Primo Piano

Coldiretti, 22 mila giovani presentano domanda per insediamento in agricoltura al Sud

Ci sono circa 22mila giovani under 40 che hanno presentato domanda per l'insediamento in agricoltura nel sud Italia ma piu' di 3 richieste su 4 (78%) non sono state accolte per colpa degli errori di programmazione delle Amministrazioni Regionali con il rischio concreto di restituzione dei fondi disponibili a Bruxelles. E' quanto ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini in occasione dell'incontro con il Premier Giuseppe Conte sull'utilizzo delle risorse comunitarie relative ai Piani di Sviluppo Rurale (Psr) del periodo 2014-2020 nelle regioni del Sud, al 1 gennaio 2019. Una sconfitta per le speranze di tanti giovani, ma anche per il Paese che - sostiene Prandini - perde opportunita' strategiche per lo sviluppo in un settore chiave per la ripresa economica, l'occupazione e la sostenibilita' ambientale soprattutto nel Mezzogiorno dove maggiore e' il bisogno occupazionale e piu' elevati sono i tassi di fuga dei giovani all'estero. Il rilancio del Sud passa dunque - precisa la Coldiretti - dalla capacita' di riuscire finalmente a sfruttare le risorse culturali e paesaggistiche e ambientali che offrono enormi opportunita' all'agricoltura di qualita', all'enogastronomia e al turismo ma occorre superare i ritardi infrastrutturali per favorire il trasporto delle merci dalle regioni del meridione verso il resto d'Europa per via marittima e ferroviaria in alta velocita' con una rete di snodi composta da aeroporti, treni e cargo

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Credito al consumo in crescita del 7,2 per cento nel 2018

Prosegue il ricorso delle famiglie italiane al credito al consumo anche per piccole spese come l'estetista. E' quanto emerge da un'analisi condotta da Confesercenti sui dati messi a disposizione da Banca d'Italia. A fine 2018 lo stock relativo di prestiti delle famiglie ha raggiunto quota 96 miliardi, con una crescita di 7,2 miliardi rispetto all'anno precedente. Nel complesso, il mercato del credito al consumo ha segnato nel 2018 un +8,8% sul 2017, in leggero calo rispetto al +9,3% messo del 2017. I migliori andamenti riguardano il Nord Ovest (+10,3%), seguito da Nord Est e Centro (+9,8% e +9,6%). Piu' lenta, ma comunque sostenuta, l'evoluzione nelle regioni del Sud e nelle Isole (+7,3%). Quanto alle regioni e' la Lombardia che vede la crescita maggiore dello stock di credito al consumo in termini assoluti: +1,4 miliardi in un anno, quasi il 20% dell'incremento totale nazionale. Al secondo posto c'e' il Lazio (+810 milioni di euro) seguito, a distanza, dal Veneto (+591 milioni). Le variazioni minori si rilevano invece in Valle d'Aosta (+17 milioni di euro) Molise (+27) e nelle Province autonome di Trento e Bolzano (+98 mln). 

 

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Studio Cgia, le micro imprese danno lavoro a quasi 7,6 milioni di persone

Sono micro e sono tantissime ma soprattutto sono importanti per l'elevato numero di persone a cui danno un'occupazione. Sono le micro aziende, vale a dire le attivita' imprenditoriali da 0 a 9 addetti. In Italia sono oltre 4,1 milioni di unita' (pari al 95% del totale) e danno lavoro a quasi 7,6 milioni di cittadini (pari al 44,5% degli addetti nelle imprese). Un numero quasi doppio rispetto a quello riferito alle grandi aziende che, segnala l'Ufficio studi della Cgia, "assorbono" 3,8 milioni di addetti. Nelle micro ci sono 1,5 milioni di occupati in piu' rispetto alle aziende medio-grandi. Se, infatti, si mettono a confronto gli addetti delle medie e grandi imprese (6 milioni) con quelli a libro paga nelle micro (oltre 7,5 milioni), si nota che in queste ultime lavorano 1,5 milioni di persone in piu'. Le micro aziende generano il 29% del valore aggiunto riconducibile alle imprese (220 miliardi di euro su un totale di 750) e il 25% del fatturato nazionale (746 miliardi su un totale di 2.950)

Per il coordinatore dell'Ufficio studi degli Artigiani di Mestre, Paolo Zabeo, "fino a quarant'anni fa erano ritenute residuali, quasi un effetto collaterale del boom economico esploso negli anni '60. Molti esperti, addirittura, prevedevano che nel giro di qualche decennio sarebbero scomparse a causa della globalizzazione. Diversamente, le micro imprese si sono consolidate e oggi costituiscono uno degli assi portanti della nostra economia". Anche per queste ragioni, la Cgia chiede con forza che si inizi a legiferare con particolare attenzione alle richieste sollevate dal mondo delle piccole e micro imprese. Negli ultimi tempi, invece, le cose stanno andando diversamente. La Cgia fa qualche esempio. Introdotto con il "Decreto crescita", lo sconto in fattura per i lavori relativi a ecobonus e sismabonus provochera' "una forte distorsione alla concorrenza a danno dei piccoli imprenditori del comparto casa. A sollevare questa denuncia e' stata l'Autorita' garante della concorrenza e del mercato che in piu' di un'occasione ha segnalato come le disposizioni previste dall'art. 10 favoriranno i soli operatori economici di grandi dimensioni. Altrettanto preoccupanti", prosegue, rischiano di essere le conseguenze che potrebbero emergere con l'introduzione per legge del salario minimo a 9 euro lordi all'ora. "Se questa misura diventasse legge - afferma il segretario Renato Mason - il costo aggiuntivo in capo alle sole imprese artigiane sarebbe di 1,5 miliardi all'anno. Un aggravio considerevole, anche se decisamente sottostimato, in quanto non include l'effetto trascinamento che l'introduzione del salario minimo per legge avrebbe nei confronti dei livelli retributivi che oggi si trovano sopra i 9 euro lordi. Appare evidente che, ritoccando all'insu' la retribuzione per i livelli piu' bassi, la medesima operazione dovrebbe essere effettuata anche per gli inquadramenti immediatamente superiori. Diversamente, molti lavoratori si vedrebbero ridurre o addirittura azzerare il differenziale salariale con i colleghi assunti con livelli inferiori, pur essendo chiamati a svolgere mansioni superiori a questi ultimi". Un banco di prova "molto importante per misurare la sensibilita' del Governo Conte, e in generale del Parlamento", nei confronti dei piccoli produttori sara' la legge di Bilancio 2020. Per questa ragione l'Ufficio studi della Cgia sta predisponendo un "Manifesto a sostegno del ceto medio produttivo" che, entro il prossimo autunno, verra' recapitato a tutti i deputati e i senatori italiani, affinche' le loro proposte legislative "rispettino" le 10 richieste avanzate dagli artigiani mestrini

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Aumentano i prezzi delle auto nuove, in calo l’usato

Nei primi sei mesi del 2019 i prezzi delle autovetture nuove in Italia sono aumentati mediamente del 2,8% rispetto ai primi sei mesi del 2018, contro un incremento del livello medio dei prezzi al consumo dello 0,9%. Ben diversa, invece, la situazione per i prezzi delle autovetture usate, che nel periodo considerato hanno visto un calo medio delle quotazioni del 3,2%. Questi dati derivano da un'elaborazione degli indici Istat dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' condotta dall'Osservatorio Autopromotec. Secondo l'Osservatorio Autopromotec, l'aumento dei prezzi delle autovetture di nuova produzione e' dovuto alla tendenza delle case automobilistiche ad offrire contenuti e software sempre piu' sofisticati a bordo delle auto, diretta conseguenza delle norme anti-inquinamento stabilite dall'Unione Europea e da richieste di sicurezza e comfort sempre maggiori da parte degli automobilisti. La causa della contrazione dei prezzi delle autovetture usate va invece ricercata soprattutto nella demonizzazione del diesel. Questo vero e proprio fenomeno mediatico ha spinto molti automobilisti a rinviare le decisioni di acquisto di nuovi diesel, con conseguente ed inevitabile svalutazione di questo tipo di motorizzazione. In particolare, i prezzi hanno fatto registrare nei primi sei mesi del 2019 un incremento medio dell'1,5% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Nel dettaglio, la voce dell'assistenza auto che ha fatto registrare il maggiore incremento dei prezzi e' stata quella relativa alla manutenzione e riparazione (+1,7%). In misura piu' contenuta sono aumentati i prezzi dei ricambi e accessori (+0,6%) e i prezzi dei lubrificanti (+0,6%). L'unico comparto dell'assistenza che presenta un calo dei prezzi, peraltro lievissimo, e' quello dei pneumatici (-0,1%).

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Radioterapia oncologica, Chieti seconda in Italia per qualita’

La Radioterapia oncologica di Chieti e' al secondo posto per qualita' percepita dai pazienti tra i centri italiani del settore che hanno aderito al progetto nazionale Ramsi.net, acronimo di "Radioterapia Amica Mia Smile In", avviato per misurare la percezione degli utenti rispetto ai servizi ricevuti. Quattro totem con pulsantiere con 4 tasti ciascuna, dal colore verde (giudizio totalmente positivo) al colore rosso (totalmente negativo), sono state posizionate nel marzo scorso nel reparto dell'ospedale di Chieti diretto da Domenico Genovesi. Ciascun totem pone una domanda specifica sulla puntualita' del reparto, l'accoglienza, la professionalità e il comfort degli ambienti. I pazienti della Radioterapia oncologica di Chieti hanno espresso giudizi piu' che positivi su ogni settore esaminato, un totale di 1.651 voti di cui 1.294 totalmente positivi.

Al progetto hanno partecipato dieci qualificati centri Italiani di Radioterapia oncologica: Policlinico Gemelli e San Camillo Forlanini di Roma, Brescia, Genova, Bologna, Perugia, Chieti, Campobasso, Messina e Verona.

Le informazioni sono state elaborate dalla Radioterapia del "Gemelli" e inviate a ciascun Centro con dettagliati report settimanali. L'obiettivo - chiarisce Genovesi - e' individuare eventuali criticita' in ogni reparto e ottimizzare i servizi in termini di qualita' globale offerta, per garantire al paziente il miglior trattamento possibile e standardizzare i comportamenti tra i vari Centri di Radioterapia in Italia".

Il risultato ottenuto da Chieti, supportato e condiviso con il management aziendale e con l'ufficio Qualita' della Asl Lanciano Vasto Chieti, prosegue il direttore della Radioterapia "rappresenta uno stimolo importante al miglioramento continuo di tutti i servizi offerti sia da un punto di vista assistenziale, offrendo tutte le prestazioni oggi tecnologicamente piu' avanzate in Radioterapia, sia da un punto di vista dell'umanizzazione delle cure radioterapiche".

 

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Farmaci equivalenti, l’uso ridotto costa oltre un miliardo agli italiani

 Il ridotto uso di farmaci equivalenti in Italia pesa per oltre 1,1 miliardi l'anno nelle tasche dei cittadini, che lo sborsano volontariamente per pagare la differenza di prezzo tra il prodotto di marca e quello no brand. Una cifra pari al 38% dei quasi 3 miliardi annui spesi complessivamente dagli italiani per il ticket sanitario. E' quanto emerge da un report dell'Osservatorio Gimbe, realizzato integrando i dati del Rapporto 2019 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti con quelli del Rapporto Osmed 2018 sull'utilizzo dei farmaci in Italia. Uno dei punti su cui si sofferma il report Gimbe e' la differenza tra la quota fissa per ricetta e la differenza, rispetto al prezzo di riferimento, pagata dai cittadini che scelgono di acquistare il farmaco di marca al posto dell'equivalente. Nel 2018 dei 1,608 miliardi sborsati per il ticket sui farmaci, solo il 30% e' relativo alla quota fissa per ricetta (8 euro pro capite), mentre il rimanente 70%, ovvero 1,126 milioni (18,6 euro pro capite) e' imputabile alla scarsa diffusione dei no brand. Dati che ci collocano al penultimo posto su 27 Paesi dell'Ocse per il consumo di 'generici'. "Spicca - sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe - l'ostinata e ingiustificata resistenza ai farmaci equivalenti nelle Regioni del Centro-Sud nelle quali si rileva una spesa per i farmaci di marca piu' elevata della media nazionale". In particolare: Lazio (24,7 euro pro capite annuo), Sicilia (24,2), Calabria (23,6), Campania (23), Basilicata (22,1), Puglia (21,9), Abruzzo (21,5), Molise (21,3)

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Contravvenzioni, la velocità rimane il comportamento scorretto più frequente

Nel 2018 diminuiscono le violazioni al codice della strada contestate da polizia stradale, Arma dei carabinieri e polizie locali dei Comuni capoluogo di provincia, probabilmente anche a causa del calo dei controlli. Lo segnala l'Istat, su dati del ministero dell'Interno, nel rapporto sugli incidenti stradali nel 2018. Il numero di pattuglie della polizia stradale impiegate nell’attività contravvenzionale è infatti sceso del 3,3% rispetto all’anno precedente mentre il numero di operatori effettivi nelle polizie locali dei Comuni capoluogo è inferiore del 22% a quello previsto e solo la metà degli operatori presta servizio su strada.Tra le principali violazioni al codice della strada si confermano l’inosservanza del rispetto della segnaletica, il mancato uso di cinture di sicurezza e sistemi di ritenuta per bambini - in aumento nelle città - e il mancato uso di lenti o l’uso improprio di telefoni cellulari o cuffie. Quest’ultima infrazione, pur restando tra quelle più frequenti, diminuisce mediamente del 6% (e in modo più marcato per quelle elevate dalle polizie locali) forse, sottolinea l'Istat, anche grazie al diffondersi di veicoli dotati di Bluetooth

Le sanzioni per violazioni alle norme di comportamento sono diminuite complessivamente del 4,4%. Su tale risultato pesa in modo evidente, spiega l'Istat, il calo delle contravvenzioni per la violazione dei limiti di velocità elevate dalla polizia stradale e largamente dovuto all’oscuramento dei Tutor nei mesi di giugno e luglio 2018. Le contravvenzioni per questa infrazione emesse dalle polizie municipali continuano invece ad aumentare. La velocità rimane il comportamento scorretto più frequente e più sanzionato.Aumentano, seppure in misura lieve e su quantità relativamente basse, le sanzioni elevate per comportamento dei conducenti in caso di incidente, per comportamento dei pedoni e per comportamento dei conducenti verso i pedoni. Analoga tendenza si rileva per le sanzioni concernenti l’assenza di regolare copertura assicurativa (+2,3%). 

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Sono oltre 14 mila i centenari in Italia

In dieci anni (2009-2019) i centenari sono passati da 11 mila a oltre 14 mila, quelli di 105 anni e oltre sono piu' che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%. I supercentenari vivi al 1 gennaio 2019 sono 21, raddoppiati rispetto al 2009 quando se ne contavano 10. Lo si evince dal rapporto 'Cent'anni e non sentirli' pubblicato dall'Istat.

Al 1 gennaio 2019 sono 14.456 le persone residenti in Italia che hanno compiuto i 100 anni di eta', donne nell'84% dei casi. Tra i centenari, 1.112 hanno raggiunto e superato i 105 anni di eta' al 1 gennaio 2019. L'87% e' di sesso femminile. Dei 125 individui che tra il 2009 e il 2019 hanno raggiunto e superato i 110 anni di eta', il 93% e' costituito da donne, a conferma di una predominanza femminile nelle eta' estreme della popolazione

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Turismo, Montesilvano nella top 10 di momondo.it

Nel pieno della stagione estiva, l’Italia si appresta a ospitare nelle sue città sempre più turisti stranieri che quest’anno trascorreranno le proprie vacanze nella Penisola. La piattaforma digitale per la ricerca di voli e hotel momondo.it ha analizzato i propri dati per stilare la classifica delle 10 città italiane più amate dagli stranieri, evidenziando come le preferenze dei viaggiatori si dividano tra località ricche di cultura e destinazioni balneari.Roma, Venezia e Milano si confermano in vetta alla classifica, la Sicilia attrae per il mare. Anche quest’anno le città di Roma, Venezia e Milano si confermano regine della classifica come mete italiane più gettonate dagli stranieri, guadagnandosi lo status di destinazioni imprescindibili per chiunque viaggi nel Bel Paese. Per chi invece vuole trascorrere giornate all’insegna del relax e del mare, la Sicilia si dimostra una regione molto ricettiva e in grado di accogliere turisti stranieri nelle sue splendide località marittime. È infatti la regione preferita da chi visita il Bel Paese, con ben due città in classifica: Palermo (4°) e Catania (7°).

Il lago di Garda è la meta più costosa, mentre il mare abruzzese è a portata di portafoglio. Riva del Garda, incantevole destinazione adagiata sulla riva settentrionale del Lago di Garda, è la meta più costosa in classifica, con una tariffa media per notte di 169 euro, prezzo più alto del 12,4% rispetto alla seconda in classifica, Firenze. Segue Milano, che affermandosi sempre più come apprezzata meta turistica, subisce un aumento di tariffe del 28% rispetto allo scorso anno, proponendo prezzi medi per notte a partire da 118 euro, aggiudicandosi il titolo di terza città più costosa. Interessante invece la proposta di strutture di Montesilvano, in provincia di Pescara, che con un calo del 22% dei costi rispetto allo scorso anno e una tariffa media di 53 euro a notte si conferma la località più economica dove soggiornare.

Altra new entry della top 10 del 2019 è Riva del Garda, al sesto posto tra le destinazioni preferite da chi visita l’Italia, nonché come meta più costosa tra quelle in classifica. Amata soprattutto dai viaggiatori sportivi, che la apprezzano per le strutture ricettive perfette per gli amanti della bicicletta, questa località offre una moltitudine di attività adatte a visitatori di ogni tipo.Complice l’aumento del prezzo, del 5% rispetto allo scorso anno, Firenze scende all’ottavo posto, con tariffe medie per notte di 148 euro. Bari e Montesilvano chiudono la top 10. Le due destinazioni, entrambe per la prima volta in classifica, costituiscono una forte attrattiva per la loro vicinanza al mare oltre che per l’ottima cucina. 

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Sos caldo, bollino rosso a Pescara

 Sos caldo. Giovedi' sono 13 le citta' italiane che il ministero della Salute indica con il bollino rosso, quasi il triplo rispetto ai 5 centri urbani previsti domani. Se mercoledi' il massimo livello di rischio caldo riguarda Bolzano, Brescia, Firenze, Perugia e Torino, giovedi' e' previsto anche a Bologna, Frosinone, Genova, Pescara, Rieti, Roma, Trieste e Verona. E' il massimo livello di rischio caldo, in una scala da 0 a 3, in cui spiccano anche 5 bollini verdi (nessun rischio), tra cui Palermo e Reggio Calabria. 

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