Redazione Notizie D'Abruzzo

Nel 2017 e’ stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio

E' stata presentata l'edizione 2018 del Rapporto di Sostenibilita' di CONAI (Consorzio Nazionale Imballaggi), intitolato "Gli imballaggi nell'economia circolare", che ha analizzato i benefici derivanti dall'avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio - e del Sistema CONAI-Consorzi di Filiera in particolare - sul Sistema Paese e sull'ambiente. Nel 2017 e' stato avviato a riciclo il 67,5% dei rifiuti di imballaggio - in acciaio, alluminio, carta, legno, plastica e vetro - immessi al consumo sull'intero territorio nazionale, per un totale di 8,8 milioni di tonnellate di rifiuti, valore in crescita del 3,7% rispetto al 2016. Considerando anche la quota di imballaggi destinata a recupero energetico, lo scorso anno 10,2 milioni di tonnellate di rifiuti di imballaggio sono state valorizzate. Cio' significa che otto imballaggi su 10 sono oggi sottratti alla discarica, e trasformati in nuove materie prime ed energia da reimmettere nei cicli produttivi. 

Di queste 8,8 milioni di tonnellate, poco piu' di 4 sono state gestite da CONAI e i Consorzi di Filiera, con la restante parte gestita dagli operatori indipendenti. Nel dettaglio, l'avvio a riciclo dei rifiuti di imballaggio ha permesso la generazione dei seguenti risultati a livello economico ed ambientale. I benefici diretti generati dalla filiera CONAI-Consorzi di Filiera hanno raggiunto nel 2017 quota 970 milioni di euro, un valore raddoppiato rispetto al 2005. Estendendo la prospettiva al periodo 2005-2017, il beneficio economico generato per il Sistema Paese e' stato pari a ben 9,8 miliardi di euro. CONAI ha erogato ai Comuni con cui ha stretto accordi per il ritiro dei rifiuti di imballaggio, sulla base dell'Accordo Quadro stipulato con ANCI, 500 milioni di euro di corrispettivi - dovuti ai maggiori oneri per lo svolgimento della raccolta differenziata - nel solo 2017. Prendendo in considerazione un orizzonte piu' ampio, dal 2005 il Sistema ha erogato alle Amministrazioni Locali di tutta Italia oltre 4,2 miliardi di euro. Il valore economico della materia prima prodotta da riciclo e' stato pari nel 2017 a 424 milioni di euro; dal 2005 e' stata invece prodotta nuova materia prima per 3,6 miliardi di euro

 In 12 anni, il valore economico dell'energia prodotta dalla valorizzazione energetica dei rifiuti di imballaggio e' stata pari a 460 milioni di euro (32 milioni di euro nel 2017, +33% rispetto al 2005). L'indotto economico generato dal Sistema CONAI-Consorzi di Filiera e' stato pari a 514 milioni di euro (2017), a cui si aggiungono ulteriori 105 milioni di benefici indiretti (es. il valore economico delle emissioni di CO2 evitate). Dal 2005 al 2017, l'indotto economico generato e' stimato intorno a 5,7 miliardi di euro. Nel 2017, grazie al riciclo dei rifiuti di imballaggio, e' stato evitato il consumo di circa 3,8 milioni di tonnellate di materia prima, quasi il 50% in piu' rispetto al 2005. In particolare, e' stata generata nuova materia per 240.000 tonnellate di acciaio, pari al peso di 625 treni Frecciarossa ETR1000, 13.000 tonnellate di alluminio, equivalenti a 1 miliardo di lattine da 33 cl, 870.000 tonnellate di carta a cartone, valore corrispondente a 348 milioni di risme di fogli in formato A4, 848.000 tonnellate di legno, pari a 39 milioni di pallet, 400.000 tonnellate di plastica, equiparabili a 9 miliardi di flaconi PET da 1 litro di detersivo, 1,4 milioni di tonnellate di vetro, equivalenti a 4 miliardi di bottiglie di vino da 0,75 litri.

 Dal 2005 al 2017 e' stato evitato il consumo di oltre 42 milioni di tonnellate di materia prima. Nello stesso periodo, il risparmio energetico generato dal Sistema CONAI e' stato pari a 203 terawattora (TWh) in energia primaria (19,4 terawattora nel 2017). Il valore 2005-2017 e' pari al consumo di 117 centrali termoelettriche, mentre l'energia elettrica e termica prodotta attraverso il recupero energetico degli imballaggi e' di 5,7 TWh (0,39 TWh nel 2017). A livello di emissioni di gas serra, il riciclo garantito dalla gestione consortile ha evitato il rilascio in atmosfera nel solo 2017 di 3,7 milioni di tonnellate di CO2eq, valore raddoppiato rispetto al 2005. Negli ultimi 12 anni, complessivamente, il risparmio ammonta a 36 milioni di tonnellate di CO2eq, pari ai quantitativi emessi in un anno da circa 11 milioni di autovetture con una percorrenza media annua di 20.000 chilometri

 

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Delegazione della ‘Ball Beverage Packaging’ di San Martino sulla Marrucina dal prefetto

Una folta delegazione di lavoratori della 'Ball Beverage Packaging' di San Martino sulla Marrucina è stata ricevuta dal prefetto di Chieti, Antonio Corona, al quale è stata rappresentata la difficile situazione dei 70 addetti, in stato di agitazione permanente dopo che la multinazionale, che produce lattine nel sito abruzzese, ha attivato la procedura di riduzione di personale per tutti i dipendenti. All'incontro ha preso parte anche l'amministratore delegato per l'Italia, Lorenzo Garbellini, insieme ai sindaci di otto Comuni della provincia di Chieti e a rappresentanti di Fiom Cgil e Fim Cisl. I sindacati, di fronte all'azienda che ha dato un termine di 7 giorni ai lavoratori per comunicare la disponibilità ad essere ricollocati in altri stabilimenti del gruppo nel mondo e ha respinto la proposta di sospendere la procedura, si stanno organizzando per portare la vertenza al ministero del Lavoro. Erano presenti i sindaci di di San Martino sulla Marrucina, Luciano Giammarino; di Rapino, Rocco Micucci; di Ripa Teatina, Ignazio Rucci; di Guardiagrele, Simone Dal Pozzo; di Fara Filiorum Petri, Camillo D'Onofrio; di Roccamontepiano, Adamo Carulli; di Canosa Sannita, Lorenzo Di Sario, e di Orsogna, Fabrizio Montepara, nonché i segretari di categoria Andrea De Lutis per Fiom Cgil e Dorato Di Camillo per Fim Cisl.

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Maltempo e dissesto idrogeologico: Coldiretti, un piano in dieci punti

Nel giro di un decennio il rincorrersi di eventi estremi causati dai cambiamenti climatici è costato all’agricoltura oltre 14 miliardi di euro tra perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne, senza eccezione per quelle abruzzesi, anche a causa dell’incuria e dell’abbandono del territorio determinati da politiche carenti o sbagliate. E’ quanto emerge dall’analisi sulle conseguenze dell’ultima ondata di maltempo stilata dalla Coldiretti che ha convocato a Roma la task force sull’emergenza in occasione dell’Assemblea elettiva della maggiore organizzazione degli agricoltori in Europa.

“Anche nella nostra regione – dice Coldiretti Abruzzo a margine dell’incontro nazionale - l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai diventata la norma, tanto che siamo di fronte ad una evidente tendenza alla tropicalizzazione che si manifesta con violenti e frequenti sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. Tutto questo – dice Coldiretti Abruzzo – ha una conseguenza sulle produzioni agricole più importanti del nostro territorio, ma non solo su quelle. E’ un problema che investe tutta l’Italia e che va necessariamente affrontato”.

Basti pensare che, a livello nazionale, il 2018 – continua la Coldiretti – si è classificato fino ad ora come l’anno più bollente dal 1800, anno in cui sono iniziate le rilevazioni, con una temperatura superiore di 1,53 gradi rispetto alla media storica nei primi nove mesi dell’anno durante i quali però si sono alternati periodi di intense precipitazioni e momenti di siccità come a settembre in cui è caduta addirittura il 61% di pioggia in meno. “Su un territorio meno ricco e più fragile per l’abbandono forzato dell’attività agricola in molte aree interne si abbattono così – continua la Coldiretti Abruzzo – gli effetti dei cambiamenti climatici, favoriti anche dal fatto che negli ultimi 25 anni è scomparso in Italia oltre ¼ della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia ad appena 12,8 milioni di ettari”. La disponibilità di terra coltivata significa produzione agricola di qualità ma anche sicurezza ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico.

Per ridurre in maniera strutturale gli effetti del maltempo e dei cambiamenti climatici la Coldiretti ha presentato in occasione dell’Assemblea elettiva il decalogo #risanaItalia. Si tratta di una serie di proposte che prevedono, innanzitutto, un cambio di passo nell’attività di prevenzione, così da evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza. Si pensa, in particolare – spiega Coldiretti – alla realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica. Occorre poi ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli, sostenuta dalla Coldiretti, con l’obiettivo del “saldo zero” di consumo del suolo naturale entro il 2050. Per razionalizzare gli interventi – continua la Coldiretti – è necessario un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree. Ancora, è indispensabile la piena attuazione della legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per lo svolgimento di attività funzionali “alla salvaguardia del paesaggio agrario e forestale. Parimenti, serve rilanciare, tramite sostegno all’acquisto de capi e delle strutture di ricovero necessarie, la zootecnia di montagna e delle aree interne, che permette a tali superfici di essere pascolate e mantenute.

Ciò rappresenta – rileva la Coldiretti – il giusto riconoscimento della capacità delle imprese agricole di svolgere azioni costanti di tutela del territorio anche attraverso l’introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche in particolare nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali. Per limitare gli effetti devastanti del maltempo occorre inoltre contrastare ogni forma di abusivismo che espone a fallimenti e frustrazioni ogni nuova politica di pianificazione territoriale e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio. Dal punto di vista ambientale serve poi avviare un piano per la riforestazione delle aree ad alto rischio con criteri adeguati alla vulnerabilità geologico-ambientale anche con risorse già destinate alle grandi opere di infrastrutturazione energetica e di mobilità. Allo stesso modo serve un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta, contribuendo a ridurre l’impatto dei cambiamenti climatici con la regia dei Consorzi di bonifica e l’affidamento ai coltivatori diretti. Un esempio è il progetto promosso da Coldiretti, Terna, Anbi e Maccaferri per la realizzazione di 10.000 invasi e laghetti ai fini di regimazione della acque, irrigui ambientali e dell’accumulo/produzione di energia idroelettrica. Diventa qui strategica – continua la Coldiretti – la semplificazione burocratica e degli impegni amministrativi per le imprese che operano nella aree montane e interne. Infine, occorre intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città – conclude Coldiretti – coinvolgendo direttamente le imprese agricole nelle iniziative di riqualificazione ambientale.

 

IL DECALOGO COLDIRETTI #RISANAITALIA CONTRO IL DISSESTO

  1. Realizzazione di piccole opere di contrasto al rischio idrogeologico, dalla sistemazione e pulizia straordinaria degli argini dei fiumi ai progetti di ingegneria naturalistica
  2. Ridurre il consumo di terreno fertile con la immediata approvazione della legge sulla salvaguardia della destinazione agricola dei suoli
  3. Attuare un piano sperimentale per la valorizzazione dei beni pubblici prodotti in aree montane e marginali compresa la possibilità di riconoscere i crediti di carbonio ai produttori di tali aree.
  4. Dare piena attuazione alla legge di orientamento che consente alle pubbliche amministrazioni di stipulare convenzioni con gli agricoltori per la tutela del territorio
  5. Rilanciare gli allevamenti di montagna la zootecnia di montagna con apposite misure per garantire la manutenzione dei territori interni
  6. Introduzione di misure di sostegno fiscale per chi risiede nelle aree di montagna e per incentivare l’insediamento e la prosecuzione di attività economiche nel campo dei servizi agricoli, forestali, turistici e culturali.  
  7. Contrastare ogni forma di abusivismo e promuovere interventi di rigenerazione urbanistica a partire dal censimento degli immobili già realizzati nelle aree a rischio.
  8. Avviare un piano per la riforestazione delle zone a maggior pericolo di dissesto
  9. Un piano infrastrutturale per la creazione di invasi che raccolgano, in particolare nel Centro Sud del Paese, tutta l’acqua piovana che va perduta. Un esempio è il progetto promosso da Coldiretti, Terna, Anbi e Maccaferri per la realizzazione di 10.000 laghetti.
  10. Intervenire sulla manutenzione del verde urbano per garantire la sicurezza anche nelle città coinvolgendo direttamente le imprese agricole

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Ponte di Salle (Pe): si pensa alla messa in sicurezza.

Un articolo de Il Sole 24 Ore oggi in edicola parla anche della messa in sicurezza del ponte di Salle in provincia di Pescara.

Nell'articolo parla di «Ipotesi traffico alternato per chi passa alla Majella» si ricordano i dati del ponte: "Alto 104 metri, si trova nel cuore del parco della Majella, a 45 minuti da Pescara. Progettato da Morandi, costruito nei primi anni cinquanta, il ponte di Salle - il più alto del centro Italia - ora rischia una chiusura parziale".
L'articolo contiene anche le dichirazioni di Vincenzo Zanzarella, segretario generale della Provincia di Pescara: «La relazione dei tecnici arrivata a fine ottobre mostra che la roccia di appoggio al ponte si è fessurata. Ciò significa che la struttura è praticabile ma non lo sarà ancora per molto e in caso di sisma la situazione potrebbe diventare critica», spiega al quotidiano. «Per questo - continua Zanzarella -si sta ipotizzando una chiusura parziale del ponte a traffico alternato».

 

Il ponte di Salle (Pe) è stato scelto recentente come location per le riprese del remake di un film spagnolo "NO KIDS", nella versione italiana con il titolo "TI PRESENTO SOFIA" con Fabio De Luigi. 
La produzione Colorado Film ha effettuato e riprese di alcune scene nello scenario del canyon del fiume Orta, dove l'attore Fabio De Luigi è "stato alle prese" con il bungee jumping. Il bungee jumping consiste nel lanciarsi da una piattaforma posta ad un’altezza elevata, dopo essere stati correttamente assicurati ad una corda elastica. La pratica nasce come rituale d'iniziazione nell'Isola di Pentecoste, nell'oceano Pacifico. Ai nostri giorni chi si lancia vuole provare emozioni, sentire l'adrenalina, sfidare la forza di gravità e superare i propri limiti. Dal 1993, anno in cui venne costruito il primo elastico da lancio, più di un milione di persone nel mondo si è lanciato e si è abbandonato alla forza gravitazionale.



 

 

 



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In farmacia la prevenzione della cataratta: parte da Teramo la Campagna della ASL

Il Reparto di Oculistica del P.O. di Teramo, diretto dal Dott. Antonello Troiano,

da tempo impegnato nell'organizzazione di giornate di prevenzione finalizzate alla diagnosi precoce delle più diffuse patologie oftalmiche, ha organizzato – in collaborazione con le Farmacie del territorio e con l’Unione Italiana Ciechi – una Campagna di prevenzione della cataratta che si svolgerà nelle Farmacie del territorio teramano.

La cataratta è una delle cause principali di perdita della capacità visiva ed è una delle malattie oculari che affligge soprattutto le persone anziane, anche se i casi sono in costante aumento anche in altre fasce d’età.

    E’ importantissima una diagnosi tempestiva di questa malattia, proprio per evitare che essa progredisca; la sua evoluzione, infatti, è un processo continuo e inarrestabile e non si deve attendere troppo per la diagnosi e il trattamento, poiché l’indurimento del cristallino che si verifica in caso di accertamento tardivo della cataratta, può causare maggiori difficoltà nell'esecuzione dell'intervento chirurgico.

    Al fine di intervenire tempestivamente nella diagnosi della cataratta si è pensato, dunque, di sottoporre gratuitamente il maggior numero possibile di cittadini ad una visita di screening, creando dei punti per la diagnosi nelle Farmacie di Teramo e Provincia.

    L'iniziativa, che si avvale della collaborazione a titolo gratuito del Personale Medico Specialistico  dell'UOC di Oculistica dell’Ospedale di Teramo, nonché del supporto dell'Unione Italiana Ciechi di Teramo e di Federfarma Teramo, garantirà una localizzazione differenziata e diffusa che permetterà ai Pazienti 'meno giovani' di raggiungere facilmente i punti visita.

    Le prime giornate di prevenzione si terranno presso la Farmacia Lucangeli di Teramo, il giorno Sabato 10 novembre dalle ore 9.30 alle ore 13.00, ed il giorno Lunedì 12 novembre dalle ore 16.00 alle ore 19.30.

 

 

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Di Stefano: S. Giovanni Teatino punto strategico nello sviluppo area metropolitana

“Il territorio comunale di San Giovanni Teatino ha un valore strategico di straordinaria importanza per tutta l’area metropolitana Chieti-Pescara anche in relazione all’Aeroporto d’Abruzzo. Nel coniugare crescita, sviluppo e benessere dei cittadini della zona e più in generale dell’intero comprensorio, assume quindi particolare rilievo il progetto di interramento del tratto ferroviario che attraversa il centro cittadino”. Lo afferma Fabrizio Di Stefano a margine dell’incontro di queste ore tra Amministrazione Comunale di San Giovanni Teatino, Rete Ferroviaria Italiana (RFI) e Regione per parlare di Masterplan e dei progetti legati allo sviluppo dell’aeroporto con allungamento della pista e creazione della fermata ferroviaria annessa.

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Cnel, spese amministrative di 157 euro per abitante

I Comuni italiani in media hanno ridotto le proprie spese amministrative di quasi il 6% fra il 2013 e il 2015, segno di una decisa efficacia delle politiche di spending review e fiscal compact, arrivando a un costo medio di 157 euro per abitante. E' uno dei dati contenuti nel secondo Quaderno del Cnel dal titolo "Le performance dei servizi comunali: I servizi amministrativi e sociali nelle Regioni a statuto ordinario", a cura di Emanuele Padovani. "Nel 2015 le spese amministrative si sono attestate su 157 euro per abitante ma i Comuni sotto i 3.000 abitanti spendono circa un terzo di più rispetto alla media (210 euro) e richiedono il 60% in più di personale - spiega Padovani - Questo rileva la necessità di continuare sul fronte delle politiche volte all'incentivazione della fusione dei piccoli enti, anche considerando che i Comuni di medie dimensioni sono quelli che possiedono i livelli di efficienza più elevati (119 euro per abitante)". "Il nord-ovest spende poco meno del sud, 169 euro contro 161, e si distacca notevolmente dal più efficiente nord-est, 127 euro. La Liguria è la regione in cui si spende di più (229 euro), la Puglia risulta quella con il risultato migliore (117 euro) davanti al Veneto (123 euro). Tali differenze sono molto probabilmente dovute al diverso dimensionamento medio delle amministrazioni comunali (in Puglia la dimensione media è di circa 15.600 abitanti, contro i circa 8.400 abitanti medi del Veneto).

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Maltempo: Coldiretti, cala anche in Abruzzo la produzione di olio extravergine

Con una produzione nazionale praticamente dimezzata per il crollo vicino al 40% dei raccolti, è l’olio extravergine di oliva Made in Italy a subire quest’anno gli effetti più pesanti del cambiamento climatico con l’ultima ondata di maltempo che, con il vento, ha spazzato via le olive dagli alberi anche in alcune zone d’Abruzzo, seppure limitate. E’ quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti che - in occasione dell’Assemblea elettiva della maggiore organizzazione degli agricoltori in Europa che questa mattina a Roma ha eletto Ettore Prandini quale presidente nazionale - ha convocato la task force sull’emergenza maltempo.

Il risultato delle condizioni climatiche e meteorologiche è il crollo dei raccolti a meno di 265 milioni di chili, un valore vicino ai minimi storici per la pianta simbolo della dieta mediterranea. La Puglia – continua la Coldiretti - si conferma essere la principale regione di produzione, con 87 milioni di chili, nonostante il calo del 58%, mentre al secondo posto si trova la Calabria, con 47 milioni di chili e una riduzione del 34%, e sul gradino più basso del podio c’è la Sicilia dove il taglio è del 25%, per una produzione di 39 milioni di chili, mentre in Campania il raccolto è di 11,5 milioni di chili, in riduzione del 30%. Al centro diminuisce a 11,6 milioni di chili la produzione in Abruzzo (-20%) e a 14,9 milioni di chili nel Lazio (-20%) mentre aumenta a 15 milioni di chili in Toscana (+20%) come nel nord dove complessivamente – precisa Coldiretti –si registra un aumento del 30%.

I danni agli ulivi comporteranno conseguenze pesanti anche nel lungo periodo, fermo restando il disastroso impatto a livello ambientale. In queste condizioni un piano olivicolo nazionale 2.0 deve diventare per il governo un'assoluta priorità, sostiene Coldiretti che insieme a Unaprol e FAI S.p.A. (Filiera Agricola Italiana) per calmierare gli effetti sul mercato ha sottoscritto con Federolio il più grande contratto di filiera per l’olio Made in Italy di sempre, per un quantitativo di 10 milioni di chili con  l’obiettivo di assicurare la sicurezza e la diffusione dell’olio italiano al 100% stabilizzando le condizioni economiche della vendita con un prezzo minimo garantito e programmazione pluriennale. Il rischio per i consumatori – denuncia la Coldiretti - è che nelle bottiglie di olio, magari vendute sotto marchi italiani ceduti all’estero o con l’etichetta delle grande distribuzione – sottolinea Coldiretti – si trovi prodotto straniero (tunisino, spagnolo o greco), peraltro favorito da etichette dove l’indicazione della provenienza è spesso illeggibile.

Nel 2018 gli arrivi di olio dalla Tunisia sono tra l’altro quasi triplicati (+170%) e potrebbero crescere ulteriormente – aggiunge Coldiretti - se l’Unione Europea rinnoverà l’accordo per l’ingresso di contingenti d’esportazione di olio d’oliva a dazio zero verso l’Ue per 35mila tonnellate all’anno scaduto il 31 dicembre 2017, oltre alle 56.700 tonnellate previste dall’accordo di associazione Ue-Tunisia (in vigore dal 1998). Sulle confezioni – continua la Coldiretti – è praticamente impossibile, nella stragrande maggioranza dei casi, leggere le scritte “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009, in base al Regolamento comunitario N.182 del 6 marzo 2009.

“In attesa che vengano strette le maglie larghe della legislazione per non cadere nella trappola del mercato – dice Coldiretti Abruzzo - il consiglio è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop che in Abruzzo sono ben tre o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive”. Coldiretti Abruzzo ricorda inoltre che in regione ci sono ben tre mercati coperti di Campagna Amica a Chieti (Via Arenazze), L’Aquila (Cda Torretta) e Pescara (Via Paolucci) e che il comparto olivicolo conta circa 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e tre Dop presenti nelle province di Chieti (Colline Teatine), Pescara (Aprutino Pescarese) e Teramo (Pretuziano delle colline teramane).

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Federico De Cesare eletto Nuovo Vice Presidente Nazionale di Ance Giovani

Federico De Cesare è il nuovo Vice Presidente Nazionale di Ance Giovani, l'Associazione che raggruppa oltre 2.000 costruttori edili italiani di età compresa tra i 18 e i 40 anni.

Ad eleggerlo è stato il Consiglio Nazionale dei Giovani Imprenditori Edili, tenutosi a Roma questa mattina. Affiancherà per il triennio 2018-2021 la Presidente Regina De Albertis, milanese, figlia del compianto Claudio già presidente dell'Ance e della Triennale di Milano.
Federico De Cesare, teatino, classe 1990, è socio e consigliere di amministrazione della Impresa Costruzioni De Cesare Ing. Ulrico Srl, la più antica impresa di costruzioni d'Abruzzo, specializzata nella realizzazione di opere pubbliche e nel restauro monumentale. In Confindustria Chieti Pescara riveste anche il ruolo di Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Chieti Pescara.

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Partono in Abruzzo i comitati Piazza Grande per Zingaretti

Parte anche in Abruzzo il movimento a sostegno della candidatura di Nicola Zingaretti a segretario del Partito Democratico.

Ieri a L’Aquila si sono infatti riuniti per la prima volta i rappresentanti abruzzesi delle decine di comitati “Piazza Grande” sorti spontaneamente in tutto il territorio regionale, ai quali stanno aderendo amministratori, militanti ed elettori del centrosinistra a partire dal presidente vicario della Regione Abruzzo Giovanni Lolli. Nell’incontro di ieri, alla presenza - per conto del coordinamento nazionale - di Mario Ciarla, vice presidente del Consiglio regionale del Lazio, è stato costituito un primo coordinamento composto (in ordine alfabetico) da Stefano Albano, Maria Saveria Borrelli, Antonio Carrara, Giacomo Carnicelli, Toni Castricone, Andrea Catena, Francesca Ciafardini, Tommaso Ciancarella, Paola Cianci, Fiorangelo Cutuli, Fabrizio Di Bonaventura, Emanuela Di Giovambattista, Giovanni Di Iacovo, Francesco Di Paolo, Piero Di Stefano, Michele Fina, Mirko Frattarelli, Piero Giampietro, Saverio Gileno, Sabato Giuliano, Marco Giusti, Leila Kechoud, Nicola Maiale, Claudio Mastrangelo, Mario Mazzetti, Gianni Melilla, Stefania Misticoni, Lorenza Panei, Luca Pilotti, Vincenzo Pisegna, Piergiorgio Possenti, Mario Pupillo, Fabio Ranalli, Gianni Risi, Rosanna Salucci, Mario Schettino, Marielisa Serone, Gabriele Sisofo, Claudia Tatone, Antonio Tiberio, Robert Verrocchio.

Alla luce delle nuove adesioni di sindaci, amministratori e militanti che stanno arrivando in questi giorni, il coordinamento potrà essere ampliato. Intanto i comitati “Piazza Grande” di tutto l’Abruzzo stanno lavorando per le iniziative che vedranno protagonista Nicola Zingaretti martedì 13 novembre ad Avezzano, Pescara e Pineto.

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