L’Osservatorio

Italia quarta per marchi e disegni europei

Le imprese che richiedono brevetti, marchi o disegni hanno il 21% di possibilita' in piu', rispetto alle altre, di aumentare il proprio fatturato. A dimostrarlo e' un recente studio dell'Ufficio europeo dei brevetti (EPO) e dell'Ufficio Europeo per la Proprieta' Intellettuale (EUIPO). L'Italia fa molto bene nella tutela dei marchi e dei disegni europei, aggiudicandosi la medaglia d'argento tra i Paesi Ue alle spalle della Germania e la quarta posizione tra i 25 big mondiali. Sul fronte dei brevetti, il nostro Paese si posiziona al decimo posto della classifica internazionale delle invenzioni depositate all'Epo. Far crescere la cultura dell'innovazione e della tutela della proprieta' intellettuale e' percio' fondamentale per consentire al nostro sistema produttivo di essere competitivo sui mercati internazionali. A questo scopo il Ministero dello Sviluppo Economico ha varato specifiche misure e incentivi, illustrati oggi dal Viceministro allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, insieme con Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. Misure sulle quali le Camere di commercio, attraverso Unioncamere, sono impegnate dal 2009, in collaborazione con l'Ufficio italiano brevetti e marchi, al fianco delle imprese: oltre 56 milioni di euro le risorse del Ministero dello Sviluppo Economico che, negli anni scorsi, hanno consentito a quasi 4mila imprese di effettuare la registrazione di oltre 4mila marchi all'estero, la valorizzazione di 643 disegni e modelli e il riconoscimento di 44 marchi storici. 

 "Le Camere di commercio sono da tempo impegnate nella tutela e promozione della proprieta' intellettuale", ha sottolineato Carlo Sangalli, presidente di Unioncamere e della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. "Negli ultimi 10 anni il sistema camerale ha gestito oltre 56 milioni di euro di agevolazioni messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico grazie alle quali sono state supportate quasi 4mila imprese". Secondo Sangalli "brevetti, marchi e disegni sono asset immateriali che costituiscono per le aziende un fattore determinante per un vantaggio competitivo di lungo termine, con effetti importanti sulle economie territoriali. In Italia un posto di lavoro su 3, cioe' quasi 7 milioni di posti di lavoro, si trova nelle aziende che fanno un uso intensivo di marchi e brevetti. Queste aziende contribuiscono da sole al 46,9% del nostro Pil". L'Italia e' decima per numero di brevetti depositati nel 2018 all'Epo (Ufficio europeo brevetti). Malgrado un buon recupero rispetto al 2016 (+5,4%), i 4.400 brevetti depositati da imprese, fondazioni, enti pubblici e inventori italiani rappresentano il 2,5% delle 174mila domande pervenute. A trainare saldamente la classifica sono gli Stati Uniti che, nel 2018, hanno depositato oltre 43mila domande (un quarto di tutte quelle pervenute). Alle spalle degli Usa, la Germania, con quasi 27mila domande (il 15,3% del totale), quindi il Giappone (oltre 22mila domande, pari al 13% del totale). Milano si afferma come prima provincia per il deposito di brevetti (seguita da Torino e Roma), marchi (seguita da Roma e Torino) e disegni (seguita da Roma e Firenze). Milano rappresenta da sola il 25% dei depositi nazionali e l'81% dei depositi regionali di brevetto

Sottolineata anche l'importanza della proprieta' intellettuale, un tema trasversale, con un alto potenziale di controversie, che spesso non vanno in giudizio, perche' le parti, per motivi di riservatezza, questioni di tutela di immagine e esigenze nella rapidita' della decisione finale, tendono a negoziare. Tra le materie del contendere c'e' sicuramente la risoluzione del contratto di licenza e distribuzione del marchio e del know-how, il diritto di esclusiva, la violazione del diritto d'autore, la confondibilita' dei marchi, tutela del design, la coesistenza di marchi, gestibili con i servizi di arbitrato e mediazione dalla Camera Arbitrale di Milano, societa' in-house della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi. Gli strumenti di risoluzione alternativa delle controversie in queste materie sono ad oggi ancora poco conosciuti e quindi poco diffusi, ma quando vengono utilizzati dagli avvocati e dalle parti i risultati sono positivi. In 5 anni (2014-2018) sono 25 i casi di mediazione in materia di proprieta' intellettuale (l'accordo e' avvenuto nel 42% dei casi; tempo minimo dell'accordo 24h in un caso di diritto di privativa per lo sfruttamento di un'immagine, tempo massimo 1 anno per coesistenza di marchi). 952 mila euro e' il valore medio delle controversie in mediazione. Sono 22 i casi di arbitrato in materia di proprieta' intellettuale, nel 40% dei casi si e' trattato di un arbitrato internazionale (con almeno una delle parti straniera), 1 arbitrato su 4 in lingua inglese. Proprieta' intellettuale e arbitrato e mediazione hanno un forte legame, come si vede anche dalle relazioni che intercorrono tra Camera Arbitrale di Milano con gli organismi europei e internazionali in materia di tutela di marchi e brevetti. Camera Arbitrale ha un proprio rappresentante nello Stakeholders advisory board di EUIPO (l'ufficio dell'Unione Europea per la proprieta' intellettuale, incaricato di gestire i marchi dell'Unione europea e i disegni e modelli comunitari registrati).

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Protezione Civile, oltre 5,6 miliardi di euro di impatto economico per il maltempo

 Il Dipartimento della Protezione Civile ha trasmesso a Bruxelles il fascicolo con la stima dei costi relativi ai danni causati dagli eccezionali eventi meteorologici che, nell'autunno scorso, hanno interessato gran parte del territorio italiano, al fine di attivare il Fondo di Solidarietà dell'Unione Europea (FSUE), destinato a sostenere gli Stati membri dell'Ue colpiti da catastrofi naturali. L'impatto economico determinato dall'eccezionale ondata di maltempo, ammonta complessivamente ad oltre 5,6 miliardi di euro: di questi, oltre 4,5 miliardi sono i danni diretti relativi a edifici, infrastrutture pubbliche e ad attività produttive, mentre oltre 1,1 miliardi sono i costi relativi alla gestione dell'emergenza. La stima comprende danni diretti, sia pubblici che privati - vale a dire quelli che hanno compromesso edifici, infrastrutture e che hanno colpito industrie e imprese, il patrimonio culturale, le reti di distribuzione dell'energia, del gas, dell'acqua - e i costi eleggibili, sostenuti dallo Stato per far fronte alla prima fase dell'emergenza. Questi ultimi, in particolare, comprendono i costi per il ripristino immediato delle funzionalità di infrastrutture e impianti nei settori dell'energia, dell'acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanità, dell'istruzione; per i servizi d'emergenza legati al soccorso della popolazione colpita e ad assicurare gli alloggi provvisori; per la messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e per la protezione del patrimonio culturale; per l'immediata ripulitura delle zone danneggiate. Il dossier inviato alla Commissione Europea - per il tramite della Rappresentanza permanente d'Italia - rappresenta la sintesi, su scala nazionale, delle informazioni e dei dati comunicati al Dipartimento dalle Regioni e dalle Province autonome coinvolte: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. 

La stima comprende danni diretti, sia pubblici che privati - vale a dire quelli che hanno compromesso edifici, infrastrutture e che hanno colpito industrie e imprese, il patrimonio culturale, le reti di distribuzione dell'energia, del gas, dell'acqua - e i costi eleggibili, sostenuti dallo Stato per far fronte alla prima fase dell'emergenza. Questi ultimi, in particolare, comprendono i costi per il ripristino immediato delle funzionalita' di infrastrutture e impianti nei settori dell'energia, dell'acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanita', dell'istruzione; per i servizi d'emergenza legati al soccorso della popolazione colpita e ad assicurare gli alloggi provvisori; per la messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione e per la protezione del patrimonio culturale; per l'immediata ripulitura delle zone danneggiate. Il dossier inviato alla Commissione Europea - per il tramite della Rappresentanza permanente d'Italia - rappresenta la sintesi, su scala nazionale, delle informazioni e dei dati comunicati al Dipartimento dalle Regioni e dalle Province autonome coinvolte: Friuli Venezia Giulia, Veneto, Piemonte, Valle d'Aosta, Province autonome di Trento e Bolzano, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia

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Disoccupazione a novembre stabile al 9,7%

 A novembre 2019, gli occupati crescono di 41 mila unita' rispetto al mese precedente (+0,2%), con un tasso di occupazione che sale al 59,4% (+0,1 punti percentuali). Lo ha fatto sapere l'Istat nella sua ultima nota dedicata al lavoro a novembre 2019. Secondo l'istituto di statistica l'andamento dell'occupazione e' sintesi di un aumento della componente femminile (+0,3%, pari a +35 mila) e di una sostanziale stabilita' di quella maschile. Gli occupati crescono tra i 25-34enni e gli ultracinquantenni, mentre calano nelle altre classi d'eta'; al contempo, aumentano i dipendenti permanenti (+67 mila) a fronte di una diminuzione sia dei dipendenti a termine (-4 mila) sia degli indipendenti (-22 mila). In crescita risultano anche le persone in cerca di lavoro (+0,5%, pari a +12 mila unita' nell'ultimo mese). L'andamento della disoccupazione e' sintesi di un aumento per gli uomini (+1,2%, pari a +15 mila unita') e di una lieve diminuzione tra la donne (-0,2%, pari a -3 mila unita'); crescono i disoccupati under 35, diminuiscono lievemente i 35-49enni e risultano stabili gli ultracinquantenni. Il tasso di disoccupazione risulta comunque stabile al 9,7%. La stima complessiva degli inattivi tra i 15 e i 64 anni a novembre e' in calo rispetto al mese precedente (-0,6%, pari a -72 mila unita'), e la diminuzione riguarda entrambe le componenti di genere. Il tasso di inattivita' scende al 34,0% (-0,2 punti percentuali). Anche nel confronto tra il trimestre settembre-novembre e quello precedente, l'occupazione risulta in crescita, seppure lieve (+0,1%, pari a +18 mila unita'), con un aumento che si distribuisce tra entrambi i sessi.

 Secondo le rilevazioni dell'Istat, nello stesso periodo aumentano sia i dipendenti a termine sia i permanenti (+62 mila nel complesso), mentre risultano in calo gli indipendenti (-0,8%, -43 mila); inoltre, si registrano segnali positivi per i 25-34enni e per gli over 50, negativi nelle altre classi. Gli andamenti mensili si confermano nel trimestre anche per le persone in cerca di occupazione, che aumentano dello 0,3% (+7 mila), e per gli inattivi tra i 15 e i 64 anni, in diminuzione dello 0,4% (-59 mila). Su base annua l'occupazione risulta in crescita (+1,2%, pari a +285 mila unita'), l'espansione riguarda sia le donne sia gli uomini di tutte le classi d'eta', tranne i 35-49enni. Tuttavia, al netto della componente demografica la variazione e' positiva per tutte le classi di eta'. La crescita nell'anno e' trainata dai dipendenti (+325 mila unita' nel complesso) e in particolare dai permanenti (+283 mila), mentre calano gli indipendenti (-41 mila). Nell'arco dei dodici mesi, l'aumento degli occupati si accompagna a un calo sia dei disoccupati (-7,1%, pari a -194 mila unita') sia degli inattivi tra i 15 e i 64 anni (-1,5%, pari a -203 mila).

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Coldiretti, 2 kg in piu’ dopo le feste

Con i dolciumi della calza della Befana si conclude il 'tour de force' enogastronomico delle feste che ha portato aumenti di peso fino a 2 chili per effetto del consumo di circa 15mila-20mila chilocalorie. E' quanto stima la Coldiretti in occasione dell'Epifania che 'tutte le feste si porta via' lasciando pero' a molti uno sgradito ricordo. La tradizione della calza appesa, infatti, ha portato nelle case l'ultima razione di cioccolata, caramelle e carbone dolce che tentano grandi e piccini dopo che dalle tavole degli italiani sono gia' spariti 70 milioni di chili tra pandori e panettoni, 74 milioni di bottiglie di spumante, tonnellate di pasta, 6 milioni di chili tra cotechini e zamponi e frutta secca, pane, carne, salumi, formaggi e dolci per un valore complessivo vicino ai 5 miliardi di euro, solamente tra il pranzo di Natale e i cenoni della vigilia e di Capodanno. L'effetto del maggior consumo di cibi calorici abbinato a bevande alcoliche e' aggravato dal fatto che, sottolinea Coldiretti, l'abbuffata per le festivita' e' stata anche accompagnata spesso dalla sospensione delle attivita' sportive e da una maggiore sedentarieta' con le lunghe soste a tavola con parenti e amici che hanno ridotto il movimento fisico e favorito l'accumulo di peso. Con l'inizio del nuovo anno la perdita di peso diventa dunque un obiettivo prioritario per il 47% degli italiani che secondo Coldiretti/Ixe' sono attenti alla dieta per mantenersi in forma

Per aiutare le buone intenzioni Coldiretti ha stilato una lista dei prodotti le cui proprieta' terapeutiche e nutrizionali sono utili per disintossicare l'organismo e per accompagnare il rientro in salute alla normalita' dopo gli stress dei viaggi e dei banchetti natalizi. In questa stagione, viene sottolineato, tra la frutta da non dimenticare ci sono arance, mele, pere e kiwi mentre per quanto riguarda le verdure quelle particolarmente indicate sono spinaci, cicoria, radicchio, zucche e zucchine, insalata, finocchi e carote. Tutte le insalate e le verdure vanno condite con olio d'oliva, ricco di tocoferolo, un antiossidante che combatte l'invecchiamento dell'organismo e favorisce l'eliminazione delle scorie metaboliche, e abbondante succo di limone che purifica l'organismo dalle tossine, fluidifica e pulisce il sangue, e' un ottimo astringente e cura l'iperacidita' gastrica. Le arance sono una notevole fonte di vitamina C che migliora il sistema immunitario e aiuta a fronteggiare l'influenza che ha gia' portato 1,5 milioni di italiani negli ambulatori, favorisce la circolazione, ossigena i tessuti e combatte i radicali liberi. Le mele per il loro modesto apporto calorico e per la prevalenza del potassio sul sodio sono capaci di svolgere un'azione antidiarroica e di regolare la colesterolemia. Ancora: le pere che, oltre ad avere un buon potere saziante, contenendo zuccheri semplici come il fruttosio, fibra, molta acqua e poche calorie, sono adatte per chi soffre di intestino pigro. I kiwi ricchi di vitamina C, fosforo e potassio sono particolarmente indicati per migliorare il funzionamento dell'intestino, i semini neri in esso contenuti, infatti, ne stimolano le contrazioni. Tutta la verdura a foglie verde scuro come spinaci e cicoria contiene acido folico, gruppo vitamine B, essenziale nella formazione dei globuli rossi del sangue per la sua azione sul midollo osseo. L'insalata conferisce volume e potere saziante con un apporto calorico estremamente limitato ed assicura anche un certo contributo di vitamine, calcio, fosforo e potassio. Le carote sono ricche di vitamina A, indispensabile per la salute degli occhi e della pelle, i finocchi, risultano ottimi per combattere la nausea, la digestione difficile e la stitichezza. Nella dieta non vanno trascurati piatti a base di legumi (fagioli, ceci, piselli e lenticchie) perche' contengono ferro e sono ricchi di fibre che aiutano l'organismo a smaltire i sovraccarichi migliorando le funzionalita' intestinali ma, conclude Coldiretti, sono anche una notevole fonte di carboidrati a lento assorbimento, che forniscono energia che aiuta a combattere il freddo e il gelo di questi giorni.

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Il 14% degli italiani non puo’ permettersi un riscaldamento adeguato

 Il 14% della popolazione in Italia non puo' permettersi di riscaldare la propria abitazione in modo adeguato, secondo alcuni dati pubblicati oggi da Eurostat. Nel 2018, il 7% della popolazione dell'Ue ha detto di non potersi permettere di riscaldare a sufficienza la propria casa, in netto calo rispetto all'11% registrato nel 2011. Ma la situazione tra gli Stati membri varia in modo sostanziale. La percentuale piu' ampia di popolazione che dice di non potersi permettere un riscaldamento adeguato e' stata registrata in Bulgaria (34%), seguita da Lituania (28%), Grecia (23%), Cipro (22%), Portogallo (19%) e Italia (14%). Le percentuali piu' basse sono state invece registrate in Austria, Finlandia, Lussemburgo, Olanda, Estonia e Svezia, dove circa il 2% della popolazione dice di non potersi permettere un riscaldamento sufficiente. I dati sono stati raccolti da Eurostat nell'ambito di un sondaggio annuale sui redditi e le condizioni di vita nell'Ue.

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Polizia postale, 24 indagati per revenge porn nel 2019

Nell’ambito dei reati relativi allo sfruttamento sessuale dei minori online nel 2019 sono state indagate 650 persone.Le indagini relative al fenomeno dell’adescamento di minori online, invece, hanno consentito di indagare 180 soggetti. E' quanto emerge dal resoconto della attività della Polizia Postale e delle Comunicazioni nel 2019

Tra le attività di polizia giudiziaria, sono state eseguite 8 operazioni di particolare rilievo, condotte dagli Uffici territoriali della Specialità e coordinate dal Centro, alcune delle quali svolte in modalità sotto copertura online e scaturite da segnalazioni pervenute nell’ambito dell’attività di cooperazione internazionale svolta dal C.N.C.P.O. che, complessivamente, hanno consentito di indagare in stato di libertà 151 soggetti. 

Nell’ambito dei reati contro la persona perpetrati sul web nel 2019 sono state indagate 288 persone, per aver commesso estorsioni a sfondo sessuale, stalking, molestie e minacce sui social network. E' quanto emerge dal resoconto della attività della Polizia Postale e delle Comunicazioni nel 2019.Risultano in costante aumento le diffamazioni on line, soprattutto ai danni di persone che ricoprono incarichi istituzionali o comunque conosciute dal grande pubblico: 2426 i casi trattati e 738 le persone indagate.Sono stati segnalati 514 casi di ricatto on line dall’inizio dell’anno.

Inoltre, tra le indagini più significative avviate direttamente dal Centro nell’ambito dei reati di sfruttamento sessuale dei minori, si segnala una complessa operazione, svolta in modalità sotto copertura online nelle Dark Net, che ha consentito di trarre in arresto un 60enne per detenzione di materiale di sfruttamento sessuale dei minori, aggravato dall’ingente quantità, dall’utilizzo di mezzi di anonimizzazione e criptazione, nonché dalla particolare violenza di alcune immagini rinvenute, raffiguranti abusi sessuali su minori anche in tenerissima età. L’uomo è risultato di particolare interesse, anche a livello internazionale, per i ruoli di amministratore e moderatore che nel tempo ha ricoperto nelle comunità virtuali pedofile.

 

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Record storico per il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festivita’

Record storico per il Made in Italy alimentare sulle tavole delle festivita' di tutto il mondo con l'export di vini, spumanti, panettoni, formaggi, salumi ma anche caviale Made in Italy che solo per il mese di Natale e Capodanno raggiunge i 3,5 miliardi di euro, in aumento del 7%. E' quanto emerge dall'analisi Coldiretti sulla base delle proiezioni relative al mese di dicembre 2019 su dati Istat del commercio estero. Ad aumentare - sottolinea la Coldiretti - e' il valore delle esportazioni di tutti i prodotti piu' tipici delle feste di fine anno, dallo spumante al vino, dai tortellini e cappelletti fino ai dolci e panettoni, ma crescono anche salumi e i formaggi. 

Tra i grandi protagonisti del cibo made in Italy sulle tavole straniere si conferma lo spumante che, grazie a un aumento in valore del 4%, fa segnare un nuovo record, in linea con la crescita dell'intero settore vitivinicolo, anch'esso in aumento del 4%. Ma ad essere richiesti - continua la Coldiretti - sono anche i dolci nazionali come panettoni, altri prodotti della pasticceria tipica delle feste, in aumento dell'11% in valor e sempre piu' gettonate anche le paste farcite tradizionali del periodo freddo, come tortellini e cappelletti (+8%). In salita pure la domanda di formaggi italiani che fanno registrare un aumento in valore delle esportazioni del 12%, cosi' come quella di prosciutti, cotechini e salumi (+3%) ma anche il caviale made in Italy, che fa segnare una crescita boom sui mercati internazionali con un +18%

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Non ripartono i consumi in Italia

Non ripartono i consumi degli italiani che anche nel 2020 faranno registrare una crescita stimata di circa mezzo punto percentuale in un quadro di accelerazione del Pil altrettanto contenuta, comunque troppo modesta per generare impatti sulla vita quotidiana. E' quanto emerge dal sondaggio di fine anno Coop-Nomisma e le previsioni 2020 del 'Rapporto Coop'. Nel dettaglio, approvata la manovra di bilancio che ha fortunatamente scongiurato le clausole Iva, le prospettive per il 2020 sono di una lievissima accelerazione della crescita, che si attesterebbe su un ritmo prossimo (se non inferiore) al mezzo punto percentuale. I consumi, anche grazie al reddito di cittadinanza e alle attese misure sul cuneo fiscale potrebbero lievemente sovraperformare l'andamento del prodotto interno lordo, ma rimarrebbero comunque ampiamente inferiori al punto percentuale (la stima si attesta su un +0,4%). Si tratta, quindi, di una prospettiva di modestissima ripresa che rimane soggetta ai rischi di deterioramento incombenti sul quadro globale e, probabilmente, non avra' impatti percettibili sulla vita quotidiana degli italiani. La maggior parte dei quali prevede comunque di spendere di piu' nel nuovo anno. Al top delle spese obbligate e in aumento le bollette, il carburante e le spese per il trasporto e per i servizi sanitari. Oltre a quelle obbligate mantengono saldi positivi anche le spese per l'alimentazione, per i viaggi e ancora la cura personale. 

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Saldi, spesa media di 168 euro a testa

Ripartono i saldi invernali e a dare il via saranno domani Sicilia, Basilicata e Valle d'Aosta, mentre nelle altre regioni inizieranno il 4 gennaio. In totale, il giro di affari stimato da Confcommercio si aggira sui 5 miliardi di euro, con 4 italiani su 10, secondo la Confesercenti, che approfitteranno degli sconti stagionali, ma per Federconsumatori e Codacons le vendite accuseranno un calo che va dall'1,3% fino a un crollo del 10% rispetto al 2019. A fare acquisti, calcola l'Ufficio Studi di Confcommercio, saranno 15 milioni di famiglie per una spesa media di 324 euro, circa 140 euro pro capite, per abbigliamento, calzature e accessori. Cifre piu' ottimistiche arrivano da Confesercenti, che stima una spesa di circa 168 euro a testa, mentre le associazioni dei consumatori vedono nero, rimarcando come sulle vendite incideranno negativamente la maggiore propensione al risparmio delle famiglie e soprattutto l'effetto del Black Friday che di anno in anno assorbe una fetta sempre maggiore dello shopping. Per Federconsumatori, a sfruttare l'occasione dei saldi sara' solo il 38% delle famiglie (pari circa a 9,3 milioni). Meno ancora per il Centro consumatori Italia, secondo cui a fare shopping sara' solo il 35% delle famiglie (8,9 milioni) per un totale di risorse di circa 1,45 miliardi. Il Codacons calcola che la spesa media a famiglia scendera' a quota 145 euro. "Il Black Friday ha portato milioni di italiani ad anticipare acquisti che prima erano riservati al periodo dei saldi - spiega l'associazione - e cosi' i saldi invernali di tradurranno in una debacle totale: solo outlet e boutique d'alta moda faranno registrare presenze e numeri positivi, ma saranno principalmente i turisti stranieri a fare acquisti". Per questo, il Codacons liquida come "inutili e obsoleti" i saldi di fine stagione che "andrebbero eliminati del tutto, per fare posto sia a iniziative come il Black Friday, sia alla liberalizzazione degli sconti, lasciando agli esercenti la facolta' di scegliere quando e come scontare la propria merce". Anche per Federconsumatori il venerdi' nero ha ormai definitivamente cambiato le abitudini degli italiani: "se prima le famiglie preferivano rimandare qualche regalo di Natale o il proprio shopping al periodo dei saldi - spiega l'associazione - quest'anno hanno approfittato del venerdi' nero".

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Unioncamere, 575 mila di imprese giovanili

Ai giovani piace ancora fare impresa anche se crescono le difficolta'. Ma quando riescono a superare la fase di avvio, i giovani under 35 sono piu' resistenti rispetto agli altri imprenditori. Inoltre, un'impresa giovanile su tre chiude i battenti nei primi cinque anni di vita e di queste quasi la meta' non supera il biennio. Il risultato e' che in otto anni si sono perse 122 mila imprese under 35, portando a quota 575 mila l'esercito delle iniziative imprenditoriali guidate da giovani. E' questa la fotografia scattata dall'indagine di Unioncamere sulle imprese giovanili tra il 2011 e il 2018. Un dato che emerge e' che quasi 41 mila imprenditori under 35 nati al Sud sono andati al Centro Nord per mettersi in proprio. Poco meno della meta' ha scelto la Lombardia (26 per cento) o il Lazio (22 per cento).

"Secondo i nostri dati - commenta il presidente di Unioncamere Carlo Sangalli - la voglia di fare impresa dei giovani del nostro Mezzogiorno non e' stata sconfitta dalla crisi che ha colpito l'economia italiana. Ma occorre creare le condizioni per evitare che i migliori fuggano in altre aree del Paese o all'estero". Sono circa 952 mila i giovani titolari o soci di un'impresa, un terzo sono donne, e nel complesso hanno un'eta' media di 28,7 anni. Ma sono sempre meno quelli pronti a puntare sull'autoimprenditorialita'. Tra il 2011 e il 2018 il rapporto tra imprese giovanili per mille giovani e' calato di 7 punti, passando da 57,2 a 50,3. In media piu' di 1 giovane imprenditore del Sud su 10 si e' mosso al Centro-Nord per dare vita alla propria iniziativa di business, totale sono 41 mila. Molise (22,8 per cento), Calabria (21,6 per cento) e Basilicata(19,7 per cento) sono le regioni con maggiore mobilita' di imprenditori under 35 verso altre regioni d'Italia, a volte anche in aree limitrofe. L'Abruzzo (4 per cento) e' la prima destinazione degli imprenditori under 35 molisani, la Lombardia (6,7 per cento) di quelli calabresi, la Puglia (2,9 per cento) di quelli lucani. Meno propensi a spostarsi per dare vita alla propria idea imprenditoriale, i giovani nati al Centro (6,5 per cento) o al Nord Italia ( Nord-Est 6,5 per cento e Nord-Ovest 6,7 per cento). 

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