Viaggi tra passato e presente a bordo della Transiberiana d'Italia, la linea ferroviaria entrata in funzione il 18 settembre 1897 tra Isernia e Sulmona e che ora attraversa le meraviglie del Parco nazionale della Majella. Tanti gli appuntamenti in estate sulla storica tratta che si snoda lungo l'Appennino abruzzese e molisano e deve il suo nome agli scorci naturali che durante la stagione invernale si tingono di bianco.
"In viaggio sulla Transiberiana d'Italia" è il programma che, in collaborazione con la Fondazione Ferrovie dello Stato, durante tutto l'anno propone viaggi turistici a bordo di carrozze d'epoca. Ricco il calendario di appuntamenti nei weekend di agosto e settembre: domenica 5 agosto il Treno degli Altopiani Maggiori, lungo la tratta Sulmona-Pescolanciano, condurrà i partecipanti attraverso un itinerario panoramico che risalendo la Valle Peligna e il fianco del Colle Mitra, giungerà fino a Palena la cui stazione è la seconda più alta d'Italia. Nello scenario dell'Altopiano di Quarto Santa Chiara sarà possibile effettuare escursioni guidate a piedi o in bici e visitare l'Eremo Celestiniano della Madonna dell'Altare. L'11 agosto partirà il Treno del Folklore, in occasione del XIX Festival Internazionale del Folklore di Carpinone; il 19 agosto il Treno dei Tratturi percorrerà il tratto di ferrovia tra Sulmona e Carovilli.
Sabato 25 agosto e domenica 2 settembre il Treno degli Antichi Mestieri e il Treno della Transumanza condurranno da Sulmona a Pescocostanzo, uno dei Borghi più belli d'Italia, dove sarà in corso la Festa degli Antichi Mestieri, con sfilate in costume d'epoca, stand gastronomici e botteghe artigianali. Chi vuole potrà andare "In Cammino con i Pastori", percorso che segue il gregge e i suoi ritmi sulle note della 'Spallata', ballo tipico della transumanza, lungo l'antico tratturo che dal paese conduce ai pascoli e raggiunge l'eremo di San Michele, chiesa rupestre ai piedi di una rupe affacciata sul Quarto Grande, alle pendici del monte Pizzalto. L'ultimo appuntamento dell'estate 2018 sarà domenica 16 settembre con la Storia della Transiberiana d'Italia, lungo il percorso completo che da Sulmona condurrà i partecipanti fino allo storico capolinea di Isernia. Previste anche escursioni autunnali, a ottobre e novembre, e lo speciale itinerario dei Treni dei Mercatini di Natale per tutto dicembre
Scoperta acqua su Marte, nel team di scienziati anche un professore dell’Università d’Annunzio
A un chilometro e mezzo sotto i ghiacci del Polo Sud di Marte c'è un grande lago di acqua liquida e salata. A individuare il lago, stabile da molto tempo, con un diametro di 20 chilometri e una forma vagamente triangolare, è stato il radar Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding), attivo dal 2005 a bordo sulla sonda Mars Express, dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa). La scoperta, presentata presso l'Asi in una conferenza stampa diffusa in streaming e rilanciata in tutto il mondo dal canale televisivo della rivista Science, è la prima prova che sotto la superficie di Marte c'è acqua liquida. Come il radar Marsis, ideato da Giovanni Picardi dell'università Sapienza di Roma e costruito dalla Thales Alenia Space (Thales-Leonardo), sono italiani tutti gli autori della ricerca. A presentare i risultati sono il responsabile scientifico del radar Marsis Roberto Orosei, dell'Istituto di Radioastronomia di Bologna dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e primo autore della ricerca, Enrico Flamini, docente di Planetologia presso l'Università di Chieti-Pescara e responsabile di progetto dell'esperimento Marsis per l'Asi, Elena Pettinelli, responsabile del laboratorio di Fisica Applicata alla Terra e ai Pianeti dell'Università Roma Tre, co-investigator di Marsis. Arriva finalmente la risposta alla domanda che dal 1976 avevano sollevato le missioni Viking della Nasa: i loro dati indicavano con chiarezza che in passato Marte aveva avuto laghi, fiumi e mari, ma finora non si sapeva che fine avesse fatto tutta quell'acqua. "C'è stato un tempo in cui Marte era abitabile, con un clima simile alla Terra, ma nel tempo il pianeta ha perso la sua atmosfera e con essa l'effetto serra che riscaldava, e di conseguenza l'acqua è ghiacciata e poi è scomparsa. Restavano i segni lasciati dalla presenza dell'acqua, ma restava da capire dove fosse finita e capire dove andare a cercarla", ha detto Orosei, dell'Istituto di Radioastronomia di Bologna dell'Inaf. Il lago, buio e salato, è probabilmente profondo qualche metro e si trova nella regione di Marte chiamata Planum Australe, nel Polo Sud del pianeta. "E' la prima evidenza che c'è acqua liquida su Marte, in un lago subglaciale", ha detto Flamini. "E' una notizia - ha aggiunto - che si aspettava da 30 o 40 anni". I dati raccolti dal radar Marsis fra maggio 2012 e dicembre 2015 mostrano che si tratta di una massa d'acqua stabile. Il grande lago buio e salato del Polo Sud potrebbe non essere l'unico: secondo i ricercatori potrebbero essercene altri e, adesso che sanno come cercarli, continueranno a farlo.
Leggi Tutto »Il pugile Floyd Mayweather è la star più ricca al mondo
Il pugile Floyd Mayweather con 285 milioni di dollari guadagnati negli ultimi dodici mesi è la star più ricca al mondo. Lo scrive la rivista economica Forbes stilando la ventesima edizione annuale della "Celebrity 100", classifica delle celebrità più pagate del pianeta. Alle spalle di Mayweather con 239 milioni di dollari guadagnati c'è George Clooney. Al terzo posto si trova la più giovane star della classifica, ovvero Kylie Jenner, 20 anni e superstar dei social e del mondo e della tv, che con 166,5 milioni di dollari, batte le sue sorelle Kardashian/Jenner. Clooney non è diventato ricco grazie al lavoro di attore ma ai suoi interessi negli alcolici. Nel 2017 la vendita della Casamigos, la casa di tequila da lui fondata insieme a Rande Gerber (marito di Cindy Crawford e papà di Kaia Gerber) e Mike Meldman, a Diageo, ha fruttato loro 700 milioni di dollari.
Nella Top Ten anche gli U2, i Coldplay, Lionel Messi, Ed Sheeran e Cristiano Ronaldo. Questa la Top Ten di Forbes. Floyd Mayweather: pugile (285 milioni di dollari) George Clooney: attore/regista/imprenditore (239 milioni di dollari) Kylie Jenner: imprenditrice settore beauty/star reality tv/modella (166, 5 milioni di dollari) Judy Sheindlin: avvocatessa, personaggio tv (147 milioni di dollari) Dwayne Johnson: attore (124 milioni di dollari) U2: musicisti (118 milioni di dollari) Coldplay: musicisti (115,5 milioni di dollari) Lionel Messi: calciatore (111 milioni di dollari) Ed Sheeran: musicista (110 milioni di dollari) Cristiano Ronaldo: calciatore (108 milioni di dollari).
Leggi Tutto »La Fondazione Malvina Menegaz di Castelbasso al secondo posto nell’Italian council
Abruzzo protagonista all’Italian Council con Retina, un progetto dell’artista Stefano Arienti a cura di Simone Ciglia promosso dalla Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture – presieduta da Osvaldo Menegaz. Il progetto Retina si è classificato al secondo posto nella terza edizione del bando Italian Council (2018), concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo.
La fondazione abruzzese ha ottenuto un finanziamento di 67.520 euro (l’80 per cento del costo complessivo di 84.400 euro).
Tra le istituzioni coinvolte spiccano non poche eccellenze italiane e internazionali, tra cui: La Venaria Reale di Torino, la Whitechapel Gallery di Londra, la Van Eyck Academie di Maastricht, la Fondazione Merz e il Point Centre for Contemporary Art di Cipro che si è classificato al primo posto. Tra le 60 candidature arrivate da tutto il mondo - dagli Stati Uniti al Brasile, dall’Etiopia al Giappone - sono state selezionate anche le proposte degli artisti Nico Angiuli, Salvatore Arancio, Rosa Barba, Elisabetta Benassi, Botto & Bruno, Eva e Franco Mattes, Mimmo Paladino, Diego Perrone, Diego Tonus.
La Fondazione Malvina Menegaz per le arti e le culture ha ottenuto, con il suo progetto, un punteggio di 98 su 100 così composto: 30 su 30 per qualità, originalità credibilità, caratteristiche significative del progetto culturale in termini di rispondenza alle finalità indicate nel bando; 20 su 20 per le strategie di promozione e modalità di comunicazione dell’opera prodotta; 20 su 20 per le ricadute attese dall’iniziativa in Italia e all’estero; 13 su 15 per gli accordi con i partners, e 15 su 15 per l’individuazione della sede definitiva dell’opera.
Il progetto Retina di Stefano Arienti, prevede la realizzazione di un arazzo nei laboratori di arazzeria di Penne (Pescara), e sarà presentato ed esposto nella mostra di arte contemporanea che ogni anno si tiene nel borgo medievale di Castelbasso, corredata da un dettagliato catalogo. Al termine della mostra, l’opera verrà esposta per un mese nella sede dell’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona.
«È un risultato che ci onora e che ci entusiasma – spiega Osvaldo Menegaz, presidente della Fondazione Malvina Menegaz – soprattutto perché premia una proposta progettuale che fonde la ricerca nel contemporaneo con la realtà in cui la Fondazione Menegaz opera da anni: l’Abruzzo. La regione dove, da decenni, realizziamo mostre ed eventi culturali attraverso i quali intendiamo creare un dialogo tra la ricchezza delle eccellenze artigianali presenti sul territorio e le possibilità dell’orizzonte contemporaneo. Grazie al progetto Retina, la nobile e antica tradizione dell’arazzo, che nell’epoca globale rischia l’oblio, viene filtrata e ripensata attraverso il linguaggio della contemporaneità. Arienti ha saputo generare una proposta capace di tenere insieme passato e presente sintetizzandoli in un’idea inedita».
Un’edizione dell’opera entrerà a far parte della Collezione permanente del Museo MAXXI di Roma. Questa nuova produzione è al centro di una serie articolata di attività – dalla residenza artistica alla didattica – che ne accompagneranno la creazione e la presentazione. Il progetto nasce dal desiderio di svelare le possibilità contemporanee di una tecnica di antiche origini, che nella sua secolare storia non ha cessato di sollecitare la creazione artistica.
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Domenica 15 Luglio a Salle la manifestazione dei Palmentieri
Tonrnano a Salle (Pe) i festeggiamenti in onore del Beato Roberto, il discepolo di Pietro da Morrone, divenuto Papa Celestino V.
Le manifestazioni inizieranno domenica 15 Luglio 2018 con la caratteristica manifestazione dei Palmentieri
La manifestazione folkloristica dei Palmenteri è un'antica tradizione per la quale tutta la popolazione, con offerte e doni, concorra e partecipi alle spese per i festeggiamenti in onore del Beato Roberto, Protettore di Salle e discepolo di Celestino V.
La domenica prima del 18 luglio, nelle prime ore del pomeriggio, il Comitato Festa inizia il giro del paese preceduto da un gruppo di suonatori di tamburo e di acciarino (un triangolo metallico) che dà il segnale ai sallesi di uscire dalle loro case con i propri "Palmenteri", cioè con i doni ornati di fronde e fiori, e di unirsi al corteo dietro le ragazze del paese che sfilano vestite con i tradizionali costumi abruzzesi. Finito il giro dell'intero paese, la lunga processione giunge nella piazza centrale.

Il programma completo delle festività:
SABATO 14
Ore 11:00 Inaugurazione mostra fotografica
Ore 18:00 Santa Messa a Via Roma con la reliquia del braccio del Beato Roberto
DOMENICA 15
Ore 10:45 Novena
Ore 11:15 Santa Messa
A seguire traslazione dell’Urna del Beato Roberto dalla Cappellina all’Altare Maggiore
Ore 17:30 I PALMENTERI
Antichissima tradizione Sallese, caratteristica rievocazione di usi, costumi, musiche con suggestiva sfilata della raccolta dei doni
Ore 21:30 musica live
Cantainer Group
LUNEDI’ 16
Festa della Madonna del Monte Carmelo
Ore 18:00 Santa Messa e Processione con il quadro della Madonna del Carmine e Traslazione dell’Urna
dalla Cappellina all’Altare Centrale
MARTEDI’ 17
Vigilia della Festa
Ore 18:30 Breve Processione ed apertura del Giubileo a seguire Esposizione della statua del Beato Roberto e Santa Messa
Ore 21:30 A volte GIO’ a volte NO
GIO’ DI TONNO
Live Tour 2018
Ore 24:00 Fuochi pirotecnici
Durante la giornata si esibirà il complesso bandistico
Città di Lettomanoppello
MERCOLEDI’ 18
Festa Patronale
Ore 08:45 Commemorazione ai caduti
Ore 09:00 Accoglienza degli amici
di Morrone del Sannio e Casaluce
Ore 09:15 Presentazione del libro
BEATO ROBERTO DA SALLE
discepolo di San Pietro da Morrone
di KATYA BATTAGLIA
con prefazione
S.E.Mons. Claudio Palumbo
Vescovo di Trivento
Ore 11:15 Santa Messa e solenne processione per le vie del paese con la statua del
Beato Roberto
Ore 18:30 Santa Messa
Ore 21:00 Gran Concerto Bandistico
CITTA’di LANCIANO (CH)
diretto dal M° Direttore PROF: MICHELE MILONE
Ore 24:00 Fuochi pirotecnici
Durante l’intera giornata si esibirà il complesso bandistico
Città di LANCIANO (CH)

VENERDI’ 20
Ore 17:00 Giochi in Piazza Beato Roberto con i gonfiabili
MARTEDI’ 24
Ore 21:30 Cover di Rino Gaetano
Rino e gli altri
VENERDI’ 27
Ore 21:30 Tradizionale cinema in Piazza
SABATO 28
Ore 21:30 Duo Sally Cangiano e Vittorio Remino
Rivitazioni acustiche di brani pop italiani e internazionali sponsorizzato dal BAR RU CARVUNAR

DOMENICA 29
Ottava della Festa
Ore 11:15 Santa Messa e Riposizione dell’urna del
Beato Roberto
Ore 18:30 Santa Messa. Breve processione, Reposizione della Statua del Beato Roberto e chiusura del giubileo
Ore 21:15 Spettacolo
Cirque de la lune
Ore 23:30 Fuochi pirotecnici in Piazza
Durante l’intera giornata si esibirà il complesso bandistico
Città di Lettomanoppello
Il Beato Roberto, santo patrono del paese nacque a Salle nel 1273. Da giovanissimo scelse la via della vita monastica con l’ordine dei celestiniani di Pietro da Morrone, di cui divenne allievo prediletto. Nel 1294 Roberto, allora giovanissimo, fu successore del suo maestro quando venne eletto Papa con il nome di Celestino V. Divenuto poi priore della Badia di Santo Spirito a Maiella, cominciò la sua vita erigendo monasteri e centri di preghiera. Nel 1331 si ritirò nel monastero di Morrone del Sannio (Campobasso), dove morì il 18 luglio 1341. L’anno dopo l’urna contenente il suo corpo venne trasferita all’eremo di Sant’Onofrio, a Sulmona. Nel 1807 le reliquie furono traslate nella parrocchia del Santissimo Salvatore a Salle, dove sono continuo oggetto di venerazione.


Codacons: +16,2% multe per guida sotto effetto droga
Sedici Tutor di nuova generazione attivi, a partire dal prossimo 25 luglio, sulla rete di Autostrade per l’Italia, per coprire circa 500 km di strada lungo le principali direttrici. Lo comunica il Codacons, che ha partecipato alla riunione odierna della Consulta per la sicurezza stradale - di cui l’associazione fa parte - nel corso della quale sono state illustrate le ultime novità in vista delle partenze degli italiani per le vacanze estive.Nel corso della riunione odierna è poi emerso un dato allarmante: l’abnorme crescita delle sanzioni elevate dalla Polizia Stradale per guida sotto effetto di alcol o sostanze stupefacenti: nel primo semestre del 2018 le contravvenzioni per 'guida in stato di ebbrezza' sono aumentate del +13,9% rispetto allo stesso periodo del 2017; quelle per 'guida sotto influenza di droghe' addirittura del +16,2%.
Numeri che per il Codacons dimostrano l’esigenza di adottare misure più drastiche contro il consumo di alcol e droga in Italia, e che saranno oggetto di un prossimo incontro tra l’associazione e la ministra della Salute Giulia Grillo."Il nuovo sistema Tutor che sarà attivo su diverse tratte dell’A1, A10, A14 e A16 garantisce un miglioramento delle prestazioni perché il dispositivo non si basa più sul riconoscimento della targa ma sulla verosomiglianza di stringhe descrittive dell’immagine relativa al transito rilevato - rende noto il Codacons in un comunicato - Un sistema che consente di incrementare il numero di veicoli rilevati e garantire maggiore sicurezza stradale"
Leggi Tutto »Anci, sono quasi 20mila i giovani amministratori, 41% con laurea
I giovani amministratori in carica al 4 giugno 2018 sono 19.858 e rappresentano il 19% del totale degli amministratori comunali; in genere sono più preparati dei loro colleghi anziani, essendo in possesso nel 41% dei casi di un titolo universitario; inoltre il 34% degli under 36 è in condizione non professionale, cioè non era ancora entrato nel mondo del lavoro quando ha scelto di dedicarsi al servizio della propria comunità: questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca che l'Anci ha presentato in occasione dell'apertura a Chieti della IX assemblea annuale di Anci Giovani, i cui lavori saranno chiusi da Vincenzo Spadafora, sottosegretario con delega alle Pari opportunità e ai Giovani. La ricerca traccia anche il 'profilo tipo' del giovane sindaco italiano: maschio, nato nel 1983, laureato e senza occupazione. Tuttavia guardando con attenzione alle singole regioni la situazione muta e, mentre ovunque il titolo di studio è sempre elevato, in Valle d'Aosta e Puglia troviamo i sindaci più giovani, in Valle d'Aosta, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Umbria, Marche, Molise e Puglia sono frequenti quelli inseriti nel mondo del lavoro. Come accaduto negli ultimi anni, la presenza di giovani amministratori è proporzionalmente più alta al Sud. In Calabria gli under 36 sono il 23,4% del totale regionale; mentre è l'Emilia-Romagna ad avere la più alta concentrazione di sindaci (uno su 11). In ogni caso man mano che si 'sale' verso le stanze del potere, i giovani appaiono sempre meno rappresentati e il ruolo del sindaco sembra ancora riservato ai più anziani. La fascia dei cosiddetti Millennials (26-35 anni) è quella che riesce ad attirare maggiormente il voto anche di elettori di altra età, a conferma del loro impegno nella società testimoniato in tante indagini. La ricerca mette in luce anche alcune curiosità. L'amministrazione comunale di Torella del Sannio (Campobasso, 794 abitanti) è quella con più giovani: a parte il sindaco e un consigliere di minoranza Gianni Meffe, hanno meno di 36 anni vicesindaco, assessori e consiglieri comunali. Mentre a Casalanguida (Chieti, 1.006 abitanti), otto degli undici amministratori ha meno di 33 anni, compreso il sindaco che di anni ne ha 25. Sono invece 731 le amministrazioni comunali youth free, cioè senza neanche un giovane tra i propri amministratori (pari al 10% dei comuni italiani).
Leggi Tutto »Dopo i 105 anni d’età, il rischio mortalità si ferma
Fino all'eta' di 80 anni circa il rischio di mortalita' aumenta, ma poi decelera fino a raggiungere un livello costante dopo i 105 anni. Il rischio di mortalita' diminuisce nel tempo anche a queste eta' estreme. Quindi, se esiste un limite alla longevita', questo non e' stato ancora raggiunto. Sono le conclusioni di uno studio condotto da ricercatori delle universita' La Sapienza, Roma Tre, Berkeley e Southern Denmark e dell'Istat. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista Science. Lo studio e' un tentativo di rispondere a domande come "C'e' un limite biologico alla longevita' umana? Come cambia il rischio di morire con l'avanzare dell'eta'?". Per riuscirci e' necessario stimare con esattezza il rischio di mortalita' degli ultracentenari. La mancanza di dati affidabili su questi "pionieri della longevita'" ha alimentato un controverso dibattito tra gli scienziati di tutto il mondo. La comunita' scientifica e' oggi divisa tra chi sostiene che la curva dei rischi di mortalita' continui ad aumentare esponenzialmente con l'eta' e chi invece argomenta che essa deceleri e raggiunga un livello costante (plateau) alle eta' piu' elevate, mimando il comportamento di altre specie animali. Nello studio i ricercatori hanno studiato dati accuratamente documentati sui semi-supercentenari italiani (coloro che superano l'eta' di 105 anni). I ricercatori hanno stimato per la prima volta la mortalita' alle eta' avanzate con una accuratezza e precisione che non era stata finora possibile. E hanno individuato l'eta' di 105 anni come soglia oltre la quale il rischio di mortalita' rimane costante. Questa scoperta, secondo i ricercatori, e' cruciale per la comprensione dei meccanismi alla base della senescenza e della longevita' umana. Essa costituisce una prima cruciale conferma del ruolo giocato dalla sopravvivenza selettiva e fornisce la necessaria chiarezza empirica per il progresso degli studi che riguardano le teorie evolutive sulla senescenza.
Leggi Tutto »Svimez, un universitario su 4 emigra al centro nord
Nel corso degli ultimi quindici anni si e' manifestato, con intensita' crescente, un flusso migratorio dalle regioni meridionali verso il Centro-Nord e/o l'estero. La cronica debolezza della domanda di lavoro meridionale e' all'origine di questo fenomeno. Lo sottolinea il rapporto Svimez che sara' presentato lunedi' prossimo in Senato. All'interno di questo trend, che, come sottolineato dalla Svimez nei suoi Rapporti sin dal 2010, si caratterizza per una rilevante crescita della cosiddetta migrazione intellettuale, se ne e' affiancato un altro consistente nel trasferimento di un numero crescente di giovani meridionali che vanno a studiare in universita' localizzate nelle regioni centrosettentrionali. Si tratta in sostanza della decisione di anticipare la decisione migratoria gia' al momento della scelta universitaria, con l'obiettivo di avvicinarsi a mercati del lavoro che vengono ritenuti maggiormente in grado di assorbire capitale umano ad alta formazione. "E' evidente che la perdita di una quota cosi' rilevante di giovani ha, gia' di per se', un effetto sfavorevole sull'offerta formativa delle universita' meridionali - rileva il Direttore SVIMEZ, Luca Bianchi -. Ben piu' gravi, tuttavia, sono le conseguenze sfavorevoli che derivano dalla circostanza che, alla fine del periodo di studio, la parte prevalente degli studenti emigrati non ritorna nelle regioni di origine, indebolendo le potenzialita' di sviluppo dell'area attraverso il depauperamento del cosiddetto capitale umano, uno degli asset piu' importanti nell'attuale contesto"
Accanto a questo effetto, "di piu' lungo periodo" e di difficile quantificazione, ve ne e' un altro, piu' immediato, probabilmente di minore impatto, ma non per questo trascurabile. "Precisamente - sottolinea Bianchi - la perdita di una quota cosi' rilevante di giovani ha due implicazioni: una minore spesa per consumi privati espressa dai residenti (in diminuzione) all'interno dell'area; una minore spesa per consumi collettivi afferenti al capitolo istruzione. In altre parole, la perdita di questo stock di giovani implica che nel Sud vi sia una minore spesa privata per consumi e un'altrettanta inferiore spesa per istruzione universitaria da parte della P.A. (che in Contabilita' nazionale va sotto la voce consumi collettivi)". Nell'anno accademico 2016/2017, i meridionali iscritti all'Universita', secondo quanto rende noto Svimez, sono complessivamente 685 mila circa, di questi il 25,6%, pari a 175 mila unita', studia in un Ateneo del Centro-Nord. La quota, invece, di giovani residenti nelle regioni del Centro-Nord che frequenta un'Universita' del Mezzogiorno e' appena dell'1,9%, pari a 18 mila studenti. Ne deriva, quindi, un saldo migratorio netto universitario pari a circa 157.000 unita'. Per offrire un ulteriore termine di paragone, nello stesso A.A. in tutte le universita' del Sud risultavano iscritti 509.000 studenti. Il movimento "migratorio" per fini di studio ha interessato, quindi, circa il 30% dell'intera popolazione rimasta a studiare in atenei meridionali. Gli studenti "emigrati" per motivi di studio rappresentano, inoltre, circa lo 0,7% della popolazione residente meridionale.
Le regioni meridionali che si caratterizzano per i maggiori flussi in uscita in termini assoluti sono la Sicilia e la Puglia, con oltre 40 mila giovani che studiano al nord, mentre in termini di percentuale su totale degli iscritti, i tassi migratori universitari piu' elevati riguardano le regioni piu' piccole del Sud, Basilicata e Molise con oltre il 40%, la Puglia e la Calabria con il 32% circa e la Sicilia con il 27%. "Si e' poi proceduto a stimare l'impatto economico del trasferimento di 157 mila studenti meridionali al Nord in termini impatto negativo derivante dai minori costi sostenuti dagli atenei del sud, a causa dall'emigrazione studentesca - incalza il Direttore SVIMEZ - Lo spostamento degli studenti causa una riduzione dei costi sostenuti dagli atenei per i diversi corsi di studio (costi docenti, costi servizi didattici, costi delle infrastrutture). Per quantificare queste risorse e' stato preso in considerazione il parametro del costo standard, alla base dei criteri utilizzati dal MIUR per finanziare le istituzioni universitarie. La cifra stimata e' di circa un miliardo annuo di minore spesa della PA nel Mezzogiorno dovuta alla iscrizione fuori circoscrizione di 153 mila studenti meridionali". E' stata, infine valutata, la spesa per consumi privati attivata dagli studenti meridionali che studiano al Centro-Nord per gli alloggi e per le principali voci del costo della vita (prodotti alimentari, fornitura di acqua, energia e gas, spese sanitari, trasporti e comunicazioni) distinte, in base alle tabelle ISTAT, per citta' di residenza. Si fa presente che tale costo medio annua e' profondamente differenziato e va dal valore massimo di 4.700 euro di chi studia a Milano ai 1.700 euro di Cassino e Vercelli. Il valore complessivo dei consumi privati che, per effetto della migrazione universitaria, viene trasferito dal Sud al Nord e' di circa 2 miliardi.
L'emigrazione studentesca causa, dunque, in termini di impatto finanziario una perdita complessiva annua di consumi pubblici e privati di circa 3 miliardi di euro. A partire da queste cifre, si puo' fare un ulteriore passo avanti. "Con il modello econometrico bi-regionale della SVIMEZ si puo' valutare l'impatto che questa minore spesa in consumi (privati e collettivi) ha sul livello del Pil meridionale - conclude Luca Bianchi - considerando oltre agli effetti diretti anche gli effetti indiretti e indotti da questa minore spesa sull'occupazione locale e quindi sui redditi. Nel 2017, il reddito aggregato meridionale e' risultato inferiore di circa 0,4 punti percentuali a quello che si sarebbe avuto trattenendo sul territorio i 153 mila studenti emigrati"
Nella tabella che segue si riporta il numero di studenti universitari delle regioni del sud iscritti nel 2016-2017, la quota di emigrati al centro-nord in termini assoluti e in percentuale.
Regione.............totale iscritti.......al centro-nord.....percentuale
Abruzzo...............44.601..................16.223.............36,4%
Basilicata.............21.758....................9.501.............43,7%
Calabria...............72.171..................22.959.............31,8%
Campania...........206.341.................29.333..............14,2%
Molise .................11.422...................4.815..............42,2%
Puglia................126.272..................40.331..............31,9%
Sardegna.............47.229...................9.528...............20,2%
Sicilia.................155.271.................42.403...............27,3%
Mezzogiorno.......685.065...............175.093...............25,6%
Centro-Nord.......925.072...............942.779...............98,1%
Leggi Tutto »La battaglia del solstizio. Centesimo anniversario.
Ricorrono in questi giorni i cento anni dall’inizio della battaglia del solstizio d’estate. Tutto era cominciato il 24 ottobre del 1917 quando le truppe austro tedesche ruppero il fronte della II° Armata nella zona di Caporetto sul fiume Isonzo. Si disse che era stato un attacco di sorpresa, ma non era affatto così. Sin dall’inizio di settembre il Servizio Informazioni dell’esercito sapeva che qualcosa di grosso si sarebbe scatenato sul fronte italiano Era infatti noto che la VII Armata tedesca al comando del generale Von Bulow era in fase di trasferimento dal fronte francese a quello italiano. Nei giorni seguenti le informazioni si arricchirono. Ci sarebbe stato un attacco in trentino, ma si trattava di una mossa atta ad attirare in quel punto le riserve italiane. Una serie di disertori ungheresi e croati rivelarono fin nei minimi particolari il piano ideato dal generale Kraft von Demelsingen. L’attacco sul fronte dell’Isonzo sarebbe iniziato alle ore 3 del 24 ottobre con un bombardamento di artiglieria anche a gas e presto nella mattina ancora oscura e nebbiosa si sarebbe scatenato l’attacco austro-tedesco. E allora perché ci un crollo della II Armata? Il suo comandante, il generale Capello riteneva di poter facilmente bloccare l’attacco e partire al contrattacco con la sua armata forte di 900.000 uomini. Era convinto di aprirsi la strada per Lubiana e di vincere da solo la guerra. Mantenne perciò i suoi uomini schierati in posizione di attacco, non approntò linee di difesa ben organizzate e mantenne le artiglierie avanzate con l’ordine di non rispondere al fuoco ma iniziare a sparare solo sulle truppa avanzanti. Il Maresciallo Cadorna aveva invitato i comandanti ad assumere una posizione difensiva ma non aveva fatto nulla per correggere gli errori di schieramento dei suoi comandanti.
Il crollo di Caporetto
In poche ore le prime linee furono sbaragliate; le artiglierie troppo avanzate subito neutralizzate. Molte unità rimasero isolate per la distruzione delle linee telefoniche. Un giovane tenente, Erwin Rommel che sarebbe diventato famoso nella Seconda Guerra Mondiale portò i suoi soldati ad avanzare rapidamente nelle valli trascurando i capisaldi in quota che restarono isolati e dovettero arrendersi. Nei primi giorni il caos fu indescrivibile. Interi battaglioni si arresero senza sparare un colpo e si consegnarono agli austriaci al grido di viva l’Austria. Dopo oltre due anni e mezzo di vita di trincea, dopo dieci battaglie in cui per conquistare pochi chilometri di territorio si verificavano predite giornaliere anche di 30.000 uomini non ce la facevano più e pensavano, dandosi prigionieri, di salvare la vita. Non immaginavano la durezza delle prigioni austriache dove tantissimi di loro morirono per fame e per malattie. 350.000 uomini furono presi prigionieri; molti altri fuggivano gettando le armi. Cadorna fece un comunicato dando la colpa alla viltà e al tradimento dei soldati, cosa che era falsa, perché tranne qualche rara eccezione, le unità abbandonate, senza ordini e circondate non erano in grado di difendersi. Ci furono fucilazioni e decimazioni. Il Comando Generale sembrava aver perso la testa. Cadorna si rivolse al Maresciallo Foch comandante generale degli eserciti alleati per chiedere qualche divisione in aiuto. Si sentì rispondere che uomini e artiglierie non ci sarebbero state date perché la situazione era troppo pericolosa. Le truppe sarebbero arrivate quando il fronte si fosse stabilizzato, ciò è quando non sarebbero state più necessarie, Consigliarono anche di ritirarsi fino all’Adda o addirittura al Mincio, abbandonando all’invasione tutto il Veneto ed anche una parte della pianura padana. Chi non perse la testa fu il Governo e fu il Re che esortarono i soldati a riprendersi e a tenere duro. Cadorna che aveva commesso molti errori ma era un buon comandante recuperò il suo sangue freddo e la rotta si trasformò in una ritirata organizzata. Fu necessario far arretrare anche la invitta II armata comandata da S.A.R. il Duca d’Aosta.
La linea del Grappa e del Piave
La nostra ritirata si arrestò su una linea ben fortificata, quella del Montello, del Monte Grappa e del Piave che con la piena di quei giorni aiutò le nostre truppe. Gli austro tedeschi tentarono di forzare questa linea, ma la loro spinta offensiva si era esaurita e dovettero arrestarsi. Durante l’inverno e la primavera l’esercito venne ristrutturato e rafforzato con nuove unità e nuove artiglierie. Enorme fu lo sforzo umano ed industriale di tutta la Nazione. I giovani della classe 1999, appena diciottenni furono chiamati alle armi e si presentarono come volontari molti diciassettenni.
La battaglia del solstizio
Gli eserciti degli Imperi Centrali erano esausti; non avrebbero sopportato un ulteriore anno di guerra. Doveva decidersi tutto con una battaglia finale. I tedeschi erano tornati sul fronte occidentale e gli austriaci decisero di compiere il massimo sforzo con una grande battaglia scatenata a metà giugno. Sul Piave i nostri ragazzi resistevano mentre E.A: Mario componeva la famosa canzone “La leggenda del Piave” Sui ruderi di alcuni casolari diroccati ignote mani scrissero “Meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora “ e “ o tutti eroi o tutti accoppati” Gli austriaci riuscirono a passare in qualche punto il Piave ma furono fermati e dovettero riattraversare il fiume. Analoga resistenza sul Montello e sul Grappa che fece nascere la canzone “Monte Grappa tu sei la mia Patria” Il mio nonno paterno, capitano di artiglieria non commise l’errore del precedente ottobre. Quando gli austriaci iniziarono il tiro di preparazione, ordinò il fuoco di contro batteria. Molti pezzi austriaci furono distrutti. I grossi calibri opportunamente arretrati iniziarono il tiro a lunga gittata sulle zone di raccolta delle truppe nemiche, scompaginandone le formazioni. Fu in questi giorni che cadde Francesco Baracca, colpito da un colpo di fucile mentre mitragliava a bassa quota. Sono necessari 5 abbattimenti di aerei avversari per essere dichiarato asso; Baracca ottenne 34 vittorie, record ancora insuperato nell’aeronautica italiana. La aeronautica allora non c’era; l’aviazione faceva parte dell’esercito e Baracca essendo ufficiale del secondo squadrone di cavalleria mise sul suo aereo il simbolo del suo squadrone, il cavallino rampante che poi nel 1923 la madre del pilota concesse in uso ad Enzo Ferrari.
Alla fine di giugno l’attacco austriaco era definitivamente fallito. Il 24 ottobre 1918, nell’anniversario della sconfitta di Caporetto, l’esercito italiano passava all’offensiva dando inizio alla battaglia di Vittorio Veneto; il tre novembre le truppe italiane entravano a Trento e a Trieste. La mattina del quattro novembre una gran folla si radunò in piazza del Quirinale, c’era anche mio nonno. I Re si affacciò al balcone ed annunciò la vittoria. Con il sacrificio di 650.000 morti e di 1.500.000 feriti e mutilati si era conclusa la nostra ultima guerra di indipendenza.
di Achille Lucio Gaspari
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