Cgia, in Abruzzo ci sono più pensionati che lavoratori

Nel Sud Italia ci sono più pensionati che lavoratori. Lo afferma la Cgia di Mestre nella sua rilevazione settimanale. Se a livello nazionale il rapporto ormai è di uno a uno – sostiene la Cgia -, nel Mezzogiorno, invece, il sorpasso è già avvenuto. In Italia i pensionati sono 22.772.000 e i lavoratori sono 23.099.000. Ma nelle regioni del Sud e delle Isole, le pensioni pagate ai cittadini sono 7.209.000, mentre gli addetti sono 6.115.000.

In Abruzzo ci sono 516 mila pensionati e 483mila lavoratori, con un saldo negativo di 33mila unità. Sono questi i dati suddivisi per provincia. A Pescara ci sono 121mila pensionati e 119 lavoratori (saldo – 2mila); a L’Aquila 122mila pensionati e 107mila lavoratori (saldo -15mila); a Chieti 150mila pensionati e 134mila lavoratori (saldo -16mila) e infine a Teramo 123 mila pensionati e 122 mila lavoratori.

Le cause per la Cgia sono tre fenomeni strettamente correlati fra di loro: la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e la presenza dei lavoratori irregolari. La combinazione di questi fattori sta riducendo progressivamente il numero dei contribuenti attivi e, conseguentemente, ingrossando la fila dei percettori di welfare. Per riequilibrare il sistema, soluzioni miracolistiche non ce ne sono, sottolinea la Cgia, e ancorché fossero disponibili, i risultati li avremmo non prima di 20-25 anni. Tuttavia, con sempre meno giovani e sempre più pensionati, il trend può essere invertito in tempi medio-lunghi solo allargando la base occupazionale. Innanzitutto portando a galla una buona parte dei lavoratori “invisibili” presenti nel Paese. Si tratta di coloro che svolgono un’attività in nero: secondo l’Istat, ammontano a circa 3 milioni di persone.

Per far fronte a questa situazione, per la Cgia è anche necessario incentivare ulteriormente l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro, visto che l’Italia è il fanalino di coda in Europa per il tasso di occupazione femminile (pari al 50%). Inoltre, bisogna rafforzare le politiche che incentivano la crescita demografica (aiuti alle giovani mamme, alle famiglie, ai minori, etc.) e allungare la vita lavorativa delle persone (almeno delle persone che svolgono un’attività impiegatizia o intellettuale). Da ultimo è necessario innalzare il livello di istruzione della forza lavoro che in Italia è ancora tra i più bassi di tutta l’Ue. Se non si faranno dei correttivi in tempi relativamente brevi per la Cgia fra qualche decennio la sanità e la previdenza rischiano di implodere. Alla luce di tutto ciò, per la Cgia·entro 2027 si dovranno “sostituire” quasi 3 milioni di addetti. Dalla lettura delle statistiche demografiche/occupazionali emergono tendenze molto preoccupanti. Tra il 2023 e il 2027, ad esempio, il mercato del lavoro italiano richiederà poco meno di tre milioni di addetti in sostituzione delle persone destinate ad andare in pensione. Quindi nei prossimi 5 anni quasi il 12% degli italiani lascerà definitivamente il posto di lavoro per aver raggiunto il limite di età. Con sempre meno giovani destinati a entrare nel mercato del lavoro, “sostituire” una buona parte di chi scivolerà verso la quiescenza diventerà un grosso problema per tanti imprenditori.A nche perché, conclude la Cgia, negli ultimi 5 anni la popolazione italiana in età lavorativa (15-64 anni) è scesa di oltre 755 mila unità, e solo nel 2022 la contrazione è stata pari a 133 mila.

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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