L’Osservatorio

Stima Pil Confcommercio -0,1% a febbraio

"Considerando il permanere di una situazione di debolezza si stima, a febbraio, una variazione congiunturale del Pil mensile del -0,1%, dato che porterebbe ad una decrescita di -0,6% rispetto allo stesso mese del 2018". Lo scrive Confcommercio nella nota congiunturale: "La paventata recessione (tecnica) dell'economia italiana potrebbe essere certificata gia' nel primo quarto dell'anno in corso: il Pil mensile indica, infatti, in -0,4% e -0,6% le variazioni tendenziali di gennaio e febbraio, rispettivamente. Produzione industriale, consumi e occupazione puntano tutti, e coerentemente, al ribasso. Per il rimbalzo, insomma, - secondo Confcommercio - bisogna attendere. Forse nel secondo trimestre, coronavirus permettendo. E' vero che l'economia mondiale sa trovare strade nuove per produrre in luoghi e in modi differenti dal passato. La tecnologia aiuta l'adattamento. Ma ci vuole tempo per realizzare aggiustamenti adeguati. E poi non e' detto che tutto quanto perso in termini di investimenti e, soprattutto, di consumi sara' completamente recuperato. L'Italia resta esposta a shock avversi provenienti dall'esterno. Il turismo ne e' l'espressione piu' immediata. Tutto cio' dentro una produttivita' strutturalmente insufficiente".

Per gennaio Confcommercio segna una variazione nulla del Pil e -0,4% su base annua. "Il quadro congiunturale resta caratterizzato da andamenti non favorevoli dei principali indicatori. A dicembre - ricorda Confcommercio - la produzione industriale e' calata del 2,7% congiunturale, un dato che resta grave anche se si tiene conto di particolari effetti di calendario. Anche l'occupazione registra andamenti negativi, mostrando nello stesso mese una contrazione dello 0,3% su novembre ed una debole crescita (0,6%) nel confronto annuo. La fiducia dei consumatori e' risultata, nel mese di gennaio, in crescita mentre e' in calo quella delle imprese. La contrazione per il sentiment delle imprese e' stata del 1,5% congiunturale, mentre per le famiglie si e' registrato un aumento dello 0,9%. Su base annua il clima delle imprese ha registrato un aumento dello 0,4% mentre per le famiglie c'e' stato un calo del 1,8%. Sul versante della domanda delle famiglie la situazione appare debole ed in peggioramento rispetto alle gia' modeste dinamiche dell'ultimo quarto del 2019". 

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Tumori pediatrici, nei Paesi a basso reddito il è più alto

 Il cancro è una delle principali cause di morte per i bambini, con 300mila nuovi casi diagnosticati ogni anno nella fascia di età compresa tra 0 e 19 anni. E nei Paesi a basso e medio reddito i bambini malati di cancro hanno una probabilità quattro volte maggiore di morire di malattia rispetto ai bambini nei Paesi ad alto reddito: in occasione della Giornata Mondiale contro il Cancro Infantile (che si celebra ogni anno il 15 febbraio) Fondazione Soleterre presenta il dossier 2020 "Salute è giustizia sociale", una fotografia delle condizioni dell'oncologia pediatrica nel mondo. Il documento contiene i dati del lavoro della Fondazione in Europa e Africa riportando il numero di bambini diagnosticati ogni anno, le principali forme tumorali pediatriche, i tassi di sopravvivenza, il livello di consapevolezza sul cancro e la presenza o meno di Piano Nazionale per l'oncologia pediatrica con i relativi registri dei tumori. Analizzando i dati raccolti in 5 osservatori (Costa d'Avorio, Italia, Marocco, Ucraina e Uganda) Soleterre indaga, con l'intento di contrastarle, le cause che impediscono l'accesso alle cure sanitarie e le strette relazioni che legano lo sviluppo della malattia alle condizioni socio-economiche. Persistono sistemi sanitari deboli dove le spese sono completamente a carico dei pazienti che non se le possono permettere e gli operatori sanitari incaricati delle loro cure mancano di una formazione specializzata in materia di diagnosi precoce e prevenzione. Il lavoro di Fondazione Soleterre ha dimostrato che, proprio intervenendo sui fattori strutturali che creano le disuguaglianze, i tassi di sopravvivenza al cancro infantile migliorano: "In Ucraina - ne fa un bilancio il Presidente della Fondazione, Damiano Rizzi - aver lavorato proprio sul miglioramento del funzionamento dei sistemi sanitari e sulla sensibilizzazione della popolazione circa l'importanza della diagnosi precoce e della prevenzione, ha fatto sì che, dal 2007 al 2017, i tassi di sopravvivenza al cancro infantile passassero dal 47 al 64% e in Costa d'Avorio dal 2004 al 2016 passassero dal 9 al 48%. Perché - conclude Rizzi - nel caso del cancro infantile, le probabilità di sopravvivenza aumentano considerevolmente nel momento in cui il cancro viene diagnosticato per tempo e le terapie vengono portate avanti in centri di cura adeguati".

La correlazione tra diseguaglianze sociali e cancro è un tema urgente anche per l'OMS che ha dichiarato che l'obiettivo è di raggiungere almeno il 60% di sopravvivenza per i bambini con cancro entro il 2030, salvando oltre un milione di vite e raddoppiando il tasso di guarigione. Per dare il proprio contributo, Fondazione Soleterre ha costituito un osservatorio internazionale informale sul tema del cancro infantile in Europa e Africa. Per sistematizzare e rafforzare il proprio impegno, per il 2020 ha deciso di dotarsi di un Comitato Scientifico Internazionale euro-africano e multi-disciplinare, che possa coinvolgere i primari medici e gli esperti in diverse discipline in materia di benessere psico-sociale delle 10 strutture con cui Soleterre collabora: in Italia Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia e Ospedale SS. Annunziata di Taranto; in Ucraina Istituto del Cancro di Kiev, Istituto di Neurochirurgia di Kiev e Ospedale Regionale di L'viv; in Costa d'Avorio Ospedale Universitario di Treichville di Abidjan; in Marocco Ospedale dei Bambini di Rabat, Centro Ospedaliero Universitario Mohammed VI di Marrakech e Centro Ospedaliero Hassan II di Fez; in Uganda St. Mary Lacor Hospital di Gulu. 

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Turismo, in calo i viaggi degli italiani

I viaggi dei residenti in Italia nel 2019 sono 71 milioni e 883 mila (411 milioni e 155 mila pernottamenti) con una flessione sull'anno precedente che interrompe la ripresa iniziata nel 2016. In calo sia le vacanze (-8,4%) sia i viaggi di lavoro (-12%). In estate, il 37,8% della popolazione fa almeno una vacanza. Il 76,2% dei viaggi ha come destinazione una localita' italiana (-12,8% sul 2018), il 23,8% e' diretto all'estero. Emerge dal report report "Viaggi e vacanze in Italia e all'estero" dell'Istat sull'anno scorso. Il calo quindi non ha nulla a che fare con i problemi del turismo legati al coronavirus.

 I viaggi per motivi di vacanza sono circa l'89% del totale, quelli per motivi di lavoro circa l'11%. Il 93,4% dei pernottamenti e' dedicato alle vacanze (6,6% ai viaggi di lavoro). Il 49% dei viaggi e il 79,6% delle notti trascorse in viaggio riguardano vacanze "lunghe" (4 o piu' notti). Aumenta leggermente la durata media dei viaggi che si attesta a 5,7 notti, (6 per le vacanze). Le vacanze lunghe continuano a prevalere (54,9% delle vacanze) su quelle brevi (45,1%), la maggior parte ha una durata compresa tra 4 e 7 notti (57,4%). Nel 2019, gli alloggi privati si confermano la sistemazione prevalente (52,4% dei viaggi e 59,3% dei pernottamenti), soprattutto per i soggiorni trascorsi in Italia (54,2% dei viaggi e 62,1% delle notti). Fuori dai confini, invece, si preferisce alloggiare in strutture ricettive collettive (53,7% dei viaggi), anche se gli alloggi privati rappresentano la quota prevalente in termini di pernottamenti (53,4%). Poco piu' della meta' dei viaggi e' stato effettuato prenotando l'alloggio (52,4% dei viaggi), i casi in cui non e' presente alcuna prenotazione si legano principalmente all'abitudine di usufruire di abitazioni a titolo gratuito come le abitazioni di proprieta' o quelle di parenti e amici. Internet si conferma, anche nel 2019, il canale preferenziale di prenotazione dell'alloggio: tra i soli viaggi prenotati, nel 58,2% dei casi si prenota via web. Circa il 69% di queste prenotazioni avviene tramite intermediari, nel restante 31% il contatto con la struttura e' diretto, cioe' il turista prenota il soggiorno sulla pagina web dell'albergo o dell'abitazione privata. 

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Istat, le imprese hanno scarso feeling con le tecnologie digitali

Le imprese italiane sono "orientate alla ricerca di opportunita' di innovazione", ma hanno "ancora scarso feeling con le tecnologie digitali". E' quanto rileva il Censimento permanente delle imprese 2019 dell'Istat. Nel periodo 2016-2018 oltre tre quarti (il 77,5%) delle imprese con almeno 10 addetti ha investito in almeno una delle 11 tecnologie individuate come fattori chiave di digitalizzazione. Ma "l'utilizzo e' limitato" e c'e' "una priorita' agli investimenti infrastrutturali (soluzioni cloud, connettivita' in fibra ottica o in mobilita', software gestionali)". Le applicazioni piu' complesse e con un maggiore impatto sui processi aziendali "si diffondono piu' lentamente": solo il 16,6% delle imprese ha adottato almeno una tecnologia tra Internet delle cose, realta' aumentata-virtuale, analisi dei Big data, automazione avanzata, simulazione e stampa 3D. "Si tratta di un valore che testimonia una transizione in corso e un ampio potenziale di crescita". Il discrimine dimensionale c'e' ma non e' molto ampio: hanno effettuato investimenti digitali il 73,2% delle imprese con 10-19 addetti e il 97,1% delle imprese con 500 addetti e piu'. Meno significative sono le differenze territoriali, dal 73,3% nel Mezzogiorno, al 79,6% nel Nord-est. In termini di investimenti attesi tra il 2019 e il 2021, si osserva una tendenza a rafforzare gli investimenti infrastrutturali, in primo luogo sicurezza (+33,5% in termini di numero di imprese) e connessione al web (+13,1%).

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Prezzi delle case in calo a Chieti del 2,2 per cento

Il 2020 si apre con una flessione dei prezzi delle case usate a gennaio, pari allo 0,5% rispetto al mese precedente. Una perdita che fissa il prezzo del mattone in Italia a 1.679 euro al metro quadro. A livello annuale il calo è più forte, pari al 2,5%. E' quanto emerge dai dati diffusi oggi dall'Ufficio Studi di idealista sui prezzi delle abitazioni usate in Italia a Gannaio 2020. In controtendenza rispetto all'andamento generale, gennaio ha visto una prevalenza di segni positivi che riguardano 62 dei 109 centri capoluogo analizzati. I rimbalzi maggiori spettano a Barletta (5%), Agrigento (3,8%) e Oristano (3,7%). Dall'altro lato, le variazioni negative di maggiore entità spettano ad Andria (-3,4%), Enna (2,6%) e Chieti (-2,2%). Dei grandi centri solo Napoli (-0,8%), Palermo (-0,3%) e Firenze (-0,2%) segnano valori in decrescita. Bologna (0,1%), Roma (0,2%) e Venezia (0,3%) registrano lievi recuperi; Bari (1,1%), Torino (1,3%) e soprattutto Milano (1,5%) accelerano a rialzo. Con riferimento ai prezzi di vendita, è Venezia (4.494 euro/m²), esclusa Mestre per ragioni di rilevanza statistica, a guidare la graduatoria dei metri quadri più cari, davanti a Firenze (3.929 euro/m²) e Bolzano (3.664 euro/m²). Nella parte bassa della graduatoria i capoluoghi più economici sono Ragusa (831 euro/m²), Caltanissetta (784 euro/m²) e Biella (717 euro/m²). 

Quattordici le aree regionali in calo a gennaio, trascinate a ribasso dalla Valle d'Aosta (-2,1%). In Sicilia, Lombardia e Basilicata le diminuzioni toccano lo 0,9%, attenuandosi gradualmente in Campania (-0,8%), Abruzzo (-0,7%) e Toscana (-0,6%). Marche e Puglia vedono prezzi in diminuzione dello 0,5%, seguite dall'Emilia-Romagna (-0,4%). Trentino-Alto Adige e Umbria perdono 0,3 punti percentuali, Friuli-Venezia Giulia e Calabria lo 0,2% rispetto al mese precedente.Resta stabile il Piemonte, mentre a crescere sono solo Sardegna (0,1%), Lazio (0,2%), insieme a Veneto, Liguria e Molise (0,5%), che segnano i recuperi maggiori. La regione che vanta i valori più alti è la Valle d'Aosta (2.517 euro/m2) davanti a Liguria (2.460 euro/m2) e Trentino-Alto Adige (2.405 euro/m2). Le richieste più basse da parte dei proprietari si riscontrano a Sud della penisola in Calabria, con 905 euro al metro quadro, seguita da Molise (952 euro/m²) e Sicilia (1.064 euro/m2). I mercati provinciali seguono un trend prevalentemente ribassista questo mese, con il 64% delle macroaree in negativo. I cali più sensibili del periodo sono quelli registrati in provincia di Agrigento (-3,4%), seguita da Macerata (-3,1%), Vibo Valencia e Rimini (entrambe -3%). All'opposto, Barletta-Andria-Trani (3,5%), Avellino (3,6%), Pordenone e Latina (1,9%) segnano la migliore performance provinciale del mese. Bolzano (3.507 euro/m2) si conferma la provincia più cara d'Italia davanti a Savona (3.052 euro/m2) e Firenze (2.787 euro/m2). Nella parte opposta del ranking, le province più economiche sono Enna ed Isernia, entrambe con 804 euro/m2, seguite da Caltanissetta (729 euro/m2) e Biella (649 euro/m2).

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Polizia stradale, in aumento le stime dei morti negli incidenti stradali

"Non abbiamo ancora il dato Istat del 2019 consolidato, ma c'è una prima stima semestrale che indicherebbe un aumento dei morti del +1,3% rispetto al dato del 2018, che era di 3334: e cioè nel 2018 9 morti al giorno e 660 feriti al giorno". Lo ha detto il direttore della Polizia stradale Giovanni Busacca, a margine di un evento alla Stampa estera sui sistemi alcohol interlock organizzato dalla Fondazione Ania. "I primi giorni di quest'anno si sono aperti con incidenti mortali e plurimortali gravissimi - ha ricordato Busacca - bisogna dire una cosa chiara e netta: non si guida dopo aver assunto alcol, senza se e senza ma. Dobbiamo riportare al centro dell'attenzione la responsabilità di ciascuno di noi, di ogni cittadino: non è possibile condurre veicoli dopo aver assunto sostanze alcoliche, non ci sono vie di mezzo. Se si guida, non si è bevuto. Non è possibile affidare tutto alla sanzione: bisogna ricominciare dalle scuole, è un problema di educazione, cultura e conoscenza di ciò che avviene quando ci si mette alla guida dopo aver bevuto". "Il 2001 - ha ricordato - aveva segnato l'inizio del nostro impegno europeo e avremmo dovuto, entro 10 anni, al termine del 2010, ridurre del 50% i morti. Il 2000 si era chiuso con 4114 decessi, nel 2010 non siamo arrivati all'obiettivo europeo, ma dal 2001 al 2018 siamo passati in Italia da 7096 decessi a 3334. Siamo riusciti in qualche modo, con l'impegno, l'educazione, le campagne di sensibilizzazione: la battaglia non è perduta, si può vincere e in Europa l'Italia non è il fanalino di coda. La cosa che ci preoccupa di più sono i bambini, i giovani e gli anziani. Solo queste tre fasce, i bambini 0-14, giovani 15-29 e gli anziani, nel 2018 sono la metà dei decessi di tutto l'anno: rispetto a 3334 il nostro futuro è la metà del bilancio". "I quattro killer sono la velocità, alcol e droga, la precedenza e la disattenzione: dobbiamo dirlo, non si può guidare mandando messaggi. Il prossimo esame per l'Italia è quest'anno al 31 dicembre: dovremmo arrivare a 2050 vittime, non è tutto perduto, è possibile ancora farcela, ma bisogna rimettere l'attenzione sulla responsabilità individuale, non si può aspettare il controllo di polizia per poi accorgersi che si è bevuto o assunto droga. Non è un comportamento responsabile", ha concluso il direttore della Stradale". 

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Centro studi Confindustria, domanda degli over65 vale 200 miliardi

 La dinamica demografica e l'invecchiamento della popolazione e' una delle sfide piu' importanti per l'Italia, che si caratterizza per una popolazione mediamente molto longeva (83 anni, 11 anni in piu' dell'aspettativa di vita media nel mondo) e con una quota di over 65 tra le piu' alte al mondo, il 22,8%. Lo segnala il Centro studi di Confindustria in una nota: l'indice di vecchiaia ha toccato nel 2018 il massimo storico di 173,1: ogni 100 giovani ci sono 173 anziani (erano 130 nel 2000); l'indice di dipendenza degli anziani ha raggiunto il 35,7%, cioe' ogni 3 persone attive una e' over 65; il valore piu' elevato in Europa (31%) e il secondo al mondo dopo il Giappone (46%). La domanda attribuibile agli over 65 e' in aumento: vale circa 200 miliardi, quasi un quinto dei consumi delle famiglie, e raggiungera' il 30% nel 2050

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Rapporto Pendolaria di Legambiente: agli italiani piace la mobilità in treno

 Cresce la mobilita' su ferro: agli italiani il treno piace e dove si investe il successo e' garantito, da Nord a Sud, dall'alta velocita' alle linee metropolitane. Per i pendolari c'e' una buona notizia, sono in arrivo nuovi treni, ma nel Meridione e per chi sta fuori dalla rete veloce i problemi rimangono rilevanti. Ad aumentare sono, infatti, anche le differenze tra le Regioni e le diversi parti del Paese. La differenza di dotazione di trasporto su ferro delle aree urbane italiane rispetto all'Europa rimane rilevantissima ed e' una delle cause dello smog che attanaglia le citta' italiane. Legambiente ha presentato a Palermo Pendolaria 2019, il suo rapporto annuale sul traporto ferroviario in Italia, per fare il punto su che cosa si muove e che cosa no sulla rete, in termini di soldi, convogli e persone, e approfondire i risultati prodotti dagli investimenti. Pendolaria, dal 2008, racconta numeri e storie, buone pratiche e denunce da parte dei comitati pendolari che vengono raccolte durante l'anno e sono consultabili sul sito www.pendolaria.it.

 Il 2019 e' stato per il nostro trasporto ferroviario un anno particolare: ha celebrato i dieci anni dall'entrata in funzione delle linee ad alta velocita' e diversi cambiamenti tanto sulle linee nazionali, con la concorrenza tra treni veloci, quanto nelle Regioni, che hanno ormai tutte un contratto di servizio con gli operatori del servizio ferroviario. I numeri sono in aumento sia per i treni a lunga percorrenza, in particolare con il clamoroso successo dell'alta velocita', sia per i treni regionali e le linee metropolitane laddove presenti. Cinque milioni e 699mila persone prendono ogni giorno in Italia treni regionali e linee metropolitane. Nel 2018, rispetto all'anno precedente, circa 45mila persone in piu' hanno preso i treni regionali (+1,6%) e anche coloro che utilizzano le linee metropolitane sono aumentati, con quasi 65mila viaggiatori giornalieri in piu' (+2,4%). Nel 2014 il numero di viaggiatori era complessivamente di 5,1 milioni, per cui si deve segnalare una crescita dell'11,7% in cinque anni. Nel dettaglio, i passeggeri che usufruiscono del servizio ferroviario regionale sono 2milioni e 919mila, di cui 1,413 milioni utilizzano i convogli di Trenitalia e 1,506 milioni quelli degli altri 20 concessionari. L'aumento di passeggeri sui treni regionali dal 2010 a oggi e' stato dell'8,2%. Due milioni e 78mila persone al giorno prendono, invece, le metropolitane presenti in 7 citta' italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania), con un aumento complessivo di quasi 65mila passeggeri tra il 2018 e il 2017, dovuto in particolare alle linee di metro di Milano, Catania e Brescia dove si registra una crescita costante e consistente. Il numero di coloro che invece ogni giorno prendono il treno per spostarsi su collegamenti nazionali e' di circa 50mila persone sugli Intercity e 170mila sull'alta velocita' tra le Frecce di Trenitalia ed Italo. I numeri sono complessivamente in aumento, ma con rilevanti differenze: mentre sugli Intercity tra il 2010 ed il 2018 abbiamo una riduzione che sfiora il 46%, sulle Frecce di Trenitalia si verifica un +114%, incluso Italo che e' in forte crescita

In 10 anni il bilancio dell'alta velocita' e' imponente: i numeri sono cresciuti di anno in anno, grazie al raddoppio della flotta dei treni AV: 74 nel 2008, 144 nel 2019. I passeggeri trasportati sui treni AV di Trenitalia sono passati dai 6,5 milioni del 2008 a 40 milioni nel 2018, con un aumento del 517%. Ma anche i dati del trasporto regionale sono significativi. Per esempio, in Lombardia 802mila persone prendono il treno ogni giorno: +6,9% tra il 2017 e il 2018 e +43,4% rispetto al 2009 quando erano 559mila. In Alto Adige, grazie a investimenti in nuovi treni e corse frequenti, i passeggeri sono triplicati sulle linee riqualificate (da 11.000 nel 2011 a quasi 30.000). Sono 31mila i viaggiatori in piu' in Puglia e 100mila in Emilia-Romagna. O nelle citta', come a Milano dove le linee di metropolitana segnano una continua crescita, con 12,5 milioni di passeggeri in piu' nei primi 9 mesi del 2019 (+4,7% rispetto al 2018); a Firenze dove il tram trasporta oltre 93.000 persone al giorno e a Bergamo dove nel 2018 il Tram delle Valli ha trasportato 3,75 milioni di passeggeri (+5,7% rispetto al 2016). Le situazioni positive sono tante e Legambiente racconta nel rapporto 57 buone pratiche. Tra le notizie liete per i pendolari, c'e' l'arrivo di nuovi treni. Sono 2.894 i treni in servizio nelle regioni ogni giorno, da Ragusa ad Aosta, gestiti dai diversi concessionari (Trenitalia, Trenord, CTI, Atac, etc.). L'eta' media dei convogli sulla rete ferroviaria regionale sta calando (in particolare al nord e nel centro Italia), e' arrivata a 15,4 anni, grazie al trend iniziato negli scorsi anni con l'immissione di nuovi convogli di Trenitalia.

Con gli investimenti realizzati da alcune Regioni sono inoltre entrati in esercizio circa 450 treni nuovi, in particolare in Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna (l'unica Regione, insieme alla Valle d'Aosta, dove in questi anni e' stata effettuata una gara per scegliere il gestore del servizio ferroviario regionale), Provincia di Trento, Lazio e Campania. Infine, gli investimenti decisi nella XVII legislatura, stanno permettendo complessivamente nel quadriennio 2017-2020 l'entrata in circolazione di 210 nuovi treni. Per quanto riguarda gli Intercity, si stanno investendo 300 milioni tra revamping e la riconversione dell'intera flotta. Tra le diverse parti d'Italia perdurano, tuttavia, differenze enormi nella qualita' e nell'offerta del servizio ferroviario. In alcune aree il servizio e' tra i piu' competitivi al mondo, come tra Firenze e Bologna dove l'offerta, per quantita' e velocita' dei treni, non ha paragoni in Europa; ma fuori dalle direttrici principali dell'alta velocita' e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio sta peggiorando, con meno treni in circolazione e, di conseguenza, meno persone che prendono il treno. In particolare il Meridione continua a soffrire di un'assenza di progetto. Nel complesso, dopo anni di tagli, la quantita' di treni regionali in servizio, considerati tutti i gestori, e' risalita al livello del 2010. In Lombardia, in Emilia-Romagna e in Veneto aumentano le persone che prendono il treno, in Piemonte il numero di passeggeri torna a superare il livello del 2011 nonostante la soppressione del servizio su alcune linee. Anche in Sicilia si e' recuperato in parte il crollo dei passeggeri avvenuto negli ultimi anni, e oggi sono 42mila i viaggiatori al giorno (tra Trenitalia e Circumetnea). Negativa la situazione in Campania, dove tornano a calare i passeggeri, passando dai 467.000 del 2011 a 262.000 nonostante negli ultimi anni il trend fosse in miglioramento. In negativo anche i dati in Molise (-11% di passeggeri e la Termoli-Campobasso chiusa), in Umbria e soprattutto in Basilicata dove il calo si attesta sul 34%. Per i convogli a lunga percorrenza finanziati con il contributo pubblico, principalmente gli Intercity, l'offerta treni/chilometri e' scesa del 16,7% dal 2010 al 2018 e i passeggeri sono diminuiti conseguentemente del 42,8%.

Con gli investimenti realizzati da alcune Regioni sono inoltre entrati in esercizio circa 450 treni nuovi, in particolare in Toscana, Lombardia, Emilia-Romagna (l'unica Regione, insieme alla Valle d'Aosta, dove in questi anni e' stata effettuata una gara per scegliere il gestore del servizio ferroviario regionale), Provincia di Trento, Lazio e Campania. Infine, gli investimenti decisi nella XVII legislatura, stanno permettendo complessivamente nel quadriennio 2017-2020 l'entrata in circolazione di 210 nuovi treni. Per quanto riguarda gli Intercity, si stanno investendo 300 milioni tra revamping e la riconversione dell'intera flotta. Tra le diverse parti d'Italia perdurano, tuttavia, differenze enormi nella qualita' e nell'offerta del servizio ferroviario. In alcune aree il servizio e' tra i piu' competitivi al mondo, come tra Firenze e Bologna dove l'offerta, per quantita' e velocita' dei treni, non ha paragoni in Europa; ma fuori dalle direttrici principali dell'alta velocita' e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio sta peggiorando, con meno treni in circolazione e, di conseguenza, meno persone che prendono il treno. In particolare il Meridione continua a soffrire di un'assenza di progetto. Nel complesso, dopo anni di tagli, la quantita' di treni regionali in servizio, considerati tutti i gestori, e' risalita al livello del 2010. In Lombardia, in Emilia-Romagna e in Veneto aumentano le persone che prendono il treno, in Piemonte il numero di passeggeri torna a superare il livello del 2011 nonostante la soppressione del servizio su alcune linee. Anche in Sicilia si e' recuperato in parte il crollo dei passeggeri avvenuto negli ultimi anni, e oggi sono 42mila i viaggiatori al giorno (tra Trenitalia e Circumetnea). Negativa la situazione in Campania, dove tornano a calare i passeggeri, passando dai 467.000 del 2011 a 262.000 nonostante negli ultimi anni il trend fosse in miglioramento. In negativo anche i dati in Molise (-11% di passeggeri e la Termoli-Campobasso chiusa), in Umbria e soprattutto in Basilicata dove il calo si attesta sul 34%. Per i convogli a lunga percorrenza finanziati con il contributo pubblico, principalmente gli Intercity, l'offerta treni/chilometri e' scesa del 16,7% dal 2010 al 2018 e i passeggeri sono diminuiti conseguentemente del 42,8%.

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Nel 2019 crescono le denunce di infortunio all’Inail

Nel 2019 le denunce di infortunio presentate all'Inail sono state 641.638, 915 in piu' rispetto alle 640.723 del 2018 (+0,1%). I dati rilevati al 31 dicembre di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un incremento solo dei casi avvenuti "in itinere", nel tragitto di andata e ritorno tra l'abitazione e il luogo di lavoro, che sono passati da 98.446 a 100.905 (+2,5%), mentre quelli "in occasione di lavoro" sono scesi da 542.277 a 540.733 (-0,3%). Tra gennaio e dicembre del 2019 il numero degli infortuni denunciati e' diminuito dello 0,05% nella gestione Industria e servizi (dai 501.740 casi del 2018 ai 501.496 del 2019) e dell'1,5% in Agricoltura (da 33.180 a 32.692), mentre e' aumentato dell'1,6% nel Conto Stato (da 105.803 a 107.450). L'analisi territoriale evidenzia un aumento delle denunce d'infortunio sul lavoro nel Nord-Ovest (+0,1%), nel Centro (+1,2%) e nelle Isole (+0,5%), e una diminuzione nel Nord-Est (-0,1%) e al Sud (-0,8%). Tra le regioni con i maggiori incrementi percentuali si segnalano Sardegna (+4,2%), Basilicata (+2,7%), Umbria (+2,2%) e Marche (+2,1%), mentre i decrementi maggiori sono quelli rilevati in Molise (-6,9%), Valle d'Aosta (-4,0%) e Abruzzo (-3,7%). 

Il lieve aumento delle denunce che emerge dal confronto tra il 2018 e il 2019 e' legato esclusivamente alla componente femminile, che registra un +0,5% (da 228.762 a 229.865 denunce), a differenza di quella maschile, in diminuzione dello 0,05% (da 411.961 a 411.773). L'incremento ha interessato esclusivamente i lavoratori extracomunitari, con un aumento delle denunce pari al 5,0% (da 79.312 a 83.250), mentre quelle dei lavoratori italiani, che rappresentano circa l'83% del totale, sono in calo dello 0,5% (da 536.153 a 533.462) e le denunce dei lavoratori comunitari sono diminuite dell'1,3% (da 25.254 a 24.923). Dall'analisi per classi di eta' emergono aumenti tra gli under 30 (+2,4%) e tra i 50 e 69 anni (+1,7%). In diminuzione del 2,5%, invece, le denunce dei lavoratori della fascia 30-49 anni, nella quale rientra il 40% dei casi registrati. Nel 2019 le denunce di incidente mortale sul lavoro presentate all'Istituto entro il mese di dicembre sono state 1.089, 44 in meno rispetto alle 1.133 del 2018 (-3,9%). La flessione e' da ritenere pero' poco rassicurante e il raffronto tra i due anni poco significativo, in quanto il 2018 si e' contraddistinto, rispetto al 2019, soprattutto per il maggior numero di "incidenti plurimi", ossia quegli eventi che causano la morte di almeno due lavoratori, che per loro natura ed entita' possono influenzare l'andamento del fenomeno

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Istat, pensioni anticipate in aumento del 29 per cento

L'ultimo bollettino Istat sui flussi di pensionamento analizza l'arco temporale che va dal 2018 al 2019, registra una diminuzione del 15 per cento del numero di pensioni di vecchiaia e un aumento del 29 per cento di quelle anticipate. Il periodo analizzato e' quello nel quale e' stata implementata la Quota 100 e la possibilita', in vigore dal 2018, di pensionamento anticipato con 41 anni di contributi per i lavoratori precoci. Quanto ai requisiti delle pensioni di vecchiaia, l'istituto di statistica sottolinea come nel 2018 sia stata raggiunta la completa armonizzazione di tutti i lavoratori dipendenti privati con i lavoratori autonomi, sia uomini sia donne. In particolare l'eta' minima di accesso alla pensione di vecchiaia e' stata di 66 anni e 7 mesi nel 2018 e di 67 anni nel 2019, per entrambi i sessi e i settori lavorativi dipendenti privati e autonomi, per effetto del ricalcolo della speranza di vita. 

La nota dell'Istat ricorda che la cosiddetta Quota 100 e' stata istituita nel mese di aprile 2019 e consente l'uscita anticipata dal mondo del lavoro per tutti coloro che abbiano maturato almeno 38 anni di contributi con un'eta' minima di 62 anni. Riguardo agli assegni sociali, dal momento che nell'anno 2019 il requisito di eta' e' aumentato da 66 anni e 7 mesi a 67 anni per effetto dell'incremento della speranza di vita, la loro misura risulta nel primo semestre 2019 di entita' esigua e riferibile esclusivamente ai cittadini gia' ultra 67enni che abbiano soddisfatto nel 2019 i requisiti reddituali di legge: la prestazione prevede infatti, oltre al requisito anagrafico, anche il requisito reddituale personale per i cittadini non coniugati e coniugale per quelli coniugati. Nel secondo semestre 2019 l'Istat registra un incremento del numero di assegni sociali liquidati, riconducibile a coloro che, bloccati a gennaio 2019 dall'incremento del requisito di eta' sono riusciti ad agganciare il nuovo requisito anagrafico richiesto. Gli analisti dell'Istat notano che il rapporto tra le pensioni di invalidita' e quelle di vecchiaia rimane pressoche' costante nei due anni di analisi, dal momento che entrambe le categorie di pensione registrano una diminuzione nel 2019. La percentuale delle pensioni femminili su quelle maschili presenta nel 2019 un valore superiore a quello dell'anno precedente di 9 punti e cio' significa un maggiore aumento delle pensioni femminili liquidate rispetto a quelle maschili. A livello territoriale il peso percentuale delle pensioni liquidate a residenti nel Nord Italia resta invece sostanzialmente uguale nel biennio considerato

Il totale dei lavoratori dipendenti andati in pensione nel 2018 risulta di 298.137 e nel 2019 la cifra passa a 298.773. Ai quali si aggiungono 35.976 coltivatori diretti e mezzadri nel 2018 e 31.689 l'anno seguente (in entrambi gli anni oltre il 50 per cento dei trattamenti e' per superstiti e l'importo medio sotto i 700 euro mensili). Altri 79.738 sono gli artigiani andati in pensione nel 2018 e 75.891 l'anno scorso, con importi superiori, intorno ai mille euro. I commercianti sono stati 65.054 due anni fa e 64.991 l'anno scorso con assegni medi leggermente superiori ai mille euro mensili. I parasubordinati, pensionati quasi tutti per raggiunta eta' di vecchiaia e con pensioni medie sotto i 499 euro, sono stati rispettivamente 37.623 e 26.926. A queste categorie si aggiungono oltre 20 mila assegni sociali nel 2018 e 37.3003 nel 2019.

La stragrande maggioranza dei trattamenti pensionistici erogati nel 2018 e nel 2019 sono su base retributiva o mista (il 95 per cento nel 2019 e il 92 per cento nel 2018). Per quanto riguarda la gestione dei lavoratori autonomi, anche tramite casse ed enti privati, siano essi commercianti, artigiani o parasubordinati, le pensioni erogate sono cosi' ripartite: 35 per cento per superstiti, 6 per cento per invalidita', 26 per cento di vecchiaia, 35 per cento per anzianita' o anticipate. Nel caso dei lavoratori dipendenti i dati di flusso relativi ai due anni considerati rilevano nel 2018 un 40 per cento di pensioni per superstiti, un 18 per cento di vecchiaia, un 12 per cento di invalidita' e un 32 per cento di anzianita', incluso anticipate. Nel 2019 i trattamenti di anzianita' o anticipati risultano la fetta piu' ampia della torta pensionistica con il 42 per cento del totale, il 10 per cento sono per invalidita', il 37 per cento per superstiti e l'11 per cento di vecchiaia. Infatti importi ricevuti, in gran numero per effetto della reversibilita', sono per la stragrande maggioranza nella fascia tra 550 e mille euro mensili.

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