Ambiente

Ambiente

Coldiretti, con piante ‘mangiapolveri’ -20 kg all’anno di smog

Un solo ettaro di piante potrebbe mangiare ben 20 chili di polveri all'anno, rompendo l'assedio dello smog alle citta', "favorito da cambiamenti climatici e ridotta disponibilita' di parchi e giardini, considerato che il verde urbano rappresenta appena il 2,7% del territorio dei capoluoghi di provincia". A denunciarlo e' la Coldiretti dopo i provvedimenti di blocco della circolazione assunti in molte citta' italiane proprio a causa dell'inquinamento. "Senza sperare nella pioggia e nel vento occorre intervenire in modo strutturale potenziando il verde nelle citta' e nelle campagne considerato che una pianta adulta - sottolinea Coldiretti - e' capace di catturare dall'aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili. Una soluzione per le citta' italiane dove la disponibilita' di verde si e' ridotta ad appena 31,1 metri quadrati per abitante sulla base dell'ultimo rilevamento Istat. Tuttavia la situazione - continua Coldiretti - e' profondamente diversa lungo la penisola con il 17,2% delle citta' la cui dotazione pro capite e' pari o superiore ai 50 metri quadrati per abitante, mentre nel 16,4% non si raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati pro capite". Matera, Trento, Potenza, Sondrio, Iglesias, Terni, Pordenone, Gorizia, Reggio Calabria e Verbania salgono nella top ten dei capoluoghi con maggiore densita' di verde pubblico per abitante mentre in fondo alla classifica si trovano Caltanissetta e a seguire Crotone, Trani e Taranto, Trapani, Isernia, Olbia, Genova, Chieti, Barletta e L'Aquila. Per quanto riguarda - conclude la Coldiretti - le grandi metropoli a Milano sono disponibili 17,2 metri quadrati per abitante, a Roma 15,9 e a Torino 21,7. 

Leggi Tutto »

Allarme fauna selvatica: piu’ cinghiali meno imprese

“In Abruzzo i danni da fauna selvatica ammontano a circa 3milioni di euro l’anno solo per il settore agrozootecnico. Ma il problema è ben più grande e assume giorno dopo giorno dimensioni incredibili. Sono a rischio l’incolumità delle persone e la sussistenza del patrimonio di biodiversità che caratterizza l’Abruzzo, a partire dal suo prodotto simbolo: lo zafferano”. 

A lanciare ancora una volta l’allarme contro il proliferare dei cinghiali è Coldiretti Abruzzo che torna sull’argomento evidenziando i danni ad uno dei prodotti più apprezzati e conosciuti della regione. “Campi coltivati con la pregiata spezia sono stati fortemente danneggiati dalle incursioni primaverili e ora è a rischio la raccolta – dice Coldiretti Abruzzo – i cinghiali hanno mangiato i bulbi e ora si stima un calo di produzione dal 20 al 30% a seconda delle zone con particolare riferimento, ovviamente, alla provincia aquilana e all’altopiano di Navelli. La situazione è ormai insostenibile. Le aziende non ce la fanno più, rischiano di chiudere. I produttori agricoli si lamentano per la mancanza di misure adeguate e nello stesso tempo di indennizzi troppo effimeri per risolvere una situazione che in alcuni casi porta addirittura a chiudere i battenti. A maggior ragione per aziende dedicate alla pregiata spezia abruzzese, che basano la propria economia sulla raccolta del mese di novembre”. 

Il fenomeno secondo Coldiretti sta generando forte preoccupazione che può determinare in alcuni casi anche l’abbandono delle attività a danno dell’equilibrio ambientale di alcune zone. Otre allo zafferano, i cinghiali mettono ogni anno a dura prova produzioni come lenticchie, mais, sorgo, cereali solo per citarne alcune. “La situazione è diventata ormai insostenibile e non è possibile aspettare ulteriormente. Il problema ungulati ha generato interventi di contenimento, già in vigore, ma  gli abbattimenti sono inefficaci e la gestione della cattura degli ungulati contiene molte falle. I metodi adottati, come ribadito in più  occasioni, fanno discutere e la fauna selvatica si è letteralmente impadronita di campagne, boschi e strade mettendo a  repentaglio il diritto di fare impresa degli agricoltori che, molto spesso, decidono di abbandonare la lavorazione dei campi con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista della manutenzione del territorio e del paesaggio. Coldiretti Abruzzo sul tema dei cinghiali ha presentato innumerevoli proposte e indicazioni sulle misure da mettere in campo per contrastare il fenomeno della fauna selvatica. Con particolare riferimento a tre aspetti fondamentali: la salvaguardia dell’incolumità pubblica, la tutela del reddito delle imprese e la diminuzione della spesa pubblica in tema di costi sociali e di specifici indennizzi. “Ancora una volta ribadiamo che è necessaria una presa di posizione forte da parte delle istituzioni  – conclude Coldiretti Abruzzo – è finito il tempo delle parole, bisogna andare oltre i fatti e arrivare alla soluzione. Ricordiamo inoltre che i danni da fauna selvatica, da due anni, sono sottoposti alle procedure previste dal regolamento comunitario sugli aiuti di stato e, di conseguenza, i rimborsi sono tardivi ed insufficienti ma anche condizionati al raggiungimento di una soglia minima di 15 mila euro (de minimis)”.  

 

 

Leggi Tutto »

Latte, scatta obbligo etichetta made in Italy anche per formaggi

Scatta definitivamente l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari come burro, formaggi, yogurt per impedire di spacciare come Made in Italy i derivati ottenuti da latte di allevamenti stranieri. Lo rende noto la Coldiretti nell’annunciare che è scaduto il termine di 180 giorni per smaltire le scorte di confezioni con il sistema di etichettatura precedente all’entrata in vigore dal decreto Indicazione dell'origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011 firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Una tutela in più anche per i prodotti abruzzesi tradizionali che rientrano nell’elenco approvato dal Ministero delle politiche agricole quali la scamorza, il pecorino, la caciotta o il caciocavallo abruzzese o la prelibata giuncata della tradizione casearia regionale: da oggi sarò possibile verificare in etichetta se il latte con cui sono prodotti è italiano.

L’obbligo di indicazione di origine del latte o del latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari, si applica - spiega la Coldiretti - al latte vaccino, ovicaprino, bufalino e di altra origine animale e sarà riconoscibile in etichetta dalle seguenti diciture:

  1. a)    "Paese di mungitura": nome del Paese nel quale è stato munto il latte;
  2. b)    "Paese di confezionamento e trasformazione": nome del Paese nel quale il latte è stato condizionato o trasformato.

Qualora il latte o il latte usato come ingrediente nei prodotti lattiero-caseari sia stato munto, condizionato o trasformato, nello stesso Paese, l'indicazione di origine può essere assolta con l'utilizzo della seguente dicitura: "origine del latte": nome del Paese. Se invece le operazioni indicate avvengono nel territorio di più Paesi membri dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate - precisa la Coldiretti - le seguenti diciture: "latte di Paesi UE" per l'operazione di mungitura, "latte condizionato o trasformato in Paesi UE" per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Infine qualora le operazioni avvengano nel territorio di piu' Paesi situati al di fuori dell'Unione europea, per indicare il luogo in cui ciascuna singola operazione è stata effettuata, possono essere utilizzate le seguenti diciture: “latte di Paesi non UE” per l'operazione di mungitura, “latte condizionato o trasformato in Paesi non UE” per l'operazione di condizionamento o di trasformazione. Per le violazioni si applicano le sanzioni di cui all'art. 4, comma 10, della legge 3/2/2011, n. 4.

1,7 milioni di mucche da latte presenti in Italia (di cui 15 mila in Abruzzo allevate da 600 aziende lattiero-casearie ad indirizzo prevalente) ma anche pecore, capre e bufale possono finalmente mettere la firma sulla propria produzione di latte, burro, formaggi e yogurt che - sottolinea la Coldiretti – è garantita da livelli di sicurezza e qualità superiore grazie al sistema di controlli realizzato dalla rete di veterinari più estesa d`Europa, ma anche ai primati conquistati a livello comunitario con la leadership europea con 50 formaggi a denominazione di origine protetta realizzati sulla base di specifici disciplinari di produzione.

“L`obbligo di indicare l`origine in etichetta - continua Coldiretti Abruzzo - salva dall`omologazione l`identità di ben 487 diversi tipi di formaggi tradizionali italiani di cui 14 abruzzesi censiti a livello regionale territoriale e tutelati perché realizzati secondo regole tramandate da generazioni che permettono anche di sostenere la biodiversità delle razze bovine tra cui, in Abruzzo, le apprezzate Bruna alpina e Pezzata rossa. Si conclude positivamente una lunga battaglia di Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani – aggiunge Coldiretti Abruzzo - Con l'etichettatura di origine si dice finalmente basta all'inganno del falso Made in Italy che finora ha riguardato il latte o i tanti derivati come le stesse scamorze e mozzarelle fatte con materia prima o addirittura cagliate provenienti dall'estero. Il prossimo appuntamento – ricorda Coldiretti Abruzzo - è per il 16 febbraio 2018 per il riso e il 17 febbraio 2018 per la pasta con l’entrata in vigore dei due decreti interministeriali per introdurre l’obbligo di indicazione dell’origine del riso e del grano per la pasta in etichetta”.

 

Leggi Tutto »

Le Faggete abruzzesi diventano patrimonio Unesco

L'Unesco ha inserito 5 faggete vetuste del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, tra i siti patrimonio dell'umanita'. E' la prima volta per l'Abruzzo. Le faggete, per una superficie complessiva di 937 ettari, ricadono nei comuni della provincia dell'Aquila. Oltre a Val Cervara, in vita da oltre 500 anni, sono state riconosciute Moricento (Lecce nei Marsi), Coppo del Principe e Coppo del Morto (Pescasseroli) e Cacciagrande (Opi). Le faggete abruzzesi rientrano nel patrimonio Unesco "Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d'Europa", riconosciuto nel 2007, ampliato nel 2011 con alcune foreste tedesche e ulteriormente allargato lo scorso luglio a foreste di altri 13 Paesi europei, tra cui l'Ita

Leggi Tutto »

Salute: Coldiretti, solo 25 analisi su 7,6 mld kg di grano estero

Con 7,65 miliardi di chili di cereali importati dall’estero nel 2016 scoprire che sono stati esaminati solo 25 campioni e che nessuna analisi è stata eseguita per il glifosate, dovrebbe essere motivo di preoccupazione per un Paese che è leader nella qualità e nella sicurezza alimentare.
E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento al piano di controllo sule micotossine del Ministero della Salute. Una imprenditoria sana e responsabile anziché esultare, come hanno fatto gli industriali della pasta di Aidepi, si porrebbe l’obiettivo di “aumentare i controlli a tutela della qualità dei propri prodotti e a garanzia dei consumatori soprattutto con riguardo al miliardo di chili di grano duro proveniente dal Canada sul quale è stato usato in preraccolta il discusso erbicida glifosate vietato in Italia perché ritenuto a rischio, che – ribadisce la Coldiretti - non è stato oggetto di analisi del rapporto. Non si capisce perché, a fronte del divieto di utilizzo del glifosate in preraccolta per le imprese agricole italiane, non solo non sia vietata l’importazione del frumento trattato in questo modo, ma non ci sia neppure la ricerca sistematica dei residui di glifosate sul 100% di prodotto importato. Usare il solo parametro delle micotossine per disinnescare l’allarme tossicologico sul glifosato è un errore di prospettiva nel momento in cui – sostiene la Coldiretti - tutto il dibattito a livello europeo e internazionale è spostato sull’autorizzazione del rinnovo di questa sostanza.

Per questo ci auguriamo che gli industriali della pasta si uniscano alla Coldiretti nel chiedere che i limiti massimi di residui dello stresso glifosate debbano essere precauzionalmente rivisti in ragione dell’incertezza scientifica sui rischi per la salute oggetto dell’attuale dibattito tra le agenzie europee. Si preferisce invece speculare per sottopagare gli agricoltori italiani proprio in una annata che ha visto un crollo di almeno il 10% del raccolto di grano duro a seguito della contrazione delle semine e della raccolta dovuta alle quotazioni insostenibili e all’andamento climatico che pero’ - conclude la Coldiretti - ha garantito una qualita’ straordinaria del Made in Italy sia termini di contenuto proteico sia per quanto riguarda i parametri di panificazione o di pastificazione oltre che di totale assenza di micotossine pericolose per la salute

In proposito, Coldiretti Abruzzo evidenzia che “mai come oggi è necessario garantire e assicurare la provenienza e la qualità del grano oltre che rivedere i limiti massimi presenza glifosate in prodotti importazione” sottolineando che in Abruzzo su una superficie totale a cereali di 87 mila ettari (di cui 34.500 ettari a grano duro per una produzione di circa 1.400.000 quintali per un valore di circa 35milioni di euro), operano circa 20mila aziende con cereali che, reduci dalla campagna cerealicola recentemente conclusa, hanno regalato un grano eccellente per tutti gli indicatori qualitativi ossia colore, vitrosità, glutine, peso specifico e proteine. “Un grano eccellente da ogni punto di vista – conferma Coldiretti Abruzzo – che, per diventare pasta, non deve sopportare lo stress di lunghi trasporti e il trattamento chimico con prodotti vietati in Italia dove la maturazione avviene naturalmente con il sole e che rappresenta a nostro avviso il miglior prodotto per l’alimentazione oltre che per la tutela del reddito delle nostre imprese”.

Leggi Tutto »

Consumi: l’Abruzzo del riscatto al Villaggio Coldiretti di Milano


C’è l’Abruzzo che vuole rinascere a Milano, da questa mattina fino a domenica, nel Villaggio Coldiretti inaugurato al Castello Sforzesco, in piano centro storico, all’insegna dell’hashtag #Stocoicontadini. Mortadella di Campotosto, pecorino abruzzese e amatriciano, salumi teramani e tante altre eccellenze salvate dal sisma sono infatti esposte e vendute nel mercato di Campagna amica in uno spazio dedicato alle specialità salvate dal terremoto, situato nell’ambito della più grande fattoria allestita in Italia in un centro storico per far incontrare città e campagna e far conoscere l’origine del Made in Italy tra animali veri, spesa a chilometro zero e menu contadini al 100%. Un vero e proprio villaggio in cui è presente anche l’Abruzzo con l’agrichef Gabriele Maiezza e le aziende agricole Cioti Filiberto di Campli (TE), La Mascionara di Campotosto (AQ) e Francesco Bilanzola di Pietracamela (TE).  “Una occasione di rilancio e di rinascita – dice Coldiretti Abruzzo – per raccontare la voglia della nostra regione di farsi conoscere per le proprie bellezze e le tante eccellenze e per il grande impegno a ricominciare proprio dalle campagne in un insolito ma suggestivo connubio con la città”.
Secondo una indagine di Coldiretti, l’incontro con il contadino è ormai apprezzato da tutti: nel 2017 sono state infatti quasi sei italiani su dieci (59%) a fare la spesa almeno una volta al mese in frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori.

Dal dopoguerra mai così tanti italiani hanno acquistato direttamente dagli agricoltori con una crescita esplosiva nell'ultimo decennio da ricondurre - sottolinea la Coldiretti – Sono oltre 130mila le aziende agricole italiane che fanno vendita diretta in maniera prevalente mentre nei mercati degli agricoltori la spesa degli italiani ha superato i 3 miliardi di euro. L’alta qualità dei prodotti che sono piu’ freschi, saporiti e genuini è la principale ragione di acquisto dal produttore per il 71% degli italiani coinvolti, seguita dalle garanzie di sicurezza e dalla ricerca di prodotti locali che salgono sul podio delle motivazioni seguite dalla convenienza economica, secondo l’Indagine Coldiretti/Ixe’.

Con la spesa dal contadino si trovano infatti prodotti locali del territorio, cosiddetti a chilometri zero, messi in vendita direttamente dall’agricoltore nel rispetto della stagionalità dei prodotti e in alternativa ai cibi che devono percorrere lunghe distanze. Gli effetti positivi per i consumatori si fanno sentire anche sugli sprechi che vengono ridotti per la maggiore freschezza della frutta e verdura in vendita che dura anche una settimana in più, non dovendo rimanere per tanto tempo in viaggio. Oltre a ciò nei mercati dei contadini è possibile trovare specialità del passato a rischio di estinzione che sono state salvate grazie all’importante azione di recupero degli agricoltori e che non trovano spazi nei normali canali di vendita dove prevalgono rigidi criteri dettati dalla necessità di standardizzazione e di grandi quantità offerte.

I mercati si sono in realtà trasformati nel tempo da luoghi di commercio a momenti di aggregazione, svago e socializzazione con lo svolgimento di variegate attività che vanno dai corsi di formazione per l’orto ai laboratori didattici per i bambini, dai cooking show con gli agrichef all’educazione con i tutor della spesa. Un aiuto concreto per contrastare la tendenza allo spopolamento dei centri urbani dove chiudono negozi e botteghe con evidenti effetti negativi legati alla taglio dei servizi di prossimità, ma anche un indebolimento del sistema relazionale, dell’intelaiatura sociale e spesso anche della stessa sicurezza sociale.

Leggi Tutto »

Coldiretti Pescara, a Cepagatti l’agricoltura under 30

Aziende sempre più giovani e strutturate, capaci di guardare al futuro ma anche bisognose di una burocrazia semplice e al passo con una società sempre più veloce. E’ questo l’identikit dei giovani agricoltori della provincia di Pescara, che si sono incontrati ieri pomeriggio a Cepagatti nel corso dell’incontro promosso da Coldiretti Giovani Impresa Pescara. Una riunione che ha visto partecipare oltre cinquanta aziende giovani tra cui molti under 30.

“Anche in Abruzzo sono sempre di più le nuove imprese che operano in agricoltura – ha detto Giulio Federici, direttore di Coldiretti – si tratta di realtà anche di prima generazione che scommettono su un settore che oggi più che mai genera interesse e appeal. In molti casi si tratta di aziende che puntano a crescere e a strutturarsi ma che hanno anche bisogno di essere guidate e aiutate nella crescita. Coldiretti sta incontrando questi giovani per capirne le progettualità e le prospettive e mettere in campo soluzioni di sviluppo”. Nel corso dell’incontro ci sono succedute le testimonianze dirette dei giovani agricoltori, alcuni dei quali appena insediati con il nuovo Psr, e dei referenti dei diversi settori di Coldiretti che hanno illustrato la struttura e i servizi offerti. Un momento di incontro e di confronto da cui sono emersi anche i grandi “nemici” da sconfiggere: la burocrazia e la difficoltà di accesso al credito. “E’ anche vero che i giovani sono sempre i più motivati e i più decisi – conclude Federici – terreno fertile che è capace di guardare con occhi nuovi e nuova progettualità ad un settore che vuole crescere a tutti i costi”.

Leggi Tutto »

In 600.000 in tutta Italia per ‘Puliamo il mondo’ di Legambiente

Sono stati 600.000 i volontari che in tutta Italia hanno aderito all'iniziativa 'Puliamo il mondo', liberando dai rifiuti strade, parchi e argini dei fiumi in 4.000 localita' di 1.600 Comuni. Giunta alla 25/a edizione e dedicata quest'anno all'economia circolare per sottolineare che "i rifiuti, se riciclati, possono essere una risorsa preziosa e passare a nuova vita", l'iniziativa e' promossa da Legambiente e Rai sulla scia dell'evento internazionale 'Clean up the Word'. Puliamo il mondo "dimostra le grandi risorse civiche dell'Italia" e ricorda "le questioni ambientali ancora aperte, come quella della corretta gestione del ciclo dei rifiuti", ha osservato in una nota il presidente della Commissione Ambiente della Camera Ermete Realacci. "Differenziare i rifiuti, recuperare e riciclare i materiali - ha aggiunto - e' strategico per la tutela dell'ambiente e anche per l'economia" e "disegna una filiera produttiva innovativa, che e' un pezzo importante dell'economia del futuro e sul quale bisogna investire con piu' 'visione' e convinzione". Attualmente, ha rilevato in Italia si recuperano 47 milioni di tonnellate di materiali, risparmiando energia primaria per oltre 17 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Anche per il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, sul tema dell'economia circolare "e' importante che anche la politica nazionale faccia la sua parte e definisca un quadro normativo stabile, promuovendo la realizzazione di nuovi impianti di riciclaggio, completando la rete impiantistica italiana con gli impianti anaerobici per l'organico differenziato, promuovendo misure di sostegno alla prevenzione e alla filiera del riuso, innalzando la qualita' dei controlli pubblici per stanare gli ecofurbi. A tal fine e' urgente che il ministero dell'Ambiente approvi i decreti attuativi della legge sulle agenzie ambientali per renderla pienamente operativa". In occasione di questa edizione l'associazione ambientalista ha premiato con un attestato simbolico 56 comuni che in questi anni sono stati tra i piu' attivi, come quelli di Lanciano, Folignano, Masullas, Bussero. 

Leggi Tutto »

Terzo Festival dell’Agriturismo Italiano promosso da Cia

 Ritornano le contaminazioni culinarie con i cuochi agricoli all'interno del terzo Festival dell'Agriturismo Italiano promosso da Cia-Agricoltori Italiani e Turismo Verde. Il format rimane lo stesso, per l'occasione a cambiare e' la location. Il primo appuntamento con gli Agrichef dopo la pausa estiva si terra', infatti, con un Fuori Salone all'inaugurazione della XVII edizione di Pane Nostrum, la quattro giorni sull'arte della panificazione organizzata da Comune di Senigallia, Confcommercio Marche Centrali e Cia, con il contributo della Camera di Commercio di Ancona. Domani sera andra' in scena il mash-up di sapori tra la cucina marchigiana e pugliese. L'agriturismo Cadabo' di Montecarotto ospitera' gli Agrichef della masseria Chinunno di Altamura, per una cena con la partecipazione del Consorzio per la tutela e la valorizzazione del pane di Altamura Dop. Le aziende agrituristiche daranno vita, insieme, a menu' e degustazioni riservati agli appassionati della cucina secondo campagna. La Fiera internazionale del pane proseguira' fino al 24 settembre nel centro storico di Senigallia, tra laboratori e forni a cielo aperto, degustazioni e attivita' per tutti, dai semplici curiosi a noti chef pronti per lezioni e masterclass. Mentre gli appuntamenti con gli Agrichef della Cia continueranno il 14 ottobre nelle zone colpite dal sisma, con l'agriturismo Capodacqua (Teramo) che accogliera' a cena l'agriturismo Sante Muse (Lecce) in occasione dell'evento "ballo della pizzica" organizzato nella piazza del comune di Civitella del Tronto

Leggi Tutto »

Meduse dannose per la pesca invadono l’alto Adriatico 

 Non sono urticanti come le meduse, ma hanno un impatto negativo sull'ecosistema e il settore ittico: sono le noci di mare, organismi gelatinosi, quasi trasparenti e luminescenti. Lo spiega lo studio pubblicato sul Journal of Sea Research, da un gruppo di ricercatori tra cui quelli dell'Osservatorio nazionale di oceonografia e geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste. Dal 14 al 17 settembre saranno sulla nave Ogs Explora, per una spedizione nell'Alto Adriatico. Le noci di mare "sono animali marini planctonici carnivori, originari delle coste atlantiche americane e comparsi per la prima volta in Europa all'inizio degli anni '80, trasportate dalle navi attraverso le acque di zavorra" spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell'Ogs. Sono poi proliferate a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca "perche' sono un vorace predatore di zooplancton, uova e piccole larve di pesci, soprattutto di acciuga", continua Del Negro. Nel Golfo di Trieste sono state segnalate per la prima volta nel 2005, ma solo nell'estate 2016 c'e' stata una vera e propria esplosione demografica, con presenze massicce nella Laguna di Marano e Grado, lungo la costa occidentale dell'Istria, e tutte le coste adriatiche italiane, fino ad Ancona e Pescara. Questi organismi alterano lo sviluppo della catena alimentare, perche' sottraggono cibo a molti pesci, come acciughe e sardine, e ne predano uova e larve. Si adattano a tutti gli ambienti e hanno un'impressionante capacita' riproduttiva. Questi organismi sono dannosi anche per alcuni sistemi di pesca tipici delle lagune alto adriatiche. "In Mar Nero hanno provocato un crollo della pesca vertiginoso. In Adriatico speriamo di frenarle con il loro principale predatore, Beroe ovata".

Leggi Tutto »