Cronaca

Colpo da 10mila euro alle poste di S.Maria Imbaro

Colpo da 10mila euro ai danni dell'ufficio postale di S.Maria Imbaro dove nella notte ignoti si sono introdotti dopo aver disattivato l'impianto elettrico, quindi tutti i sistemi di sicurezza, e avere sfondato una parete confinante con uno studio medico. Qui erano entrati forzando una porta blindata. Nell'ufficio postale i ladri hanno divelto la cassa del bancomat, ma nell'operazione le banconote sono state macchiate dall'inchiostro indelebile.

Sono intervenuti i militari di Fossacesia, della compagnia di Ortona, che hanno fornito una prima ricostruzione dei movimenti della banda, fuggita su un furgone rubato nelle vicinanze. Prima i ladri avrebbero tentato di rubare un'auto comunale, visto che e' stata trovata aperta la serranda del garage del Municipio. E qui i Carabinieri hanno trovato tute e scarpe utilizzate per il colpo.

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Trovata morta sulla spiaggia di Termoli la donna scomparsa a Musellaro giorni fa

 E' arrivata in serata la conferma ufficiale sull'identita' della donna ritrovata cadavere sulla spiaggia di Termoli. E' di Annamaria Tabellione, scomparsa venerdi' scorso dalla provincia di Pescara, il corpo senza vita scoperto oggi pomeriggio sull'arenile, all'altezza del lido "La Lampara" da un passante. Il riconoscimento e' avvenuto intorno alle 21 da parte dei parenti della vittima nell'obitorio del San Timoteo alla presenza degli agenti del Commissariato. Terminata la ricognizione cadaverica, e' stata disposta l'autopsia per stabilire le cause del decesso. I familiari della donna sono stati poi sentiti negli uffici della Polizia dal dirigente del Commissariato Vincenzo Sullo, impegnato a ricostruire l'accaduto, in particolare le ultime ore di vita di Annamaria Tabellione prima della scomparsa.

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Processo ‘Isola felice’, nuovo rinvio a Pescara

Nuovo rinvio per difetti di notifica, dopo quello dell'ottobre scorso, questa mattina in tribunale a Pescara, nell'ambito del maxi processo, con giudizio immediato, scaturito dall'operazione 'Isola felice', condotta da carabinieri e Direzione distrettuale antimafia nel settembre del 2016, in merito alla penetrazione criminale della 'ndrangheta in Abruzzo e in particolare nell'area Vastese. Sono 108 gli imputati coinvolti nel processo, che si basa su un dossier di oltre 600 pagine. Nel 2016 furono eseguite 25 misure cautelari per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestrati oltre 300 chilogrammi di droga, insieme a fucili, mitragliatori, pistole e munizioni. Alla base delle indagini, il sequestro avvenuto nel 2010 a Pescara e da qui la competenza territoriale del tribunale del capoluogo adriatico. Le indagini successive consentirono ai carabinieri di scoprire un fiorente traffico di cocaina tra Italia e Sud America e di individuare una raffineria che l'organizzazione criminale aveva realizzato in un'abitazione di San Salvo, dove fu scoperto anche un deposito di armi. Dopo i primi colpi inferti dalle forze dell'ordine, alcuni componenti dell'organizzazione iniziarono a collaborare, consentendo ai carabinieri di fare luce sulla ramificazione di un'articolata organizzazione criminale con basi operative nel Vastese e nel litorale molisano, ma anche a Pescara e L'Aquila, operante sotto il diretto controllo del clan Ferrazzo. Secondo il pm della procura dell'Aquila, Stefano Gallo, gli esponenti del clan, che aveva al vertice Eugenio Ferrazzo e il padre Felice Ferrazzo, avrebbero avuto "un ruolo fondamentale nei tentativi di espansione della 'ndrangheta nel resto d'Italia". Il tribunale collegiale, presieduto dal giudice Rossana Villani, ha aggiornato l'udienza al prossimo 2 luglio, rinnovando le notifiche, non andate a buon fine, nei confronti di due imputati, piu' un terzo rispetto al quale e' stata pero' disposta una verifica del presunto difetto di notifica.

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Va in caserma per pagare una multa con la cocaina in tasca

Convocato per la contestazione di una contravvenzione al codice della strada nella sede del Distaccamento di Polizia Stradale, viene arrestato perche' in tasca aveva cocaina. Il protagonista della vicenda e' un 60enne di Mosciano Sant'Angelo che una volta all'interno della caserma, e' stato perquisito dagli agenti, insospettiti dal suo atteggiamento: nascondeva circa mezzo grammo di cocaina, quanto bastava per estendere la verifica alla sua abitazione. Qui sono stati rinvenuti anche 20 grammi di eroina suddivisi in 22 dosi, 21 grammi di hashish in vari pezzi, un altro grammo di cocaina e materiali per il confezionamento delle dosi, oltre a 250 euro in banconote di piccolo taglio. 

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Si avvia alla conclusione il processo per la presunta truffa con le azioni Tercas

Si avvia alla conclusione il processo per la presunta truffa con le azioni Tercas, azioni che, secondo l'accusa, sarebbero state vendute prospettandole ai clienti come un'operazione di pronti contro termine. Nella prossima udienza, fissata per il 26 febbraio, sara' in aula l'ex responsabile pro-tempore dell'area finanza, che ha annunciato la volonta' di sottoporsi all'esame dell'imputato. Questa mattina sul banco dei testimoni sono saliti un ex dipendente della banca, citato dalla pubblica accusa, e un imprenditore citato dalla difesa

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Omicidio Monteodorisio, sopralluogo del Ris

A distanza di otto giorni dal ritrovamento privo di vita di Antonio Lizzi, 69 anni pensionato, con le caviglie e i polsi legati nella sua abitazione in contrada Marracola a Monteodorisio, sono giunti i Carabinieri del Reparto investigazioni scientifiche. Il sopralluogo dello speciale reparto investigativo dell'immobile e delle pertinenze è stato richiesto dal procuratore della Repubblica di Vasto Giampiero Di Florio al fine di dare un nome e un volto all'assassino che ha provocato la morte di Lizzi per "asfissia meccanica violenta da compressione toracica", come rilevato dall'autopsia eseguita a Chieti lo scorso 6 febbraio da Pietro Falco, responsabile del servizio di medicina legale dell'Asl 02 Abruzzo. I carabinieri del Ris inizieranno le loro analisi cominciando dal Fiat Fiorino, parcheggiato in maniera anomala nel vialetto d'ingresso della casa dei campagna, utilizzato dal pensionato nei suoi quotidiani spostamenti. 

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Donna uccisa in Abruzzo, l’arrestato non risponde ai pm

"Si e' avvalso della facolta' di non rispondere in quanto aveva gia' fornito agli inquirenti la sua versione dei fatti dichiarandosi estraneo all'accaduto". Lo ha detto l'avvocato Paolo Frani, legale di fiducia di Andrei Feru, romeno di 52 anni, accusato dell'omicidio di Iuliana Catalin Bucataru, romena di 38 anni, all'esito dell' interrogatorio di garanzia che si e' svolto in carcere ad Avezzano. La donna era stata trovata esanime il 5 novembre scorso, in un'abitazione di Colli di Monte Bove, frazione di Carsoli dove prestava servizio ad un anziano come badante.

"Il prossimo passo - ha concluso l'avvocato - sara' quello di impugnare l'ordinanza davanti al Tribunale del riesame dell'Aquila". All'epoca dei fatti, in un primo momento, si era pensato ad un fatale incidente domestico. La donna mori' due giorni dopo in ospedale. In seguito all'indagine, condotta dal pm Maurizio Maria Cerrato, e' scattato l'arresto nei confronti dell'uomo accusato di omicidio volontario. 

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Crollo hotel Rigopiano, inchiesta Tgr Abruzzo: si poteva tentare con aereo 

La missione aerea su Rigopiano la sera del 18 gennaio del 2017 quando una valanga distrusse l' hotel in cui sono morte 29 persone, tra clienti e dipendenti della struttura situata sulle montagne del Pescarese, si poteva tentare perche' le valutazioni "spettano solo al pilota che decide se portarla a termine". Questo uno dei passaggi di una delle interviste, contenuta nella seconda inchiesta giornalistica di Ezio Cerasi trasmessa dalla Tgr Abruzzo, e andata in onda anche su Rainews, sulla tragedia di Rigopiano. A parlare e' Giovan Battista Marchegiani, presidente dell'Insfo-Protezione Civile secondo il quale "quando si attivano i soccorsi bisogna tentare tutto quello che e' possibile, se mancano i protocolli si improvvisa, ma nell' improvvisazione possono accadere cose che non vanno assolutamente bene come la mancata attivazione degli elicotteri militari che avrebbero potuto evitare ritardi nei soccorsi".

L'inchiesta della Tgr Abruzzo mostra anche documenti inediti, che si concentrano sui motivi che portarono a scartare l'intervento aereo, in particolare sul coinvolgimento del 15mo Stormo dell'Aeronautica Militare. Una nota ufficiale del Dipartimento della Protezione Civile sottolinea "le complesse condizioni meteo" del giorno della tragedia e la necessita' di "non compromettere ulteriormente lo scenario gia' estremamente critico" con un evidente riferimento al rischio che un elicottero potesse provocare un'ulteriore valanga.

L'inchiesta mostra il bollettino del 18 gennaio dello scorso anno della stazione meteo di Pescara, quella piu' vicina a Rigopiano. Secondo le valutazioni di diversi piloti del Sar (Search and Rescue), dei vigili del fuoco e delle forze di polizia contenute nell'inchiesta, "la maggiore insidia era rappresentata dal ghiaccio, le condizioni erano critiche ma in lento miglioramento dalle 19. Inoltre, riporta la Tgr, secondo l'ex capo di Stato Maggiore dell' Aeronautica, Pasquale Preziosa, "il Sar non rifiuta mai una richiesta di soccorso, i piloti si alzano sempre in volo". L'inchiesta mette anche in risalto la mancanza di un protocollo per gli interventi Sar su terraferma.

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Morte di Simone Daita, giovane condannato a 13 anni

La Corte d'assise di Chieti, presidente Geremia Spiniello, a latere Isabella Maria Allieri, ha condannato a 13 anni di reclusione Emanuele D'Onofrio, 24 anni, operaio di Chieti per la morte di Simone Daita: a D'Onofrio, che e' accusato di omicidio preterintenzionale, la Corte ha riconosciuto l'attenuante della provocazione. Il giovane e' stato inoltre e condannato a risarcire in separato giudizio le parti civili ed e' stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. Il pubblico ministero Giuseppe Falasca aveva chiesto la condanna a 8 anni e 6 mesi: il difensore di fiducia di D'Onofrio, l'avvocato Roberto Di Loreto, ha annunciato ricorso in appello.

D'Onofrio, che anche oggi ha seguito l'intera udienza, aveva rilasciato una breve dichiarazione spontanea: ''Non mi ritengo colpevole - ha detto - non volevo fargli male, non lo avrei neanche voluto colpire, la mia e' stata una reazione istintiva e spontanea nel momento in cui mi sono sentito in pericolo''.

Sia durante le indagini che dal processo e' emerso che D'Onofrio avrebbe reagito ad una iniziale aggressione da parte di Daita che lo aveva compito con un pugno al mento. Ma per l'accusa i colpi sferrato da D'Onofrio furono almeno due: il fatto si verifico' la sera del 28 febbraio del 2015 davanti ad un bar di Chieti nella centralissima piazza Vico. Da quel giorno Daita, 53 anni, che quella sera ubriaco e che secondo la difesa era affetto da disturbo compulsivo ossessivo, e' entrato in uno stato di coma dal quale non si e' mai piu' ripreso e un anno dopo e' morto.

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