Le storie

La proposta dei geologi: a Rigopiano un’area di conservazione della memoria

 "La zona dove sorgeva l'albergo di Rigopiano venga trasformata, anche per rispetto nei confronti di chi non c'e' piu', in un'area di conservazione della memoria. Una memoria delle persone ma direi anche un area di conservazione della memoria geologica. Sarebbe bello che possa diventare quell'area un museo della geologia a cielo aperto con sentieri della memoria in grado di raccontarci l'evoluzione di quel paesaggio, la geomorfologia del territorio". E' la proposta di Tania Campea, geologo abruzzese dell'Aigae. "Solo la conoscenza, l'educazione ambientale con la narrazione del territorio - ha proseguito Campea - possono aumentare i livelli di sicurezza. I sindaci devono comprendere che il turismo ambientale aumenta l'economia locale, e' una ricchezza e tutela il territorio. Il turismo ambientale ha bisogno non solo di un territorio sicuro. Non dobbiamo avere paura della montagna. Il Gran Sasso non uccide anzi ha rappresentato pagine molto importanti della storia italiana e noi Guide Ambientali Escursionistiche le raccontiamo sempre. L'Abruzzo non uccide, gli Appennini non uccidono e non dimentichiamo i borghi, le leggende, il fascino di un territorio pieno di arte e colori. Dobbiamo semplicemente pensare ad un turismo responsabile". "Gli eventi di queste settimane hanno fatto comprendere che dobbiamo saper fare turismo ambientale ed imparare che non tutto e' possibile in ogni stagione - conclude -. Dobbiamo pensare ad un turismo responsabile basato su una radicale educazione all' ambiente in grado di farci comprendere non solo i cambiamenti in corso ma anche cosa fare e cosa non fare , come comportarci in caso di un'emergenza". 

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La fontana del vino d’Abruzzo

La Fontana del Vino nasce il 9 Ottobre 2016 a seguito di una storia abbastanza simpatica. Eccola raccontata dagli stessi protagonisti.

 

"Dina e Luigi Narcisi sono una coppia ortonese che nei tanti anni assieme ha camminato il mondo in lungo e il largo con vette himalayane, Monte Bianco, Dolomiti e ben 4 volte il Cammino di Santiago di Compostela, sempre insieme.

Nel 2013 sono tra i fondatori del Cammino di San Tommaso che percorrono ben 4 volte in questi anni. A Giugno 2016 mentre Dina è intenta a fare una sana sistemazione delle foto sul pc “inciampa” su quella scattata dai due a Estella, in Navarra, dove la cantina Bodegas Irache da più di 10 anni ha installato la prima Fontana del Vino al mondo.

Vede la foto, si ricorda di quelle belle giornate e decide di inviarla a Nicola D'Auria proprietario della Cantina Dora Sarchese di Ortona e anche lui tra gli animatori del Cammino di San Tommaso:“la facciamo anche lungo il Cammino una Fontana del genere?” recita il messaggio. Nicola dice subito di no, poi ci pensa quasi tutta l'estate e a Settembre all'improvviso accetta. La Fontana si farà. Convoca il famoso architetto Rocco Valentini e gli chiede di realizzare un opera che sia in realtà anche un monumento al vino abruzzese e in particolare al Montepulciano d'Abruzzo. L'architetto nota nel retro della cantina una vecchia botte molto grande inutilizzata e decide che quella diventerà la fontana. La pone verticalmente, inizia a lavorare con le assi per renderla più affascinante nel design e utilizza solo materiale di riuso come una grande pietra di calcarea della Majella e altri elementi in ottone ricavati da attrezzature agricole. Il principio è quello di far entrare il pellegrino/visitatore dentro la botte e farlo “sentire vino”.

Il 9 Ottobre 2016 viene inaugurata al Fontana davanti a migliaia di curiosi accorsi per l'occasione. Dalla stessa sgorga acqua e, come detto, dell'ottimo Montepulciano d'Abruzzo.

All'entrata per tutti i pellegrini e i winelovers campeggia la scritta:“Bevi vino, ché non sai donde sei venuto: sii lieto, perché non sai dove andrai.”che è la terza delle 12 quartine d'amore di Omar Khayyam

La notizia della prima fontana del vino in Italia inizia a fare il giro del mondo, ne parlano il Time, Cosmopolitan. Condè Nast Traveller, Daily Mail, The Sun, The Telegraph e si potrebbe continuare grazie a una rassegna stampa che conta oltre 70 nazioni e 35 lingue diverse.

Da quel giorno la fontana del vino è meta di migliaia di visitatori, soprattutto stranieri, che - quasi come San Tommaso Apostolo - accorrono per vedere con i propri occhi se la notizia letta nel loro paese d'origine è vera oppure no. La fontana oggi è una vera e propria attrazione turistica abruzzese, essendo davvero una sorta di monumento e sicuramente un “pezzo di design” unico al mondo e di cui essere fieri".

 

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Trabocchi, le piccole imprese legate al mare e all’ambiente

Una piccola impresa per recuperare manufatti storici, un progetto nato dieci anni fa per ridare vita a strutture e renderle fruibili per la cultura e il turismo, e attorno ad esse tante micro iniziative per valorizzare i prodotti tipici del territorio. Protagonista di queste iniziative, Rinaldo Verì che da una famiglia di pescatori ha puntato sulle potenzialità della costa dei trabocchi, "macchine da pesca" piantate su alte palafitte su scogliere e con delle reti che scendono in mare, realizzate nel 1700 da alcune comunità ebraiche che vivevano lungo la costa tra Ortona e Vasto.

Come è nata l'idea si ridare vita ai trabocchi?

"Queste strutture erano alla rovina per l'incuria o distrutte dalle mareggiate, così con altri cittadini di buona volontà siamo riusciti a risistemarle. Io mi sono occupato del Trabocco di Punta Tufano a San Vito. Oggi a distanza di 10 anni la costa, oltre sessanta chilometri è denominata Costa dei Trabocchi, il mio trabocco viene usato come un museo vivente della cultura degli agricoltori-pescatori che erano presenti lungo la costa"

Chi vi chiede di visitare i trabocchi?

"Dagli studiosi che fanno ricerche sulle comunità ebraiche e le loro invenzioni, gli ingegneri che vogliono capire i segreti di queste strutture così ardite e funzionali, le scolaresche per recuperare le tradizioni storiche, ma anche tanti turisti e curiosi. Poi ci sono i cittadini che amano l'ambiente e il mare. In tutto ci sono 27 trabocchi e tutti hanno una funzione sociale, ricreativa, culturale e turistica"

Attorno ai trabocchi sono nate micro imprese giovanili. Di cosa si occupano?

"Del recupero, valorizzazione e promozione dei prodotti locali. Ad esempio dei nostri agrumi. Ci sono piccoli laboratori di trasformazione di questi frutti: il cedro, l'arancia amara, pompelmi, i mandarini, limoni, arance. Poi ci sono frantoi e cantine. E, poi naturalmente, il pesce locale. Insomma una economia che ruota attorno a una agricoltura di qualità fatta nel rispetto dell'ambiente".

Ci sono iniziative a carattere nazionale?

"A parte gli incontri tenuti da Legambiente e Goletta Verde, a valorizzare i trabocchi è stata Slow Food con la manifestazione estiva Cala Lenta dove il trabocchi diventano il punto di ritrovo per una enogastronoia di qualità".

Un fatto singolare legato ai trabocchi?

"Nel 1960 si incastrò una balena tra gli scogli e la rete del trabocco Punta Tufano, fu un evento così singolare che ancora oggi se ne parla"

 
 
 

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Si può ancora vivere e lavorare sulla montagna abruzzese? Il caso del borgo di Roccacaramanico

Cosa è accaduto negli ultimi quindici giorni

Dal 16 al 19 gennaio scorsi nevica ininterrottamente, per quattro giorni, a Roccacaramanico, a 1100 metri di quota, come in molte zone dell’Abruzzo. Nel piccolo borgo si accumulano due o tre metri di neve. A complicare le cose, dal 18 gennaio si interrompe l’erogazione dell’energia elettrica (che tornerà solo il 23 gennaio, dopo cinque giorni) e dal 19 anche le reti di telefonia mobile non funzionano più. I pochissimi (tre) abitanti e residenti sono tranquillamente in grado di far fronte alla situazione, equipaggiati e pronti ad eventi di questo tipo: il cibo non manca, l’ottima acqua della Majella è sempre abbondante, la legna assicura il riscaldamento, l’impagabile tranquillità e la compagnia dei loro numerosi amici (animali domestici e selvatici) rende gli abitanti felici ed orgogliosi di una scelta apparentemente estrema ma in realtà in linea con un modello di vita molto più naturale ed equilibrato di quello delle città. Il 21 gennaio l’Amministrazione Comunale di Sant’Eufemia a Majella raggiunge faticosamente il borgo con una motoslitta, assicurando il rifornimento di pane, latte e pasta ai tre abitanti: gesto molto gradito, anche se non necessario (le scorte di generi di prima necessità erano ancora ben lungi dall’esaurirsi). Il 22 gennaio, mentre i tre indomiti montanari spalano la neve per uscire di casa e disseppellire le loro auto coperte da due metri di neve, giunge improvvisa la notizia di un’ordinanza di evacuazione della frazione di Roccacaramanico e di divieto di accesso a chiunque nella fascia pedemontana del Comune, appena firmata dal Sindaco, che li costringe a scendere a valle, a Sant’Eufemia, per un presunto “rischio valanghe” (comunicato in modo generico dalla Prefettura di Pescara) e per la temporanea chiusura al traffico veicolare della strada provinciale n. 70 di accesso al borgo (ordinata dalla Provincia di Pescara tre giorni prima a causa della presenza di neve e della possibilità di slavine). La comunicazione della Prefettura, del 21 gennaio, si limita a trasmettere il bollettino METEOMONT dello stesso giorno, pregando i Sindaci di Farindola e di Sant’Eufemia a Maiella (perché solo quelli?) di “voler adottare le misure di vigilanza necessarie”. Nel bollettino METEOMONT il grado di pericolo valanghe è stimato per tutti i comprensori montani abruzzesi in “Forte 4”, senza peraltro alcun dato puntuale ai due Comuni interessati, in quanto il rilevamento non era stato effettuato nel relativo giorno. Secondo la “Scala Europea del pericolo valanghe” adottata dal Servizio METEOMONT, il grado “Forte 4” corrisponde ad un probabile distacco di valanghe “già con debole sovraccarico (ad es. singolo sciatore, escursionista senza sci, etc.) su molti pendii ripidi”. Il 23, giorno seguente all’evacuazione, i nuovi rilevamenti METEOMONT effettuati direttamente nel campetto di Sant’Eufemia a Maiella confermano il grado “Forte 4”, precisando però che tale valutazione è di carattere generale, e in particolare relativa ai versanti della Majella e del Morrone particolarmente acclivi e privi di ostacoli naturali. La nota METEOMONT comunica anche che nel caso della zona dell’abitato di Roccacaramanico e del versante a questo sottoposto (ove insiste la SP 70) il grado di pericolo valanghe si può valutare in “Marcato 3” (corrispondente ad un “possibile distacco di valanghe con debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati”). Il Sindaco, di conseguenza, insiste con la Prefettura e la Provincia perché venga disposto l’impiego di mezzi idonei a rispristinare la viabilità tra Sant’Eufemia e Roccacaramanico, compromessa di uno spesso strato di neve. Il 25 gennaio, ancora, i nuovi rilevamenti METEOMONT effettuati direttamente nel campetto di Sant’Eufemia a Maiella, pur confermando il grado “Forte 4”, precisano però che la tendenza è verso la diminuzione del pericolo di valanghe. La nota METEOMONT comunica anche che nel caso della SP 487 che conduce da Sant’Eufemia a Maiella alla SP 70 per Roccacaramanico, il grado di pericolo valanghe si può valutare in “Marcato 3”. Lo stesso giorno, l’esito di un sopralluogo di esperti tecnici previsori inviati dalla Commissione valanghe della Regione indica che in tutta l’area della SP 70 il rischio valanghe è molto basso. Il 26, infine, il Sindaco revoca parzialmente la propria ordinanza del 22, relativamente al solo stato di evacuazione del borgo di Roccacaramanico. Ad oggi, 28 gennaio, nonostante i reiterati tentativi del Sindaco, che si susseguono ormai da una settimana, la Prefettura non autorizza ancora la Provincia ad impiegare i suoi mezzi (disponibili a pochi chilometri dalla zona) per rispristinare la viabilità tra Sant’Eufemia e Roccacaramanico.

Considerazioni

Indipendentemente dal caos generato dalla tragedia di Rigopiano, dalle abbondanti precipitazioni nevose e dalle interruzioni di energia elettrica nelle istituzioni regionali e provinciali preposte a fronteggiare emergenze di protezione civile, questa esperienza ha prodotto i seguenti danni: 1) Cittadini ben attrezzati per abitare in una zona di montagna in tutta sicurezza hanno fatto le spese dell’inefficienza, dell’incapacità e dell’irresponsabilità delle istituzioni preposte a garantire invece l’ordinato svolgersi della loro vita; 2) Gli stessi cittadini sono stati privati delle loro inviolabili libertà al domicilio ed alla libera circolazione (artt. 14 e 16 della Costituzione), comprimibili solo attraverso il bilanciamento con il diritto alla sicurezza (che in questo caso pare proprio non sussistere), con relativi gravi danni morali e psicologici; 3) Agli stessi cittadini è stato impedito di svolgere le loro normali attività di lavoro, con grave danno economico; 4) Questa esperienza scoraggerà altre persone dal “ripopolare” i piccoli borghi di montagna degli Appennini e quelle ivi residenti ad intraprendere attività da svolgere sul posto, in particolare quelle orientate ad un turismo di qualità, in quanto pesantemente penalizzate da politiche miopi e particolaristiche che puntano ad una loro valorizzazione soltanto per quella forma di turismo nota con il termine “mordi e fuggi”. 5) A mancare, inoltre, risulta essere il concetto di sistema, elemento fondamentale per dar luogo ad un’offerta turistica integrata in grado di generare alti livelli di soddisfazione della clientela. Non è possibile, infatti, far a meno della sinergia e cooperazione tra settore pubblico e privato, settori che, solo tramite una collaborazione sistemica potrebbero dar luogo ad un prodotto turistico in grado di migliorare l’indotto economico locale e accrescere la notorietà e la valorizzazione del sito e dell’intero Abruzzo.

I tre abitanti e residenti a Roccacaramanico (Federico Ippoliti, Sarah Gregg, Bruno Petriccione)

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“Le 50 ciaspolate piu’ belle d’Abruzzo” in un libro

Grandi spazi di natura e bellezza, resi magici e incantevoli dalle abbondanti nevicate. Sono le montagne d'Abruzzo che dal Gran Sasso alla Majella, passando per il Velino, i Monti della Laga, il Sirente, i Carseolani e gli Ernici, senza dimenticare lo splendore dei Parchi, offrono agli escursionisti delle straordinarie emozioni. Per godere degli incontaminati scenari e addentrarsi tra i boschi di faggete e abetaie ma anche per inerpicarsi sulle vette dai dislivelli non eccessivi, le escursioni con le ciaspole permettono esplorazioni inusuali. E' uscita in questi gironi la guida "Le 50 ciaspolate piu' belle d'Abruzzo", di Stefano Ardito e Angelo Monti,(Iter Edizioni), un utile supporto all'escursionista neofita ma anche a quello piu' esperto. Ogni itinerario suggerito e' integrato dalle schede sui tempi di percorrenza e sulle difficolta', oltre che dalla descrizione paesaggistica, il tutto corredato da immagini suggestive. Reinventate dalle vecchie racchette da neve, leggere e facili da usare, le ciaspole non necessitano di grande esperienza tecnica. Hanno un costo contenuto e sono alla portata di tutti coloro che preferiscono godere del silenzio tra le montagne piuttosto che delle caotiche piste da sci. L'Appennino abruzzese infatti offre una infinita varieta' di itinerari da poter percorrere ciaspolando. Percorsi impegnativi possono svilupparsi in aree isolate al di sopra dei 2000 metri. Necessitano pero', oltre che di una adeguata preparazione fisica, anche di una buona esperienza tecnica, della capacita' di sapersi orientare e di saper valutare la consistenza del manto nevoso quando le circostanze lo impongono e possono implicare l'utilizzo di ramponi e piccozza. Ricordando sempre che freddo e neve possono in poco tempo trasfigurare alberi e rocce in effimere e affascinanti architetture di ghiaccio, mutandone completamente il paesaggio

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Presentato il lungometraggio ‘Le Brigantesse’ ambientato anche in Abruzzo

Presentato a Pescara, a Palazzo di Citta', il lungometraggio "Le Brigantesse", prodotto dalla Adriatica Production Arts e ambientato in diverse localita' abruzzesi. Il regista napoletano Bruno Tarallo ha illustrato la genesi del film. "Gran parte del merito va a Gabriella Rapposelli, appassionata di storia meridionalista, che mi parlo' di queste 55 brigantesse diverso tempo addietro - spiega Tarallo -. La cosa mi affascino' fin da subito ed e' cosi' che e' iniziato questo percorso. Originariamente avevamo pensato di realizzare un corto - ha rimarcato il regista - ma poi, alla luce di riprese belle, piacevoli e stancanti, abbiamo pensato fosse un peccato tagliare e quindi ne e' uscito film di un'ora e dieci, ambientato in diversi luoghi incantati di questa regione, che probabilmente neanche molti abruzzesi conoscono". Tarallo ha poi evidenziato che "si tratta di un lavoro autoprodotto e senza alcun contributo pubblico". La stessa Gabriella Rapposelli, ispiratrice del progetto, recita nel film, che e' basato su notizie e documenti tratti dagli archivi di Stato e in particolare da quello di Chieti. Il lungometraggio, a meta' tra finzione cinematografica e ricostruzione storiografica, e' incentrato sulla vicenda di 55 brigantesse che nel marzo del 1861, a cavallo della caduta definitiva del Regno delle due Sicilie e dei Borboni, portarono avanti in terra d'Abruzzo un'ideale di liberta' e di ferrea e drammatica opposizione a quella che ai loro occhi era un'invasione da parte dei Savoia e dei poteri forti delle diplomazie europee, di quella inglese in particolare. Le scene sono state girate a Chieti, Francavilla al Mare, Cisterna di Bolognano, Bosco di S.Antonio, Parco Lavinio di Scafa, Badia di S.Liberatore a Majella e Cascata di Serramonacesca, Pretoro, Piana del Legname di Manoppello.

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“Impresa IN Accademia: la vincitrice è una giovane studentessa

E’ stata presentata oggi, 13 gennaio, l’etichetta ad edizione limitata non commerciale “AURUM VALLIS”, realizzata per la Cantina Zaccagnini dallo studente dell’Università D’Annunzio Chieti Pescara, finalista della sesta edizione di Impresa IN Accademia, Serafino Iallonardi. Marcello Zaccagnini ha sottolineato l’importante risultato che Impresa In Accademia 2016 continua a realizzare nel tempo rafforzando uno stretto sodalizio di collaborazione virtuosa tra il mondo delle imprese e quello della formazione e, a tal proposito, ha proposto per la prossima edizione, al raggiungimento della sesta etichette, di realizzare un cofanetto da sei bottiglie ad edizione limitata che potrà essere commercializzato ed il cui ricavato verrà donato in beneficenza.

Impresa IN Accademia è un percorso formativo ideato ed attuato dal Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Chieti Pescara che intende fornire allo studente gli strumenti utili nella conoscenza delle proprie potenzialità e nella definizione del proprio percorso di crescita e di realizzazione professionale e personale.

L’introduzione dei lavori è stata affidata al Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Chieti Pescara, Domenico Melchiorre, che ha presentato gli esiti dell’edizione 2016: oltre 300 studenti, 17 aziende partner, 11 laboratori e workshops attivati in Università, in Confindustria e presso le Aziende, per un totale di 60 ore di formazione gratuite. Rispetto alla precedenti edizioni del 2011, del 2012, del 2013, del 2014 e del 2015 si registra una significativa evoluzione: dei 150 partecipanti ai workshop, 25 studenti hanno superato le selezioni e svolto l’intero percorso di workshop e laboratori, 12 gli stage trimestrali attivati presso le aziende Aero Club Pescara, CIAM SpA, Coesum, Dinamic Service, DRT Operations Mundus, Saquella 1856, Sviluppo Iniziative Aeronautiche, Taim srl, Top Solutions, Valagro SpA.

FEDERMANAGER Abruzzo e Molise e l’Associazione CREALAVOROGIOVANI confermano anche per il 2017 l’attribuzione di un premio di mille Euro al vincitore della VII edizione di Impresa IN Accademia. Premio che quest’anno è stato assegnato alla studentessa Claudia Colantonio, la più giovane dei finalisti, che ha svolto lo stage presso la Dinamic Service srl, sotto la guida di  Samantha e Mirko Basilisco. Il suo elaborato ha proposto una modifica migliorativa ad un prodotto prospettando un nuovo modo di chiusura di un assorbente. Il suo progetto potrebbe apportare una notevole innovazione nel settore del Lady Care.

Al secondo posto  e al terzo posto sono risultati rispettivamente i progetti di Stefano Rosica e Marco Mascellanti, che hanno svolto lo stage in COBO SUD – Divisione CIAM SpA. Hanno ricevuto in premio due borse di studio – a copertura totale - per la frequenza di un corso di specializzazione in “Export Management & International Marketing 2.0”, promosso da Top Solutions di Alessandro Addari, in collaborazione con la LFC.

Durante la conferenza è stato descritto il valore aggiunto della selezione che il partner Randstad ha realizzato nell’individuare i trenta partecipanti al percorso ed i successivi tredici finalisti. “Lo dimostra – dice Luciana La Verghetta, Sales Manager Randstad HR Solutions - il fatto che la conclusione degli stage ha segnato 2 contratti di lavoro stipulati dalla Dinamic Service”.

Le conclusioni affidate al Direttore Generale di Confindustria Chieti Pescara, Luigi Di Giosaffatte, il quale ha sottolineato con orgoglio l’altissimo valore dei progetti presentati dai finalisti della VI edizione di Impresa IN Accademia. Un’edizione in cui ha prevalso il merito, un valore che Confindustria riconosce ai giovani che in un contesto così difficile continuano a studiare ed a credere nel futuro.

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Riparte la “transiberiana d’Italia”

Al via la stagione invernale degli attesi 'Treni della Neve' sulla Transiberiana d'Italia, la linea ferroviaria Sulmona-Isernia. Le partenze da Sulmona, programmate da tempo dalla Fondazione FS Italiane e dall'associazione LeRotaie, prevedono il viaggio andata e ritorno a bordo delle caratteristiche carrozze d'epoca per raggiungere le stazioni d'alta quota della linea, praticare le tante attivita' di svago ed escursioni sulla neve previste presso la stazione di Palena e visitare i paesi di Pescocostanzo, Roccaraso e Campo di Giove, facilmente raggiungibili con il treno e balzati in questi giorni agli onori delle cronache nazionali proprio per l'eccezionale nevicata che li ha interessati. I partecipanti, senza dover usare l'auto su strade di montagna, avranno l'opportunita' di viaggiare sull'antico e suggestivo convoglio degli anni '30 per godere dal finestrino di uno spettacolo completamente bianco. Si comincia domenica 15 gennaio, per poi proseguire domenica 22/1; a febbraio nelle prime due domeniche, 5 e 12, quest'ultima con partenza da Isernia.

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Ossido di grafene contro le infezioni batteriche

La tecnica imita la natura. Per contrastare i rischi di infezione in sala operatoria, i medici potrebbero presto avere a disposizione strumenti rivestiti di ossido di grafene ispirati alle rugosita' tipiche del granchio che, grazie alla struttura del suo carapace, non viene attaccato dai batteri. L'idea e' di un gruppo di ricercatori dell'Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Isc-Cnr), dell'Istituto di fisica e microbiologia dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore (Ucsc) di Roma, del Dipartimento di fisica dell'Universita' Sapienza di Roma e del Dipartimento di scienze chimiche dell'Universita' degli Studi dell'Aquila, con un lavoro pubblicato sulla rivista Scientific Reports. La ricerca e' stata finanziata dal Consiglio di ricerche europeo (Erc).

"L'European Center for Diseases Prevention and Control (Ecdc) ha dichiarato che dal 2009, in Europa, oltre 400.000 persone hanno sviluppato infezioni batteriche resistenti agli antibiotici. Abbiamo quindi l'esigenza di maturare nuove strategie per la difesa di superfici sensibili come quelle delle protesi e dell'attrezzatura chirurgica", afferma Claudio Conti, direttore dell'Isc-Cnr, professore presso il Dipartimento di fisica della Sapienza e coautore dello studio".

"Per farlo - aggiunge - siamo partiti dalle soluzioni offerte dalla natura, imitando, per il rivestimento di questi strumenti, l'involucro esterno del granchio, che grazie alla sua rugosita' respinge i batteri". I ricercatori hanno potenziato l'efficacia di questo approccio impiegando il grafene, di cui sono gia' note le proprieta' antimicrobiche. "Abbiamo realizzato un rivestimento con un idrogel a base di ossido di grafene", prosegue Massimiliano Papi, professore presso l'Istituto di fisica e microbiologia dell'Universita' Cattolica del Sacro Cuore e coautore della ricerca. "L'azione antibatterica e' dovuta alla struttura in fogli, delle dimensioni di qualche nanometro, dell'ossido di grafene, in grado di tagliare la membrana della cellula batterica o di avvolgerne la superficie, contrastando cosi' lo sviluppo di batteri resistenti ai farmaci". Tale meccanismo di base, di natura meccanica, e' amplificato da una tecnica di laser printing scoperta dal team di ricerca: la supercavitazione laser. "L'azione del laser permette di massimizzare l'esposizione dei fogli di grafene secondo un pattern progettato proprio sulla rugosita' tipiche del carapace del granchio. Analisi morfologiche e del rilascio degli acidi nucleici da parte di cellule di Staphylococcus aureus, Escherichia coli e Candida albicans hanno evidenziato che l'azione del rivestimento e' sia batteriostatica che battericida, ossia blocca e uccide, arrivando a sopprimere il 90% dei batteri: un risultato rilevante, una svolta nel campo delle tecnologie dei materiali biomedici, perche' la soluzione fornita e' versatile, economica e a basso impatto tossicologico", conclude Conti.

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Timothy Brook, la mappa della Cina del signor Selden

I libri di Timothy Brook, sinologo di fama mondiale, non passano inosservati. Il segreto del suo successo è una miscela perfetta tra erudizione, doti narrative e capacità di appassionare il lettore mostrandogli squarci inediti di passati che assomigliano al mondo globalizzato e interconnesso di oggi. Brook racconta storie accadute in un tempo lontano ed esotico, quello delle colonie e degli avamposti commerciali inglesi e olandesi della prima età moderna, che tuttavia ha qualcosa di familiare con la nostra epoca: per la semplice ragione che di essa sarebbero l’origine. La tesi dello storico canadese è che l’inizio della globalizzazione risalga al XVII secolo, al tempo in cui le navi europee solcavano mari e oceani ed entravano in contatto con luoghi, culture e merci che avrebbero influenzato in modo duraturo e profondo il futuro dell’Occidente e del mondo intero.

In un fortunato volume del 2008, curiosamente intitolato Il cappello di Vermeer (Einaudi) Brook aveva già impiegato questa tecnica ingegnosa per condurre il lettore in un viaggio avvincente sulle tracce dei mercanti olandesi del Seicento. Allora lo aveva fatto prendendo spunto da alcuni dettagli e oggetti scovati in sette famosi dipinti seicenteschi (in gran parte opera di Jan Vermeer), che di quella globalizzazione incipiente rappresenterebbero una traccia trascurata ma evidente.

In questo suo nuovo libro edito in inglese nel 2013 e tradotto in Italia da Einaudi quest’anno, Brook racconta una storia affascinante e coinvolgente, che ruota attorno ad una misteriosa mappa recentemente rinvenuta ad Oxford. La carta geografica era stata donata a metà del XVII secolo alla Biblioteca Bodleiana dal giurista John Selden (1684-1654): una celebrità a quel tempo, che rivaleggiava per fama con Ugo Grozio. Brook ipotizza che egli l’avrebbe acquistata approssimativamente nel 1609 da un capitano della Compagnia delle Indie al suo ritorno da una spedizione commerciale in Cina. Si tratta di una carta geografica molto grande, di circa un metro d’altezza e più di un metro e mezzo di larghezza, pensata per essere appesa ad una parete. A quel tempo, scrive con enfasi Brook, era la mappa più accurata del Mar cinese meridionale. È un manufatto bellissimo: colorata, fantasiosa, piena di decorazioni bizzarre. Una carta che di certo sarebbe piaciuta a Oscar Wilde, che era solito dire: “Una mappa del mondo che non comprende il paese dell’Utopia non è degna neppure di uno sguardo”.

Il significato della mappa è stato per lunghissimo tempo avvolto nel mistero e, in larga parte, lo è ancora. È lo stesso Brook ad ammetterlo al termine della sua laboriosa ricerca. Egli, però, ha fatto di necessità virtù e ha deciso di raccontare al lettore la storia del suo quasi fallimento storiografico: “Per dare alla mappa la sua storia, abbiamo iscritto noi stessi nella narrazione”. Al centro del libro, infatti, non c’è la mappa, ma le ricerche che l’autore ha fatto per decifrarla, quello che di sensazionale ha scoperto sull’epoca in cui è stata realizzata: “Mr Selden’s Map of China is a picaresque journey, laced with asides, yet each digression contains a jewel of insight” (“The Financial Times”, 14 febbraio 2014).

Per noi è un tipo di mappa bizzarra, abituati come siamo a maneggiare carte moderne, squadrate ed essenziali, che ci portano da un punto all’altro seguendo coordinate geografiche altamente precise e pressoché infallibili. La mappa cinese, invece, assomiglia di più alla cartografia antica e medievale, a quelle rappresentazioni immaginifiche dello spazio popolate di oggetti e animali simbolici: “Era bellissima, assolutamente unica: un documento storico, un’opera d’arte e un paesaggio mentale (…) del modo in cui in passato un cartografo aveva immaginato il mondo asiatico che vedeva. Lungi dall’essere un’arida trascrizione di elementi topografici, animava un intero mondo. Era davvero perfetta”.

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