Primo Piano

I dati del piano esiti di Agenas

Si riducono i parti cesarei e i tempi di operazione delle fratture del femore cosi' come cala la mortalita' da infarto dopo il ricovero. Ma non solo, scendono anche i numeri delle ospedalizzazioni (segno che il territorio inizia forse a filtrare). Ancora molta strada da fare invece c'e' ancora nel rapporto tra volumi ed esiti di cura. Per quanto riguarda per esempio i tumori di polmone, stomaco e mammella uno scarso 30% delle strutture che eseguono questi interventi ne effettua un numero superiore allo standard di qualita'. E poi i punti nascita sotto i 500 parti l'anno: i progressi sono ancora timidi dato che 1 su 4 e' ancora sotto soglia. Questi i dati principali dell'ultima edizione del Piano Nazionale Esiti 2016 presentata da Agenas che come ogni anno registra i volumi e gli esiti di cura delle 1.371 strutture sanitarie pubbliche e private. Le novita'. Ma come ogni anno anche in quest'ultima edizione ci sono delle novita'. In primis aumentano gli indicatori che passano da 146 a 158 (60 di esito/processo, 69 volumi di attivita' e 29 indicatori di ospedalizzazione) con un incremento particolare nell'area ortopedica, pediatrica e angiologica e si rafforzano gli strumenti di audit per la verifica dei dati, ma la novita' piu' grande di quest'anno e' sicuramente la valutazione sintetica di tutte le strutture sanitarie italiane per aree cliniche. Il Treemap. Arrivano le valutazioni per struttura secondo 7 aree cliniche principali. La piu' grande novita' di quest'anno e' che ogni struttura puo' essere valutata sia sulla base dei risultati ottenuti per ciascuno degli indicatori del PNE come nelle precedenti edizioni, sia sulla base di un'analisi sintetica per area clinica. Quest'inedita sezione del sito, cosiddetta Treemap, e' in grado di fornire all'utente un quadro sintetico di ogni singolo ospedale italiano, valutato in base agli indicatori maggiormente rappresentativi di 7 aree cliniche principali: cardiocircolatorio, nervoso, respiratorio, chirurgia generale, chirurgia oncologica, gravidanza e parto, osteomuscolare. (Vedi approfondimento e primi risultati della valutazione Treemap). Tra le Regioni con piu' strutture (tra il 30 e il 50%) che riportano livello di qualita' elevato c'e' la Lombardia, la Valle d'Aosta, la Pa di Bolzano e il Friuli Venezia Giulia. Poi Toscana, Pa Trento e Sicilia che hanno tra il 15 e il 30% di strutture di livello di qualita'. La media italiana e' del 14,7%. Al contrario tra le Regioni con piu' strutture di bassa qualita' troviamo Campania, Abruzzo e Molise. In generale a parte la Sicilia sono tutte le Regioni meridionali ad avere strutture con percentuali di livello basse. Tra le innovazioni di quest'anno ci sara' anche la possibilita' di scaricare l'APP (Applicazione) del PNE sul proprio smartphone e tablet, che ne favorira' la consultazione e lo rendera' ancora piu' accessibile al cittadino e al professionista sanitario. Infine, torna il corso ECM-PNE di formazione a distanza. Frattura del femore: il 55% viene operato entro le 48 ore. Nel 2015 +5%. Vicino lo standard del 60%. Garantire un intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore ai soggetti fragili sopra i 65 anni costituisce un evidente beneficio di salute. Inoltre l'intervento chirurgico tempestivo entro due giorni per la frattura del collo del femore rappresenta anche un vantaggio in termini di risorse impiegate. Negli ultimi 5 anni sono circa 80.000 i pazienti che hanno beneficiato di un intervento tempestivo, di cui 28.000 nell'ultimo anno. Sono state piu' di 670.000 le giornate di degenza risparmiate, di cui 200.000 nel 2015. La proporzione di interventi entro i due giorni che nel 2010 si attestava al 31%, nel 2015 e' passata al 55%, crescendo del 5% anche rispetto al 2014. Per questo indicatore il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell'assistenza ospedaliera ha fissato, come valore di riferimento, lo standard minimo al 60%. A livello intra e interregionale si osserva una notevole variabilita', con valori per struttura ospedaliera che vanno da un minimo dell'1% ad un massimo del 97%. In ogni regione e' presente almeno una struttura che rispetta lo standard, fatta eccezione per Campania, Molise e Calabria. Cesarei. Sono in calo ma ancora differenza Nord-Sud. Campania sempre fanalino di coda. In tema di nascite, il medesimo regolamento del Ministero della Salute fissa al 25% la quota massima di cesarei primari per le maternita' con piu' di 1000 parti annui e 15% per le maternita' con meno di 1000 parti annui. È noto, infatti, come il ricorso al parto cesareo rispetto a quello naturale comporta maggiori rischi per la donna e per il bambino ed e' richiesto solo in caso di indicazioni cliniche specifiche. I dati di questo anno ci indicano che la proporzione di parti cesarei primari continua a scendere progressivamente dal 29% del 2010 al 25% del 2015. Negli ultimi 5 anni sono circa 45.000 le donne alle quali e' stato risparmiato un taglio cesareo primario, di cui 12.000 nel 2015. Rimangono ancora significative le differenze tra le regioni del nord Italia e le regioni del sud, con valori medi rispettivamente inferiori e superiori al 20% e che, nel caso della Campania sono stabili al 50%. Fa eccezione la Liguria, con risultati analoghi a quelli delle regioni del Sud. Infarto del miocardio. Calano le morti a 30 giorni dal ricovero. Per quanto riguarda, poi, la mortalita' a 30 giorni dal ricovero per infarto acuto del miocardio, i risultati del 2015 evidenziano una diminuzione che continua, dal 10,4% del 2010 al 9,0% del 2015. Risulta bassa la variabilita' interregionale e discreta quella intra regionale, con valori che variano da un minimo dell'1,3% ad un massimo del 25%. Scendono le ospedalizzazioni. Passando all'analisi degli indicatori di ospedalizzazione, utile anche come elemento di valutazione indiretta della qualita' delle cure territoriali, il PNE individua le Aziende Sanitarie in cui viene effettuato un numero elevato di ospedalizzazioni potenzialmente evitabili in caso di una corretta presa in carico del paziente a livello territoriale. Nello specifico, grazie a questi indicatori, si rileva che nel 2015 il numero di ricoveri di alcune tipologie a rischio di inappropriatezza risulta diminuito. In dettaglio, il tasso di ospedalizzazione per broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) si e' ridotto progressivamente dal 2.5‰ nel 2010 al 2.1‰ nel 2015. Si stima che nel 2015 siano circa 16.000 i pazienti a cui e' stata risparmiata una ospedalizzazione potenzialmente evitabile. Altro dato: un elevato tasso di ospedalizzazione per tonsillectomia, ad esempio, evidenzia la possibile presenza di un numero elevato di casi trattati chirurgicamente senza una chiara indicazione all'intervento chirurgico. Nel 2015 il tasso di ospedalizzazione per questo tipo di intervento e' diminuito passando dal 2.8‰ del 2010 al 2.3‰. Cio' significa che sono stati evitati circa 5.300 interventi ad alto rischio di inappropriatezza con un'elevata variabilita' intra e interregionale. Diminuite anche le ospedalizzazioni per un altro intervento chirurgico ad elevato rischio di inappropriatezza: l'appendicectomia. Il tasso di ospedalizzazione per questo intervento in modalita' laparotomica e' diminuito progressivamente nel tempo, passando dal 1,25‰ del 2010 allo 0,73‰ del 2015, a fronte di un aumento dei ricoveri per appendicectomia laparoscopica che e' passata dal 0,49‰ al 0,63‰. L'offerta di intervento di appendicectomia laparoscopica, e' molto piu' alta nelle regioni del nord rispetto alle regioni del sud. Volumi ed esiti. Il PNE dedica, inoltre, nelle sue analisi, un particolare approfondimento alla correlazione tra volumi di attivita' ed esito delle cure. I volumi di attivita' rappresentano una delle caratteristiche misurabili di processo che possono  avere un rilevante impatto sull'efficacia degli interventi e sull'esito delle cure. L'associazione tra volume ed esiti, dimostrata in letteratura e dalle evidenze scientifiche, e' confermata anche dalla analisi dei dati nazionali analizzati dal PNE. E l'analisi mostra come il lavoro da fare e' ancora molto. Tumore mammella. Solo il 27% delle strutture presenta volumi di attivita' superiore allo standard. Entrando nel dettaglio delle diverse attivita' analizzate, per cio' che riguarda le Breast Unit, le linee guida internazionali identificano standard di qualita' che per quanto riguarda gli interventi chirurgici, individuano una soglia minima di 150 interventi chirurgici annui per tumore della mammella, soglia che e' stata definita anche nel regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell'assistenza ospedaliera. Nel 2015, in Italia, delle 449 strutture ospedaliere che eseguono piu' di 10 interventi chirurgici per il TM della mammella, solo 123 (27%) presentano volumi di attivita' superiore a 150 interventi annui. Tumore stomaco: Solo una struttura su 3 fa piu' di 20 interventi l'anno. Passando, poi, al TM dello stomaco, 309 strutture ospedaliere eseguono piu' di 5 interventi chirurgici; tra queste, solo 91 strutture (29%) presentano un volume di attivita' superiore a 20 interventi annui. Tumore polmone: il 25% degli ospedali che eseguono intervento presentano un volume di attivita' superiore a 100 interventi annui. Sempre nel 2015, 147 strutture ospedaliere in Italia eseguono piu' di 5 interventi chirurgici per TM del polmone; tra queste, solo 37 strutture (25%) presentano un volume di attivita' superiore a 100 interventi annui. Punti nascita. Uno su 4 non rispetta lo standard di 500 parti l'anno. Ma rispetto a 5 anni fa molti progressi. In tema di volumi di parti ed esiti di salute materno-infantile, le evidenze scientifiche evidenziano un'associazione tra bassi volumi ed esiti sfavorevoli. Il regolamento del Ministero della Salute sugli standard quantitativi e qualitativi dell'assistenza ospedaliera rimanda all'accordo Stato Regioni che, gia' nel 2010, prevedeva la chiusura delle maternita' con meno di 500 parti. Escludendo le strutture con meno di 10 parti annui, nel 2015 in Italia le strutture ospedaliere con meno di 500 parti annui sono 118 (24%), in diminuzione rispetto al 2010 (155 maternita' con meno di 500 parti annui). 

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In aumento la presenza di alunni con disabilità nella scuola

 Sono circa 156 mila gli alunni con disabilità in Italia (il 3,4% del totale degli alunni), di cui più di 88 mila nella scuola primaria (pari al 3,1% del totale degli alunni, erano il 2,1% nell'anno scolastico 2001-2002) e circa 68 mila nella scuola secondaria di primo grado (il 3,9% del totale, 2,6% nel 2001-2002). Lo rivela il report dell'Istat sull' "Integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado" che scatta una fotografia dell'anno scolastico 2015-2016. La percentuale più elevata si riscontra in Abruzzo e in Sicilia per la primaria (3,6%) e ancora in Abruzzo per la secondaria di primo grado (4,8%), mentre la percentuale minore si registra in Basilicata (il 2,3% degli alunni della scuola primaria e 2,7% di quelli della scuola secondaria di primo grado). I maschi rappresentano più del 65% degli alunni con disabilità in entrambi gli ordini scolastici: 217 maschi ogni 100 femmine nella scuola primaria e 188 maschi ogni 100 femmine in quella secondaria di primo grado. L'età media si attesta a 8,7 anni nella scuola primaria ed è pari a 12,5 anni per quelli che frequentano la scuola secondaria di primo grado, non evidenziando differenze territoriali apprezzabili rispetto al valore medio nazionale. Il dato sull'età media risente di una maggiore permanenza nella scuola oltre l'età prevista.

La conoscenza dei livelli di autonomia e di difficoltà di apprendimento del singolo alunno rappresenta uno dei presupposti necessari per la realizzazione di un percorso inclusivo adeguato. Per tale motivo l'indagine rileva il livello di autonomia nello svolgimento di alcune attività essenziali, quali lo spostarsi all'interno dell'edificio scolastico, mangiare, andare al bagno da solo. Nelle scuole primarie il 20,4% degli alunni con disabilità non è autonomo in almeno una delle attività indagate (autonomia nel mangiare, nello spostarsi e nell'andare in bagno), i più gravi, quelli che non sono autonomi in tutte e tre le attività, sono il 7,8%; nelle scuole secondarie di primo grado le stesse percentuali sono rispettivamente del 14,8% e del 5,8%. Nelle scuole primarie, il 12,9% degli alunni con disabilità non è autonomo nello spostarsi all'interno dell'edificio scolastico, una percentuale che scende all'11,6% nella scuola secondaria di primo grado. Nella scuola primaria si registra anche la percentuale più elevata di alunni con disabilità non in grado di mangiare da soli (9,6% degli alunni contro il 6,5% di quelli della scuola secondaria di primo grado) e non autonomi nell'andare in bagno (19,1% di alunni della scuola primaria contro il 13,4% della scuola secondaria di primo grado)

Nel Mezzogiorno si riscontra una maggiore presenza di alunni con problemi di autonomia rispetto al resto d'Italia mentre la quota più bassa si registra nelle regioni del Nord. A conferma di quanto già rilevato negli anni precedenti, la tipologia di problema più frequente, in tutte le ripartizioni territoriali, è quella legata alla disabilità intellettiva, che riguarda il 42,5% della popolazione con disabilità nella scuola primaria e il 50,3% di quella della scuola secondaria di I grado. Nella scuola primaria tale problema è seguito dai disturbi dello sviluppo e del linguaggio che riguardano rispettivamente il 24,9% e il 21,8% degli alunni con disabilità. Nella scuola secondaria di primo grado, dopo la disabilità intellettiva, i problemi più frequenti sono legati ai disturbi dell'apprendimento e ai disturbi dello sviluppo che riguardano, rispettivamente, il 22,1% e il 21,4% degli alunni con disabilità. Gli alunni multiproblematici rappresentano in media il 45% del totale degli alunni con disabilità con piccole variazioni tra le ripartizioni territoriali: il 25% presenta due problemi e il restante 20% ha tre o più problemi.

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Porto di Pescara, entro gennaio i lavori per la barriera soffolta

Entro gennaio prenderanno il via i lavori per la realizzazione della barriera soffolta nell'area del porto di Pescara, mentre ai primi di marzo si procedera' al 'taglio' di 70 metri della diga foranea. Il cronoprogramma degli interventi e' stato stabilito a Pescara, nel corso di una riunione - convocata dal presidente della giunta regionale Luciano D'Alfonso - alla quale hanno partecipato il comandante della capitaneria di porto Enrico Moretti, e rappresentanti del provveditorato alle opere marittime, del Comune di Pescara, dell'Arta e dell'Arap. Per quanto riguarda la barriera soffolta, gia' nei prossimi giorni si procedera' all'adeguamento del progetto esecutivo alle prescrizioni del Comitato Via.

Successivamente occorrera' convocare una conferenza dei servizi per autorizzare l'immersione del materiale e la movimentazione sommersa dei fondali interessati dalla barriera. Dopo questo ultimo veloce adempimento, la ditta che si e' aggiudicata l'appalto potra' avviare immediatamente i lavori, in quanto non sono necessari ulteriori passaggi tecnici e burocratici. Per la diga foranea, invece, bisognera' attendere 45 giorni per il deposito del progetto esecutivo (redatto dalla stessa ditta che si e' aggiudicata la gara per i lavori), che dovra' recepire le prescrizioni del Comitato Via. Subito dopo, l'elaborato sara' approvato e il cantiere potra' aprire. Nel frattempo la Regione, attraverso l'Arap, ha avviato la procedimentalizzazione delle ulteriori opere gia' previste nel porto di Pescara e calate nel nuovo piano regolatore portuale, recentemente approvato. Tra queste spicca il prolungamento della banchina sud e altri interventi per migliorare la sicurezza e la funzionalita' dello scalo, per i quali e' previsto un investimento di 15 milioni di euro inserito nel MasterPlan.

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Mezzogiorno cresce, arrancano Sardegna e Campania

Nel 2016 si conferma la tendenza lievemente espansiva in tutte le aree del Paese. Lo rileva la Banca d'Italia nel rapporto sulle "Economie regionali", da cui emerge che il Mezzogiorno ha registrato nel 2015 una crescita del Pil dell'1,1%, dopo 7 anni consecutivi di calo, lievemente superiore a quella del resto del Paese. Per l'anno in corso (gennaio-settembre), lo studio mette in luce la crescita dell'occupazione, che al Sud (+1,8%) e' in linea con quella del 2015. Da notare pero' che se nel Centro-Nord l'occupazione e' tornata ai livelli pre-crisi, il Mezzogiorno ha recuperato solo circa un terzo del calo osservato dal 2008. L'occupazione ha accelerato nel Nord Ovest (1,4%) e nel Nord Est (1,6%); l'aumento e' stato piu' debole e in leggero rallentamento al Centro (0,5%). Lo studio mostra pero' che nelle regionali meridionali il 43% della crescita di occupazione e' dovuta a contratti part-time, contro il 33% del Centro Nord. Alla performance economica particolarmente positiva del Mezzogiorno hanno contribuito - ha spiegato Paolo Sestito, capo del Servizio struttura economica di Banca d'Italia, nel corso di una conferenza stampa - l'annata molto favorevole del comparto agricolo e l'andamento positivo di commercio, pubblici esercizi e trasporti, che hanno beneficiato del buon andamento del turismo internazionale, favorito dalle turbolenze politiche nelle mete turistiche della costa meridionale del Mediterraneo. Uniche eccezioni sono state Campania e Sardegna, regioni che "rimangono piu' in sofferenza", con cali del Pil rispettivamente di -01% e -0,7%.

La ripresa e' stata invece piu' sostenuta in Abruzzo (2,6%), Sicilia (2,1%) e in particolare Basilicata (4,1%), dove ha influito la forte espansione delle esportazioni di autoveicoli. Nel 2015 il reddito disponibile e i consumi delle famiglie sono cresciuti di piu' nel Mezzogiorno che al Centro Nord; gli indicatori territoriali mostrano segnali di vitalita' per le varie componenti della domanda in tutte le aree del Paese nella prima parte del 2016; gli acquisti di nuove autovetture sono aumentati, in misura maggiore al Centro e nel Mezzogiorno. Ciononostante, i divari reddituali e di ricchezza a svantaggio del Mezzogiorno rimangono elevati; la quota di persone in poverta' assoluta e' passata nelle regioni meridionali dal 3,8% del 2007 al 10% del 2015; il divario con il Nord e il Centro si e' ampliato di circa 2 e 3 punti percentuali rispettivamente.

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Programma Abruzzo, al via valorizzazione di 112 immobili

Entra nel vivo il Programma Abruzzo, il progetto dell'Agenzia del Demanio e della Regione Abruzzo per il recupero e la valorizzazione di 112 immobili di proprietà pubblica distribuiti sul territorio abruzzese. Con la firma del contratto con la Rti Mate Soc. Coop. Srl Creta e Bartolucci (valore di circa 137.000 euro) e l'approvazione del Piano di lavoro, l'Agenzia del Demanio ha dato il via alla fase operativa del progetto. L'Agenzia del Demanio ha affidato alla vincitrice della gara pubblica l'incarico di realizzare uno Studio di Fattibilità per valorizzare il portafoglio immobiliare di proprietà dello Stato, Regione, Province, Comuni, Asl e anche dell'Università dell'Aquila. Saranno verificate le condizioni per utilizzare al meglio i beni o recuperarli con nuove funzioni, con una forte attenzione alla promozione culturale, turistica, ambientale e infrastrutturale del territorio, anche in linea con gli indirizzi di programmazione strategica regionale

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Abruzzo fallimenti in calo nei primi nove mesi del 2016

 I dati delle chiusure aziendali del terzo trimestre 2016 dipingono un quadro tra luci e ombre: da un lato si rafforza il calo delle procedure concorsuali mentre, dall'altro, tornano ad aumentare le liquidazioni volontarie di imprese in bonis, un segnale che potrebbe indicare aspettative meno positive degli imprenditori. Questa la sintesi dei dati raccolti da Cerved, gruppo leader in Italia nell'analisi del rischio di credito e nella gestione dei crediti deteriorati, diffusi oggi da Cerved. Fra luglio e settembre 2016 si conferma e si rafforza la diminuzione del numero delle imprese fallite: sono 2,6 mila con un calo di circa il 14% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Con questo dato, il numero di fallimenti registrati nei primi nove mesi dell'anno tocca quota 10 mila (-6%). Per effetto del crollo di domande di concordato preventivo (-39%), tra gennaio e settembre risulta in forte calo anche il numero di procedure non fallimentari (-32%). Nel terzo trimestre del 2016 si è invece impennato il numero di liquidazioni volontarie di imprese in bonis: circa 14 mila, il 17% in più dello stesso periodo dell'anno precedente. Il dato porta il totale di chiusure volontarie registrate nei primi nove mesi dell'anno a quota 44 mila, +6% su base annua. Il numero delle procedure fallimentari si conferma in calo nel terzo trimestre 2016 (-14%), portando ad una riduzione consistente anche sui primi nove mesi dell'anno: il totale dei fallimenti raggiunge quota 10 mila, in calo del 6% sul 2015, rimanendo comunque a livelli doppi rispetto al 2008. Fra gennaio e settembre risultano in diminuzione i fallimenti in tutte le tipologie di impresa con le società di persone (-6,4%) e di capitale (-6,3%) a guidare il trend. Se la riduzione delle procedure è diffusa a tutti i settori dell'economia, l'Osservatorio Cerved evidenzia come le costruzioni abbiano segnato il calo più marcato, con 2,1 mila imprese fallite fra gennaio e settembre (-8,5% sul 2015), in ulteriore accelerazione rispetto al calo registrato un anno fa. Anche nei servizi il calo delle procedure si accentua nel 2016: 5,3 mila fallimenti nei primi nove mesi, in calo del 6,5% su base annua (contro il -1,1% dell'anno precedente). Nell'industria la diminuzione dei fallimenti prosegue invece a ritmi minori: sono 1,6 mila le imprese manifatturiere fallite fra gennaio e settembre 2016, -1,1% rispetto al 2015 (-13,3% l'anno precedente). Analizzando la distribuzione geografica dei fallimenti, la situazione appare frammentata: se Abruzzo (-33%), Friuli Venezia Giulia (-19%) e Calabria (-18,5%) sono le regioni con i cali più marcati, Sardegna (+43%), Trentino Alto Adige (+7%) e Sicilia (+6,3%) registrano incrementi particolarmente evidenti. 

Nel corso del terzo trimestre 2016, le procedure concorsuali non fallimentari hanno confermato il calo in atto da oltre un anno: sono state aperte 327 procedure, oltre un terzo in meno rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questo dato porta il totale delle insolvenze non fallimentari aperte nei primi nove mesi del 2016 a quota 1,3 mila, il 32% in meno rispetto allo scorso anno e livello più basso dal 2009. Il calo delle procedure è attribuibile soprattutto alla forte riduzione dei concordati preventivi che - nei primi nove mesi del 2016 - hanno registrato 653 domande di concordato, in diminuzione del 38% sull'anno precedente e al di sotto dei livelli del 2009. È un trend destinato a proseguire nei prossimi mesi, visto anche il crollo dei concordati in bianco , che nello stesso periodo sono passati da 1,8 mila a 880 (-52%), molto lontani dai picchi del 2013 (3,6 mila). Il netto calo delle procedure ha riguardato tutti i settori e le aree del paese con tassi a doppia cifra. Spiccano le performance di industria (-36,4%) e Nord Ovest (-37,3%). In contrasto con il calo di fallimenti e procedure concorsuali, tornano ad aumentare le liquidazioni di imprese in bonis: secondo le stime di Cerved sono oltre 14 mila le procedure avviate nel corso del terzo trimestre 2016, in aumento del 17% rispetto allo stesso periodo del 2015. Complessivamente, fra gennaio e settembre, le liquidazioni raggiungono quota 44 mila (+5,9%). Tipicamente, gli imprenditori scelgono di liquidare le proprie aziende quando considerano il flusso dei profitti attesi non sufficiente a mantenere attiva l'impresa: l'aumento delle procedure, quindi, non segna un peggioramento della condizione economico-finanziaria delle imprese ma sono un segnale di aspettative meno positive da parte degli imprenditori sui redditi futuri. A livello settoriale, l'incremento delle liquidazioni dei primi nove mesi ha riguardato i servizi (+8,5%), restano stabili le costruzioni (+0,6%) mentre prosegue il calo dell'industria (-4%). Dal punto di vista della geografia d'impresa, gli incrementi sono diffusi in tutto il paese, con peggioramenti più marcati al Nord (+10,5% nel Nord Ovest e +5,8% nel Nord Est) rispetto al Centro (+3,1%) e al Sud (+1,9%). 

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Mazzocca: approvato nuovo piano regionale dei rifiuti

Nella seduta odierna la Giunta ha definitivamente approvato il documento finale del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti. Ne da' notizia il sottosegretario con delega all'ambiente Mario Mazzocca il quale precisa che il provvedimento consentira' di adeguare la normativa vigente in materia di gestione del ciclo dei rifiuti e la relativa pianificazione di riferimento. "Il Piano andra' attuato in un orizzonte temporale individuato nel periodo 2017-2022", ha auspicato Mazzocca, "perseguendo quegli indirizzi politici e programmatici delineati con due fondamentali provvedimenti a suo tempo varati dalla giunta regionale, ovvero le Delibere n. 116 del 26/02/2016 e n. 226 del 12/04/2016". Questi sono gli aspetti fondamentali del PRGR: 1. la riorganizzazione dei servizi di raccolta, basati su sistemi domiciliari, che ha comportato in questi anni un costante aumento della percentuale di raccolta differenziata, il cui obiettivo minimo e' fissato al 2022 al 70% su base regionale. 2. il Piano esclude qualsiasi ipotesi di realizzazione di un inceneritore nel proprio territorio, non condividendo le scelte delineate nel c.d. "Decreto Inceneritori" che individua i deficit registrati a livello impiantistico per i diversi contesti territoriali e le modalita' del loro soddisfacimento. Alla luce delle previsioni di Piano, come gia' prospettato con la DGR n. 226 del 12 aprile 2016, nel documento si ribadisce l'assoluta insussistenza di condizioni oggettive per prevedere un impianto di incenerimento in Abruzzo in quanto non sostenibile ne' tecnicamente ne' economicamente. 3. tra i diversi modelli gestionali dei flussi di rifiuti in precedenza ipotizzati, il nuovo Piano sceglie senza tentennamenti il modello del "recupero di materia", sia mediante l'organizzazione di sistemi domiciliari di raccolta differenziata (cosiddetto porta a porta), sia attraverso il recupero 'possibile' di altri materiali dalle frazioni residue di rifiuti (Rifiuti indifferenziati). Mazzocca: "tutto cio' comportera' anche adeguamenti impiantistici in grado di consentire la qualificazione del rifiuto secco residuo da selezione impiantistica attraverso l'intercettazione delle componenti valorizzabili (in primis materiali plastici, metallici e, ove possibile, cellulosici)".

"Il nuovo Piano, dunque, disegna un modello gestionale basato su prestazioni medie attribuite al complesso delle filiere di trattamento: infatti, gli impianti con recupero di materia spinto, prevedono lavorazioni finalizzate ad estrarre dal rifiuto indifferenziato residuo frazioni recuperabili in forma di materia (es. plastiche, carta, metalli) quantificabili in circa il 15% del flusso trattato". Secondo il sottosegretario, lo scenario globalmente prefigurato fara' si che, a obiettivi conseguiti, siano ampiamente rispettati i target fissati dalla Commissione europea in materia di "preparazione per il riutilizzo e il riciclaggio dei rifiuti urbani e assimilati" pari al 50% al 2020. "Su questi aspetti si intende discutere" precisa Mazzocca, "ed animare un confronto connotato dai caratteri del rigore scientifico e della realta' dei fatti e non, come spesso accade, da ragionamenti dettati dalla disinformazione e privi di logica o intrisi di demagogica strumentalizzazione politica". "L'ulteriore e definitivo momento di confronto pubblico sara' ancora possibile avendo disposto il ri-avvio della procedura VAS per il periodo di 60 giorni dalla data di pubblicazione sul BURAT mettendo a disposizione la documentazione completa del Piano e facendo salve le Fasi gia' in precedenza espletate". 

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Teramo, Consiglio comunale boccia la funivia

Il Consiglio comunale di Teramo ha detto no al progetto di collegamento tra il centro storico citta' e il Campus universitario di Coste Sant'Agostino, proposto dalla Regione attraverso una scheda del Masterplan, da finanziare con 10 milioni di euro. L'assise civica, riunita da questa mattina per la discussione sull'ipotesi progettuale, ha approvato con 14 voti favorevoli, 9 contrari e un astenuto, un documento proposto dalla maggioranza che affida al sindaco il compito di invitare il Governatore Luciano D'Alfonso a cancellare il progetto dal Masterplan e o comunque con altri interventi che possano incidere sullo sviluppo della citta' e sulla qualita' della vita, sempre e comunque da sottoporre prima al giudizio del consiglio comunale. La decisione del Consiglio e' stata duramente criticata dall'opposizione, in particolare dagli esponenti del Partito democratico. Secondo il progetto, la funicolare dovrebbe partire dalla zona della Villa Comunale per raggiungere la collina di Colleparco dove insiste il Campus di UniTe, dopo un tragitto aereo a una o due campate, con capacita' di trasporto di circa 2.500 persone al giorno e un costo di gestione che si aggira sui 300mila euro all'anno. Nel corso della seduta il Consiglio ha anche respinto l'ordine del giorno proposto dal Movimento 5 Stelle che chiedeva di affidare la scelta a un referendum popolare e quello proposto dal Pd di congelare il progetto e di convocare subito un tavolo tra Istituzioni di confronto permanente tra Regione, Universita' e Consiglio comunale

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Abruzzo al voto, 302 comuni per 4 Consigli provinciali

L'8 gennaio si vota per il rinnovo di meta' mandato dei consigli provinciali. Dopo la bocciatura della riforma costituzionale, che ha scongiurato la soppressione delle province, gli organi rappresentativi degli enti saranno rinnovati sulla base della legge 56 del 2014, nota come legge Delrio: si procedera' attraverso consultazioni di secondo livello, con i consiglieri provinciali eletti a suffragio ristretto dai sindaci e dai consiglieri comunali di ogni provincia. Il mandato dei consiglieri dura un biennio, mentre i presidenti restano in carica quattro anni. In Abruzzo sono coinvolti 305 comuni: 108 della provincia dell'Aquila, 104 della provincia di Chieti, 47 della provincia di Teramo e 46 della provincia di Pescara. A questi vanno sottratti i tre comuni abruzzesi attualmente sottoposti a commissariamento, ovvero Tortoreto, Cappadocia e Fraine.

Possono essere eletti i sindaci e i consiglieri comunali della provincia, attraverso un voto ponderato sulla base delle fasce di popolazione: le province con una popolazione equivalente o superiore ai 300.000 abitanti eleggeranno consigli composti da 12 membri, mentre quelle che non raggiungono la soglia dei 300.000 abitanti eleggeranno consigli di 10 membri. Nella giornata di oggi scadono i termini per la presentazione delle liste dei candidati. Domani e dopodomani, gli uffici elettorali costituiti presso la province esamineranno le candidature, comunicando ai delegati l'ammissione delle liste e dei candidati. Subito dopo si procedera' al sorteggio per l'ordine delle liste nella scheda elettorale ed entro il 31 dicembre saranno pubblicate le liste e i nominativi dei candidati definitivamente ammessi. L'8 gennaio infine, dalle 8 alle 20, si terranno le elezioni. 

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Studio Cresa, ripresa in Abruzzo prosegue a ritmi piu’ contenuti

Produzione al +2,4%, fatturato al +5,5%, export al +8,4% e occupazione al +1,4%: nel terzo trimestre del 2016, secondo il Cresa, prosegue, seppur a ritmi più' contenuti, la fase di ripresa dell'industria manifatturiera regionale. L'attività produttiva, rileva l'indagine congiunturale, ha registrato un aumento del +2,4% rispetto allo stesso trimestre dell'anno scorso, scaturito da dinamiche positive in particolare del settore dei mezzi di trasporto, del comparto alimentare e, in parte minore, del tessile-abbigliamento. Contrazioni marcate nell'elettronica e nella lavorazione dei minerali non metalliferi. Gli ordinativi, nel complesso, hanno mostrato un'espansione sia nella componente estera sia in quella interna. A cio' si è accompagnato un aumento delle vendite e della produzione che, in analogia con i periodi precedenti, è stato più pronunciato per le imprese di maggiore dimensione (+5,5%). Se si considerano i primi nove mesi dell'anno la produzione industriale risulta aumentata in aggregato del 5,2% rispetto al periodo corrispondente. Sono state le imprese con più di 250 addetti a trainare il sistema produttivo regionale (+9,3% rispetto ai primi tre trimestri del 2015) ma è il rafforzamento della positiva dinamica delle imprese di minori dimensioni a richiamare le maggiori attenzioni. Gli ordini dall'estero rivolti alle piccole imprese sono cresciuti dell'11%, accompagnati da un aumento delle vendite e della produzione (+4,3% e +5,9% rispettivamente). Se tali tendenze verranno confermate anche nella fase finale dell'anno, il 2016 potrebbe concludersi per le piccole imprese con un risultato complessivo superiore a quello dell'anno precedente. Nel terzo trimestre 2016 l'attività produttiva delle medie imprese (50-249) ha mostrato una leggera contrazione (-0,9%) che si presenta come momento finale di un processo di progressivo rallentamento nel corso dell'anno. Dopo un secondo trimestre negativo gli ordini dall'estero sono tornati a crescere a ritmi sostenuti (+8,7%); se le attua- li tendenze saranno confermate anche nel prossimo trimestre gli ordini dall'estero potrebbero chiudere l'anno corrente sostanzialmente in linea con il 2015 o, tutt'al più, in leggera decelerazione. Viceversa, la domanda interna nella media annua si rivelerà? probabilmente più contenuta rispetto al 2015 e meno diffusa settorialmente. La dinamica occupazionale resta debole - fatta eccezione per i mezzi di trasporto (+12%) - ma è significativo il suo grado di diffusione tra i settori. Dalle informazioni disponibili sembrerebbero emergere segnali incoraggianti rivelatori, se non di una vera e propria inversione di tendenza, almeno di un arresto della intensa tendenza declinante che perdura ormai da sette anni. Il clima d'opinione degli imprenditori e' complessivamente positivo, seppur non esteso a tutti i settori. Al di la? della conferma di alcune aspettative (positive per alimentare ed elettronica, negative per i mezzi di trasporto) tra gli imprenditori sembra prevalere una certa mutevolezza di giudizio - rileva il Cresa - che rende di difficile interpretazione il clima d'opinione in questa fase dell'anno.

p. di felice

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