Primo Piano

Lavoro, più occupati ma quattro contratti su cinque sono a termine

Gli occupati nel primo trimestre del 2018 rispetto allo stesso periodo di un anno ma sono a termine quattro su cinque dei nuovi contratti che vengono stipulati. La nota congiunta sull'occupazione tra Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal conferma la crescita del lavoro dipendente a fronte di una riduzione consistente di quello indipendente ma sottolinea come gran parte delle assunzioni sia a tempo determinato. Sempre rispetto ad una nno prima crescono rapidamente anche i contratti a chiamata (+64,6%) perché il confronto è con il primo trimestre 2017 quando era ancora possibile usare i voucher. Il dato è comunque in rallentamento sui trimestri precedenti. L'inserimento di correttivi sui contratti a termine dovrebbe essere prevista nel decreto "dignità" all'esame del Governo mentre al momento come ha detto oggi il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon non sembra al'ordine del giorno la reintroduzione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori di fatto cancellato dal Jobs act. La nota congiunta rileva nel primo trimestre 2018 una "sostanziale stazionarietà" dell'occupazione rispetto agli ultimi tre mesi del 2017 mentre conferma una lieve crescita a livello tendenziale (+147.000 unità) in rallentamento rispetto al trimestre precedente. Il tasso di occupazione tra i 15 e i 64 anni destagionalizzato è stabile rispetto al trimestre precedente al 58,2%. L'aumento degli occupati è il risultato di una crescita dei dipendenti di 333.000 unità e un calo degli indipendenti di 186.000 unità. Gli occupati (sempre guardando al dato destagionalizzato) nel periodo erano 23.081.000 mentre i disoccupati erano 2.893.000. Se si guarda alle "attivazioni", ovvero alla stipula di nuovi contratti contenute nelle Comunicazioni obbligatorie al ministero del Lavoro l'80,1% risulta a tempo determinato (dato in crescita rispetto al 77,6% del primo trimestre 2017). Rispetto al primo trimestre 2017 (dati grezzi) tendendo conto anche delle cessazioni di contratto si registra un aumento complessivo di 361.000 posizioni lavorative che è determinato da un aumento di 11.000 posizioni a tempo indeterminato e di 350.000 a tempo determinato. Infine la nota ha diffuso anche i dati sugli infortuni sul lavoro e rilevato nel primo trimestre 2018 212 casi mortali con un aumento del 10,3% delle denunce rispetto allo stesso periodo del 2017. 

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Record di rifugiati nel 2017: 68,5 milioni

Record di rifugiati nel 2017: 68,5 milioni. Lo annuncia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Il numero è aumentato del 4,6 per cento nel 2017 rispetto all'anno precedente. Circa l'85% dei 68,5 milioni di rifugiati nel mondo hanno cercato rifugio nei paesi poveri o a medio reddito. I principali paesi ospitanti per i rifugiati nel 2017 sono stati Turchia, Pakistan, Uganda, Libano e Iran, seguiti dalla Germania. I dati hanno mostrato che quasi il 70% dei rifugiati del mondo è fuggito da soli cinque paesi: Siria, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar e Somalia. 

A determinare tale situazione, si legge nel rapporto dell'Unhcr, sono state in particolare la crisi nella Repubblica Democratica del Congo, la guerra in Sud Sudan e la fuga in Bangladesh di centinaia di migliaia di rifugiati rohingya provenienti dal Myanmar. I paesi maggiormente colpiti sono per lo più i paesi in via di sviluppo. Nel totale dei 68,5 milioni sono inclusi anche 25,4 milioni di rifugiati che hanno lasciato il proprio paese a causa di guerre e persecuzioni, 2,9 milioni in più rispetto al 2016 e l'aumento maggiore registrato in un solo anno. Nel frattempo, i richiedenti asilo che al 31 dicembre 2017 erano ancora in attesa della decisione in merito alla loro richiesta di protezione sono aumentati da circa 300.000 a 3,1 milioni. Le persone sfollate all'interno del proprio paese erano 40 milioni del numero totale, poco meno dei 40,3 milioni del 2016.In breve, il numero di persone costrette alla fuga nel mondo è quasi pari al numero di abitanti della Thailandia. Considerando tutte le nazioni nel mondo, una persona ogni 110 è costretta alla fuga. "Siamo a una svolta - ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati - dove il successo nella gestione degli esodi forzati a livello globale richiede un approccio nuovo e molto più complessivo, per evitare che paesi e comunità vengano lasciati soli ad affrontare tutto questo. Ma abbiamo motivo di sperare. Quattordici paesi stanno già sperimentando un nuovo piano di risposta alle crisi di rifugiati e in pochi mesi sarà pronto un nuovo Global Compact sui rifugiati e potrà essere adottato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite".

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Export, studio Cna Abruzzo: tira automotive del Pescarese 

Il comparto dell'automotive pescarese spinge in alto l'export regionale. Lo rivela lo studio realizzato per la Cna Abruzzo da Aldo Ronci, sui dati relativi al primo trimestre del 2018: dei 144 milioni di euro in più realizzati rispetto allo stesso periodo del 2017 (2.201 milioni contro 2.057), ben 71 sono frutto della performance della provincia adriatica, che rispetto a un anno fa vola oltre il 53% di incremento. "Un dato sorprendente - commenta la Cna - visto e considerato che il Pescarese non ha mai brillato particolarmente sul fronte delle esportazioni, ma che diventa se possibile ancor più curioso se si osservano le cifre in controluce". A spingere verso l'alto le vendite all'estero della provincia di Pescara, illustra lo stesso curatore dell'indagine realizzata su dati dell'Istat, sono stati i mezzi di trasporto: ben l'83% di tutto l'aumento regionale si concentra infatti qui, con 52 milioni di euro. Tanto per dare un'idea, Chieti che da sempre rappresenta in questo comparto il polo d'eccellenza si ferma a quota 13 milioni di incremento. In percentuale, Pescara accresce l'export dei mezzi di trasporto del 473,1%, Chieti appena dell'1,3%. A fronte del balzo realizzato nella provincia adriatica, che cresce non solo grazie ai mezzi di trasporto (71 milioni di aumento, contro i 32 di Teramo, i 28 di Chieti e i 13 dell' Aquila) in generale, riferisce il rapporto, i primi tre mesi dell'anno sono stati largamente positivi per tutta la regione, il cui export ha segnato complessivamente un incremento del 7% rispetto allo stesso trimestre del 2017, contro una media nazionale del 3,3%: risultato che vale il quinto posto tra le regioni italiane. "Si tratta di un risultato positivo - osserva il direttore regionale della Cna, Graziano Di Costanzo - ma che adesso deve trasformarsi in un volano di sviluppo anche per quei settori, come la micro impresa e l'artigianato, da anni fuori dal circuito della ripresa e ancora in attesa di quel rilancio che i numeri sull'export rivelano invece alla portata di imprese più strutturate. A sottolineare lo stato di salute delle nostre esportazioni contribuiscono anche i dati degli altri settori, molti dei quali più strettamente legati ai sistemi produttivi locali". E se la vendita dei mezzi di trasporto è andata a gonfie vele, numeri positivi possono vantare in Abruzzo anche l' abbigliamento (19 milioni in più, e +20,9% di incremento), gomma (15; +9,1%), prodotti in metallo (12; +12,2%), prodotti chimici (11; +18%), prodotti alimentari (9; +7,3%), materiali elettrici (6; +10,2%). Segno positivo, dunque, un po' per tutto l'export regionale, che ha scelto come destinazione privilegiata i Paesi appartenenti alla Unione europea (82 milioni) rispetto agli altri (62 milioni). Un'occhiata, infine, ai prodotti agroalimentari, passa da 141 milioni del primo trimestre del 2017 ai 151 del primo trimestre del 2018 ottenendo un incremento di 10 milioni di euro, e un aumento del 7%, pari al doppio del dato nazionale (3,3%).

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Accordo per la formazione nelle imprese artigiane

Un investimento complessivo di oltre 250mila euro, per circa cinquemila ore di formazione, destinate a 264 persone tra collaboratori e dipendenti di imprese artigiane. E' quanto prevede il protocollo d'intesa sottoscritto da Regione Abruzzo e Fondartigianato, il fondo interprofessionale costituito da Confartigianato, Cna, Casartigiani, Claai, Cgil, Cisl e Uil. L'iniziativa, importante novità anche nel panorama nazionale, è finalizzata al finanziamento di un progetto di formazione rivolto a dipendenti e a titolari delle micro imprese abruzzesi. Oggi la presentazione nella sede della Regione Abruzzo, a Pescara, presenti il presidente di Fondartigianato, Stefano Di Niola, la referente di Fondartigianato per l'Abruzzo, Rita Innocenzi, e la funzionaria regionale del settore Lavoro, Maria Saula Gambacorta. Il bando partirà a luglio, nell'ambito del piano straordinario su lavoro, formazione e occupazione avviato dalla Regione. I percorsi individuati dal protocollo avranno tutti carattere tecnico-professionalizzante, con contenuti riferibili in particolare all'innovazione tecnologica e gestionale e all'innovazione di prodotto e di processo. "E' la prima volta nella storia dell'Abruzzo - sottolinea Innocenzi - che c'è un accordo tra la Regione e Fondartigianato per la formazione, così come è la prima volta che si formano anche i datori di lavoro, dato che parte delle iniziative è rivolta proprio a loro". "Fondartigianato aveva stanziato 90mila euro, risorse aumentate del 40% grazie all'accordo con la Regione, per arrivare a 126mila euro. Cifra analoga quella stanziata dall'ente regionale, per un totale di circa 250mila euro. Si tratta di un progetto di assoluto rilievo, con particolare attenzione alla quarta rivoluzione industriale e al lavoro 4.0". 

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Cgia Mestre, 131,8 miliardi dai condoni degli ultimi 45 anni

Tra "scudi", concordati, sanatorie, condoni, l'erario ha incassato negli ultimi 45 anni 131,8 miliardi di euro. Il calcolo, con valori rivalutati al 2017, è stato fatto dalla Cgia di Mestre. Considerando i gettiti delle singole misure, l'operazione più "vantaggiosa" per le casse dello Stato è stata la sanatoria fiscale del 2003, che ha permesso al fisco di riscuotere 34,1 miliardi. Altrettanto significativo è stato quello fiscale-valutario, che nel 1973 ha aperto la lunga stagione dei condoni nel nostro Paese. La misura, avviata prima della riforma fiscale che ha introdotto l'Irpef, ha consentito di incassare 31,6 miliardi. Anche le sanatorie applicate negli anni '80 sono state particolarmente "generose": tra il condono fiscale e quello edilizio intercorsi tra il 1982 e il 1988, lo Stato ha beneficiato di 18,4 miliardi di euro. Anche la voluntary disclosure 2015-2017 è stata inserita dall'Istat tra l'elenco dei principali condoni introdotti dal legislatore italiano, e ha consentito un gettito di 5,2 miliardi.

 "Premesso che l'applicazione di qualsiasi condono fiscale è a nostro avviso immorale ed eticamente inaccettabile - commenta il coordinatore dell'Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo - ha senso introdurlo solo quando è prevista una riforma che riscrive completamente il rapporto tra il fisco e il contribuente. Se, come pare di capire, il nuovo Governo è intenzionato ad avviare in tempi relativamente brevi la 'dual tax', l'introduzione della cosiddetta 'pace fiscale' sarebbe giustificata, perché consentirebbe di azzerare una volta per tutte i contenziosi fiscali attualmente sul tavolo dei giudici tributari". Secondo l'analisi della Cgia, dalla rottamazione delle cartelle esattoriali lo scorso anno il fisco ha incassato 3,9 miliardi. Una misura una tantum - secondo l'ufficio studi - che è servita a ridare un po' di ossigeno alle casse pubbliche e a "ingrossare" i risultati della lotta all'evasione, che rimangono ancora inferiori alle attese. Secondo gli artigiani di Mestre, l'economia "non osservata" - ossia la somma del valore aggiunto riconducibile all'economia sommersa e alle attività illegali - nel 2015 avrebbe prodotto 207,5 miliardi di imponibile sottratto al fisco, dando luogo a un'evasione di imposta di circa 114 miliardi l'anno. Per ogni 100 euro di gettito incassato, a causa dell'infedeltà fiscale degli italiani a livello nazionale l'erario perde 16,3 euro

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Imprese italiane strette tra dazi e rilancio dei consumi

L'escalation sui dazi, tra minacce e contromosse, ha inciso sulla fiducia delle imprese italiane. E nei numeri dell'Istat iniziano a vedersi i primi effetti concreti. Il ripiegamento segnato dal fatturato e soprattutto dagli ordinativi dell'industria ad aprile non può che alimentare l'allarme. Sulle commesse, che preannunciano il giro d'affari dei prossimi mesi, non ci sono poi tanti dubbi: il calo segnato nell'ultimo mese è dovuto principalmente alla cattiva raccolta fuori confine.

Per il mercato interno i dati del Pil sul primo trimestre mostrano che gli investimenti non tirano più come prima. Tutto sulle spalle dei consumi quindi, con l'incognita però che anche la loro spinta possa venire meno. L'incertezza, infatti, ormai serpeggia tra le famiglie. Inoltre i prezzi in rialzo potrebbero non aiutare. Ecco che l'Istat tira le somme sulle vendite piazzate dalle aziende italiane negli ultimi tre mesi registrando "una flessione congiunturale". Il risultato è che dopo la rimonta del 2017 la curva della manifattura torna di nuovo a guardare verso il basso. Per gli ordini lo scarto dal picco pre-crisi, toccato alla fine dello scorso anno, è ancora più ampio. Il 2018 è insomma iniziato male e non sembra ritrovare più la giusta strada. Le altre statistiche non confortano. Lo stesso Istituto di statistica nell'ultima nota mensile ha parlato di una chiara frenata dei ritmi dell'economia italiana. La fiducia delle imprese è ai minimi da oltre un anno e a maggio anche quella dei consumatori ha segnato un crollo. A proposito, neppure l'ultima rilevazione sul commercio al dettaglio è andata bene. Ma sono le tensioni sul commercio internazionale a impensierire di più. Il rischio di una guerra dei dazi riprende quota visto l'annuncio degli Usa sul Made in China e lo strappo che si è consumato al G7. D'altra parte l'Italia non è l'unica a pagare le conseguenze di un clima rovente. La Germania da due mesi registra cali oltre le attese sul fronte degli ordinativi. Il pericolo è quello di incappare in un effetto domino con conseguenze difficilmente prevedibili. Di certo, se si ferma la locomotiva tedesca le esportazioni tricolore non potrebbero che incassare il colpo, acuendo un calo già visibile

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Istat, le differenze di istruzione tra regione e regione

I livelli di istruzione in Italia mostrano un''ampia distanza tra il Mezzogiorno e le altre aree del Paese e disuguaglianze all'interno delle aree stesse, sia in ragione dei differenti punti di partenza che della diversa intensita' delle dinamiche. Lo ha sottolineato l'Istat, che oggi, per la prima volta, ha diffuso un sistema di indicatori del Benessere equo e sostenibile riferito alle 110 province e citta' metropolitane italiane. Dall'analisi, si e' evidenziato che la quota di popolazione con almeno il diploma ha segnato una distanza tra l'area complessivamente in maggiore vantaggio, il Centro, e il Mezzogiorno, piu' sfavorito. Tale distanza e' cresciuta nel tempo: quasi 12 punti percentuali nel 2016 contro gli 8 del 2004. Tuttavia, tra le province del Mezzogiorno sono emersi gli elevati tassi di diplomati e laureati residenti nelle province di L'Aquila (68,8%) e Pescara (66,0%), territori che si sono collocati nel primo 20% della graduatoria nazionale. Le province del Nord-ovest si sono attestate intorno alla media nazionale (60,1%) , mentre sia il Nord-est che il Centro hanno presentato profili territoriali piu' frastagliati, con differenze nei valori provinciali che hanno attraversato tutte le regioni. Il vantaggio del Centro Italia e' stato trainato da pochi territori: soltanto sei province si sono collocate nel primo 20% della graduatoria, tra queste Roma che ha presentato il valore massimo dell'indicatore nel 2016 (72 diplomati o laureati su 100 residenti). I progressi nel Paese circa la quota di persone con almeno il diploma (+11,4 punti percentuali tra il 2004 e il 2016) sono stati essenzialmente trainati dal Nord e dal Centro, con una crescita omogenea, mentre soltanto la meta' delle province del Mezzogiorno ha registrato incrementi di 10 punti percentuali o piu'. A restare indietro sono state soprattutto le province meridionali con i piu' bassi livelli di partenza, che negli anni sono risultante persistentemente collocate nell'ultimo 20% della distribuzione: Foggia, Taranto e Lecce in Puglia, Crotone in Calabria, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, e Catania in Sicilia e Nuoro in Sardegna. 

Anche la percentuale di laureati tra i 25 e i 39 anni (24,4% in Italia) registrata e' stata piu' alta al Centroe al Nord rispetto al Mezzogiorno: la differenza, accresciutasi negli anni, e' stata di 7 punti percentuali nel 2016 ed era di 3 punti nel 2004. Nel territorio i livelli hanno evidenziato una variazione tra il massimo di Bologna (37,5%) e il minimo di Imperia (14,0%). Le province del Nord-est hanno registrato valori piu' elevati e piu' omogenei rispetto al Nord-ovest, dove agli alti livelli di Milano, Monza e Brianza, Como, Biella,e Genova, si sono contrapposte le basse quote di Cuneo e La Spezia, che insieme a Imperia si sono collocate in coda alla distribuzione nazionale. Il profilo del Centro Italia e' articolato, principalmente per le disuguaglianze territoriali interne a Toscana e Lazio: nel primo caso l'indicatore ha segnato una variazione dal 37% di Firenze al 16,4% di Arezzo; nel Lazio invece e' emerso un dualismo tra Roma (31%) e le altre province laziali, ultima Latina (19,6%). Le province del Mezzogiorno sono risultate ampiamente al di sotto della media nazionale. Eccezioni positive sono state L'Aquila(32,2%) e Pescara (25,8%), insieme alle due province calabresi di Cosenza (27,1%) e Vibo Valentia(25,6%), a Campobasso e Isernia in Molise (26,1%; 32,2%), a Benevento (24,8%) e a Potenza (25,9%). Nel tempo il divario territoriale e' aumentato:le province con i livelli di partenza piu' bassi hanno conseguito i progressi piu' contenuti.

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Lavoro, Lolli annuncia la riapertura del bando Garanzia Over

Nuova programmazione dei fondi strutturali europei sul lavoro presentate dal vicepresidente Giovanni Lolli, che ha indicato "la strada politica per i prossimi mesi. Una strada obbligata - ha sottolineato - tracciata dagli elettori dopo le ultime consultazioni elettorali e dai cittadini che chiedono un impegno più diretto e costante della politica sul fronte del lavoro". La novità più importante è rappresentata dalla riapertura entro giugno del bando Garanzia Over che prevede contributi a fondo perduto a quelle aziende che assumono disoccupati over 30. La misura ha fatto registrare un grande successo con l'assunzione di circa 1000 disoccupati con contratti a tempo indeterminato nel giro di un anno. Il bando è stato chiuso a marzo per esaurimento dei fondi, ma la nuova rimodulazione ha permesso di destinare ancora 4 milioni di euro. Sempre sul fronte incentivi all'occupazione, Giovanni Lolli ha anticipato la nascita di una nuova misura dal titolo "incentivi all'assunzione", e cioè la previsione di contributi (dotazione complessiva di 4 milioni) per assunzioni di disoccupati senza i vincoli anagrafici di Garanzia Over.

"Si tratta di una misura di completamento di Garanzia Over, anche perché le imprese ci hanno chiesto incentivi anche sul mercato del lavoro giovanile". Subito dopo l'estate, invece, è prevista l'uscita di Garanzia Giovani 2 con una dotazione finanziaria di 27 milioni di euro. Anche in questo caso, "sono stati previsti tirocini extracurriculari per i giovani fino a 29 anni e misure di accompagnamento al lavoro. Che poi - ha aggiunto Lolli - sono le misure che hanno ottenuto il maggior successo su Garanzia Giovani 1 e quindi la nostra idea è ripetere quella felice esperienza che ha portato l'Abruzzo ad essere la seconda regione in Italia per numeri sul programma di Garanzia Giovani". Misure importanti anche sul fronte della formazione, con la possibilità da parte di un'azienda che assume un lavoratore di chiedere alla Regione di pagare la relativa formazione. Previsti inoltre aggiornamenti professionali nel campo dell'enogastronomia e di altri settori importanti dell'economia regionale. Incentivi alla formazione sono previsti anche per i professionisti con il Voucher per i lavoratori autonomi da utilizzare per il rimborso di corsi universitari.

"Tra l'estate e l'autunno - ha detto Lolli - il nostro obiettivo è dare risposte ai cittadini e ai lavoratori. Abbiamo pensato a misure che vanno dritte al problema, venendo incontro alle richieste delle aziende e alla domanda di lavoro dei nostri disoccupati".

E proprio sul fronte della micro impresa, Lolli ha annunciato l'avvio del Microcredito Fse che tanto successo ha ottenuto negli anni scorsi. Ci sono a disposizione 6 milioni di euro al tasso agevolato dell'1% in favore delle piccole e piccolissime imprese abruzzesi; previsto inoltre un avviso di 9 milioni di euro per "finanziamento capitale circolante". E cioè interventi per contrastare la scarsa liquidità e la promozione di investimenti produttivi. "Ci saranno poi altre misure - assicura Lolli - ma per il momento si parte da queste; l'importante è coinvolgere quanto più possibile i territori. E lo dico ai consiglieri regionali e agli assessori, se veramente si vogliono dare risposte ai cittadini". 

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Fondi europei, la tabella regione per regione

 Nell'ultimo triennio (2015-2017), il sistema regionale italiano ha versato nella casse dell'Unione europea ben 44 miliardi di euro incassando soltanto 35 miliardi di euro con un saldo "in rosso" pari a 8,5 miliardi di euro. Nel 2017 l'ammontare complessivo generato dai territori per "restare" in Europa e' stato pari a 14.881 milioni di euro con un incremento del 3,9% rispetto all'anno precedente quando il monte contributi aveva raggiunto i 14.328 milioni di euro. Il dato emerge dal rapporto realizzato dall'istituto Demoskopika "Europa bicefala" presentato oggi. Lo studio evidenzia una Italia divisa in due nella distribuzione dei rapporti finanziari con le istituzioni comunitarie: tutte le regioni rientranti nell'ex obiettivo convergenza (regioni meno sviluppate e regioni in transizione), eccezion fatta per l'Abruzzo, presentano un saldo positivo pari a 7 miliardi di euro mentre, al contrario, le regioni piu' sviluppate (ex obiettivo competitivita') hanno versato decisamente piu' di quanto incassato con un credito maturato pari a oltre 15 miliardi di euro. Una dicotomia probabilmente condizionata - si legge nello studio di Demoskopika - dall'attuazione della politica di coesione con cui l'Unione europea, attraverso l'impiego dei fondi strutturali, punta a riequilibrare i divari esistenti, a livello di sviluppo economico e di tenore di vita, tra le diverse realta' regionali. In questo scenario e' la Lombardia a risultare il maggiore finanziatore italiano con oltre 10 miliardi di euro di contributo stimato ma anche la realta' piu' penalizzata considerato un saldo negativo pari a ben 5,5 miliardi di euro. Situazioni significativamente piu' convenienti per Sicilia e Campania che hanno ricevuto circa 4 miliardi di euro in piu' di quanto hanno versato.

"Lo studio, seppur non esaustivo in quanto incentrato principalmente nella relazione dicotomica del dare/avere, - commenta il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio - conferma le criticita' generate dalla complessita' del sistema di finanziamento dell'Unione europea che, principalmente negli attuali meccanismi di riscossione e di calcolo delle risorse, come piu' volte evidenziato dalla Corte dei Conti europea, risulta poco leggibile disincentivando processi di controllo diretto da parte dei cittadini". Nell'ottica del raggiungimento dell'autonomia finanziaria dell'Unione europea, per Rio e' auspicabile "un'accelerazione delle istituzioni comunitarie nella valutazione del progetto di riforma presentato dal Gruppo di alto livello istituito dai presidenti della Commissione, del Parlamento europeo e del Consiglio europeo nel 2017. Proposta che prevede l'introduzione di tasse e imposte direttamente connesse alla dimensione europea". "In questo quadro, riformare l'attuale meccanismo di partecipazione al bilancio dell'Unione europea - conclude il presidente di Demoskopika - produrrebbe, senza alcun dubbio, un cambiamento della percezione dei cittadini in direzione di una maggiore consapevolezza collettiva circa la capacita' di metter in comune risorse in modo economicamente piu' efficace e di una minore convinzione che finanziare l'Europa rappresenti principalmente un fattore di costo per il sistema Italia". 

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Protezione civile,individuati tre poli logistici regionali 

Individua tre poli logistici regionali per lo stoccaggio di mezzi e materiali della Colonna mobile di protezione civile il provvedimento approvato dalla Giunta regionale d'Abruzzo. Si tratta del Polo operativo interregionale di Preturo di L'Aquila. In applicazione di uno specifico accordo intercorso con il Comune di L'Aquila, l'aeroporto di Preturo ospita da tempo parte della colonna mobile della Protezione Civile Abruzzo in un manufatto dedicato di strategica importanza. L'immobile, infatti, viene utilizzato sia come sito di stoccaggio di materiali e mezzi d'emergenza, anche come sede di Sala operativa regionale alternativa e come area di accoglienza alla popolazione. L'intera struttura logistica di Preturo, dunque, si presta in maniera ottimale per elevarsi ad elemento nodale essenziale anche per la lotta attiva agli incendi boschivi di livello interregionale; la Regione, pertanto, ha individuato nell'infrastruttura l'allocazione di un "Polo Operativo, Formativo e per Aviotrasporto per le Emergenze riferite anche alla lotta attiva agli Incendi Boschivi". Un polo che, essendo particolarmente adatto per supportare la risposta all'emergenza in tutto il centro-sud, verrà conseguentemente istituzionalizzato mediante la proposta di specifico accordo con il Dipartimento nazionale. Del Polo Logistico di Protezione Civile Nazionale nel "CSMM" (Centro Smistamento Merci della Marsica) di Avezzano in prossimità del casello autostradale A25 di Avezzano, è stato finora utilizzato eccezionalmente dalla Protezione civile regionale, per lo più per coordinare le attività di gestione dell'emergenza coadiuvata dalla CRI. L'infrastruttura, al momento già ospitante materiali e mezzi della Colonna Mobile della Protezione Civile nazionale, risulta particolarmente idonea quale 'Polo Nazionale di Protezione Civile'. Del Polo Logistico di Protezione Civile Regionale e sede Centro-Sud della Colonna Mobile di PC dell'ANA. La Regione Abruzzo, per tramite del Consorzio ASI "Val Pescara", dispone di uno stabile nel Comune di Alanno, di cui solo una parte è utilizzata dal Distaccamento dei Vigili del fuoco. La restante parte, attualmente inutilizzata, dallo stesso Consorzio è stata messa a disposizione della Regione per ospitare parte della Colonna Mobile Nazionale dell'ANA (Associazione Nazionale Alpini) da utilizzare per eventuali interventi emergenziali nel centro/sud Italia, oltre che una parte di mezzi e materiali della colonna mobile della PC regionale Abruzzo. L'ANA, infatti, con una specifica nota del Presidente Favero, si è impegnata ad effettuare, a propria cura e spese, i necessari lavori di adeguamento/ampliamento dell'immobile, nel quale la Regione si impegna, oltre che a favorire l''assegnazione in comodato a titolo non oneroso all'ANA Abruzzi, ad installare un Polo Logistico di PC regionale.

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