Due Destre nella Lega

di Alessandro D’Ascanio*

Tra i responsi salienti dei risultati elettorali delle consultazioni regionali appena consumate emerge con oggettiva evidenza la palmare divaricazione di prospettive, nel partito della Lega, tra la le proposte politiche incarnate da Zaia e Salvini, resa ancora più manifesta dalla simultaneità dell’affermazione plebiscitaria del primo, nella sua terza riconferma alla presidenza del Veneto, a fronte del sostanziale fallimento del tentativo del secondo di compromettere la durata del Governo Conte per il tramite della conquista roboante di alcuni governi regionali storicamente dominati dalla sinistra (in misura peculiare la Toscana, anche per il tramite di una candidata alla presidenza dalle corde molto “salviniane”).

Si palesano dunque due destre confliggenti nella nuova Lega: accanto a quella neo-nazionalista, sovranista, populista, securitaria, tendenzialmente plebea, demagogica, del tutto attratta dal potere “romano” di Salvini, se ne consolida un’altra federalista, autonomista, liberal-conservatrice, moderata, borghese e popolare ad un tempo, produttivista del “Doge” Zaia.
Sarà inevitabile uno scontro interno per la delineazione della leadership e la configurazione ideologica e programmatica del partito? Sarà possibile una composizione delle due posizioni?

Con buona probabilità, Zaia non schiererà la propria forza personale, politica e di rete territoriale, in una guerra per la conquista del partito per un insieme plurimo di ragioni: per il suo prevalente interesse per la dimensione di governo rispetto alla “politique politicienne” della polemica partitica, per la profonda conoscenza del delicato equilibrio tra Lombardia e Veneto nella storia della prima Lega Nord, per ragioni legate alla fase di legislatura emersa dal voto che produrrà un certo naturale rafforzamento del governo in carica, per la coscienza dello straordinario ruolo “presidenzialista” assunto dai Presidenti delle Regioni (a causa dell’elezione diretta, della stabilità degli esecutivi regionali, del loro rafforzamento derivante dalla gestione della sanità in piena emergenza sanitaria).

Certo sarà posto nella condizione di dover rivendicare il suo “dividendo” derivante dall’affermazione straordinaria. Tre terreni si presentano come propizi: 1. il rilancio delle richieste di autonomia regionale a costituzione vigente; 2. un ruolo di interlocuzione con il governo nelle proposte di utilizzo dei fondi europei del Recovery Fund in tema di sanità, infrastrutture e sostegni fiscali al mondo produttivo anche mediante l’esercizio di leadership politica in Conferenza unificata; 3. una certa ricollocazione della Lega in ambito europeo, con l’abbandono di partnership imbarazzanti e una ricollocazione a fianco delle destre di governo.

Si tratta di obiettivi che produrranno inevitabilmente una frattura con la linea di Salvini: la richiesta di maggiore autonomia produrrà tensioni con le nuove “Leghe” costruite forzosamente nel centro-sud mediante la cooptazione di spezzoni di ceto politico clientelare; il ruolo di interlocuzione nei confronti del governo metterà in discussione lo stile rancoroso e avversariale dell’opposizione leghista attuale; la ricollocazione europea sarà inevitabile nel futuro, ma altrettanto lontana dagli assi costruiti con Le Pen e Orban.

E quindi? Uno scenario possibile sarebbe una sinergia Zaia-Giorgietti, altra figura di rilievo ( meno carismatica, ma di contenuto) per la costruzione di una Lega diversa, più europea, liberale e moderata, magari costruita su un modello simile al rapporto tra CDU e CSU in Germania, vale a dire con un’articolazione del tutto autonoma, ma stabilmente federata al partito nazionale (Zaia) e una leadership lombarda, ma cosciente dei vincoli e delle opportunità di un profilo responsabile e moderno di destra di governo.

Fantapolitica? Chi può dirlo. Al netto di una storica tendenza “leninista” e verticistica ormai affermata nel modello partitico della Lega, che vuole leadership forti e rapporto carismatico con la “masse”, le dinamiche attuali del quadro politico consentono finestre di opportunità per nuovi scenari in grado di riarticolare e modificare gli assetti dei partiti.

A partire dalla Lega!

*Sindaco di Roccamorice

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

Controllate anche

Rapporto Coop 2020. Gli italiani tra paure e desideri nella bolla internet

di Maurizio Piccinino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *