Primo Piano

Crolla numero artigiani e botteghe,-158.000 e -400.000 posti

Negli ultimi otto anni si sono perse in Italia quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell'artigianato e poco piu' di 12.000 nel piccolo commercio. La Cgia di Mestre stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti

"La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l'impennata del costo degli affitti - denuncia il coordinatore dell'Ufficio studi degli Artigiani di Mestre, Paolo Zabeo - sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre piu' mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c'e' stata via di scampo. L'unica soluzione e' stata quella di gettare definitivamente la spugna". La caduta e' continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest'anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell'artigianato e nel commercio al dettaglio e' sceso di 25.604 unita' (-1,2%). In questi ultimi otto anni, lo stock complessivo delle imprese attive nell'artigianato e' costantemente sceso da 1.463.318 a 1.322.640, le attivita' del commercio al dettaglio, invece, sono diminuite in misura piu' contenuta. Se nel 2009 erano 805.147, nel giugno di quest'anno si sono attestate a quota 793.102. Le categorie artigiane che dal 2009 hanno subito le contrazioni piu' importanti sono state quelle degli autotrasportatori (-30%), i falegnami (-27,7%), gli edili (-27,6%) e i produttori di mobili (-23,8%). In controtendenza, invece, il numero di parrucchieri ed estetisti (+2,4%), gli alimentaristi (+2,8%), i taxisti/autonoleggiatori (+6,6%), le gelaterie/pasticcerie/take away (+16,6%), i designer (+44,8%) e i riparatori/manutentori/installatori di macchine (+58%). "Al di la' della necessita' di rilanciare la crescita e conseguentemente anche l'occupazione - spiega Renato Mason, segretario della Cgia - e' necessario recuperare la svalutazione culturale che ha subito in questi ultimi decenni il lavoro artigiano. Anche se bisogna evidenziare che attraverso le riforme della scuola avvenute in questi ultimi anni, il nuovo Testo unico sull'apprendistato del 2011 e le novita' introdotte con il Jobs act, sono stati realizzati dei passi importanti verso la giusta direzione, ma tutto cio' non e' stato ancora sufficiente per invertire la tendenza". Il Sud e' stata la ripartizione geografica piu' colpita dalla chiusura delle attivita' artigianali. Sempre dal giugno del 2009 allo stesso mese di quest'anno, la diminuzione e' stata del 12,4%: Sardegna (-17,1%), Abruzzo (-14,5%), Sicilia (-13,5%), Molise (-13,2%) e la Basilicata (-13,1%) sono state le regioni che hanno subito la contrazione piu' forte. In termini assoluti, invece, e' la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure piu' elevato. Seguono l'Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883)

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Pasta e riso, arriva l’etichetta di origine obbligatoria

"L’etichetta di origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati spacciati per Made in Italy e risponde alle esigenze di oltre il 96% degli italiani che chiedono venga scritta sull'etichetta in modo chiaro e leggibile l'origine degli alimenti secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole". Lo dice Coldiretti Abruzzo in riferimento alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dei due decreti interministeriali per introdurre l'obbligo di indicazione dell'origine del riso e del grano per la pasta in etichetta, firmati dai Ministri Maurizio Martina e Carlo Calenda. 
I decreti – spiega Coldiretti - prevedono, a partire dalla pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale, una fase di 180 giorni per l'adeguamento delle aziende al nuovo sistema e lo smaltimento delle etichette e confezioni già prodotte e quindi entro il 16 febbraio per il riso e il 17 febbraio per la pasta non ci saranno piu’ vecchie etichette fuorvianti sul mercato. 
Secondo Coldiretti un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero senza indicazione in etichetta, come pure un pacco di riso su quattro. L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia del vero Made in Italy nel sottolineare che in un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti.
Con l’arrivo dell’etichettatura di origine obbligatoria anche per la pasta e per il riso si realizza un passo determinante nella direzione della trasparenza dell’informazione ai consumatori in una situazione in cui però circa 1/3 della spesa degli italiani resta anonima. 

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Vertice a Sulmona sull’incendio sul Monte Morrone che brucia da sei giorni

Sei giorni di fiamme sul monte Morrone, nel Parco nazionale della Majella, con i primi roghi divampati sabato scorso a 1200 metri, a Passo San Leonardo, fumo visibile da tutta la Valle Peligna e fiamme arrivate pericolosamente vicino alle case di Pacentro prima e di Sulmona poi. Nonostante l'intervento di Canadair, elicotteri e squadre di terra, da ieri sera l'incendio e' tornato sulla montagna, li' da dove era partito, a minacciare altro prezioso patrimonio naturale. Nel frattempo ha percorso ettari di bosco, con danni enormi e incalcolabili a fauna, flora e paesaggio. Senza trascurare il valore simbolico che ha per gli abruzzesi questa montagna dove visse Pietro Angelerio prima di salire al soglio pontificio come Celestino V.

"Ci sono 900 ettari di territorio boschivo presi di mira da mani scellerate che sembra abbiano progettato i luoghi dove accendere, concependoli irraggiungibili" ha detto oggi il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, dopo una riunione al Coc di Sulmona alla quale hanno partecipato anche il capo dipartimento Vigili del Fuoco, prefetto Bruno Frattasi, e il procuratore capo di Sulmona, Giuseppe Bellelli, che segue l'inchiesta sui roghi. Dal vertice e' emerso che sara' il prefetto dell'Aquila, Giuseppe Linardi, a coordinare gli interventi straordinari interforze tra Vigili del Fuoco, Esercito, Carabinieri Forestali, Polizia, Protezione civile e volontari, insieme ai direttori delle operazioni di spegnimento (Dos). Al momento sono impegnati 20 vigili del fuoco e 30 volontari, con l'ausilio di due Canadair. Intanto oggi sono arrivati i 'super alpini' dall'Aquila, con il necessario per operare in autonomia e ininterrottamente per 48 ore. Un reparto speciale che fa parte del 9/o reggimento che ha gia' preso parte al soccorso a Rigopiano nel gennaio scorso e che opero' dai primi momenti dell'emergenza terremoto ad Amatrice un anno fa. Dispongono di due mezzi commerciali per trasportare il personale, 5 mezzi tattici per raggiungere zone impervie, due camion militari fuoristrada, ognuno con 4000 litri d'acqua. Insieme alle fiamme non si placano le polemiche per i ritardi negli interventi, addebitati all'aver sottostimato la gravita' dell'evento e alla scarsita' di uomini e mezzi, soprattutto dopo l'accorpamento della Forestale nell'Arma dei Carabinieri. "L'abrogazione del Corpo Forestale ha di fatto reso inefficiente una macchina che prima lo era - afferma oggi il deputato di Fi Fabrizio Di Stefano - I mezzi che prima intervenivano efficientemente oggi sono fermi nei garage e negli hangar". "Stiamo assistendo impotenti a un autentico fallimento del sistema di tutela anche preventivo del patrimonio naturalistico esistente in Abruzzo" dichiarava ieri Massimo Carugno della segreteria nazionale Psi.

 

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Uova contaminate, i carabinieri del Nas denunceranno sette casi alla magistratura

Dopo la scoperta degli ultimi due casi positivi di uova al fipronil, i carabinieri dei Nas presenteranno sette denunce alla magistratura. Lo ha spiegato il comandate dei Nuclei Antisofisticazioni e Sanita' Adelmo Lusi precisando che si tratta dei responsabili delle attivita' in cui sinora Nas, Asl e Regioni hanno trovato uova contaminate. I reati ipotizzati sono Adulterazione e contraffazione di sostanze alimentari (art. 440 del codice penale) e detenzione di alimenti tossici per l'uomo (art. 5 della legge 283/1962). I sette casi riguardano i sequestri compiuti a Viterbo e Ancona, due in Campania, un altro nelle Marche e un altro nel Lazio in allevamenti, o capannoni per l'imballaggio o laboratorio di lavorazione di pasta; a Milano la positivita' al fipronil e' stata scoperta in una partita di omelette surgelate messe in vendita

Sono 196 i campionamenti dalle Regioni, nell’ambito del Piano di ricerca su pollame, uova, derivati disposto dal Ministero il giorno 11/8; 107 campioni dai NAS così ripartiti: 42 campionamenti conoscitivi di prodotti trasformati contenenti uova o derivati, prelevati nei negozi e supermercati su disposizione del Ministero del 14/8, e 65 ulteriori campionamenti effettuati su iniziativa dell’Arma; 60 campionamenti dagli Uffici periferici del Ministero della salute per gli adempimenti comunitari (UVAC), per merci provenienti dai Paesi interessati dall’allerta. Sono i dati aggiornati alle 12 di oggi forniti dal ministero della salute in merito alla presenza di fipronil in uova, ovoprodotti e alimenti che li contengono.Non risultano pervenuti allerta comunitari, oltre i 6 già segnalati in precedenza e gestiti. Si precisa che in tale ambito rientra il sequestro di omelette surgelate reso noto dalla Regione Lombardia lo scorso 21/8, a seguito di una comunicazione di questo Ministero. Per quanto riguarda l'attività analitica, ad oggi gli Istituti zooprofilattici hanno completato le analisi su 124 dei campioni pervenuti. Sono state rilevate 8 positività (5 in uova presso dei centri di imballaggio, 2 relative ad ovoprodotti e 1 relativa a prodotti di trasformazione) con conseguente segnalazione alle Regioni e Asl competenti territorialmente per ulteriori accertamenti sulla provenienza nazionale o estera delle uova o dei prodotti contaminati, sulle fonti di contaminazione e per l'adozione, in esito ad essi, di eventuali provvedimenti restrittivi.Relativamente ad alcuni campioni di uova riscontrati non conformi, è stato chiesto dalla Direzione competente della Sanità Animale e dei Farmaci Veterinari un intervento dei NAS presso gli allevamenti di provenienza delle uova contaminate, attraverso ispezioni delle strutture, verifica della presenza di sostanze o farmaci vietati, con particolare riguardo al fipronil, e prelievo di campioni su prodotti di origine animale, animali vivi e uova.

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Credito alla produzione, i dati dello studio CNA

Buone notizie sul credito alle imprese abruzzesi, anche se non riguardarebbero le attività più piccole come l'artigianato. La notizia giunge dai risultati di uno studio messo a punto per la Cna Abruzzo, su dati della Banca d'Italia, da Aldo Ronci, relativo al primo trimestre dell'anno: i 94 milioni di incremento registrato tra gennaio e marzo a favore delle imprese, come illustra lo stesso curatore, "sono frutto di due variazioni di segno opposto: da una parte le società non finanziarie, ovvero le aziende di maggiori dimensioni, hanno avuto una crescita di 100 milioni, al contrario delle micro-imprese (ditte individuali fino a 5 addetti) che hanno invece subito una caduta di 6 milioni".

Sul piano territoriale, l'incremento del credito alle imprese si è concentrato pressoché in modo esclusivo nel Pescarese (+121 milioni), con dimensioni più contenute a Teramo (+29), con Chieti rimasta al palo (+0), e il territorio aquilano a viaggiare addirittura in controtendenza: -56 milioni. Altro indicatore interessante contenuto nello studio, il credito per abitante: "In Abruzzo – dice ancoraRonci – è stato di 17.607 euro, valore di gran lunga inferiore a quello medio italiano pari a 23.127 euro. Tra le province, spicca Teramo (19.767 euro), seguita da Pescara (19.662), Chieti (17.816) L'Aquila con solo 12.934. Valori, questi, tutti inferiori ai 23.127 euro medi italiani". E dello stesso tenore negativo, il tasso di interesse praticato: 7,63% a fronte del 4,87% nazionale con uno spread di 2,76 punti percentuali, a rappresentare una ulteriore zavorra per il mondo della micro e piccola impresa, che è poi quello penalizzato dai tassi elevati. Ambivalente, infine, il dato relativo ai depositi, per la prima volta in calo dopo mesi (-252 milioni): sintomo che però potrebbe essere letto come la timida ripresa di una propensione ai consumi.

Sono ancora le micro-imprese abruzzesi a pagare il prezzo più alto di una ripresa che, se c'è, riguarda solo altri settori più strutturati. Come sta a confermare il fatto che, rispetto all'ultimo trimestre del 2016, la massa di risorse erogate complessivamente dal sistema bancario sul territorio abruzzese sia cresciuta di 159 milioni: ciò, come detto, grazie all'apertura dei rubinetti alle imprese, con l'incremento concentrato però quasi esclusivamente nel settore manifatturiero (+254 milioni, e picchi significativi nell'area della carta e della stampa) che ha compensato il calo di tutti gli altri comparti (-160 tra cui ben 55 delle costruzioni). Mentre anche le cosiddette "famiglie consumatrici" si sono viste assegnare 55 milioni di risorse in più.

"Va salutato comunque come un fatto positivo l'aumento del credito a imprese e famiglie da parte delle banche, dopo parecchi mesi andati in senso opposto, contribuendo così a quella piccola ripresa che è in atto" commenta il direttore regionale della Cna Abruzzo, Graziano Di Costanzo, secondo cui però "si potrà parlare di una ripresa vera e propria solo quando saranno investiti anche i settore che oggi ne sono esclusi, come appunto la micro-impresa. Di questo a fine luglio tutto il mondo produttivo abruzzese ha parlato con il vice presidente della Regione, Giovanni Lolli, con l'obiettivo di sbloccare tutti i cospicui fondi, circa 40 milioni di euro, attualmente disponibili proprio per favorire l'accesso al credito di aziende di minori dimensioni. Si tratta di una partita decisiva per far ripartite davvero la nostra economia, a condizione di avvenga in tempi ravvicinati".

 

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Crolla l’apporto dei comuni all’attività di accertamento delle imposte evase

Crolla l'apporto dei comuni all'attività di accertamento delle imposte evase: nel 2016 gli accertamenti realizzati dall'Agenzia delle Entrate con il contributo dei comuni sono diminuiti del 41,3% rispetto al 2015. In calo anche le somme riconosciute agli Enti locali per tale attività. E' quanto evidenzia la Corte dei Conti nel Rendiconto generale. Un calo, quello del 2016 che conferma un trend in atto da anni. Si è scesi da 3.455 accertamenti del 2012 a 1.156 del 2016 passando per i 2.916 del 2013, i 2.701 del 2014 e i 1.970 del 2015. Nonostante l'innalzamento della quota riconosciuta ai comuni, che dal 33% inizialmente previsto, è passata prima al 50% e poi dal 2012 al 100%, dunque, l'impegno degli Enti nel contrasto all'evasione erariale registra un progressivo calo. Diverse le ragioni di tale disimpegno. "Anzitutto -spiega all'Adnkronos Guido Cstelli, delegato Anci alla fiscalità e sindaco di Ascoli Piceno- abbiamo notato che rispetto alle nostre segnalazioni l'Agenzia delle Entrate ha sempre maggiori difficoltà a lavorarle. All'inizio, quando la normativa fu introdotta vi fu una adesione significativa dei Comuni, soprattutto nelle regioni del Centro". "Siccome tale attività di segnalazione comporta un lavoro e l'impiego di risorse da parte dei comuni nel tempo gli Enti -aggiunge Castelli- hanno deciso di concentrare l'attività di collaborazione, che all'inizio riguardava anche casi di piccola evasione, sui casi più significativi dai quali ci si attende un risultato economico in termini di recupero adeguato. E ciò anche per evitare di utilizzare risorse per una attività dispendiosa non sempre in grado di produrre un ritorno

Tornando ai dati la Corte dei Conti evidenzia che considerando l'intero quinquennio 2012-2016 la diminuzione degli accertamenti realizzati con il contributo dei comuni raggiunge il 66,5%. A livello regionale i comuni che maggiormente hanno utilizzato lo strumento nel 2016 sono quelli della Calabria con 230 segnalazioni seguiti dagli Enti della Lombardia con 161 segnalazioni e dall'Emilia Romagna con 160 segnalazioni. Fanalino di coda la Basilicata con zero segnalazioni, preceduta da Valle d'Aosta con una segnalazione, Abruzzo con 4 e Molise con 5 segnalazioni. Nel quinquennio il crollo più significativo nelle segnalazioni si è registrato in Lombardia passata da 1.127 del 2012 a 161 del 2016 e in Emilia Romagna passata da 1.061 a 160. In calo anche le somme riconosciute dal fisco ai Comuni. Nel 2015 l'ammontare complessivamente riconosciuto ai Comuni è diminuito di oltre il 22,6% rispetto al 2014 passando da 21,7 milioni a 16,8 milioni. A fare la parte del leone negli incassi gli Enti di Lombardia e Emilia Romagna che nel 2015 assorbono il 64,6% del totale. Dopo un periodo di crescita delle somme ricevute dai comuni passate 10,9 milioni del 2012 a 17,6 mln nel 2013 e 21,7 mln nel 2014 dal 2015 il calo delle segnalazioni inizia a ripercuotersi sugli incassi dei Comuni. Dopo gli Enti di Lombardia e Emilia Romagna ai quali va rispettivamente 6,4 mln e 4,4 mln troviamo i comuni del Piemonte che nel 2015 incassano 1,2 milioni seguiti da quelli della Liguria con 1,1 mln, del Veneto con 1,0 mln e della Toscana con 960 mila euro. Ma come invertire la tendenza e ridare slancio all'impegno dei Comuni nel contrasto all'evasione dei tributi erariali? Per Castelli la soluzione passa per il superamento dell'attuale meccanismo premiale.

Nella tabella che segue riportiamo l'andamento degli accertamenti realizzati con il contributo dei Comuni

Regioni..........2012.....2013.....2014.....2015.....2016

Abruzzo...........38........16.........27.........8.........4

Basilicata..........0.......... 2..........3...........5........0

Calabria...........65.......318......486.......353....230

Campania.........27........22.......19..........12......12

Emilia R.......1.061......770......475........341....160

Friuli Vg...........17........69........53..........36......26

Lazio.................5........17........28..........18......11

Liguria...........281.......181.......406........234....153

Lombardia...1.127.......851.......453........345....161

Marche...........113........62.........49..........48.....26

Molise................0.........0...........1............6.......5

Piemonte.........177.....134.......109..........69.....42

Puglia.................2.......13...........8..........20.....19

Sardegna...........12......12............7.........11......39

Sicilia.................22......37.........267......220......91

Toscana...........369.....209..........150.....140.....108

Trentino Aa..........0........3..............8.........1........6

Umbria...............19......13..............9.........0........9

Valle D'Aosta........4........3..............7..........1........1

Veneto.............116.....184..........136.......102......53

Totale...........3.455....2.916......2.701...1.970...1.156. 

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In Abruzzo si prevedono 18.020 assunzioni tra agosto e ottobre del 2017

In Abruzzo si prevedono 18.020 assunzioni tra agosto e ottobre del 2017. E' quanto emerge dell'analisi del sistema informativo Excelsior, realizzata da Unioncamere-Anpal, i cui risultati sono stati resi noti dalla Camera di Commercio dell'Aquila. Le previsioni occupazionali riguardano le imprese private dell'industria e dei servizi, che a livello nazionale hanno espresso una volonta' di assumere 875 mila persone nei tre mesi presi in esame. Per quanto riguarda l'Abruzzo, il 36,5% delle assunzioni riguarda l'industria e il 63,5% i servizi, con il 21,7% delle assunzioni che sono considerate di difficile reperimento. I programmi occupazionali delle imprese della provincia dell'Aquila prevedono assunzioni per 4.250 persone: il 14,5% riguardera' dirigenti, professioni specifiche e tecnici, il 43,4% impiegati, addetti alla vendita e servizi, il 24,4% operai specializzati e il restante 17,7% professioni non qualificate.

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Beach volley, Lupo-Nicolai si confermano campioni d’Europa

Paolo Nicolai e Daniele Lupo si confermano campioni d'Europa. I due azzurri, argento ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, difendono con successo il titolo conquistato lo scorso anno a Bienne superando in finale a Jurmala, in Lettonia, i padroni di casa Saimolovs-Smedins per 2-0: 21-16 e 23-21 i parziali a favore del duo italiano

Daniele Lupo e Paolo Nicolai sono Campioni d'Europa per la terza volta. Dopo Cagliari 2014 e Bienne 2016, infatti, e' arrivato anche il trionfo di Jurmala. Una vittoria piu' che meritata per come sono andate le cose durante il torneo, coronata con un'eccellente prestazione in finale contro gli idoli di casa Samoilovs e Smedins. I due azzurri, che un anno fa avevano conquistato a Rio de Janeiro la medaglia d'argento olimpica, volevano questa vittoria per coronare una stagione di altissimo livello con una sola macchia, purtroppo nell'appuntamento piu' importante: il Mondiale. La loro prestazione nella gara che valeva il gradino piu' alto del podio e' stata perfetta. Un primo set da incorniciare (21-16), privo di sbavature e in crescendo che aveva fatto capire ai lettoni che oggi per loro sarebbe stata dura vincere. Anzi impossibile come ha dimostrato la seconda fase del match. Samoilovs e Smedins sono partiti forte in avvio di secondo parziale, sono arrivati a 4 lunghezze di vantaggio, che sono state tre sino al 15-12, quando i muri e i palleggi di Nicolai e le difese e le invenzioni offensive di Lupo hanno colmato la differenza e poi lanciato gli azzurri di Matteo Varnier verso il terzo trionfo continentale, arrivato con il 23-21 finale al termine di uno scambio davvero spettacolare. Il beach volley italiano, dunque, torna alla ribalta con il successo della sua coppia di punta

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Forestali nell’Arma, il Tar Abruzzo rinvia la riforma alla Consulta 

La legittimita' della soppressione del Corpo Forestale dello Stato e l'assorbimento del personale nell'Arma dei Carabinieri, riforma voluta nel 2016 dal Governo in base alla legge delega Madia, sara' valutata dalla Corte Costituzionale. Il provvedimento e' risultato del contenzioso apertosi dinanzi ai Tar d'Italia a seguito dei ricorsi presentati da oltre 2000 appartenenti all'ex Corpo Forestale i quali, con la riforma, avevano visto mutato lo status giuridico da civile a militare. In particolare il Tar Abruzzo, sezione di Pescara, al quale si e' rivolto il vice sovrintendente della Forestale Vincenzo Cesetti, ha considerato la riforma contraria alla 'liberta' di autodeterminazione' degli appartenenti alla Forestale, "in mancanza della possibilita' di esercitare una scelta pienamente libera e volontaria di divenire personale militare". A riferirlo l'avvocato Egidio Lizza dello studio legale Romano di Benevento, che assiste gran parte degli ex Forestali nel contenzioso. I giudici abruzzesi, osserva il legale, "dubitano della razionalita' della riforma che cancella un Corpo ad alta specializzazione per indimostrate esigenze di bilancio. La critica e' ancor piu' severa quando focalizza l'attenzione sul fatto che il disciolto Corpo Forestale - conclude Lizza - e' sempre stato riconosciuto quale capace tutore del bene ambiente, che e' uno dei diritti fondamentali della persona". Per la Fp-Cgil, che ha promosso piu' di mille ricorsi di appartenenti al soppresso Corpo Forestale dello Stato presso diversi Tar, "la militarizzazione forzata degli appartenenti al Corpo Forestale dello Stato presenta diversi profili di incostituzionalita' e la militarizzazione non garantisce maggiore efficacia al funzionamento delle forze di polizia". 

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Partite Iva in aumento in alcune province colpite dal terremoto

 In alcune province del centro Italia colpite in questi anni dal sisma aumenta il numero delle partite Iva. Dall'analisi realizzata dall'Associazione Nazionale Consulenti Tributari, che ha preso in esame i dati del Ministero dell'Economia e delle Finanze, aggiornati al mese di giugno del 2017, emerge che in tutta Italia sono state sono state aperte 38.466 nuove partite Iva; in confronto al corrispondente mese dell'anno precedente si registra una flessione dello 0,7%. Tra le province che fanno registrare un incremento, in Abruzzo, c'e' L'Aquila dove, analizzando le variazioni, si registra appunto la performance migliore di tutto il Paese: le nuove partite Iva sono state 269 con un incremento pari a +33,17% rispetto allo scorso anno e il capoluogo abruzzese precede la provincia di Macerata con 244 nuove partite Iva pari a +26,42% rispetto allo scorso anno. A seguire, in Abruzzo, figura nell'ordine decrescente (sulla base del confronto percentuale con lo stesso mese dello scorso anno indicato tra parentesi) Pescara con 260 nuove partite Iva (2,36%) mentre dati negativi rispetto allo scorso anno si registrano a Teramo 211 (-6,22%) e Chieti 248 (-16,22%). "Per quanto riguarda le persone fisiche - ha detto Arvedo Marinelli presidente nazionale dell'Ancot - la ripartizione per sesso e' sostanzialmente stabile in Italia, con il 62,2% delle partite Iva aperte da soggetti di sesso maschile. Il 47% delle aperture e' attribuibile ai giovani fino a 35 anni di eta' e il 33,3% a soggetti tra 36 e 50 anni. Rispetto al giugno dello scorso anno emerge una flessione di aperture in tutte le classi di eta', piu' significativa nella classe piu' anziana (-7%), ma con l'eccezione della classe 51-65 anni (+2,3%). Il 18,5% di chi ha avviato una partita Iva a giugno risulta nato all'estero". 

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