Primo Piano

Cgia, in 18 anni dagli studi di settore più tasse per 19,6 miliardi

Negli anni gli studi di settore hanno garantito un grosso apporto di gettito alle casse del Stato: dal 1998, anno della loro introduzione, al 2015, a fronte di 49,2 miliardi di maggiori ricavi ottenuti attraverso l'adeguamento spontaneo in sede di dichiarazione dei redditi, questi si sono tradotti, secondo una stima elaborata dall'Ufficio studi della Cgia, in 19,6 miliardi di euro di tasse in più versate all'erario. "Certo - ha spiegato il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - è difficile stabilire quanti di questi soldi siano il frutto di una graduale emersione della base imponibile e quanti, invece, siano riconducibili a tasse aggiuntive che i contribuenti hanno pagato perché l'asticella dei ricavi imposta dagli studi di settore era troppo elevata. Molto probabilmente la verità sta nel mezzo. Per questo è necessario che i nuovi indicatori di affidabilità non ricalchino queste vecchie abitudini". Tra i 3,5 milioni di contribuenti soggetti agli studi di settore, a livello territoriale è Roma la provincia che ne conta di più: 244.000. Seguono le province di Milano (221.480), Napoli (133.237) e Torino (129.527). In coda alla classifica, invece, troviamo Carbonia-Iglesias (4.950), Isernia (4.775), Medio Campidano (3.949) e Ogliastra (2.926). 

Dopo 18 anni di vita, sono poco più di 3,5 milioni le partite Iva sottoposte ai 193 studi di settore attivati e - calcola la Cgia - oltre il 73% dei contribuenti (pari a 2,6 milioni di attività) è congruo, ovvero rispetta le richieste avanzate dall'amministrazione finanziaria in materia di ricavi. Questi contribuenti, tuttavia, rimangono ancora nel mirino del fisco visto che ogni anno rischiano di subire un accertamento fiscale, sebbene per gli studi di settore risultino soggetti fedeli al fisco. Nel 2016, infatti, sono stati poco meno di 368.500 gli accertamenti in materia di Iva, Irap e imposte dirette che hanno interessato le imprese potenzialmente soggette agli studi di settore. Secondo le disposizioni previste nel decreto che contiene la manovra correttiva attualmente in via di approvazione in Parlamento, la rottamazione degli studi di settore scatterà dal prossimo anno. "Per molti sarà la fine di un incubo - afferma Zabeo - anche se sarà necessario monitorare questo periodo di transizione con grande attenzione. I nuovi indicatori di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti, questa novità servirà a poco".

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Sondaggio Ixè, nell’ultima settimana il Pd si rafforza sul M5S, staccandolo di 1,3%

Secondo le intenzioni di voto dell'Istituto Ixe' elaborate per Agora' (Raitre), nell'ultima settimana il Pd si rafforza sul M5S, staccandolo di 1,3%. Il partito guidato da Matteo Renzi, infatti, guadagna lo 0,7%, raggiungendo il 29,3%. Il M5S perde, invece, lo 0,5%, scendendo al 28%. Nel centrodestra, Forza Italia resta in vantaggio sulla Lega Nord (13% a 12,6%), occupando rispettivamente la terza e la quarta posizione. Dietro di loro: Fdi al 4,1%, Mdp (2,7%), Ap (2,6%) e Sinistra Italiana (2,4%). Cresce di un punto e arriva al 34% la fiducia nel premier Paolo Gentiloni mentre Matteo Renzi scende dal 31% al 30%. Oltre al premier sale la fiducia nel governo dal 30% al 31%. Tra gli altri leader politici: Di Maio e' al 23%, Salvini al 21%, Meloni al 19%, Berlusconi e Grillo al 18%. L'istituto ha anche sondato il bacino elettorale per il Movimento animalista, valutato tra il 2,5 e il 5 per cento. Il 16% degli elettori, inoltre, prende in considerazione l'ipotesi di poter votare per il movimento. Il sondaggio affronta anche altri temi. Cosa dovrebbe chiedere il premier Gentiloni per l'Italia - e' stato chiesto - al G7 di Taormina? Se a decidere fossero gli italiani, la risposta sarebbe: il 45% ha risposto aiuti per affrontare l'emergenza migranti. Il 29%, invece, vorrebbe una stretta sul libero mercato per aiutare il made in Italy, mentre il 24% preferirebbe un sostegno nella lotta al terrorismo. Proprio il terrorismo e' uno dei temi del sondaggio. Alla domanda se abbia ragione Trump a dire che la lotta al terrorismo non e' una guerra contro l'Islam, il 66% si dice d'accordo, ma 1 su 3 degli intervistati ritiene il contrario. Peraltro il 61% del campione, dopo la strage di Manchester, teme attentati in Italia. Quanto alla paura di mandare i propri figli a concerti, il 45% dice che non mutera' atteggiamento, mentre il 27% dice che non li mandera' piu' e il 21% che andranno solo accompagnati. Il sondaggio e' stato realizzato dall' Istituto Ixe' per Agora'-RAI 3 nelle date 22-24/5/2017. Metodologia di rilevazione: sondaggio CATI-CAMI su un campione casuale probabilistico stratificato di 1.000 soggetti maggiorenni (su 9.213 contatti complessivi), di eta' superiore ai 18 anni. Tutti i parametri sono uniformati ai piu' recenti dati forniti dall'ISTAT. I dati sono stati ponderati al fine di garantire la rappresentativita' rispetto ai parametri di sesso, eta' e macro area di residenza. Margine d'errore massimo: +/-3,1%.

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Abruzzo, credito alle imprese artigiane in calo del 7,3%

Il credito erogato alle imprese artigiane abruzzesi fa registrare, a settembre del 2016, un calo del 7,3%. Un dato, inferiore alla media nazionale (-5,8%), che colloca la regione al terzultimo posto della classifica italiana. Le cose vanno peggio solo in Umbria e nelle Marche (-7,4% e -12,5%), altre due regioni interessate, insieme all'Abruzzo, dal terremoto. E' quanto emerge da un approfondimento che Confartigianato Abruzzo ha condotto sull'elaborazione 'Trend del credito alle imprese artigiane a settembre 2016', dell'ufficio studi della Confederazione nazionale. Al 30 settembre 2016, i prestiti, in Abruzzo, ammontano a 932 milioni di euro, con una flessione di 74 milioni rispetto all'anno precedente. Cifre che collocano la regione al 18esimo posto della graduatoria nazionale, guidata da Valle d'Aosta, Lazio (-2,5% e -3,2%). A livello provinciale, il calo più consistente dei prestiti all'artigianato si registra a Chieti (-13,6%, 260 mln di euro, 108esima posizione) e a Teramo (-9,5%, 248 mln, 103esima posizione). Va meglio nell'Aquilano (-2,3%, 194 mln di euro, nona posizione) e, soprattutto, nel Pescarese che, con prestiti per 230 milioni e una flessione dell'1%, si posiziona al terzo posto della classifica delle province italiane.

In Abruzzo i prestiti a medio e lungo termine, pari al 71,5%, rappresentano più dei due terzi del totale di quelli concessi all'artigianato, con un calo del 4,9% tra settembre 2015 e settembre 2016. Quelli a breve termine sono il 28,5%. I prestiti all'artigianato, in Abruzzo, erano scesi dell'8% a giugno 2016, dell'8,6% a marzo 2016, del 4,5% a dicembre 2015, dell'8,1% a settembre 2015, dell'8% a giugno 2015, del 7% a marzo 2015, del 5,3% a dicembre 2014 e del 2,1% a settembre 2014. I tassi di interesse applicati sono pari al 5,83%, contro il 4,91% della media nazionale: 8,55% per le piccole imprese e 5,48% per le imprese medio-grandi, con un gap in punti base pari a 307. Tassi più alti nel settore dei servizi: 6,84%. Seguono costruzioni (6,67%) e manifatturiero (4,54%). "Sono passati ormai tre anni dall'insediamento della giunta D'Alfonso -afferma il presidente regionale di Confartigianato Abruzzo, Luca Di Tecco- e fino ad ora non abbiamo ricevuto risposte né sulla proroga per l'utilizzo dei fondi della vecchia programmazione né sulla nuova. Il tema dell'accesso al credito è di vitale importanza, soprattutto per le micro e piccole imprese. Non siamo più disposti ad attendere altro tempo e la buona volontà del vicepresidente della giunta, Giovanni Lolli, non è sufficiente: vogliamo risposte immediate altrimenti convocheremo presto lo stato di agitazione della categoria". 

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Ospedale di Chieti, D’Alfonso in Commissione Vigilanza

Un dettagliato cronoprogramma delle attivita' che, d'ora in poi, verranno svolte sul Project Financing per la realizzazione di un nuovo ospedale nel capoluogo teatino, ma anche certezza di risorse, pretendendo massima attenzione, trasparenza e rispetto delle norme ma soprattutto certezza sul futuro dell'ospedale di Chieti dal punto di vista della sua riqualificazione e messa in sicurezza. E' la richiesta avanzata dal Comitato ristretto dei sindaci della Asl Lanciano Vasto Chieti, presieduto dal sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, nel corso della riunione alla quale ha partecipato l'assessore regionale alla Sanita', Silvio Paolucci. "Non sono per il no a priori sul Project Financing senza indicare alternative che possano portare investimenti sulla citta' - dice Di Primio - osservo, infatti, che, da quanto emerso, i finanziamenti derivanti da leggi nazionali di settore non sarebbero sufficienti e, d'altro canto, la Regione non ha capacita' di indebitamento per finanziare un importante intervento su Colle dell'Ara. In buona ragione, da sindaco di Chieti, non faccio il tifo per questo o quel progetto ma chiedo certezza di investimenti sul nosocomio teatino. Questo, anche in vista della fase conclusiva della istruttoria per la istituzione del Dea di II livello funzionale degli ospedali di Chieti e Pescara. L'auspicio - conclude Di Primio - e' che il lavoro della Commissione paritetica Regione-Asl, costituitasi ieri mattina, possa finalmente integrare e, quindi, consentire la chiusura dell'istruttoria riguardante il Project nella piu' totale trasparenza consegnandoci, finalmente, una decisione positiva o negativa che sia su questo strategico intervento per la citta' di Chieti e per l'Abruzzo". A Paolucci i sindaci hanno anche chiesto che la Asl Lanciano Vasto Chieti non venga penalizzata rispetto alle altre aziende sanitarie e, segnatamente, che le ristrettezze del decreto Lorenzin non si attuino solo nella Asl chietina penalizzandola sotto il profilo del personale e degli investimenti. 

Finale movimentato per l' audizione del presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, in Commissione di Vigilanza sul Project Financing per il nuovo ospedale di Chieti. Il presidente della Commissione, Mauro Febbo (Fi), e il consigliere regionale del M5s Sara Marcozzi, in due distinti comunicati, sottolineano l'abbandono della riunione dell'organismo da parte del governatore. "Dopo tre convocazioni D'Alfonso - spiega Febbo nella sua nota - abbandona la commissione senza dare risposte quindi non entrando nel merito delle problematiche inerenti il Project e non permettendo il contraddittorio, nonostante e alle tante sollecitazioni pervenute in questi ultime settimane". Febbo sottolinea che "dopo tre anni di chiacchiere oggi l'iter del progetto di finanza passa ad una nuova commissione che deve esprimersi incredibilmente in poco piu' di un mese, questa e' la proposta che il presidente D'Alfonso ha portato in Commissione Vigilanza appositamente convocata, dopo ben due riunione mandate deserte dallo stesso. Ad oggi rimangano ancora in piedi e confermati tutti i dubbi sollevati e avanzati dal sottoscritto in questi ultimi mesi in merito al nuovo ospedale di Chieti poiche' il presidente D'Alfonso e il direttore generale Asl di Chieti Flacco oggi non hanno dato spiegazioni plausibili ed esaurienti circa l'iter amministrativo che intendono proseguire sino al prossimo 30 giugno per la valutazione del project financing presentato dalla Icm del gruppo Maltauro". Dl canto suo la consigliera pentastellata, Marcozzi, ha parlato di "vera e propria fuga del presidente D'Alfonso che ha usato la commissione di Vigilanza per declamare il suo monologo - peraltro ripreso con telefonino da un suo collaboratore - per poi andare via non permettendo ai commissari di porgli domande nel merito della proposta". "Abbiamo preso atto della consistenza politica del presidente D'Alfonso e delle granitiche motivazioni a sostegno di questo costosissimo progetto. Tanto granitiche da fuggire alle numerose domande e agli innegabili dubbi che abbiamo sempre denunciato. Quella del presidente D'Alfonso in favore del PF e' una posizione di principio che si scontra contro i pareri negativi di tutti: in generale Tar e Corte dei Conti, in particolare Rup, ufficio affari legali della Asl, studio legale McDermott, professori dell'Universita' Bocconi, primari dei reparti. Insomma di tutti i soggetti che hanno partecipato all'istruttoria hanno espresso gravi criticita' su questo progetto, peraltro, alcuni pareri sono stati pagati a peso d'oro". Sul Project Financinq proposto dal colosso Veneto delle costruzioni Maltauro, oltre tre anni fa, D'Alfonso e l' assessore regionale alla Programmazione sanitaria, Silvio Paolucci, puntano per il nuovo ospedale in sostituzione dell' attuale, non sicuro staticamente e sismicamente anche perche' costruito con materiali scadenti. La regione ha avocato a se' l'iter. 

"Eviteremo che su queste carte cada la polvere ed entro il 30 giugno completeremo la valutazione, e poi scattera' la vera e propria gara d'appalto". Cosi' il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso, a margine della riunione della Commissione di Vigilanza svoltasi nel pomeriggio all'Aquila, che lo ha sentito sul contestato Project Finacing per il nuovo ospedale di Chieti proposto dalla Icm del gruppo Maltauro, al posto del Santissima Annunziata, considerato non sicuro dal punto di vista sismico. D'Alfonso e' intervenuto insieme al direttore generale Pasquale Flacco. In particolare, il governatore, dopo aver avocato a se' la responsabilita' procedurale del project togliendola alla Asl provinciale di Chieti, spiega che entro il 30 giugno si pronuncera' sulla pubblica utilita' che dara' il via libera alla gara europea in cui la proponente Icm avra' un diritto di prelazione.

"Respingo al mittente l'atteggiamento religioso di alcune forze politiche di contrarieta' ideologica quasi e totemica al Project Financing. Io ho un approccio laico, illuministico, su quello che mi offre l'ordinamento facendo si' che prevalga in modo implacabile l'interesse pubblico", afferma ancora D'Alfonso ribadendo quanto deciso lunedi' a Pescara nella riunione di Giunta, quando e' stato nominato il nuovo Rup, Emidio Primavera, ed e' stata indicata la data del 30 giugno. A seguire la pratica una commissione mista Regione-Asl che sara' chiamata a integrare le attivita' gia' svolte ai fini della conclusione dell'iter procedimentale per l'eventuale dichiarazione di fattibilita' della proposta di Project Financing.

"In Commissione ho messo in evidenza i dati oggettivi - continua D'Alfonso - il primo e' che c'e' una norma nazionale che consente il ricorso allo strumento del Project Financing, il secondo e' che nel caso dell'Abruzzo e' stata depositata nell' aprile 2014 una proposta, nella legislatura passata, di cui noi abbiamo assunto sulle nostre forze amministrative l'onere dell' istruttoria, che deve stressare tutti i numeri della proposta". Il primo numero, dice, "e' il costo della cittadella sanitaria, i 251 milioni del proponente saranno stressati fin dove il valore di mercato ci consentira'. Il secondo numero e' quello del costo dell'esercizio ospedaliero, dei servizi, che storicamente costano alla Asl 51 milioni di euro l'anno. Il proponente e' sceso a 42 milioni, cifra che puo' essere abbassata ancora. Terzo numero e' quello del canone annuale di concessione, che il proponente quantifica in 11 milioni di euro l'anno, noi vogliamo che scenda significativamente, come pure la durata della convenzione, ad oggi fissata in 30 anni".

 

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Inchieste sulla Regione Abruzzo, verso la chiusura delle indagini su Palazzo Centi

La procura della Repubblica dell'Aquila chiudera' a breve le indagini sull'appalto di ricostruzione post-terremoto di Palazzo Centi, sede della Giunta regionale in pieno centro storico dell'Aquila, uno degli 11 filoni della maxi inchiesta con 33 indagati sulle gare pubbliche gestite dalla Regione. Secondo quanto appreso da fonti forensi, potrebbe allargarsi la cerchia degli indagati. Nel frattempo, continua l'iter dell'appalto, vinto dalla Costruzioni Generali di Isernia operando un ribasso del 35,017 per cento, azienda che, tra l'altro, in questi mesi di incertezza ha chiesto spesso con insistenza di avere lumi sul futuro della commessa. A sbloccare la situazione, che si trascina da mesi, si e' giunti dopo contatti tra i vertici dirigenziali della Giunta e quelli della procura, in particolare il procuratore capo, Michele Renzo. Secondo quanto si e' appreso, la magistratura dovrebbe riconsegnare le carte sequestrate della gara in modo tale da riavviare l'iter per arrivare alla firma del contratto e all'inizio dei lavori.

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Inchiesta sulla corruzione, otto arresti a Giulianova

E' di otto arrestati di cui quattro in carcere e quattro ai domiciliari il bilancio dell'operazione Castrum che ha messo in luce decine di reati contro pubblica amministrazione commessi all'interno sia del comune di Giulianova sia della Asl di Teramo. A finire in manette la dirigente del comune di Giulianova Maria Angela Mastropietro, il marito Stefano Di Filippo, gli imprenditori Andrea e Massimiliano Scarafoni, tutti in carcere, il funzionario della Asl Carmine Zippilli, il socio accomandante della Rima sas, Sergio Antonilli, l'imprenditore edile ed ex assessore a Giulianova Nello Di Giacinto e il presidente della Giulianova Patrimonio, societa' in house del comune di Giulianova, Filippo Di Giambattista, questi quattro ai domiciliari. Ad eseguire le ordinanze chieste dai Pm Andrea De Feis e Luca Sciarretta e firmate dal Gip Domenico Canosa il nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Teramo.

Nel corso delle indagini sarebbero infatti emersi decine di episodi di corruzione, tentata concussione, tentata induzione indebita a dare o promettere utilita', abuso d'ufficio, falsita' in atti pubblici in materia edilizia e urbanistica commessi dalla funzionaria del comune di Giulianova in concorso con altri indagati. In particolare la dirigente per diversi anni avrebbe sistematicamente e costantemente asservito la funzione pubblica esercitata, in cambio di denaro o altre indebite utilita' per se' e per il proprio coniuge agli interessi privati a diversi imprenditori operando sul comune di Giulianova. In diversi casi avrebbe esplicitamente richiesto denaro o l'intestazione di beni immobili in favore di se' stessa e del marito mentre in altri casi avrebbe richiesto consulenze fittizie o comunque sovrafatturate in favore del marito in relazione ad alcuni lavori edili commissionati o comunque autorizzati dal comune di Giulianova. Gli accordi in particolare riguardavano affidamento di forniture e lavori pubblici per centinaia di migliaia di euro, interessando anche un'importante lottizzazione approvata nell'estate del 2016 dal comune di Giulianova. Gli episodi di tentata concussione e di tentata concussione indebita hanno invece interessato progetti ed investimenti immobiliari nel comuni di Giulianova e Castellalto. Nel corso degli accertamenti inoltre sarebbero emersi episodi di corruzione e falsi in atti pubblici commessi da un funzionario della Asl di Teramo in favore di un gruppo imprenditoriale di Giulianova. Il funzionario, a seguito di contropartite economiche riguardanti principalmente lavori di installazione di impianti di energia alternativa nella sua abitazione, avrebbe falsamente attestato lavori per 215 mila euro inducendo in errore la Asl che avrebbe liquidato i compensi a fronte di lavori effettivamente compiuti per appena 90 mila euro. Sempre su richiesta della Procura il Gip ha emesso anche un decreto di sequestro preventivo per 125 mila euro nei confronti di una Srl di Giulianova che ha compiuto i lavori di messa in sicurezza dell'edificio della Asl in Corso Porta Romana

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Gli italiani e il web secondo l’Istat

E' stato appena pubblicato dall'Istat, l'Istituto Nazionale di Statistica, il "Rapporto Annuale 2017: La situazione del Paese", che come ogni anno traccia un bilancio sulla vita in Italia da diversi punti di vista. Visto che Internet fa parte della nostra vita, all'interno del rapporto non sono rari gli accenni alla Rete e al web, che forniscono materiali interessanti sui quali riflettere, a partire da un consumo culturale che si sposta sempre piu' verso le sue forme online e alla partecipazione politica utilizzando le potenzialita' di una comunicazione online.

Uno dei settori dove il web e' protagonista in Italia, secondo l'Istat, e' quello della partecipazione politica: in particolar modo la partecipazione cosiddetta "invisibile", quella che, piu' che di candidature in prima persone, si nutre di informazioni e dibattiti, discussioni (offline e online) e approfondimento. Per quanto la disaffezione verso la politica sia un fenomeno molto diffuso - e non solo in Italia - la tradizione di partecipazione del nostro Paese non sembra ancora tramontare: piu' di 40 milioni di persone nel 2016 si sono informate sui fatti della politica italiana o hanno ascoltato dibattiti politici, cioe' il 77,2 per cento della popolazione sopra i 14 anni. Notevoli i distacchi tra le diverse classi sociali: il 92,2 per cento della classe dirigente partecipa in forma invisibile al dibattito pubblico, contro il 55,3 per cento delle famiglie a basso reddito con stranieri.

Sono proprio le modalita' non convenzionali di approfondimento a risaltare nel rapporto Istat. L'11,2 per cento degli abitanti sopra i 14 anni, nei primi tre mesi del 2016, ha espresso opinioni su temi politici e sociali su siti web, e il 5,2 per cento ha partecipato a consultazioni o votazioni su temi sociali e politici. In totale, il 20,8 per cento della popolazione di 14 anni o piu' che ha usato Internet negli ultimi tre mesi ha partecipato via web, in particolare categorie che solitamente sono escluse dalla partecipazione politica, cioe' le donne e i giovani.

Il web, quindi, si conferma come uno strumento di grande importanza anche per avvicinare chi di solito o non si intessa alla politica o non trova lo spazio giusto per esprimere le sue opinioni. Come appare piu' che comprensibile, anche in questo caso la partecipazione e' decisamente stratificata: se sono pochissime le famiglie di operai in pensione che partecipano via web (appena il 4,8 per cento), la classe dirigente arriva al 21,4 per cento, seguita a ruota dagli impiegati, al 20,5 per cento. Una partecipazione, in altre parole, che risente fortemente di un divario generazionale e reddituale ma che annulla il divario di genere, addirittura con una leggera prevalenza della partecipazione femminile su quella maschile.

Il rapporto - come hanno del resto sottolineato diverse analisi che negli scorsi giorni se ne sono occupate - ha messo in mostra anche un fenomeno preoccupante, quello della riduzione dei consumi culturali mettendo a confronto i dati del 2008 (l'anno dell'inizio della crisi) e il 2016. In particolare c'e' stato un vero e proprio crollo per la lettura dei quotidiani cartacei, con una diminuzione della quota di lettori assidui addirittura del 9,5 per cento e del 12,7 per cento di quelli occasionali. La lettura dei quotidiani online e' invece tutt'altro argomento. In Italia ci sono addirittura offerte Adsl e fibra un accesso semplificato e conveniente ai giornali sul web, ma il fenomeno riguarda all'incirca tutti gli italiani, grazie alla diffusa gratuita' dei contenuti e alla loro facilita' di diffusione, anche per mezzo dei social. Oggi il 27,8 per cento delle persone legge almeno una volta alla settimana un quotidiano online e il 14,7 per cento lo fa tre volte a settimana, non soltanto contrastando la perdita ma facendo aumentare la platea di lettori. Per quanto riguarda invece gli e-book, di fronte a una diminuzione dei lettori cartacei (soprattutto quelli "deboli", cioe' che leggono solo un libro l'anno), i lettori di libri in formato elettronico salgono al 7,3 per cento nel 2016.

I giovani, secondo l'Istat, tra i 3 e i 24 anni d'eta' hanno a disposizione poco piu' di cinque ore e mezza al giorno da dedicare alle attivita' di tempo libero, con un vantaggio di piu' di mezz'ora per i maschi (piu' che altro per il minor tempo dedicato alle attivita' di lavoro familiare). Il rapporto ha analizzato anche il tempo complessivo dedicato all'uso del PC e della Rete, senza considerarlo in una delle tipologie specifiche di attivita' proprio perche' ormai sono sempre di piu' le cose che si possono fare navigando sul web, dalla visione di contenuti video all'ascolto di quelli audio, passando per chat, videogiochi, shopping e conversazioni con varie modalita'. In media i giovani dedicano 42 minuti del loro tempo a Internet, con percentuali piu' basse per classi sociali come le famiglie a basso reddito con stranieri ma anche della classe dirigente: cio' viene spiegato anche con la presenza maggiore di bambini di pochi anni in questi gruppi, visto che il tempo dedicato all'uso del PC e della Rete cresce con l'aumentare dell'eta'.

Riguardo alla spesa per i consumi culturali effettuata online, l'Istat ha rilevato che sono stati i viaggi a dominare il settore negli ultimi anni, in particolare quelli aerei e ferroviari, insieme ai servizi alberghieri. Meno di una persona su 10 si rivolge invece alla rete per acquistare online libri, giornale e riviste, e ancora piu' bassa la quota di chi compra film, musica o videogiochi. Come fa notare l'Istat, sono dati da prendere cum grano salis, anche perche' l'acquisizione illegale di contenuti via web e' una pratica molto diffusa, che fa ridurre l'acquisto ma non il consumo; inoltre esistono non poche alternative legali dove reperire materiali, grazie alla "diffusione di piattaforme per l'accesso temporaneo o parziale gratuito a contenuti musicali, fotografici, cinematografici o video, a opere letterarie o pubblicazioni non piu' coperte dal diritto d'autore o deliberatamente rese disponibili come beni comuni". Anche per gli acquisti online la diffusione e' maggiore per le classi con un reddito medio equivalente piu' alto della media.

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Spina (Cisl): in Abruzzo la madre di tutte le battaglie è stata la sanità

 La Cisl d'Abruzzo e Molise a congresso per rinnovare i suoi vertici a Vasto avendo come quadro di riferimento "il sindacato del XXI secolo per una societa' inclusiva per la persona e per il lavoro". Nel suo saluto Maurizio Spina, segretario generale Cisl Abruzzo Molise evidenzia come "al termine del mio mandato lascio un'organizzazione unifica, rafforzata nelle sue categorie. L'esperienza con il Molise ci ha dato ancora piu' forza. Nello stesso tempo abbiamo ridotto il numero dei dirigenti e aumentato la presenza dei delegati nel nostro territorio. Un'organizzazione forte che e' in grado di esprimere la sua capacita' d'intervento sui ritardi delle regioni Abruzzo e Molise che devono ancora recuperare rispetto a una ripresa ancora debole". Per Spina i lavoratori abruzzesi e molisani della Cisl sono in buone mani "ma dobbiamo recuperare la capacita' di contrattazione, la ripresa e' lenta ma e' reale. Abbiamo buone possibilita' di recuperare ma dobbiamo fare in modo che gli impegni per le risorse europee, del Master Plan, dei fondi strutturali vengano realizzati oltre a quelli per la ricostruzione". Spina pensa a un'alleanza con le regioni dell'Italia centrale per "chiedere al governo nazionale una rimessa in sicurezza del territorio che vada oltre i decreti per il terremoto altrimenti aumenta lo spopolamento e un aumento degli squilibri nelle aree interne". I lavori hanno avuto inizio con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del terremoto che hanno colpito l'Italia centrale la scorso agosto.

"Abbiamo chiesto, assieme a Cgil e Uil, al presidente D'Alfonso un incontro urgente per discutere di quella che abbiamo definito vertenza Abruzzo e nel nostro documento, che abbiamo chiamato decalogo, indichiamo le proposte per il confronto". Lo ha affermato Maurizio Spina in uno dei passaggi del suo intervento in apertura dei lavori del secondo congresso Cisl Abruzzo Molise che si e' aperto oggi a Vasto. In particolare Spina chiede al presidente della Regione Abruzzo la rimodulazione dei fondi riferiti al Patto per lo Sviluppo dando priorita' "alla messa in sicurezza ambientale, creando le zone economiche speciali, rafforzando la governance con i fondi nazionali, ricostruendo gli edifici scolastici, sostenendo il welfare di comunita' e il reddito dei lavoratori". La madre di tutte le battaglie in Abruzzo "e' stata e resta la sanità" Spina ha ricordato che questa regione e' uscita dal commissariamento lo scorso settembre "e la sua collocazione in piano di rientro hanno costruito un contesto migliore per il riequilibrio ospedale/territorio, ma la sanita' territoriale cresce troppo lentamente rispetto agli impegni presi dalla regione".

Il segretario generale Cisl Abruzzo Molise nella sua relazione introduttiva nel corso del secondo congresso regionale a Vasto al presidente della Regione Molise Paolo Di Laura Frattura ribadisce che nel Molise si registra ancora una forte presenza e partecipazione pubblica nel sistema economico attraverso la finanziaria regionale. "Un aspetto - ha detto - che ha creato non pochi problemi e rappresenta un ostacolo per il rilancio del Molise". Spina ha evidenziato che sono aperte tante crisi aziendali e pur von un lavoro unitario "le soluzioni tardano ad arrivare nonostante i tavoli ministeriali aperti a causa di una politica locale poco propulsiva". Il segretario generale Cisl parlando della sanita' molisana ancora in piano di rientro evidenzia la necessita' di abbattere gli sprechi e le inefficienze ancora esistenti e che influisce anche sul peso fiscale "soprattutto quello aggiuntivo proprio a causa della sanita'".

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Abruzzo in festa per i bersaglieri a Pescara

Migliaia di cappelli piumati hanno invaso le strade di Pescara: bersaglieri di corsa - 180 passi al minuto come ancora vuole il regolamento del 1836 - questa mattina per la chiusura del 65^ raduno nazionale, iniziato mercoledi' scorso. Sono 181 anni di storia per uno dei corpi dell'Esercito piu' antichi e piu' amati dagli italiani. Presenti il sottosegretario alla Difesa Domenico Rossi, il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito e decano in servizio del corpo dei Bersaglieri, generale di Danilo Errico, il Prefetto di Pescara, Francesco Provolo, e molte autorita' civili, religiose e militari. A salutare le decine di migliaia di bersaglieri in servizio e in congedo e le migliaia di famiglie che hanno assistito al raduno c'erano il vice presidente dell'Associazione Nazionale Bersaglieri (A.N.B.), Daniele Carozzi, il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, e il sindaco di San Dona' di Piave, Andrea Cereser, citta' che il prossimo anno ospitera' il raduno. Il sottosegretario Rossi nel suo intervento ha ricordato come "nella societa' i bersaglieri di tutte le eta' sono portatori sani di valori, che tutti noi abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni perche' sono il futuro del nostro Paese".

Quindi e' intervenuto il gen. Errico, evidenziando l'impegno dei bersaglieri nelle operazioni di stabilizzazione all'estero, al quale si aggiungono, in Italia, "gli innumerevoli interventi di pubblica utilita' in occasione di calamita' naturali e quelli in concorso alle forze dell'ordine che, anche in questo momento, vedono le fiamme cremisi schierate a presidio delle vie e delle piazze delle nostre citta' nell'ambito dell'operazione Strade Sicure, a testimonianza, ancora una volta, dell'alto profilo di efficienza e prontezza raggiunto". 

In questi giorni piu' di 60 fanfare si sono esibite nelle piazze della citta', suonando e cantando brani storici del corpo: la "ricciolina", "il reggimento di papa'", "arrivederci Roma", "la corsa di resistenza" e tante altre. Presenti le sezioni dell'A.N.B. provenienti da ogni regione d'Italia che poi questa mattina hanno sfilato di corsa partendo dallo Stadio Adriatico e arrivando in piazza della Rinascita tra l'incitamento e gli applausi della gente. Nello sfilamento sono stati impegnati una compagnia del 7^ Reggimento Bersaglieri di Altamura, la fanfara d'ordinanza e la bandiera di guerra dell'unita', da pochi mesi rientrata dall'Afghanistan dove e' stata impegnata nella missione 'Resolute Support'. Il raduno, interamente organizzato dall'Associazione Nazionale Bersaglieri, ha avuto quest'anno un duplice significato: da un lato il momento di festa per tutti gli appartenenti alla specialita', dall'altro lato ha consolidato quel profondo legame che, soprattutto nell'ultimo decennio, si e' venuto a creare tra l'Esercito italiano e le popolazioni d'Abruzzo. La forza armata, presente nella regione sin dal terremoto del L'Aquila del 2009, ha di recente concluso l'Operazione "Sabina".

La fondazione del Corpo dei Bersaglieri risale al 18 giugno 1836 quando, per Regio Viglietto di re Carlo Alberto di Savoia, su proposta dell'allora Capitano delle Guardie Alessandro La Marmora, venne istituita a Torino la 1^ Compagnia Bersaglieri, truppe scelte, addestrate a un combattimento dinamico e a un tiro veloce e preciso. Da allora, i fanti piumati hanno scritto le pagine piu' importanti del risorgimento e della storia d'Italia: dalle guerre di indipendenza, ai primi interventi in aiuto alla popolazione, come l'intervento a Reggio Calabria e Messina per il terremoto del 1908; dalle due guerre mondiali alle operazioni di peacekeeping, sino all'attuale impiego all'estero e all'interno dei nostri confini, in supporto alle forze dell'ordine o per casi di pubblica calamita'. Attualmente sono circa 4.000 gli uomini e le donne dell'Esercito impiegati all'estero in 14 diversi Paesi: 800 di loro sono bersaglieri in forza alla Brigata Garibaldi, schierati in Afghanistan e in Iraq. Delle 7.050 unita' impiegate in supporto alle forze dell'ordine per "Strade Sicure", circa 460 sono bersaglieri appartenenti al 1^ Reggimento di Cosenza, al 3^ Reggimento di Capo Teulada, al 6^ Reggimento di Trapani e all'8^ Reggimento di Caserta. Invece 400 bersaglieri del 7^ Reggimento di Altamura sono impiegati nell'ambito del contingente di 2.400 militari dell'Esercito che, per tutto il mese di maggio, contribuira', con le forze di polizia, a formare il dispositivo di sicurezza per il vertice internazionale del G7 a Taormina. E intanto, a Orcenico Superiore (Pordenone), un battaglione di 500 bersaglieri dell'11^ Reggimento costituisce la cosiddetta 'Very High Readiness Task Force', vale a dire un'aliquota della 'Forza di Reazione Rapida' della Nato. 

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Cgia, lo Stato deve ai fornitori 46 miliardi nel 2016

I fornitori avanzano dallo Stato fino a 46 miliardi di euro per prestazioni nel 2016. Lo afferma la Cgia di Mestre in una sua rilevazione. Secondo un'elaborazione realizzata dall'Ufficio studi della Cgia, tra gli acquisti di beni e servizi e gli investimenti fissi lordi, nel 2016 la Pubblica amministrazione (Pa) italiana ha fatturato ai propri fornitori e alle imprese appaltatrici 160 miliardi di euro. In totale assenza di dati ufficiali, gli artigiani mestrini stimano che di quest'ultimo importo, una "fetta" che oscilla tra un valore minimo di 32 fino a un massimo di 46 miliardi non sono stati saldati a causa dei ritardi dei pagamenti e delle prassi inique praticate dai committenti pubblici ai propri fornitori. 

L'importo, secondo la Cgia, e' stato calcolato suddividendo in via puramente teorica i 160 miliardi di euro nell'arco dell'anno e "pesandoli" su 12 mensilita' nel caso delle Pa che pagano a 30 giorni e in 6 mensilita' per quelle che invece saldano a 60 giorni (come la sanita'), si ottiene la cifra di 19 miliardi di debiti fisiologici che non vengono onorati nell'arco dell'anno perche' non sono ancora scaduti i termini di pagamento previsti dalla legge. In realta', lo stock da onorare e' molto superiore. Secondo l'Istat l'importo - riferito solo ai debiti di parte corrente che l'istituto ha notificato alla Commissione europea per l'anno 2016 - e' di 51 miliardi di euro; la Banca d'Italia, invece, stima un importo pari a 65 miliardi di euro (anno 2015). Di conseguenza, l'ammontare dei debiti per i ritardi di pagamento che la Pa dovrebbe saldare oscilla - secondo la stima della Cgia di mestre - tra un valore minimo di 32 miliardi (dato dalla differenza tra 51 e 19) e un valore massimo di 46 miliardi (importo risultante dalla differenza tra 65 e 19). Le principali cause che hanno dato origine a questo che la Cgiadefinisce un ''malcostume tutto italiano'' sono le seguenti: la mancanza di liquidita' del committente pubblico; i ritardi intenzionali; l'inefficienza di molte amministrazioni a emettere in tempi ragionevolmente brevi i certificati di pagamento e le contestazioni. Inoltre con lo split payment la situazione e' peggiorata Dall'inizio del 2015 ha fatto il suo "debutto" lo split payment. Questa novita' obbliga le amministrazioni centrali dello Stato (e dal prossimo primo luglio anche le aziende pubbliche controllate dallo stesso) a trattenere l'Iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all'erario. L'obbiettivo di questa misura e' stato quello di contrastare l'evasione fiscale, ovvero, evitare che una volta incassata dal committente pubblico, l'azienda fornitrice non la versi al fisco. Il meccanismo, sicuramente efficace nell'impedire che l'imprenditore disonesto non versi l'Iva all'erario, ha pero' provocato molti problemi finanziari a tutti coloro che con l'evasione, invece, nulla hanno a che fare. Vale a dire la quasi totalita' delle imprese. "I debiti della Pa hanno ormai assunto una dimensione surreale - segnala il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - da due anni, infatti, le imprese che lavorano per l'Amministrazione pubblica hanno l'obbligo di emettere la fattura elettronica, altrimenti non possono essere liquidate. Nella fase di ingresso, questo documento informatico transita in una piattaforma controllata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze che lo smista all'ente o alla struttura pubblica a cui e' indirizzata che, a sua volta, verifica se il pagamento e' certo, liquido ed esigibile. Una volta che il destinatario della fattura da' l'ok, il saldo dovrebbe transitare per la piattaforma, consentendo al dicastero dell'economia di monitorare in tempo reale i tempi di pagamento e l'ammontare delle uscite. Dopo 2 anni, invece, lo Stato non conosce ancora a quanto ammonta complessivamente il debito contratto con i propri fornitori, per il semplice fatto che una buona parte dei committenti pubblici, in particolar modo quelli periferici, effettuano i pagamenti senza transitare per la piattaforma e con scadenze ben oltre quelle stabilite per legge. Una vicenda che ha dell'incredibile".

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