Cronaca

Cinque arresti a Vasto per spaccio e porto abusivo di armi

Un'indagine "Clean Shirt"  ha portato all'arresto di cinque persone. L'attività investigativa è cominciata dall'esplosione di un colpo di pistola calibro 7,65 contro un negozio in corso Mazzini a Vasto, il 7 ottobre 2016, ha portato all'arresto di 5 persone di cui una in flagranza di reato con l'accusa di spaccio e porto abusivo di armi. Con l'ausilio dei cani antidroga Ayrton e Ketty dell'Unità Cinofili della Questura di Pescara e del Reparto anticrimine d'Abruzzo sono state sequestrate 500 dosi di droga, valore commerciale 35mila euro per la cocaina e 25mila per l'eroina, recuperati settemila euro in contanti. Al Commissariato di Vasto è stato il commissario capo Fabio Capaldo a illustrare l'operazione nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vasto Gabriella De Lucia. Due degli arrestati, durante le indagini, erano stati denunciati per detenzione di materiale esplodente trovato nella loro auto. Secondo Capaldo quella individuata sarebbe un'attiva centrale dello spaccio che operava tra Vasto e San Salvo.

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Due morti nel Pescarese

Due persone morte nel giro di poche ore e una ricoverata in ospedale in gravi condizioni in provincia di Pescara a seguito di malori dovuti, probabilmente, anche al gran caldo di questi giorni. Un 63enne con patologie cardiache note è morto a Montesilvano mentre stava lavorando in campagna nella zona di via De Gasperi. Sul posto è subito intervenuto il personale del 118, ma ogni tentativo di rianimarlo si è rivelato vano. A Città Sant'Angelo, in un'abitazione di via Alfonso di Vestea, è morto un uomo di 88 anni. A lanciare l'allarme sono stati i parenti: inutile l'intervento dei soccorritori. A Pescara in un bar uno dei proprietari ha avuto un malore ed è andato in arresto cardiaco. Sul posto è subito intervenuto il 118. I soccorritori sono riusciti a rianimarlo e a trasportarlo in Pronto soccorso. L'uomo è ora ricoverato in ospedale. 

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Donna investita dal treno in stazione ad Alba Adriatica, è grave

Una donna di 43 anni, M.D.D., è stata investita da un treno mentre si trovava sulla banchina della stazione di Alba Adriatica. Secondo una prima ricostruzione fatta da alcuni testimoni, e tuttora al vaglio degli agenti della Polizia ferroviaria di Giulianova, la donna si trovava nello scalo ferroviario quando è stata centrata sulla parte sinistra del corpo, alle spalle, dal treno in transito. Il macchinista non si sarebbe accorto dell'investimento, altrimenti avrebbe fermato la corsa del convoglio. La 43enne teramana, è stata soccorsa e assistita dal personale del 118 che ha constatato la gravità dei traumi riportati. E' stata trasferita all'ospedale di Teramodove versa in condizioni critiche. 

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Avezzano, arrestato dopo le minacce all’addetto della biglietteria

 Stava chiedendo con insistenza denaro all'addetto della biglietteria alla stazione di Avezzano, minacciandolo di ferirlo se si fosse rifiutato. L'episodio si è verificato ieri mattina. La Polizia di Stato ha arrestato A. E., 34enne. L'uomo, all'arrivo dell'equipaggio della Polizia, ha cominciato a inveire contro di loro minacciandoli e opponendosi con forza all'accompagnamento in ufficio per le formalità di rito, tanto da doverlo immobilizzare per condurlo in Commissariato, dove ha continuato a dare in escandescenze. Il 34enne è stato quindi arrestato portato in carcere: dovrà rispondere di resistenza a Pubblico Ufficiale, minacce, nonché di violazione degli obblighi della misura cautelare del divieto di dimora nel comune di Avezzano, a cui era sottoposto

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Montesilvano, giovane ricoverata dopo incidente stradale

Una 25enne di Montesilvano è ricoverata in gravi condizioni all'ospedale di Pescara per le lesioni riportate in seguito ad un incidente stradale avvenuto sulla strada provinciale che collega Montesilvano Colle alla zona dei Colli di Pescara. La giovane, alla guida di una Fiat Panda, avrebbe perso il controllo dell'auto, che sarebbe finita prima contro un terrapieno e poi contro un albero. Dopo i soccorsi la giovane è ricoverata nel reparto di Neurochirurgia, in prognosi riservata. 

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Ammessa dal Tribunale di Roma la class action contro l’Aca

Il Tribunale di Roma ha dichiarato ammissibile la prima class action in Abruzzo e una delle poche in Italia che riguarda la contaminazione di sostanze alimentari: il caso riguarda l'intero paese di Roccamorice che nel 2015 si è ritrovato senza la possibilità di utilizzare l'acqua corrente. La class action è contro l'Azienda comprensoriale acquedottistica (Aca) Spa, società che gestisce il ciclo idrico integrato in 65 comuni tra le province di Pescara, Chieti e Teramo. Per ora sono una quindicina i cittadini che hanno aderito all'azione per richiedere i danni all'Aca. "L'ammissibilità della class action risponde a criteri rigidissimi e ad un vaglio da parte del Tribunale particolarmente severo poiché si tratta di azioni dal grande impatto sociale e finanziario'', spiegano i legali che hanno seguito il ricorso, Claudio e Matteo Di Tonno, del Foro di Pescara. Nell'azione giudiziaria è stata denunciato il fatto che l'acqua corrente è finito mercurio fuoriuscito per la rottura di un misuratore della pressione all'interno dei serbatoi. "La vicenda nasce dal fatto che i venturimetri, strumenti posti all'interno dei serbatoi per la misurazione della pressione, subirono un'avaria riversando mercurio nelle condotte idriche dell'acqua potabile destinata al consumo umano del paese di Roccamorice - spiega Matteo Di Tonno -. Il caso ha avuto anche conseguenze ambientali che hanno innescato un'inchiesta della Procura della Repubblica di Pescara per l'illecito smaltimento di rifiuti pericolosi ed inquinamento doloso, visto che per lo svuotamento del serbatoio comunale, le acque contaminate da mercurio sono state sversate finendo per inquinare dei terreni, tra l'altro nel cuore del Parco nazionale della Majella, con la Forestale che ha sequestrato cinquemila metri quadrati limitrofi ai serbatoi in località Bosco e Pagliari, dove è stato trovato un valore di mercurio fino a 223 volte il livello massimo di legge. 

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Inchiesta su Palazzo Centi, chiesti 2 rinvii a giudizio

Prosegue seppur fortemente ridimensionata, l'inchiesta sull'appalto di circa 13 milioni per la ristrutturazione e il consolidamento dello storico palazzo Centi, sede della Presidenza della giunta regionale all'Aquila seriamente danneggiata in seguito al terremoto del 6 aprile 2009. La Procura della Repubblica dell'Aquila ha chiesto il rinvio a giudizio per due dei dodici indagati del filone più importante della maxi inchiesta dei pm aquilani su presunte mazzette in appalti gestiti dalla Regione, che ha portato complessivamente a coinvolgere oltre 30 persone, tra politici, funzionari pubblici, tecnici ed imprenditori. Il processo è stato chiesto per due tecnici con l'accusa di turbativa d'asta: si tratta di Alessandro Pompa e Gianluca Marcantonio che il governatore, Luciano D'Alfonso, che lo ha pubblicamente sponsorizzato nella nomina come componente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. I due sono coinvolti nelle vesti di progettisti esterni. Nelle prossime settimane il gup Guendalina Buccella fisserà la data dell'udienza preliminare per decidere se mandare a processo o prosciogliere i sospettati. Per il resto, questo caso giudiziario sembra destinato a finire nel dimenticatoio, visto che nelle scorse settimane, Fabio Picuti, il pm che ha ereditato l'indagine dalla ex collega Antonietta Picardi, trasferita su sua istanza dallo scorso mese di settembre presso la procura generale della Cassazione, ha chiesto l'archiviazione per gli altri dieci indagati, tra cui il presidente della giunta regionale, Luciano D'Alfonso, e del suo ex capo della segretaria, Claudio Ruffini, ex consigliere regionale del Pd e presidente della provincia di Teramo, dimessosi dall'incarico di collaboratore di D'Alfonso proprio quando è scoppiata la maxi inchiesta.

Su D'Alfonso e Ruffini, le figure più importanti della lista, il pm ha ritenuto che dalle intercettazioni non emerga "nessun interessamento o coinvolgimento". Le prove in questione, che erano state raccolte in precedenza dai carabinieri del Noe, si sono dimostrate secondo la procura aquilana di poco peso. Sono cadute le accuse a carico di altre persone inizialmente sospettate: l'imprenditore Eugenio Rosa, amministratore delegato di Iciet Engineering di Castelli (Teramo), azienda che si è classificata terza, l'ex dirigente del ministero dei Beni Culturali Berardino Di Vincenzo, ora in pensione, il figlio Giancarlo Di Vincenzo, tecnico progettista, gli imprenditori Giancarlo Di Persio e Mauro Pellegrini, titolari della impresa Dipe, già finiti nei guai in due precedenti inchieste, una in particolare su presunte mazzette nella ricostruzione privata. Stesso discorso, ovvero archiviazione per i tre componenti della commissione di gara per l'aggiudicazione dei lavori di ricostruzione post-terremoto 2009, i dirigenti regionali Giancarlo Misantoni (presidente), l'architetto Roberto Guetti e l'ingegnere Silverio Salvi, cui era contestato il falso ideologico per una serie di verbali ritenuti dai pm non veritieri. Tutti gli indagati stanno aspettando la decisione del Gip Buccella sull'archivazione o meno. Estranea all'inchiesta la vincitrice dell'importante appalto, la Edil Costruzioni Generali di Venafro (Isernia) con un ribasso del 35%. Attualmente i lavori, iniziati con un grave ritardo, sono fermi in attesa del pronunciamento della giustizia amministrativa alla quale ha fatto ricorso la seconda classificata, l'impresa teramana Cingoli Nicola e Figlio Srl, conosciuta all'Aquila per le numerose commesse nell'ambito della ricostruzione privata

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Assalto al bancomat di Fossacesia, 40mila euro di bottino

Si aggirerebbe sui 40 mila euro il bottino di un assalto al bancomat a Fossacesia avvenuto alle 5 di questa mattina. Testimoni hanno visto arrivare a bordo di una Alfa 147 tre banditi incappucciati e mascherati. I malviventi hanno agito in pochi minuti. Sul colpo indagano i carabinieri della compagnia di Ortona e stazione di Fossacesia. Si cerca l'auto, probabilmente rubata, con la quale i delinquenti sono poi fuggiti in direzione Val di Sangro

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Spaccio tra le cabine dello stabilimento, arrestato guardiano a Tortoreto

Avrebbe trasformato una cabina dello chalet  di Tortoreto Lido dove faceva il guardiano notturno in un magazzino della droga e approfittava delle ore lavorative di notte per scambiare dosi ai clienti. Era stato proprio l'andirivieni dei giovani tossicodipendenti in quello stabilimento balneare a insospettire i carabinieri che nel corso di un controllo antidroga nelle ultime ore, hanno sorpreso e arrestato un 45enne di Tortoreto. Per lui l'accusa è di detenzione a fini di spaccio di stupefacenti e il magistrato gli ha concesso gli arresti domiciliari in attesa del giudizio. L'uomo è stato bloccato subito dopo aver ceduto una dose di marijuana a un 21enne teramano segnalato poi alla prefettura. Nel corso delle perquisizioni personale e all'interno di una cabina spogliatoio dello stabilimento balneare in uso all'uomo, i militari hanno rinvenuto e sequestrato una trentina di dosi di cocaina, per circa 15 grammi, nonché 80 dosi di marijuana per 90 grammi complessivi, oltre a materiale per il confezionamento ed un bilancino elettronico. E' stata infine sequestrata anche la somma di 160 euro. 

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Accoltellarono migrante a Sulmona, 2 arresti per odio razziale

Devono rispondere anche di odio razziale due uomini di Sulmona arrestati oggi con l'accusa di aver accoltellato un profugo dopo aver fatto irruzione nel centro di accoglienza degli immigrati a Sulmona. S.D.L. e N.S., rispettivamente di 38 e 45 anni, entrambi domiciliati a Sulmona, inizialmente erano stati accusati solo di violenza privata aggravata e porto abusivo di armi. I fatti risalgono alla sera del 12 giugno scorso, quando i due indagati, armati di una pistola scacciacani e due coltelli a serramanico, si introdussero all'interno del centro di accoglienza per richiedenti asilo "IPAB Casasanta" di Sulmona. Cercavano uno degli ospiti, che pero' in quel momento non c'era, e costrinsero a entrare in bagno alcuni dei migranti lì alloggiati, sotto la minaccia delle armi. Per convincere i profughi a dire dove fosse il loro compagno, uno dei due ha scarrellato la pistola come per armarla. A questo punto un migrante ha tentato di disarmarlo ed e' stato colpito da una coltellata al fianco dall'altro aggressore. I due avevano cercavato di fuggire, ma era stati bloccati dai migranti fino all'arrivo della polizia di Sulmona. Il ferito, medicato al pronto soccorso, era stato dimesso con una prognosi di 7 giorni. Adesso la Procura ha contestato l'aggravante di aver agito con finalita' di discriminazione e odio razziale, circostanza emersa dall'analisi di alcuni post, successivamente pubblicati su Facebook da uno degli arrestati. 

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