L’Osservatorio

Manovra fiscale, la correzione dovrebbe essere dello 0.2 % del Pil

L'Unione Europea chiede all'Italia una correzione dello 0,2% del Pil. Nonostante la crescita un po' piu' sostenuta delle previsioni, con il 2016 che si dovrebbe chiudere a +0,9%, per la 'manovrina' il governo resta quindi a caccia di 3,4 miliardi da reperire, possibilmente, senza ricorrere ad aumenti delle accise.

Al Ministero del Tesoro si guarda con attenzione ai risvolti politici che le fibrillazioni interne al partito potrebbero enfatizzare, ma allo stesso tempo si sottolinea la "assoluta sintonia" del ministro con il premier Paolo Gentiloni anche su questo fronte. Le scelte piu' imminenti restano comunque quelle sull'aggiustamento dei conti: in attesa che martedi' la Commissione presenti il suo rapporto sul debito, i tecnici continuano a fare simulazioni su tutte le ipotesi, cercando le misure adatte a sostituire un aumento di accise e imposte indirette quantificate nelle stesse lettere a Bruxelles in circa 1,5 miliardi. Il resto della 'dote' per la manovra arrivera' da un ampliamento del raggio di azione dello split payment (cui saranno sottoposte anche le partecipate pubbliche) che dovrebbe portare circa 1 miliardo, mentre da riduzioni di spesa dovrebbero arrivare 8-900 milioni. Se da un lato si cerca di rafforzare le misure di spending, anche se e' di difficile attuazione in corso d'anno. Altre ipotesi, come quella di alzare la tassa sulle grandi vincite o alzare l'accisa solo sui tabacchi, potrebbero essere piu' facilmente percorribili ma non porterebbero risorse sufficienti. Alla ricerca di soluzioni si starebbe valutando anche di rispolverare un vecchio capitolo rimasto inevaso della delega fiscale, quello del riordino della "fiscalita' energetica e ambientale" per orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili. In sostanza un riordino delle accise sui prodotti energetici. La delega fiscale, pero', prevedeva la "neutralita'" degli interventi, quindi nessun aggravio complessivo del prelievo.

Leggi Tutto »

Cerved: fallimenti 2016 a -8,5%

Si e' rafforzato nel 2016 il calo dei fallimenti e delle altre procedure concorsuali, sull'onda del sempre minore utilizzo del concordato preventivo, mentre e' tornato ad aumentare il numero degli imprenditori che decidono di liquidare la propria attivita' in bonis. Questo e' il quadro che emerge dall'Osservatorio su Fallimenti, Procedure e Chiusure di imprese relativo al 2016, diffuso oggi da Cerved, gruppo leader in Italia nell'analisi del rischio di credito e nella gestione dei crediti deteriorati. "Si e' chiuso un anno sostanzialmente positivo, che prosegue e rafforza i miglioramenti gia' osservati nel 2015, con una riduzione piu' marcata di fallimenti e procedure concorsuali, che si diffonde a quasi tutte le regioni della Penisola - commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved -. Non mancano pero' i segnali di attenzione: siamo ancora lontani dai valori fisiologici pre-crisi e l'aumento delle liquidazioni volontarie riflette infatti aspettative meno ottimistiche da parte degli imprenditori".

Per il secondo anno consecutivo diminuisce il numero dei fallimenti: 13,5 mila imprese italiane hanno dichiarato default nel 2016, l'8,5% in meno rispetto al 2015 quando si erano registrati 14,7 mila fallimenti (e un calo del 6,1% rispetto al picco del 2014). La riduzione del 2016 ha riguardato in maniera omogenea tutte le forme giuridiche di impresa,con le societa' di capitale (-8,5%) che registrano un calo leggermente piu' marcato delle societa' di persone (-8,2%). Il calo delle procedure e' diffuso a tutti i settori dell'economia, con una riduzione piu' marcata nelle costruzioni (2,9 mila fallimenti, -11,1% sul 2015),rispetto ai servizi (7,1 mila, -8,7% vs 2015) e industria(2,1 mila, -5,8%vs 2015). Su un orizzonte temporale piu' lungo, e' l'industria il settore che fa registrare valori piu' vicini a quelli pre-crisi (+25%), rispetto alle costruzioni(+81%) e ai servizi (+100%).

Leggi Tutto »

Unimpresa, tasse al top a Roma, Torino e Napoli

Sono Roma, Torino, Napoli, Genova, Bologna, Ancona e Campobasso le citta' piu' tassate d'Italia: sono i capoluoghi di regione con le aliquote fiscali piu' alte relative a Irap, Irpef, Imu e Tasi. Queste sette citta' hanno, in tre casi su quattro, i livelli piu' alti di imposte sulle imprese e sulle famiglie, sui capannoni industriali e sulle case. E' quanto risulta dalla 'Mappa del fisco locale in Italia', realizzato dal Centro studi di Unimpresa, secondo cui inoltre, con due 'punti', nella classifica dei tributi territoriali, figurano poi Firenze, Palermo, Perugia, Bari, Potenza, Trieste e Catanzaro. Un solo 'punto' invece per Milano, Cagliari, L'Aquila, Aosta, Trento e Bolzano. Fisco light a Venezia, unica citta' che non risulta mai tra quelle con aliquote elevate. L'analisi dell'associazione - basata su dati dell'Agenzia delle Entrate, della Corte dei conti e del Dipartimento Finanze - prende in considerazione le aliquote Iperf (definite dalle regioni), il totale delle addizionali Irpef (regioni e comuni), l'Imu e la Tasi. "Serve un ragionamento complessivo e una riforma fiscale organica - ha osservato il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara - ci sono troppe differenze a livello territoriale per quanto riguarda il prelievo fiscale e si tratta di differenze che non aiutano la ripresa cosi' come gli investimenti delle imprese. Serve un ragionamento complessivo, che il governo dovra' fare quando, auspichiamo al piu' presto, vorra' lavorare a una serie riforma tributaria che deve essere organica"

Leggi Tutto »

Anfia, oltre 1,1 milioni di autoveicoli prodotti in Italia nel 2016 (+8,8%)

Secondo i dati preliminari di Anfia, nel 2016 la produzione domestica di autoveicoli ha registrato un aumento dell'8,8% rispetto all'anno precedente (circa 90.000 unita' in piu'), superando 1,1 milioni di unita'. "L'anno da poco concluso - che, tra l'altro, ha visto il rilancio del brand Alfa Romeo, con le nuove produzioni dello stabilimento di Cassino - ha visto proseguire il trend positivo del 2015 della produzione di autoveicoli in Italia, trainato dalla domanda interna ed estera - dichiara Gianmarco Giorda, Direttore di ANFIA. Volgendo lo sguardo all'indietro, ricordiamo che il 2014 e' stato il primo anno, dopo 6 consecutivi in calo, a chiudere con volumi di produzione in crescita, per un totale di quasi 700.000 autoveicoli prodotti (+6%), mentre il 2015 e' stato l'anno che ha riportato i volumi produttivi al di sopra di 1 milione di autoveicoli, soglia che non veniva superata dal 2008

Guardando ai singoli comparti, nel 2016 le autovetture prodotte sono 713.000 (+7,5%), i veicoli commerciali leggeri e gli autocarri 344.000 (+8,5%) e 45.000 (+38%) rispettivamente, mentre gli autobus totalizzano appena 640 unita' (-16%)". Oltre all'export - le esportazioni di autoveicoli1 (in valore) dall'Italia risultano in crescita del 5,1% nei primi undici mesi del 2016 - anche la domanda interna ha alimentato la crescita dei volumi produttivi di autovetture. Il mercato auto ha registrato nel nostro Paese un incremento del 16% nel 2016, con 1.825.000 nuove immatricolazioni. Le immatricolazioni di auto di marca nazionale sono state 531.210, con una quota del 29,1% e un incremento del 18,5%. Il buon andamento delle vendite dei modelli di produzione domestica - in Italia, dove 3 di essi si collocano nella top ten delle auto piu' vendute nel 2016, ma anche nei Paesi UE - ha quindi agito da traino per l'industria automotive nazionale. Anche gli altri comparti hanno presentato buoni risultati di vendita nel 2016: complessivamente (autovetture incluse) sono stati registrati oltre 2,05 milioni di autoveicoli nuovi (+19%) e oltre 31.700 veicoli trainati (+22%)

Leggi Tutto »

Decreto Salva-Banche: Appello Fiaip al Governo e ai Senatori della Repubblica Italiana

 

La FIAIP chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri On. Paolo Gentiloni di fare proprio l’emendamento 7.0.1 al decreto Salva – banche, depositato e firmato da 56 Senatori della Repubblica e fa appello a tutti i Senatori della Repubblica Italiana affinchè possano votare unitariamente per la tutela del mercato immobiliare e per far rispettare le più basilari regole concorrenziali.

Dopo un primo appello lanciato nei giorni scorsi da Fiaip ai parlamentari, che oggi viene pubblicato su alcuni quotidiani nazionali, tra cui La Repubblica e La Stampa, sono infatti già 56 le  adesioni trasversali dei senatori all’emendamento presentato dal Senatore Vincenzo Gibiino (FI), Presidente dell’OPMI - Osservatorio parlamentare sul mercato immobiliare e  dal Sen. Antonio D’Alì (FI) affinché si possa introdurre nel disegno di legge di conversione del decreto legge 273/2016 il divieto per le banche di esercitare, attraverso l’acquisizione di partecipazioni societarie, l’attività di intermediazione immobiliare.

Tra i 56 aderenti compaiono i nomi del Sen. Paolo Romani (FI), del Sen. Stefano Candiani (LEGA NORD), della  Sen. Erika Stefani (LEGA NORD), della Sen. Maria Spillabotte (PD), del Sen. Stefano Esposito (PD), della Sen. Camilla Fabbri (PD), del Sen. Piero Aiello (NCD – Cpi), del Sen. Gaetano Quagliariello (GAL), del Sen. Luigi Compagna (CoR), del Sen. Luis Alberto Orellana (AUT), del Sen.Antonio Milo (ALA), della Sen. Serenella Fucksia (Gruppo Misto), del Sen. Gabriele Albertini (AP), e del Vice presidente del Senato Sen. Maurizio Gasparri (FI).

Nel testo dell’ appello Fiaip al Governo e ai Senatori, pubblicato su alcuni quotidiani,  si legge oggi come: “Nei prossimi giorni sarete chiamati a votare il ”Decreto Salva-Banche”, mettendo così a disposizione del sistema bancario 20 miliardi di euro. Somma che sarà pagata da noi cittadini e imprenditori. Oramai da qualche anno alcune banche hanno inteso allargare il loro giro di affari, proponendo ai loro clienti l’acquisto di generi di largo consumo quali telefoni, prodotti per la casa e aprendo agenzie immobiliari, facendo così concorrenza e tentando di sostituirsi a quelle imprese e a quei professionisti che invece dovrebbero finanziare. Nel 2009 per cercare di frenare gli effetti  della più grande crisi economica mai registratasi a livello mondiale, causata dalla eccessiva finanziarizzazione del mercato immobiliare da parte degli istituti di credito, il Congresso Americano ha emanato una legge firmata dal Presidente Barack Obama, che tra i tanti provvedimenti, vietò alle banche, la possibilità di aprire agenzie immobiliari.  Per tentare di salvare le banche in difficoltà, questo governo e quello precedente, hanno emanato leggi a ripetizione in loro favore,  pensiamo tra le tante all’approvazione del bail-in e all’introduzione del patto marciano con cui le banche diventano direttamente proprietarie della case di chi non ha pagato alcune rate del mutuo, fatto questo,  da sempre vietato dall’ articolo 2744 del Codice Civile”.

Il presidente nazionale Fiaip, Paolo Righi, che firma l’appello al Governo e ai Senatori, afferma come  sono già “Cinquantasei i Senatori della Repubblica, che trasversalmente a quasi tutti i partiti, hanno sottoscritto un emendamento a firma Gibiino-D’Alì, che vieta alle banche di essere proprietarie di agenzie immobiliari, mutuandolo proprio dall’atto del Congresso Americano e proprio per evitare che la commistione Immobiliare-Finanza, possa causare in futuro quanto già accaduto nel 2008. Commistione peraltro già vietata dal D.Lgs. 141/2010, ma che a mio parere viene puntualmente disapplicata proprio dai comportamenti di alcune banche italiane”.

Si aggiunga a questo – continua Righi -  che noi imprenditori e professionisti italiani siamo sottoposti ad una pressione fiscale complessiva ormai vicina al 65% e che svolgiamo le nostre attività combattendo ogni giorno senza che nessuno pensi di fare un decreto “Salva-Imprenditori”. Pur rispettosi delle fondamenta dell’economia, che vedono nella libera concorrenza il vero volano della crescita, non riusciamo a comprendere come le banche che ricevono aiuti di Stato possano svolgere la nostra stessa professione, senza appunto, violare i più elementari canoni della libera concorrenza. La proprietà immobiliare e la trasparenza delle transazioni immobiliari sono alla base della pace sociale e del benessere delle famiglie, per cui, illustrissimo Presidente del Consiglio, illustrissimi Senatori, non consegnate questi valori fondamentali per la nostra economia alla cattiva finanza, con l’ennesimo favore concesso ad alcune banche. Vi sono nel nostro Paese grandi e piccole banche che ogni giorno fanno il loro lavoro con un occhio sempre attento alle esigenze dei cittadini e delle imprese, questi istituti svolgono la loro attività meritoria pensando esclusivamente a fare bene il loro lavoro, senza minimamente pensare di sostituirsi a coloro i quali dovrebbero finanziare”.

Per i motivi sopra esposti la FIAIP, Federazione Italiana Agenti Immobiliari Professionali, chiede al Presidente del Consiglio dei Ministri di fare proprio l’emendamento 7.0.1 depositato e firmato da 56 Senatori della Repubblica e altresì si appella a tutti i Senatori della Repubblica Italiana affinché possano votare unitariamente per la tutela del mercato immobiliare e per far rispettare le più basilari regole concorrenziali.

 

Leggi Tutto »

Record dell’export agroalimentare a 38¬†miliardi

La qualità' Made in Italy spinge il record storico delle esportazioni di prodotti agroalimentari che nel 2016 hanno raggiunto il massimo di sempre, arrivando a quota 38 miliardi di euro, grazie a una crescita del 3 per cento. E' quanto emerge da una proiezione della Coldiretti sulla base delle dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi nove mesi del 2016. Quasi i tre quarti delle esportazioni - sottolinea la Coldiretti - interessano i Paesi dell'Unione Europea con il mercato comunitario che aumenta il proprio peso grazie a un incremento del 4%, ma il Made in Italy a tavola continua a crescere su tutti i principali mercati, dal Nordamerica all'Asia fino all'Oceania. Solo in Russia l'export continua a soffrire pesantemente gli effetti dell'embargo che non ha impedito pero' di raggiungere il record. Tra i principali settori dell'export tricolore - stima la Coldiretti - il prodotto più acquistato all'estero si conferma il vino con una crescita del 3% davanti all'ortofrutta fresca (+4%), ai formaggi (+7%) e all'olio che fa segnare un +6%. Balzo in avanti anche dai salumi, con un +8%. Analizzando le performance dei prodotti nei singoli Stati si scoprono aspetti sorprendenti - evidenzia Coldiretti - a partire del successo del vino tricolore in casa degli altri principali produttori, con gli acquisti che crescono in Francia (+5%), Stati Uniti (+3%), Australia (+14%) e Spagna (+1%). Ma va sottolineato che nel Paese transalpino, patria dello Champagne, lo spumante tricolore fa addirittura segnare un incremento in doppia cifra, pari al +57%. Oltre al vino, i francesi gradiscono anche il formaggio italiano, le cui vendite sono cresciute dell'8%, ma i latticini nostrani vanno forte anche in Cina (+34%). Nel gigante asiatico, che alcuni vorrebbero come inventore degli spaghetti, trionfa anche la pasta che registra un +16%. Ottimi risultati anche dalla birra che conferma la crescita nei paesi nordici, dalla Germania (+6%), alla Svezia (+7%), fino ai pub della Gran Bretagna (+3%), con un vero e proprio exploit nell'Irlanda della Guinness (+31%). Bene anche salumi e prosciutti che spopolano in terre di salsicce come la Germania (+9%) e di hamburger come gli Stati Uniti (+19%), in quest'ultimo caso grazie anche al superamento del blocco durato 15 anni delle esportazioni nazionali in Usa. Il record fatto segnare sulle tavole straniere è significativo delle grandi potenzialità che ha l'agroalimentare italiano che traina la ripresa dell'intero Made in Italy", ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che "l'andamento sui mercati internazionali potrebbe ulteriormente migliorare da una piu' efficace tutela nei confronti della "agropirateria" internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro utilizzando impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all'Italia per prodotti taroccati che non hanno nulla a che fare con la realtà nazionale.

Leggi Tutto »

La crisi cambia le abitudini, 6 italiani su 10 riducono gli sprechi a tavola

Dal ritorno in cucina degli avanzi ad una maggiore attenzione alla data di scadenza, ma anche la richiesta della family bag al ristorante e la spesa a chilometri zero dal campo alla tavola con prodotti più freschi che durano di più. Sono alcune delle strategie messe in atto da quasi sei italiani su dieci (58%) che nel 2016 hanno diminuito o annullato gli sprechi alimentari, secondo una indagine Coldiretti/Ixè divulgata in occasione della quarta giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, "sprecozero 2017" promossa dal Ministero dell'Ambiente. Nell'anno dell'entrata in vigore della legge 166/16 sugli sprechi alimentari il 33% degli italiani secondo l'indagine Coldiretti/Ixè li ha diminuiti, mentre il 31% gli ha mantenuti costanti, il 25% gli ha addirittura annullati mentre solo il 7% dichiara di averli aumentati. Nonostante questo il problema resta rilevate con lo spreco di cibo che nelle case degli italiani ammonta a circa 65 chili all'anno per persona. Agli sprechi domestici che secondo la Coldiretti rappresentano in valore ben il 54% del totale vanno aggiunti quelli nella ristorazione (21%), nella distribuzione commerciale (15%), nell'agricoltura (8%) e nella trasformazione (2%) per un totale di oltre 16 miliardi in un anno. Poco più di un italiano su tre (36%) quando esce dal ristorante porta a casa almeno talvolta gli avanzi con la cosiddetta 'family bag', ma una percentuale del 22% ritiene invece che sia da maleducati, da 'poveracci' e volgare o si vergogna comunque a richiederla mentre il 18% degli italiani non lascia alcun avanzo quando va a mangiare fuori. "Di fronte a questa nuova esigenza - continua la Coldiretti - la ristorazione si attrezza e in un numero crescente di esercizi, per evitare imbarazzi, si chiede riservatamente al cliente se desidera portare a casa il cibo o anche le bottiglie di vino non finite e si mettono a disposizione confezioni o vaschette ad hoc spesso realizzate con materiale riciclabile e con design gradevole".

Leggi Tutto »

Sondaggio Demos per Repubblica, arretrano Pd (29.5)e M5s (26.6)

Il quotidiano Repubblica propone il consueto sondaggio Demos per l'Atlante politico, rilevazione chiusa - sottolinea il quotidiano - giovedi' sera quando era gia' esplosa una nuova grana per la sindaca Raggi. Cosi' il Movimento di Grillo scende al 26.6 dal 28.4 del dicembre scorso (e dal 29.8 di novembre). Se l'onda favorevole ai 5 stelle subisce uno stop, secondo la rilevazione non va meglio per il Pd che scende sotto la soglia psicologica del 30% attestandosi al 29.5 (era al 30.2 nel dicembre scorso e al 30.4 a novembre). In crescita i consensi per Fi (sale al 13.2 dal 12.7 di dicembre) Lega (sale al 13.4 dal 13.2 di dicembre) e Fdi (sale al 5.2 dal 4.4 di dicembre). Si rafforza anche Sinistra Italiana-Sel (sale al 5.4 dal 5.0 di dicembre). Ncd-Udc si attesta al 3.5, era al 3.4 a dicembre Secondo il sondaggio, attorno al Pd circola un certo pessimismo, per 6 elettori su 10 il Pd finira' per dividersi, ma di una eventuale scissione - scrive il quotidiano - non dovrebbe beneficiare D'Alema all'ultimo posto nel gradimento dei leader (con il 20%). Mentre in questa stessa classifica svetta iol premier Paolo Gentiloni che con il 47% surclassa Renzi al 36. Nella graduatoria al secondo posto, tra Gentiloni e Renzi si colloca Giorgia Meloni con il 38% (10 punti piu' di Berlusconi e 5 sopra Salvini); al quarto posto Luigi Di Maio, a pari merito con Luigi De Magistris e Giuliano Pisapia (tutti e tre al 34%). Segue Matteo Salvini al 33%, Bersani al 32 Berlusconi al 28 Emiliano 27 e terzultimo Beppe Grillo al 26, poi Angelino Alfano al 25 e ultimo D'Alema al 20. Secondo il sondaggio, inoltre, 7 italiani su dieci sono contro il voto anticipato.

Leggi Tutto »

Cambia il paniere Istat per la rilevazione dei prezzi

 Nel 2017 entrano nel paniere 12 nuovi beni e servizi: i Preparati di carne da cuocere, i Preparati vegetariani e/o vegani, i Centrifugati di frutta e/o verdura al bar, la Birra artigianale, gli Smartwatch, i Dispositivi da polso per attivita' sportive, le Soundbar (barre amplificatrici di suoni), l'Action camera, le Cartucce a getto d'inchiostro, le Asciugatrici, le Centrifughe e i Servizi assicurativi connessi all'abitazione. Escono dal paniere le Videocamere tradizionali (sostituite dall'Action camera). Ogni anno, l'Istat rivede l'elenco dei prodotti che compongono il paniere di riferimento della rilevazione dei prezzi al consumo finalizzata alla misura dell'inflazione. L'aggiornamento tiene conto delle novita' emerse nelle abitudini di spesa delle famiglie e in alcuni casi arricchisce la gamma dei prodotti che rappresentano consumi consolidati. Nel paniere utilizzato nel 2017 per il calcolo degli indici NIC (per l'intera collettivita' nazionale) e FOI (per le famiglie di operai e impiegati) figurano 1.481 prodotti elementari (1.476 nel 2016), raggruppati in 920 prodotti, a loro volta raccolti in 405 aggregati. Per il calcolo dell'indice IPCA (armonizzato a livello europeo) viene invece impiegato un paniere di 1.498 prodotti elementari (1.484 nel 2016), raggruppati in 923 prodotti e 409 aggregati. Nel 2017 entrano nel paniere 12 nuovi beni e servizi: i Preparati di carne da cuocere, i Preparati vegetariani e/o vegani, i Centrifugati di frutta e/o verdura al bar, la Birra artigianale, gli Smartwatch, i Dispositivi da polso per attivita' sportive, le Soundbar (barre amplificatrici di suoni), l'Action camera, le Cartucce a getto d'inchiostro, le Asciugatrici, le Centrifughe e i Servizi assicurativi connessi all'abitazione. Escono dal paniere le Videocamere tradizionali (sostituite dall'Action camera). 

Nel complesso, le quotazioni di prezzo rilevate ogni mese per la stima dell'inflazione sono circa 706.500, di cui piu' di 493.000 raccolte sul territorio dagli Uffici comunali di statistica e, oltre 137.500 centralmente dall'Istat. Le restanti 76.000 quotazioni provengono dalla base dati dei prezzi dei carburanti del Ministero dello Sviluppo economico. Come nel 2016 sono 80 i comuni che contribuiscono alla stima dell'inflazione per il paniere completo; la copertura territoriale dell'indagine e' pari all'83,7% in termini di popolazione provinciale. Altri 16 comuni partecipano alla stima dell'inflazione solo per un sottoinsieme di prodotti (tariffe locali e alcuni servizi); il loro peso sul paniere NIC e' del 6,0%, mentre la copertura territoriale dell'indagine e' del 92,4%. A partire da quest'anno e' invece completa la copertura territoriale per il monitoraggio dei prezzi dei carburanti (benzina, gasolio, GPL e metano). La rilevazione utilizza le informazioni fornite da 13.596 distributori (69,3% di quelli attivi e presenti nella base dati del Ministero dello Sviluppo economico). Tra punti vendita, imprese e istituzioni sono circa 41.700 le unita' di rilevazione presenti nei comuni, mentre ammontano a quasi 8.000 le abitazioni presso le quali sono rilevati i canoni d'affitto

Nella struttura di ponderazione del paniere NIC aggiornata al 2017 aumenta il peso di Trasporti e Abbigliamento e calzature, mentre scende quello di Abitazione, acqua, elettricita' e combustibili. La divisione di spesa Prodotti alimentari e bevande analcoliche continua ad avere il peso maggiore nel paniere (16,50%), seguita dai Trasporti (13,93%), dai Servizi ricettivi e di ristorazione (11,49%), e da Abitazione, acqua, elettricita' e combustibili (10,73%). Considerando la tipologia dei prodotti, nel paniere 2017 cresce lievemente il peso dei servizi (da 46,28% a 46,39%) a discapito di quello dei beni (da 53,72% a 53,61%). La ricomposizione e' dovuta alla maggiore incidenza dei Servizi relativi ai trasporti e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona, al calo del peso relativo dei Beni energetici regolamentati e, in misura piu' contenuta, a quello dei Beni alimentari e dei Tabacchi.

Leggi Tutto »

Istat, disoccupazione giovanile oltre il 40%

Occupazione e disoccupazione stabili a dicembre rispetto a novembre mentre su base tendenziale si conferma l'andamento registrato negli ultimi mesi con il calo degli inattivi (-478.000) e la crescita degli occupati (+242.000 unita') insieme a quella dei disoccupati (+144.000). Il tasso di disoccupazione complessivo si fissa al 12%, ai massimi da giugno 2015, mentre quello dei giovani tra i 15 e i 24 anni torna sopra quota 40% al 40,1%. Il dato italiano sulla disoccupazione, oltre a essere in crescita rispetto all'anno scorso (+0,4 punti su dicembre 2015), e' molto superiore a quello medio dell'area Euro (9,6%, in calo di 0,9 punti su dicembre 2015). Tra il 2008 e il 2016 il tasso di disoccupazione nell'area Euro (nel 2008 era a 15 Paesi) e' cresciuto dall'8% al 9,6% ma nello stesso periodo il tasso in Italia e' quasi raddoppiato passando dal 6,8% al 12%. Questo e' dovuto alla crisi economica ma anche alla crescita della partecipazione al mercato del lavoro in Italia (anche a causa della riforma delle pensioni che ha bloccato le uscite) che a fronte della scarsa occupazione si tramuta in disoccupazione. Gli occupati registrati a dicembre erano 22.783.000, in aumento di 1.000 unita' su novembre e di 242.000 su dicembre 2015. Nel mese i disoccupati erano 3,1 milioni in aumento di 9.000 unita' su novembre e di 144.000 unita' su dicembre 2015. Gli inattivi diminuiscono di 15.000 unita' su novembre e di 478.000 su dicembre 2015 fissando il tasso di inattivita' nel mese al 34,8%, ai minimi storici. Il tasso di occupazione e' stabile al 57,3%. A dicembre si sono esauriti gli incentivi sulle assunzioni a tempo indeterminato (seppur inferiori a quelli del 2015 prevedevano comunque un taglio del 40% sui contributi previdenziali) ed e' possibile che a gennaio ci sia quindi una frenata sulle assunzioni. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha commentato i dati sottolineando la crescita degli occupati rispetto a febbraio 2014 (data di insediamento del Governo Renzi) di oltre 600.000 unita'. A dicembre si registra una frenata degli occupati tra gli over 50 (-23.000) che pero' su base annua si confermano, anche grazie agli effetti demografici) il gruppo con l'aumento piu' rilevante (+410.000 unita'). L'occupazione della fascia dei giovanissimi e' sostanzialmente ferma mentre segnali positivi arrivano dai 25-34enni con +46.000 unita' su novembre (magari anche grazie agli incentivi). Tra i 35-49 anni si registrano 149.000 occupati in meno su base tendenziale anche a causa dell'effetto demografico con un numero consistente di baby boomers scivolati nella fascia degli over 50. Il tasso di occupazione nella fascia 35-49 anni e' al 72,4% in calo su base annua di 0,1 punti. L'occupazione cresce nel lavoro dipendente (+52.000 unita'), soprattutto a termine (+46.000 unita') mentre diminuisce tra gli indipendenti (-52.000). I sindacati esprimo preoccupazione per la crescita della disoccupazione, soprattutto giovanile e chiedono al Governo una svolta sul fronte del lavoro. 

 

p. di fel.

Leggi Tutto »