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Negli anni ’60 io emigrato in Germania: facevo il musicista

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Negli anni '60 io emigrato in Germania: facevo il musicista

UnaUn Una storia comune a molti abruzzesi quelle dell'emigrazione negli anni '60 e '70, ma Dino Passante parte da Salle (paese di 300 abitanti alle pendici del Morrone) e arriva in Germania per fare il musicista

Da Salle a Luedenscheid (di Dino Passante)

Era il novembre del 1961 e, come tanti altri giovani emigranti, anche io con una valigia con pochi indumenti e poco altro, ma con tante speranze, lasciai il mio paese. Lavorai in fabbrica come verniciatore per due anni, non con poca difficoltà. Abitavo insieme ad un altro ragazzo di Salle, Nicolino Di Bartolomeo. Vivevamo in un piccolo appartamentino, con due buste paga che al massimo si arrivava al 15 del mese: gli altri giorni era fame assoluta! Quando la situazione si faceva “davvero difficile” Nicolino mi diceva: “Dino passiamo a ora di pranzo da tuo fratello. Tua cognata magari sta facendo una bella pastasciutta”. L'abbiamo fatto per due volte ma, essendo io orgoglioso e sapendo che mio fratello mi avrebbe rinfacciato che spendevo tutto in divertimenti e bella vita, appena arrivati a casa loro mia cognata felicissima disse " Giusto, giusto il sugo c'è metto piu' pasta per voi e mangiate qui', e io risposi: “Abbiamo appena mangiato”, questa fu la mia risposta e non sto qui a raccontare cosa e quante parolacce mi sono arrivate da parte di Nicolino. Arrivò l'ultima domenica del mese e la mattina ci eravamo ripromessi di far visita a mio fratello, avendo cura di arrivare per tempo per il pranzo, ma questa volta con una minaccia da parte di Nicolino,"Non ti azzardare a dire che abbiamo mangiato, se apri bocca “gna riscemme fore te spacche la facce”; naturalmente uscimmo da un ottimo pranzo sazi e appagati.
Un giorno ricordai che sapevo “strimpellare” la chitarra e così, un pò per gioco, con altri due amici italiani formai il mio primo gruppo musicale. Inizia così la “vita da musicista” io, un ragazzo partito da Salle, il piccolo paese alle pendici del Morrone. Un vita dura quella del musicista; cosi con i “The Flippers” lavoravamo molto girando in lungo e largo la Germania, questo ci porto ad incontrare il signor Schumann, manager della famosa band tedesca The Lords, il quale ci scelse come gruppo spalla per la loro tournée. Occasione che sfruttammo al meglio proponendo un repertorio che spaziava dalle cover dei Bee Gees, i Rolling Stones, Bob Dylan, e molti altri artisti allora in voga, ma fu la musica italiana, e in partciolare Piccola Katy dei Pooh, il brano che divenne il nostro cavallo di battaglia, che portava il pubblico alle richieste del bis e raccoglieva applausi e ovazioni tanto che i ragazzi del band The Lords iniziavamo quasi ad essere gelosi. Al pubblico tedesco piaceva la musica italiana visto anche che molti di loro venivano in Italia in vacanza e avevano modo di acoltare i grandi successi dell'epoca.

Questa vita sempre “on the road” però non spegneva l'entusiamo e per questo partecipavamo volentieri alle tante trasmissioni radiofoniche alle quali venivamo invitati. Insomma eravamo pronti al grande passo. Poi il colpo di scena. Gianni Pettinati, con il suo brano Bandiera Gialla era il al top delle classifiche, era venuto il tour in Germania. Dall momento che sia il nostro chitarrista solista, sia il bassista, prima di unirsi a noi avevano già collaborato in passato con lui, decisero si seguirlo e rientrare in Italia. Putroppo il successo di Pettinati non prosegui, ma nello stesso tempo questo passaggio portò la nostra band a sciogliersi. Triste momento per noi che eravamo all'apice di una promettente carriera musicale. Ho suonato un po' tutti gli strumenti musicali in quegli anni: chitarra, organo e la batteria, che è rimasta sempre il mio strumento preferito. Anche oggi l'Italia purtroppo non offre le giuste opportunità di lavoro per i giovani ai quali però mi sento di dire che, anche se con rammarico, provare anche all'estero, armandosi di passione e tenacia per realizzare i loro sogni.

 

 

 

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Un plastico per scoprire come funziona l’acquedotto romano ipogeo

 Il Museo civico "Porta della Terra" di San Salvo arricchisce i contenuti archeologici con una nuova installazione didattica. Si tratta di un plastico realizzato in scala 1:1, e quindi a grandezza reale, di una parte del condotto dell'acquedotto romano ipogeo che, ancora funzionante, attualmente alimenta la Fontana vecchia di San Salvo. L'acquedotto, realizzato attorno al II - III secolo d.C., nella sua parte terminale corre a circa 10 metri sotto Piazza San Vitale e sinora e' stato esplorato per circa 150 metri. L'installazione e' stata ideata e realizzata dagli archeospeleologi Marco Rapino e Fabio Sasso e mostra chiaramente come fu realizzato il condotto che ha la funzione di trasportare l'acqua: all'interno di una galleria scavata nella roccia venivano costruiti due muri veri a propri, addossati ai lati della galleria stessa, paralleli tra loro a una distanza di circa 40 cm e collegati in alto da un "tetto" costituito da una serie continua di tegoloni di terracotta (ciascuno di circa cm 46 x 65) disposti accoppiati a cuspide. Su questo "tetto" veniva poi disposto un consistente strato di malta e la parte alta della galleria, soprastante il manufatto, veniva riempita con grossi ciottoli. Nell'istallazione realizzata i muri sono stati ricostruiti, nella loro geometria, con materiali moderni. I tegoloni di copertura, invece, sono quelli autentici recuperati nella zona del crollo e riportati in superficie (non senza difficolta') nel dicembre 2014 dagli archeospeleologi della Parsifal, Rapino e Sasso che negli ultimi anni stanno portando avanti l'esplorazione dell'acquedotto coadiuvati dall'archeologo Davide Aquilano e grazie ai piccoli finanziamenti messi a disposizione dall'Assessorato alla Cultura del Comune di San Salvo.

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‘Ai posti di lavoro da portalettere preferiscono il sussidio’

Cercava 10-12 portalettere da impiegare in varie Regioni italiane e 2 addetti commerciali ma si è dovuto accontentare: i postini assunti alla fine della selezione sono stati solo 2 mentre per gli impiegati si è dovuti ricorrere ad un turnover interno all'azienda. Il motivo sarebbe semplice, come dichiara Bachisio Ledda, 62 anni, di origini sarde ma abruzzese di adozione, titolare della Mail Express, di Cityposte Istituto di pagamento in franchising ed editore dell'emittente televisiva Vera Tv. "Su 100 persone selezionate per il ruolo di portalettere, 90 hanno preferito rinunciare a lavorare e mantenersi con il sussidio di disoccupazione. Idem per i commerciali". A pochi giorni da un'altra denuncia, quella dell'imprenditore Cristiano Gaifa, proprietario e fondatore della catena di ristoranti giapponese fusion 'Zushi', anche lui racconta la difficoltà, anzi, "lo scoraggiamento" nel reperire giovani lavoratori, come spiega contatto dall'Adnkronos. "Cercavamo portalettere da impiegare in appalti vinti in alcune città italiane, Castrovillari, Potenza, Telese, Porto S.Giorgio, Messina, Benevento. Abbiamo reperito le candidature di disoccupati sui siti on line e rivolgendoci agli uffici di collocamento locali. Ma i colloqui si sono conclusi al 90% con il lavoratore che rifiutava la proposta dicendo che a lui conveniva l'indennità di disoccupazione", racconta Ledda. Eppure la platea di riferimento, spiega ancora, era costituita da tutti under 40, persone giovani che "si presuppone cercassero lavoro". "Addirittura c'è anche stato chi mi ha chiesto di essere pagato con i voucher per non perdere il posto nella graduatoria per la casa popolare", prosegue. "Eppure si trattava al 50% di contratti part time di 6 ore per 12-24 mesi a 800-1000 euro al mese. Il restante 50% erano contratti di 6 mesi per part time di 4 ore a 500-600 euro in busta paga. E nel caso il lavoratore avesse messo il proprio mezzo a disposizione era previsto il rimborso benzina, 5 euro al giorno", continua a raccontare. Idem per gli addetti al commerciale: "sarebbero stati inquadrati al 4^ livello , nella sede di Teramo, con un salario mensile netto di almeno 1300 euro".

 

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La consapevolezza emotiva riduce l’ansia e i tempi di recupero dallo stress

Un aumento della consapevolezza emotiva riduce l'ansia e i tempi di recupero dallo stress, con conseguenti benefici dal punto di vista cardiaco e clinico. Questo quanto emerso dai primi risultati del progetto pilota di ricerca 'Malattie da stress e cardiopatie', una iniziativa tutta abruzzese che 'ridisegna' la mappa dell'organismo. Il progetto, approvato dal comitato etico della provincia di Chieti e Pescara, e' stato condotto dallo staff coordinato dal direttore del Scuola di Psicoterapia Cognitivo Comportamentale Cpc di Pescara, Carlo Di Berardino, in collaborazione con il dirigente medico del Dipartimento di prevenzione della Asl di Pescara, Annarita Iannetti. Oggi, la presentazione dei primi risultati, nella sede dell'azienda sanitaria. Oltre a Di Berardino e Iannetti, c'erano il direttore generale, Armando Mancini, e il direttore dell'Unita' operativa complessa di Cardiologia dell'ospedale di Pescara, Gerardo Rasetti. L'iniziativa e' stata portata avanti grazie alla collaborazione tra l'Associazione Italiana Mindfulness Yoga (Aimy), il Dipartimento di prevenzione della Asl e la Uoc di Cardiologia. La fase pilota del progetto e' stata condotta su un campione di 12 pazienti, eta' media 45 anni, tutti affetti da ipertensione essenziale, attraverso il programma Mindfulness Based Cardiopaty Management (Mbcm). Nel giro di due mesi, dopo otto incontri basati su esercizi di consapevolezza, si e' registrato un miglioramento del quadro clinico generale. I risultati oggettivi, registrati attraverso test e biofeedback, riguardano la riduzione dei tempi di capacita' di recupero da un fattore di stress, una migliore capacita' di controllo dell'ansia, una riduzione della depressione e un miglioramento dello stato di benessere soggettivo. "Abbiamo sempre immaginato che il corpo fosse scisso dalla mente - dice Iannetti - perche' non avevamo gli strumenti per oggettivare le esperienze personali. Grazie alla scienza e alla tecnologia, quello che prima non vedevamo ora lo possiamo vedere. Il corpo ha dei 'cervelli periferici', come il cuore e l' intestino, fondamentali per il benessere della persona. Tutto l'organismo e' manovrato da un sistema controllato totalmente dalle emozioni".

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I geologi Aigae chiedono di studiare meglio le 9 faglie dell’Appennino

 ''A Cupra Marittima il terremoto ha danneggiato monumenti ed edifici strategici come il Palazzo municipale. Il Governo deve dare ai sindaci la possibilita' di ripartire subito e bisogna sburocratizzare l'iter delle pratiche''. L'appello e' del sindaco di Cupra Marittima (Ascoli Piceno) Domenico D'Annibali, che oggi ha preso parte ad una conferenza dei geologi dell'Aigae (l'Associazione italiana guide ambientali ed escursionistiche), dal titolo 'Io non tremo' dedicata alle conseguenze del terremoto che ha devastato l'Italia centrale e alle possibili misure di prevenzione. Di situazione ''drammatica, con il 98% degli edifici inagibili e il paese svuotato salvo un gruppo di allevatori'' ha parlato il consigliere comunale di Castelsantangelo sul Nera (Macerata) Antonio Riccioni, delegato dal sindaco. Il geologo dell'Aigae Dino Gazzani ha ricordato che ''nel solo Appennino centrale ci sono nove sistemi di faglie. Le piu' lunghe sono quelle di Pizzoli-L'Aquila (34 km) e di Preci- Cittareale (circa 27,5 km). Non possiamo attenuare i movimenti tettonici che sono alla base dei terremoti - ha detto - ma possiamo ed anzi dobbiamo ridurre il rischio sismico, la vulnerabilita' degli edifici e, dove necessario, l'esposizione del tessuto antropico''. Da qui l'esigenza di una ''corretta progettazione, che non puo' e non deve avvenire senza una caratterizzazione geosismica del terreno tramite lo studio degli effetti di sito''. "Spesso - ha ricordato Gazzani - le cause dei danni provocati da un sisma vanno ricercate in una differente pericolosita' sismica locale, determinata anche dal diverso modo in cui si propaga il terremoto o dall'instabilita' del suolo. Gli studi di microzonazione sismica sono dunque fondamentali, perche' individuano e caratterizzano le zone stabili, le zone stabili suscettibili di amplificazione locale e le zone soggette a instabilita', quali frane, rotture della superficie per faglie e liquefazioni dinamiche del terreno". 

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I Riflessi d’Istinto di Tina Bellini al Br1

Guardarsi allo specchio, senza nascondere o reprimere gli istinti che rendono l’essere umano speciale ed unico. È questa la filosofia di fondo che troverà la sua massima espressione, martedì 14 febbraio in “Riflessi d’istinto” nello spazio culturale Br1. Protagonista della serata, organizzata in occasione di San Valentino, sarà l’artista e creativa pescarese Tina Bellini.

Sette  le opere che saranno esposte nel palazzetto del cibo, dell’arte e del vino di Montesilvano Colle nel corso di una serata dedicata alla creatività e all’amore. 

«Il tema dell’amore è per me molto caro -  afferma l’artista Tina Bellini -. Nella vita quotidiana, così come nell’arte sono costantemente alla ricerca di ciò che fa star bene e appaga l'essere umano. Per questo sono stata particolarmente contenta di essere stata scelta per curare artisticamente, per Br1, proprio la serata dedicata agli innamorati. L'amore che racchiude i 5 sensi è l'istinto che ogni singola persona possiede. Da questa concezione è nato “Riflessi d’Istinto”, un viaggio che, attraverso l’arte, permette di guardarsi allo specchio, per osservarsi come si è veramente, senza nascondersi e reprimersi davanti a se stessi e agli altri».

Le opere d’arte di Tina Bellini saranno affiancate dai gusti e dai sapori di uno speciale menù preparato dal resident chef, Daniele D’Alberto, che prevede: entrè di benvenuto;  ostrica arance e menta, quinoa in agrodolce, verdure croccanti e ricotta di pecora; vitellino, lampone e parmigiano; riso alle diverse consistenze di pomodori, limone e gamberi bianchi; pluma iberica scottata, topinambur e vermouth rosso; spuma di latte, frutto della passione, rucola e cacao.

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La proposta dei geologi: a Rigopiano un’area di conservazione della memoria

 "La zona dove sorgeva l'albergo di Rigopiano venga trasformata, anche per rispetto nei confronti di chi non c'e' piu', in un'area di conservazione della memoria. Una memoria delle persone ma direi anche un area di conservazione della memoria geologica. Sarebbe bello che possa diventare quell'area un museo della geologia a cielo aperto con sentieri della memoria in grado di raccontarci l'evoluzione di quel paesaggio, la geomorfologia del territorio". E' la proposta di Tania Campea, geologo abruzzese dell'Aigae. "Solo la conoscenza, l'educazione ambientale con la narrazione del territorio - ha proseguito Campea - possono aumentare i livelli di sicurezza. I sindaci devono comprendere che il turismo ambientale aumenta l'economia locale, e' una ricchezza e tutela il territorio. Il turismo ambientale ha bisogno non solo di un territorio sicuro. Non dobbiamo avere paura della montagna. Il Gran Sasso non uccide anzi ha rappresentato pagine molto importanti della storia italiana e noi Guide Ambientali Escursionistiche le raccontiamo sempre. L'Abruzzo non uccide, gli Appennini non uccidono e non dimentichiamo i borghi, le leggende, il fascino di un territorio pieno di arte e colori. Dobbiamo semplicemente pensare ad un turismo responsabile". "Gli eventi di queste settimane hanno fatto comprendere che dobbiamo saper fare turismo ambientale ed imparare che non tutto e' possibile in ogni stagione - conclude -. Dobbiamo pensare ad un turismo responsabile basato su una radicale educazione all' ambiente in grado di farci comprendere non solo i cambiamenti in corso ma anche cosa fare e cosa non fare , come comportarci in caso di un'emergenza". 

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La fontana del vino d’Abruzzo

La Fontana del Vino nasce il 9 Ottobre 2016 a seguito di una storia abbastanza simpatica. Eccola raccontata dagli stessi protagonisti.

 

"Dina e Luigi Narcisi sono una coppia ortonese che nei tanti anni assieme ha camminato il mondo in lungo e il largo con vette himalayane, Monte Bianco, Dolomiti e ben 4 volte il Cammino di Santiago di Compostela, sempre insieme.

Nel 2013 sono tra i fondatori del Cammino di San Tommaso che percorrono ben 4 volte in questi anni. A Giugno 2016 mentre Dina è intenta a fare una sana sistemazione delle foto sul pc “inciampa” su quella scattata dai due a Estella, in Navarra, dove la cantina Bodegas Irache da più di 10 anni ha installato la prima Fontana del Vino al mondo.

Vede la foto, si ricorda di quelle belle giornate e decide di inviarla a Nicola D'Auria proprietario della Cantina Dora Sarchese di Ortona e anche lui tra gli animatori del Cammino di San Tommaso:“la facciamo anche lungo il Cammino una Fontana del genere?” recita il messaggio. Nicola dice subito di no, poi ci pensa quasi tutta l'estate e a Settembre all'improvviso accetta. La Fontana si farà. Convoca il famoso architetto Rocco Valentini e gli chiede di realizzare un opera che sia in realtà anche un monumento al vino abruzzese e in particolare al Montepulciano d'Abruzzo. L'architetto nota nel retro della cantina una vecchia botte molto grande inutilizzata e decide che quella diventerà la fontana. La pone verticalmente, inizia a lavorare con le assi per renderla più affascinante nel design e utilizza solo materiale di riuso come una grande pietra di calcarea della Majella e altri elementi in ottone ricavati da attrezzature agricole. Il principio è quello di far entrare il pellegrino/visitatore dentro la botte e farlo “sentire vino”.

Il 9 Ottobre 2016 viene inaugurata al Fontana davanti a migliaia di curiosi accorsi per l'occasione. Dalla stessa sgorga acqua e, come detto, dell'ottimo Montepulciano d'Abruzzo.

All'entrata per tutti i pellegrini e i winelovers campeggia la scritta:“Bevi vino, ché non sai donde sei venuto: sii lieto, perché non sai dove andrai.”che è la terza delle 12 quartine d'amore di Omar Khayyam

La notizia della prima fontana del vino in Italia inizia a fare il giro del mondo, ne parlano il Time, Cosmopolitan. Condè Nast Traveller, Daily Mail, The Sun, The Telegraph e si potrebbe continuare grazie a una rassegna stampa che conta oltre 70 nazioni e 35 lingue diverse.

Da quel giorno la fontana del vino è meta di migliaia di visitatori, soprattutto stranieri, che - quasi come San Tommaso Apostolo - accorrono per vedere con i propri occhi se la notizia letta nel loro paese d'origine è vera oppure no. La fontana oggi è una vera e propria attrazione turistica abruzzese, essendo davvero una sorta di monumento e sicuramente un “pezzo di design” unico al mondo e di cui essere fieri".

 

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Trabocchi, le piccole imprese legate al mare e all’ambiente

Una piccola impresa per recuperare manufatti storici, un progetto nato dieci anni fa per ridare vita a strutture e renderle fruibili per la cultura e il turismo, e attorno ad esse tante micro iniziative per valorizzare i prodotti tipici del territorio. Protagonista di queste iniziative, Rinaldo Verì che da una famiglia di pescatori ha puntato sulle potenzialità della costa dei trabocchi, "macchine da pesca" piantate su alte palafitte su scogliere e con delle reti che scendono in mare, realizzate nel 1700 da alcune comunità ebraiche che vivevano lungo la costa tra Ortona e Vasto.

Come è nata l'idea si ridare vita ai trabocchi?

"Queste strutture erano alla rovina per l'incuria o distrutte dalle mareggiate, così con altri cittadini di buona volontà siamo riusciti a risistemarle. Io mi sono occupato del Trabocco di Punta Tufano a San Vito. Oggi a distanza di 10 anni la costa, oltre sessanta chilometri è denominata Costa dei Trabocchi, il mio trabocco viene usato come un museo vivente della cultura degli agricoltori-pescatori che erano presenti lungo la costa"

Chi vi chiede di visitare i trabocchi?

"Dagli studiosi che fanno ricerche sulle comunità ebraiche e le loro invenzioni, gli ingegneri che vogliono capire i segreti di queste strutture così ardite e funzionali, le scolaresche per recuperare le tradizioni storiche, ma anche tanti turisti e curiosi. Poi ci sono i cittadini che amano l'ambiente e il mare. In tutto ci sono 27 trabocchi e tutti hanno una funzione sociale, ricreativa, culturale e turistica"

Attorno ai trabocchi sono nate micro imprese giovanili. Di cosa si occupano?

"Del recupero, valorizzazione e promozione dei prodotti locali. Ad esempio dei nostri agrumi. Ci sono piccoli laboratori di trasformazione di questi frutti: il cedro, l'arancia amara, pompelmi, i mandarini, limoni, arance. Poi ci sono frantoi e cantine. E, poi naturalmente, il pesce locale. Insomma una economia che ruota attorno a una agricoltura di qualità fatta nel rispetto dell'ambiente".

Ci sono iniziative a carattere nazionale?

"A parte gli incontri tenuti da Legambiente e Goletta Verde, a valorizzare i trabocchi è stata Slow Food con la manifestazione estiva Cala Lenta dove il trabocchi diventano il punto di ritrovo per una enogastronoia di qualità".

Un fatto singolare legato ai trabocchi?

"Nel 1960 si incastrò una balena tra gli scogli e la rete del trabocco Punta Tufano, fu un evento così singolare che ancora oggi se ne parla"

 
 
 

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Si può ancora vivere e lavorare sulla montagna abruzzese? Il caso del borgo di Roccacaramanico

Cosa è accaduto negli ultimi quindici giorni

Dal 16 al 19 gennaio scorsi nevica ininterrottamente, per quattro giorni, a Roccacaramanico, a 1100 metri di quota, come in molte zone dell’Abruzzo. Nel piccolo borgo si accumulano due o tre metri di neve. A complicare le cose, dal 18 gennaio si interrompe l’erogazione dell’energia elettrica (che tornerà solo il 23 gennaio, dopo cinque giorni) e dal 19 anche le reti di telefonia mobile non funzionano più. I pochissimi (tre) abitanti e residenti sono tranquillamente in grado di far fronte alla situazione, equipaggiati e pronti ad eventi di questo tipo: il cibo non manca, l’ottima acqua della Majella è sempre abbondante, la legna assicura il riscaldamento, l’impagabile tranquillità e la compagnia dei loro numerosi amici (animali domestici e selvatici) rende gli abitanti felici ed orgogliosi di una scelta apparentemente estrema ma in realtà in linea con un modello di vita molto più naturale ed equilibrato di quello delle città. Il 21 gennaio l’Amministrazione Comunale di Sant’Eufemia a Majella raggiunge faticosamente il borgo con una motoslitta, assicurando il rifornimento di pane, latte e pasta ai tre abitanti: gesto molto gradito, anche se non necessario (le scorte di generi di prima necessità erano ancora ben lungi dall’esaurirsi). Il 22 gennaio, mentre i tre indomiti montanari spalano la neve per uscire di casa e disseppellire le loro auto coperte da due metri di neve, giunge improvvisa la notizia di un’ordinanza di evacuazione della frazione di Roccacaramanico e di divieto di accesso a chiunque nella fascia pedemontana del Comune, appena firmata dal Sindaco, che li costringe a scendere a valle, a Sant’Eufemia, per un presunto “rischio valanghe” (comunicato in modo generico dalla Prefettura di Pescara) e per la temporanea chiusura al traffico veicolare della strada provinciale n. 70 di accesso al borgo (ordinata dalla Provincia di Pescara tre giorni prima a causa della presenza di neve e della possibilità di slavine). La comunicazione della Prefettura, del 21 gennaio, si limita a trasmettere il bollettino METEOMONT dello stesso giorno, pregando i Sindaci di Farindola e di Sant’Eufemia a Maiella (perché solo quelli?) di “voler adottare le misure di vigilanza necessarie”. Nel bollettino METEOMONT il grado di pericolo valanghe è stimato per tutti i comprensori montani abruzzesi in “Forte 4”, senza peraltro alcun dato puntuale ai due Comuni interessati, in quanto il rilevamento non era stato effettuato nel relativo giorno. Secondo la “Scala Europea del pericolo valanghe” adottata dal Servizio METEOMONT, il grado “Forte 4” corrisponde ad un probabile distacco di valanghe “già con debole sovraccarico (ad es. singolo sciatore, escursionista senza sci, etc.) su molti pendii ripidi”. Il 23, giorno seguente all’evacuazione, i nuovi rilevamenti METEOMONT effettuati direttamente nel campetto di Sant’Eufemia a Maiella confermano il grado “Forte 4”, precisando però che tale valutazione è di carattere generale, e in particolare relativa ai versanti della Majella e del Morrone particolarmente acclivi e privi di ostacoli naturali. La nota METEOMONT comunica anche che nel caso della zona dell’abitato di Roccacaramanico e del versante a questo sottoposto (ove insiste la SP 70) il grado di pericolo valanghe si può valutare in “Marcato 3” (corrispondente ad un “possibile distacco di valanghe con debole sovraccarico soprattutto sui pendii ripidi indicati”). Il Sindaco, di conseguenza, insiste con la Prefettura e la Provincia perché venga disposto l’impiego di mezzi idonei a rispristinare la viabilità tra Sant’Eufemia e Roccacaramanico, compromessa di uno spesso strato di neve. Il 25 gennaio, ancora, i nuovi rilevamenti METEOMONT effettuati direttamente nel campetto di Sant’Eufemia a Maiella, pur confermando il grado “Forte 4”, precisano però che la tendenza è verso la diminuzione del pericolo di valanghe. La nota METEOMONT comunica anche che nel caso della SP 487 che conduce da Sant’Eufemia a Maiella alla SP 70 per Roccacaramanico, il grado di pericolo valanghe si può valutare in “Marcato 3”. Lo stesso giorno, l’esito di un sopralluogo di esperti tecnici previsori inviati dalla Commissione valanghe della Regione indica che in tutta l’area della SP 70 il rischio valanghe è molto basso. Il 26, infine, il Sindaco revoca parzialmente la propria ordinanza del 22, relativamente al solo stato di evacuazione del borgo di Roccacaramanico. Ad oggi, 28 gennaio, nonostante i reiterati tentativi del Sindaco, che si susseguono ormai da una settimana, la Prefettura non autorizza ancora la Provincia ad impiegare i suoi mezzi (disponibili a pochi chilometri dalla zona) per rispristinare la viabilità tra Sant’Eufemia e Roccacaramanico.

Considerazioni

Indipendentemente dal caos generato dalla tragedia di Rigopiano, dalle abbondanti precipitazioni nevose e dalle interruzioni di energia elettrica nelle istituzioni regionali e provinciali preposte a fronteggiare emergenze di protezione civile, questa esperienza ha prodotto i seguenti danni: 1) Cittadini ben attrezzati per abitare in una zona di montagna in tutta sicurezza hanno fatto le spese dell’inefficienza, dell’incapacità e dell’irresponsabilità delle istituzioni preposte a garantire invece l’ordinato svolgersi della loro vita; 2) Gli stessi cittadini sono stati privati delle loro inviolabili libertà al domicilio ed alla libera circolazione (artt. 14 e 16 della Costituzione), comprimibili solo attraverso il bilanciamento con il diritto alla sicurezza (che in questo caso pare proprio non sussistere), con relativi gravi danni morali e psicologici; 3) Agli stessi cittadini è stato impedito di svolgere le loro normali attività di lavoro, con grave danno economico; 4) Questa esperienza scoraggerà altre persone dal “ripopolare” i piccoli borghi di montagna degli Appennini e quelle ivi residenti ad intraprendere attività da svolgere sul posto, in particolare quelle orientate ad un turismo di qualità, in quanto pesantemente penalizzate da politiche miopi e particolaristiche che puntano ad una loro valorizzazione soltanto per quella forma di turismo nota con il termine “mordi e fuggi”. 5) A mancare, inoltre, risulta essere il concetto di sistema, elemento fondamentale per dar luogo ad un’offerta turistica integrata in grado di generare alti livelli di soddisfazione della clientela. Non è possibile, infatti, far a meno della sinergia e cooperazione tra settore pubblico e privato, settori che, solo tramite una collaborazione sistemica potrebbero dar luogo ad un prodotto turistico in grado di migliorare l’indotto economico locale e accrescere la notorietà e la valorizzazione del sito e dell’intero Abruzzo.

I tre abitanti e residenti a Roccacaramanico (Federico Ippoliti, Sarah Gregg, Bruno Petriccione)

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