Primo Piano

Servizio civile, bandi per 39.181 volontari

Il Dipartimento per le Politiche giovanili e il SCU ha pubblicato ieri sul suo sito l'elenco dei progetti che saranno inseriti nel prossimo Bando volontari in uscita ad inizio settembre. "La pubblicazione dell'elenco dei progetti finanziati prima dell'emanazione del Bando di selezione degli operatori volontari - spiega il Dipartimento -, nasce dall'esigenza di garantire agli enti il tempo necessario per preparare un'adeguata pubblicita' ai progetti e favorire quindi l'accessibilita' dei giovani ad informazioni corrette e dettagliate, cosi' da incentivare una partecipazione piu' ampia e consapevole al servizio civile". Complessivamente saranno finanziati 3.735 progetti di servizio civile universale, che potranno essere realizzati sul territorio nazionale ed estero, con l'impiego di 39.181 operatori volontari. Si tratta pero' di un passo indietro per il servizio civile, che nel 2018 vide finanziati 5.402 progetti per complessivi 53.363 posti, con una riduzione quindi quest'anno di oltre il 25% dei volontari. La causa di cio' e' direttamente riconducibile al minor finanziamento del fondo del servizio civile universale, passato dai 300 milioni dello scorso anno voluti dal Governo Gentiloni ai circa 230 milioni attuali stanziati dal Governo Conte. A questi andrebbero aggiunti circa 70 milioni voluti dal Sottosegretario con delega, Vincenzo Spadafora, tramite un Disegno di legge, attualmente pero' bloccato dalla crisi di governo in corso. Analizzando i dati regione per regione si nota come in alcuni casi la riduzione sia ancora piu' consistente rispetto alla media, come per la Sicilia, che perde rispetto al 2018 oltre il 60% dei posti disponibili, oppure per Calabria, Campania, Abruzzoe Molise che li dimezzano. Inoltre se mediamente, sia per gli enti dell'Albo nazionale che per quelli degli Albi regionali, saranno messi a Bando solo il 60% dei posti richiesti, la percentuale scende notevolmente intorno al 30% per gli enti di Sicilia e Calabria. Piu' indolore la riduzione per gli enti di regioni come Liguria, Piemonte, Toscana e Puglia, dove le percentuali dei posti che andranno a bando superano il 90% di quelli richiesti. Da notare anche come rispetto al 2018 sia aumentata la richiesta di posti degli enti dell'Albo nazionale, cui si sono aggiunti i primi accreditati a quello nuovo del Servizio Civile Universale, che hanno presentato complessivamente 2.614 progetti (+12,6%) per 35.098 posti (+18%). Allo stesso tempo e' leggermente diminuita la presentazione di progetti da parte degli enti degli Albi regionali (-11,1%) e quasi parallelamente la richiesta di posti (-6,6%). In dettaglio nel prossimo Bando i giovani potranno scegliere tra 4.478 progetti in Italia presentati dagli enti dell'Albo nazionale e da quelli degli Albi regionali per complessivi 36.388 posti, piu' 165 progetti per 2.188 posti che prevedono "misure aggiuntive", ossia un periodo di permanenza fino a tre mesi in un altro Paese UE o un periodo di tutoraggio ma anche strumenti per favorire la partecipazione di giovani con minori opportunita'. Sono a disposizione inoltre 92 progetti con 605 posti all'estero. 

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Souvenir, sono 18mila le imprese coinvolte

Sono circa 18 mila le imprese attive in Italia nel settore del commercio di souvenir, con un business da 700 milioni di euro. E' quanto emerge da un'elaborazione della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Roma con le sue 1.628 imprese di souvenir, un decimo di tutta Italia, e' prima nel Paese, seguita da Napoli (1.534) e da Milano (860). Quarta e' Venezia con 692 attivita' e con le sue vetrerie e i merletti tipici ottiene la leadership negli oggetti di artigianato (162 imprese su 1.403 attive in Italia). Roma domina nel commercio di oggetti di culto (96 su 371 in Italia) e arredi sacri ed articoli religiosi (74 le attivita' dedicate su 490) mentre Napoli primeggia nella vendita di bomboniere (162 su 1.301 imprese italiane). Milano invece e' prima per il commercio di oggetti d'arte (250 imprese su 1.700 attive a livello nazionale). Per business, prime in Italia Milano con 162 milioni (23% nazionale), Roma con 123 (18%), Venezia con 65 (9%), Firenze con 46 (7%), Napoli con 30 (oltre 4%), Torino con 24 (quasi 4%). 

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Sondaggio Winpoll-Sole 24 Ore, il 41 per cento degli italiani vuole il voto

Secondo un sondaggio Winpoll-Sole 24 Ore, pubblicato oggi sul quotidiano,  la Lega che aveva preso il 34,3% alle elezioni europee e stimata al 38,9% in un indagine del 30 luglio oggi scenderebbe al 33,7%. In leggera salita invece Pd e M5S Mentre il M5s "recupera rispetto al Sondaggio di luglio e il Pd conferma la crescita che si era già manifestata negli ultimi mesi". viene spiegato tuttavia che "né l'uno né l'altro beneficiano significativamente del calo della Lega"

Dall'indagine emerge che nelle intenzioni di voto al 25 agosto il Partito di Nicola Zingaretti riscuote il 24% dei consensi "in aumento di sette decimali di punto rispetto alla rilevazione del 30 luglio e di 1,3 punti rispetto al risultato delle europee". Il consenso del M5s è "nelle intenzioni di voto al 25 agosto del 16%, in ripresa di 1,8 punti percentuali rispetto al Sondaggio del 30 luglio, ma sotto di mezzo punto rispetto alle europee". A parte le intenzioni di voto, il dato più interessante riguarda le preferenze degli elettori rispetto alle soluzioni della crisi di governo. La maggioranza relativa (il 41%) vorrebbe tornare al voto in autunno. Solo il 7% degli elettori leghisti e il 16% dei grillini vedono una nuova alleanza gialloverde

 Il sondaggio Winpoll-Sole 24 ore mostra  che il 62% degli elettori Pd vuole l'accordo con il M5s che ricambia la prospettiva del matrimonio con un più tiepido 43%. La Lega scivola dalla stima del 38,9% del 30 luglio, all'attuale 33,7%, il Pd racimola uno 0,7 in più, passando dal 23,3 al 24. In risalita anche il M5s dal 14,8 al 16,6, si conferma costante l'avanzata di Fdi dal 7,4 all'8,3 mentre Fi scende se pur di poco dal 6,7 al 6,6%. Solo il 41% degli interpellati si dichiara favorevole al voto in autunno. L'elettorato della Lega dà per morto il rapporto con il M5s, solo il 7% auspica la riconferma del governo gialloverde. La diffidenza dei 5Stelle per i Dem non si cancella in pochi giorni e infatti, come sottolinea Roberto D'Alimonte commentando i dati delSONDAGGIO, questo atteggiamento spiega "perché tra gli elettori del M5s, che pure sono in maggioranza (relativa) favorevoli a un governo con il Pd, solo il 34% crede che un tale governo possa durare tutta la legislatura mentre il 37% pensa che durerà pochi mesi".

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Autonomi e piccole imprese pagano più tasse delle aziende medio-grandi

Autonomi e piccole imprese pagano di più delle aziende medio-grandi. In materia di imposte e tasse, ad esempio, nel 2018 i primi hanno versato al fisco 42,3 miliardi di euro (pari al 53 per cento degli oltre 80 miliardi di imposte versate da tutto il sistema produttivo). Le big, invece, hanno corrisposto 'solo' 37,9 miliardi (il 47 per cento del totale). Lo denuncia la Cgia di Mestre. In buona sostanza i piccoli hanno versato 4,4 miliardi di tasse in più rispetto a tutti gli altri. E nonostante la dimensione aziendale delle piccole imprese presenti in Italia sia molto contenuta, il contributo fiscale ed economico reso al Paese è rilevantissimo.Alla luce di questi risultati, la Cgia chiede con forza che "si torni a guardare con maggiore attenzione al mondo delle piccole e alle micro, visto che la tassazione continua ad attestarsi su livelli insopportabili, il credito viene concesso con il contagocce e l'ammontare del debito commerciale della nostra Pubblica amministrazione nei confronti dei propri fornitori è di 57 miliardi di euro", di cui circa la metà riconducibile ai mancati pagamenti. Se oggi contiamo un numero molto ristretto di grandi imprese, la Cgia ricorda che "fino alla prima metà degli anni '80 il loro ruolo nell'economia nazionale era di primissimo piano". A quel tempo, l'Italia era tra i leader mondiali nella chimica, nella plastica, nella gomma, nella siderurgia, nell'alluminio, nell'informatica e nella farmaceutica, grazie al ruolo e al peso di molte grandi imprese pubbliche e private. A distanza di quasi 40 anni le cose sono cambiate: il Belpaese ha perso terreno e leadership in quasi tutti questi settori. Il peso economico delle nostre grandi imprese (quelle con più di 250 addetti) è ormai ridotto a dimensioni molto contenute. In termini di unità, ad esempio, il numero di queste ultime è pari a poco più di 3.200 (0,1 per cento del totale delle imprese italiane). Il fatturato dei grandi player, invece, incide sul dato complessivo per il 31,9 per cento. Se il fatturato totale ammonta a 2.855 miliardi di euro, la parte riconducibile alle grandi aziende è di 911 miliardi. Il valore aggiunto, sempre delle big company, è pari al 32,7 per cento del totale. Se il dato nazionale in termini assoluti è di 702 miliardi, la quota in capo alle imprese con più di 250 addetti è di 230 miliardi. Anche in termini di occupati, infine, il risultato del confronto con le Pmi è appannaggio di queste ultime: su una platea di occupati nel settore privato di oltre 14,5 milioni di addetti, solo 3,1 milioni (pari al 21,4 per cento del totale) è alle dipendenze di una grande impresa

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Pubblica Amministrazione, in scadenza le graduatorie per 3 mila posti

Sono 3 mila i vincitori di concorso nella Pubblica Amministrazione ancora da assumere, 86 mila gli idonei che sperano. Soprattutto gli appartenenti alla seconda categoria temono per il proprio futuro. Con la legge di Bilancio per il 2019: le graduatorie di concorsi pubblici non possono piu' durare in eterno. Quelle che vanno dal 2010 al 2014 scadranno a breve: il 30 settembre. Una data che rischia di mettere fine al sogno di un posto fisso per tutti gli idonei che risalgono a quel periodo. Appena entrata in vigore, l'ultima manovra ha infatti cancellato i concorsi antecedenti al 2010. E ora ad avere i giorni contati sono quelli del quinquennio successivo. Non e' tutto. Gli elenchi del 2015 resteranno in piedi sino al 31 marzo del prossimo anno, quelli del 2016 fino al 30 settembre del 2020. E ancora, la finestra primaverile fara' chiudere le graduatorie approvate nel 2017. Fino a quattro anni di vita sono poi concessi ai concorsi che fanno capo al 2018. Dall'anno in corso invece la validita' non potra' superare il triennio.

Le amministrazioni dovrebbero regolarizzare 3.079 vincitori, solo dopo si puo' passare agli 86.462 idonei. Con una clausola, prevista sempre nella scorsa finanziaria, quelli che risalgono agli anni 2010-2013 devono essere sottoposti a un "esame colloquio" e a una formazione obbligatoria. Il monitoraggio si rifa' a quanto comunicato dalle stesse amministrazioni. E finora quelle registrate sono solo poco piu' di duemila. L'esercito degli idonei potrebbe essere quindi ancora piu' esteso. A loro difesa si schiera il Comitato XXVII Ottobre, nato proprio per rappresentare chi pende dai 'listoni' pubblici. Il presidente del Comitato Alessio Mercanti invita a non sottovalutare il potenziale di questo bacino in un momento in cui dalla P.a stanno fuggendo in tanti. Tutti coloro che agganciano i requisiti della Legge Fornero o di Quota 100. Circa 250 mila persone sono quest'anno. "Se non si procedera' ad una ulteriore proroga di tutte le graduatorie attualmente vigenti, si rischiera' seriamente di mettere in crisi tutto il sistema di tenuta dei servizi", avverte Mercanti. "Sappiamo benissimo che l'attuale scenario politico-economico non ci aiuta, anzi. Ma siamo convinti che si possa e si debba intervenire prima della scadenza del 30 settembre, o retroattivamente con la nuova legge di Bilancio se necessario". Nei giorni scorsi anche Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di non sbaraccare gli elenchi, ma ricorrervi per fronteggiare quella che definiscono un'emergenza occupazionale. Il Comitato XXVII Ottobre insiste: gli idonei "sono una vitale boccata di ossigeno", in attesa dei "tanto sbandierati concorsi sprint". Stando ai dati del monitoraggio in effetti ad oggi sono stati assunti, per quanto a prima vista possa sembrare paradossale, piu' idonei (107.925) che vincitori (16.913). 

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Studio Ocse, il reddito delle famiglie italiane aumenta

Il reddito delle famiglie italiane aumenta, ma non abbastanza. Almeno per metterle alla pari con quelle dei grandi Paesi industrializzati e degli altri partner della zona euro. Secondo gli ultimi dati Ocse, un miglioramento nella prima parte del 2019 c'e' stato ed e' stato generalizzato nella parte avanzata del mondo. Ma il rialzo registrato in Italia nel primo trimestre dell'anno, pari a +0,5%, e' risultato inferiore a quello di tutti gli altri grandi, ad eccezione del Regno Unito, su cui influisce il dato piu' pesante dell'Irlanda del Nord e che ci supera comunque nella crescita cumulata degli ultimi due anni. Il +0,5% delle famiglie italiane rappresenta una decisa inversione di rotta rispetto al calo dello 0,4% dell'ultimo trimestre del 2018, ma si confronta con il +0,6% misurato nello stesso periodo nell'area Ocse, il +0,7% di Eurolandia e il +0,8% dei Paesi del G7. In Germania l'aumento e' stato dello 0,6%, in Francia dello 0,8%, negli Stati Uniti e in Canada di ben lo 0,9%. Peggio di noi ha fatto appunto solo il Regno Unito, dove il rialzo e' stato di un piu' striminzito 0,3%. Guardando al medio periodo, ovvero all'andamento del reddito delle famiglie nei trimestri dal 2017 ad oggi, il confronto non e' piu' favorevole. L'Italia ha registrato un aumento del 2% contro il +4,1% della media Ocse, il +4,7% dei Paesi del G7 e il +3,4% dell'Eurozona. In Germania l'aumento e' stato del 3,3%, in Francia del 3,9% e nel Regno Unito del 4,1%, stavolta piu' che doppio rispetto a quello registrato in Italia. Il +0,6% messo a segno nell'area Ocse nel primo trimestre del 2019 rappresenta un'accelerazione rispetto al rialzo dello 0,3% del quarto trimestre del 2018, superando la crescita del Pil reale pro capite per il secondo trimestre consecutivo. L'Organizzazione spiega che l'andamento del reddito reale delle famiglie fornisce un quadro migliore dei cambiamenti nel benessere economico delle famiglie rispetto alla crescita pro capite del Pil reale, considerata piu' asettica e meno corrispondente alla realta'. Nei primi tre mesi del 2019 il Pil italiano, secondo i dati Istat, e' cresciuto dello 0,1% contro il -0,1% dell'ultima parte dello scorso anno. Il Pil pro capite invece e' cresciuto tra gennaio e marzo dello 0,2% rispetto al -0,1% del quarto trimestre 2018. 

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Ballone: la ricostruzione dopo l’ultimo terremoto è ferma

"Noi, in Abruzzo, abbiamo un grosso problema perché la ricostruzione dopo l'ultimo terremoto è ferma, visto che l'ufficio per la ricostruzione non ha l'organico adeguato per riuscire a smaltire le tante pratiche ricevute". Ad affermarlo è il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, commenta la situazione post-terremoto nella regione a quasi tre anni dal sisma che il 24 agosto 2016 colpì l'intero Centro Italia.

Secondo Ballone, "il problema è che si affronta con la normativa ordinaria l'emergenza e non si può fare perché la burocrazia rallenta tutto". "Ci deve essere una gestione adeguata all'emergenza, e anche l'ufficio dovrebbe avere personale adeguato per non finire subissato dalle domande. Un nuovo governo dovrebbe intervenire anche su questo", conclude. 

"La necessità è di dare stabilità al quadro economico del Paese perché l'incertezza non fa bene. Ci sono tanti problemi da affrontare, con la recessione che incombe e che non riguarda solo il nostro Paese, visto che anche in Europa non se la passano meglio. Serve, quindi, un esecutivo forte che affronti subito il problema dell'aumento dell'Iva, disinnescandolo, e sappia far ripartire l'economia con una politica di investimenti che il governo dimissionario non ha saputo mettere in campo". Così il presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, commenta la crisi di governo e i possibili sbocchi delle prossime settimane. Per Ballone, "queste sono le nostre necessità, se poi ci sarà un governo politico, istituzionale o le elezioni sarà il Capo dello Stato a deciderlo". 

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Quota 100, 8 su 10 provenienti da sanità ed enti pubblici

Otto dipendenti pubblici su 10 escono ad agosto con quota 100 provengono dagli enti pubblici e dalla sanita'. Da Regioni, Comuni e Province arriva infatti il 55,1% delle domande di pensionamento attraverso il meccanismo che cumula eta' e contributi, con un totale di 5.694 domande su 10.336 del settore pubblico. Segue la sanita' con 2.344 (il 22,7%), soprattutto nel settore dei paramedici, amministrativi e tecnici

Entrando nel dettaglio del settore sanita', si contano 321 domande provenienti da medici e veterinari e 2.023 da paramedici, amministrativi e tecnici. E ancora, sono 1.612 quelle che fanno riferimenti al personale civile di ministeri e agenzie fiscali. Gli altri comparti ne contano per ora solo alcune decine: 211 per gli enti di previdenza, 50 per le autorita' indipendenti, altri 50 per universita' e accademie, 48 per enti e istituzioni di ricerca come Istat o Cnr. Sotto la voce 'altre' amministrazioni se ne registrano invece 327. A settembre sara' la volta della scuola, il comparto piu' 'popoloso' della P.a. Nel privato invece la formula che consente di andare in pensione anticipata con almeno 62 anni di eta' e 38 di contributi e' operativa da aprile. Per rimpiazzare le uscite negli enti locali e nella sanita' il cosiddetto Decretone, il provvedimento che disciplina Quota 100, ha previsto la possibilita' nei due settori di velocizzare le assunzioni. In pratica si puo' anticipare l'immissione di nuove leve anche in corso d'anno per sostituire nell'immediato chi va in pensione. 

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Confartigianato Pescara chiede un tavolo permanente sul tempo libero

Seppur con degli elementi positivi "l'indagine consegna la fotografia di un territorio che non brilla per il tempo libero. Pescara e la sua provincia possono ambire ad essere ancora di piu' una meta turistica, luogo di cultura ed eventi, ma c'e' bisogno di un lavoro di squadra. Tutti gli attori coinvolti, dalle amministrazioni comunali alle associazioni di categoria a tutti i soggetti che si occupano di eventi, spettacoli e cultura, dovrebbero costituire un tavolo permanente sul tempo libero per ragionare in modo sinergico e programmatico". Questo il commento del presidente ed il direttore di Confartigianato Imprese Pescara, Giancarlo Di Blasio e Fabrizio Vianale, all'indagine sull'indice del tempo libero curata dal quotidiano Il Sole 24 Ore sulla base di dati Infocamere, Siae e Istat in cui la provincia di Pescara e' al 38esimo posto nella classifica, e con i suoi 269,8 punti compare al di sotto della media nazionale.

"In una citta' giovane e dinamica come Pescara, con la sua vocazione universitaria e la sua movida invidiata da tanti altri centri, il tempo libero, grazie ad un'offerta completa e variegata, deve rappresentare un valore aggiunto ed un volano per l'intera economia. Confartigianato - concludono presidente e direttore - e' pronta a dare il suo contributo in termini di idee, proposte e progetti". Nella classifica, sul podio ci sono Rimini, Firenze e Venezia. Pescara e' al di sotto di citta' quali, ad esempio, Grosseto, Gorizia, Cesena, Ancona, Aosta, Savona, Macerata, Pesaro e La Spezia. La classifica finale, relativa alle 107 province italiane, e' il risultato della media dei punteggi ottenuti dai diversi territori nei 12 indicatori presi in considerazione. I parametri esaminati fotografano alcune performance registrate relative all'attrattivita' turistica e all'offerta culturale riferite al 2018 e la diffusione di alcuni servizi per lo svago a giugno 2019. C'e' solo un indicatore per cui la provincia del capoluogo adriatico sale sul podio: terzo posto per il cinema, con 106,2 spettacoli ogni mille abitanti. Significativo il dato su ristoranti e bar: 17esima posizione grazie alle 755 attivita' ogni 100mila abitanti. Male le mostre e le esposizioni (0,1 eventi ogni mille abitanti, 87esima posizione), gli eventi sportivi (0,6 ogni mille abitanti, 76esima posizione) e le librerie (7,2 ogni 100mila abitanti, 60esima posizione). 

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Sanità, l’assessore Verì replica alle critiche e traccia il futuro del comparto in Abruzzo

“Stupisce che quello stesso centrosinistra che oggi chiede chiarezza alla Giunta Marsilio, sul Dea di II livello, per cinque lunghi anni non sia stato in grado di produrre alcuna decisione”.

Lo ha dichiarato l’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, rispondendo a sollecitazioni provenienti da esponenti teatini del PD ed anche dal Consigliere regionale, Silvio Paolucci che, nella passata legislatura, è stato il suo predecessore alla guida dell’assessorato. “Mi sarebbe sufficiente invitare i partiti dell’opposizione a rileggersi i verbali ministeriali degli ultimi due anni del loro governo per dimostrare tutta la incompletezza e carenza delle loro scelte programmatorie – ha proseguito l’assessore - ma sul tema così delicato come la salute dei nostri cittadini alle polemiche preferisco i fatti. Ho già illustrato al Ministero della Salute, al quale in un rapporto collaborativo e costruttivo ho richiesto un percorso di affiancamento, che le specificità territoriali, demografiche e sociali della nostra regione non consentono una applicazione rigida del Decreto sul Regolamento Ospedaliero. In ogni caso, l’attuale maggioranza di centrodestra, supportata dal tavolo tecnico di affiancamento del Ministero sta portando avanti il lavoro sia sull’ipotesi di Dea di II livello Chieti-Pescara che su quello relativo al Dea di II livello L’Aquila-Teramo. Tuttavia, - ha aggiunto l’assessore - prima di arrivare al disegno definitivo, è necessaria un’ulteriore fase di approfondimento e di successiva condivisione da parte della maggioranza presente in Consiglio regionale”.

In relazione alla vicenda del project-finacing dell’ospedale di Cheti, il direttore generale facente funzioni della Asl lanciano-Vasto-Chieti, Giulietta Capocasa, nella veste di Responsabile Unico del Procedimento, ha riferito che al momento l’istruttoria è sospesa in quanto è necessario individuare la copertura economico-finanziaria.

Per quanto riguarda le assunzioni, l'assessore Verì ha ricordato nella sua nota che "nel marzo scorso, l’Azienda Asl di Lanciano-Vasto-Chieti ha approvato il Piano triennale del fabbisogno del personale (PTFP) trasmettendolo alla Regione per la relativa approvazione. A seguito della verifica istruttoria regionale, sono emerse alcune criticità evidenziate a fine maggio e riscontrate dalla stessa Asl con l’approvazione del nuovo Piano del fabbisogno del personale avvenuta lo scorso 26 luglio. Nei primi giorni di settembre, il Piano verrà approvato in via definitiva".

Riguardo, invece, alle nuove assunzioni in Cardiochirurgia, l’assessore Verì ha confermato che è stato indetto un pubblico concorso ed è in corso di completamento la nomina dei componenti la commissione esaminatrice. “La Giunta regionale – ha proseguito - ha provveduto a designare il nominativo di propria competenza con delibera lo scorso 24 giugno. Le prove si terranno nei prossimi due mesi nel rispetto della normativa vigente in materia. Nel frattempo, è stato indetto un avviso pubblico per il conferimento di incarichi a tempio determinato”.

Infine per quanto riguarda la questione della “cittadella della salute” di Chieti, l'assessore Verì nella sua nota ricorda che "La Asl Lanciano-Vasto-Chieti, in virtù di una convenzione intervenuta con l’INAIL, che metterà a disposizione il finanziamento necessario, ha approvato il bando per l’affidamento della progettazione per la ristrutturazione del vecchio SS. Annunziata al fine di destinarlo ai sede dei servizi territoriali c.d “cittadella della salute”".

 

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