunga il principale mercato dell'italian food fuori dai confini dall'Unione e il terzo in termini generali dopo Germania e Francia e prima della Gran Bretagna. Il prodotto agroalimentare italiano piu' esportato all'estero - continua la Coldiretti - è il vino seguito dall'ortofrutta fresca

L'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare con una piu' efficace tutela nei confronti della "agropirateria" internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale. All'estero - conclude la Coldiretti - sono falsi quasi due prodotti alimentari di tipo italiano su tre. In testa alla classifica dei prodotti più taroccati - conclude la Coldiretti - ci sono i formaggi a denominazione di origine Dop a partire dal Parmigiano Reggiano e dal Grana Padano, ma anche il Provolone, il Gorgonzola, il Pecorino Romano, l'Asiago o la Fontina. Poi ci sono i salumi più prestigiosi dal Parma al San Daniele che spesso "clonati", ma anche gli extravergini di oliva, le conserve. A preoccupare - sottolinea la Coldiretti - sono gli effetti del Trattato di libero scambio con il Canada (CETA) in corso di ratifica in Italia in cui per la prima volta nella storia l'Unione Europea si legittima in un trattato internazionale la pirateria alimentare a danno dei prodotti Made in Italy piu' prestigiosi, accordando esplicitamente il via libera alle imitazioni che sfruttano i nomi delle tipicità nazionali, dall'Asiago alla Fontina dal Gorgonzola ai Prosciutti di Parma e San Daniele. Un accordo che colpisce anche il formaggio italiano piu' esportato nel mondo, il Parmigiano Reggiano, che potrà essere liberamente prodotto e commercializzato dal Canada con la traduzione di Parmesan. La svendita dei marchi storici del Made in Italy agroalimentare non è solo un danno sul mercato canadese ma - conclude la Coldiretti - è soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni ai concorrenti piu' insidiosi delle specialità Made in Italy all'estero

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Ferrovie, annunciato il potenziamento delle linee verso Roma

Il potenziamento e il miglioramento dei collegamenti ferroviari fra Roma e le aree colpite dal terremoto del 2009 del 2016. Sono gli obiettivi dei progetti presentati oggi a Rieti da Maurizio Gentile Ad Dg di Rete ferroviaria Italiana alla presenza del Ministro delle Infrastrutture dei Trasporti Graziano del Rio e i presidenti delle Regioni Lazio e Marche Nicola Zingaretti e Luca Ceriscioli. I progetti si inseriscono nel più ampio programma di sviluppo e riqualificazione delle zone colpite dallo sciame sismico del 2016 e l'area in questione interessa circa un milione e 400 mila abitanti ed è caratterizzata da un forte pendolarismo infatti sono circa 80 mila gli spostamenti giornalieri. Grazie poi al potenziamento dell'anello ferroviario dell'Appennino centrale sarà dunque possibile sviluppare di collegamenti ferroviari verso la Capitale con standard elevati di qualità e puntualità - assicura Rfi - sia sul versante Nord da l'Aquila, Rieti e Terni, sia su quello Est da Pescara, Sulmona e Avezzano. Altro obiettivo poi - come spiegato oggi a Rieti - sarà collegare le aree produttive della zona e i territori montuosi con le altre regioni attraverso dei sistemi di trasporto collettivo meno inquinanti e più sicuri per un maggiore sviluppo delle attività economiche

Dal punto di vista dei collegamenti ferroviari, invece, "quest'area- ha spiegato l'Ad di Rfi Gentile- interessa circa un milione e 400 mila abitanti che si muovono prevalentemente verso la Capitale ed e' caratterizzata da un forte pendolarismo, infatti sono circa 80 mila gli spostamenti giornalieri stabili. In questo contesto- ha spiegato- abbiamo inquadrato meglio un programma sistemico che abbiamo chiamato Anello ferroviario dell'Appennino centrale". Grazie al suo potenziamento sara' dunque possibile sviluppare dei collegamenti ferroviari verso la Capitale con standard elevati di qualita' e puntualita' - assicura Rfi - sia sul versante Nord da l'Aquila, Rieti e Terni, sia su quello Est da Pescara, Sulmona e Avezzano. Altro obiettivo poi- come spiegato oggi a Rieti - sara' collegare le aree produttive della zona e i territori montuosi con le altre regioni attraverso dei sistemi di trasporto collettivo meno inquinanti e piu' sicuri per un maggiore sviluppo delle attivita' economiche. "Gli investimenti previsti sono di 2 miliardi e 400 milioni, gia' previsti dal contratto di programma con il ministero dei Trasporti", ha concluso Gentile. 

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Dissesto idrogeologico, sono 31 le opere idriche incomplete

In Italia ci sono 31 opere idriche incompiute, si tratta di dighe, impianti di irrigazioni, adduttori ed altri interventi, interrotti per contenziosi sugli appalti, interruzioni del finanziamento o altre ragioni. Per realizzare queste incompiute - in vari stadi di realizzazione - sono gia' stati utilizzati finanziamenti per 537.211.456 euro, la stima del costo per ultimarle e' di 620.748.032 euro. Le regione che hanno piu' incompiute idriche sono la Campania e la Calabria con 7 a testa, seguono Sicilia, Puglia e Lazio con 4, l'Abruzzo con 2, chiudono la classifica Emilia Romagna, Molise e Sardegna con una a testa: totale 31. Sono alcuni dei dati contenuti del rapporto 'Manutenzione Italia' dell'Anbi, l'associazione nazionale dei 151 consorzi per la gestione e tutela del territorio e delle acque irrigue. Queste incompiute "hanno creato un danno enorme al Paese", dice il presidente Anbi Francesco Vincenzi, "dobbiamo avere il coraggio di dire se le terminiamo o non le terminiamo. Dobbiamo voltare pagina". Tra i casi piu' clamorosi la diga sul Melito in Calabria, ai piedi dell'altopiano della Sila, nel catanzarese: doveva essere una delle piu' grandi dighe in Europa, capace di fornire acqua potabile e per irrigazione e con l'ambizione di stimolare anche il turismo (lacustre, per l'invaso che sarebbe nato) dando una mano all'ambiente oltre che all'agricoltura. Il progetto interessa 55 Comuni per circa 500mila abitanti che sarebbero stati serviti dall'invaso che avrebbe fornito acqua sufficiente per irrigare 16mila ettari circa di terreno. La realta' che racconta l'Anbi oggi e' invece di un'opera i cui lavori sono iniziati negli anni 90 ma dopo quasi 30 anni risultano completati solo al 10%. Lavori sospesi per un contenzioso con l'impresa appaltante, a fronte di 112 ettari di terreno gia' espropriati, migliaia di posti di lavoro persi e 400 ettari di terreno impegnati inutilmente. 

Altro caso preoccupante e' quello della diga di Pietrarossa, tra le province di Catania e Enna. Potrebbe garantire, riferisce Anbi, 17.500 ettari di terreno irrigabili a fronte degli attuali 6mila, sul territorio dell'intera piana di Catania e le province di Catania, Siracusa ed Enna con 35 milioni di metri cubi d'acqua invasabili. I lavori, aggiungendo al danno la beffa, sono completati al 95%. Erano iniziati nel 1989 e sono stati interrotti nel 1993, sono poi ripresi nel maggio del 1997 e sospesi nell'ottobre dello stesso anno a causa del ritrovamento di un sito archeologico. Intanto, denuncia Anbi, 11mila ettari di terreno soffrono la siccita' mentre risultano necessari appena 60 milioni per il completamento del restante 5% dell'opera. C'e' poi il caso della rete irrigua Alento-Campania, a completamento dell'invaso Piano della Rocca. Si potrebbero avere 5mila ettari irrigabili in 12 comuni del Cilento, con risparmio di acqua, ammodernamento del servizio irriguo e riduzione del degrado ambientale. I lavori sono iniziati nel 1999 e sono stati sospesi nel 2011 dopo il completamento dei lotti 1 e 2 per il mancato finanziamento del lotto 3. Intanto pero' sono stati gia' finanziati e spesi 34 milioni mentre 1.600 ettari risultano ancora non irrigabili per il mancato completamento dell'opera.

Insomma, "risulta non piu' rinviabile la realizzazione di quelle opere", avverte Anbi, che pero' non si ferma a questo. Per "risolvere o quanto meno alleviare" la situazione di rischio idrogeologico nei territori italiani che ricadono nei comprensori di bonifica l'Anbi propone un piano pluriennale di interventi aggiornato al 2017 che prevede 3.709 interventi per un importo complessivo di quasi 8 miliardi, tenendo presente che "ogni milione di investimento nel settore genera 7 posti di lavoro", mentre "per i danni da alluvioni lo stato spende ogni anno 2,5 miliardi". Sul fronte della disponibilita' idrica Anbi ritiene "non piu' rinviabile provvedere a realizzare serbatoi, vasche di espansione e laminazione delle piene al fine di regolare la cospicua quantita' di acqua della stagione piovosa e conservare tale risorsa per la stagione irrigua". Allo stesso tempo, pero', e' "non piu' rinviabile ammodernare e razionalizzare le reti consortili per lo scolo delle acque" e "completare, ammodernare e rendere piu' efficienti" gli impianti di irrigazione collettiva. Da queste necessita' discende l'esigenza di un Piano nazionale per i piccoli e medi invasi, oltre alle infrastrutture per l'utilizzo dell'acqua, da 20 miliardi di investimenti per 2.000 interventi, per 400 dei quali i Consorzi hanno gia' progetti definitivi ed esecutivi.

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Dal 2014 al 2016 l’Abruzzo ha perso 2.425 imprese

Dal 2014 al 2016 l'Abruzzo ha perso 2.425 imprese passando dalle 129.488 del 31.12.2013 alle 127.063 del 31.12.2016. Nello stesso periodo, in termini percentuali, l'Abruzzo decresce dell'1,87%, valori pari a due volte e mezzo la decrescita media a livello nazionale (-0,77%). Lo rende noto in un report il ricercatore Aldo Ronci in base ai dati di Movimprese. A livello provinciale le variazioni sono state molto diverse tra loro: l'unica a segnare un incremento e' Pescara (+385), subiscono pesanti flessione Chieti (-1.092) e Teramo (-1.082), registra un decremento piu' lieve L'Aquila (-636). Le variazioni percentuali rispecchiano i valori assoluti. Pescara (+1,25%) registra un incremento, Teramo (-3,41%) annota un decremento importante, mentre Chieti (-2,66%) e L'Aquila (-2,46%) segnano decrementi piu' lievi. 

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Cgia, investimenti pubblici crollati del 35% con la crisi

Nel nostro Paese sono crollati gli investimenti pubblici. Dal 2005 al 2017, secondo la Cgia di Mestre, la contrazione e' stata del 20%; ma rispetto al 2009, punta massima di crescita registrata prima della crisi, la riduzione e' stata pesantissima: -35%. Nessun altro indicatore economico ha registrato una caduta percentuale cosi' rovinosa. In termini nominali in questi ultimi 8 anni abbiamo "bruciato" 18,6 miliardi di euro di investimenti. Se rispetto al 2016 abbiamo leggermente invertito la tendenza, nella Nota di aggiornamento del Def presentata nelle settimane scorse si evince che nel 2017 l'ammontare complessivo della spesa per investimenti del settore pubblico si dovrebbe attestare a quota 35,5 miliardi di euro. A livello territoriale, invece, gli ultimi dati disponibili sono aggiornati al 2015 e includono anche quelli realizzati dal Settore pubblico allargato (Spa), ovvero dalle imprese pubbliche nazionali (Posteitaliane, Gruppo Ferrovie dello Stato, Terna, Aci, Gestore servizi elettrici, etc.) e da quelle locali (Municipalizzate, Consorzi di Enti locali, etc.).

Se tra il 2005 e il 2015 gli investimenti del Settore pubblico allargato in conto capitale sono diminuiti a livello nazionale del 23% (pari a -13,3 miliardi di euro), la ripartizione territoriale che ha registrato la contrazione piu' importante e' stata il Nordest che ha subito un "taglio" pari a 5,3 miliardi di euro (-37,4%). Friuli Venezia Giulia (-51,1), Piemonte (-44,9) ed Emilia Romagna (-41,9) sono state le regioni piu' "colpite" da questa "sforbiciata". Se anche il Nordovest (-32,2%) e il Centro (-27,6) segnano riduzioni molto consistenti, l'unica macro area che ha registrato un risultato positivo e' stata il Mezzogiorno (+ 419 milioni di euro pari al +2,7%). Tra le regioni del Sud spicca il risultato positivo ottenuto dalla Puglia (+20,3%), dalla Basilicata (+24,3), dalla Calabria (+38,1) e dall'Abruzzo (+57) che ha potuto beneficiare degli interventi pubblici riconducibili alla ricostruzione post terremoto. Per la Cgia se alla spesa per investimenti aggiungiamo anche la spesa per trasferimenti in conto capitale, osserviamo che in questi ultimi 10 anni i primi, sono diminuiti del 23%, i secondi, invece, sono aumentati del 15,7%. Complessivamente, comunque, il totale della spesa in conto capitale (investimenti + trasferimenti) e' in calo del 12,7% attestandosi nel 2015 su un valore nominale pari a 69,1 miliardi di euro. Grazie alla disponibilita' di queste due fonti, e' stato possibile mettere in linea gli interventi pubblici in conto capitale che sono stati effettuati tra il 2005 e il 2015 sia dalla Pa sia dalla Spa per ciascun livello di governo. Il risultato che emerge e' molto significativo. Se la Pa nel suo complesso ha tagliato decisamente gli investimenti del 30,6% (pari a -15,2 miliardi di euro), le aziende del Settore pubblico allargato, invece, hanno aumentato l'impegno del 17,5% (+5,1 miliardi di euro). In buona sostanza lo Stato e gli enti locali hanno ridotto il loro impegno di spesa e a investire ci hanno pensato le grandi aziende pubbliche. Sempre tra il 2005 e il 2015, i settori maggiormente interessati da questa stretta sugli investimenti sono stati in termini nominali la mobilita' (-5,2 miliardi pari a -24,9%), la cultura e la ricerca (-4,1 miliardi pari a -47,6%), l'amministrazione generale (-2,3 miliardi di euro pari a -41,8), le attivita' produttive e le opere pubbliche (-2,2 miliardi pari a -13,3%). 

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