Il presidente della Giunta regionale, Marco Marsilio ha firmato i decreti per l’individuazione del direttore generale della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila e del direttore generale della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti. Il presidente Marsilio, preso atto che la Commissione regionale ha trasmesso le due rose di idonei unitamente ai curricula dei candidati, ha nominato per la Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila il dottor Roberto Testa, che vanta un’articolata esperienza professionale nell’organizzazione dei servizi sanitari territoriali con una particolare attitudine al problem solving; per la Asl di Lanciano-Vasto-Chieti ha nominato il dottor Francesco Nicola Zavattaro, il quale ha già maturato una notevole esperienza gestionale con incarichi ricoperti in sistemi sanitari di diverse regioni, in particolare in Regione Abruzzo.
Leggi Tutto »Servizio Genio Civile in Commissione ambiente e territorio
La settimana politica all’Emiciclo si apre domani, martedì 6 agosto, alle ore 10.30, con i lavori della II Commissione “Territorio, Ambiente e Infrastrutture”. I consiglieri membri esamineranno la risoluzione in merito al Servizio Genio Civile a firma Di Benedetto e la proposta di modifica al regolamento attuativo della legge regionale “Norme per la riduzione del rischio sismico e modalità di vigilanza e controllo su opere e costruzioni in zone sismiche” (D’Annuntiis, Quaresimale, Testa, Scoccia, Santangelo). Su entrambe i punti saranno ascoltati il Direttore del Dipartimento Infrastrutture, Trasporti, Mobilità, Reti e Logistica della Regione Abruzzo e il Presidente dell’Ordine degli Ingegneri della Provincia dell’Aquila. Lo stesso giorno, alle ore 11.00, è convocato il Consiglio regionale dell’Abruzzo
Leggi Tutto »Istat, economia a passo di lumaca
L'economia del nostro Paese procede a passo di lumaca, anzi -tra dato sul Pil e produzione industriale- è praticamente ferma ma guardando in prospettiva appare uno scenario "di lieve miglioramento dei livelli produttivi". Dalla nota mensile di luglio sull'andamento dell'economia italiana diffusa oggi dall'Istat, il pil in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, in base alla stima preliminare, ha registrato nel secondo trimestre una variazione congiunturale pari a zero a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria e dell'agricoltura e di un contenuto incremento in quello dei servizi. Sia la domanda nazionale (al lordo delle scorte) sia la componente estera netta hanno fornito un contributo nullo.
L'Istituto evidenzia che a giugno, l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,2% in termini congiunturali. Nella media del secondo trimestre, la produzione si è contratta dello 0,7% rispetto al trimestre precedente (+1,0% in T1). Il dato mensile ha mostrato un aumento congiunturale solo per l'energia (+2,4%) mentre si sono registrate flessioni per i beni di consumo (-0,7%), i beni intermedi (-0,6%) e, in misura più lieve, per i beni strumentali (-0,1%). Nonostante il deciso incremento congiunturale di maggio (+2,5%), gli ordinativi dell'industria nel trimestre marzo-maggio hanno segnato una crescita contenuta (+0,2% sul trimestre precedente) a causa del peggioramento della componente interna (-0,7%) che, spiega la nota mensile di luglio dell'Istat, ha in parte compensato l'andamento positivo di quella estera (+1,5%).
A luglio, rileva ancora l'Istat, l'indice del clima di fiducia dei consumatori ha segnato un marcato aumento per effetto di un miglioramento di tutte le componenti. Il recupero della fiducia dei consumatori è stato determinato soprattutto dalla componente economica e dalle attese sulla disoccupazione. Con riferimento alle imprese, l'indice di fiducia ha segnato un progresso, raggiungendo il valore massimo da ottobre 2018. L'aumento è stato diffuso tra i settori economici a eccezione del settore manifatturiero per il quale sono peggiorati i giudizi sul livello degli ordini e migliorati quelli sulle attese sulla produzione, con una diminuzione del saldo relativo alle scorte di prodotti finiti. L'indicatore anticipatore, osserva l'Istituto di statistica, ha interrotto la tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi
Leggi Tutto »Grandine, la Regione Abruzzo chiede lo stato di emergenza
La Giunta regionale dell'Abruzzo chiede lo stato di emergenza dopo l'eccezionale grandinata che il 10 luglio ha colpito il territorio e in particolare la costa abruzzese facendo, solo nel pescarese, circa 86 milioni di danni. Il presidente Marco Marsilio e i membri della Giunta lo hanno deliberato questa mattina insieme ad un'altra serie di interventi, a cominciare dalle norme sul monitoraggio dell'edilizia con il rafforzamento del Centro Regionale di Monitoraggio e Controllo, che rappresenta il tavolo di concertazione tra le parti sociali nel campo industriale del settore. "Si tratta- si legge in una nota della Regione- di offrire un servizio reale di supporto ai sindacati dei lavoratori ed alle rappresentanze dell'imprenditoria, nonche' agli enti pubblici attraverso l'utilizzo di specifici strumenti e reti informatiche. La proposta deliberativa sara' trasmessa al Consiglio regionale per i conseguenti adempimenti". Sempre in ambito edilizio e' stato anche approvato il Piano vendita di alloggi di edilizia residenziale pubblica (Erp) del Comune di Lecce dei Marsi, come chiesto dalla stessa amministrazione. Approvato, poi, l'elenco degli interventi nel comparto agricolo proposto dall'assessore Emanuele Imprudente, per un finanziamento complessivo di 22.800.00 euro. Approvato dalla Giunta anche il bilancio dell'Agenzia regionale per il territorio e l'ambiente e, su proposta dell'assessore Guido Quintino Liris, si procede alla variazione del Bilancio di Previsione Finanziario 2019-2021 per iscrizione di entrate e spese derivanti da assegnazioni vincolate. In particolare, si segnalano contributi per attivita' culturali nei territori colpiti dal sisma nonche' trasferimenti statali per investimenti destinati all'edilizia sanitaria per oltre 2 milioni di euro. Nominato anche il direttore del dipartimento 'Lavoro-Sociale': l'incarico e' andato a Claudio Di Giampietro.
Leggi Tutto »La spesa per i giochi cresce in Abruzzo
Lombardia, Lazio e Campania le regioni che nel 2018 hanno speso di più nei giochi. In Lombardia il dato si è attestato a 3,29 miliardi di euro - il 19% del totale nazionale, pari a 17,2 miliardi, secondo elaborazioni Agimeg su dati ADM - in calo rispetto ai 3,34 miliardi dell'anno precedente. Il Lazio ha totalizzato 1,79 miliardi di spesa (rispetto ai 1,83 miliardi del 2017) mentre la Campania ha toccato 1,81 miliardi (contro 1,82 dell'anno prima). Tra le regioni che hanno investito di più nella fortuna, con una spesa che lo scorso anno è stata superiore al miliardo di euro, anche Emilia Romagna e Veneto (entrambe con 1,4 miliardi), Puglia (1,11 miliardi), Toscana (1,08 miliardi) e Piemonte (1,02 miliardi), seguite dalla Sicilia che sfiora il miliardo (986 milioni per l'esattezza). Complessivamente, sedici regioni su venti hanno speso meno nei giochi rispetto all'anno precedente, le quattro eccezioni sono rappresentate da Abruzzo (+0,6%), Friuli Venezia Giulia (+0,6%), Puglia (+1,9%) e Veneto (+14,5%).
Leggi Tutto »Fisco, Cgia: paghiamo 33,4 miliardi di tasse in più rispetto alla media Ue
Nel 2018 gli italiani hanno pagato 33,4 miliardi di euro di tasse in piu' rispetto all'ammontare complessivo medio versato dai cittadini dell'Unione Europea. Si tratta di un differenziale che 'pesa' quasi 2 punti di Pil. In termini pro capite, invece, abbiamo corrisposto al fisco 552 euro in piu' rispetto alla media dei cittadini europei. A dirlo e' l'Ufficio studi della Cgia che ha comparato la pressione fiscale dei 28 Paesi dell'UE e, successivamente, ha calcolato il gap esistente tra l'Italia e ciascun Paese appartenente all'Unione
Le troppe tasse, per la Cgia, sono un problema non solo perche' mettono a repentaglio la tenuta finanziaria di tante famiglie e altrettante imprese, ma anche poiche' hanno innescato nel sistema economico dei processi viziosi molto pericolosi. "Con un peso fiscale opprimente e una platea di servizi erogati dall'Amministrazione pubblica che negli ultimi anni e' diminuita sia in termini di qualita' che di quantita' - dichiara il segretario della Cgia, Renato Mason - la domanda interna e gli investimenti hanno subito una caduta verticale. Inoltre, e' diventato sempre piu' difficile fare impresa, creare nuovi posti di lavoro e redistribuire la ricchezza. Alle piccole e piccolissime imprese, altresi', l'effetto combinato tra il calo dei consumi delle famiglie e la contrazione dei prestiti bancari ha provocato molti squilibri finanziari, costringendo tantissimi lavoratori autonomi a chiudere l'attivita' e a cambiare mestiere". In attesa che la manovra di Bilancio 2020 chiarisca come verranno 'recuperati' i 23,1 miliardi di euro necessari per evitare che dal prossimo 1 gennaio l'Iva torni ad aumentare, gli Artigiani ricordano che la pressione fiscale 'reale' presente nel nostro Paese e' di 6 punti superiore al dato 'ufficiale'. Il nostro Pil, infatti, come del resto quello di altri Paesi dell'Ue, include anche gli effetti dell'economia non osservata che, secondo le ultime stime dell'Istat, ammontano a 209 miliardi di euro all'anno. Questa 'ricchezza', generata dalle attivita' irregolari e illegali, se da un lato non fornisce alcun contributo all'incremento delle entrate fiscali, dall'altro accresce la dimensione del Pil. Nel 2018 in Europa solo Francia, Belgio, Danimarca, Svezia, Austria e Finlandia hanno pagato mediamente piu' tasse di noi. Rispetto agli altri principali competitori, invece, 'soccombiamo' sempre. Se avessimo la pressione fiscale della Germania verseremmo 24,6 miliardi di tasse in meno (407 euro pro capite), dell'Olanda 56,2 (930 euro pro capite), del Regno Unito 114,2 (1.888 euro pro capite) e della Spagna 119,5 (1.975 euro pro capite). La flat tax puo' costituire la medicina che consentira' alla pressione fiscale italiana di scendere ad un livello accettabile? Se i numeri in circolazione in queste settimane saranno confermati - sostiene la Cgia - pare che gia' oggi sulla maggior parte dei contribuenti Irpef gravi un'aliquota effettiva inferiore al 15%. Pertanto, l'applicazione della tassa piatta rischia di interessare un numero ristretto di soggetti con redditi medio-alti. Tuttavia, la vera questione sara' dove trovare le risorse per realizzare questa decisa riduzione delle imposte. Se difficilmente saranno compensate da un risparmio della spesa, il ministro Tria, seppur critico sulla flat tax, pare abbia in mente la soluzione: il taglio dell'Irpef potrebbe essere in parte coperto da un aumento dell'Iva, anche in forma selettiva. Operazione che, secondo la Cgia, favorirebbe sicuramente le esportazioni, come sostengono i tecnici di via Venti Settembre, ma penalizzerebbe i consumi interni. E a pagare il conto non sarebbero solo le famiglie, in particolar modo quelle meno abbienti, ma anche gli artigiani, i piccoli commercianti e i lavoratori autonomi che vivono quasi esclusivamente di domanda interna. Gli artigiani mestrini, inoltre, ricordano che, nell'ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest'anno 23,1 miliardi di euro, l'aliquota ordinaria passera' dal 22 al 25,2%, mentre quella ridotta salira' dal 10 al 13%
Leggi Tutto »Grano abruzzese salvo per qualità, malgrado il meteo anomalo
La produzione del grano made in Abruzzo e' salva per qualità, malgrado l'andamento anomalo del meteo e le sempre piu' disastrose incursioni dei cinghiali. Lo dice Coldiretti Abruzzo tracciando un bilancio della trebbiatura ormai terminata in tutto il territorio regionale registrando un leggero calo della produzione dovuto principalmente alla forza devastatrice della fauna selvatica che ha distrutto alcuni campi ma mantenendo buona la qualita' di un settore tradizionale che potrebbe diventare una punta di diamante dell'economia agricola regionale.
"Il grano abruzzese e' di fatto un'eccellenza agricola della nostra regione che deve fare i conti con problemi antichi aggravati da una condizione climatica e meteorologica sempre piu' sfavorevole - commenta Coldiretti Abruzzo - tuttavia, la trebbiatura di quest'anno e' andata a buon fine soprattutto in termini qualitativi registrando un'ottima percentuale di proteine, colore e peso specifico. E' un segno indicativo di un settore che, rappresentato da oltre 20 mila aziende, sta puntando sulla qualita' per imporsi su un mercato sempre piu' esigente con una media annuale di circa 1,4 milioni di quintali di grano duro prodotto, un milione di quintali di grano tenero e mezzo quintale di orzo, seguito da altri cereali come Senatore Cappelli, Saragolla, Carosella e Solina che si stanno riscoprendo in alcune zone soprattutto di montagna"
immagine di repertorio
Leggi Tutto »Grandine, danni per quasi 86 milioni di euro a Pescara
Danni per quasi 86 milioni di euro a Pescara dopo la grandinata e gli eventi meteorologici che il 10 luglio scorso hanno letteralmente stravolto la costa abruzzese. Di questi, oltre 73mila riguardano privati e aziende, il resto riguarda danni al patrimonio pubblico. A fare il punto della situazione e' stato oggi l'assessore comunale alla Protezione Civile Eugenio Seccia. Sono state 1.969 le chiamate fatte ai numeri di emergenza, 11.600 le domande di rimborso arrivate al Comune di Pescara. Il numero piu' alto e' quello dei danni registrati alle abitazioni private, con una stima che supera i 49 milioni e 500mila euro. L'assessore ha spiegato, quindi, che tutta la documentazione e' stata gia' trasmessa alla Regione Abruzzo che ha chiesto lo stato di calamita' al Governo sul quale, spiega Seccia spegnendo le polemiche, "non abbiamo elementi per dire che non sara' riconosciuto al contrario di quanto affermato su alcuni giornali". Insomma, non resta che attendere la fine dell'iter burocratico e avere una risposta dallo Stato per sapere quali danni rientreranno nei rimborsi che dovranno poi essere erogati. Resta il dubbio per le automobili, se chi ha dovuto cambiare vetri e sistemare carrozzerie riavra' indietro il denaro speso.
Leggi Tutto »Svimez, il Pil dell’Abruzzo nel 2018 è crescito dell’1,7 per cento
La ripresa che rallenta, l'eventualita' di una recessione e l'emorragia migratoria. Il quadro del Mezzogiorno che emerge dalle anticipazioni del rapporto Svimez, l'associazione per lo sviluppo delle industrie del Mezzogiorno, e' poco confortante per i cittadini del Sud Italia. Si accentua la distanza con il resto del Paese e con gli altri paesi dell'Unione europea, con un deficit di quasi 3 milioni di posti di lavoro che servirebbero per colmare il gap occupazionale col centro-nord. Gli investimenti tengono (+3,1%), ma bisogna tener conto di una forte disomogeneita' anche fra le realta' territoriali del sud. Nel 2018, infatti, crescono a ritmi piu' alti i Pil di Sardegna (+1,2%), Abruzzo (+1,7%) e Puglia (+1,3%). Molise e Basilicata registrano entrambe un +1,0%, mentre la Sicilia si pone in una fase di crescita intermedia con un trend positivo dello 0,5%. E' invece crescita zero per la Campania, mentre la Calabria e' l'unica regione d'Italia a registrare un -0,3%.
In questo contesto, sul cui sfondo appare una recessione (-0,3%) nel 2019, la SVIMEZ, tramite il suo presidente Adriano Giannola, giudica come "surreale" il dibattito sull'autonomia differenziata richiesta da regioni come Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. "Bisogna ragionare in modo cooperativo, altrimenti in futuro affronteremo problemi gravi. L'austerita' l'ha pagata il sud, con il crollo del proprio reddito, e il nord ha pagato la frenata del sud. Il problema e' unico. Serve una politica sensata con un ruolo piu' chiaro dell'Italia nella dimensione mediterranea", suggerisce Giannola nel corso della presentazione della Biblioteca SVIMEZ. "Si sta consolidando sempre piu' il 'doppio divario': dell'Italia rispetto all'Unione Europea e del sud rispetto al centro-nord", osserva l'associazione. Nel 2018, il sud ha fatto registrare una crescita del Pil del +0,6%, rispetto al +1% del 2017. Il dato piu' preoccupante e' il ristagno dei consumi nell'area (+0,2, contro il +0,7 del resto del Paese).
Mentre il centro-nord ha ormai recuperato e superato i livelli pre crisi, nel decennio 2008-2018 la contrazione dei consumi meridionali risulta pari al -9%. Le politiche di sviluppo, pero', non possono prescindere da un investimento sul capitale umano, che, stando alle stime, si allontana sempre piu' dalla dimensione meridionale. In 15 anni (2002-2017), gli emigrati dal Mezzogiorno sono stati oltre 2 milioni nel periodo compreso tra il 2002 e il 2017, di cui 132.187 nel solo 2017. Di queste ultime 66.557 sono giovani (50,4%, di cui il 33,0% laureati). Sono piu' i meridionali che emigrano dal sud che gli stranieri immigrati regolari che scelgono di risiedere nelle regioni meridionali. In base alle elaborazioniSVIMEZ, infatti, i cittadini stranieri nel Mezzogiorno sono stati 75.305 nel 2017. Invece, nello stesso periodo, i cittadini italiani emigrati dal sud per il centro-nord sono stati 132.187.
"Proponiamo un approccio alternativo a quello dell'autonomia differenziata: ovvero non una soluzione per parti del paese, ma che sia complessiva - spiega Luca Bianchi, direttore SVIMEZ, a margine della presentazione -. La storia economica italiana dimostra che nord e sud sono indissolubilmente legati nella loro dinamica. Chiediamo che nel Mezzogiorno ci siano potenzialita' di investimento molto ampie riguardanti l'infrastruttura economica e sociale"
Leggi Tutto »Sanità, i dati della mobilità regione per regione
Sono stati diffusi i dati sulla mobilità attiva e passiva in sanità. Le compensazioni finanziarie tra Regioni vengono effettuate secondo regole e tempistiche definite da un Intesa Stato-Regioni per rendicontare 7 flussi finanziari: ricoveri ospedalieri e day hospital (differenziati per pubblico e privato accreditato), medicina generale, specialistica ambulatoriale, farmaceutica, cure termali, somministrazione diretta di farmaci, trasporti con ambulanza ed elisoccorso. "Le nostre analisi - afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE - sono state effettuate esclusivamente sui dati economici della mobilitàsanitaria aggregati in crediti, debiti e relativi saldi, ma per studiare al meglio questo fenomeno abbiamo già inoltrato formale richiesta dei flussi integrali trasmessi dalle Regioni al Ministero che permetterebbero di analizzare, per ciascuna Regione, la distribuzione delle tipologie di prestazioni erogate in mobilità, la differente capacità di attrazione di strutture pubbliche e private accreditate e la Regione di residenza dei cittadini che scelgono di curarsi lontano da casa, identificando le dinamiche della mobilità, alcune "fisiologiche" ed altre francamente 'patologiche'".
Nel 2017 il valore della mobilità sanitaria ammonta a € 4.578,5 milioni, importo approvato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome lo scorso 13 febbraio, previa compensazione dei saldi. mobilità attiva. 6 Regioni con maggiori capacità di attrazione vantano crediti superiori a € 200 milioni: in testa Lombardia (25,5%) ed Emilia Romagna (12,6%) che insieme contribuiscono ad oltre 1/3 della mobilità attiva.
Un ulteriore 29,2% viene attratto da Veneto (8,6%), Lazio (7,8%), Toscana (7,5%) e Piemonte (5,2%). Il rimanente 32,7% della mobilità attiva si distribuisce nelle altre 15 Regioni, oltre che all'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (€ 217,4 milioni) e all'Associazione dei Cavalieri Italiani del Sovrano Militare Ordine di Malta (€ 39,7). In generale emerge una forte attrazione delle grandi Regioni del Nord, a cui fa da contraltare quella estremamente limitata delle Regioni del Centro-Sud, con la sola eccezione del Lazio. Le 6 Regioni con maggiore indice di fuga generano debiti per oltre € 300 milioni: in testa Lazio (13,2%) e Campania (10,3%) che insieme contribuiscono a circa 1/4 della mobilità passiva; un ulteriore 28,5% riguarda Lombardia (7,9%), Puglia (7,4%), Calabria (6,7%), Sicilia (6,5%). Il restante 48% si distribuisce nelle altre 15 Regioni. Più sfumate le differenze Nord-Sud nella mobilità passiva. In particolare, se quasi tutte le Regioni del Sud hanno elevati indici di fuga, questi sono rilevanti anche in tutte le grandi Regioni del Nord con elevata mobilità attiva, testimoniando specifiche preferenze dei cittadini agevolate dalla facilità di spostamento tra Regioni del Nord con elevata qualità dei servizi sanitari: Lombardia (-€ 362,3 milioni), Piemonte (-€ 284,9 milioni), Emilia Romagna (-€ 276 milioni), Veneto (-€ 256,6 milioni) e Toscana (-€ 205,3 milioni).
Le Regioni con saldo positivo superiore a € 100 milioni sono tutte del Nord, mentre quelle con saldo negativo maggiore di € 100 milioni tutte del Centro-Sud. In particolare un saldo positivo rilevante riguarda Lombardia (€ 784,1 milioni), Emilia Romagna (€ 307,5 milioni), Veneto (€ 143,1 milioni) e Toscana (€ 139,3 milioni), un saldo positivo minimo Molise (€ 20,2 milioni), Friuli Venezia Giulia (€ 6,1 milioni), Provincia Autonoma di Bolzano (€ 1,1 milioni), un saldo negativo minimo Provincia Autonoma di Trento (-€ 0,1 milioni), Valle d'Aosta (-€ 1,8 milioni), Umbria (-€ 4,17 milioni), un saldo negativo moderato: Marche (-€ 43 milioni), Piemonte (-€ 51 milioni), Basilicata (-€ 53,3 milioni), Liguria (-€ 71,2 milioni), Sardegna (-€ 77,2 milioni), Abruzzo (-€ 80 milioni), un saldo negativo rilevante: Puglia (-€ 201,3 milioni), Sicilia (-€ 236,9 milioni), Lazio (-€ 239,4 milioni), Calabria (-€ 281,1 milioni), Campania (-€ 318 milioni).In particolare: il Molise conquista il podio nella classifica per saldo pro-capite; si riducono le differenze delle prime tre Regioni nel saldo pro-capite: Lombardia (€ 78), Emilia Romagna (€ 69), Molise (€ 65); la Calabria precipita in ultima posizione con un saldo pro-capite negativo di € 144, pari circa a tre volte quello della Campania (€ 55) e di poco inferiore alla somma del saldo pro-capite positivo di Lombardia ed Emilia Romagna (€ 147)
Leggi Tutto »