L’Osservatorio

Svimez, nel biennio 2016-2017 si registrano 146 mila abitanti in meno al Sud

 "Nel biennio 2016-2017 si registrano 146 mila abitanti in meno al Sud. E' come se sparisse da un anno all'altro una città meridionale di medie dimensioni. E' un fenomeno che riguarda tutte le regioni del Mezzogiorno, con la sola eccezione della Sardegna". Lo sottolinea la Svimez nel rapporto 2018 presentato alla Camera, spiegando che secondo le sue previsioni e quelle dell'Istat, "si delinea per i prossimi 50 anni un percorso di forte riduzione della popolazione, in particolare nel Mezzogiorno, che perderà 5 milioni di abitanti, molto più che nel resto del Paese, dove la perdita sarà contenuta a un milione e mezzo". Questo "perché al Sud non solo ci sono sempre meno nati ma c'è anche un debole contributo delle immigrazioni", spiega ancora la Svimez. "Tutto ciò farà dell'area meridionale quella più invecchiata dell'Italia e tra le più invecchiate dell'Ue", avverte la Svimez.

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Maltempo, danni all’agricoltura per un miliardo

Si concentra nelle campagne un terzo dei danni provocati dal maltempo in Italia, con raffiche di vento, nubifragi, esondazioni, trombe d’aria e grandinate che hanno colpito pesantemente l’agricoltura e le foreste con un conto di circa un miliardo di euro tra ulivi secolari sradicati, boschi decimati, coltivazioni distrutte, campi allagati, stalle ed edifici rurali scoperchiati e animali morti o dispersi. E’ la stima di Coldiretti, che ha convocato una task force sull’emergenza maltempo. Tra i settori più colpiti, oltre a quello forestale in Trentino, Veneto e Friuli, ci sono l’olivicoltura dalla Liguria alla Campania, frutti come caki e kiwi e la produzione in serra, con migliaia di strutture distrutte per il vento lungo tutta la penisola. Poi i cereali in Sicilia, con circa centomila ettari in cui non si riesce ancora a seminare, in diverse regioni la perdita di foraggio, la produzione di carciofi in Sardegna. Situazione sotto controllo in Abruzzo, dove l’ondata di maltempo si è concretizzata in piogge intense che frenano le operazioni di semina dei cereali a causa del terreno bagnato. Nel Fucino a subire qualche rallentamento è la raccolta di carote. Ritardi si registrano anche nelle ultime fasi di raccolta delle olive.

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Cnel, spese amministrative di 157 euro per abitante

I Comuni italiani in media hanno ridotto le proprie spese amministrative di quasi il 6% fra il 2013 e il 2015, segno di una decisa efficacia delle politiche di spending review e fiscal compact, arrivando a un costo medio di 157 euro per abitante. E' uno dei dati contenuti nel secondo Quaderno del Cnel dal titolo "Le performance dei servizi comunali: I servizi amministrativi e sociali nelle Regioni a statuto ordinario", a cura di Emanuele Padovani. "Nel 2015 le spese amministrative si sono attestate su 157 euro per abitante ma i Comuni sotto i 3.000 abitanti spendono circa un terzo di più rispetto alla media (210 euro) e richiedono il 60% in più di personale - spiega Padovani - Questo rileva la necessità di continuare sul fronte delle politiche volte all'incentivazione della fusione dei piccoli enti, anche considerando che i Comuni di medie dimensioni sono quelli che possiedono i livelli di efficienza più elevati (119 euro per abitante)". "Il nord-ovest spende poco meno del sud, 169 euro contro 161, e si distacca notevolmente dal più efficiente nord-est, 127 euro. La Liguria è la regione in cui si spende di più (229 euro), la Puglia risulta quella con il risultato migliore (117 euro) davanti al Veneto (123 euro). Tali differenze sono molto probabilmente dovute al diverso dimensionamento medio delle amministrazioni comunali (in Puglia la dimensione media è di circa 15.600 abitanti, contro i circa 8.400 abitanti medi del Veneto).

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Bankitalia, nel 2° trimestre si è arrestata la crescita del Nord Est

Nel secondo trimestre 2018 la crescita del Nord Est si è arrestata assieme a quella del Centro mentre è proseguita nel Nord Ovest e al Sud. Scorrendo il fascicolo le 'Economie Regionali' della Banca d'Italia, emerge un anticipo di quanto certificato dall'Istat (sebbene nella stima preliminare) sul Pil del terzo trimestre a zero. Il consolidamento della crescita economica, si legge nel documento, ha interessato nel 2017 tutte le aree del paese e in base alle stime il Pil risulta ancora di circa nove punti percentuali inferiore a quello del 2007 nel Mezzogiorno, di circa quattro nel Centro Nord. Tra il primo trimestre del 2013 e il secondo trimestre 2018 l'attività economica sarebbe aumentata in misura maggiore nel Nord Est (6,7%), dove si è situata su un sentiero espansivo già a metà 2013, e nel Nord Ovest (5,3%), dove la crescita si è avviata tre trimestri dopo. Nel Mezzogiorno, ultima area a portarsi su un sentiero espansivo, la crescita è stata del 3,8% e nel Centro il 2,8%.

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Parma si conferma regina delle città ‘eco-mobili’ italiane

 Parma si conferma regina delle citta' "eco-mobili" italiane. Il suo asso nella manica e' un Piano urbano della mobilita' sostenibile con mezzi pubblici a basso impatto, aree pedonali e Ztl, servizi per la condivisione di auto e due ruote e la gestione affidata a un mobility manager. Sul podio anche Milano e Venezia mentre Cagliari, al settimo posto, e' l'unica citta' del Sud nella top ten; classifica che vede Brescia al quarto posto, seguita da Padova e Torino. Completano le prime dieci posizioni Bologna, Verona e Modena. Roma perde posizioni e scivola al 23/o posto, mentre la maglia nera va a Catanzaro, preceduta da Potenza e Campobasso. E' quanto emerge dal XII Rapporto "Mobilita' sostenibile in Italia: indagine sulle principali 50 citta'", per il 2017, elaborato dall'associazione Euromobility con il Patrocinio del ministero dell'ambiente, fra tutti i capoluoghi di Regione, i due capoluoghi delle Province autonome e i capoluoghi di Provincia con piu' di 100.000 abitanti.

Il tasso di motorizzazione - che misura quanti veicoli ci sono in rapporto alla popolazione residente - continua ad aumentare (+0,8% dal 58,5% al 59,3%) in linea con il dato nazionale (+1,2%), anche se aumentano i veicoli a basso impatto, soprattutto Gpl, che raggiungono in totale il 9,46% del parco nazionale circolante, e quelli ibridi ed elettrici, che aumentano del 45%. Al palo i veicoli a metano (2,49%). L'Italia, evidenzia il rapporto, si allontana sempre piu' dalla media europea di circa 49,8 auto ogni 100 abitanti. Nel 2017 il tasso di motorizzazione e' aumentato in 49 delle 50 citta' ad eccezione di Reggio Emilia (-0,60%): le citta' con l'indice piu' alto sono L'Aquila (76,5 auto ogni 100 abitanti) e Potenza (75,1), seguite da Perugia (72,7), Campobasso (70,7) e Catania (70,3). Le citta' piu' virtuose, dove circola il minor numero di auto per 100 abitanti sono Venezia (42,8), Genova (46,9), Milano (51,3) e Firenze (51,8), secondo i dati dell'Osservatorio 2018. Per i motocicli l'indice medio di motorizzazione e' di 13,6 ogni 100 abitanti, molto piu' elevato della media europea (circa 6,9). 

Le auto invadono le nostre citta', sono diventate 817 per chilometro quadrato; Torino, Napoli e Milano sono quelle con la maggiore densita'. Peggiora la qualita' dell'aria, dopo il miglioramento del 2016 dovuto a condizioni meteorologiche favorevoli: scendono da 23 a 20 le citta' che rispettano tutti i limiti di normativa. Luci e ombre per la mobilita' condivisa: stabile il car sharing convenzionale (in cui l'utente preleva e riconsegna i veicoli in parcheggi ben definiti), mentre continua l'espansione del free floating (con prelievo e riconsegna in qualsiasi punto all'interno dell'area prevista dal servizio). Infine, con l'ingresso del free floating sembra riprendersi il bike sharing (le biciclette condivise presenti nel 2017 in 21 delle 50 citta'), anche se la gestione di chi fornisce il servizio incontra molti ostacoli. 

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Influenza, colpiti già 125mila italiani

L'influenza stagionale ha messo a letto 125mila italiani e a fare "da traino" sono i bimbi molto piccoli, sotto i 4 anni. Mentre la campagna di vaccinazioni sta partendo proprio in questi giorni, continuano a farla da padrone virus simil-influenzali, che danno simili sintomi ma di intensità e durata minore. Nella 43a/ma settimana del 2018, secondo il primo bollettino settimanale della sorveglianza InfluNet, a cura dell'Istituto Superiore di Sanità (Iss), l'incidenza totale dell'influenza è stata pari a 1,17 casi per mille assistiti, con una maggiore incidenza in Abruzzo. Siamo, in generale, ai livelli 'di base' di circolazione del virus, ma nella fascia di età 0-4 anni l'incidenza a livello nazionale è stata di 2,36 casi per mille assistiti. I casi nell'ultima settimana sono stati 71.000, ma arrivano a 125mila se si calcolano tutti quelli registrati da metà ottobre, ovvero dall'inizio della sorveglianza. Secondo gli esperti, quella di quest'anno sarà una epidemia influenzale di intensità media e costringerà a letto 5 milioni di italiani. Ma costerà comunque, allo Stato e alle famiglie, quasi quanto una manovra economica, tra i costi della gestione dei casi più gravi, la perdita di denaro connessa alle assenze sul lavoro e l'esborso per i farmaci da banco. Al contrario i vaccini anti influenzali si confermano un'arma a basso costo, anche se ancora sotto-utilizzata: solo il 14% dei cittadini vi ricorre ogni anno e il 60% non si è mai vaccinato. E' anche a causa di questo che il virus continua a mietere molte vittime, ovvero tra le 15mila e 70mila persone ogni anno in Europa, secondo il Centro europeo per il controllo delle malattie (Ecdc). Intanto sta partendo in tutta Italia, anche se a velocità diverse, la campagna vaccinale promossa dal ministero della Salute. Per gli operatori sanitari, i malati cronici, gli anziani, le donne in gravidanza e, a partire da quest'anno, i donatori di sangue, la vaccinazione è gratuita. I pediatri consigliano però di vaccinare contro l' influenza anche i bimbi sotto i 6 anni, soprattutto se vanno al nido. Per proteggere i neonati sotto i sei mesi, invece, a vaccinarsi possono e dovrebbero essere i genitori e i famigliari a stretto contatto. Molte delle febbri che nelle ultime settimane hanno allettato gli italiani, complici le temperature altalenanti e l'arrivo del freddo, sono state per lo più causate da virus 'parenti' dell'influenza. In entrambi i casi, ricordano gli esperti, non servono antibiotici, ma paracetamolo e riposo. 

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Cultura e tempo libero, valgono 3 miliardi di euro all’anno

Cultura e tempo libero rappresentano un comparto dell'export che vale circa 3 miliardi di euro all'anno, 1,4 miliardi a giugno 2018, in crescita del 13,4%. Milano con 171 milioni di euro in sei mesi (+6,8%), guida la classifica italiana degli esportatori e rappresenta un ottavo del totale nazionale. È seguita da Forlì-Cesena, Modena e Treviso. Sesta Bergamo. Le maggiori destinazioni dell'export nazionale sono Francia, Stati Uniti e Germania. In forte crescita Polonia (+66,1%), Spagna e Svizzera (+28%). Tra le prime 15 anche Giappone, Cina e Hong Kong. Ma per sapere dove va e da dove parte l'export, quali sono i maggiori mercati di sbocco e i prodotti più apprezzati arriva la mappa: "Cultura e tempo libero: i prodotti italiani nel mondo", realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi. 

Cultura e tempo libero italiani nel mondo: le principali destinazioni per prodotto: oltre alla Francia, prima per prodotti editoriali, fotografia e articoli sportivi, si distinguono: gli Stati Uniti primi per prodotti delle attività creative e di intrattenimento (+24%), delle biblioteche e degli archivi (+62,6%) e per strumenti musicali (+37,9%), la Repubblica Ceca per attività cinematografiche, video e televisive, la Bulgaria per giochi per computer e software, la Serbia per editoria musicale. Emerge da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat a giugno 2018 e 2017. I prodotti culturali e del tempo libero "made in Italy" più esportati sono libri, periodici e prodotti editoriali per 584 milioni di euro (+21,3%), articoli sportivi per 483 milioni di euro (+4,7%), attività creative per 169 milioni (+27,8%), strumenti musicali per 67 milioni (+8%). 

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Coldiretti/Ixè: 5,7 milioni di persone in vacanza nel ponte nonostante il maltempo

Sono 5,7 milioni gli italiani che hanno deciso di concedersi qualche giorno di vacanza in occasione della festività di Ognissanti, nonostante il maltempo. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe’ sul ponte del 1° novembre dalla quale si evidenzia peraltro che ben 1,2 milioni hanno scelto di recarsi all’estero anche alla ricerca del caldo e del sole. Sono molti dunque a sfidare le incertezze del tempo pur di concedersi qualche giorno di relax approfittando della combinazione abbastanza favorevole della festività. Una situazione che – continua la Coldiretti - ha favorito scelte last minute con sempre piu’ italiani che si affidano alle prenotazioni su internet anche approfittando di offerte piu’ convenienti. Tra le mete preferite all’estero ci sono le capitali straniere e il mare, mentre in Italia – sottolinea la Coldiretti - assieme alle città d'arte le località più gettonate sono la montagna, i laghi e la campagna. Sono in molti – conclude la Coldiretti – ad approfittare del ponte per dedicarsi a un turismo legato all’enogastronomia con le specialità tipiche della tradizione contadina negli agriturismi ma anche di approfittare delle numerose sagre di stagione che in questo periodo si organizzano su tutto il territorio nazionale, dai tartufi ai funghi.

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Aumenta l’indice del clima di fiducia dei consumatori da 116,1 a 116,6

A ottobre 2018 si stima un aumento dell'indice del clima di fiducia dei consumatori da 116,1 a 116,6; l'indice composito del clima di fiducia delle imprese subisce invece un'ulteriore flessione, la terza consecutiva, passando da 103,6 a 102,6. Lo ha comunicato l'Istat. Segnali eterogenei provengono dalle componenti del clima di fiducia dei consumatori: si rileva un aumento solo per il clima futuro (da 120,3 a 121,5), mentre quello corrente diminuisce da 114,1 a 112,5, la componente economica resta sostanzialmente stabile (da 137,8 a 137,7) e il clima personale torna a diminuire da 109,3 a 108,7. "A ottobre 2018, il miglioramento del clima di fiducia dei consumatori - è il commento dell'Istituto - deriva in particolare da una valutazione positiva della situazione familiare e da prospettive favorevoli sia sulla famiglia sia sulla disoccupazione, mentre peggiorano il giudizio e, in misura più contenuta, le attese sulla situazione economica del Paese. Per le imprese, l'indice di fiducia conferma una tendenza negativa e uno scenario di incertezza".

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Cgil, 4 milioni 833 mila di persone in disagio occupazionale

L'area del disagio occupazionale, costituita da lavoratori temporanei non volontari e da part-time involontari, nel primo semestre 2018, raggiunge la quota record di 4 milioni 883 mila persone, pari al 21,7% del totale degli occupati e del 25,1% dei lavoratori dipendenti. E' quanto emerge dal rapporto 'Disuguaglianze e disagio nel lavoro' elaborato dalla Fondazione Di Vittorio in base ai dati della Rilevazione Continua delle Forze di Lavoro dell'Istat. Nella ricerca si evidenzia come il part-time involontario ha coinvolto, nel primo semestre 2018, 2 milioni 772 mila persone (+1 milione 611 mila rispetto al primo semestre 2007, pari a +138,8%), quasi due terzi (63,9%) del totale dei lavoratori a tempo parziale. Nel primo semestre 2018, i lavoratori temporanei non volontari sono 3 milioni e 61 mila, il numero piu' alto mai registrato dalle statistiche Istat. Il peso sull'occupazione totale e' passato dal 10,3% del primo semestre 2007 al 13,2% del primo semestre 2018. Se si considera solo il lavoro dipendente, il peso dei dipendenti temporanei involontari sul totale dei dipendenti e' pari a 16,1%, facendo registrare nel corso degli ultimi due anni un vero e proprio boom, con un incremento complessivo stimato in +553 mila persone (+22%). Nel dettaglio, si legge nella ricerca che il tasso di disagio calcolato per regione, settore di attivita' e profilo anagrafico registra significativi scostamenti: il disagio e' maggiore nelle regioni meridionali rispetto al nord, con Calabria in testa (27,8%) e la Lombardia in coda (17,8%); e' piu' frequente nel settore alberghiero della ristorazione, nei servizi personali e in agricoltura (sopra il 37%); e' maggiore per le donne (28,9% contro il 16,3% degli uomini); e' piu' alto nella fascia di eta' 15-34 anni (39,9%) e per i cittadini stranieri (33,9% contro il 20,2% degli italiani). Infine, piu' contenute le differenze per titolo di studio, con un tasso di disagio decrescente passando dalla licenza media al titolo universitario.

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