L’Osservatorio

Inail, infortuni sul lavoro in aumento dell’1,9 per cento

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all'Inail entro lo scorso mese di marzo sono state 157.715, in aumento di circa 2.900 casi (+1,9%) rispetto alle 154.820 del primo trimestre del 2018. I dati rilevati al 31 marzo di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un incremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 133.594 a 134.927 (+1,0%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l'abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un incremento pari al 7,4%, da 21.226 a 22.788. A marzo 2019 il numero degli infortuni sul lavoro denunciati è aumentato dello 0,1% nella gestione Industria e servizi (dai 115.771 casi del 2018 ai 115.870 del 2019), del 9,3% in agricoltura (da 6.918 a 7.558) e del 6,7% nel conto Stato (da 32.131 a 34.287). L'analisi a livello territoriale evidenzia un aumento delle denunce di infortunio in tutte le ripartizioni geografiche: Nord-Ovest (+1,5%), Nord-Est (+2,1%), Centro (+2,8%), Sud (+0,2%) e Isole (+3,1%). Tra le regioni con gli incrementi percentuali maggiori spiccano, in particolare, l'Umbria (+9,8%), la Sardegna e la provincia autonoma di Bolzano (+5,0%) e le Marche (+4,9%), mentre i decrementi sono riferiti alla Valle d'Aosta (-6,6%) e, con cali inferiori, a Molise, Abruzzo, provincia autonoma di Trento, Lazio e Puglia. L'aumento che emerge dal confronto dei primi trimestri del 2018 e del 2019 è legato sia alla componente maschile, che registra un +1,6% (da 97.395 a 98.997 denunce), sia a quella femminile, con un +2,3% (da 57.425 a 58.718). L'incremento ha interessato i lavoratori extracomunitari (+4,9%, da 17.647 a 18.518 denunce) e quelli italiani (+1,5%, da 131.409 a 133.441), mentre tra i comunitari il calo è stato pari allo 0,2%, da 5.764 a 5.755. Dall'analisi per classi di età emergono aumenti generalizzati in tutte le fasce, con l'unica eccezione di quella centrale, compresa tra i 30 e i 49 anni, che registra una flessione del 2,5%. 

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Cgia, con piu’ Iva c’è il rischio di forte aumento dell’evasione

Se l'incremento delle aliquote Iva non verra' disinnescato, oltre ai pesanti effetti recessivi sull'economia, l'Italia rischia anche un forte aumento dell'evasione. A lanciare l'allarme e' la Cgia, secondo cui il possibile aumento di 3 punti percentuali dell'aliquota ridotta e di 3,2 di quella ordinaria interesserebbe anche i servizi di manutenzione e di riparazione, gli onorari dei liberi professionisti e le ristrutturazioni edilizie. Con questo aumento d'imposta, di fatto, molti clienti finali sarebbero 'spinti' a non pagarla affatto, evitando di richiedere al prestatore del servizio la fattura o la ricevuta fiscale. La Cgia, oltre a ricordare che l'infedelta' fiscale sottrae alle casse dello Stato 113 miliardi di euro all'anno, lancia un appello anche ai due vicepremier, Matteo Salvini e Luigi Di Maio: "Proprio perche' siamo in piena campagna elettorale - afferma il coordinatore dell'Ufficio studi Paolo Zabeo - Di Maio e Salvini non possono limitarsi ad affermare che l'Iva non aumentera'. Devono dirci anche dove troveranno le risorse per evitare l'incremento d'imposta. Diversamente, i loro impegni non appaiono credibili, avvalorando cosi' la tesi di coloro che prevedono una stangata fiscale a partire dall'inizio del 2020".

Dalla Cgia segnalano che "un aumento di un punto dell'aliquota ridotta (attualmente al 10 per cento) costerebbe agli italiani quasi 3 miliardi (2,896 miliardi) e quella ordinaria circa 4,3 (4,370). Pertanto, non e' da escludere che dei 23,1 miliardi di potenziale aumento (di cui 22,672 miliardi di Iva ai quali si aggiungerebbero ulteriori 400 milioni di incremento delle accise sui carburanti), l'esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte". Un'ipotesi, quest'ultima, ugualmente non gradita agli artigiani mestrini. Afferma il segretario Renato Mason: "Di fronte a una crescita economica ancora molto timida e incerta, l'eventuale incremento dell'Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e, conseguentemente, tutta l'economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti. Gia' oggi siamo tra i principali Paesi dell'Area euro ad avere l'aliquota ordinaria Iva piu' elevata. Se da noi e' al 22 per cento, in Spagna e' al 21, in Francia al 20 e in Germania al 19. Con un ritocco all'insu' di 3,2 punti, saliremmo a 25,2. Nell'Eurozona nessuno potrebbe contare su un'aliquota cosi' elevata". Chi verrebbe penalizzato maggiormente da un eventuale aumento dell'Iva ? "In termini assoluti - prosegue Zabeo - sarebbero i percettori di redditi piu' elevati, visto che a una maggiore disponibilita' economica si accompagna una piu' elevata capacita' di spesa. La misurazione piu' corretta, tuttavia, si ottiene calcolando l'incidenza percentuale dell'aumento dell'Iva sulla retribuzione netta di un capo famiglia. Adottando questa metodologia, l'aggravio piu' pesante interesserebbe i percettori di redditi bassi e, a parita' di reddito, le famiglie piu' numerose"

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Balzo record del Made in Italy agroalimentare in Cina

Incremento record del Made in Italy agroalimentare in Cina che fa registrare un + 17% delle esportazioni nel 2019, rispetto allo scorso anno. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione della visita del premier Giuseppe Conte in Cina, sulla base dei dati Istat relativi al mese di gennaio. Si rafforza - sottolinea la Coldiretti - una tendenza in atto da anni con le esportazioni di prodotti agroalimentari Made in Italy in Cina che hanno raggiunto nel 2018 il record storico di 439 milioni di euro, un valore che è più che triplicato negli ultimi 10 anni (+254%) con la progressiva apertura del gigante asiatico a stili di vita occidentali. Il prodotto più esportato in Cina - precisa la Coldiretti - è di gran lunga il vino che aumenta del 11% il valore delle spedizioni nel 2019 seguito dai formaggi che praticamente raddoppiano le esportazioni (+95%) ma anche olio di oliva, frutta e dolci. E un impulso - continua la Coldiretti - puo' venire dai nuovi accordi con la Cina per l'esportazione nell'agroalimentare, dalle arance alla carne suina congelata, che sono stati siglati nell'ambito della Via della Seta. Una strada importante per rimuovere gli ostacoli ancora presenti con le frontiere che si sono aperte in Cina per l'erba medica italiana ma al momento per quanto riguarda la frutta fresca - conclude la Coldiretti - l'Italia può esportare solo kiwi e agrumi mentre sono ancora bloccate le mele e le pere sulle quali è in corso uno specifico negoziato.

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Semplificazione fiscale, decreto con possibili entrate da 100 milioni con le Università

Circa 100 milioni di euro ogni anno potrebbero entrare nelle casse dello Stato grazie ad una norma contenuta nel decreto sulla Semplificazione fiscale, in discussione alla Camera, che darebbe la possibilita' alle Universita' non statali di trasformarsi in societa' di capitali. Opportunita' che, se da una parte, consentirebbe alle strutture universitarie di accedere a capitali privati secondo le logiche del libero mercato, dall'altro prevede il pagamento di maggiori imposte. La stima e' stata elaborata dall'Eurispes nell'ambito dello studio "La trasformazione in societa' di capitali delle Universita' non statali". L'Eurispes ha calcolato che in Italia oggi si contano 30 realta' non statali legalmente riconosciute, delle quali 11 universita' telematiche, a fronte di un totale di 67 universita' statali. Gli iscritti complessivi agli atenei non statali italiani sono 176.158 (92.677 donne; 6.100 stranieri), di cui 27.339 immatricolati; 35.627 sono i laureati l'anno (19.837 donne; 1.378 stranieri). Considerando la serie storica dal 2012, le universita' private hanno visto aumentare in modo costante negli anni gli iscritti complessivi e i laureati. Nell'universita' statale il trend evidenzia, invece, dal 2012/2013 una flessione degli iscritti ai corsi di laurea; gli immatricolati hanno ripreso a crescere nel 2015/16 e nel 2016/17; la tendenza non riguarda gli studenti stranieri, in costante crescita. Quanto alla contribuzione media, e' molto piu' alta negli atenei non statali: ammonta a 5.034 euro annui mentre nelle universita' statali si ferma a 1.236 euro annui. Tra le regioni italiane, la contribuzione media annua negli atenei privati raggiunge addirittura i 10.060 euro in Piemonte, 6.554 in Lombardia, 3.928 nel Lazio, 3.703 in Puglia, 2.893 euro in Sicilia, 2.497 in Campania, 1.624 in Valle d'Aosta, 1.167 in Trentino Alto Adige, 1.010 in Abruzzo, 608 in Calabria. Le universita' non statali riversano risorse di origine privata all'interno del Sistema Universitario Nazionale. Ad esse lo Stato contribuisce in una misura inferiore al 5%. Si puo' dunque parlare - spiega l'Eurispes - di conversione di risorse private in servizio pubblico.

L'emendamento, originariamente proposto sul tema in oggetto nel dl Semplificazione e poi non approvato, e' stato ripresentato al ddl 1074 (Semplificazione fiscale) ed e' attualmente in discussione alla Camera. Prevede che nell'esercizio della propria autonomia le universita' private possano costituirsi o trasformarsi in societa' di capitali e che l'imposta sul reddito e l'imposta sul valore aggiunto versata sia riversata al Fondo per il finanziamento ordinario delle universita'. Per l'Eurispes non esiste un'incompatibilita' a priori tra le normative vigenti e la trasformazione delle universita' non statali in societa' di capitali, ne' con il perseguimento della finalita' pubblica, che deve restare prevalente ed imprescindibile. Sebbene il maggior gettito sia difficilmente stimabile, e' ragionevole ipotizzare che la misura potrebbe portare almeno 100 milioni di euro l'anno nelle casse dello Stato

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Istat, a marzo 2019 flessione per le esportazioni extra Ue

A marzo 2019 e' stata rilevata una lieve flessione congiunturale per le esportazioni, -0,4%, e un contenuto aumento per le importazioni, +0,4%. Questi i primi dati diffusi oggi dall'Istat relativi al commercio estero extra Ue. La flessione congiunturale delle esportazioni e' risultata essere marcata per i beni strumentali, -4,9%, mentre quasi tutti gli altri raggruppamenti principali di industrie sono risultatati in aumento. La dinamica congiunturale dell'export e' stata negativamente influenzata dalla vendita di navi nel mese precedente; al netto di questo specifico flusso che ha carattere occasionale e' stato stimato un incremento, +1,5%. Secondo l'istituto di statistica la dinamica negativa dell'export verso i paesi extra Ue a marzo 2019 e' stata influenzata, sia su base annua che mensile, da movimentazioni occasionali di elevato impatto, al netto delle quali e' stato stima un contenuto incremento in termini tendenziali, +0,4%, e una piu' ampia crescita in termini congiunturali, +1,5%. La crescita congiunturale del primo trimestre 2019 rispetto al precedente e' stata debolmente positiva, +0,3%, e si e' rafforzata al netto della componente energetica, +1,6%. Dal lato dell'import, l'incremento congiunturale e' risultato essere piu' intenso per i beni di consumo durevoli, +10,0%, e i beni di consumo non durevoli, +2,5%. Gli acquisti di beni intermedi, -1,6%, sono invece in diminuzione. Nell'ultimo trimestre, la dinamica congiunturale dell'export verso i paesi extra Ue e' risultata lievemente positiva, +0,3%, con una crescita piu' consistente, +1,6%, al netto dei prodotti energetici

I beni di consumo non durevoli, +3,1%, e i beni intermedi, +2,4%, sono risultati in crescita, mentre l'energia e' fortemente diminuita, -28,4%. Nello stesso periodo, le importazioni hanno registrato un'ampia diminuzione congiunturale, -4,7%, determinata soprattutto dalla marcata flessione registrata dall'energia, -14,4%. A marzo 2019, le esportazioni sono risultate in flessione su base annua, -2,7%. La contrazione e' stata rilevante per l'energia, -16,4%, e i beni strumentali, -11,5%. Al netto della vendita di navi nel mese di marzo 2018 e' stata stimata una lieve crescita tendenziale, +0,4%. Le importazioni hanno registrato un lieve calo tendenziale, -0,5%, determinato dall'energia, -9,6%. Il saldo commerciale a marzo 2019 e' stato stimato pari a +3.415 milioni, in diminuzione rispetto a +3.833 milioni di marzo 2018. Nel primo trimestre 2019 e' diminuito l'avanzo nell'interscambio di prodotti non energetici, da +14.608 milioni nel primo trimestre 2018 a +14.421 milioni nel primo trimestre 2019. A marzo 2019 l'export e' in forte diminuzione su base annua verso paesi Mercosur, -18,4%, Turchia, -14,9%, e Stati Uniti, -11,0%. In aumento, le vendite di beni verso la Svizzera, +17,3%, e il Giappone, +6,1%. Gli acquisti da paesi Opec, -12,5%, Russia, -12,0%, Turchia, -9,8%, e India, -8,5%, hanno registrato decrementi tendenziali molto piu' ampi della media delle importazioni.

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Casa, Istat: nel 2018 mercato in ripesa

 Nel quarto trimestre 2018 l'indice destagionalizzato delle compravendite registra un'accelerazione della crescita del mercato immobiliare che, a livello nazionale, raggiunge i valori medi del 2010, trainato dalle transazioni rilevate nel Nord del Paese. E' il commento dell'Istat ai dati del quarto trimestre dello scorso anno che vedono le transazioni immobiliari aumentare complessivamente del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2017. L'indice destagionalizzato dei mutui, finanziamenti e altre obbligazioni con costituzione di ipoteca immobiliare prosegue la tendenza positiva su tutto il territorio nazionale, ma solo nel Centro si superano i valori medi del 2010, in misura più consistente nell'ultimo trimestre 2018

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Pasqua, il 65% degli italiani pranza a casa

Il 65 per cento degli italiani ha deciso di consumare a casa propria o di parenti e amici il tradizionale pranzo di Pasqua per il quale è stimata una spesa media di quasi 70 euro a famiglia. E' quanto emerge dall'analisi Coldiretti/Ixè "La Pasqua 2019 degli italiani a tavola". Se 2 italiani su 3 hanno scelto le mura domestiche per festeggiare l'appuntamento non manca chi preferisce il ristorante o l'agriturismo dove - sottolinea la Coldiretti - si stimano 350mila persone a tavola. Tornano le grandi tavola ed in media, su ogni tavola di pasqua ci saranno 8 persone - spiega Coldiretti - che nella stragrande maggioranza dei casi (80%) consumeranno un menù tradizionale con piatti tipici regionali ma ci sarà anche un esiguo 5% che si mantiene a dieta in vista dell'estate ed un 3% che mangia vegano o vegetariano. Da nord a sud le ricette della Pasqua caratterizzano l'intero Paese come per esempio gli gnocchi filanti in Piemonte, la minestra di brodo di gallina e uovo sodo e le pappardelle al ragù di coniglio in Toscana ma anche la corallina, salame tipico accompagnata dalla pizza al formaggio mangiata a colazione in tutto il Lazio. Se in Romagna sono di rigore i passatelli in Molise è l'insalata buona Pasqua con fagiolini, uova sode e pomodori. In Puglia - continua la Coldiretti - il principe della tavola pasquale è il Cutturiddu, agnello cotto nel brodo con le erbe tipiche delle Murge, in Veneto onnipresenti su tutte le tavole della festa pasquale sono le tipiche vovi e sparasi, uova sode, decorate con erbe di campo e in Trentino le polpettine pasquali con macinato di agnello.

L'alimento più rappresentativo della tradizione pasquale per la maggioranza degli italiani resta la carne d'agnello che viene servita in oltre la metà delle tavole (51%) nelle case, nei ristoranti e negli agriturismi. Il tradizionale pranzo di Pasqua - continua la Coldiretti - rappresenta infatti anche un appuntamento determinante per la sopravvivenza dei pastori in Italia, anche in considerazione delle difficili battaglie che gli allevatori stanno affrontando per vedersi riconosciuto un giusto prezzo per il latte. E tra i dolci sulle tavole degli italiani sono immancabili la Colomba che è scelta dal 70% delle famiglie a pari merito con l'uovo di cioccolato quest'anno si assiste alla riscossa delle specialità regionali preparate in casa in quasi sei famiglie su dieci (59%) nel rispetto delle tradizioni locali. Si tratta - continua la Coldiretti - di dolci caratterizzati spesso da sapori forti che hanno le uova tra gli ingredienti principali come la scarcedda lucana che è un dolce ripieno di uova sode o la torta pasqualina della Liguria che è un rustico ripieno di verdura, uova e parmigiano. In Friuli Venezia Giulia - precisa la Coldiretti - è il tempo delle titole, piccole treccine dolci che avvolgono un uovo colorato di rosso mentre in Campania spopola la pastiera, un capolavoro napoletano con ricotta, germe di grano e buccia d'arancio. E ancora in Calabria - continua laColdiretti - si prepara la cuzzupa, una pagnotta dolce la cui dimensione cresce con l'età del membro familiare, ma anche pitte con niepita che sono dolci a forma di mezzaluna da mangiare sia caldi che freddi. In Piemonte invece - continua la Coldiretti - a Pasqua non si può non gustare lo squisito Salame del Papa, un goloso salame di cioccolato a base di burro, uova, biscotti sbriciolati e nocciole. Nelle case degli Altoatesini a Pasqua è onnipresente un pane pasquale all'anice conosciuto con il nome tedesco di Osterfochaz, mentre in Sardegna - informa la Coldiretti- si trova il massimo dell'eleganza con le Pardulas, stupende e soffici dolcetti a base di formaggio, le più apprezzate o a base di ricotta, più delicate e leggere. Ancora oggi nelle Marche le "vergare" iniziano a impastare le Ciambelle chiamate "strozzose" il giorno della passione di Cristo per farle riposare e cuocere il giorno di Pasqua, così come occorrono due giorni di tempo per preparare in Ciociaria, nel Lazio, la morbida Pigna pasquale che è anche - fa sapere la Coldiretti - il dolce tipico della Resurrezione cristiana in Molise. In Toscana invece regna sovrana la Schiacciata Pisana che è un pane dolce dall'inconfondibile aroma di anice che viene accompagnato dal vin santo tipico della regione. In Umbria immancabile a Pasqua, secondo la mappa Coldiretti è la squisita Ciaramicola un dolce tipico con alchermes, meringa e zuccherini colorati. E in Veneto ci sono le Brassadele, dolci amati dai Veronesi la cui forma ricorda in qualche modo la corona di spine portata da Gesù. In Emilia-Romagna si degusta il Bensone o Belsòn è uno dei dolci più antichi e tipici della tradizione modenese fatto di una pasta frolla arrotolata e spesso farcito con il "savòr", una marmellata di mosto d'uva. In Sicilia - conclude la Coldiretti - a Cuddura cu l'ova, antica preparazione pasquale che al suo interno contiene uova sode intere e in Puglia le tipiche scarcelle.

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Ad aprile in calo il clima di fiduci sia dei consumatori che delle imprese

 Ad aprile in calo il clima di fiduci sia dei consumatori che delle imprese. Lo rileva l'Istat. L'indice del clima di fiducia dei consumatori si stima in diminuzione per il terzo mese consecutivo, passando da 111,2 a 110,5; una dinamica negativa si rileva anche per l'indice composito del clima di fiducia delle imprese, che passa da 99,1 a 98,7. Il calo, spiega l'Istat, riflette il deterioramento di tutte le sue componenti: il clima economico, personale e corrente registrano le flessioni più marcate mentre una diminuzione più contenuta si registra per il clima futuro. Più in dettaglio, il clima economico cala da 123,8 a 122,6, il clima personale passa da 106,8 a 105,9, il clima corrente scende da 107,8 a 106,9 e il clima futuro flette, seppure in modo lieve (da 115,9 a 115,6). Con riferimento alle imprese, l'indice di fiducia diminuisce in quasi tutti i settori, ma con intensità diverse. Nella manifattura la flessione è lieve, con l'indice che passa da 100,8 a 100,6, nei servizi risulta più consistente (da 100,1 a 99,0) e nel commercio al dettaglio è più marcata (da 105,3 a 101,4). Fanno eccezione le costruzioni dove l'indice aumenta da 140,3 a 141,2. Per quanto riguarda le componenti dei climi di fiducia delle imprese, nella manifattura si rileva un peggioramento sia dei giudizi sugli ordini sia delle attese sulla produzione unitamente a una diminuzione del saldo relativo alle scorte di magazzino. Nelle costruzioni la dinamica positiva dell'indice riflette il miglioramento dei giudizi sul livello degli ordini. Nei servizi si deteriorano i giudizi sugli ordini e sull'andamento degli affari; invece si segnala un aumento delle attese sugli ordini. Con riferimento al commercio al dettaglio, il marcato calo dell'indice è la sintesi di un'evoluzione negativa sia dei giudizi sulle vendite, il cui saldo torna negativo per la prima volta da giugno 2018, sia delle relative attese; il saldo delle valutazioni sul livello delle giacenze diminuisce.

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Reddito di cittadinanza, in Abruzzo si cercano 54 navigator

Anpal servizi ha pubblicato il bando per la selezione dei 3.000 navigator, le figure "per facilitare l'incontro tra i beneficiari del programma del reddito di cittadinanza e i datori di lavoro, i servizi per il lavoro e i servizi di integrazione sociale". Nell'avviso si illustra anche la ripartizione territoriale per un totale di 2.980 posizioni: al top la Campania con 471 unita' (di cui 274 solo a Napoli), seguita dalla Sicilia con 429 (primeggia Palermo, con 125). Ecco nel dettaglio il fabbisogno di navigator per Regione e principali province: ABRUZZO 54: il maggior numero a Chieti (15), seguita da l'Aquila e Teramo (14). BASILICATA 31: 19 a Potenza, 12 a Matera. CALABRIA 170: 60 a Cosenza, 30 a Catanzaro. CAMPANIA 471: 274 a Napoli, 80 a Caserta, 77 a Salerno. EMILIA ROMAGNA 165: 40 a Bologna, 25 a Modena, 18 a Parma e Reggio Emilia. FRIULI VENEZIA GIULIA 46: 21 a Udine, 10 a Trieste. LAZIO 273: 195 a Roma, 30 a Latina e 21 a Frosinone. LIGURIA 66: 39 a Genova, 10 a Savona. LOMBARDIA 329: 76 a Milano, 50 a Brescia, 38 a Bergamo. MARCHE 55: 17 ad Ancona, 13 a Pesaro-Urbino, 11 a Macerata. MOLISE 13: 10 a Campobasso. PIEMONTE 176: 107 a Torino, 16 ad Alessandria e Cuneo. PUGLIA 248: 78 a Bari, 45 a Lecce, 35 a Taranto. SARDEGNA 121: 41 a Cagliari, 31 Sud Sardegna, 25 a Sassari. SICILIA 429: 125 a Palermo, 100 a Catania, 45 a Messina. TOSCANA 152: 40 a Firenze, 18 a Pisa, 16 a Livorno e Lucca. UMBRIA 33: 24 a Perugia, 9 a Terni. VAL D'AOSTA 6. VENETO 142: 32 a Verona, 27 a Venezia, 25 a Padova

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Bankitalia, ad inizio 2019 sono tornati gli investimenti esteri in titoli italiani

All'inizio dell'anno gli investitori stranieri "sono tornati ad acquistare titoli pubblici italiani". Lo sottolinea la Banca d'Italia, secondo cui "nel complesso dei primi due mesi del 2019 le consistenze di titoli pubblici italiani detenute dagli investitori non residenti sono tornate a crescere, rispecchiando in parte il profilo delle emissioni nette da parte del Tesoro. Nel 2018 gli investitori non residenti hanno effettuato vendite nette per 51 miliardi". "Dal lato delle attività - spiegano da via Nazionale nel bollettino economico - nel 2018 gli acquisti netti di titoli esteri di portafoglio da parte dei residenti si sono più che dimezzati rispetto all'anno prima. La riduzione ha interessato prevalentemente le quote di fondi comuni e, in misura minore, le obbligazioni". Nel complesso dell'anno "questi deflussi di capitale sono stati in parte compensati dall'aumento della raccolta bancaria all'estero"

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