L’Economia Circolare è una occasione per l’Abruzzo.

di Franco Leone*

Mentre leggiamo dati poco rassicuranti sull’andamento del PIL abruzzese e della sua economia, dobbiamo anche guardare al periodo particolare che coinvolge l’intera Europa. Infatti se è vero che la Pandemia in corso ha creato problemi bisogna anche aggiungere che, tutti gli Stati membri, sono stati spinti verso la ricerca di uno spirito solidaristico e di coesione sociale ed economica. La situazione ha innestato un ampio dibattito sulle azioni che le Istituzioni europee, politiche e finanziare, sono chiamate ad organizzare per dare un sostegno alla ripresa.

Recovery Fund, anche se la CE preferisce parlare di Next generation EU, è il nuovo strumento europeo per la ripresa, tradotto nel Piano italiano di ripresa e resilienza per accedere ai fondi, che prevede, nelle linee guida, sei missioni e tra di esse la Rivoluzione verde e transizione ecologica. Sviluppare tecnologie innovative, nel campo della tutela e della difesa ambientale, cioè utili ripensamenti su molti comportamenti in atto, anche nella nostra regione. Si pone all’Ordine del Giorno la convenienza data dal superamento della pratica DELLO SMALTIMENTO IN MARE DEI LIMI FLUVIALI E PORTUALI attraverso un progetto di Economia Circolare

Già con l’approvazione della Legge 2 Novembre 2019 n. 128, si poteva pensare ad un tentativo di sviluppo di una Ipotesi imprenditoriale, visto che l’articolato legislativo che consente maggiore operatività agli operatori che operano per una transizione verso l’economia circolare. Stiamo parlando dell’Art. 14-bis (Cessazione della qualifica di rifiuto) che sposta l’attenzione sul riutilizzare, aggiustare, rinnovare e riciclare i materiali e i prodotti esistenti. Quindi quello che normalmente si considera “rifiuto” può essere trasformato in una risorsa. Abbandonare la cultura del consumo di risorse e produzione di rifiuti, come se disponessimo di un pianeta e mezzo da cui attingere, per dare spazio alla efficienza produttiva nei processi di produzione e consumo, cercando di mantenere il più alto possibile il valore di prodotti e materiali. Ma quale è l’idea? Utilizzare la filosofia culturale insita nella proposta metodologica di Economia Circolare , per superare l’uso del mare come Discarica.

Non vedere più quelle due torreggianti gru, all’altezza dello sbocco del molo sud  del fiume Pescara, segno eloquente  di attività di carico del fango depositato su di un pontone attrezzato, per scaricarlo altrove. In generale nemmeno molto lontano, nel mare il più vicino possibile alla costa, perché gli esperti si giustificano con i bassi costi nei risparmi raggiunti con il buttare i “rifiuti” a ridosso della costa, per ripascimento o dietro gli scogli.  Memorabile fu  l’ideona di scaricare  i fanghi prelevati nel Porto di Ortona nell’area adiacente l’Area Marina Protetta Torre del Cerrano (Pineto).  Una delle tante trovate frullate nella testa del decisore istituzionale, uguale a  quella che a suo tempo facemmo notare con una lettera al sindaco di Pescara. Proprio   nella giornata del 19 Agosto 2019, nel pieno della presenza turistica balneare a Pescara, una pratica ripetuta anche nella stagione estiva 2020 come da noi documentato.  Nel video e nelle foto sono visibili le attività, ma soprattutto l’opera di  andirivieni dal fiume al tratto di mare scelto per scaricare i fanghi fluviali in una zona immediatamente a ridosso della Costa pescarese, nemmeno molto lontana dagli incolpevoli bagnanti. Tutto a conoscenza della Regione e dell’Arta. Ma in questo periodo sono state collocate in mare intere colline di fango, cioè materiale fangoso con evidente presenza di inquinanti plastici e materiali non degradabili, che, per granulometria, non possono essere “rivendute” per materiale di ripascimento. Immondizia,  che sembra destinata alla costa di Francavilla a M. ”.  La Regione dovrebbe dire Basta a questa pratica ed avanzare l’idea di  progettare e sviluppare un sistema di sistemi di rigenerazione e riuso, dei limi fluviali e marittimi, facendo crescere SOLUZIONI INDUSTRIALI ED ECOLOGICHE più corrette, principalmente basate sull’impiego produttivo (ad esempio all’interno dei cementifici, per loro sostituzione dell’argilla utilizzata) ed ambientale (attività di tenuta e ripristino, ad esempio nelle cave, nei riempimenti delle strade e delle attività delle opere pubbliche). Ma non sono per niente trascurabili  LE RICERCHE CONDOTTE, ad esempio, sui sedimenti dragati del porto di Livorno. Capofila l’Istituto per lo studio degli ecosistemi (Ise-Cnr)  dal dragaggio dei sedimenti dei corpi idrici portuali – attività svolta regolarmente per consentire la libera navigazione delle imbarcazioni – si possano ricavare substrati per la coltivazione nel settore del vivaismo e della frutticultura. Una occasione innovativa per la crescita di attività in grado di produrre occupazione qualificata. La soluzione, quindi, secondo alcuni esperti biologi di fauna marina, è il superamento della dizione di rifiuto, per aderire così a concetti moderni ed europei delle QUATRO grandi R: Riciclaggio, Riuso, Riutilizzazione e Recupero. In sostanza ci viene spontaneo proporre una soluzione duratura (e non soluzioni devastanti di emergenza) con logico e conseguente trattamento di neutralizzazione, e di riutilizzazione industriale più conforme ad una cultura in difesa della natura. I fanghi smaltiti, in mare, sconvolgono l’habitat della fauna ittica. Il mutamento della sedimentologia del fondo marino. Provoca, danni ambientali ma anche alla balneabilità  e, quindi all’economia turistica. E non è poco per il PIL della nostra .

In allegato il video del dragaggio del fiume:
Video del 19 Agosto

In allegato immagini delle collinette di fango depositate sul Molo Nord del Porto di Pescara.

Il Fango è ricco di argilla (e quindi non ha la granulometria per il ripascimento) e di materie plastiche e gommose.

 

 

 

 

Queste altre foto documentano le operazioni di scarico a ridosso degli scogli a ridosso dei cittadini in fase di balneazione.

 

 

 

 

di Franco Leone*, sindacalista

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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