Scuola, aumentano gli insegnanti e diminuiscono gli studenti

Nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo e secondo grado, la spesa pubblica italiana, intesa come percentuale del Pil, è rimasta stabile per diversi anni e nel 2020 ha ripreso a salire. Inoltre è allineata alla media europea, mentre risulta più bassa la quota destinata all’Università. Negli ultimi dieci anni il numero di insegnanti non è diminuito, sono diminuiti gli studenti (-13%). I docenti hanno stipendi più bassi rispetto alla media europea. Sono diminuiti i docenti di ruolo, raddoppiati quelli a tempo determinato e di sostegno. È quanto emerge dal dossier “Le risorse per la scuola: luoghi comuni e dati reali” elaborato dalla Fondazione Agnelli sui dati della Ragioneria dello Stato, Ministero Istruzione, Eurostat e Ocse, curato dalla ricercatrice Barbara Romano. Il dossier ha come l’obiettivo di ricordare alle forze politiche e all’opinione pubblica, prima delle elezioni, i dati di realtà della scuola italiana oggi, che spesso è invece letta a partire da luoghi comuni. “Investire sull’istruzione in Italia è decisivo per il nostro futuro e la scuola dovrà essere al centro dell’attenzione del nuovo governo. Tuttavia, la percezione diffusa che l’Italia per la scuola spenda meno degli altri paesi europei non è corretta”, dichiara Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli. “La nostra percentuale di spesa pubblica sul Pil – ha proseguito – è, infatti, allineata alla media europea, per quanto riguarda scuola dell’infanzia, primaria e secondarie. Anzi, se guardiamo alla spesa per ogni singolo studente dai 6 ai 15 anni, si scopre che l’Italia supera la media europea e paesi come Francia e Spagna. È piuttosto sull’università che spendiamo meno”, ha sottolineato Gavosto.

Dall’elaborazione si rileva che la scuola è l’unico comparto della Pubblica Amministrazione che ha visto crescere in modo significativo il personale (poco più del 20% nell’ultimo decennio). Oltre essere allineata alla media europea, la spesa pubblica per la scuola è molto simile a quella di Germania e Spagna, mentre risulta più bassa della media la quota destinata all’Università. La differenza fra l’Italia, che nel 2020 in aggregato ha speso il 4,3% del suo Pil, in istruzione, e la media europea del 4,9% è data perciò quasi interamente dalla minore spesa per l’università. Si evidenzia anche il declino demografico della popolazione studentesca, che è un fenomeno che interessa quasi tutta l’Europa, ma per l’Italia è ancora più marcato (quasi il 13% in dieci anni).

Di Redazione Notizie D'Abruzzo

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