L’Osservatorio

Crescono i prodotti agroalimentari di qualità

Nel 2017, secondo i dati Istat, si rafforza il trend di crescita dei prodotti agroalimentari di qualita' nelle sue diverse componenti (produttori, trasformatori, superfici e numero di prodotti riconosciuti); solo gli allevamenti sono in leggero calo. Il numero di produttori Dop, Igp e Stg aumenta, rispetto al 2016 dell'1,8%, sintesi del persistente calo registrato al Nord (-2,8%) e di un consistente aumento rilevato nel Mezzogiorno (+7,3%) e, in misura piu' lieve, al Centro (+1,4%). Cresce considerevolmente il numero dei trasformatori (+7,6%); l'aumento e' maggiore nel Mezzogiorno (+11,5%) e al Centro (+8,4%). Nel confronto con l'anno precedente, gli allevamenti (40.043 strutture) si riducono dell'1,3% mentre la superficie (232.803 ettari) aumenta del 17,9%, con una crescita intensa nel Mezzogiorno (+31,2%) e nel Nord (+22,9%). Fra i principali settori sono in crescita gli ortofrutticoli e cereali e gli Oli extravergine di oliva.

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Casa, prezzi degli immobili di seconda mano in lieve calo a novembre

I prezzi delle case di seconda mano accusano ancora una lieve flessione a novembre (-0,3%) attestandosi a una media di 1.754 euro per metro quadro secondo l’ufficio studi di Idealista. Le quotazioni in Italia sono più basse del 3,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, secondo l'ufficio studi di idealista. Il calo marginale dei prezzi evidenzia una tendenza alla stabilizzazione piuttosto diffusa in buona parte del Paese, dove le oscillazioni sono contenute tra il -1% e il +1% nella maggior parte delle aree regionali, provinciali e cittadine. In retromarcia le grandi piazze: Milano (-0,7%), Roma (-0,5%), Napoli (-0,1%). Venezia si conferma la città più cara, con 4.410 euro al metro quadro, Biella la più economica con 716 euro al metro quadro. Dieci macrozone sono interessate dai ribassi questo mese e altrettante registrano aumenti dei prezzi. I cali maggiori si segnalano al sud, in Basilicata (-1,6%), Calabria (-1,3%) e Abruzzo(-0,8%). All'opposto, Valle d'Aosta (0,9%), Emilia Romagna (0,6%) e Campania (0,5%) sono le regioni che hanno avuto gli incrementi maggiori. La regione più cara d'Italia è la Liguria con i suoi 2.535 euro al metro quadro, seguita dalla Valle d'Aosta (2.440 euro) e il Trentino Alto Adige (2.355 euro). Sul fondo della graduatoria c'è la Calabria (876 euro), fanalino di coda davanti a Molise (1.032 euro) e Sicilia (1.086 euro). Nel corso del mese di novembre le città in terreno negativo sono salite a 55 dalle dalle 50 della scorsa rilevazione. Più della metà dei centri capoluogo segnano variazioni marginali confermando la tendenza alla stabilizzazione dei prezzi. Tale andamento trova riscontro anche nelle performance dei principali mercati italiani che segnano deboli variazioni a Milano (-0,7%), Roma (-0,5%) e Napoli (-0,1%). Agli estremi dei risultati del mese Terni (-6,8%), Cuneo (-5,3%) e Cosenza (-3,8%) sono i centri con i maggiori ribassi. Rieti (4,4%), Lecco (4,2%) e Vercelli (3,4%) sono le città che hanno evidenziato una maggiore propensione agli aumenti da parte dei proprietari.

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Piu’ di 70.000 italiani muoiono ogni anno a causa del fumo

Nonostante dal 1990 al 2016 la mortalita' attribuibile a fumo si sia ridotta da 165 a 146 decessi per 100.000 abitanti, le ricadute sulla salute sono ancora pesanti: ancora oggi piu' di 70.000 Italiani muoiono ogni anno a causa del fumo. Il dato e' emerso oggi al Parlamento Europeo di Bruxelles nell'ambito di un incontro, organizzato da ENSP (European Network for Smoking and Tobacco Prevention), in cui e' stata illustrata la situazione del consumo di tabacco in Italia e le proposte per contrastarlo sottoscritte da numerose Societa' scientifiche e Associazioni impegnate nella lotta al tabagismo. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita', il consumo di tabacco rimane ad oggi la prima causa mondiale di morte evitabile, con un carico pesante di invalidita' e cronicita' per patologie oncologiche, respiratorie e cardiovascolari. In Italia, a fronte di una riduzione dei consumi di sigarette confezionate (27% in meno di vendite rispetto al 2000), il mercato del tabacco registra un incremento del 10% di sigarette rollate a mano e un segmento del 2-3% di utilizzo di sigarette elettroniche. Su tutto prevale l'incremento d'uso dei prodotti di tabacco di nuova generazione (heated tobacco products). Mentre la prevalenza dei fumatori si e' quasi dimezzata negli uomini (dal 42% nel 1986 al 25% nel 2017 secondo i dati ISTAT), nelle donne si e' ridotta di poco (dal 25% al 21%), e negli adolescenti 15-16enni, secondo l'indagine ESPAD, l'uso nell'ultimo mese e' dal 1995 in stallo intorno al 20%-25%. Inoltre, si assiste ad un aumento dell'uso corrente della sigaretta elettronica tra gli adolescenti, secondo l'indagine GYTS, passando dall'8% nel 2014 al 18% nel 2018. I lavori, presieduti dal Silvio Garattini, presidente dell'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, sono stati introdotti da: Nicola Caputo, parlamentare europeo, Francisco R. Lozano, presidente ENSP e Antonella Cardone, ENSP. A seguire gli interventi degli esperti: Silvano Gallus, Istituto Mario Negri; Maria Sofia Cattaruzza, Vicepresidente SITAB; Roberto Boffi, Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Enzo Zaga', Presidente SITAB; Biagio Tinghino, Past President SITAB; Laura Carrozzi, Universita' di Pisa; Giuseppe Gorini, ISPRO. "Le misure di controllo non fanno i progressi che si erano sperati nel 2005, quando l'Italia fu tra i primi paesi nel mondo a vietare il fumo nei luoghi chiusi di lavoro e di svago raggiungendo l'ottavo posto nella classifica europea degli Stati con le politiche no-smoking piu' avanzate. Successivamente e' scesa al 16° posto per risalire al 13° solo recentemente, grazie all'introduzione nel 2016 delle misure della Direttiva 2014/40/UE", aggiunge l'ENSP. L'Italia oggi risulta "ancora poco avanzata su politica fiscale, campagne di prevenzione e servizi terapeutici. Gli ostacoli che tradizionalmente rendono difficili i progressi sono di diverso genere, tra cui: a) Le politiche fiscali sono affidate al ministero dell'Economia che le amministra attraverso l'Agenzia dei Monopoli. La tassazione e' modulata in base all'andamento del mercato e non in base alle esigenze della salute. I dirigenti sono a torto convinti che un aumento della tassazione comporterebbe una riduzione del gettito fiscale e favorirebbe il contrabbando. Conta scarsamente la voce del ministero della Salute, in minoranza su questi temi, anche a causa degli interessi dei coltivatori di tabacco rappresentati dal potente Ministero dell'Agricoltura. b) Le grandi compagnie del tabacco portano avanti una intensa attivita' di lobbismo governativo e pubbliche relazioni, finanziando fondazioni legate ai partiti politici, istituti economici e gruppi di influencer per la conduzione di studi i cui risultati faziosi vengono presentati ai policy maker nazionali ed europei". 

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Cala la spesa dei giochi su rete fisica

Cala la spesa dei giochi su rete fisica nel 2017, passando da 17.973 milioni di euro del 2016 a 17.518 milioni di euro nel 2017. E' stata la Lombardia la regione che ha registrato il volume di spesa più elevato con 3.346 milioni di euro, dato in calo però rispetto ai 3.501 milioni di euro del 2016. Segue il Lazio con 1.836 milioni di euro, anche qui la spesa scende dai 1.862 milioni di euro registrati nel 2016. Sale, invece, a 1.825 milioni di euro la spesa in Campania, rispetto ai 1.779 milioni del 2016. Scende la spesa anche in Abruzzo, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli Venezia Giulia, Marche, Molise, Piemonte, Sardegna, Toscana, Trentino Alto Adige, Umbria, Valle d'Aosta e Veneto

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Its, a un anno dal diploma l’82% trova lavoro

 A dieci anni dalla legge che li ha istituiti, oggi gli Istituti tecnici superiori (Its) sono 101, distribuiti nelle aree produttive più diverse, dalla moda all'agroalimentare, dal turismo alla meccatronica: in comune hanno tutti l'alta specializzazione tecnologica e dei tassi di occupabilità senza pari nel mondo dell'istruzione post-diploma. A Job&Orienta, si sono svolti gli stati generali degli Its, percorsi che anno dopo anno si confermano un'ottima opportunità per i giovani desiderosi di inserirsi rapidamente nel mondo del lavoro. Secondo l'ultimo rapporto del Monitoraggio nazionale (aggiornato al 31 ottobre 2018) realizzato da Indire per conto del Miur, l'82% dei diplomati Its trova lavoro entro un anno dalla fine degli studi e l'87% di loro ha un'occupazione coerente con il proprio percorso. In questo contesto il Veneto rappresenta una delle regioni più virtuose, con tre corsi delle Fondazioni Its regionali nelle prime dieci posizioni della classifica di eccellenza stilata dal Ministero dell'Istruzione. I percorsi Its sono realizzati grazie ad un contributo nazionale di circa 13 milioni di euro, distribuiti secondo criteri anche di merito: la quota viene infatti assegnata, in misura non inferiore al 30%, tenendo conto del numero dei diplomati e del tasso di occupabilità a dodici mesi dal diploma. La quota è da destinare all'attivazione di nuovi percorsi. I 101 attuali Its collaborano a vario titolo con 8.700 imprese. Il numero più alto è localizzato in Lombardia (20), seguono Campania (9) Emilia Romagna, Lazio, Piemonte, Toscana e Veneto con 7 its ciascuno; Puglia con 6 Its; Sicilia e Calabria con 5 Its ciascuno; Marche, Liguria, Friuli Venezia Giulia e Abruzzo con 4 ITS ciascuno, e Sardegna con 3 ITS; Molise e Umbria con 1 ITS ciascuno. Emilia Romagna, Piemonte e Lombardia sono le regioni ad avere almeno una Fondazione ITS in tutte le aree tecnologiche. Negli oltre 470 percorsi ITS formativi attivati risultano circa 11.350 iscritti. "Questo decennale degli Its - spiega la coordinatrice della IX Commissione Conferenza delle Regioni e Province autonome Cristina Grieco, in occasione del Job & Orienta a Verona - ci deve dare l'occasione di una riflessione importante. Sicuramente serve un'azione di promozione, perché nonostante tutto gli Its sono ancora poco conosciuti, anche dal mondo stesso della scuola: motivo per cui molti docenti ancora non indirizzano i ragazzi a frequentarli. Bisogna inoltre lavorare per dare agli Its pari dignità rispetto ai percorsi accademici. Riguardo invece all'impegno economico, i finanziamenti dovrebbero acquisire un carattere di stabilizzazione: non devono cioè rappresentare una premialità, ma la base almeno minima per garantire la continuità dei percorsi"

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Smartworking, solo il 5 per cento lo sceglierebbe

Lo smartworking, ovvero il lavoro da remoto sarebbe scelto solo dal 5% dei lavoratori secondo Kelly Services, leader mondiale nella consulenza per le risorse umane. I dati sono della ricerca Emea Kelly Talent@work, il sondaggio rivolto a oltre 14 mila candidati in dieci Paesi Europei, tra cui l'Italia, con circa 2.000 intervistati. Dai dati raccolti, l'impressione è che la realtà della vita lavorativa ci stia impiegando più tempo del previsto ad adeguarsi ai nuovi trend tecnologici. Lo si evince chiaramente dalle risposte date alla domanda 'Avendo la possibilità di scegliere, preferiresti lavorare da casa-da remoto o in ufficio?'. Se guardiamo al dato italiano, infatti, il 5% dei lavoratori sceglierebbe la soluzione più netta e, almeno sulla carta, perfetta: lavorare esclusivamente da casa. Una percentuale davvero molto bassa e di grande peso, se si considera che il 59%, invece, sceglierebbe una soluzione ibrida, che preveda sia il lavoro da casa che quello dall'ufficio. Questa inclinazione trova conferma nelle risposte date ad altri quesiti della ricerca. Ad esempio, è stato chiesto 'Quali aspetti influenzano la tua scelta di inviare una candidatura?': solo il 4,1% dei rispondenti italiani reputa la possibilità di lavorare da casa o da remoto un fattore importante nella scelta di un lavoro. Quali sono, quindi, i benefici che i lavoratori percepiscono nel fatto di lavorare in ufficio? Forse temono che lavorare da remoto pregiudichi le loro possibilità di crescita o promozione? Decisamente no, in quanto, nel nostro Paese, solo il 29% degli intervistati crede che essere fisicamente presenti in ufficio offra loro più visibilità o riconoscimento in azienda

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Sanità, criticità legate all’aumento degli anziani

La spesa sanitaria italiana è pari all'8,9 del Pil, contro il 9,8 della Gran Bretagna, l'11,1 della Germania e il 17,1 degli USA, con il Servizio Sanitario Nazionale che ne copre il 74%. Sono alcuni dei dati rilevati nel 'Rapporto Oasi 2018 - Osservatorio sulle aziende e sul sistema sanitario italiano', presentato all'Università Bocconi dal Cergas (Centro ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale).
Il Cergas evidenzia inoltre le differenze Nord-Sud, le criticità dovute all’aumento del numero degli anziani, le condizioni del personale e il fatto che negli ultimi 5 anni la quota di spesa sanitaria sul totale della spesa di welfare si sia contratta dal 22,8 al 21,8%.
Inoltre si rileva come il servizio sanitario pur raggiungendo un equilibrio economico generale, mantenga buoni risultati anche se le diversità geografiche tra nord e sud inficiano la qualità delle cure creando un grave disequilibrio. Va però segnalato che nel 2017 le Regioni del Centro-Sud sono ormai virtuose come quelle del Nord. I dati sono lì a dimostrarlo: il Lazio, ad esempio, ha registrato un avanzo di 529 milioni e la Campania di 77. Nello stesso anno la spesa del SSN è aumentata dell'1,3% a 117,5 mld, portando l'aumento medio dal 2012 al 2017 allo 0,6% annuo.
Il principale indicatore di salute, l'aspettativa di vita rimane eccellente (82,8 anni al 2016), ma l'Italia è passata dal 2/o al 6/o posto nel mondo nella classifica dell'OMS. I tassi di mortalità per tutte le malattie sono in declino, ma le diversità geografiche nella qualità delle cure restano drammatiche, tanto che l'aspettativa di vita in buona salute è di 56,6 anni al Sud e di 60,5 anni al Nord, con la Calabria che si assesta a 52 anni e la provincia autonoma di Bolzano che arriva a 69.

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Influenza, oltre 500mila italiani a letto

L'influenza continua a colpire, soprattutto tra i bambini, ma ancora non si è superato il valore soglia che segna l'inizio del periodo epidemico, tranne che in sette regioni. Nella settimana tra il 19 e 25 novembre ci sono stati 138mila casi, con un'incidenza totale di 2,28 casi per mille assistiti, per un totale di casi da inizio sorveglianza di circa 505.000. Lo segnala l'ultimo bollettino Influnet pubblicato dall'Istituto superiore di sanità (Iss). La fascia d'età tra i 0 e 4 anni è stata quella che ha registrato i valori più alti, con 4,78 casi per mille assistiti, seguita dalla fascia di età 5-14 anni con 2,12, quella tra i 15 e 64 anni con 2,50 casi e infine quella degli ultrasessantacinquenni con 1,26 casi. L'andamento della curva epidemica nell'ultima settimana, commenta l'Iss, è paragonabile a quello della scorsa stagione influenzale. In Piemonte, Liguria, Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Toscana, Abruzzo e Sicilia l'incidenza ha superato il livello della soglia nazionale che determina l'inizio del periodo epidemico (che è di 2,74 casi per mille assistiti).

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Istat: ad ottobre prezzi produzione +1,3% su mese

Ad ottobre 2018 si stima un aumento congiunturale dell'1,3% dell'indice dei prezzi alla produzione dell'industria. Su base annua si registra una crescita del 5,8%. Lo ha reso noto l'Istat. Sul mercato interno i prezzi alla produzione dell'industria aumentano dell'1,8% su settembre e del 7,1% su base annua. Al netto del comparto energetico la dinamica congiunturale è stazionaria e si stima un incremento tendenziale molto più contenuto (+1%). Sul mercato estero la dinamica congiunturale è lievemente positiva (+0,1%) e su base annua si registra un aumento dell'1,9% (+1,5% area euro, +2,3% area non euro). Al netto dell'energia il ritmo di crescita tendenziale dei prezzi all'export è più contenuto (+1,0% per l'area euro e +1,3% per quella non euro).

Nel trimestre agosto-ottobre si stima un incremento dei prezzi alla produzione nell'industria del 2,0% sul trimestre precedente; la dinamica congiunturale dei prezzi è più sostenuta sul mercato interno (+2,8%) rispetto a quello estero (+0,2%). Il settore manifatturiero che registra il più ampio aumento tendenziale dei prezzi alla produzione è la fabbricazione di prodotti petroliferi raffinati (+17,8% sul mercato interno, +36,8% in area euro e +31,1% in area non euro). Per il mercato interno le variazioni positive più significative si rilevano per i prodotti chimici (+2,4%) e per l'industria del legno, carta e stampa (+1,9%), l'unica variazione negativa nella manifattura si registra nel settore della fabbricazione dei computer (-0,4%). Sul mercato estero le variazioni positive più ampie si registrano nel settore della metallurgia e fabbricazione dei prodotti in metallo (+3,8% per l'area euro e +5,3% per l'area non euro); le variazioni negative maggiori per l'area euro si rilevano nel settore dei prodotti farmaceutici (-1,6%), mentre per l'area non euro nei settori della fabricazione di computer (-1,6%) e in quello dei mezzi di trasporto (-1,4%). Per quanto riguarda l'indice dei prezzi alla produzione delle costruzioni per gli edifici residenziali, ad ottobre si stima che l'indice decresca dello 0,1% su settembre 2018 ed aumenti dell'1,3% su base annua

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Nuovi nati, al Nord 1 su 5 ha entrambi i genitori stranieri

Tra i nati stranieri in Italia iscritti in anagrafe nel 2017 si confermano al primo posto i bambini romeni (14.693), seguiti da marocchini (9.261), albanesi (7.273) e cinesi (3.869), per un totale di nati rappresentato da queste comunita' del 51,8% del totale. A rivelarlo e' il report Istat 'Natalita' e fecondita' della popolazione residente' anno 2017, presentato stamattina nella sede dell'istituto di statistica a Roma. "L'incidenza delle nascite da genitori entrambi stranieri- si legge nel report- e' notoriamente molto piu' elevata nelle regioni del Nord (circa 20,9%) dove la presenza straniera e' piu' stabile e radicata e, in misura minore, in quelle del Centro (17%). Nel Mezzogiorno- continua il rapporto- l'incidenza e' molto inferiore rispetto al resto d'Italia (6,1% al Sud e 5,5% nelle Isole). Nel 2017 e' di cittadinanza straniera circa un nato su quattro in Emilia Romagna (24,3%), quasi il 22% in Lombardia, circa un nato su cinque in Veneto, Liguria, Toscana e Piemonte. La percentuale di nati stranieri e' decisamente piu' contenuta in quasi tutte le regioni del Mezzogiorno, con l'eccezione dell'Abruzzo dove supera l'11%"

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