Incredibile ma vero

Truffe agli anziani, la Polizia fa prevenzione in chiesa

Dopo gli ultimi episodi di truffe e tentate truffe commesse ai danni di anziani a Pescara, soprattutto nel quartiere di S. Donato, Rancitelli e Villa del Fuoco, gli agenti della Squadra Mobile della Polizia di Stato, proprio per raggiungere in maniera semplice e capillare le potenziali vittime di questi crimini, ha avviato una iniziativa che mira a fornire consigli pratici su come difendersi da ladri e truffatori. Un primo incontro si e' tenuto domenica scorsa presso la chiesa dei Santi Angeli Custodi di Via Lago di Posta, in una nelle zone piu' colpite negli ultimi tempi dai malviventi, al termine della messa mattutina, quella piu' frequentata dai cittadini maggiormente bersagliati da questo genere di reati. Appena terminata la funzione religiosa, i poliziotti hanno affiancato il sacerdote, Don Massimiliano De Luca per mettere in guardia le persone dai comportamenti dei malviventi, soffermando l'attenzione in particolare sulle truffe piu' diffuse nella zona, come quella dei finti medici incaricati dall'Inps di effettuare visite mediche per l'aumento della pensione, mostrando anche gli "attrezzi del mestiere" utilizzati dai truffatori, quali finti tesserini di riconoscimento, sequestrati in precedenti operazioni. Dopo l'incontro di domenica scorsa, altri ne seguiranno in altre zone e quartieri cittadini sempre per sensibilizzare le "vittime" di questi reati.

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Sventata la truffa con la finta rivista della polizia

 La Polizia di Stato di L'Aquila ha sequestrato 273 riviste di una sedicente Associazione Poliziotti Italiani al centro di una truffa ideata da una banda di Vasto, in provincia di Chieti. Le indagini condotte dai poliziotti della Squadra Mobile, sono state avviate in seguito a una denuncia presentata presso la Questura di L'Aquila da parte del rappresentante di un istituto religioso che ha raccontato di insistenti telefonate ricevute dall'Ente ecclesiastico da parte di una donna, qualificatasi quale funzionaria della Polizia di Stato. La donna aveva richiesto un contributo in favore dell'Associazione Poliziotti Italiani, quantificato in 90 euro previo invio di un adesivo e di una rivista della predetta Associazione. Nel corso della perquisizione locale dell'appartamento utilizzato per stoccare le riviste, sono stati altresi' rinvenute 6 pacchi pronti per essere spediti ad altrettanti destinatari, rilevati in istituti religiosi e scuole dell'intero territorio nazionale. La rivista stampata dalla predetta sedicente associazione e' titolata "Noi cittadini per la sicurezza" ed e' edita da F.C.R. 

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Nasce a Pescara il primo negozio dei derivati della cannabis 

E' nato a Pescara, in via Nicola Fabrizi 68, il primo Enecta CBD Store. Nel punto vendita e' possibile trovare tutti i prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis da utilizzare a scopo terapeutico e nella cosmesi. "Nonostante sempre piu' persone fanno acquisti online, l'idea di un negozio ha una valenza importante - afferma Marco Cappiello, socio fondatore della Enecta -. Vogliamo sensibilizzare anche coloro che hanno maggiori difficolta' a raggiungere informazioni online, pensiamo a una fascia di popolazione ben precisa, a coloro che non usano la Rete come mezzo primario per l'acquisizione di notizie. Un contatto diretto per conoscere e provare il CBD, su cui cresce in maniera importante l'interesse da parte sia dei consumatori che della comunita' scientifica, grazie alle sue potenzialita' terapeutiche e alla capacita' di rivelarsi un ottimo alleato nella vita di tutti i giorni". Il primo Enecta CBD Store nato in Italia, come sottolinea lo stesso Marco Cappiello e' uno "strumento per diffondere una nuova realta', tutta italiana che si propaghera' sempre di piu' e che noi siamo molto orgogliosi di di portare avanti". Tra gli oltre 100 Fitocannabinoidi finora identificati nella pianta di canapa indiana, i piu' conosciuti e maggiormente usati con finalita' terapeutiche sono il THC e il CBD. Il CBD pero', a differenza del THC, non ha effetti psicoattivi. 

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Avezzano, la bimba si ferisce a scuola e il padre si offre per riparare i problemi dell’aula

La figlioletta è tornata dall'asilo con una ferita a una mano e il padre si offre per effettuare la manutenzione completa dell'aula. E' successo ad Avezzano nella scuola dell'infanzia "Montessori". La piccola si era graffiata con un chiodo affisso a una parete ricoperto da plastica evidentemente sfuggito ai controlli. Il padre della bambina, recatosi nell'asilo ha constatato possibili altri elementi di pericolo che lo hanno spinto a offrirsi volontario per riparare l'aula. Pur ammettendo qualche criticita' nella struttura, il sindaco di Avezzano, Gabriele De Angelis ha rimarcato come la scuola dell'infanzia sia a norma e munita anche di cassetta per il pronto soccorso.

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Stop alle fake news sui ristoranti grazie a una startup di Pescara

Una piattaforma per garantire l'attendibilita' delle recensioni sui ristoranti, "vaccinata" contro possibili contraffazioni, false indicazioni, e tutto il campionario che delle fake news. Con questa idea la startup Foodiestrip di Colonnella ha vinto il premio Cambiamenti 2017, assegnato a Pescara nella facolta' di Economia aziendale, e si e' conquistata l'accesso alla finale nazionale della manifestazione che si terra' il 30 novembre prossimo a Roma. Foodiestrip ha creato un software che certifica l'effettiva presenza nel locale dell'autore della recensione. "e' nata tre anni fa da un gruppo di trentenni, appassionati di viaggi e di gastronomia", che di fronte alla crescita senza precedenti su internet di siti dedicati alle recensioni di ristoranti, trattorie e luoghi di ristorazione, cui si rivolge un pubblico vastissimo, si sono posti il problema di mettere a punto un sistema di certificazione delle recensioni.

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Adescava clienti e simulava violenze sessuali, prostituta in cella

Dopo aver pattuito la prestazione sessuale ed ottenuto il corrispettivo in denaro, scendeva in tutta fretta dall'auto del cliente mettendosi a gridare e accusando il malcapitato di turno di volerla violentare. Protagonista della 'trovata' per estorcere denaro ai suoi amanti è una 50enne di San Benedetto Del Tronto che, alla fine, e' stata arrestata dai carabinieri di Alba Adriatica a Bologna. Gli episodi di presunta tentata violenza sessuale sono andati avanti per un po' di tempo fino a quando qualcuno ha vinto il comprensibile imbarazzo e si e' rivolto all'Arma. La donna infatti puntava sul fatto che i clienti non avrebbero mai denunciato l'estorsione per non dovere dare troppe spiegazioni. Lo stratagemma non ha pero' funzionato con due clienti, tra cui un 60enne di Martinsicuro, che si sono quindi decisi a varcare la soglia della caserma per presentare regolare denuncia ai carabinieri consentendo cosi' ai militari dell'Arma di porre fine alla carriera, almeno dal punto di vista delle estorsioni, dell'intraprendente cinquantenne nei confronti della quale e' scattato, puntuale, il provvedimento restrittivo emesso dal Gip del Tribunale diTeramo.

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I lavoratori italiani sono i piu’ attenti in pausa pranzo a seguire un’alimentazione bilanciata

Secondo una ricerca dell'Unione europea, i lavoratori italiani sono i piu' attenti in pausa pranzo a seguire un'alimentazione bilanciata, piu' degli altri cittadini europei. E' il risultato del sondaggio Food (Fight Obesity through Offer and Demand) 2017, presentato al Parlamento europeo. Il progetto, cui aderiscono ong, imprese, istituzioni e universita' di tutta l'Ue, raccoglie interviste dal 2012, e nel 2016 ha coinvolto oltre 20mila lavoratori e 1.300 ristoratori in Austria, Belgio, Repubblica ceca, Francia, Italia, Portogallo, Slovacchia e Spagna. Nel 2016, l'87% degli intervistati italiani ha dichiarato di considerare l'equilibrio nutrizionale dei pasti serviti un criterio importante per la selezione di un ristorante.

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Ladri scoperti dai carabinieri lasciano la refurtiva e fuggono a piedi 

Intercettati dai carabinieri, ladri sono costretti a lasciare la refurtiva e a fuggire a piedi. E' accaduto la notte scorsa quando i carabinieri della Compagnia di Penne, nel corso dell'attivita' notturna di controllo del territorio, la notte scorsa notte alle 3.30 hanno intercettato in localita' Villa Cupoli di Farindola un'autovettura sospetta. Alla vista dei militari dell'Arma 3 persone sono state costrette a fuggire a piedi per i campi circostanti facendo perdere momentaneamente le proprie tracce, e lasciando sul posto un Golf rubata in provincia dell'Aquila nei giorni scorsi. I tre pero' dopo aver rubato successivamente una Fiat 500 in provincia di Teramo, sono riusciti a far perdere le tracce, abbandonando il veicolo a Cappelle Sul Tavo. Impossessati infine di un'Audi, i malviventi sono stati intercettati dai Carabinieri di Pescara che hanno iniziato un inseguimento anche lungo la A14, arrivando poi ad Agnone in Molise, dove i ladri hanno abbandonato anche la terza auto, scappando a piedi per le campagne. Nella prima auto abbandonata i carabinieri, coordinati dal Maggiore Alessandro Albano hanno recuperato 600 pacchetti di sigarette, 2.200 euro in contanti, i gruppi ottici anteriori di una Porsche Cayenne e dolciumi vari, tutta merce risultata rubata nella notte in alcuni esercizi commerciali della zona di Penne.

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Salute, metà degli italiani over 18 in sovrappeso

Una ricerca condotta da Gfk Italia, presentata oggi dall'Istituto nazionale per la chirurgia dell'obesità (Inco) del Gruppo ospedaliero San Donato, mette per la prima volta a confronto il punto di vista del paziente obeso (320 adulti coinvolti) e quello del camice bianco (201 medici di medicina generale, età media 61 anni e 31 anni di esperienza professionale in media) su un fenomeno che nel Belpaese è in rapida crescita, al punto da indurre gli osservatori a parlare di epidemia. Se, infatti, nel 2015 un'indagine Istat segnalava più di un terzo della popolazione adulta (35,3%) in sovrappeso e una persona su 10 obesa (9,8%), con un complessivo 45,1% di over 18 in eccesso ponderale, oggi la ricerca Gfk Italia vede i pazienti obesi salire a quota 13% (di cui 4% gravi con Bmi uguale o superiore a 35), mentre resta invariato il dato della popolazione adulta in sovrappeso. Ciò significa che attualmente la metà circa degli italiani in età adulta è in eccesso ponderale, dato che aumenta con l'avanzare dell'età e ha un'incidenza significativa al Sud e nelle Isole.

"L'Inco è un centro di riferimento per il trattamento dell'obesità e abbiamo sentito la necessità di approfondire e condividere questi dati inediti relativi alla gestione da parte dei pazienti e dei medici curanti, in modo da porre l'attenzione su una patologia complessa e dai costi sociali sempre più elevati, troppe volte percepita come un inconveniente estetico e non come una malattia grave", spiega Alessandro Giovanelli, chirurgo e direttore di Inco. Punto primo: le cause che avrebbero condotto gli intervistati all'obesità. Per i pazienti sono principalmente due i fattori principali, da un lato l'ereditarietà (54% degli intervistati con Bmi 30 o più) e dall'altro l'influenza di stimoli e modelli sociali (51%) che favorirebbero stili alimentari scorretti. Solo una minima parte individua nella sedentarietà una delle possibili cause (2%). Mentre per i medici di famiglia le principali cause dell'obesità severa vanno ricercate innanzitutto nei modelli e negli stimoli sociali che favoriscono stili alimentari scorretti (86%), poi nell'ereditarietà e in terza battuta nella fragilità psicologica. Quanto alle difficoltà, il disagio maggiore segnalato dai pazienti è di natura estetica (60% degli intervistati, che sale a 71% fra gli obesi gravi). A seguire vengono citate le difficoltà dovute all'inefficienza fisica che limita anche i movimenti più banali e solo al terzo posto i problemi di salute (fra i quali il 18% segnala anche ansia e il 14% depressione). "È perfettamente comprensibile che il paziente percepisca come problema primario quello che, agli occhi di tutti, è motivo di dileggio e derisione: l'aspetto fisico. E sentendosi goffo e impacciato nei movimenti, non fa che acuire questo senso di inadeguatezza nei confronti di se stesso e di chi lo circonda. Molte volte non avverte un reale problema di salute, finché non si manifestano le comorbilità. Il nostro scopo è di indirizzare la persona obesa verso la consapevolezza di essere affetta da una reale malattia, ed accompagnarla in un percorso di cura", afferma Marina Biglia, presidente dell'associazione Amici obesi . 

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Digital Crime, un semplice like puo’ diventare diffamatorio

La notizia che sette persone saranno processate presso il Tribunale di Brindisi con l’accusa di diffamazione, per aver apposto un like a un post denigratorio del Sindaco e di alcuni dipendenti comunali, offre nuovi spunti di riflessione in ordine alla diffamazione commessa in rete, tema, per altri versi,  già ampiamente esplorato dalla giurisprudenza. 

In relazione alla competenza è stato precisato come il delitto di diffamazione via Internet è un reato di evento che si consuma quando i terzi percepiscono l’espressione ingiuriosa (Cass., Sez. V, sent.234528/2006). Quando non sia possibile, tuttavia, individuare il luogo di consumazione del reato e sia invece possibile individuare il luogo in remoto in cui il contenuto diffamatorio è stato caricato, tale criterio di collegamento,  in quanto prioritario rispetto a quello di cui all’art.9 c.p.p. comma 2 (che attribuisce la competenza al giudice della residenza, dimora o domicilio dell’imputato), deve prevalere su quest’ultimo, cosicché la competenza risulta individuabile con riferimento al luogo fisico ove viene effettuato l’accesso alla rete per il caricamento dei dati sul server (Cass., Sez.V ,sent. n.31677/2015; Cass., Sez. I, sent. n.8513/2009). In merito al delicato problema dell’accertamento,  si è affermato che rispetto alla diffamazione commessa in rete lo stesso può avvenire anche in mera via logica, partendo da una semplice “stampata”, senza il ricorso a tecniche di indagini informatiche (Cass.,Sez.V, sent.34406/2015).

Interessante, ma isolata, la decisione secondo cui la diffamazione via Internet non può essere presunta, in quanto a differenza della televisione e della radio, il messaggio inserito non è detto che venga letto. Pertanto in assenza di prova di percezione da parte di terzi si risponderebbe di tentata diffamazione ( Tribunale di Teramo, sent. 30 gennaio 2002 n.112). Quanto ai social, se da un lato si ritiene che la diffamazione su una bacheca integri il delitto di diffamazione aggravata per l’uso del “mezzo di pubblicità”(Cass., Sez. I, sent.24431/015), dall’altro si è esclusa la sua sussistenza in capo all’amministratore di un gruppo Facebook per i commenti di terzi da lui non approvati espressamente. Viceversa lo stesso viene ritenuto punibile qualora abbia scientemente omesso di cancellare, anche a posteriori, le frasi diffamatorie segnalate (Tribunale di Vallo della Lucania, Gip, sentenza 24 febbraio 2016, n.22).

Tendenzialmente unanime, tranne casi isolati (Trib. Varese, GUP, 22 febbraio 2013; Trib. Aosta, 26 maggio 2006) l’idea che il gestore del blog non possa essere considerato responsabile della diffamazione per scritti altrui, non essendo equiparabile al direttore di una testata giornalistica e non avendo obblighi giuridici di impedire l’evento (Cass.Sez.V, sent.n.44126/11; Cass.Sez.V, sent .n.35511/10).

In relazione al like apposto su un contenuto denigratorio, invece,  non vi sono ad oggi precedenti e ciò rende il processo presso il Tribunale di Brindisi un caso pilota su cui confrontarsi.

Da un lato, vi è chi rileva la possibilità di sostenere la sussistenza del concorso nel delitto di diffamazione, ritenendo che attraverso il like si manifesta un’ adesione piena al contenuto e, dal punto di vista tecnico, si contribuisce a determinare una sua maggiore visibilità. Dall’altro, c’è chi osserva come il like venga nella realtà digitale apposto sovente in modo disinvolto, automatico, senza essere preceduto da un’effettiva riflessione e, quindi, non sintomatico di una piena adesione al contenuto.

Posto che sempre più spesso nei social si registrano commenti e comportamenti troppo disinvolti, il che richiederebbe un maggior senso di responsabilità da parte di tutti,  ed essendo pacifico che sul piano astratto anche un like potrebbe condurre ad una configurabilità di un concorso nel delitto di diffamazione, rimane assai difficile, sul piano eminentemente probatorio, dimostrare esclusivamente attraverso lo stesso il dolo richiesto dall’art.595 c.p. , essendo più agevole dimostrare l’automaticità con la quale in altre occasioni si è messo il like  o comunque la non riconducibilità dello stesso al messaggio denigratorio, pensiamo alle ipotesi frequenti in cui il like si mette ai contenuti di un amico in quanto tale ed a prescindere da ciò che scrive.

D’altra parte, se passasse la tesi di una compartecipazione al delitto di diffamazione per un semplice like si andrebbe a toccare pesantemente la sfera della libera manifestazione del pensiero nella sua forma minima, ovvero non su quello che si esprime, ma addirittura sulla possibilità o meno di non essere in disaccordo con altri, al di là del modo in cui questi esprimono i loro giudizi.

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