L’Osservatorio

Indagine Demoskopica, per contenziosi della Pubblica Amministrazione spesi 5 miliardi dal 2010

Lo Stato e gli enti locali hanno speso per liti e contenziosi tra il 2010 e l'inizio del 2017 quasi cinque miliardi di euro. Il calcolo arriva da Demoskopikache spiega come da questa cifra siano escluse le spese degli enti di previdenza. Demoskopika calcola in 410 mila euro l'esborso medio per ente locale in Italia con una crescita dell'1,8% nel 2016 rispetto al 2015.

Il Sud - si legge in una nota di presentazione della ricerca - risulta piu' litigioso del Nord con pagamenti superiori di un quintuplo. La spesa delle istituzioni ai vari livelli e' quella legata a sentenze esecutive di cause amministrative o civili che le hanno viste perdenti, o determinata dagli oneri relativi alla difesa dei propri dipendenti nei cui confronti si e' verificata l'apertura di un procedimento di responsabilita' civile, penale o contabile per fatti o atti direttamente connessi a compiti d'ufficio o all'espletamento del servizio. Stato e amministrazioni locali- secondo quanto emerge dalla ricerca che si basa sui dati Siope della Ragioneria dello Stato - hanno emesso mandati di pagamento per cause perse e patrocinio legale per 4.906 milioni di euro, poco meno di 2 milioni di euro al giorno.

In particolare, i costi sostenuti dallo Stato ammontano a 1.553 milioni di euro pari al 31,6% del costo complessivo (1.044 milioni di euro per l'esborso da contenzioso verso cittadini, poco piu' di 211 milioni di euro, per l'esborso da contenzioso verso personale dipendente, 136 milioni di euro da esborso da contenzioso verso fornitori, 165 milioni di euro da oneri derivanti da rapporti con terzi quali, ad esempio, pagamenti di commissioni bancarie, interessi bancari per l'impiego di fondi anche in temporanea assenza di copertura, nonche' forme di penali previste contrattualmente). Per quanto riguarda i pagamenti delle amministrazioni locali, dai dati emerge che 8.177 enti locali tra Regioni, Province e Comuni hanno generato una spesa complessiva per contenzioso pari a 3.354 milioni di euro (2.139 milioni di euro per mandati di pagamenti finalizzati alla copertura delle spese legali per liti e a seguito di sentenze esecutive di cause amministrative o civili che hanno visto soccombere le amministrazioni comunali (43,6%), circa 967 milioni di euro per le Regioni (19,7%) e, infine, poco meno di 248 milioni di euro per le Province (5,1%).

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Povertà. L’Albero della Vita: programma socio assistenziale con Varcare la Soglia

"Il continuo accrescimento della povertà della popolazione del nostro Paese è un tema di grande urgenza”. La sollecitazione arriva da Ivano Abbruzzi, presidente di Fondazione L’Albero della Vita onlus nel commentare la sesta edizione del Sodalitas Social Innovation, Varcare La Soglia, il programma di Fondazione L’Albero della Vita che ha già dato un sostegno a 1058 beneficiari di cui 661 minorenni, nelle città di Milano, Palermo e Genova, che versano una situazione di povertà assoluta. Il progetto si è, inoltre, aggiudicato il Premio UBI Banca “Social Bond”. "Varcare La Soglia è un programma socio-educativo di inclusione sociale e contrasto alla povertà che punta alla valorizzazione del potenziale delle famiglie in difficoltà favorendo la consapevolezza delle proprie competenze e risorse interne, tenendo sempre al centro il benessere dei bambini e la crescita dell’impegno sociale e civile delle persone coinvolte come fattore di cambiamento più esteso a livello comunitario e sociale". Attraverso questo intervento, Fondazione L’Albero della Vita, offre una risposta concreta a un fenomeno allarmante del nostro Paese: gli ultimi dati Istat dichiarano, infatti, che un minorenne su dieci vive in povertà assoluta. Nel Centro Italia la povertà relativa si aggrava in particolare tra le famiglie con due figli e il dato di povertà minorile è tornato a crescere nell’ultimo anno (17,1% contro il 13,4% nel 2014). "Serve un intervento puntuale", prosegue  Abbruzzi, "e differente dall’alleanza sempre più efficace per perseguire obiettivi di interesse sociale con una redditività sostenibile perché capace di autoalimentarsi. Il riconoscimento di oggi e il sostegno di UBI ci dimostrano, ancora una volta, che la metodologia applicata con Varcare La Soglia che punta alla valorizzazione del potenziale delle persone possa rappresentare un approccio innovativo al contrasto della povertà”. Varcare la Soglia, attivo nelle città di Milano, Palermo, Genova, Roma e in avvio a Catanzaro, si svolge attraverso quattro assi di lavoro: sostegno materiale; sostegno socio-educativo; la rete di prossimità, ovvero il rafforzamento delle interazioni sociali a supporto della comunità. Gli ultimi due assi di lavoro vedranno l’affiancamento di partner del mondo profit: Fondazione per l’Educazione Finanziaria e Fondazione di ABI (Associazione Bancaria Italiana), che formeranno gli operatori di Fondazione L’Albero della Vita.

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Parametri di Maastricht rispettati da 12 paesi su 28 dell’Unione Europea

Sono 16 su 28 Paesi che compongono l'Unione europea che l'anno scorso non hanno rispettato le disposizioni previste dai 2 principali criteri di convergenza sanciti dagli accordi di Maastricht (1992), ribaditi a Lisbona (2007) e sanciti con il Fiscal compact (2012). Vale a dire il rapporto deficit/Pil sotto il 3 per cento e il rapporto debito/Pil non superiore al 60 per cento. E' quanto emerge da una elaborazione effettuata dall'Ufficio studi della CGIA. Ad eccezione della Polonia, tra i 12 paesi virtuosi e' importante segnalare che si tratta in massima parte di realta' di piccola dimensione: tra queste scorgiamo Malta, Slovacchia, Lituania, Lettonia, Lussemburgo, Bulgaria ed Estonia che fanno parte dell'Area euro. Si pensi che questi 12 paesi rappresentano appena il 12 per cento del Pil dell'intera Unione europea. La crisi, ovviamente, ha contribuito in maniera determinante al mancato rispetto di questi parametri. Tra il 2009 e il 2016, ad esempio, solo 3 Paesi in Ue (Svezia, Estonia e Lussemburgo) non hanno mai "sforato" la soglia del 3 per cento del rapporto deficit/Pil; mentre Spagna, Regno Unito e Francia lo hanno fatto ben 8 volte (ovvero ogni anno); Grecia, Croazia e Portogallo 7. L'Italia, invece, lo ha fatto in 3 occasioni e in questi anni ha mantenuto un'incidenza percentuale media del disavanzo pubblico al -3,3: contro il -7,9 della Spagna, il -6,6 del Regno Unito e il -4,8 della Francia.

"Delle due l'una - commenta il coordinatore dell'Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo - o le disposizioni previste da Maastricht sono troppo rigide, oppure le economie piu' avanzate d'Europa, dopo tutte le crisi economiche e finanziarie che sono scoppiate in questi ultimi anni, non ce la fanno piu' ad adeguarvisi. In entrambi i casi, comunque, e' necessario intervenire, introducendo margini di sicurezza per debiti e deficit eccessivi meno stringenti, perche' le politiche di austerita' e di rigore praticate fino ad adesso non hanno funzionato. Anzi, hanno peggiorato i conti e hanno aumentato a dismisura la disoccupazione e l'esclusione sociale in tutta Europa". E mentre siamo in attesa di conoscere la composizione della manovra di correzione richiestaci da Bruxelles che dovrebbe ridurre il nostro disavanzo pubblico di 3,4 miliardi di euro, e' utile ricordare che dal 2009 l'andamento del nostro deficit e' in sensibile diminuzione. Se 8 anni fa registravamo un rapporto deficit/Pil del -5,3 per cento (pari a quasi 83 miliardi di disavanzo), l'anno scorso, secondo le stime della Commissione Europea, questo indicatore si e' attestato al -2,3 per cento (37,7 miliardi).

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Inps: nel 2016 crollano le assunzioni stabili -37,6%

Alla fine del 2016, nel settore privato, i rapporti di lavoro attivi risultano aumentati di 340.000 unita' rispetto alla fine del 2015, come saldo tra le assunzioni e le cessazioni intervenute nel periodo. L'incremento dei rapporti di lavoro nel 2016 - si legge nell' Osservatorio sul precariato dell'Inps - si aggiunge a quello, ancora piu' consistente, osservato nel 2015 (+628.000). Il risultato complessivo del biennio 2015-2016 e' pari a +968.000; nel biennio precedente 2013-2014 si erano registrati sempre saldi negativi (nel 2014 -34.000 unita', nel 2013 -101.000). Il risultato del 2016 e' imputabile prevalentemente al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo determinato, il cui saldo annualizzato, pari a +222.000, ha significativamente recuperato la contrazione registrata nel 2015 (-253.000), indotta dall'elevato numero di trasformazioni in contratti a tempo indeterminato. Il saldo dei contratti a tempo indeterminato risulta comunque positivo e pari a +83.000 (sommato al saldo 2015, +934.000, evidenzia un incremento delle posizioni di lavoro a tempo indeterminato attorno al milione). Al risultato di fine anno ha concorso significativamente l'elevato livello di trasformazioni di rapporti a termine indotto, a dicembre (92.000; 379.000 nell'intero 2016), dalla fine dell'esonero contributivo biennale e delle incentivazioni per i lavoratori in lista di mobilita'. Anche i rapporti di lavoro di apprendistato nel 2016 hanno conosciuto un incremento (+29.000).

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Istat, le vendite a dicembre in calo dello 0,5%

 A dicembre 2016 si registra una flessione generalizzata delle vendite al dettaglio. Complessivamente - spiega una nota dell'Istat - rispetto al mese precedente si rileva un calo dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. Le vendite di beni alimentari diminuiscono dello 0,2% in valore e dello 0,7% in volume; quelle di beni non alimentari calano dello 0,8% sia in valore sia in volume. Nella media del quarto trimestre 2016 l'indice complessivo delle vendite al dettaglio segna un lieve aumento congiunturale (+0,1%) in valore, mentre l'indice in volume registra una variazione nulla. Rispetto a dicembre 2015 le vendite diminuiscono complessivamente dello 0,2% in valore e dello 0,6% in volume. Le vendite di prodotti alimentari crescono dello 0,2% in valore e diminuiscono dello 0,9% in volume. Quelle di prodotti non alimentari sono in flessione dello 0,4% in valore e 0,6% in volume.

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Studio Cgia, più assenze nella P.A. che nel privato per malattia

 Più assenti per malattia nella pubblica amministrazione ma nel privato in media si resta più giorni a casa. E' quanto emerge da un'elaborazione dell'Ufficio studi della Cgia dei dati dell'Inps. Le assenze per motivi di salute nel pubblico impiego registrate nel 2015 hanno interessato il 57% di tutti gli occupati (poco più di 1 dipendente su 2), nel settore privato, invece, la quota si è fermata al 38% (più di 1 dipendente su 3). La durata media annua dell'assenza per malattia dal luogo di lavoro è però leggermente superiore nel privato (18,4 giorni) che nel pubblico (17,6 giorni). Gli eventi di malattia presentano uno scostamento sospetto nel primo giorno di assenza: se nel pubblico costituiscono il 25,7% delle assenze totali, nel privato si riducono di oltre la metà (12,1%). Quelle da 2 a 3 giorni, invece, si avvicinano (32,1% del totale nel privato e 36,5% nel pubblico), mentre tra i 4 e i 5 giorni di assenza avviene il sorpasso: 23,4% nel privato contro il 18,2% del pubblico. Interessante, sottolinea la Cgia, è il risultato che emerge dall'elaborazione relativa agli eventi di malattia per regione. Tra il 2012 e il 2015, in tutte le regioni d'Italia sono in aumento le assenze nel pubblico (dato medio nazionale pari a +11,9%), con punte che superano il 20% in Umbria e Molise. Nel privato, invece, in ben 9 realtà territoriali si registra un calo: in Calabria e in Sicilia addirittura del 6%. Nel periodo analizzato il dato medio nazionale è aumentato solo dello 0,4%. Dalla Cgia ricordano che i dati Inps sono stati estratti dall'Osservatorio sulla certificazione di malattia dei lavoratori dipendenti privati e pubblici dell'Inps, avviato nel 2011. In queste statistiche non sono riportate le assenze riferite alla gravidanza, alle disposizioni previste dalla legge 104/1992 (assistenza disabili) e alla donazione del sangue. 

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A gennaio saldo medio dei conti correnti cala a 11mila euro

Nel mese di gennaio, il saldo medio sui conti correnti degli italiani risulta pari a 11.643 euro. Sono i numeri rilevati dall'Osservatorio dei Conti di Deposito e sui Conti correnti, società del gruppo MutuiOnLine. Il saldo medio del primo mese del 2017 risulta dunque "in diminuzione rispetto a quello di 13.565 euro registrato nel primo semestre 2016", è scritto nel rapporto. Per quanto riguarda l'investimento in Conti di deposito, lo utilizzano soprattutto gli over 55, a gennaio l'importo medio investito dal 28,8% dai depositanti era superiore a 50mila euro, questa percentuale era del 30,7% nel primo semestre del 2016. Inoltre, la maggioranza degli utenti (75%) ha preferito un deposito di tipo non vincolato rispetto a quello vincolato (25%). "Infine, a livello di localizzazione geografica sia per quanto riguarda i conti di depositi (68,7%) sia per i conti correnti (72,2%) le richieste si focalizzano maggiormente nel Nord Italia", spiega il rapporto. 

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La Protezione Civile fa il conto dei danni, la somma è di 23,5 miliardi di euro

Le oltre 53mila scosse di terremoto che negli ultimi sei mesi hanno devastato il centro Italia e la vita di oltre mezzo milione di persone hanno provocato, oltre a centinaia di morti, danni per 23,5 miliardi: l'1,4% del Pil del Paese, sette volte piu' di quanto chiesto dall'Unione Europea all'Italia per l'aggiustamento strutturale dei conti. Il dato e' contenuto nel nuovo dossier trasmesso dal Dipartimento della Protezione Civile a Bruxelles, tramite la rappresentanza permanente d'Italia: un fascicolo completo in cui sono indicati tutti i danni e i costi sostenuti per far fronte ai terremoti che a partire dal 24 agosto hanno interessato Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche e che servira' alla Commissione per attivare il Fondo di solidarieta' dell'Ue (Fsue), un salvadanaio costituito con lo scopo di sostenere gli Stati membri colpiti da catastrofi naturali. Che pero' coprira' solo una minima parte dei danni e dei costi: in occasione del terremoto del 2012, a fronte di una stima complessiva di 13,5 miliardi, arrivarono dall'Ue 670 milioni. Per il terremoto dell'Aquila, Bruxelles stanzio' invece 493 milioni, a fronte di una stima di circa 10 miliardi di danni. Che il bilancio fosse pesantissimo gia' dopo il 24 agosto, era chiaro a tutti, cosi' come era evidente che le scosse del 26 e 30 ottobre e quelle del 18 gennaio avessero ulteriormente aggravato la situazione: oltre centomila verifiche di agibilita' e piu' di 30mila edifici privati inagibili, 12mila persone ancora assistite, interi borghi distrutti, 131 comuni inseriti nel cratere sismico, tre decreti legge per cercare di far fronte alle prime emergenze e tentare di far ripartire l'economia, intere aree di quei territori abbassatesi di 10 centimetri. Ed ora, a conferma ulteriore e dopo le ultime stime inviate dalle quattro Regioni al Dipartimento, arrivano anche i numeri ufficiali. I 23,5 miliardi indicati nel fascicolo includono sia i danni strutturali sia i costi affrontati per l'emergenza dal 24 agosto ad oggi. Di questa cifra, 14 miliardi rappresentano i danni veri e propri agli edifici: 12,9 per quelli privati e 1,1 per quelli pubblici. Ma la sequenza di terremoti non ha infatti provocato solo il crollo di case e palazzi: 3,1 miliardi sono i danni provocati al patrimonio artistico, 2,7 a infrastrutture, reti di distribuzione di energia, gas e acqua, quasi 500 milioni a attivita' produttive e agricoltura. I restanti 3,2 miliardi sono invece i costi sostenuti dall'Italia per far fronte all'emergenza: ripristino delle funzionalita' delle infrastrutture e degli impianti nei settori dell'energia, dell'acqua, delle acque reflue, delle telecomunicazioni, dei trasporti, della sanita', dell'istruzione. E, ancora, realizzazione di alloggi provvisori, servizi di soccorso rivolti alla popolazione, messa in sicurezza delle infrastrutture di prevenzione, protezione del patrimonio culturale, ripristino delle zone danneggiate. Gia' il 16 novembre scorso l'Italia aveva presentato la richiesta di attivazione del Fondo, fornendo pero' una prima stima dei danni e dei costi calcolati fino al 25 ottobre 2016. Le scosse del 26 e del 30 ottobre, e quelle del 18 gennaio, hanno pero' costretto il Dipartimento, d'intesa con le 4 Regioni, a rivedere tutto ed integrare la documentazione. "C'e' stato - dice la Protezione Civile - un notevole aggravamento della situazione emergenziale". Nel dossier iniziale, infatti, erano stati stimati danni e costi pari a 7 miliardi e 56 milioni, di cui 4,9 miliardi riferiti ai danni agli edifici privati e 350 milioni agli edifici pubblici. Inoltre, secondo l'analisi effettuata dai tecnici del Mibact, i danni al patrimonio culturale ammontavano a oltre 541 milioni. Sulla base di questi numeri la Commissione Ue ha concesso, lo scorso 29 novembre, l'anticipo massimo consentito sul contributo finanziario del Fondo, vale a dire 30 milioni. Numeri che sono stati completamente rivisti e aggiornati nel nuovo fascicolo trasmesso a Bruxelles. E dunque ai danni e ai costi della prima emergenza, si sommano altri 16 miliardi e 470 milioni, di cui 8 miliardi si riferiscono ai danni agli edifici privati e 750 milioni agli edifici pubblici. E' stato inoltre rilevato un incremento dei danni al patrimonio culturale pari a 2 miliardi e 500 milioni.

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Manovra fiscale, la correzione dovrebbe essere dello 0.2 % del Pil

L'Unione Europea chiede all'Italia una correzione dello 0,2% del Pil. Nonostante la crescita un po' piu' sostenuta delle previsioni, con il 2016 che si dovrebbe chiudere a +0,9%, per la 'manovrina' il governo resta quindi a caccia di 3,4 miliardi da reperire, possibilmente, senza ricorrere ad aumenti delle accise.

Al Ministero del Tesoro si guarda con attenzione ai risvolti politici che le fibrillazioni interne al partito potrebbero enfatizzare, ma allo stesso tempo si sottolinea la "assoluta sintonia" del ministro con il premier Paolo Gentiloni anche su questo fronte. Le scelte piu' imminenti restano comunque quelle sull'aggiustamento dei conti: in attesa che martedi' la Commissione presenti il suo rapporto sul debito, i tecnici continuano a fare simulazioni su tutte le ipotesi, cercando le misure adatte a sostituire un aumento di accise e imposte indirette quantificate nelle stesse lettere a Bruxelles in circa 1,5 miliardi. Il resto della 'dote' per la manovra arrivera' da un ampliamento del raggio di azione dello split payment (cui saranno sottoposte anche le partecipate pubbliche) che dovrebbe portare circa 1 miliardo, mentre da riduzioni di spesa dovrebbero arrivare 8-900 milioni. Se da un lato si cerca di rafforzare le misure di spending, anche se e' di difficile attuazione in corso d'anno. Altre ipotesi, come quella di alzare la tassa sulle grandi vincite o alzare l'accisa solo sui tabacchi, potrebbero essere piu' facilmente percorribili ma non porterebbero risorse sufficienti. Alla ricerca di soluzioni si starebbe valutando anche di rispolverare un vecchio capitolo rimasto inevaso della delega fiscale, quello del riordino della "fiscalita' energetica e ambientale" per orientare il mercato verso modi di consumo e produzione sostenibili. In sostanza un riordino delle accise sui prodotti energetici. La delega fiscale, pero', prevedeva la "neutralita'" degli interventi, quindi nessun aggravio complessivo del prelievo.

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Cerved: fallimenti 2016 a -8,5%

Si e' rafforzato nel 2016 il calo dei fallimenti e delle altre procedure concorsuali, sull'onda del sempre minore utilizzo del concordato preventivo, mentre e' tornato ad aumentare il numero degli imprenditori che decidono di liquidare la propria attivita' in bonis. Questo e' il quadro che emerge dall'Osservatorio su Fallimenti, Procedure e Chiusure di imprese relativo al 2016, diffuso oggi da Cerved, gruppo leader in Italia nell'analisi del rischio di credito e nella gestione dei crediti deteriorati. "Si e' chiuso un anno sostanzialmente positivo, che prosegue e rafforza i miglioramenti gia' osservati nel 2015, con una riduzione piu' marcata di fallimenti e procedure concorsuali, che si diffonde a quasi tutte le regioni della Penisola - commenta Marco Nespolo, Amministratore Delegato di Cerved -. Non mancano pero' i segnali di attenzione: siamo ancora lontani dai valori fisiologici pre-crisi e l'aumento delle liquidazioni volontarie riflette infatti aspettative meno ottimistiche da parte degli imprenditori".

Per il secondo anno consecutivo diminuisce il numero dei fallimenti: 13,5 mila imprese italiane hanno dichiarato default nel 2016, l'8,5% in meno rispetto al 2015 quando si erano registrati 14,7 mila fallimenti (e un calo del 6,1% rispetto al picco del 2014). La riduzione del 2016 ha riguardato in maniera omogenea tutte le forme giuridiche di impresa,con le societa' di capitale (-8,5%) che registrano un calo leggermente piu' marcato delle societa' di persone (-8,2%). Il calo delle procedure e' diffuso a tutti i settori dell'economia, con una riduzione piu' marcata nelle costruzioni (2,9 mila fallimenti, -11,1% sul 2015),rispetto ai servizi (7,1 mila, -8,7% vs 2015) e industria(2,1 mila, -5,8%vs 2015). Su un orizzonte temporale piu' lungo, e' l'industria il settore che fa registrare valori piu' vicini a quelli pre-crisi (+25%), rispetto alle costruzioni(+81%) e ai servizi (+100%).

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