Redazione Notizie D'Abruzzo

Fossacesia: il Comune che punta da sempre al turismo sostenibile

“Lavoriamo in prospettiva futura. Il turismo è un settore trainante per Fossacesia e se quest’anno le attività presenti sul nostro litorale hanno tracciato bilanci lusinghieri è necessario pensare già da adesso alla prossima estate, migliorando ancor di più i servizi da offrire ai turisti. Soprattutto, vogliamo proseguire sulla mobilità sostenibile, anche perché per una località Bandiera Blu bisogna sempre investire al riguardo ”.

Parte da questo dato il Sindaco di Fossacesia, Enrico Di Giuseppantonio, che in questi giorni, insieme all’Amministrazione comunale, sta gettando le basi per programmare l’estate 2020. Nei primi mesi del nuovo anno arriveranno in Consiglio comunale per la loro adozione il nuovo Piano Regolatore e il nuovo Piano Spiaggia, strumenti fondamentali per disegnare uno sviluppo più moderno della città ma che dovranno determinare scelte per favorire sì la crescita turistica di Fossacesia “ma all’insegna della sostenibilità, proseguendo su un solco tracciato anni addietro – puntualizza il Sindaco Di Giuseppantonio -. E’ un punto fermo dal quale muovere. Com’era prevedibile, la nostra Costa, con la realizzazione della Via Verde, ha subito una trasformazione e tra le più evidenti conseguenze c’è stata la riduzione degli spazi per la sosta auto. Per poter superare una situazione, che avrebbe potuto avere ripercussioni sugli operatori del settore, abbiamo messo in campo tutta una serie di attività". Una tra le più efficaci, anche grazie ad una importante collaborazione con la società Donato Di Fonzo & Fratelli, è stata l’istituzione di collegamenti domenicali da Lanciano. Lo scopo, favorire le famiglie sia con tariffe agevolate che con promozioni e sconti offerti, alla semplice esibizione del titolo di viaggio, dagli operatori turistici convenzionati. La Di Fonzo ha anche attrezzato un proprio mezzo di rastrelliera per il trasporto bici da Lanciano a Fossacesia Marina; insieme alla società l' Amministrazione comunale ha individuato parcheggi scambiatori, uno nell’area antistante il cimitero comunale e l’altra alla stazione ferroviaria, per mettere in condizione chi volesse lasciare la macchina lontano dalla spiaggia o di usufruire del servizio bus oppure del noleggio di bici e di poterlo fare con comodità."Inoltre – prosegue il Sindaco Di Giuseppantonio - il comune di Fossacesia è stato protagonista del progetto “CostadeiTrabocchiMOB”, che punta ad organizzare il territorio per una fruizione sostenibile del mare. Il progetto, che ha visto riunire allo stesso tavolo la storica azienda di trasporto e altri partner quali la Camera di Commercio di Chieti Pescara, la Regione Abruzzo, la Provincia di Chieti, il Gal Costa dei Trabocchi, Lega Ambiente e il Polo Inoltra, ha dato vita a tutta una serie di iniziative tra cui la creazione, grazie all’autorizzazione concessa da RFI – Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane a Legambiente Abruzzo, di un punto per il noleggio promozionale di bici-trekking" . Tale iniziativa, rivolta non solo agli appassionati del pedale, ha consentito di creare prima di tutto una interconnessione treno e bus, da Francavilla al Mare a San Salvo, compreso lo scalo di Fossacesia, per raggiungere la Costa. "Vogliamo rafforzare queste partnership, favorirle e renderle stabili nella nostra programmazione. Terremo conto tra l’altro conto del monitoraggio tra i turisti svolto in estate, sempre nell’ambito del citato progetto e nell'ambito dei servizi per la Bandiera Blu, dagli studenti dell’Istituto Superiore della Mobilità Sostenibile MOST di Ortona coordinati dal GAL Costa dei Trabocchi, rivolto a monitorare i flussi di mobilità. Fossacesia – conclude Di Giuseppantonio - si farà promotrice con gli altri comuni costieri per sostenere la Di Fonzo alla realizzazione di un servizio bus sulla Costa dei Trabocchi, e consentire ai turisti di spostarsi da una località all’altra senza dover usare l’auto”.

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Prg Ortona, dubbi dei cittadini: Di Nardo presenta richiesta chiarimenti

 Il capogruppo in Consiglio comunale di Fratelli d’Italia, Lega, Libertà e Bene comune per Ortona, Angelo Di Nardo, presenta una richiesta di chiarimenti in merito ad alcuni dubbi e criticità che il Piano regolatore generale (Prg) adottato, così come modificato dalle Osservazioni recepite e contro dedotte dall'Ufficio Tecnico, ha generato in alcuni cittadini che hanno espresso le proprie perplessità al consigliere, secondo cui "con questo Piano sarà molto più difficile immaginare una crescita e uno sviluppo del territorio".

"Le aree B6 del Piano vigente - si legge nella richiesta del capogruppo - sono state ridimensionate e trasformate in B4 nel Nuovo Piano Regolatore Generale adottato, passando da un indice edificatorio di 1,5m3/m2 a 0,2m2/m2. Ciò ha determinato una riduzione di 3/5 della possibilità edificatoria, saturando di fatto le zone di completamento e mettendo oltretutto in crisi situazioni in atto non ancora definite durante le fasi di adozione del Prg. Di conseguenza si è andato a ridurre anche il valore commerciale dei terreni interessati (60%) con sicuro impatto negativo per le entrate Imu. Inoltre - prosegue il consigliere - non si fa distinzione tra la fascia a ridosso di quella costiera (B3) che va da contrada Savini passando per le contrade Fossato, Riccio, Ruscitti, San Donato fino a Ripari Bardella, dove il Comune ha investito negli anni con opere di urbanizzazione che non potranno incrementare le utenze e consentire il ritorno degli investimenti e le frazioni dell'interno come Aquilano, Civitarese, Colombo, San Nicola, Villa Grande, Carlone, Caldari, San Leonardo ecc., dove sono presenti un gran numero di fabbricati vetusti da ristrutturare. Non sarebbe stato opportuno, per questa fascia, prevedere un indice più elevato?", si chiede Di Nardo.

"Si evidenzia, di contro, che viene mantenuta praticamente inalterata la possibilità edificatoria della fascia costiera, da B8 (0,33m2/m2) a B3 (0,3m2/m2), in nome di uno sviluppo turistico mai realmente decollato. Perché mai viene penalizzata la fascia a ridosso dove invece investono e costruiscono i residenti?", prosegue il consigliere nella sua richiesta di chiarimenti.

"Le richieste di declassamento da 'B' ad 'Agricola' sono state accolte come un miglioramento del Piano - prosegue il capogruppo - ma sono realmente state riutilizzate le cubature recuperate per soddisfare le poche richieste di ampliamento delle aree B4? In alcuni casi sono state previste delle zone 'C' che prevedono una normativa di realizzazione completamente autonoma e non implementabile con la B4 limitrofa; questa concessione da parte del Comune, consente allo stesso di 'tassare', in seguito, tali aree senza che i proprietari possano avere delle effettive opportunità realizzative".

"E' possibile prevedere un reale e concreto piano di recupero per la zona di Terranova? Appare ulteriormente limitativo mettere anche il vincolo 'Città Storica', in quanto - conclude Angelo Di Nardo - porrebbe ulteriori pastoie ai pochi che cercano di arginare un degrado che risale ormai al primo dopoguerra".

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Presenta in tribunale foto ose’ della moglie per la separazione, denunciato

 Per certificare il disordine dell'abitazione coniugale, un marito che voleva separarsi ha depositato in tribunale a Chieti foto ose' della moglie in cui si intravvedeva anche il caos che regnava nella casa. 

 La coppia, che ha due figli piccoli, non andava piu' d'accordo da tempo e ha deciso di separarsi per porre fine a litigi continui e piccole ripicche che avevano trasformato il matrimonio in un incubo. Sarebbe risultato impossibile per i coniugi trovare un'intesa su una procedure consensuale. Al contrario i due si sono rivolti accuse reciproche in sede di udienza nel tentativo di addebitare all'altro la responsabilita' del fallimento della loro unione. Il marito contesta alla moglie di aver curato la casa e lasciato le stanze sempre in disordine, in violazione dell'articolo 143 del codice civile sui doveri del matrimonio. Per dimostrare la sua tesi l'uomo ha deciso di depositare foto, che aveva chiesto alla moglie, che ritraggono la donna in pose sessualmente esplicite e, sullo sfondo, il disordine dell'abitazione. Ma la mossa gli e' costata una denuncia presentata ai carabinieri della compagnia di Chieti. Quando l'avvocato della donna ha visto le immagini ha subito informato la sua cliente e sporto denuncia contro il coniuge, per violazione della nuova norma sul 'revenge porn'. La donna ha anche chiesto la cancellazione dei file dal fascicolo.

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Assalto al portavalori, bottino di 120 mila euro nel Pescarese

E' di circa 120 mila euro il bottino della rapina ai danni di un portavalori dell'istituto di vigilanza Aquila che stava rifornendo l'ufficio postale di Santa Teresa di Spoltore in provincia di Pescara. Quattro i rapinatori in azione, secondo una prima ricostruzione fornita dagli investigatori. Uno, armato di fucile e con il volto coperto, ha minacciato il caposcorta, gli ha sottratto la pistola e lo ha costretto a sdraiarsi a terra. Raggiunto dagli altri tre, i malviventi sono fuggiti con due plichi di denaro. E' stato intanto ritrovato il furgone utilizzato per la fuga: un fiorino abbandonato nelle campagne di Pianella. Le indagini sono state affidate ai carabinieri.

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Presentano il 1° Percorso per il buon vivere. Al via gli incontri a Lettomanoppello

L’Associazione Solideando sta svolgendo il progetto “Energie in Rosa II”, programma realizzato grazie a un contributo della Susan G. Komen Italia onlus. Il progetto ha forte valenza di prevenzione e informazione su quanto un corretto stile di vita possa incidere positivamente sulla salute delle persone e come prevenzione contro l’insorgenza delle neoplasie (quella del seno nello specifico). Molti sono ormai gli studi che dimostrano come avere uno stile di vita sano, insieme ad attività motoria e/o sportiva (anche minima), a una corretta alimentazione e al non utilizzo di bevande alcoliche e/o sostanze psicotrope (incluso il tabacco) incida positivamente su una migliore qualità della Vita da un punto di vista della salute. Il Percorso sarà caratterizzato da n. 3 incontri. La metodologia formativa prevede lezioni frontali, lavori di gruppo (a seconda del numero di iscritti), condivisione e confronto sulle tematiche trattate che riguarderanno dati scientifici per conoscere il fenomeno delle neoplasie (con specifici riferimenti all’Abruzzo), la buona alimentazione come prevenzione, lo sport e le sane abitudini, le discipline per “stare bene” (yoga della risata).

 

DATE

1° Incontro: Venerdì 15 Novembre 2019 Ore 20.30-22.30

2° Incontro: Venerdì 22 Novembre 2019 Ore 20.30-22.30

3° Incontro: Venerdì 29 Novembre 2019 Ore 20.30-22.30

 

Gli incontri si svolgeranno presso la Sala Wojtyla del  Comune di Lettomanoppello in Piazza Umberto I°

 

L’equipe formativa che svolgerà gli incontri è composta da:

  1. Lino Farao, Sociologo

  2. Anna Maria Bruno, Educatrice professionale

  3. Stefania Menna, Psicoterapeuta

  4. Natalia Brandolini, Educatrice professionale

  5. Emilio Nuozzi, Progettista


  • Previsto un contributo della Sig.ra Cristina Capodicasa, Teacher e Ambassador dello Yoga della risata

Il percorso è gratuito e al termine sarà rilasciato un attestato di partecipazione

Per informazioni e iscrizioni contattare i seguenti numeri:

333-7486077 oppure 334-8122840

Oppure rivolgersi all’Assessore Luciana Conte

Le iscrizioni devono essere inviate alla mail solideando@gmail.com entro il

13 novembre 2019 

 

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Il 3 novembre del 1706 il terremoto della Maiella

 

Il 3 novembre del 1706 un violento sisma sconvolse l'Abruzzo. Tra il 1702 ed il 1706 molti i terremoti che colpitrono l'Italia centrale, il sisma della Maiella fu uno dei piu' disastrosi raggiungendo un magnitudo 6.8 della scala Richter. L'epicentro è stato localizzato sul versante aquilano della Maiella, a circa 15 km ad est di Sulmona

Gravemente danneggiati la Valle Peligna ed il versante in provincia di Chieti della Maiella. I centri colpiti furono: Lama dei Peligni, Manoppello, Palena, Cansano, Sulmona, Prezza, Raiano, Vittorito, Roccacasale, Salle, Tocco da Casauria, Rivisondoli, Roccaraso, Palena, Lettopalena, Lama dei Peligni, Fara San Martino.

A Palena i morti furono 300 su una popolazione di 450 persone, a Sulmona, che perdette la maggiore parte degli edifici e buona parte del suo centro storico medievale, morirono 1150 persone. Alla prima scossa ne seguì una seconda la notte del 4 novembre portando ulteriore distruzione e morte. Le vittime accertate del sisma furono circa 2400.

Il sisma avvenne a soli 3 anni di distanza dalla crisi sismica del 1703 che aveva duramente colpito L'Aquila, praticamente rasa al suolo, con danni gravissimi per ciò che riguarda il suo patrimonio artistico e architettonico.


Un censimento dei danni riportato su https://it.wikipedia.org/ :

I danni maggiori li patì l'Abruzzo, specialmente come già detto la Valle Peligna. Danni gravi si registrarono comunque anche nel Lazio, nel Molise e parzialmente anche nella Capitanata (nord della Puglia).

  • Sulmona: non fu completamente distrutta, ma risultò il centro maggiormente colpito: fu perduto più di 3/4 del patrimonio edilizio, facendo scomparire anche quegli edifici che avevano fatto meritare alla città l'appellativo di Siena degli Abruzzi o Siena d'Abruzzo[5] per aver avuto uno sviluppo culturale pari a quello di Siena. A causa della gran polvere che si alzò, all'inizio non ci si rese conto dell'immane disastro che segnò profondamente la storia della città. Solo dopo ci si accorse che Sulmona era ridotta a cumuli di macerie, con qualche edificio scampato miracolosamente ma comunque sempre danneggiato. Crollarono la Cattedrale di San Panfilo, di cui rimase solo la facciata, il Palazzo Vescovile, la chiesa del Complesso della Santissima Annunziata, le chiese di San Francesco della Scarpa, San Filippo Neri, Sant'Agostino, Santa Chiara, Santa Caterina, Santissima Trinità, Santa Maria del Carmine, Badia Morronese, l'oratorio di san Rocco. Inoltre crollarono anche alcuni palazzi, principalmente affacciati lungo Corso Ovidio e l'attuale Piazza Garibaldi, le mura furono sbrecciate mentre le porte in larga parte riuscirono a rimanere in piedi, pur presentando notevoli danni (tranne Porta Napoli); crollarono anche il campanile di Santa Maria della Tomba, l'annessa Cappella della Madonna di Loreto e la Casa della Confraternita Lauretana (i cui resti si ammirano tuttora). Solo pochi edifici, che riportarono comunque danni come già detto, rimasero in piedi: la chiesa di Santa Maria della Tomba, il campanile dell'Annunziata, il palazzo del Complesso della Santissima Annunziata, la facciata e il campanile di San Francesco della Scarpa, il campanile della Badia Morronese, il portale di Sant'Agostino (trasferito nel 1883 in San Filippo), la facciata della Cattedrale, la cripta di quest'ultimo, l'Acquedotto Svevo, Porta Napoli, la chiesa dell'Incoronata, la chiesa di San Giovanni e la chiesa di San Gaetano. Inoltre, rimasero in piedi anche alcuni palazzetti medievali e rinascimentali che si trovavano nel cuore del centro storico e la Fontana del Vecchio (1478). I morti furono 1000 circa, i feriti e i senzatetto incalcolabili.
  • Campo di Giove: forse epicentro del sisma, fu letteralmente distrutto: rimase in piedi solo una parte di Palazzo Nanni. Si dice che alcuni massi si staccarono dalla montagna sovrastante. Molti feriti (numero non disponibile).
  • Cansano: quasi del tutto raso al suolo, rimasero in piedi, seppur danneggiati, Palazzo Teseo, il torrione del castello e le porte del centro fortificato (crollate poi col sisma del 1933). La maggior parte degli edifici dovette essere ricostruita ex novo, compresa la chiesa di San Salvatore, come recita l'iscrizione A TERREMOTU CORRUIT ET UN[IVERSI]TAS A PLANTA REDEGIT - A.D. 1739.
  • Pratola Peligna: i danni non furono molti, forse perché durante quel periodo la città era un "cantiere aperto" visto che si stava procedendo alla ricostruzione o alla ristrutturazione di alcuni edifici. Risultarono comunque danneggiati, inagibili e in parte crollati, il primitivo Santuario della Madonna della Libera, diversi oratori e alcuni palazzi. Non riuscirono a reggere invece le case popolari dove viveva buona parte della popolazione. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Prezza: crollano la chiesa di S.Lucia e quella di san Giuseppe (di cui comunque rimane in parte in piedi l'interno). Rimane intatta la statua di S.Lucia, miracolosa, nonostante le macerie che le cadono addosso. Il 90% dell'abitato crolla, il resto è inagibile. Rimane in piedi e intatta solo la Chiesa di Santa Maria del Colle. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Raiano: quasi tutto il paese crolla, anche le chiese. L'eremo di San Venanzio rimase in piedi ma risultò inagibile. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Vittorito: il paese risultò quasi del tutto inagibile; alcuni crolli, i maggiori nella parrocchiale. I morti forse non ci furono, ma qualcuno rimase ferito.
  • Castelvecchio Subequo: crolla la chiesa di san Francesco (rimangono in piedi solo la facciata, la cappella di S.Maria e gli altari laterali). Crollano anche alcuni piccole case; per il resto crepe e caduta di calcinacci. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Corfinio: danni alla Chiesa di San Pelino, detta Basilica Valvense e prima cattedrale della Diocesi di Sulmona-Valva. Crolla la chiesa di S.Martino, inagibile e devastata all'interno la chiesa di S.Maria del Soccorso. Danni più o meno gravi alle abitazioni. Feriti (e morti?) (numero non disponibile).
  • Roccacasale: a breve distanza da Sulmona, il centro risulta devastato e inagibile; il Castello crolla in buona parte e la sua decadenza si accentua. Annientate le chiese.
  • Salle: la situazione del centro fu gravissima, e sembra che ancora nel '900 portasse i danni di quella sciagura. Crollarono le chiese. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Pacentro: crollano le chiese, alcune abitazioni. Crolla in parte anche il Castello. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Pettorano sul Gizio: il centro è in buona parte distrutto, ma una parte rimane anche se inagibile. Sopravvive, seppur danneggiato, il Castello. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Scanno: le chiese risultano fortemente danneggiate, soprattutto quella di S.Maria in Valle. Crolli nella Chiesa della Madonna del Lago.
  • Tocco da Casauria: il paese risulta gravemente danneggiato, la periferia dell'abitato crolla. Danni ingenti e crolli nella chiesa di S.Eustachio, nel Castello e in modo più lieve alle altre chiese. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Popoli: crollano le chiese della Trinità e San Lorenzo. Viene giù quasi tutta la parte alta della facciata della chiesa di San Francesco, mentre il Castello (abbandonato da tempo) presenta crolli molto diffusi. Crollano anche alcuni abitazioni; i cronisti popolesi riportarono il decesso di 120 persone, mentre altre 130 furono ferite.
  • Cocullo: danni gravi alla chiesa di S.Maria delle Grazie. Inagibile la chiesa di S.Domenico Abate e piccoli crolli nell'abitato.
  • Villalago: il centro fu gravemente danneggiato. In buona parte, però, i vari edifici riescono a resistere alla scossa.
  • Anversa degli Abruzzi: crolla il Castello (ne rimangono pochissimi ruderi); danni in tutto l'abitato.
  • Castiglione a Casauria: danni all'Abbazia di San Clemente a Casauria.
  • Rivisondoli: crolla tutto il paese. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Roccaraso: crolla mentre era ancora in costruzione dopo che il Terremoto dell'Aquila del 1703 l'aveva distrutta. Crolla parzialmente anche la chiesa di San Bernardino. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Pescocostanzo: crolla il soffitto della Collegiata, cancellando così quasi tutte le testimonianze medievali della chiesa. Crollano anche alcuni palazzi, mentre altri sono inagibili. Piccoli crolli e inagibilità anche nella chiesa del Suffragio. Reggono bene, invece, gli altri palazzi e chiese, pur riportando a volte delle crepe. Morti e feriti (numero non disponibile).
  • Bugnara: gravemente danneggiato.
  • Fara San Martino: per questo borgo, come anche per quelli del versante chietino e pescarese, la scossa più distruttiva fu la seconda. A Fara la metà del paese crollò, l'altra metà era inagibile. La chiesa di San Remigio era inagibile e con piccoli crolli, quella dell'Annunziata si era sbriciolata, mentre quella di San Rocco riuscì a rimanere in piedi pur presentando crepe. Furono danneggiati anche alcuni palazzi e locali sede di attività. Crolla buona parte dell'Abbazia di San Martino. I morti furono 5 e i feriti 120.
  • Palena: gravi danni, i morti furono 300 e i feriti 100, e su una popolazione di circa 450 abitanti.
  • Lettopalena: danni. 60 morti e alcuni feriti.
  • Taranta Peligna: crollò la chiesa di san Biagio, di cui rimase la facciata, e vi furono gravi danni. 100 morti e poco più di 100 feriti.
  • Lama dei Peligni: danni gravissimi, solo pochi edifici rimasero in piedi. Inoltre vi fu uno smottamento che fece crollare altri edifici, rimasti in piedi. I morti furono 130 e i feriti 120.
  • Guardiagrele: già gravemente danneggiato nel 1703, il terremoto del 1706 provocò il crollo di alcuni edifici: andarono giù l'interno del Duomo, delle chiese di San Francesco, Sant'Antonio, dei Cappuccini. Crollarono completamente la chiesa di San Nicola e il Palazzo Vitacolonna. Crepe nella chiesa di san Silvestro.
  • Chieti: alcuni edifici, seppur pochi, risultarono inagibili; crolla la parte superiore del campanile della Cattedrale di San Giustino, che presenta evidenti crepe all'esterno. Pericolante il campanile di Santa Trinità. Alcuni edifici si inclinarono ma non caddero giù. La tradizione vuole che il terremoto non provocò altri danni per il tempestivo interno di San Giustino, apparso sopra Chieti.
  • Fossacesia: fu l'unico centro della costa danneggiato. Nel piccolo paese l'Abbazia di San Giovanni in Venere risulta inagibile e ciò ne accentua la decadenza.
  • Città Sant'Angelo: fu un caso sorprendente di come Città Sant'Angelo subì danni molto gravi dal sisma mentre la vicinissima Atri non patì nulla. A Città Sant'Angelo crollò la cuspide del campanile della Collegiata e la navata sinistra della suddetta chiesa; vennero giù anche le chiese di San Francesco e San Bernardo. Quasi tutte le abitazioni risultarono fortemente danneggiate, mentre le altre chiese furono inagibili.
  • Venafro: anche a Venafro, in Molise, la scossa più devastante fu la seconda. Crollarono parte della facciata della chiesa dell'Annunziata e risultarono gravemente danneggiati la Chiesa di San Nicandro, il Convento dei Cappuccini, e alcune sale al piano terra del Castello Pandone. Inagibile, con piccoli crolli, la chiesa del Cristo.
  • Acquaviva d'Isernia: inagibile il Castello.
  • Agnone: la chiesa di Santa Croce è inagibile, mentre sono pericolanti il campanile e l'annesso ospedale; la chiesa di S.Emidio ha il crollo parziale del soffitto, quelle dell'Assunta e di San Nicola inagibili.
  • Isernia: danneggiata la Cattedrale, crepe in alcuni edifici.
  • Capracotta: inagibile il Palazzo Baronale. Devastata e con dei crolli la chiesa di S.Maria di Loreto.
  • Ferrazzano: crepe nella chiesa dell'Assunta.
  • Guglionesi: inagibilità per la chiesa di S.Maria Maggiore.
  • Isernia: crolla l'interno della chiesa di San Francesco e inagibile il convento di S.Maria delle Monache.
  • Larino: inaigibili le chiese di Santo Stefano e San Francesco. Semicrollato il Palazzo Ducale.
  • Limosano: semicrollate le chiese di S.Maria e S.Francesco.
  • Lucito: inagibile la chiesa di San Nicola, dove vi sono alcuni crolli.
  • Morrone del Sannio: inaigibile la chiesa di S.Maria in Casalpiano.
  • Campodipietra: crolla la chiesa di San Martino.
  • Petrella Tifernina: gravemente danneggiata la chiesa di San Giorgio.
  • Rocchetta a Volturno: distrutta l'Abbazia di San Vincenzo al Volturno; la chiesa era stata già distrutta tre volte dai terremoti, e tutto ciò ne accentua la decadenza.
  • San Giuliano di Puglia: crolla quasi del tutto la chiesa di S.Giuliano, che da tempo era ormai in completo abbandono.
  • Santa Croce di Magliano: gravissimi danni alla torre medievale.
  • Sepino: crolla la parte superiore del campanile della chiesa di Santa Cristina.
  • Termoli: crolli all'interno del Duomo.
  • Torella del Sannio: inagibile, con piccoli crolli, il Castello.
  • Trivento: crolla buona parte del Duomo.
  • Capitanata: alcuni centri della Capitanata, quelli al confine con il Molise, avvertirono la scossa, riportando crepe e piccole cadute di intonaco.
  • Abbazia di Montecassino: distintamente avvertito, vi fu comunque qualche piccola caduta di intonaco e qualche crepa.
  • Sora: avvertito, provocò crepe, caduta di intonaci e spesso di alcuni elementi decorativi nelle facciate di edifici.

 

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Patrizio Santo supera la prima selezione per Sanremo Giovani

Patrizio Santo è tra i 65 artisti  che hanno superato la prima selezione di Sanremo Giovani 2019. Il traguardo è importante visto il consistente numero di partenti, oltre 800, dal quale sono stati selezionati i 65 artisti. Il 3 novembre l’artista pescarese porterà la sua “L’estate a dicembre” alle audizioni al Teatro delle Vittorie di Roma, esibendosi di fronte alla Commissione Musicale presieduta da Amadeus (in veste di direttore artistico) e composta da Claudio Fasulo, Gianmarco Mazzi, Massimo Martelli e Leonardo De Amicis.

In quella sede verranno scelti i 20 artisti che parteciperanno poi a “Italia si”, programma del sabato pomeriggio condotto da Marco Liorni. Una successiva selezione porterà il numero a 10 artisti che si esibiranno il 19 dicembre su Raiuno per conquistare uno dei 5 posti che garantiranno l’accesso al Festival di Sanremo 2020, nella categoria Nuove Proposte.

In questi giorni il nuovo singolo "Milady" di Patrizio Santo è in radio e nei digital store nel quale si può ascoltare il featuring con il rapper americano Mic Champion.

 

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Fisco, gli italiani a novembre versano 55 miliardi di euro

Tra le ritenute dei dipendenti, degli autonomi e dei collaboratori, gli acconti Iva/Ires/Irpef/Irap e le addizionali comunali/regionali Irpef, questo mese gli italiani sono a chiamati a versare all'erario 55 miliardi di euro. Insomma, novembre si conferma il mese delle tasse. L'Ufficio studi della Cgia ricorda che, ad esempio, nel 2018 il gettito tributario complessivo aveva superato i 500 miliardi di euro. Questa imponente massa monetaria e' affluita nelle casse pubbliche rispettando precise scadenze fiscali che, da sempre, si concentrano prevalentemente tra giugno/luglio e tra novembre/dicembre. Il 2018, comunque, e' stato un anno particolare: la scadenza del 30 giugno e' "caduta" di sabato e, conseguentemente, ha provocato uno slittamento in avanti dei versamenti estivi.

Tornando ai numeri della ricerca, l'imposta piu' onerosa che le imprese e i lavoratori autonomi verseranno questo mese sara' l'Iva, che comportera' un incasso per l'erario di 15 miliardi di euro. Segue l'acconto Ires in capo alle societa' di capitali (Spa, Srl, Societa' cooperative, etc.): queste ultime anticiperanno al fisco 13,3 miliardi di euro. I collaboratori e i lavoratori dipendenti, attraverso i rispettivi datori di lavoro, "daranno" al fisco le ritenute per un importo pari a 11,9 miliardi di euro. L'acconto Irpef, invece, costera' alle aziende e ai percettori di redditi diversi (fitti, plusvalenze, lavoro occasionale, etc.) 6,2 miliardi di euro, mentre l'Irap implichera' un prelievo di 6,1 miliardi. L'addizionale regionale Irpef garantira' ai Governatori 1 miliardo, mentre le ritenute dei lavoratori autonomi peseranno sulle tasche di questi ultimi per 950 milioni di euro. Le addizionali comunali Irpef, infine, permetteranno ai Sindaci di incassare 413 milioni di euro e dalle ritenute dei bonifici delle detrazioni Irpef l'erario incamerera' 190 milioni di euro. L'Ufficio studi, infine, tiene a precisare che in questa analisi non sono stati conteggiati i contributi previdenziali che dovranno essere versati entro il prossimo 16 novembre. Essendo sabato, questo pagamento slitta a lunedi' 18 novembre.

La Cgia ricorda che in Italia la pressione fiscale sulle imprese e' al 59,1 per cento. In UE solo i francesi sono piu' tartassati di noi Sebbene sia una comparazione che va analizzata con molta prudenza, secondo gli ultimi dati presentati nelle settimane scorse dalla Banca Mondiale (Doing Business), solo la Francia (60,7) presenta un carico fiscale sulle imprese (in percentuale sui profitti commerciali) superiore al dato Italia (59,1). Se la media dell'Area Euro e' pari al 42,8 per cento (16,3 punti in meno che da noi), la Germania registra il 48,8 per cento e la Spagna il 47 per cento. Per ciascun paese esaminato, questa elaborazione fa riferimento ad una media impresa (societa' a responsabilita' limitata) con circa 60 addetti e alle imposte pagate nell'anno 2018, al secondo anno di vita dell'impresa (ovvero nata nel 2017). L'incidenza del totale delle imposte sui profitti commerciali registrata dall'Italia nel 2018 (59,1 per cento) e' abbastanza in linea con il dato del 2015 (62 per cento). Nei due anni intermedi (biennio 2016 e 2017) si e' verificata un'incidenza sensibilmente inferiore (rispettivamente del 48 e del 53,1), riconducibile all'effetto dell'introduzione di alcune misure temporanee che hanno alleggerito il costo del lavoro, in particolar modo dei neoassunti con un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Oltre ad avere la pressione fiscale sulle imprese tra le piu' elevate d'Europa, siamo il Paese, assieme al Portogallo, dove pagare le tasse e' piu' difficile. Sempre dai dati presentati recentemente dalla Banca Mondiale (Doing Business), in Italia sono necessari 30 giorni all'anno (pari a 238 ore) per raccogliere tutte le informazioni necessarie per calcolare le imposte dovute; per completare tutte le dichiarazioni dei redditi e per presentarle all'Amministrazione finanziaria; per effettuare il pagamento on line o presso le autorita' preposte. In Francia, l'unico Paese UE con un carico fiscale sulle imprese superiore al nostro, per espletare le incombenze burocratiche derivanti dal pagamento delle tasse sono necessari solo 17 giorni, mentre la media dell'Area dell'Euro e' di 18 giorni. Anche in questa comparazione, i dati sono della Banca Mondiale, che per ciascun Paese prende in esame una media impresa (societa' a responsabilita' limitata), al secondo anno di vita e con circa 60 addetti. L'anno di riferimento e' il 2018. 

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La scomparsa del prof. Carlo Umberto Casciani

 

La scomparsa del prof. Carlo Umberto Casciani

Si sono tenute il primo novembre a L’Aquila nella cattedrale di Collemaggio le esequie del prof. Carlo Umberto Casciani con grande concorso di gente. Presenti diversi colleghi ed allievi.
Casciani è stato un ricercatore, un docente ed un organizzatore di grandissimo livello. Nato all’Aquila, laureato giovanissimo in Medicina e Chirurgia, si interessò con grande impegno nel trattamento della insufficienza renale. Mentre si trovava negli Stati Uniti a perfezionarsi nell’utilizzo del rene artificiale conobbe il prof.Paride Stefanini che si era recato in visita presso la stessa istituzione dove lavorava Casciani. Stefanini aveva in mente di iniziare una attività di trapianto di rene presso il suo reparto al Policlinico Umberto Primo di Roma. Invitò pertanto Casciani ad entrare nel suo staff. Qualche tempo dopo, nel 1968 Stefanini realizzò il primo trapianto di rene in Italia. Casciani si distinse per la pubblicazione di numerosi lavori che riguardavano il trattamento della insufficienza renale cronica. Altri lavori di fondamentale importanza erano attinenti al funzionamento del sistema immunitario e al trattamento del rigetto del trapianto. La scuola di Stefanini divenne leader dei trapianti visceralo d’organo giovandosi del contributo prezioso dei professori Casciani e Cortesini. Casciani accanto alle doti di ricercatore scientifico che lo avevano reso uno scienziato noto nell’immunologia dei trapianti,possedeva quelle di manager di grande rilievo. Questa è una qualità che pochi sanno essere una qualità degli abruzzesi. Basti riferirsi a Mattioli presidente della Banca Commerciale Italiana e maestro di Cuccia, e a Marchionne. Casciani collaborò con Stefanini alla creazione delle facoltà mediche di Mogadiscio e dell’Aquila, potremmo anzi dire che ne fu “magna pars”. Creò per il CNR un laboratorio di tipizzazione tessutale molto importante per lo studio della compatibilità degli organi da trapiantare.

Alla fine degli anni settanta una legge dello Stato istituì la Seconda Università di Roma con lo scopo di ridurre l’eccesivo numero di professori della Sapienza . L’obbiettivo non fu raggiunto perché per ogni professore che optava per il trasferimento alla Seconda Università la Sapienza ne creava tre o quattro di nuovi. Casciani fu uno dei primi a trasferirsi perché credeva fortemente a questa iniziativa di creare un Ateneo dotato di un grande campus, sul modello delle università anglosassoni. E si deve riconoscere che sotto la guida del Rettore Enrico Garaci in un periodo abbastanza contenuto questa università nota come Tor Vergata, dal nome del luogo in cui fu edificata, raggiunse gli obiettivi prefissati. Tra questi uno dei più difficili da perseguire fu la realizzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia. Casciani prima come Presidente del Comitato Organizzatore e successivamente come primo Preside creò l’organigramma della Facoltà dotandola delle strutture di ricerca e cliniche necessarie per iniziare le attività didattiche tenute da un gruppo di docenti,dei veri pionieri di grande qualità. La Facoltà di Medicina e Chirurgia fu una delle prime in Italia ad essere organizzata in Dipartimenti e Casciani fu il Direttore del Dipartimento di Chirurgia.

Casciani ha prodotto un notevole numero di allievi che si sono distinti nella Chirurgia Generale e nella Chirurgia dei Trapianti il cui esponente più prestigioso è il prof. Giuseppe Tisone responsabile del programma di Trapianti di rene e di fegato.

Senza la preziosa opera del prof. Casciani Roma avrebbe ,come minimo, impiegato più tempo per acquisire la leadership nei trapianti d’organo, e la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università di Tor Vergata non sarebbe forse mai nata.

Le qualità umane di Carlo Casciani sono altrettanto degne di ammirazione. Cattolico praticante, animato da una grande fede, era verso tutti, colleghi, allievi e pazienti generoso, affabile, semplice, alla mano. Impossibile, se lo si conosceva bene e si superava la sua timidezza, non diventarne un amico devoto.

Io mi auguro che le università dell’Aquila, della Sapienza e soprattutto Tor Vergata sappiano onorarne la memoria.

Una ultima considerazione: si usa dire “la scomparsa“ per una persona deceduta, e ho usato questa locuzione per Carlo Umberto Casciani ma mi rendo conto di aver errato perché Carlo vivrà sempre nei cuori degli amici, degli allievi e dei pazienti che lo ricorderanno con immutato affetto.

di Achille Lucio Gaspari

 

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Non consegna le foto delle cerimonie, denunciato fotografo

Non ha consegnato ai suoi clienti le fotografie di diverse cerimonie: per questo un fotografo che ha lo studio a Pescara e' stato denunciato a piede libero dai carabinieri della stazione di San Giovanni Teatino per truffa con recidiva infraquinquennale. La denuncia che ha fatto scattare le indagini e' partita da cinque famiglie: le vittime si erano rivolte al professionista per effettuare i servizi fotografici dei loro eventi famigliari, matrimoni e battesimi, avvenuti dal 2016 in poi, versando caparre consistenti. Improvvisamente il fotografo ha chiuso lo studio e ha fatto perdere le proprie tracce, senza portare a termine il lavoro. A quel punto alcuni cittadini di San Giovanni Teatino vittime del fotografo hanno deciso di rivolgersi ai carabinieri. Il fotografo e' stato rintracciato nella sua nuova residenza in un comune del Pescarese. L'abitazione e' stata perquisita e sono stati trovati e sequestrati dodici supporti magnetici sui quali erano memorizzati piu' di 2.500 gigabyte di fotografie. Le vittime a questo punto attendono solo il via libera della magistratura per entrare in possesso delle foto. I carabinieri non escludono che vagliando il materiale si possano scoprire altre famiglie truffate dal fotografo.

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