di Francesco Trivelli (Presidente Federconsumatori Abruzzo )
Nelle recenti dichiarazioni, il Direttore dell’Agenzia Sanitaria Regionale, traccia un quadro rassicurante della sanità abruzzese, rivendicando con enfasi percentuali superiori alla media nazionale sulle classi di priorità urgente (U, entro 3 giorni) e breve (B, entro 10 giorni). Tuttavia, ad un’analisi attenta e completa dei dati pubblicati nel Report Agenas (aggiornato al 30 giugno 2026), e soprattutto di fronte all’esperienza quotidiana delle decine di cittadini che bussano ai nostri sportelli, la narrazione dell’Azienda sanitaria si scontra con criticità strutturali profonde che non possono essere liquidate con un semplice trucco statistico.
1. Prime visite specialistiche: l’Abruzzo arretra ed è in controtendenza rispetto all’Italia.
Il punto più critico, che le dichiarazioni del Direttore evitano accuratamente di mettere al centro, riguarda le prime visite specialistiche. È qui che si misura la capacità del Servizio Sanitario di effettuare diagnosi precoci e avviare tempestivamente le cure. Infatti, mentre a livello nazionale il rispetto dei tempi di garanzia per le prime visite è salito dal 76,4% al 78,5% (+750 mila prestazioni nei tempi), l’Abruzzo fa registrare un netto arretramento, scendendo dal 76,1% al 73,5%. Con tale risultato, la nostra regione scivola nella parte bassa della classifica nazionale, rimanendo confinata tra le realtà in maggiore affanno insieme a P.A. di Trento (54,7%), Puglia (55,7%), Umbria (63,7%) e Sardegna (64,1%).
Il confronto con chi cerca di funzionare è impietoso. Regioni come la Basilicata (98,9%), le Marche (94,5%), il Lazio (91,6%) e il Veneto (91,5%) garantiscono quasi la totalità delle prime visite nei tempi. Persino realtà che partivano da situazioni complesse hanno saputo recuperare terreno, come la Liguria (balzata dal 63,2% all’82,9%) e la Lombardia (dall’72,3% all’81,8%).
Vantarsi delle sole urgenze significa ignorare che la stragrande maggioranza della domanda sanitaria riguarda visite differibili e programmate. Chi attende una prima visita non urgente in Abruzzo si trova spesso di fronte a mesi di attesa, venendo di fatto spinto verso la sanità privata a pagamento o, peggio, verso la rinuncia alle cure.
2. Diagnostica strumentale: il recupero non basta a colmare il solco con il resto del Paese.
Sul fronte della diagnostica strumentale (ecografie, TAC, risonanze magnetiche, gastroscopie), si evidenzia giustamente un recupero, con la percentuale di prestazioni garantite nei tempi che sale al 76,1% (rispetto al precedente 65,3%). Ma anche in questo caso, contestualizzare i dati è d’obbligo. Se l’Abruzzo si attesta al 76,1%, regioni come il Veneto (97,1%), la Campania (96,2%), le Marche (92,4%) e la Basilicata (90,3%) offrono ai propri cittadini livelli di copertura e affidabilità immensamente superiori.
Essere passati da un dato drammatico a un dato “meno peggiore” non equivale ad aver risolto il problema; significa solo che un abruzzese su quattro deve ancora aspettare oltre i limiti fissati dalla legge per un esame diagnostico.
3. L’illusione dei grandi volumi e l’odissea delle Agende “Bloccate”.
Il Direttore sottolinea con orgoglio l’incremento del volume totale di prestazioni erogate (oltre 247 mila prime visite nel semestre). Tuttavia, occorre porsi una domanda di fondo e cioè, qual è il prezzo per i cittadini e con quale efficienza organizzativa? I dati ufficiali fotografano solo le prenotazioni effettivamente inserite a sistema. Non tracciano, però, il muro di gomma contro cui si scontrano quotidianamente gli utenti quando i Cup rispondono che “le agende non sono ancora aperte” o “non c’è disponibilità”. Questa modalità, denunciata a livello nazionale anche dall’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), maschera le liste d’attesa reali facendole sparire dai report sintetici.
Invece di limitarsi a potenziare i Cup, spostando semplicemente il problema sugli operatori di sportello, l’Abruzzo dovrebbe attuare soluzioni di sistema già operative altrove. Il report Agenas dimostra che abbattere i tempi d’attesa è possibile, ma richiede coraggio organizzativo. La vetrina digitale non cura le Liste di Attesa e rischia di trasformarsi nell’ennesima scatola vuota se non viene calata nella drammatica realtà della gestione quotidiana.
La tutela della salute è un diritto costituzionale, non un esercizio di contabilità dove si evidenziano le cifre comode e si nascondono quelle critiche. Chiediamo alla Regione Abruzzo e alla Direzione Sanitaria di abbandonare la difesa d’ufficio e di aprire immediatamente un tavolo di confronto con le parti sociali e le associazioni dei consumatori. Le priorità non possono più attendere. Occorre garantire il rispetto dei tempi su TUTTE le classi di priorità, affinché nessun cittadino abruzzese debba scegliere tra pagare di tasca propria in una clinica privata o trascurare la propria salute.
Notizie d'Abruzzo le notizie della tua regione