Cronaca

Approvata la proposta di aggiornamento del nuovo piano del Parco Nazionale della Majella

 

L’Ente Parco Nazionale della Majella: il primo in Italia ad aggiornare lo strumento di pianificazione dell'area protetta.

Mentre quasi nessun Parco in Italia muove le proprie funzioni adeguatamente, o almeno secondo le previsioni della L. 394/91, in forza della vigenza di Piano e Regolamento, il Parco della Majella, nell'intento di attivarsi nel rispetto delle previsioni di legge, per poter pienamente adempiere alla propria mission istituzionale, è il primo ad adeguare il Piano del Parco, vigente dal 2009, ed a prepararsi a disporre il consequenziale Regolamento.

Infatti, il Piano attualmente vigente, definitivamente approvato circa 10 anni fa, era stato concepito, nelle sue parti di analisi ecologica e di programmazione delle attività di conservazione, nel lontano 1997. Uno strumento di pianificazione che andava necessariamente adeguato, perché le condizioni ecologiche (basti pensare agli attuali popolamenti di specie protette, sia in termini faunistici che floristici) non erano e non potevano minimamente essere contemplate nella pianificazione redatta a fine anni '90.

I capisaldi del piano sono “Competenza giuridica, profonda conoscenza dei processi ecologici, visione territoriale, comparazione europea e aderenza alle normative internazionali”. Il nuovo Piano è lo strumento di pianificazione principale del territorio della Majella, custodito in un Parco di 750 kmq, con 39 territori comunali e con uno dei più grandi patrimoni di biodiversità d’Europa.

Dal punto di vista giuridico e delle procedure amministrative, l'intento è di assicurare certezza nell’agire di un "nuovo" Ente che sul territorio può e deve esprimere le proprie finalità istituzionali e i propri margini operativi nell’obiettivo della conservazione. Occorre chiarire le complessità procedimentali ed escludere le discrezionalità applicative, non ammissibili secondo il limpido dettato della legge quadro, ma determinatesi in particolare nella disciplina degli aspetti urbanistici, oggi ancora in balìa delle mutevoli opinioni dei dirigenti, con la conseguenza di numerosi contenziosi che hanno avuto, per la maggior parte, esiti sfavorevoli per l’Ente parco. La legge n. 394 del 1991 assegna al nulla osta la natura di atto di certazione, a discrezionalità zero, di mera verifica dell’intervento richiesto di assenso rispetto alle previsioni del Piano per il parco - che per ciò deve essere corredato di tipicità e puntualità, al fine di annullare discrezioni applicative o interpretative - e del Regolamento che deve contenere ogni specificità al fine di fungere da mero tramaglio insuscettibile di determinazioni soggettive.

L'aggiornamento del Piano dunque, oltre alla validazione giuridica di una nuova stesura, che recepisce schemi di respiro europeo, nonché quanto oggi è meglio maturato nel difficile terreno del Diritto delle aree protette, rappresenta un rinnovato ed adeguato strumento nella gestione del territorio e soprattutto relativamente alle funzioni di conservazione della natura: i cambiamenti ecologici in corso, la presenza di specie faunistiche di pregio, come il lupo, il camoscio appenninico e l’orso marsicano, che nel frattempo hanno raggiunto consistenze e distribuzioni importanti, la presenza delle attività antropiche sui territori, sempre più orientate su processi di chiara sostenibilità ambientale (anche in questo campo le cose sono molto cambiate, basti pensare al D.P.R. 8 settembre 1997, n. 357 - regolamento recante attuazione della direttiva 92/43/cee relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali, nonché della flora e della fauna selvatiche, e al Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152. Norme in materia ambientale, non ancora vigenti al tempo della redazione del vecchio Piano!), le modalità di gestione agro-zootecniche, che in questi ultimi anni hanno subito un significativo decremento numerico, ma una evoluzione nella qualità e nella sostenibilità ambientale, gli sport sostenibili, anche questi nel frattempo con nuove discipline, inimmaginabili vent'anni or sono, le nuove visioni gestionali nel frattempo maturate anche sulla scorta delle Direttive europee, dei progetti Life, dei piani di gestione delle Aree natura 2000. Cambiamenti della natura e delle istituzioni che non potevano essere contemplati vent’anni fa e che necessitavano di aggiornamento e di una nuova fase operativa. Con il vecchio Piano, per altro, affetto da eccessiva sintesi ed indeterminatezza, mancando per conseguenza il Regolamento del Parco, che doveva disciplinare le attività consentite, l’ampia discrezionalità dirigenziale aveva prodotto una mole inconcepibile di ricorsi e di questioni giudiziarie, oltre che un magma informe di burocrazia che appesantiva il rapporto tra Ente e territorio”.

La stesura del lavoro ha fatto seguito ad una dettagliata attività ricognitiva di vaglio e comparazione della pianificazione adottata nella maggior parte dei parchi nazionali italiani, ed ad un confronto con gli strumenti di gestione di alcuni rappresentativi parchi europei di Cat. II IUCN. La cognizione degli elementi di criticità apparsi nelle diverse realtà o prassi applicative ha costituito la base per una piattaforma di miglioramento ed ammodernamento; sono stati acquisiti spunti utili dall’evoluzione anche internazionale dei principi cardine dell’environmental law e dei suoi strumenti applicativi. In questi termini, per esempio, vanno evidenziate l’ingerenza propositiva del Parco nella gestione dei rifiuti, nella tutela dall’inquinamento luminoso od anche l’azione attiva nella eliminazione dei detrattori ambientali. Sono stati, inoltre, aggiunti importanti passaggi e chiarimenti relativi alle misure previste per la gestione e la conservazione delle c.d. “aree Natura 2000”, ad indirizzi di gestione attiva della wilderness, alle misure di prevenzione degli incidenti stradali causati dalla fauna selvatica, alla semplificazione procedimentale recata per le attività edilizie nelle zone D, all’impiego di meccanismi pattizi tra Parco e stakeholders, ed altri strumenti che corrispondono un adeguamento strutturale che tende ad avvicinare la realtà italiana all’esperienza europea.

La proposta di nuova zonizzazione, per altro, è stata interessata da importanti cambiamenti (vedasi allegata tabella riassuntiva di raffronto): tra le scelte più significative e coraggiose, certamente quella di ampliare la zona A di riserva integrale di circa il 16%. La zona "wilderness" del Parco dunque passa da circa 36000 ettari a quasi 42000 ettari, una delle più grandi riserve integrali d'Europa.

La zona D, di promozione economica e sociale, è stata riperimetrata per la dovuta effettuazione di alcuni adeguamenti cartografici al fine di ristabilire la necessaria e indispensabile coerenza fra Piano del Parco e strumenti locali. Purtuttavia, in ragione della sovraordinazione del Piano per il parco rispetto ad ogni altro strumento di pianificazione, la stessa è stata meglio ripartita in diverse sottozone, con la conseguenza che le "sottozone D2" che comprendono le zone A, B,C,D dei piani urbanistici comunali, soggette a potenzialità edificabili, diminuiscono in percentuale, rispetto al precedente Piano, del 20% circa; mentre, si meglio definiscono, nella pianificazione e nella cartografia, le "sottozone" D3, che comprendono le altre zone dei piani urbanistici comunali, non soggette ad edificazione diretta ed incidente, quali: le zone di interesse generale, destinate alla valorizzazione dei beni culturali, dello sport e delle attività ricreative; parchi e zone di salvaguardia, per aree che rivestono un particolare pregio ambientale, naturalistico, geomorfologico, speleologico, archeologico, paesaggistico o di particolare interesse per la collettività; zone cimiteriali e relative fasce di rispetto.

Un nuovo piano che, pertanto, oltre ad essere in linea con i principi generali di contenimento dell’uso del suolo, declina nella pianificazione di settore un procedimento di pensiero ed una nuova visione, che negli ultimi mesi ha visto impegnati uffici, tecnici e comunità del Parco, nel disegno di una nuova pianificazione, connessa ad una rinnovata elaborazione tecnico-giuridica, al passo con i tempi e con le norme della conservazione e, al tempo stesso, coerente con la storia del territorio.

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Allegato

Tabella riassuntiva di raffronto "Classificazione del territorio"

 

PIANO DEL PARCO - ANALISI STATISTICA DELLE ZONE DI PIANO

ZONA

PROGETTO 2018

VIGENTE 2009

VARIAZIONE

AREA [HA]

AREA [HA]

AREA [HA]

AREA [%]

Riserva integrale

41664,27

35940,76

5723,51

15,92%

Riserva generale orientata

16174,77

21567,19

-5392,42

-25,00%

Area di protezione

15529,59

15948,24

-418,65

-2,63%

Area di promozione economica e sociale

665,01

618,65

46,36

7,49%

Tolleranza riscontrata nei sistemi di riferimento cartografici

61,36

20,17

41,19

-

TOTALE

74095,00

74095,00

-

-

 

 

 

 

 

PIANO DEL PARCO - ANALISI STATISTICA DELLE ZONE D (Area di promozione economica e sociale)

SOTTOZONE D

PROGETTO 2018

VIGENTE 2009

VARIAZIONE

AREA [HA]

AREA [HA]

AREA [HA]

AREA [%]

Zona D1 Insediamenti turistici extraurbani

34,57

90,55

-55,98

-61,82%

Zona D2 Zone A, B, C, D di piano urbanistico comunale

376,24

475,23

-99,00

-20,83%

Zona D3 Altre zone di piani urbanistici comunali

254,21

52,87

201,34

- - -

TOTALE

665,01

618,65

46,36

7,49%

 

 

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Pescara, vigili del fuoco al lavoro per le esalazioni dai tombini di un palazzo

Esalazioni in un palazzo a Pescara nei pressi di piazza San Francesco, dovute probabilmente a un acido utilizzato per pulire il sistema fognario. I condomini hanno accusato difficoltà respiratorie e sono subito usciti di casa. Lanciato l'allarme, sono intervenuti i Vigili del Fuoco e il 118, con alcune ambulanze. Una donna di 97 anni è stata trasportata in ospedale per precauzione, mentre gli altri sono stati visitati sul posto; nessuno avrebbe riportato conseguenze significative. A provocare le esalazioni, secondo le prime informazioni, sarebbe stato dell'acido muriatico utilizzato per la pulizia delle fogne. I vigili del fuoco, intervenuti con il Nucleo Nbcr (Nucleare biologico chimico radiologico), hanno provveduto al lavaggio delle condotte fognarie. Sul posto anche la Polizia. 

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Chieti, problemi all’erogazione dell’acqua per un incendio in una cabina elettrica

Problemi nell'erogazione idrica in numerose zone a ridosso del quartiere di San Martino a Chieti a causa di un incendio che ha danneggiato una cabina elettrica in prossimità di via dei Frentani. Lo rende noto su Facebook il sindaco, Umberto Di Primio. Il serbatoio dell'acqua a servizio della zona si è svuotato repentinamente a causa dei gravi danni subiti dal sistema di sollevamento elettrico. I vigili del Fuoco giunti sul posto hanno contattato i tecnici dell'Aca che sono già al lavoro. L'operazione in corso è piuttosto complessa e l'erogazione idrica non sarà ripristinata prima della tarda serata in strada Storta, strada Belvedere, strada Mucci, colle San Paolo, strada fosso Paradiso, strada Vracone, via dei Mille e aree a ridosso del quartiere San Martino

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Il Tar respinge il ricorso di Levigas su vendita e ricapitalizzazione di Vestina

 No del Tar di Pescara al ricorso di Levigas sulla vendita e la ricapitalizzazione di Vestina Gas, societa' che si occupa della vendita del gas in Abruzzo, controllata dai Comuni di Penne e Collecorvino. In parte il ricorso e' stato ritenuto improcedibile, in parte il tribunale ha dichiarato il difetto di giurisdizione. Levigas, socio privato di Vestina Gas, inizialmente aveva presentato ricorso lamentando vizi nell'avviso di asta pubblica per la vendita e nella delibera di ricapitalizzazione della societa', avvenuta nell'ottobre 2017. Per la prima parte il ricorso e' improcedibile; in vista dell'udienza di discussione il ricorrente ha "rappresentato che l'asta indetta dal Comune di Penne, oggetto del secondo capo di impugnazione, e' andata deserta e che" i Comuni "hanno avviato una nuova procedura per la cessione diretta delle loro quote di partecipazione nella societa', dichiarando la sopravvenuta carenza di interesse rispetto all'impugnazione dei relativi atti". Per la seconda parte, relativa alla ricapitalizzazione, il Tar ha ritenuto che "le deliberazioni con cui i consigli comunali hanno espresso la volonta' dei rispettivi enti da rappresentare in assemblea dei soci" non sono "impugnabili davanti al giudice amministrativo, rientrando semmai nell'oggetto del giudizio gia' instaurato dalla ricorrente" davanti al giudice ordinario. I Comuni sono stati assistiti dagli avvocati Gianluca Brancadoro e Alessandro Mannocchi. 

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San Salvo, un arresto per la vendita di droga al bar

Centoventi grammi di cocaina purissima per un valore di 15 mila euro e 150 grammi di hashish che sul mercato avrebbe fruttato tremila euro, sono stati sequestrati ieri mattina dagli uomini del Commissariato di Vasto in un bar a San Salvo. La droga era contenuta in un thermos custodito in un armadietto all'interno di uno spogliatoio dell'esercizio commerciale. A finire in manette il titolare del locale sorpreso in flagranza di reato ed arrestato con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti. Nel corso della perquisizione domiciliare dell'arrestato sono stati trovati dei tester utilizzati per verificare la qualità della droga che era destinata a persone facoltose che frequentavano il locale nelle ore serali

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Fuoriuscita di cloro alla piscina dell’Aquila, due intossicati

Una fuoriuscita di cloro dalla piscina è avvenuta ieri sera all'Aquila nel frequentato complesso sportivo 'Verdeacqua', causando l'intossicazione di due persone, un addetto al locale piscina e una impiegata che sono stati portati in ospedale per controlli. Le condizioni non destano preoccupazione. La piscina è stata chiusa per motivi precauzionali e potrebbe riaprire oggi. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che sono intervenuti in tute a respiratori, per il ripristino di attrezzature e far tornare normali valori. Secondo quanto si è appreso, si è trattato di uno sversamento di cloro, utilizzato per sanificare l'acqua della piscina, con i presenti, allarmati dal forte odore, che si accorti immediatamente della fuoriuscita lasciando la piscina. Si è reso necessario l'intervento del gruppo specializzato dei Vigili del fuoco.

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Camminata tra gli olivi, il paesaggio dell’olio d’Abruzzo

Fra i borghi, le colline e il profumo del mare. Preziose varietà dop e degustazioni
 

Presentata oggi a Roma, al Ministero dei Beni Culturali, la seconda edizione della Camminata tra gli olivi, che, un passo dopo l’altro, conduce i partecipanti alla scoperta di piante secolari e di un mondo antico in Abruzzo. L’Associazione Nazionale Città dell’Olio riporta infatti alla ribalta la qualità e il valore dell’olio extravergine, degli olivicoltori e dei territori domenica 28 ottobre con nuovi percorsi e suggestive passeggiate alla scoperta dell’eccellenza di un prodotto che modella l’identità stessa del paesaggio, come hanno sottolineato nel corso della conferenza stampa romana Francesco Palumbo, direttore generale del MiBACT, Enrico Lupi, presidente dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio, e Carlo Cambi, giornalista e scrittore consulente di Rai Uno Linea Verde.

Nella Regione l’esperienza coinvolge i Comuni di Atri, Controguerra e Sant’Omero in provincia di Teramo, Bugnara in provincia dell’Aquila, Città Sant’Angelo, Moscufo, Pianella e Tocco da Casauria in provincia diPescara, Casoli, Fossacesia e Rapino in provincia di Chieti. Ognuno ha selezionato un percorso tra gli olivi con caratteristiche uniche dal punto di vista storico e ambientale, che documentano il fascino di una produzione indissolubilmente legata a dimore storiche, frantoi e borghi di fascino immutato nel tempo.

123 Comuni in tutta Italia hanno raccolto l’invito dell’Associazione Nazionale Città dell’Olio e, nell’anno dedicato al Cibo Italiano, hanno allestito la propria passeggiata (dai 2 ai 5 chilometri) arricchita da incontri, itinerari, degustazioni sulla scia del successo dell’anno passato. Nel 2017 infatti furono oltre 20.000 i partecipanti in tutta Italia agli eventi organizzati da 121 Comuni.

“Un successo che ci ha regalato la conferma di una scelta e la responsabilità di un percorso che intreccia il valore delle coltivazioni e la preziosa passione dei loro custodi, gli olivicoltori - afferma il presidente delle Città dell’olio Enrico Lupi - Chi cura e chi visita questi luoghi rappresenta ugualmente un investimento per il futuro economico e turistico”.

L’Associazione Nazionale Città dell’Olio è infatti convinta che lo sviluppo dei territori olivetati può e deve essere strettamente legato a quello dell’oleoturismo, proprio perché, se ben organizzato, il turismo dell’olio può incrementare la competitività dell’olivicoltura tradizionale, diventando una risorsa per l’ambiente, il territorio e i produttori.

GLI ITINERARI – I borghi medievali e il profumo del mare, il vento che sferza le colline e il sole sulla terra generosa. 11 itinerari in terra abruzzese alla scoperta degli olivi danzanti, e delle preziose varietà dop, passeggiando per antiche chiese, boschi secolari, insediamenti romani e ville con pavimenti a mosaico e terme. Le peculiarità della cultivar e della tradizione abruzzese saranno protagoniste anche con degustazioni e esperienze di raccolta.

Per scegliere il proprio itinerario o solo per saperne di più basta un click. È on line il sito www.camminatatragliolivi.it per scaricare subito il programma della giornata e trovare notizie sul territorio, il paesaggio, la storia. E c’è anchela fan page su Facebook e i canali Instagram e Twitter con l’hashtag #camminatatragliolivi che potrà essere utilizzato anche per postare foto dei luoghi e degli eventi così da creare una vera e propria community della giornata.

L’Associazione Nazionale Città dell’Olio, con i suoi oltre 320 soci tutti enti pubblici (Comuni, Province, CCIAA, Parchi e GAL) tutela il territorio olivicolo e si batte per la valorizzazione dei paesaggi e per l’inserimento di aree territoriali olivicole nel prestigioso Registro Nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero delle Politiche Agricole.

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Sanitopoli Abruzzo, la Cassazione rigetta il ricorso di Del Turco

La Corte di Cassazione, seconda sezione penale, ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'ex presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, ed ha confermato la condanna a tre anni e 11 mesi, chiudendo così il processo 'Sanitopoli' in Abruzzo. La Cassazione ha accolto richiesta del sostituto Pg Elisabetta Cennicola, e dichiarato inammissibile il ricorso della difesa di Ottaviano Del Turco che chiedeva una pena più leggera dopo la sentenza della Corte d'Appello di Perugia del 27 settembre 2017 in relazione a cinque episodi di induzione indebita ai danni dell'imprenditore Vincenzo Angelini. È stato considerato inammissibile dai giudici della Cassazione anche il ricorso di Camillo Cesarone, ex consigliere regionale, per il quale i giudici perugini avevano stabilito una pena di 3 anni e 9 mesi. Si chiude così il processo Sanitopoli che, in primo grado aveva visto Del Turco condannato a una pena 9 anni e 6 mesi, pena ridotta poi in appello a 4 anni 2 mesi, ed infine fissata a 3 anni e 11 mesi dalla Corte d'Appello umbra dopo un primo rinvio dalla Cassazione. L'inchiesta Sanitopoli prese avvio dalla denuncia dell'imprenditore della sanità privata Vincenzo Angelini e Del Turco venne arrestato il 14 luglio 2008, quando era presidente della Regione Abruzzo, trascorrendo 28 giorni in carcere, e successivamente due mesi ai domiciliari. 

 

La replica della difesa di Ottaviano del Turco 

All’indomani della conclusione del processo a carico di Ottaviano del Turco, dieci anni dopo l’arresto suo e di molti componenti della sua Giunta Regionale d’Abruzzo, il suo difensore avv. Gian Domenico Caiazza ha dichiarato: «Dieci anni dopo, di quella “montagna di prove” della quale vaneggiava il Procuratore di Pescara è rimasto un pugno di fango. Assolto dalla associazione per delinquere, dalla miriade di abusi e falsi, da 20 delle 25 dazioni di denaro contestate, Ottaviano Del Turco avrebbe dunque ricevuto illecitamente –dei 6 milioni e mezzo originariamente contestati-  850mila euro, non si sa più come, non si sa più perché. Non essendogli stato trovato indosso un solo euro di quel fantomatico denaro, si è ritenuto sufficiente poter desumere il reato dalle foto sfocate e sospette non della dazione del denaro, ma della presunta visita in casa sua dell’imprenditore Angelini. Un galantuomo innocente non può accontentarsi del crollo rovinoso dell’impianto accusatorio: quel pugno di fango è una infamia, una ingiustizia alla quale non possiamo arrenderci. Abbiamo lavorato duramente in questi ultimi mesi, e tra poche settimane depositeremo l’istanza di revisione di questa sentenza ingiusta, alla luce di fatti documentali e testimoniali incontrovertibili. Un pugno di fango è purtroppo sufficiente a distruggere la vita di una persona per bene, che ha onorato e servito da galantuomo le istituzioni della Repubblica; ma noi spazzeremo via anche quello».

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Sequestrati nel pescarese capi abbigliamento falsi della Juventus

Capi di abbigliamento sportivo contraffatti con le effige della Juventus e del calciatore Cristiano Ronaldo sono stati sequestrati dai finanziari del Nucleo Mobile della Tenenza della Guardia di Finanza di Popoli, nell'ambito del dispositivo operativo messo in atto per il contrasto alla contraffazione ed all'abusivismo commerciale hanno concentrato l'attività di controllo nelle zone interne della provincia e nella Val Pescara. A seguito di mirata attività investigativa è stato effettuato un controllo presso un'impresa operante nel settore della serigrafia avente anche un punto vendita di articoli sportivi. E proprio in una delle attività coordinate dalla Procura di Pescara, i militari hanno rinvenuto decine di capi contraffatti. Individuati anche gli apparati tecnici e informatici impiegati per la stampa dei marchi e del nome del noto calciatore sulle maglie, in quello che era utilizzato come un piccolo, ma efficiente centro di duplicazione clandestina. Il titolare dell'azienda coinvolta, un imprenditore italiano, è stato segnalato alla Procura della Repubblica di Pescara per contraffazione, introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni distintivi falsi. 

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Montesilvano, al via i lavori in via Colombo

Migliorare la viabilità e soprattutto la sicurezza stradale. Con questo obiettivo lunedì prenderanno il via alcuni lavori lungo via Colombo. Gli interventi, che avranno una durata di circa 30 giorni, riguarderanno l’allargamento di un tratto della carreggiata dove attualmente è presente una strettoia e l’eliminazione di un’anomalia altimetrica della strada.

Le opere consistono nella scarificazione del manto stradale, con contestuale abbassamento della quota, oltre all’allargamento del tratto interessato.

«Tali interventi -  sottolinea l’assessore alle manutenzioni Paolo Cilli -  sono particolarmente attesi dai residenti oltre che da tutti gli automobilisti che quotidianamente percorrono quella strada. Il dosso presente e la scarsa ampiezza della carreggiata in un determinato punto rappresentavano due problematiche di sicurezza che finalmente oggi possiamo risolvere. Il nostro obiettivo è quello di rendere la città sempre più sicura e questo aspetto riguarda, ovviamente, anche la viabilità. Oltre ai nostri controlli, tramite la Polizia municipale e i nostri tecnici, siamo sempre disponibili a rispondere alle esigenze dei residenti, cercando di trovare ogni volta una soluzione ai problemi che ci rappresentano»

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