Le storie

I Palmentieri

 Domenica 16 Luglio 2017 a Salle (Pe) torna la manifestazione dei Palmentieri

La manifestazione folkloristica dei Palmenteri è un'antica tradizione per la quale tutta la popolazione, con offerte e doni, concorra e partecipi alle spese per i festeggiamenti in onore del Beato Roberto, Protettore di Salle e discepolo di Celestino V. La domenica prima del 18 luglio, nelle prime ore del pomeriggio, il Comitato Festa inizia il giro del paese preceduto da un gruppo di suonatori di tamburo e di acciarino (un triangolo metallico) che dà il segnale ai sallesi di uscire dalle loro case con i propri "Palmenteri", cioè con i doni ornati di fronde e fiori, e di unirsi al corteo dietro le ragazze del paese che sfilano vestite con i tradizionali costumi abruzzesi. Finito il giro dell'intero paese, la lunga processione giunge nella piazza centrale.



Qui i doni, dolci, pane casereccio, pizze, formaggi, porchette, vini, ma anche polli e conigli, vengono messi in mostra su un enorme stand in piazza e vengono venduti al miglior offerente. Tutto il ricavato della vendita contribuisce a coprire le spese per i festeggiamenti in onore del Beato Roberto.

 

 

 

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I Ceci della Sposa di Pescasseroli

Da circa 4 anni questa tradizione viene ricordata nel mese di agosto, con una giornata organizzata nel centro storico di Pescasseroli. Quest'anno, a cura dell'Associazione Culturale Commercianti del Centro Storico, i CECI DELLA SPOSA saranno organizzati il 12 agosto. La giornata prevede una dimostrazione in loco del particolare metodo di cottura dei ceci in compagnia delle "ceciare" e dei loro canti, una sfilata di antichi abiti da sposa indossati dalle giovani del luogo e naturalmente la disponibilità del legume, già insaporito e pronto per essere degustato.

I Ceci della Sposa sono un'antica tradizione di Pescasseroli. Sembra che questa tradizione sia stata importata dalla Puglia grazie alla transumanza. Già gli antichi Greci conoscevano le proprietà di questo legume: grandi razioni di ceci venivano somministrate ai cavalli prima delle battaglie perché davano loro molta energia e resistenza fisica alla fatica. Agli stalloni invece venivano somministrati sia per aumentare la loro vigoria sia perché si credeva che incidesse sulla qualità dello sperma in termini quantitativi e qualitativi. In alcuni scritti di Plinio il Vecchio, si legge che anche nell'antica Roma, i ceci venivano somministrati ai gladiatori prima delle gare nel Colosseo e ai guerrieri prima delle battaglie per aumentarne vigore, resistenza e ardore.

Oggi a Pescasseroli, in occasione di un matrimonio, si preparano, secondo una particolare tecnica, circa 60 kg di ceci (30 kg per la sposa e 30 kg per lo sposo) come augurio di fertilità alla coppia.
Anticamente tutto il lavoro di preparazione era di competenza delle sole donne della famiglie, mentre agli uomini spettava l'organizzazione tecnica: gas, fornelli, panche, tavoli, pentole, ecc...
La preparazione dei ceci ha inizio circa due mesi prima della data del matrimonio, quando gli sposi si recano alla cava di Opi per raccogliere la "sabbia", ovvero una rena bianca ivi reperibile. Questa rena viene raccolta con picconi e rastrelli, setacciata e ripulita dalle impurità. Viene poi tenuta in un luogo asciutto e chiuso per farla asciugare.

Quando la sabbia è pronta ha inizio la vera preparazione: in mattinata, in particolari pentoloni di rame, detti "cuttrell", si mette dell'acqua a bollire con del rosmarino, del succo di limone, del succo di arancia e un po' alloro. Quando il loro profumo si sprigiona nell'aria si spegne il fuoco e si lascia raffreddare il tutto. La sera vi si mettono in ammollo i ceci. Durante questa operazioni si recita 3 volte il CREDO cattolico. Su questa usanza abbiamo poche notizie: alcuni dicono sia un modo per scandire il tempo necessario al mescolamento dei ceci con l'acqua, altri dicono sia un semplice modo per raccomandare gli sposi a Dio. La mattina seguente, verso le 6, i ceci vengono tolti dall'acqua e messi a scolare all'ombra, coperti da pezzi di stoffa per evitare di farli seccare all'aria. Una volta scolati si può finalmente procedere alla vera e propria cottura: le "cutrell" vengono messe sui fornelli e il loro fondo viene riempito con la giusta quantità di sabbia. Viene acceso il fuoco e quando la sabbia inizia a colorarsi, si aggiungono ad essa le bucce d'arancia, le foglie d'alloro e un po' di ceci e si inizia a girare lentamente. Quando i ceci sono cotti iniziano a scoppiettare e tutto il contenuto della pentola viene rovesciato su un setaccio per eliminare la sabbia. I ceci così raccolti vengono disposti su una spianatoia, dove un gruppo di donne (in genere le partecipanti più anziane) tra canti e chiacchiere, elimina i ceci che si sono spezzati o bruciati durante la cottura e fornisce indicazioni sulle modalità di cottura: "abbassate il fuoco, state bruciando tutto", "alzate la fiamma, i ceci sono tutti molli", "girate piano, sono tutti rotti"...
Terminata questa fase si prepara un telo di nylon e vi si adagia sopra un lenzuolo, sul quale vengono riversati tutti i ceci. Vengono qui imbevuti con un misto di liquori aromatici (rum, cointreau, maraschino, anice,...) e aromatizzati con vanillina, stecche di cannella spezzettata e semi di anice.
Solo a questo punto intervengono gli sposi: tra le grida dei presenti "EVVIVA GLI SPOSI" e il canto:
"tanti auguri a voi, tanti auguri a voi, tanti auguri agli sposi, tanti auguri a voi" spetta a loro il compito di gettare sui ceci confetti classici e confetti cannellini, come augurio di fertilità e ricchezza.


Le donne poi prendono il lenzuolo e iniziano a tirarlo prima da una parte e poi dall'altra per fare in modo che i liquori e gli aromi si mescolino bene sui ceci. Si continua per il tempo necessario a cantare "Gondolì Gondolà" di Sergio Bruni. Poi si chiude il lenzuolo e si lasciano riposare i ceci per circa 24 ore.
A questo punto ormai è sera e tutti i partecipanti, stanchi e pieni di polvere, sono invitati dalla famiglia degli sposi a rimanere per cena, dove carne alla brace, risate e buon vino ripagano tutti del lavoro svolto.
Trascorse le 24 ore, i ceci vengono messi in federe dei cuscini e trasferiti in un locale con le giuste condizione di umidità: non troppo asciutto per evitare che i legumi si secchino e non troppo umido per evitare la formazione della muffa. Ogni 2-3 giorni i ceci vengono smossi nelle federe e aggiustati con l'aggiunta di aromi per raggiungere il giusto sapore. Quando i confetti si sono sciolti e rimane solo la mandorla nuda è giunto il momento di dividere i confetti in sacchetti di plastica, nei quali verranno aggiunti confetti e cioccolatini. Questi sacchetti verranno poi regalati prima e dopo il matrimonio alle persone che andranno a far visita a casa degli sposi e delle loro famiglie. In passato invece venivano offerti alla fine del pranzo nuziale insieme ai taralli, perché contribuivano a far bere vino e così a mantenere allegra la compagnia e lo spirito della festa.

E' quindi una festa familiare, dove per tradizione partecipano i familiare degli sposi, i vicini di casa, gli amici più stretti e il gruppo delle anziane esperte nella preparazione, dette "ceciare".





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La lanterna magica: un patrimonio della cultura aquilana

 di Emanuela Medoro

Avete mai notato quanto sono lunghi i titoli di coda di un film? Non solo attori, attrici, regista, aiuto regista, produttori, sceneggiatori, scenografi e musicisti, ma anche fotografi, cameramen, elettricisti, tecnici del suono, parrucchieri, autisti, truccatori. E forse ho dimenticato tanti altri lavoratori della grande industria dei sogni, il cinema.

Nella nostra città ricche informazioni sui molteplici aspetti del lavoro nel cinema si possono trovare al secondo piano dell’attuale sede di Bazzano della Biblioteca Provinciale “Salvatore Tommasi”, dove è ospitato l’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica”.

La Lanterna Magica” è un ente morale fondato nel 1981 per lo studio, ricerca, tutela, conservazione e restauro di macchine, pellicole, video, libri e giornali riguardanti l’industria del cinema. Uno degli sforzi maggiori dell’Istituto Cinematografico, dopo anni di studio e ricerca, è stato nel 1995 la fondazione dell’Accademia dell’Immagine, Scuola di Alta Formazione nel settore del cinema e della comunicazione audiovisiva. Nel corso del tempo è diventata un punto di riferimento importante per operatori, studiosi e appassionati del mondo del cinema e dell’audiovisivo, e ha creato importanti rapporti con esponenti della cultura e dello spettacolo e con la stampa nazionale ed estera.

Nella sede de “La Lanterna Magica”, si possono vedere gli oggetti concreti dell’industria del cinema, pellicole e dischetti di film vecchi e nuovi, provenienti da tutto il mondo, libri, giornali, manifesti e foto autografate di miti del cinema. Ed anche, alcune macchine da proiezione, grosse, ingombranti, che tanto tempo fa facevano girare i rotoli delle pellicole. Insomma, si vedono gli oggetti che hanno creato e creano tuttora i nostri amici di fantasia, i personaggi, gli attori e le attrici indimenticabili con le loro storie d’amore, i dialoghi memorabili e i luoghi esotici che ci hanno accompagnato nel corso del tempo nelle sale cinematografiche, dove si entrava e si entra tuttora per trovare una poltrona al buio, una magia per rilassarsi e dimenticare il presente lasciandosi coinvolgere dalle storie che scorrono sullo schermo.

Per sapere qualche cosa di più sull’attività attuale e futura di questo istituto incontro Manuela D’Innocenzo. Informata, disponibile e sorridente, lavora presso l’istituto da vent’anni, e apprendo da lei tante notizie sulla vita dell’Istituto, un fitto intreccio di conoscenze tecnologiche, cicli di proiezioni, incontri culturali, di cui riporto in sintesi alcuni esempi.

Nel 2010, dopo il sisma, il Coordinamento Scientifico-Culturale, formato da Manuela D’Innocenzo, Pierluigi Rossi e Giovanni Chilante, ridefinì lo scopo dell’Ente costituendo il Centro Archivio Cinematografico e il Museo delle Arti e dei Mestieri del Cinema.

Dal 2010 esiste anche la cineteca Maria Pia Casilio, una raccolta di 1000 film, biblioteca, emeroteca e audiovisivi, che oggi ha il vincolo della sovrintendenza archivistica. Mi pare opportuno ricordare Maria Pia Casilio, un volto fra i più significativi della commedia all’italiana, nata a Paganica nel 1935. La figlia Francesca Rinaldi ha donato all’Istituto Cinematografico nel 2014 preziosi oggetti personali appartenuti all’attrice, pezzi unici e introvabili come il bracciale portato per la prima di Umberto D. La cineteca è anche un laboratorio, le vecchie pellicole sono materiali catalogati e vengono restaurate a mano, ove possibile. C’è anche una macchina che consente di intervenire direttamente sulle pellicole per riparare eventuali danni ed anche il “tavolo passafilm”, dotato di uno stroboscopio, strumento che trascrive il film in digitale, per cui la vecchia pellicola non viene più usata e usurata, usando per la proiezione il DVD. La più famosa delle vecchie pellicole digitalizzate è “Ridolini e la collana della suocera”.

Tra le attività ricordo anche le rassegne cinematografiche all’aperto, in collaborazione con enti pubblici e privati. Per le proiezioni all’aperto cito in modo particolare Marco Reato, uno dei primi proiezionisti a portare il cinema all’aperto. Per questo si costruì una specie di cinema ambulante, una struttura che portava il cinema là dove la sala cinematografica non esisteva. Ha proiettato persino a Parigi, sotto la Torre Eiffel. Ha anche comprato foto autografe di personaggi del cinema e le ha donate al museo, facendole diventare un bene pubblico.

Tra i tanti riconoscimenti dello Stato e degli enti locali, ricordo che il Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali del maggio 2006 riconosce il fondo di pellicole cinematografiche come bene di interesse culturale particolarmente rilevante apponendo il vincolo di tutela. Consente anche ai tecnici specializzati presso l’Ente di operare il restauro manuale delle opere vincolate. Inoltre il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del novembre 2009 attribuisce a “La Lanterna Magica” un contributo sulla quota dell’otto per mille dell’IRPEF, che ha consentito l’acquisizione di particolari attrezzature necessarie all’attività della Cineteca.

Questo è un bel capitolo della cultura aquilana, un patrimonio che va custodito e valorizzato, amplia gli orizzonti mentali e culturali, arricchisce la città di idee e linguaggi della comunicazione visiva. Da ricordare che è stato costruito con passione e lavoro, in parte volontario, e mette a disposizione dei ricercatori e appassionati del cinema tutte le informazioni sull’arte più bella e popolare del XX secolo.

 

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Amministrative 2017: Speciale ALANNO e SCAFA al voto

Alle ultime battute la campagna elettorale ad ALANNO. Sono tre i candidati in corsa alla carica di sindaco.

 Notizie d'Abruzzo ha raccolto una breve intervista ai candidati per le prossime elezioni del 11 giugno 2017.


Candidato Sindaco con la lista n.1 "Alanno in movimento" è Fabia FATTORE

I candidati della lista

Fabia FATTORE, candidato sindaco

 

BATTISTELLI Antonio

DI MICHELE Ladislao

DIODATO Francesca

DI PAOLO Giordano

GOBEO Monia

LEGNINI Donatello

LOMBARDI Luciano

ODOARDI Fiorenza

PECCHIA Mara Olga

SALTAFOSSI Antonino detto “Nino”

TOPPI Walter

TRULLI Rosario

 

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Candidato Sindaco con la lista n.2 "Continuità e rinnovamento" è Oscar PEZZI

I candidati della lista

Oscar PEZZI, candidato sindaco

ARETUSI Ilenia
BREDA Angelica

BUFFONE Sandro

CHIACCHIA Sabrina

CUZZI Gaetano

DELL’ORSO Federica

DI DOMIZIO Fabio

DI PERSIO Lorenzo

GABRIELI Edoardo Walter

MONACO Matteo

PELUSI Raimondo

TOCCO Enisio

 

 

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 Candidato Sindaco con la lista n.3 "Alanno viva" è Roberto SALERNI

I candidati della lista

Roberto SALERNI, candidato sindaco

COLANGELO Camillo
ASSETTA Tonio
ASSETTA Simone

BONGRAZIO Giorgia

BUCCELLA Lorenzo

BUCCELLA Maria Teresa

D’ALO’ Giuseppe detto “Ludovico”

DI MICHELE Andrea Giovanni

DI MICHELE Massimo
GOBEO Sara

MASCIOLI Massimiliano

SPERANZA Agostino

 

 

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A SCAFA sono due gli sfidanti per la carica di sindaco nelle prossime elezioni amministrative dell'11 giugno 2017. 

 Notizie d'Abruzzo ha raccolto una breve intervista dei due candidati. 

 

Con la lista n.1 "INSIEME PER CAMBIARE"
il candidato sindaco è GIANNI CHIACCHIA


I candidati della lista

Gianni Chiacchia, candidato sindaco

Marco Donatelli

Dino Marangoni

Saverio Firmani

Simone Monaco

Gianni Iezzi

Domenico Conte

Angelo D’Attilio

Cristina Magnalardo

Ylenia Dell’Orso

Paolo Mastrodicasa

Gianpiero D’Ercole

Nadia Marcantonio

 

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Con la lista n.2 "PER IL BENE DI SCAFA"
 
il candidato sindaco è MAURIZIO GIANCOLA


I candidati della lista

Maurizio Giancola, candidato Sindaco

Maurizio Lucio D'Alfonso

Emanuele Di Fabio

Daniele D'Astolfo

Cristiano Di Luca

Antonio Buccella

Emanuela Di Fiore

Fabio Di Venanzio

Valter De Luca

Daniela Di Paolo

Valentino Gigante

Giorgia Fabbro

Giordano Di Fiore

 

 

(NOTA: a tutti i candidati sono state sottoposte le medesime domande per 4 minuti di tempo, il posiziomento dei video su questa pagina è stato effettuato in base al numero della lista).

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Evoluzione di un artista: Vincenzo Bonanni.

di Emanuela Medoro

Ricordate Andy Warhol (1928-1987)? Pittore, scultore, regista è il rappresentante più tipico della pop art americana. Sono negli occhi di tutti i suoi ritratti in serie di Marilyn, o il barattolo della zuppa Campbell. A quarant’anni dalla sua morte ecco la mostra personale WARHOL/ism, this is not by me, dell’artista aquilano, Vincenzo Bonanni.

Quando ho letto la email di V. Bonanni, con la notizia di una sua mostra personale, ho cercato subito di capire dove questa avrebbe avuto luogo, curiosa di vedere l’evoluzione artistica di questo giovane aquilano. Dopo un po' di ricerca, ho capito che il luogo della mostra sarebbe stato lo schermo del mio computer. All’inizio di questo evento virtuale, però, l’autore chiarisce che esso precede l’uscita del libro monografico e della mostra personale. Di questa sì, vorrei sapere il dove. Quindi non c’è sostituzione dei mezzi espressivi tradizionali con il virtuale, ma semplicemente il virtuale precede e si aggiunge ad essi.

Dato il titolo della mostra vado a cercare Andy Warhol su Google e vedo un migliaio di immagini, fra cui noto una serie di autoritratti che seguono i cambiamenti del suo viso nel trascorrere del tempo e degli umori, multicolori ritratti di Marilyn e Liz Taylor, e gli immancabili barattoli di zuppa Campbell. Chiude la serie Warhol su Google una foto di Trump con il suo pagliaio biondo/rosso particolarmente scomposto. Cito una delle frasi celebri di Warhol, veramente attuale, se penso alle esibizioni recenti della first lady Trump, “Comprare è molto più americano di pensare, ed io sono molto americano.”

Apro il sito di V. Bonanni, e, sebbene quasi analfabeta informatica, prendo contatto con la mostra online. Introduce la mostra una canzone di David Bowie “Space Oddity”. Seguo le indicazioni della freccetta gialla, con essa apro e faccio scorrere i quattro capitoli in cui è suddivisa la mostra, ingrandisco e rimpicciolisco le immagini. Che significa dunque “Warholism, this is not by me”? Secondo me, il titolo ci dice che V. Bonanni trova la radice del suo lavoro nell’opera di Andy Warhol e, trasferendo nel mondo di oggi i modi espressivi di lui, crea quattro serie di immagini, che ripetute con variazioni di forma e colore, diventano memorabili icone del mondo di oggi. Le serie sono: Selfies/Autoritratti, Fires’s land/la Terra dei fuochi, Icons/Icone, Bruises and Blood/Ferite e Sangue, per un totale di ben 135 immagini, riunite in una sorta di scaletta da salire e scendere da destra verso sinistra o viceversa. Ogni capitolo è preceduto da una puntuale introduzione dell’autore.

All’inizio c’è la sequenza di Autoritratti che variano per età e stati d’animo, rappresentati con variazioni di colore, fra cui ricordo benissimo le sfumature di giallo.

Per La Terra dei fuochi mi ha colpito la puntuale elencazione della composizione della “zuppa” tutta italiana e camorrista di quelle zone. La zuppa, contenuta in barattoli da aprire con la linguetta a strappo, è composta da un venefico mix di trenta elementi, in italiano ed in inglese. Questo elenco di veleni dà una sorta di vertigine depressa, pensando alla odierna situazione malata di alcuni paesi, Acerra, Nola e Marigliano, situati in quella che fu la Campania felix, di classica memoria.

Nel capitolo Icone compaiono ritratti di personaggi di oggi, collegati a quelli rappresentati da Andy Warhol: Alda Merini/Liz Taylor, Gino Strada/Mao, Roberto Saviano/Lenin sono citati come testimoni dell’Italia positiva e generosa di oggi.

Infine per Ferite e Sangue, che trae origine dalla serie Death and Disaster, ricordo in modo particolare la rielaborazione di una immagine delle rovine della Piazza Duomo de L’Aquila causate dal sisma del 2009, prodotta subito dopo l’evento e parte della mostra Kyrie Eleison.

Già conosciamo la pittura di Vincenzo Bonanni per le sue mostre iniziate nel 2008. Grandi quadri/collage fatti di giornali, carte, e materie non sempre ben identificabili sparsi su tele, immagini unificate da sfumature di colori, usati sapientemente sulle superfici in modo più o meno denso, con pennellate veloci, sottili, ampie, leggere, pesanti. A tutto questo si aggiunge adesso un’altra abilità, quella di trasferire il tutto nel mondo virtuale. Mondo che ci priva del contatto reale con la materia della sua pittura, ma ci dà il modo di osservarla a casa nostra. Aspetto con ansia il cartaceo e la mostra reale.

 

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Il cardinale Tagle e il Volto Santo

IL VOLTO DELLA VERITA’

La diffusione del culto del Volto Santo nelle Filippine e tra i cattolici di altri paesi asiatici nella testimonianza del cardinale Luis Antonio Tagle

di Antonio Bini

Soltanto pochi anni fa la secolare festa di maggio del Volto Santo a Manoppello vedeva l’esclusiva partecipazione di devoti del paese e di quelli provenienti da alcune località della regione, che fino agli anni sessanta raggiungevano a piedi il santuario, organizzati in compagnie, con in testa un crocifero o l’insegna del Volto Santo, che nei restanti giorni dell’anno custodito nelle rispettive chiese.

Quest’anno la festa ha visto la straordinaria partecipazione del cardinale di Manila, Luis Antonio Tagle, che ha presieduto la celebrazione della messa e ha poi partecipato alla processione che conduce la sacra immagine dal Santuario verso la chiesa parrocchiale di San Nicola, nel centro storico di Manoppello, ossia nel luogo dove un misterioso pellegrino la portò nel Cinquecento.

In continuità con la devozione popolare del passato, quest’anno sono arrivate le Compagnie di Vacri e di Contrada Santa Giusta di Lanciano, mentre sono stati in tanti i pellegrini che hanno raggiunto il santuario da ogni parte d’Italia e dall’estero. Tra quest’ultimi anche un gruppo di ortodossi russi. Tutti insieme, accomunati dal desiderio di partecipare ad un rituale che presenta aspetti molto suggestivi e assolutamente unici. Un segno di quanto quel mondo che per secoli aveva nascosto il Volto Santo si sia aperto al mondo.

Nella sua introduzione alla messa, il rettore del Santuario ha ringraziato il cardinale per aver voluto aderire all’invito, nonostante i suoi numerosi impegni internazionali, essendo anche responsabile della Caritas Internazionale. P. Carmine Cucinelli ha voluto ricordare come nell’agosto 2015, nell’imminenza della seconda missione internazionale del Volto Santo nelle Filippine, Canada e Usa, il cardinale di Manila aveva voluto rivolgere un sentito saluto a vescovi, religiosi e devoti delle Filippine e allo stesso p. Carmine, per la sua presenza in occasione dell’ anniversario dell’intronizzazione del Volto Santo a Nampicuan, nella chiesa ora divenuta il primo Santuario del Volto Santo in Asia. Il porporato, accolto da uno spontaneo e prolungato applauso, ha voluto farsi personale interprete e testimone del crescente culto del Volto Santo nelle Filippine e, di conseguenza, anche tra i cattolici di altri paesi asiatici, portando “i suoi saluti e auguri di pace dalle Filippine, dove la devozione al Santo Volto è viva, vibrante e largamente diffusa”.

Iniziando la sua omelia, ha affermato che “con gioia partecipava alla festa del Volto Santo”. Nello sviluppare riflessioni teologiche sul volto umano di Cristo, Tagle – innanzi alla sacra immagine - ha affermato che la stessa rappresenta una grande benedizione concessa a tutti noiLa processione si è poi sviluppata mantenendo il rituale tradizionale di sempre. Al termine della messa, ha raggiunto il Santuario il Santo Patrono di Manoppello, san Pancrazio, venuto “a prendere” il Volto Santo, fermandosi in attesa sul sagrato. Un esempio seguito in passato anche da diversi paesi vicini, con intere comunità in processione al Volto Santo insieme ai loro santi patroni, a testimonianza dell’importanza che la devozione popolare attribuiva all’immagine di Cristo, prima ancora che studi e ricerche negli ultimi anni ne rivelassero l’unicità e l’autenticità, riconoscendola infine nella leggendaria Veronica (vera-ikon), per anni avvolta e forse protetta dall’oblio.

Poi il coro della basilica, diretta dal maestro Nicola Costantini, la banda, una doppia fila di bambini vestiti da angioletti e quindi il cardinale, insieme a p. Carmine Cucinelli, p. Paolo Palombarini, e altri religiosi tra cui don Bonifacio (Ted) Lopez, sacerdote filippino della Diocesi di Roma, che precedono il Volto Santo, con a seguire il sindaco di Manoppello insieme ad altri sindaci dei comuni limitrofi, che indossano la fascia tricolore e quindi da lunga folla di partecipanti. Durante il percorso sono visibili i manifesti di saluto e benvenuto che il Comune ha fatto affiggere sui muri della cittadina.

Al termine della discesa i portatori del Volto Santo si fermano, facendo ruotare il trono sul quale è fissato l’ostensorio per la benedizione, un tempo diretta alle popolazioni e ai territori circostanti. Ma oggi il cardinale Tagle impartisce la sua benedizione sul mondo.

La processione poi riprende lentamente il suo percorso, tra canti, preghiere, pause di meditazione e suoni di banda. Avvicinandosi al paese iniziano vibranti e prolungati spari, il cosi detto “Saluto al Volto Santo”. La processione raggiunge il centro storico tra ali di folla, mentre dai balconi, sui quali sono esposte coperte lavorate a mano, piovono petali di fiori al passaggio del Volto Santo. All’inizio del corso principale, la processione si ferma all’inizio di corso Santarelli, per consentire il rientro della statua di San Pancrazio nell’omonima chiesa, salutato dall’applauso dei presenti.

Il Volto Santo riprende il cammino, raggiungendo la chiesa di San Nicola, dove sarà vegliato tutta la notte, per poi far rientro al santuario nella mattina successiva.

Incontro tante persone, tra cui lo scrittore Paul Badde, le studiose tedesche s. Blandina Paschalis Scloemer e sr. Petra-Maria Stainer. Mi fermo a salutare sr. Laura. Quando l’anziana suora mi vede si commuove, inizia a piangere. Era ed è legatissima al Volto Santo. E’ tornata a Manoppello per la festa, dopo che il suo convento della Alcantarine, adiacente alla chiesa di S. Nicola, è stato chiuso dal dicembre, scorso dopo oltre un secolo di vita.

Il sindaco, Giorgio De Luca, invita il cardinale nella sede del Comune, a poca distanza, per un saluto ufficiale alla presenza di altri amministratori. Lo seguono molte persone.

Nel corso di una intervista alla domanda su quali fossero state le sue prime impressioni provate nell’incontrare per la prima volta il Volto Santo, il cardinale Tagle ha confessato di possedere una riproduzione dell’immagine ricevuta in dono da parte dall’Ambasciatrice delle Filippine presso la Santa Sede, Mecedes A. Tuason. Ha poi aggiunto che entrando in chiesa e fermandomi in preghiera al primo banco vicino all’altare, si era sono “sentito accolto, raggiunto da uno sguardo di tenerezza da parte di quel Volto che parla, che vive e che non incute timore. Un volto di verità”.

Tornando alla conoscenza e al culto del Volto Santo, il cardinale non ha dimenticato di ricordare il ruolo rivestito da Daisy Neves, devota americana di origini filippine, che da alcuni è impegnata con straordinaria generosità e instancabile dedizione nella divulgazione della sacra immagine, con numerose iniziative, in vari paesi, tra cui Filippine, Canada, Usa, Italia, Libano. Scorrendo le pagine del volumetto “The Holy Face, from Manoppello to the world”, da me pubblicato lo scorso anno – Tagle ha voluto ringraziare dal Santuario del Volto Santo la signora Neves e la crescente rete di amici e religiosi, diffusa in vari paesi del mondo, insieme a quanti sono impegnati nel divulgare la conoscenza del Volto Santo. ”. Il cardinale è tornato ad approfondire alcuni aspetti specifici della teologia del Volto Santo nel corso di una intervista rilasciata a Vittoria Biancardi di TV2000.

Prima di lasciare Manoppello, il porporato ha ringraziato i cappuccini per la fraterna e calorosa accoglienza, affermando che per lui è stata una grazia celebrare la festa del Volto Santo alla presenza di tanti pellegrini, invitando infine a pregare – da Manoppello - per la pace in Siria e Venezuela e per le popolazioni che soffrono la fame in Africa.

Infine una piccola curiosità. In questi ultimi anni sono stati tanti i cardinali a visitare il Volto Santo, prima e dopo l’arrivo di Benedetto XVI, eppure Luis Antonio Tagle è il primo cardinale a presenziare la festa del Volto Santo, guidando e partecipando per intero all’intero percorso della processione, che misura oltre due chilometri. Per registrare la presenza di un cardinale alla festa del Volto Santo bisogna andare indietro nel tempo, al 18 maggio 1947, quando a Manoppello giunse a Manoppello il cardinale Benedetto Aloisi Masella, per benedire il nuovo prezioso reliquario che la popolazione e gli emigranti vollero realizzare in ringraziamento al Volto Santo per essere stati risparmiati dalle distruzioni della guerra. In quell’occasione, il cardinale prese parte alla processione, limitatamente alla parte finale, percorrendo soltanto un centinaio di metri.

 

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Scomparso nel nulla dalla chiesa di S. Maria Paganica dell’Aquila sepolcro funebre del xv secolo

di Fulvio Giustizia (storico-archeologo)

  La scomparsa dell’importante manufatto non è dovuta al terremoto del 1703 e neppure al recente disastroso sisma del 2009, che ha letteralmente decapitata la chiesa, per la quale, purtroppo, dopo otto anni, ancora non si nota un benché mi-nimo cenno di ricostruzione. Esiste un testimone oculare d’eccezione che, intorno agli anni Sessanta del sec. XVIII, attesta la presenza dell’artistico monumento nella collegiata di Santa Maria Paganica. Si tratta dell’illustre cittadino aquilano Antonio Ludovico Anti-nori (1704-1778), benemerito storico di cose abruzzesi, nonché fedele servitore della Chiesa, per essere stato dal 1745 al 1757 arcivescovo di Lanciano e successivamente di Matera ed Acerenza.

Già collaboratore del Muratori nel 1731 per la realizzazione dei Rerum Italicorum Scripto-res, con il suo ritorno all’Aquila dal 1757 al 1778 ebbe modo di dedicarsi con maggior im-pegno agli studi storici, la maggior parte dei quali, conservati nella Biblioteca Salvatore Tommasi, ci sono arrivati 51 manoscritti, e sono: Annali degli Abruzzi (volumi 1-24), Co-rografia storica degli Abruzzi (volumi 25-42), Raccolta delle iscrizioni (volumi 43-47), Mo-numenti, uomini illustri e cose varie. Annali di Aquila (volumi 48-51).

Ma veniamo all’interessante oggetto della sua testimonianza, che trascriviamo da un suo manoscritto dell’Archivio di S. Maria Paganica, Corografia 48/2. S. Maria di Paganica, pp. 6-7 e p. 9, una copia di quello presente nella Biblioteca Salvatore Tommasi:

«Resta un sepolcro ben elevato in questa Chiesa dalla parte laterale della nave trasversa. Sembra opera del XV secolo, e forse è di Maria Cantelma, che vedova di Giordano Orsini Conte di Manoppel-lo sen venne a L’Aquila, e forse vi morì. La congettura nasce dal trovarsi nell’Archivio di questa Chiesa un real Diploma a lui spedito nel 1438; onde pare che benemerito di questa Chiesa vi eleg-gesse sepoltura, e legasse qualche cosa, di cui poteva disporre, onde restassero le scritture ancora di quella. Il Sepolcro è magnifico, e rilevato affisso in muro nella piegatura della nave riguardante verso l’altar maggiore. Era prima di essere affisso, quel muro dipinto a varie sacre immagini. Intor-no alla cassa di pietra sono scolpite le effigie del Salvatore, e dei SS. Pietro, Giovanni Battista, e Cate-rina martire. Resta essa cassa vuota; e non vi fu messo il Cadavere; o n’è stato poi tolto via. Su la cassa giace la statua di Donna con manto, e quanti ornati; varij libri sparsi; s’innalzano quindi due colonne le quali sostengono padiglione aperto di qua e di là da puttini alati. Niuna iscrizione e arma gentilizia».

L’Antinori, a p.9 dello stesso manoscritto, ha dei dubbi circa l’attribuzione del monumento e avanza un’altra ipotesi: «Il sepolcro esistente in S. Maria di Paganica sembra di Rita di Acquaviva, che nel 1448 rinunziò il Badessato di S. Maria a Graiano» presso Fontecchio. Nella puntuale descrizione del “magnifico sepolcro” confessiamo di aver pensato all’analogo monumento a Maria Pereyra Camponeschi in S. Bernardino, eseguito dallo scultore Silvestro dell’Aquila nel 1496.

Oltre al monumento, composto da varie sculture, è interessante anche la notizia circa il «muro dipinto a varie immagini». In una copia cartacea coeva di testamento del 20 dicem-bre 1454 dell’Archivio della Chiesa, si menziona un certo Iacobus Mactutii che lascia dispo-sizione per la costruzione, presso l’altare maggiore, di una cappella patronale dell’Annunciazione, nella quale si dovranno eseguire delle pitture di santi, secondo le mo-dalità scelte dagli esecutori testamentari. Altre notizie di affreschi, oggi scomparsi, perché distrutti o in parte ricoperti nel corso dei restauri fine Settecento - inizio Ottocento, si menzionano in un contratto del 31 maggio 1493, in cui il pittore Sebastiano di Cola da Cosentino s’impegna a terminare l’opera pittorica per la Cappella di Jacopo di Notar Nanni. Lacerti di questi affreschi (Fig.3), insieme a frammenti scultorei (Fig.4) e architet-

tonici sono riemersi con il crollo delle pareti nel sisma del 2009 e sono stati presentati a L’Aquila, nel luglio del 2010, in una mostra al Palazzo della Regione, una rassegna docu-mentata da un’ottima guida illustrata, Le macerie rivelano, di AAVV, a cura di Vincenzo Torrieri, della Sovrintendenza Archeologica.

La Guida, a pag. 91 riporta la foto di un frammento scultoreo di cm 31,7x 12,8 x 13, 4 spes-sore max (Fig. 4), rinvenuto nel crollo del muro presso il braccio destro del transetto, con la seguente descrizione:

«porzione di bassorilievo su lastra caratterizzato da un drappeggio verticale che avviluppa una cornice con motivo corrente di foglie d’acanto. La tipologia e le caratteristiche icono-grafiche del manufatto scultoreo sembrano ricondurre ad un monumento funerario (…) collocabile in ambiti culturali XV- XVI sec.».

Il luogo preciso del rinvenimento e la tipologia sembrano rimandare alla notizia del “sepol-cro ben rilevato” dell’Antinori. Se così è, che fine hanno fatto l’impalcatura architettonica del monumento e le statue della distesa “donna con manto”, delle statue “del Salvatore e dei SS. Pietro, Giovanni Battista e Caterina martire”, nonché dei “puttini alati”? C’è speranza di un rinvenimento più esauriente, previa indagine termografica, frugando nelle intercape-dini del muro? Lo speriamo, anche se siamo ben consapevoli che nelle ristrutturazione dei monumenti nei secoli passati non si aveva, come si tenta di avere oggi, una sufficiente co-scienza culturale per preservare in essi i segni importanti del loro vissuto.

Nel 1848, Angelo Leosini, nel lamentare la perdita in S. Maria Paganica della tomba di Sal-vatore Massonio e del rilievo del conte Gagliardo di Riparola (oggi rinvenuto in fram-menti, cfr. Fig. 5), esprime con grande amarezza un giudizio che non possiamo non condi-videre:

«Coll’andare de’ tempi e col restaurare i vecchi edifici si sono lasciate perire tante memorie che illustravano la nostra città; ed io per primo griderei la croce contro i nostri concittadini che sì poca cura hanno de’ monumenti antichi quasi che fossero di nessun pregio». (A. LEOSINI, Monumenti storici artistici della città di Aquila e con-torni, L’Aquila, 1848, p. 95).

 

 

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La rampa petalosa: a Montesilvano l’arte contro le barriere architettoniche

 

Non era stato uno dei migliori approcci quello tra la nuova cartoleria Minerva di Montesilvano ed il Presidente dell’Associazione Carrozzine Determinate  Claudio Ferrante, che a causa della barriera architettonica, non riusciva ad entrare nel locale commerciale. Pronta la risposta di Franca Di Teodoro, nuova nel suo mestiere di esercente commerciale, che si rivolge alla sorella Ergilia Di Teodoro. L’architetto, conosciuta nel mondo dell’arte come Edit presenta al Comune di Montesilvano la richiesta di autorizzazione e pensa di trasformare quello che sarebbe un appesantimento della facciata in un qualcosa di artistico Urban Art, dare bellezza ad un oggetto architettonico funzionale. Forte del contributo del suo collega Arcangelo Carbone, decide di realizzare personalmente e manualmente l’intera rampa con  legno di recupero. Ne parla con il suo caro amico, il poeta Innocente Foglio, sensibile all’argomento in quanto lo tocca da vicino, lui stesso da anni e’ costretto su una sedia a ruote e spesso si ritrova impossibilitato all’accesso di vari luoghi progettati senza rispetto. Ascoltando l’intenzione dei due artisti di realizzare una rampa artistica, il poeta con voce rotta dalla commozione risponde “Si, perché anche noi vogliamo camminare su un prato fiorito!”

Edit allora decide di inspirarsi ad un campo di fiori e chiamando lo scivolo “LA RAMPA PETALOSA”  lo  dipinge come  un prato variopinto,  Arcangelo Carbone  con la sua maestria tecnologica e manualità, ritaglia ed assembla il legname base della rampa.  La performance degli artisti mentre montano la rampa è seguita da clienti e passanti che ad ogni sguardo automaticamente sopraggiunge un sorriso. La rampa petalosa vuole accogliere con un sorriso tutti indistintamente,  eliminare le differenze di trattamento tra persone, mettere a proprio agio senza far sentire intrusi o di troppo alcuni. Il poeta Innocente Foglio vuole omaggiare tale iniziativa con una sua poesia che gli artisti incidono su una targa ricordo posta all’ingresso della rampa. Tanta emozione e tanto calore per i protagonisti di tale progetto,  che si spera voglia essere emulato in ogni parte d’Italia.

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Insieme per migliorare L’Aquila: migranti e volontariato

Insieme per migliorare L'Aquila: migranti e volontariato

I ragazzi in accoglienza presso l'Ape Cooperativa Sociale dell'Aquila accettano di collaborare senza esitazione, assieme alla proloco di Coppito, nei lavori di giardinaggio e pulizia del parchetto alle spalle della chiesa di San Francesco di Pettino.

Armati di pale, rastrelli e sorrisi pieni di energia, la mattina del 21 aprile una decina di ragazzi richiedenti asilo hanno contribuito efficacemente nel ripristino dell'area giochi e del giardino in Via Svizzera. Un gesto, questo, che assume un significato di grande valore in una città che lotta da anni per rinascere. In questo modo Accoglienza diventa sinonimo di altruismo, bontà, gratitudine e scambio reciproco, nei confronti di una terra che non ha esitato ad aprire le porte a chi ha dovuto lasciare la propria casa e la propria famiglia.


<<Ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato>>, così Don Dante diffonde la sua idea di accoglienza, citando il vangelo di Matteo, e continua: <<Quello che a me interessa è il loro futuro, non mi importa degli aspetti politici. Io sono felice se vengono a mangiare a casa mia, la mia porta è sempre aperta>>.

In un clima di grande collaborazione tra protezione civile, ospiti del centro accoglienza e volontari del Servizio Civile Nazionale, il risultato è stato sicuramente efficiente ma, al di là dell’operato, questo ci insegna che è possibile creare opportunità di miglioramento reciproco e di crescita. Ci auguriamo che questo esempio sia un piccolo passo verso la costruzione di una positiva integrazione.

Attanasio Margherita, D'Addario Lisa, Vescovo Emmanuela, Volontarie del Servizio Civile Nazionale, progetto "Ubuntu"

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La stella degli Sharks, Brendon Sherrod, presenta il suo disco Italian journey

E’ stato presentato questa mattina nella sala giunta del Comune, il disco “Italian journey” inciso dal giocatore degli Sharks, Brandon Sherrod (voce), Massimiliano Coclite al piano e alla voce, Morgan Fascioli alla batteria ed Emanuele Di Teodoro al basso.

Il cd ha un obiettivo ambizioso: vendere mille copie a 10 euro ciascuna, per destinare 5.000 euro all’acquisto di strumenti musicali per la scuola media di Montorio al Vomano (città ferita dal terremoto, dove vive Coclite) e 5.000 euro in progetti a sostegno degli studenti poveri di Bridgeport (Connecticut, Stati Uniti d’America), dove vive Sherrod.

Il disco, prodotto da Luca Maggitti, contiene 10 canzoni: 8 in inglese e due chicche come “Lugano addio” di Ivan Graziani e “Prendila così” di Lucio Battisti, cantate insieme da Sherrod e Coclite.

All’incontro con la stampa, oltre ai protagonisti del disco e al produttore, hanno preso parte il sindaco di Roseto, Sabatino Di Girolamo, il vicesindaco, Simone Tacchetti, l’assessore alla Pubblica istruzione, Luciana Di Bartolomeo, il consigliere con delega allo sport, Marco Angelini.

“Il senso del disco è quello dell’amicizia”, ha detto Massimiliano Coclite, “ho incontrato Brandon per caso ed è nata una scintilla che ha dato il via a questo bel progetto”.

“Sono orgoglioso di quello che abbiamo fatto”, ha sottolineato Morgan Fascioli, “è un disco vero, semplice ma diretto, che arriva al cuore”. Felice di essere coinvolto il giovane bassista Emanuele Di Teodoro. Brandon Sherrod, in un impeccabile italiano, nonostante sia a Roseto solo da sei mesi, ha detto: “Per me questo disco è molto importante perché Bridgeport e Roseto diventano una luce per tutto il mondo nel segno della solidarietà”.

“Non posso che esprimere compiacimento”, ha concluso il primo cittadino, “da una disgrazia, come il terremoto, nasce un’amicizia e un sodalizio artistico con un atto di solidarietà in musica che unisce, attraverso Roseto, Bridgeport e Montorio. Questa iniziativa è anche una spinta alla speranza della rinascita e di fiducia nel futuro. E’ il segnale che l’amicizia può produrre molte cose positive”.

 

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