Incredibile ma vero

‘Il Blue Monday è solo un fake mediatico’

"Il Blue Monday è solo un fake mediatico, che non ha alcun tipo di riscontro dal punto di vista della biologia e del vissuto comportamentale di nessuna fascia della popolazione". A bollare così il presunto effetto 'Blue Monday' - che ricorrerebbe il terzo lunedì di gennaio secondo la definizione di Cliff Arnall, psicologo, life coach e consulente inglese che aveva sviluppato un'equazione per calcolare quale fosse il giorno più triste dell'anno - è Massimo Di Giannantonio, psichiatra e professore dell'università Gabriele d'Annunzio di Chieti, che si aggiunge alla lunga lista degli scettici del 'lunedì triste'. La formula del Blue Monday, che prende in considerazione diversi fattori come la fine delle vacanze di Natale, il clima, l'inizio della settimana, i soldi spesi per gli acquisiti natalizi, è stata infatti già smentita da psicologi ed esperti, e forse non a caso era nata per un'azienda di viaggi inglese che promuoveva vacanze invernali. Ebbene, per Di Giannantonio questo non è solo il periodo in cui si mettono via gli addobbi natalizi. "Le giornate si allungano, più ore di luce segnano un risveglio del sistema endocrino e gli animali e le piante si preparano alla rinascita e al risveglio dal letargo. Non è un caso - dice all'AdnKronos Salute - che in questo periodi ci si curi di più: molti si mettono a dieta, altri vanno in palestra, altri ancora cambiano colore o taglio di capelli. La luce ha un potente effetto sull'umore e rimette in modo le energie, anche sessuali", sottolinea lo psichiatra. 

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Vasto, musicoterapia in oncologia

All'ospedale di Vasto terapia arte e musica si fondono. Luca Raimondi, musicoterapeuta, è stato per questo "arruolato" da Nicola D'Ostilio, oncologo responsabile del Servizio, convinto sostenitore del prezioso contributo offerto alla cura dall'arte nelle sue diverse espressioni, efficace piu' di qualunque farmaco nel permeare l'animo l'umano e alleviare la pena. In punta di piedi, anzi di piano, Luca stabilisce con i pazienti un contatto che non ha bisogno delle parole e si nutre di musica che armonizza, stempera, avvicina. Attraverso una canzone i pazienti ricordano e scambiano storie, esperienze, vissuti, lasciando riaffiorare emozioni e immagini custodite nella memoria.

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Corte di Cassazione, se il papa’ in congedo non si cura del figlio rischia il licenziamento

Il genitore che fruisce di un congedo parentale per stare con il proprio bambino ma poi passa la maggior parte del tempo senza curarsi del figlio rischia il licenziamento. La sezione lavoro della Cassazione ha rigettato il ricorso di un uomo, licenziato dopo che il datore di lavoro, sulla base di proprie indagini investigative, aveva accertato che "per oltre la meta' del tempo concesso a titolo di permesso parentale" il dipendente non aveva "svolto alcuna attivita' a favore del figlio": in tal modo, aveva sostenuto il giudice del merito (la Corte d'appello dell'Aquila) confermando il licenziamento, si era realizzato uno "sviamento dalla funzione tipica per la quale il congedo parentale era stato concesso, diretto a sostenere i bisogni affettivi e relazionali del figlio". L'uomo, nel suo ricorso, aveva sostenuto l'illegittimita' della sanzione irrogatagli dall'azienda, sia rilevando che il congedo non e' equiparabile ai permessi per familiari disabili previsti dalla legge 104, sia il fatto che non era stato accertato che egli, nel periodo in esame, avesse svolto altra attivita' lavorativa. La Suprema Corte, confermando la pronuncia dei giudici abruzzesi, ha evidenziato che "puo' verificarsi un abuso del diritto potestativo di congedo parentale, allorche' il diritto venga esercitato non per la cura diretta del bambino, bensi' per attendere ad altra attivita' di lavoro, ancorche' incidente positivamente sulla organizzazione economica e sociale della famiglia": anzi, si legge nella sentenza depositata oggi, "analogo ragionamento puo' essere sviluppato" anche nel caso in cui "il genitore trascuri la cura del figlio per dedicarsi a qualunque altra attivita' che non sia in diretta relazione con detta cura, perche' cio' che conta non e' tanto quel che il genitore fa nel tempo da dedicare al figlio quanto piuttosto quello che invece non fa nel tempo che avrebbe dovuto dedicare al minore". Infatti, spiegano ancora i giudici di 'Palazzaccio', "una siffatta conversione delle ore di lavoro" quale e' il congedo "se pure non deve essere intesa alla stregua di una rigida sovrapponibilita' temporale, non puo' pero' ammettere un'accudienza soltanto indiretta, per interposta persona, mediante il solo contributo ad una migliore organizzazione della vita familiare, poiche' quest'ultima esigenza puo' essere assicurata da altri istituti (contrattuali o legali) che solo indirettamente influiscono sulla vita del bambino e che, in ogni caso, mirano al soddisfacimento di necessita' diverse da quella tutelata con il congedo parentale, il quale - conclude la Corte - non attiene a esigenze puramente fisiologiche del minore ma, specificamente, intende appagare i suoi bisogni affettivi e relazionali onde realizzare il pieno sviluppo della sua personalita' sin dal momento dell'ingresso in famiglia". 

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Coldiretti, 5mila ristoranti in mano alla criminalità

Dal vino alla pasta fino alla ristorazione, un business da 21,8 miliardi di euro per le agromafie. Sono almeno cinquemila i locali della ristorazione che sono nelle mani della criminalita' organizzata che, approfittando della crisi economica, penetra in modo massiccio e capillare nell'economia legale. Lo sostiene la Coldiretti, a commentando la maxioperazione di questa mattina della Dda di Catanzaro nei confronti dal clan Farao-Marincola di Ciro' Marina che ha portato a numerosi arresti in Italia e Germania e secondo gli investigatori era riuscito a strutturare un'ampia rete commerciale in grado di imporre a ristoranti e pizzerie l'acquisto di diversi prodotti del Crotonese, dalla pasta per la pizza al vino di Ciro'. Le indagini - riferiscono gli investigatori - hanno ricostruito uno scenario di pervasiva infiltrazione mafiosa in diversi settori economico-imprenditoriali, dal commercio di prodotti vinicoli e alimentari, oltre che nella raccolta dei rifiuti, nei servizi funebri, negli appalti pubblici, nonche' una fitta rete di connivenze da parte di pubblici amministratori. Ricattando o acquisendo direttamente o indirettamente gli esercizi ristorativi in Italia e all'estero, le organizzazioni criminali - sottolinea la Coldiretti - garantiscono uno sbocco al fiorente business delle agromafie il cui volume di affari complessivo nel 2017 e' salito a 21,8 miliardi di euro (+30% in un anno) lungo tutta la filiera del cibo, della sua produzione, trasporto, distribuzione e vendita, secondo l'Osservatorio sulla criminalita' organizzata nell'agroalimentare

Per il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo, "le agromafie vanno contrastate nei terreni agricoli, nelle segrete stanze in cui si determinano in prezzi, nell'opacita' della burocrazia, nella fase della distribuzione di prodotti che percorrono migliaia di chilometri prima di giungere al consumatore finale, ma soprattutto con la trasparenza e l'informazione dei cittadini che devono poter conoscere la storia del prodotto che arriva nel piatto a casa e al ristorante", ed e' importante "inserire l'origine degli alimenti anche nei menu, dalla carne al pesce".

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Ritrovata la bottiglia di Vodka più costosa al mondo rubata a Copenaghen

È stata ritrovata vuota in un cantiere di Copenaghen la bottiglia di vodka definita "la più cara del mondo", che era stata rubata in un bar della città danese questa settimana. "Non so cosa sia successo alla vodka, ma la bottiglia era vuota", ha dichiarato il portavoce della polizia di Copenaghen, Riad Tooba. Si stima che la bottiglia, decorata con oro giallo e bianco e con una replica dell'aquila imperiale russa tempestata di diamanti, valga 1,3 milioni di dollari. Era stata rubata nella notte fra lunedì e martedì dal bar Cafe 33. La polizia ha fatto sapere su Twitter che è stata ritrovata intatta e che al momento sono in corso controlli.

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La polizia danese sta indagando sul furto di quella che è considerata la "bottiglia più costosa del mondo" di vodka sottratta ad un bar di Copenhagen, il cui proprietario pensa che sia "un lavoro interno". La bottiglia, realizzata in oro bianco e giallo e contenente una replica di diamanti dell'Aquila imperiale russa incastonata sul tappo, è stimata a un milione di euro. Una registrazione delle telecamere a circuito chiuso inviata alla France Presse, mostra un uomo col voto coperto che afferra la bottiglia di vodka "Russo-Baltique" prima di fuggire dal Cafe 33, un bar di Copenagahen, nelle prime ore di martedì scorso. "Qualcuno deve aver ricevuto la chiave da chi in precedenza ha lavorato qui", ha dichiarato ad Afp Brian Ingberg, proprietario del bar. La bottiglia, presente nel thriller "House of Cards", non è assicurata ed è stata prestata da un uomo d'affari russo, ha aggiunto. La stessa bottiglia è stata servita al presidente americano, interpretato dall'attore Kevin Spacey, nella terza stagione dello show di Netflix. 

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Trasportatore ‘furbetto’ scoperto dalla Polizia

E' stato identificato e denunciato un 'furbetto delle pere e delle banane'. Tutto nasce dalla denuncia del titolare di una Cooperativa agricola di Troia, che si era insospettito per la condotta di un autotrasportatore dipendente al quale 'mancavano' negli ultimi giorni un consistente quantitativo di frutta (pere, banane e mele), sottratte da carichi destinati a negozi del nord Italia, della cui mancanza lo stesso non riusciva a dare alcuna contezza. L'autotrasportatore in piu' di un viaggio nel periodo natalizio avrebbe "deviato" sul percorso sud/nord in direzione cittadine del Veneto e della Lombardia, per raggiungere Teramo. I poliziotti dell'ufficio investigativo sono riusciti a ricostruire in poco tempo il percorso realmente effettuato dal camion condotto dall'autotrasportatore negli scorsi giorni, avendo conferma della presenza a Teramo proprio poche ore prima della segnalazione ricevuta dal titolare della Cooperativa. E' stato cosi' che i poliziotti hanno potuto individuare l'esercente a cui P.D., quarantenne di Tortorteto, aveva scaricato, per un prezzo assai minore rispetto a quello previsto, la frutta "sottratta". Alla richiesta di documentazione circa la giacenza nel suo negozio della frutta " segnalata", S.A., trentenne cittadino extracomunitario, in realta' non è riuscito a rispondere. Sono risultati quindi privi di regolare bolle e fatture 225 kg. di pere ("Angelys"), 360 kg. di banane ("Chiquita") e 700 kg. di mele (" Fuji") che l'esercente doveva ammettere essere state pagate all'autotrasportatore "un terzo" del normale prezzo di mercato, cosa che consentiva conseguentemente di vendere al minuto a "prezzo piu' che concorrenziale". Gli Agenti della Squadra Mobile, dopo aver sequestrato e restituito la merce illecitamente sottratta alla Cooperativa produttrice, hanno segnalato alla Procura della Repubblica l'autotrasportatore per appropriazione indebita e l'esercente della rivendita di frutta per ricettazione.

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Doxa, la felicità abita alle Fiji e gli italiani sono sotto la media mondiale 

La felicità abita alle isole Fiji, un sentimento che pervade il 95% della popolazione dell'arcipelago del Pacifico. Seguono i colombiani 87%, la medaglia di bronzo ai filippini 84%. Sono alcuni dei numeri del sondaggio di fine anno condotto da Doxa per conto di Gallup International e Win (Worldwide Independent Network of Market Research and Opinion Polls. La maggioranza della popolazione è felice in tutti i 55 paesi coinvolti nella ricerca,nonostante 32 paesi siano pessimisti sulle loro prospettive economiche. Sono i numeri sondaggio di fine anno condotto da Doxa per conto di Gallup International e Win(Worldwide Independent Network of Market Research and Opinion Polls. Il 59% della popolazione mondiale dichiara di essere felice della propria vita (in calo rispetto al 68% dell'anno scorso); il 28% è né felice né infelice e l'11% non è felice. Il dato italiano della felicità è pari al 50%, in lieve rialzo rispetto al 2016 (+4%) La media mondiale dell'indice Net Happiness, dato dalla differenza tra i felici e gli infelici, viaggi al 48%, Italia sotto la media con il 42%. Su scala mondiale i giovani under 35 sono mediamente il 15% più felici degli over 55. Lo stesso si può dire per i più istruiti: i laureati sono il 13% più felici di coloro che hanno un livello d'istruzione base (scuola primaria).

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Gli italiani mentono sul Cv per la conoscenza delle lingue

Secondo il recente sondaggio Employment Screening Benchmark Report, l'85% dei datori di lavoro ha scovato bugie nel curriculum vitae dei candidati. Il dato è cresciuto di quasi 20 punti percentuali negli ultimi 5 anni, nonostante millantare abilità mai possedute comporti rischi elevati, anche a livello legale. Per questa ragione, l'accademia di inglese online ABA English spiega perché mentire sul proprio CV non è una buona idea per il 2018. Il 14% degli italiani riconosce di esagerare sulle proprie abilità o competenze in un colloquio di lavoro, secondo uno studio recente di ABA English; inoltre, un quarto dei candidati ha ammesso di aver mentito intenzionalmente sul proprio CV, come riporta uno studio di CareerBuilder. Ma su quali aspetti si mente di più? Al primo posto troviamo le abilità (62%); seguono le responsabilità (54%), la durata dell'impiego (39%), gli incarichi lavorativi (31%) e i titoli di studio (28%). Alcuni candidati mentono in grande stile: c'è chi vanta un premio Nobel, chi si è laureato in università mai esistite e chi ha sostenuto di aver lavorato in un carcere quando vi era in realtà detenuto.

In Italia, mentire sulle proprie competenze linguistiche, soprattutto in inglese, è quanto mai diffuso. Non c'è da stupirsi, dal momento che l'inglese è la lingua più richiesta in ambito lavorativo per il 76% degli italiani, come attesta un altro studio di ABA English. Inoltre, il 54% dei giovani intervistati di età compresa tra i 20 e i 45 anni ha dichiarato di aver perso un'opportunità lavorativa (nuovo impiego o promozione) a causa della scarsa conoscenza della lingua. Spesso le bugie nel curriculum hanno le gambe corte. Per esempio, il 39% degli italiani ha dichiarato che il proprio livello di inglese è stato valutato in sede di colloquio, secondo gli ultimi dati ABA English. Esistono anche software creati appositamente per individuare incongruenze nei curricula dei candidati, e non è raro che si contattino i precedenti datori di lavoro per verificare la veridicità di alcune informazioni. In molti casi si esagera la conoscenza di una lingua perché il livello è visto come un dato soggettivo. Per esempio, cosa significa in concreto avere una "buona conoscenza dell'inglese"? Per le aziende e i recruiters, esiste un modo quanto mai semplice di averne prova, attraverso le certificazioni rilasciate da enti autorevoli quali il Cambridge English Language Assessment, che attestano in modo oggettivo, misurabile e ufficiale la conoscenza dell'inglese di chi cerca lavoro. È possibile anche certificare le competenze linguistiche necessarie in settori specifici. Per esempio, il BULATS (Business Language Testing Service) di Cambridge English attesta il livello di inglese per l'ambito lavorativo. A questo riguardo, dal 2016 ABA English è la prima accademia completamente digitale autorizzata a rilasciare certificazioni ufficiali di Cambridge English, e centinaia di studenti in tutto il mondo aggiungono il certificato ABA English sul proprio profilo LinkedIn come prova del loro livello d'inglese. Spesso i candidati sono spinti a mentire nel CV dalla convinzione che il datore di lavoro cerchi persone con superpoteri e anni di esperienza. In realtà, in molti casi le aziende sono più interessate alle potenzialità di crescita personale di un candidato che alle competenze già acquisite. È quindi importante che il proprio curriculum vitae metta in risalto la volontà di crescere e imparare. Per esempio, aver seguito corsi di perfezionamento linguistico o aggiornamento in ambito tecnologico dimostra il desiderio di apprendimento e crescita professionale di chi è alla ricerca di lavoro. 

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A Londra nasce il bar col selfieccino, il cappuccino col selfie

Arriva da Londra il selfieccino, ossia un cappuccino con un selfie sopra. Lo ha ideato il barista della Tea Terrace nel department store House of Fraser a Londra. 

Il cliente della sala da te, tra scones, sandwich, biscottini vari, si fa un selfie e con lo smartphone lo manda al barista che, con una macchina 3d lo riproduce su una tazza di cappuccino. Ecco così stampata con il volto dell'avventore una cialdina che diventa topping e va sopra il cappuccino.

 

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Solo 54% degli italiani si sente cittadino dell’Unione Europea

Solo il 54% degli italiani, cittadini di uno dei Paesi fondatori della Cee, si sente cittadino dell'Unione Europea. Il senso di appartenenza all'Ue è più debole solo in Grecia, vittima di una crisi economica profondissima e oggetto di durissime politiche di austerity, dove riguarda appena il 48% dei cittadini. Persino i britannici, che stanno negoziando la Brexit per andarsene, si sentono cittadini Ue più degli abitanti del Bel Paese (55% contro 54%). E' uno dei dati che emergono dal sondaggio Eurobarometro, pubblicato oggi dalla Commissione Europea. Ben il 43% degli italiani non sente di essere un cittadino dell'Ue (il 3% non sa o non risponde), contro il 52% dei greci. In Gran Bretagna il 44% non si sente cittadino Ue (l'1% non sa o non risponde). I cittadini Ue con l'identità più europea sono i lussemburghesi (90% si considera cittadino Ue e il 9% no), seguiti dagli spagnoli (88% e 12%), dai maltesi (85% e 14%) e dai tedeschi (82% e 17%)

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