Primo Piano

Bollette, arrivano i rincari per luce e gas

Sono partiti dal primo gennaio i rincari di luce e gas. La famiglia tipo registrerà un incremento del +5,3% per le forniture elettriche mentre per quelle gas del +5%. Gli aumenti sono stati comunicati dall'Autorità per l'energia sottolineando che per l'elettricità è stato decisivo l'incremento dei prezzi all'ingrosso e dei costi per adeguatezza e sicurezza mentre per il gas arriva il previsto effetto invernale.

I rincari per le bollette di luce e gas comunicati dall'Autorità per l'energia comporteranno "nel dettaglio, per l'elettricità la spesa (al lordo delle tasse) per la famiglia-tipo nell'anno compreso tra il 1° aprile 2017 e il 31 marzo 2018 di circa 535 euro, con un aumento del +7,5% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente (1° aprile 2016 - 31 marzo 2017) corrispondente ad un aumento di circa 37 euro l'anno. Nello stesso periodo la spesa della famiglia tipo per la bolletta del gas, specifica l'Authority nella sua nota di aggiornamento, sarà di circa 1.044 euro, con un rialzo del +2,1% rispetto ai 12 mesi equivalenti dell'anno precedente, corrispondente ad un aumento di circa 22 euro l'anno.

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Il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Care concittadine e cari concittadini, un saluto cordiale e un grande augurio. A tutti coloro che sono in Italia e agli italiani che si trovano all'estero.

Tra poco, inizierà il 2018.

Settant'anni fa, nello stesso momento, entrava in vigore la Costituzione della Repubblica, con il suo patrimonio, di valori, di principi, di regole, che costituiscono la nostra casa comune, secondo la definizione di uno dei padri costituenti.

Su questi valori, principi e regole si fonda, e si svolge, la nostra vita democratica. Al suo vertice, si colloca la sovranità popolare che si esprime, anzitutto, nelle libere elezioni.

Come sapete ho firmato il decreto che conclude questa legislatura del Parlamento e, il 4 marzo prossimo, voteremo per eleggere le nuove Camere.

E' stato importante rispettare il ritmo, fisiologico, di cinque anni, previsto dalla Costituzione.

Insieme ad altri esiti positivi, andremo a votare con una nuova legge elettorale approvata dal Parlamento, omogenea per le due Camere.

Le elezioni aprono, come sempre, una pagina bianca: a scriverla saranno gli elettori e, successivamente, i partiti e il Parlamento. A loro sono affidate le nostre speranze e le nostre attese.

Mi auguro un'ampia partecipazione al voto e che nessuno rinunzi al diritto di concorrere a decidere le sorti del nostro Paese.

Ho fiducia nella partecipazione dei giovani nati nel 1999 che voteranno per la prima volta.

Questo mi induce a condividere con voi una riflessione.

Nell'anno che si apre ricorderemo il centenario della vittoria nella Grande guerra e la fine delle immani sofferenze provocate da quel conflitto.

In questi mesi di un secolo fa i diciottenni di allora - i ragazzi del '99 - vennero mandati in guerra, nelle trincee.

Molti vi morirono.

Oggi i nostri diciottenni vanno al voto, protagonisti della vita democratica.

Propongo questa riflessione perché, talvolta, corriamo il rischio di dimenticare che, a differenza delle generazioni che ci hanno preceduto, viviamo nel più lungo periodo di pace del nostro Paese e dell'Europa.

Non avviene lo stesso in tanti luoghi del mondo.

Assistiamo, persino, al riaffacciarsi della corsa all'arma nucleare.

Abbiamo di fronte, oggi, difficoltà che vanno sempre tenute ben presenti. Ma non dobbiamo smarrire la consapevolezza di quel che abbiamo conquistato: la pace, la libertà, la democrazia, i diritti.

Non sono condizioni scontate, né acquisite una volta per tutte. Vanno difese, con grande attenzione, non dimenticando mai i sacrifici che sono stati necessari per conseguirle.

Non possiamo vivere nella trappola di un eterno presente, quasi in una sospensione del tempo, che ignora il passato e oscura l'avvenire, così deformando il rapporto con la realtà.

La democrazia vive di impegno nel presente, ma si alimenta di memoria e di visione del futuro.

Occorre preparare il domani. Interpretare, e comprendere, le cose nuove. La velocità delle innovazioni è incalzante; e ci conduce in una nuova era, che già cominciamo a vivere.

Un'era che pone anche interrogativi sul rapporto tra l'uomo, lo sviluppo e la natura. Basti pensare alle conseguenze dei mutamenti climatici, come la siccità, la limitata disponibilità di acqua, gli incendi devastanti.

Si manifesta, a questo riguardo, una sensibilità crescente, che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco, al quale rivolgo gli auguri più fervidi.

Cambiano gli stili di vita, i consumi, i linguaggi. Mutano i mestieri, e la organizzazione della produzione. Scompaiono alcune professioni; altre ne appaiono.

In questo tempo, la parola "futuro" può anche evocare incertezza e preoccupazione. Non è stato sempre così. Le scoperte scientifiche, la evoluzione della tecnica, nella storia, hanno accompagnato un'idea positiva di progresso.

I cambiamenti, tuttavia, vanno governati per evitare che possano produrre ingiustizie e creare nuove marginalità.

L'autentica missione della politica consiste, proprio, nella capacità di misurarsi con queste novità, guidando i processi di mutamento. Per rendere più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre.

La cassetta degli attrezzi, per riuscire in questo lavoro, è la nostra Costituzione: ci indica la responsabilità nei confronti della Repubblica e ci sollecita a riconoscerci comunità di vita.

L'orizzonte del futuro costituisce, quindi, il vero oggetto dell'imminente confronto elettorale.

Il dovere di proposte adeguate - proposte realistiche e concrete - è fortemente richiesto dalla dimensione dei problemi del nostro Paese. 
Non è mio compito formulare indicazioni.

Mi limito a sottolineare, ancora una volta, che il lavoro resta la prima, e la più grave, questione sociale. Anzitutto per i giovani, ma non soltanto per loro. E' necessario che ve ne sia in ogni famiglia. Al tempo stesso va garantita la tutela dei diritti e la sicurezza, per tutti coloro che lavorano.

Tanti nostri concittadini vivono queste festività in condizioni di disagio, per le conseguenze dei terremoti, che hanno colpito larga parte dell'Italia centrale. A loro desidero far sentire la vicinanza di tutti.

Gli interventi per la ripresa e la ricostruzione proseguono e, talvolta, presentano difficoltà e lacune. L'impegno deve continuare in modo sempre più efficiente fino al raggiungimento degli obiettivi.

Esprimo solidarietà ai familiari delle vittime di Rigopiano e della alluvione di Livorno; ai cittadini di Ischia, che hanno patito gli effetti di un altro sisma. E a tutti coloro che, nel corso dell'anno, hanno attraversato momenti di dolore.

Un pensiero particolare va ai nostri concittadini vittime dell'attentato di Barcellona. Il loro ricordo, unito a quello delle vittime degli attentati all'estero degli anni precedenti, ci rammenta il dovere di mantenere la massima vigilanza nella lotta al terrorismo.

Riguardo a questo impegno, vorrei ribadire la riconoscenza nei confronti delle nostre Forze dell'Ordine, dei nostri Servizi di informazione, delle Forze Armate, ripetendo le stesse parole di un anno fa: "Anche nell'anno trascorso hanno operato, con serietà e competenza, perché in Italia si possa vivere con sicurezza rispetto a quel pericolo, che esiste ma che si cerca di prevenire".

Si è parlato, di recente, di un'Italia quasi preda del risentimento.

Conosco un Paese diverso, in larga misura generoso e solidale. Ho incontrato tante persone, orgogliose di compiere il proprio dovere e di aiutare chi ha bisogno. Donne e uomini che, giorno dopo giorno, affrontano, con tenacia e con coraggio, le difficoltà della vita e cercano di superarle.

I problemi che abbiamo davanti sono superabili. Possiamo affrontarli con successo, facendo, ciascuno, interamente, la parte propria. Tutti, specialmente chi riveste un ruolo istituzionale e deve avvertire, in modo particolare, la responsabilità nei confronti della Repubblica.

Vorrei rivolgere, in chiusura, un saluto a quanti, questa sera, non stanno festeggiando perché impegnati ad assolvere compiti e servizi essenziali per tutti noi: sulle strade, negli ospedali, nelle città, per garantire sicurezza, soccorso, informazione, sollievo dalla sofferenza.

A loro, ringraziandoli, esprimo un augurio particolare.

Auguri a tutti; e buon anno.

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Pescara, riflettori puntati sul concerto in piazza Salotto di Vinicio Capossela

Conto alla rovescia per la festa del 31 dicembre dalle 22,30 in piazza della Rinascita con Vinicio Capossela e per il primo concerto evento del 2018 il primo di gennaio alle 19, con Ermal Meta, stesso palco. Si muoveranno in tantissimi anche da fuori regione per brindare al 2018 con la musica di Vinicio Capossela, un vero e proprio big della musica italiana. Lo spettacolo comincerà direttamente dalle 22,30 circa e fino alla mezzanotte. Il countdown sarà con una speciale edizione di Pescara Mapping, i fuochi d’artificio li avremo solo sulla facciata del Palazzo Arlecchino, versione videomapping. La serata si chiuderà con il Dj set di Vangelis che andrà avanti dopo il concerto. Alle 19 del primo gennaio salirà sul palco salirà Ermal Meta. Un artista che si è affermato sia come autore di nomi enormi della musica italiana che come interprete, con i premi riscossi a Sanremo l’anno scorso.

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Aumento in vista dei pedaggi per le autostrade A24 e A25

Levata di scudi di politici e associazioni contro "il rischio di aumento del 13 per cento dei Pedaggiautostradali sulle autostrade A24 e A25" che collegano l'Abruzzo con il Lazio. Per il consigliere regionale del Pd Pierpaolo Pietrucci, se ci dovesse essere l'aumento "sarebbe un salasso per quella che e' gia' l'autostrada piu' cara d'Italia e di fatto l'unica possibilita' di collegamento dell'Abruzzo, e dell'Abruzzo interno in particolare, verso Roma e non solo. Non e' una scelta equa neppure questa, e graverebbe su territori che stanno gia' affrontando problemi immani. Non lo sarebbe per i cittadini, per le imprese, per i lavoratori". Per presidente e direttore di Confartigianato Abruzzo, rispettivamente Luca Di Tecco e Daniele Giangiulli, "l'aumento dei Pedaggi e' vergognoso, e' un ennesimo rincaro che potrebbe divenire realta' se venissero confermate le voci circa l'accordo, giunto al termine di una lunga trattativa tra Strada dei Parchi, Ministero dei Trasporti e Ministero dell'economia". I due attaccano il presidente della Giunta regionale abruzzese, Luciano D'Alfonso. Il direttore regionale di Confcommercio, Celso Cioni, in una lettera aperta chiede un incontro con il governatore D'Alfonso, prefigurando "un'ulteriore perdita competitiva del Sistema produttivo abruzzese nel momento in cui, con fatica, esso sta cercando di poter fruire degli ancor debolissimi segnali di ripresa economica e occupazionale". Sulla questione interviene anche Massimo Carugno della Segreteria Nazionale Psi. "La Strada dei Parchi applica una sentenza del Tar che annulla il blocco degli aumenti imposto dal Ministero Infrastrutture e Trasporti nel 2014. Se per andare da Pescara a Roma si spendevano 17,30 euro dal 1 gennaio ci vorranno circa 20. Siamo a livelli di quasi il doppio di quello che si paga sulla Milano-Bari. Questa regione, che dovrebbe vivere di turismo, e' penalizzata proprio sui costi della mobilita'. Autostrade a prezzi astronomici e treni che viaggiano a passo di lumaca rischiano di azzerare qualunque forma di interesse turistico per l'Abruzzo". 

La replica di Strada dei Parchi

 "Il 29 dicembre il Governo ha disposto un aumento del pedaggio sulle autostrade A24 e A25 gestite da Strada dei Parchi SpA. Si tratta di un aumento del 12,89% per le tratte di A24 e A25. E' un aumento importante, conseguenza diretta del blocco delle tariffe imposto negli ultimi tre anni dal Ministero e della mancata approvazione, da quattro anni, del Piano Economico Finanziario di A24 e A25". E' quanto si legge in una nota di Strada dei Parchi Spa diffusa in serata. "Ricordiamo che a partire dal 2014 e per il 2015 e 2016 il Ministero ha imposto tariffe calmierate rispetto agli aumenti previsti dalla Concessione, ignorando la clausola contrattuale del ristoro degli investimenti realizzati dalla Concessionaria sulla tratta autostradale, senza di contro adottare forme compensative alternative". "Sul punto - prosegue la nota - il Tar del Lazio ha condannato l'inerzia del Ministero, tanto che la Magistratura Amministrativa, con propria sentenza, ha ripristinato le condizioni previste nei contratti di concessione. La politica degli aumenti tariffari della Concessionaria non e' il frutto di una decisione autonoma e unilaterale di SdP. Al contrario, e' puntualmente regolata dal contratto di concessione, messo a gara dal Concedente e sottoscritto con Strada dei Parchi aggiudicataria della gara di concessione, che ha portato alla privatizzazione della gestione di A24 e A25". "E' la Legge, dunque - continua il comunicato - che stabilisce i criteri per la determinazione delle tariffe, in base a un mix di parametri che considerano il prezzo di concessione, pari a oltre 750 milioni di euro oltre interessi corrisposto in rate annuali, l'incremento del tasso di inflazione, il totale degli investimenti effettuati, gli ammortamenti e i costi di gestione. Vieppiu' inoltre che per ogni euro di pedaggio incassato dalla Strada dei Parchi, solo 43 centesimi restano nella disponibilita' della concessionaria per garantire la gestione e la manutenzione dell'infrastruttura, mentre i restanti 57 centesimi vanno a vario titolo allo Stato". "Come sopra accennato, Strada dei Parchi e' l'unica Concessionaria, inoltre, che corrisponde un prezzo di concessione all'Anas, pari a 55,9 milioni di euro ogni anno, ricavati, anch'essi, dai pedaggi. Nel periodo 2003/2015, il Concessionario ha corrisposto all'Anas 670 milioni di euro, che certamente non sono finiti nella manutenzione delle strade abruzzesi, a differenza degli 830 milioni di investimenti effettuati da Strada dei Parchi nel medesimo periodo di riferimento. E' bene sottolineare che la situazione attuale, che vede fare i conti con aumenti tariffari consistenti, e' frutto della mancata approvazione da ben oltre 5 anni del Piano Economico e Finanziario della Societa' da parte del Ministero dei Trasporti, da quando cioe' e' entrata in vigore la legge 228/2012. Tale norma avrebbe consentito non solo di adeguare l'infrastruttura autostradale ai nuovi standard di sicurezza antisismici, ma anche di rinegoziare, 5 anni fa, termini e condizioni del contratto di Concessione, al fine di conseguire aumenti tariffari sostenibili per l'utenza". "Dall'ottobre 2013, prima che scadesse il vecchio PEF valido per il periodo regolatorio 2009-2013, sono state presentate da Strada dei Parchi ben 12 versioni di Piano Economico Finanziario, tutte caratterizzate da livelli di incremento tariffario nell'ordine dell'1% oltre l'inflazione. Il Ministero non ha considerato quanto proposto da Strada dei Parchi, e nel novembre 2016 ha imposto la propria soluzione, che prevede l'adeguamento in sede delle strutture, senza tuttavia esprimersi sull'impatto che detta soluzione avra' sugli incrementi tariffari programmati. Questa e' la situazione oggi per Strada dei Parchi, mentre e' opportuno ricordare che il Ministero ha gia' definito con altre Concessionarie piani di investimento, attivando le procedure con Bruxelles. Ma non c'e' ancora il piano di messa in sicurezza definitivo per A24 e A25". "Tra il 2003 e il 2017 Strada dei Parchi ha sostenuto ingenti investimenti per la realizzazione di opere importantissime. Le Complanari di Roma, per cominciare: opere che hanno reso piu' sicuri e veloci l'ingresso e l'uscita dalla Capitale, per un importo complessivo di 258 milioni di euro; il raddoppio del tratto autostradale in direzione Teramo, gli interventi di messa in sicurezza dei viadotti, la dotazione del traforo del Gran Sasso di nuovi e piu' moderni sistemi antincendio, l'automazione delle stazioni di servizio, la posa di pavimentazione drenante su 100 chilometri di rete. A tutto cio' vanno aggiunti i lavori di riqualificazione dell'intera autostrada ereditata dalla vecchia gestione della Sara (vent'anni senza lavori di manutenzione). Tutte opere e investimenti che Strada dei Parchi ha effettuato mantenendo intatti i livelli occupazionali, senza tagliare un solo posto di lavoro e nonostante le rilevanti perdite di esercizio, alle quali e' stato fatto fronte con importanti immissioni di capitale da parte degli azionisti (ad oggi circa 180 milioni di euro) e non certo con l'aumento dei pedaggi". "E' doveroso segnalare che Strada dei Parchi e' tra le poche Concessionarie ad aver completato tutti gli investimenti previsti nella Convenzione del 2009 nonche' tutte le manutenzioni ordinarie dal 2003 al 2017. E' intenzione di Strada dei Parchi - conclude la nota - continuare a migliorare la viabilita' autostradale abruzzese, con opere e investimenti importanti sul fronte della sicurezza e della modernizzazione. Detto impegno potra' essere attuato solo dopo che il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti avra' approvato un progetto sostenibile sia dal punto di vista della tariffa, sia sociale sia tecnico".

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Fisco, la mappa delle tasse italiane secondo Unimpresa

La mappa del fisco locale in Italia mostra aliquote pesanti in sette citta'. A Roma 4,82% di Irap, 4,23% di addizionali Irpef, 1,06% di Imu; a Torino 4,13% di addizionali Irpef, 1,06% di Imu e 0,33% di Tasi; a Napoli 4,97% di Irap, 1,06% di Imu e 0,33% di Tasi; a Genova e Bologna 3,13% di addizionali Irpef, 1,06% di Imu e 0,33% di Tasi; ad Ancona 4,73% di Irap, 1,06% di Imu e 0,33% di Tasi; a Campobasso 4,97% di Irap, 3,43% di addizionali Irpef, 1,06% di Imu. E' quanto fa sapere in una nota Uninpresa il cui vicepresidente Pucci dice: "Troppe differenze di tasse a livello territoriale, serve un ragionamento complessivo e una riforma fiscale organica". La mappa del fisco e' stata realizzata dal Centro studi di Unimpresa. Secondo questo studio, dunque, Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Ancona e Campobasso sono le citta' "piu' tassate" d'Italia. Sono i capoluoghi di Regione con le aliquote fiscali piu' alte relative a Irap, Irpef, Imu e Tasi. Queste sette citta' hanno, in tre casi su quattro, i livelli piu' alti di imposte sulle imprese e sulle famiglie, sui capannoni industriali e sulle case. Con due "punti", nella classifica dei tributi territoriali, figurano poi Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Potenza, Trieste e Catanzaro. Un solo "punto", invece, per Milano, Cagliari, L'Aquila, Aosta, Trento e Bolzano. Fisco light a Venezia, unica citta' che non risulta mai tra quelle con aliquote elevate.

L'analisi dell'associazione - basata su dati dell'Agenzia delle Entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento Finanze - prende in considerazione le aliquote Iperf (definite dalle regioni), il totale delle addizionali Irpef (regioni e comuni), l'Imu e la Tasi. La classifica e' stata realizzata sulla base di "punti" attribuiti alle citta' e alle relative regioni che applicano aliquote particolarmente elevate nei quattro principali tributi pagati anche su base territoriale. In totale sono stati assegnati 41 "punti" in relazione alle aliquote dello scorso anno: piu' e' alto il punteggio, piu' e' elevato il livello del prelievo tributario a carico dei contribuenti (cittadini e imprese). "Ci sono troppe differenze a livello territoriale per quanto riguarda il prelievo fiscale- spiega ancora Pucci- e si tratta di differenze che non aiutano la ripresa cosi' come gli investimenti delle imprese. Serve un ragionamento complessivo, che il governo dovra' fare quando, auspichiamo al piu' presto, vorra' lavorare a una serie riforma tributaria che deve essere organica". Nella classifica, il Centro studi di Unimpresa assegna da uno a quattro punti: piu' e' alto il punteggio, piu' e' pesante la mano del fisco. Sono dunque sette le citta' col fisco al top, con tre "punti" accumulati. 

Due punti, nella classifica di Unimpresa sul fisco locale, ad altre sette citta': Firenze (per l'Imu all'1,06% e la Tasi allo 0,33%), Palermo (per l'Irap al 4,82% e l'Imu all'1,06%), Perugia (per l'Imu all'1,06% e la Tasi allo 0,33%), Bari (per l'Irap al 4,82% e l'Imu all'1,06%), Potenza (per l'addizionale Irpef al 3,13% e l'Imu all'1,06%), Trieste (per l'Imu all'1,06% e la Tasi allo 0,33%) e Catanzaro (per l'Irap al 4,82% e l'Imu all'1,06%). Milano (per l'Imu all'1,06%), Cagliari (per la Tasi allo 0,33%), L'Aquila (per l'Irap al 4,82%), Aosta (per l'Imu all'1,06%), Trento (per la Tasi allo 0,35%) e Bolzano (per la Tasi allo 0,40%) hanno invece un solo "punto". Venezia (che ha zero "punti") e' l'unica citta' dove il prelievo e' sempre sotto le soglie piu' alte: nel capoluogo della regione Veneto fisco leggero perche' si paga il 3,90% di Irap, il 2,03% di addizionali Irpef (1,23% regionale e 0,80% comunale), lo 0,81% di Imu e lo 0,29% di Tasi. Per quanto riguarda l'Irap, l'aliquota piu' alta, pari al 4,97%, si trova a Napoli (Campania) e Campobasso (Molise), mentre a Roma (Lazio), Palermo (Sicilia), Bari (Puglia), Catanzaro (Calabria) e l'Aquila (Abruzzo) il prelievo dell'imposta regionale sulle attivita' produttive si attesta al 4,82%. Per quanto riguarda l'Irpef, la somma delle addizionali comunali e regionali porta il prelievo piu' alto a Roma: nella Capitale d'Italia l'aliquota totale e' del 4,23%, considerando il 3,33% della regione Lazio e lo 0,90% del Comune; seguono, poi, Torino col 4,13% (3,33% del Piemonte e 0,80% del Comune), Campobasso col 3,43% (2,63% del Molise e 0,80% del Comune) e col 3,13% Genova (2,33% della Liguria e 0,80% del Comune), Bologna (2,33% dell'Emilia Romagna e 0,80% del Comune) e Potenza (2,33% della Basilicata e 0,80% del Comune). Per quanto riguarda l'Imu, l'aliquota massima (1,06%) e' applicata in 16 grandi citta' su 21 esaminate nel rapporto: Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Potenza, Campobasso, Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Trieste, Ancona, Catanzaro, Milano e Aosta. Si "salvano" solo Cagliari (0,96%), L'Aquila (0,81%), Trento (0,895%), Bolzano (1,00%) e Venezia (0,81%). Per quanto riguarda la Tasi, l'aliquota piu' alta e' a Bolzano (0,40%) mentre a Trento si paga lo 0,35%. Le altre citta' "piu' tassate" sul versane del mattone, con un'aliquota pari allo 0,33%, sono: Torino, Napoli, Genova, Bologna, Firenze, Perugia, Trieste, Ancona, Cagliari, Trento e Bolzano.

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Movimento 5 Stelle prepara la convention a Pescara a gennaio

Il M5S potrebbe avere entro la fine di gennaio il quadro dei potenziali futuri deputati e senatori. Il programma del Movimento sara' tra l'altro al centro dell'"Openday Rousseau" previsto a Pescara tra il 19 e il 21 gennaio. Si tratta una sorta di mega-corso di formazione per iscritti e aspiranti parlamentari, sara' diviso in 4 laboratori, costruiti sulle parole chiave "Fatti, Idee, Volonta' ed Evoluzione" e potrebbe cadere a cavallo dell'ufficializzazione delle candidature. Prima, pero', i vertici del M5S devono ultimare la soluzione del rebus regole. Resteranno, certamente, quelle basilari (come il non avere precedenti penali o il tetto dei due mandati) ma, rispetto al 2013, complice anche il moltiplicarsi delle candidature e la legge elettorale, qualcosa cambiera'. Probabile l'introduzione di un "filtro di qualità" per i neo-candidati ("per non ripetere gli errori del passato", diceva Grillo a fine novembre) e probabile sara' anche la modifica della regola che dirottava al Senato tutti gli over 40. Sui collegi uninominali, rumors insistenti e finora non smentiti parlando di una decisione in capo ai vertici 5 Stelle facendo cosi' in modo che il legame tra luogo di residenza e collegio valga solo per i proporzionali. Le regole, spiega oggi Di Maio, non saranno diffuse da Grillo nel suo "contro-discorso" di fine anno. Il Garante del M5S, in compenso, pare concentrato sulla attivita' di showman: il 23 e 24 febbraio, a 10 giorni dalla probabile data delle elezioni, tornera' al Flaiano di Roma con il suo "Insomnia".

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Economia e Società in Abruzzo, il rapporto del Cresa

Nel 2016 la ripresa dell’economia italiana si è consolidata: il prodotto è cresciuto in misura leggermente superiore (0,9%) al 2015. Il recupero appare però lento, se confrontato con l’Area dell’Euro, dove la crescita è stata doppia (1,8%) e con l’intera Unione Europea dove l’incremento è stato ancora maggiore (1,9%). Secondo valutazioni elaborate dalla SVIMEZ, dopo un 2015 pressoché “straordinario” (2,1% la crescita annua, pari al doppio della media italiana) nel 2016 il PIL abruzzese (a prezzi concatenati) ha fatto registrare un modesto decremento rispetto all’anno precedente (-0,2%). Tale risultato si pone in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nelle altre regioni meridionali. Sotto il profilo settoriale esso è addebitabile al negativo andamento della manifattura (-2,2% rispetto al 2015) e dell’agricoltura (-4,5%) non compensato dal positivo risultato dell’edilizia (2,9%) e dalla sostanziale stagnazione dei servizi.

Positivi i segnali provenienti dal mercato del lavoro. Gli occupati sono aumentati di circa 7 mila unità rispetto al 2015, con una crescita in termini relativi dell’1,3%. Sotto il profilo settoriale, il positivo saldo netto finale del 2016 è stato determinato quasi esclusivamente dalla forte espansione dei servizi (6.000 addetti in più, +1,9%) ed in misura molto minore da agricoltura e manifatturiero (circa 1.500 unità in più complessivamente). Nel manifatturiero la crescita dell’occupazione è risultata in linea con quella media nazionale, confermandosi ampiamente al di sopra con il livello precedente la crisi, mentre l’edilizia è tornata a contrarsi leggermente (-1,1%) ma in misura inferiore alla media nazionale. 

Il sistema imprenditoriale abruzzese continua a evidenziare segnali di difficoltà per il fatto che perdura la diminuzione delle imprese attive (-0,3%) così come delle iscrizioni (-4,2%). Il calo consistente delle cancellazioni (-6,6%) sembra costituire una risposta che fa ben sperare per gli anni a venire. Quasi tutti i settori di attività economica mostrano segnali di sofferenza ad eccezione delle utilities e dei servizi non commerciali, in particolare quelli turistici. Persiste il processo di rafforzamento del sistema imprenditoriale dal punto di vista giuridico, attraverso la diminuzione delle imprese con forma giuridica semplice e il consolidamento delle imprese più strutturate che possono più facilmente operare sui mercati internazionali.  

Le esportazioni abruzzesi sono state contraddistinte nel 2016 da un andamento positivo: le vendite estere dei prodotti manifatturieri hanno visto un incremento (+9,7%) assai più consistente di quello medio nazionale (+1,2%). A ben vedere, però, tale risultato è riconducibile alle performance brillanti di pochi settori, mezzi di trasporto e macchine ed apparecchiature in primis con conseguente ulteriore concentrazione della struttura dell’export regionale intorno a pochi settori.

La società regionale risulta composta al 31 dicembre 2016 da 1.322.247 residenti, pari al 2,2% del totale nazionale, in calo dello 0,3% rispetto all’anno precedente a seguito di un tasso di crescita naturale negativo solo in piccolissima parte compensato da un tasso migratorio totale lievemente positivo. Le donne sono il 51,6%, i minori il 15,3%, assai meno che nella restante parte del Paese e, in particolare, nel Sud, gli over 80enni il 7,6%, assai più che in Italia, gli stranieri il 6,5%. L’incremento della popolazione anziana, la riduzione di quella giovane, l’aumento della sopravvivenza e il contenimento della fecondità, ben al di sotto del livello di sostituzione delle generazioni, fanno sì che il carico sociale ed economico stia aumentando velocemente.

Secondo l’indagine CRESA pubblicata nel 2016 la spesa per consumi delle famiglie abruzzesi ammonta a 2.049 €, -10,5% di quella rilevata nella passata indagine pubblicata nel 2012. Le spese più consistenti riguardano l’abitazione, gli alimenti e bevande, e i trasporti, voci per le quali gli abruzzesi spendono poco più del 70% del loro budget complessivo, superiore al 64,5% medio nazionale. L’importo complessivo della spesa per consumi e il peso delle singole categorie dipendono sostanzialmente, oltre che dalla numerosità dei componenti, anche dalla loro età, dalla tipologia familiare (uni personali, coppie senza figli, coppie con figli, monoparentali) e dalla cittadinanza (italiana e straniera)

 

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Bilancio 2018, l’amarezza degli artigiani: neppure un euro per la micro impresa

"Il bilancio di previsione per il 2018 della Regione Abruzzo non contiene neppure un euro a favore della micro impresa e dell'artigianato, ribadendo così una linea di tendenza che accomuna purtroppo da anni governi regionali di diverso segno politico. Eppure, la crisi in questo settore morde ferocemente, provocando la chiusura silenziosa di migliaia di imprese, e nonostante i tanti appelli lanciati nei convegni, dagli organismi economici, dalle diverse forze politiche, dalle dichiarazioni evidentemente di facciata che riconoscono questo segmento dell'economia come vitale per l'Abruzzo", questo il contenuto di una nota diffusa proprio dalle associazioni del mondo della micro impresa (Casartigiani, Claai, Cna e Confartigianato). Secondo le assiciazioni attraverso un "taglio lineare" di modestissima entità (appena il 5%) applicato alle diverse voci del bilancio non legate a una previsione di legge o a un vincolo di destinazione, si sarebbe potuto consentire alla Regione di finanziare per il 2018 misure da destinare al comparto: dal credito alla trasmissione d'impresa. Ma così non è stato. Hanno prevalso altre ragioni che gli artigiani e i micro imprenditori abruzzesi non capiscono e non vogliono capire, nonostante il trionfalismo delle dichiarazioni a favore di telecamere rilasciate da esponenti della Giunta, delle forze politiche di maggioranza che la sostengono, e pure di parte dell'opposizione (il centrodestra). "Un grazie sentito, invece, agli esponenti del Movimento 5 Stelle che hanno presentato - dandocene informazione - un emendamento al testo del documento contabile, che recepiva le nostre richieste", conclude la nota.   

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Fisco, in Abruzzo stop a 4.829 cartelle

L'Agenzia delle entrate-Riscossione sospende l'invio delle cartelle a Natale: dal 23 dicembre al 7 gennaio 2018 in Abruzzo era prevista la spedizione di circa 5 mila atti che invece resteranno 'congelati', ad eccezione di poco centinaia di casi cosiddetti inderogabili che saranno comunque notificati, per la maggior parte con la pec (posta elettronica certificata). Il provvedimento, messo in atto dagli uffici dell'ente di riscossione su indicazione del presidente Ernesto Maria Ruffini, ha l'obiettivo di non creare inutili disagi durante le festivita' natalizie evitando il recapito di richieste di pagamento durante questo periodo particolare dell'anno. Nelle due settimane tra Natale e la Befana sara' sospesa la notifica di 4.829 atti, mentre quelli che saranno inviati, perche' inderogabili, sono circa 200. Per quanto riguarda i dati provinciali, al primo posto per numero di atti sospesi c'e' L'Aquila con 1.615 cartelle e avvisi 'congelati' durante le feste di Natale, seguita da Pescara (1.153), Chieti (1.117) e infine Teramo (944). Nella classifica delle regioni, il Lazio (71.988) e' al primo posto seguito dalla Campania (42.305) e dalla Lombardia dove sara' sospeso l'invio di 32.248 atti. L'Abruzzo si colloca al quattordicesimo posto dopo le Marche (6.678) e prima del Friuli Venezia Giulia (4.616). 

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Gasdotto Snam, il sindaco di Sulmona si dimette per protesta

Si dimette il sindaco di Sulmona, Annamaria Casini, e invita gli altri sindaci del territorio a fare altrettanto contro la decisione di Governo di autorizzare la realizzazione della centrale di compressione Snam sul territorio di Sulmona al servizio del metanodotto Brindisi-Manerbio: la comunicazione e' arrivata nel corso dell'assemblea che si sta tenendo nell'aula consiliare del Comune di Sulmona dopo la diffusione della notizia. "A seguito della gravissima decisione adottata ieri dal Consiglio dei Ministri - scrive il sindaco in un messaggio - relativa alla centrale di compressione Snam, ritengo doveroso rassegnare le dimissioni da primo cittadino al fine di rappresentare il venir meno della fiducia da parte dei cittadini del Centro Abruzzo nei confronti delle istituzioni nazionali. Sulmona e' stata violentata dal cinismo della politica e dei partiti, sordi ormai da tempo dinnanzi alle legittime istanze delle comunita' locali". "Non possiamo accettare - aggiunge - e non accetteremo il vilipendio messo in atto nei confronti del nostro territorio. Quello che e' accaduto ieri sera dimostra lo scollamento e la disarmante distanza delle istituzioni nazionali e dei partiti nei confronti degli interessi delle comunita' locali. Le mie dimissioni - conclude il sindaco - rappresentano il gesto concreto e necessario per manifestare il forte dissenso della nostra comunita'. Un grido di dolore dinanzi alla vilta' di tutti i Governi che si sono succeduti negli anni, unici responsabili di questa scellerata decisione che risponde a logiche che nulla hanno a che vedere con gli interessi dei cittadini". Il sindaco, eletta nel giugno del 2016, ha 20 giorni per confermare o ritirare le dimissioni: nel caso venissero confermate aprirebbero la scena a nuove elezioni comunali.

L'Amministrazione della Provincia dell'Aquila esprime piena solidarieta' al sindaco di SulmonaAnnamaria Casini per le rassegnate dimissioni in conseguenza della decisione assunta dal Consiglio dei Ministri, sulla centrale di compressione SNAM. Lo si apprende in una nota dell'ente provinciale. Il Presidente della Provincia dell'Aquila Angelo Caruso auspica "un ripensamento sulla drastica decisione della Sindaca, rivolgendo un appello a tutte le componenti parlamentari Abruzzesi, la Regione Abruzzo e le Istituzioni di governo affinche' si dia luogo, tempestivamente, ad un'apertura di un tavolo che consideri le ragioni delle popolazioni della Valle Peligna". "Questa azione - si prosegue nella nota - assunta al termine di una legislatura che sottrae gli interlocutori al dibattito politico, manifesta il disprezzo e la scarsa considerazione nei confronti dei governi territoriali, le istituzioni e la popolazione residente che, dopo gli incendi estivi e la crisi economica che ha particolarmente colpito questi territori, ora spogliati anche del diritto di rappresentare le proprie istanze, i propri timori". La Provincia dell'Aquila si impegnera' in tutti i modi e in tutte le sedi per "difendere i suoi territori, le sue rappresentanze e la sua gente, con l'auspicio che il Sindaco Annamaria Casini possa ritirare le sue dimissioni per tornare presto alla guida della città". 

"Un errore che faremo di tutto per correggere seguendo le strade che la legge ci permette di percorrere". Lo ha affermato il vicepresidente della Giunta regionale abruzzese, Giovanni Lolli, commentando la decisione del Consiglio dei ministri che ha dato il via libera alla realizzazione, a Sulmona, della centrale gas di decompressione della Snam. Lolli era presente ieri in seduta del Consiglio dei ministri in rappresentanza della Regione Abruzzo. "Anche in quella sede - spiega il Vicepresidente - ho confermato la netta contrarietà della Regione sulla realizzazione della centrale di decompressione. Siamo stati sempre contrari ad una soluzione del genere e lo abbiamo ribadito anche davanti al Governo quando ha deciso di avocare a sé la decisione finale sulla centrale per superare il blocco che si è creato all'interno della Conferenza del servizi". La posizione della Regione "non è mai stata una posizione strumentale", al contrario "abbiamo sempre motivato il nostro dissenso". In questo senso, davanti al Governo, il vicepresidente Lolli ha sottolineato che "la realizzazione della centrale di decompressione va a compromettere un territorio di alto valore naturalistico e ambientale, tra i più importanti a livello regionale. Non solo - ha ribadito Lolli davanti al presidente del Consiglio Gentiloni e ai Ministri - stiamo parlando di un'area ad alta fragilità sismica, sottoposta da parte dell'Ingv a particolari azioni di monitoraggio e controllo proprio per la specificità sismica. Quanto accaduto in Austria qualche giorno fa dovrebbe far capire quanto sia pericoloso realizzare un'opera del genere in Valle Peligna". Subito dopo la decisione del Consiglio dei ministri, il presidente della Giunta regionale "ha dato mandato - spiega Lolli - all'Avvocatura regionale di esaminare con attenzione tutti gli atti in modo da predisporre il ricorso davanti al Tar". 

 "Il Partito Democratico d'Abruzzo e' sempre stato contrario alla realizzazione della centrale SNAM di Sulmona. Da sempre, attraverso tutti i suoi rappresentanti istituzionali, regionali e nazionali, ha manifestato la sua contrarieta' a questo progetto". Lo sostiene il segretario regionale Pd, Marco Rapino. "Anche ieri - aggiunge - il Vice Presidente della Regione Giovanni Lolli, presente alla riunione del Consiglio dei Ministri, ha manifestato il dissenso di tutti quanti. Quanto deciso ieri e' in aperto contrasto e contraddizione rispetto alla volonta' della Regione Abruzzo, del Partito Democratico in Abruzzo e di tutti i cittadini interessati. Come partito condividiamo la scelta del Presidente D'Alfonso di costituirci al Tar e di dare seguito ad un NO convinto e fermo. Ho ragione di credere che la centrale non si fara'. Noi useremo tutti gli strumenti per bloccarla e per ostruire qualsiasi pezzo di procedura"

"La decisione del governo Gentiloni di dare il via libera alla centrale Snam di Sulmona dimostra che il Pd parla con lingua biforcuta. Nei territori si schiera contro il tubo che dal Salento dovrebbe attraversare l'Italia fino alla pianura padana ma al governo procede inesorabile.". A sostenerlo in una nota e' il segretario nazionale Prc-Se, Maurizio Acerbo. "Ricordo - prosegue - che la centrale e il gasdotto, come denunciamo da anni, sono previsti in zone ad alto rischio sismico come la Valle Peligna. La mega-opera nel suo percorso andra' a sventrare luoghi di grande bellezza paesaggistica e valore naturalistico".

"La sveltina con cui il governo, a fine legislatura a ridosso delle feste natalizie dà il via libera alla realizzazione del rigassificatore a Sulmona, denota il disprezzo delle forze di governo nei confronti dei territori e delle loro volontà. Colpisce, inoltre, la viltà politica di una classe dirigente che ha atteso gli ultimi istanti di vita per non assumermi in prima persona la responsabilità di questo grave atto, che recidere definitivamente il rapporto dei cittadini nei confronti di tale classe". Liberi e Uguali Abruzzo condanna in una nota "nel metodo e nella sostanza questa operazione è agirà a tutti i livelli per impedire che tale atto possa divenire operativo". 

La senatrice Stefania Pezzopane invoca un ripensamento del governo sull'autorizzazione alla centrale Snam e al gasdotto. "Continuo ad essere contraria. E non mollo la battaglia. Il clima natalizio non ha purtroppo impedito che dal Consiglio dei Ministri di ieri venisse fuori una notizia davvero preoccupante" premette la senatrice Pd. "Questa scelta e' avvenuta in aperta contraddizione con la volonta' della Regione. Voglio rimarcare per l'ennesima volta che l'area individuata per l'impianto ricade in zona ad alto rischio sismico e che proprio dalla commissione Grandi Rischi essa viene considerata come un'area in cui potrebbero accadere eventi sismici di portata rilevante" sottolinea la parlamentare.

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