L’Osservatorio

Coldiretti, deflazione nei campi con un calo del 30% dei prezzi della frutta

 In controtendenza all’aumento del carrello della spesa, è deflazione nei campi, dove gli agricoltori si vedono oggi pagare la frutta, dalle albicocche alle pesche, fino alle susine, pochi centesimi, circa il 30% in meno rispetto allo scorso anno e al di sotto dei costi di produzione, per colpa delle distorsioni lungo la filiera e delle importazioni selvagge di prodotto straniero di bassa qualità spacciato per italiano che invade il mercato provocando squilibri. E’ quanto denuncia la Coldiretti nel commentare i nuovi dati Istat sull’inflazione ad agosto. "Gli agricoltori - sottolinea la Coldiretti - per potersi permettere un caffè devono vendere tre chili di frutta sulla quale pesano quest’anno i drammatici attacchi della cimice asiatica, che nelle regioni del Nord ha distrutto i raccolti in numerose aziende. Una emergenza sulla quale deve intervenire il nuovo governo con un adeguato finanziamento del fondo di solidarietà nazionale sulle calamità e una sburocratizzazione del sistema che consenta interventi più rapidi in caso di queste emergenze". 

Per ottimizzare la spesa, ottenere il miglior rapporto prezzi-qualità e aiutare il proprio territorio e l’occupazione in questo momento di difficoltà, l'indicazione della Coldiretti è quello di acquistare frutta verificandone l’origine nazionale, acquistare prodotti locali che non devono subire grandi spostamenti, comprare direttamente dagli agricoltori nei mercati o in fattoria. 

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Sondaggio Ipsos cala del 15% il gradimento di Salvini

Da una parte la fiducia dei cittadini verso il capo dello Stato, che raggiunge un indice del 57%, dall'altra il leader della Lega Matteo Salvini, protagonista della crisi di governo, che vede calare l'indice di fiducia al 36%, perdendo 15 punti rispetto a luglio quando toccava il 51%. Il premier uscente Conte riscuote un indice di fiducia del 52%. Emerge dal SondaggioIpsos sui protagonisti della crisi proposto dal Corriere della Sera il cui esito segnala che la maggioranza degli intervistati non vuole le elezioni subito. Nel dettaglio, il 21% vuole un governo M5s-Pd 'fino alla fine della legislatura'; l'11% una riedizione del governo gialloverde 'con un premier diverso', un altro 11% e' a favore di un governo istituzionale che faccia la manovra economica per andare poi al voto 'nei primi mesi del prossimo anno'. Interpellata su come pensa si concludera' la crisi di governo, la maggior parte degli intervistati pensa che l'alleanza giallorossa alla fine nascera' per durare tutta la legislatura (26%); segue chi ritiene ci saranno le elezioni al piu' presto (21%) o tra qualche mese, dopo un governo istituzionale (17%). Chiaro il giudizio degli intervistati sull'operato dei protagonisti. In testa sempre il presidente della Repubblica, con il 65% di valutazioni positive, seguito da Conte (52%), Salvini (29%), Zingaretti (26%), Di Maio (25%), Renzi (16%). A fronte del calo di fiducia verso il leader del Carroccio, il 36% degli intervistati ritiene comunque che, se ci fossero nuove elezioni, vincerebbe la Lega (a luglio la percentuale era il 52%). Il 10% pensa che prevarrebbe il M5s, il 7% punta sul Pd

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Istat, fatturato dei servizi torna a crescere

Torna a crescere nel secondo trimestre di quest'anno il fatturato dei servizi che aumenta dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,4% nel confronto con lo stesso trimestre dell'anno precedente. Lo rende noto l'Istat spiegando che si registrano variazioni congiunturali positive nei settori del Trasporto e magazzinaggio (+0,9%), delle Agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (+0,8%) e, in misura più contenuta, del Commercio all'ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+0,4%) e delle Attività professionali, scientifiche e tecniche (+0,2%). Si rilevano invece flessioni nei settori dei Servizi di informazione e comunicazione (-1,0%) e delle Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (-0,2%). Gli incrementi tendenziali più ampi riguardano i settori del Trasporto e magazzinaggio (+2,1%) e delle Agenzie di viaggio e i servizi di supporto alle imprese (+1,6%), mentre sono più contenuti gli aumenti nelle Attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+0,4%) e nel Commercio all'ingrosso, commercio e riparazione di autoveicoli e motocicli (+0,2%).

Si registrano invece variazioni negative nei Servizi di informazione e comunicazione (-1,3%) e nelle Attività professionali, scientifiche e tecniche (-0,1%). "Dopo il calo registrato nel primo trimestre del 2019 - commenta l'Istat - il fatturato dei servizi torna a crescere nel secondo trimestre, mostrando contenuti aumenti in termini sia congiunturali sia tendenziali. Al di là di limitate oscillazioni su base trimestrale, la dinamica congiunturale risulta sostanzialmente stazionaria a partire dal primo trimestre 2018". "Tra i comparti più dinamici - prosegue l'istituto di statistica - si segnala quello delle Attività dei servizi delle agenzie di viaggio, dei tour operator e servizi di prenotazione e attività connesse, il cui fatturato è cresciuto dell'8,3% in termini tendenziali, rappresentando l'incremento più elevato dal 2011, inizio della disponibilità dei dati. Si segnala inoltre una diminuzione tendenziale del 3,0% nelle Attività di ricerca, selezione, fornitura di personale, la più ampia dal quarto trimestre 2012"

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Le grotte italiane conquistano 1,5 milioni di turisti ogni anno

Le grotte naturali catturano un numero crescente di visitatori: un milione e mezzo, di cui 300mila stranieri. Un'esperienza che genera un giro d'affari da 25 milioni di euro l'anno. Lo rileva un'inchiesta di Cna Turismo e Commercio. Dal Friuli alla Sicilia sono 52 le grotte turistiche in Italia I maggiori siti turistici sono in Sardegna che può vantare 12 grotte visitabili. A seguire il Friuli-Venezia Giulia con sei siti speleologici, poi la Puglia con cinque, il Lazio e la Toscana con quattro; Campania, Piemonte, Lombardia con tre; Abruzzo, Calabria, Liguria e Veneto con due; infine un sito in Basilicata, Marche, Sicilia e Valle d'Aosta. La durata media di visita delle grotte varia da 15 minuti a oltre tre ore in base alla grandezza e alla profondità del sito. In Piemonte, a Frabosa Soprana (Cuneo) c'è la Grotta di Bossea, tra i primi esempi in Italia di turismo sotterraneo. L'itinerario di tre chilometri è visitabile dal lontano 1874. Passando alla Liguria si incontrano le Grotte di Toirano (Savona), 150 caverne naturali aperte al pubblico dal 1953. Nella vicina Lombardia c'è Bus di Tacoi, una grotta carsica visitabile in val Seriana, nel territorio del Comune di Gromo (Bergamo). A est, in Friuli Venezia Giulia si può ammirare la Grotta Gigante, la cavità turistica più grande del mondo. Si trova a Sgonico, vicino a Trieste. Scoperta nel 1840, è stata aperta al pubblico nel 1908. Proseguendo, in Toscana, c'è la Grotta Del Vento nel Parco delle Alpi Apuane, in Garfagnana (Lucca), in una zona ricca di fenomeni carsici. Nelle Marche le famosissime Grotte di Frasassi, le più visitate in Italia. Oltre 13 chilometri di gallerie e sentieri aperti agli speleologi, uno dei percorsi sotterranei più grandiosi e affascinanti del mondo. In provincia di Frosinone, nel Lazio, le Grotte di Pastena, scoperte nel 1926, offrono dieci sale con stalattiti e stalagmiti, laghetti e cascate. Particolari le Grotte di Pertosa Auletta, le uniche grotte non marine in Italia attraversate da un corso d'acqua, il fiume Negro. Le grotte si trovano all'interno del Parco Nazionale del Cilento. Altro sito molto conosciuto, le Grotte di Castellana in Puglia. L'itinerario di tre chilometri si conclude nella Grotta Bianca, considerata la più splendente del mondo. Antichissima la Grotta di Su Mannu a Fluminimaggiore, sud-ovest della Sardegna. E' nata 15 milioni di anni fa e il percorso della sua visita si sviluppa per oltre 8 chilometri su ampie e comode passerelle tra sale ricche di concrezioni, stalattiti e stalagmiti (la più alta misura 11 metri), e attraversate da piccoli laghi sotterranei.

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Vacanze, Coldiretti/Ixé: un terzo del budget speso a tavola

Favorito dal clima e da una crescente attenzione all’alimentazione il cibo nell’estate 2019 è stato la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti-Ixé che evidenzia come la tavola sia stata per quasi un italiano su cinque (19%) la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 53% è stata comunque uno dei criteri su cui basare la propria preferenza e solo un 5% dichiara di non prenderlo per niente in esame.Oltre il 30% dei 779 euro spesi in media dagli italiani per le vacanze estive 2019 (+5%) sono stati destinati all’alimentazione. Il 36% dei vacanzieri infatti - sottolinea la Coldiretti - ha consumato pasti principalmente al ristorante durante la vacanza, il 12% in agriturismi, anche se uno su tre (il 33%) ha mangiato nelle case di proprietà o in affitto e non manca chi ha scelto paninoteche, fast food, cibi di strada e pranzi al sacco. In ogni caso - precisa la Coldiretti quasi tre italiani su quattro (72%) in vacanza lontano da casa preferiscono consumare prodotti tipici del posto a chilometri zero per conoscere le realtà enogastronomiche del luogo.

Tra le tendenze dell’estate 2019 - rileva Coldiretti - c’è da registrare il crescente interesse per il cibo di strada, scelto dal 69% dei vacanzieri perché concilia la praticità con il costo contenuto, ma rappresenta anche una forma di vendita particolarmente apprezzata e favorita dal moltiplicarsi di sagre, feste ed iniziative di valorizzazione alimentare nei luoghi di vacanza con i mercati di vendita di retta degli agricoltori di Campagna Amica. Tra coloro che mangiano cibo di strada ad essere nettamente preferito- sottolinea la Coldiretti - è infatti il cibo della tradizione locale che va dalla piadina agli arrosticini fino agli arancini. Un momento conviviale alternativo che riguarda sia le località più turistiche, ma anche più spesso le aree interne meno battute dove in molti si accontentano di guardare e curiosare tra le bancarelle.Ma l’enogastronomia vince anche tra i souvenir - nota Coldiretti -, con il 42% dei turisti che ha scelto proprio un prodotto tipico da riportare a casa o regalare a parenti e amici come ricordo della propria villeggiatura, magari acquistati in frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori dove è possibile trovare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualità. Tra le specialità più acquistate vince il vino, davanti a formaggi, salumi e olio extravergine d’oliva.

La ricerca dei prodotti tipici è dunque diventato un ingrediente irrinunciabile - spiega Coldiretti - delle vacanze in un Paese come l’Italia che è leader mondiale del turismo enogastronomico potendo contare sull’agricoltura più green d’Europa con 297 specialità Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 23mila agriturismi che conservano da generazioni i segreti della cucina contadina, 10mila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica e le numerose iniziative di valorizzazione, dalle sagre alle strade del vino.

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Pil, l’Italia secondo l’Ocse fa registrare la performance peggiore del G7

Nel trimestre tra aprile e giugno la crescita del Pil italiano e' stata pari a zero, sia nel confronto con il primo trimestre dell'anno che con gli stessi tre mesi del 2018, registrando la peggiore performance tra i Paesi del G7, molto inferiore alla media Ocse e a quella europea. A fornire l'informazione e' l'Ocse, che ha messo in fila i dati provenienti da tutti i Paesi dell'organizzazione ma che, nonostante i numeri poco lusinghieri per il nostro Paese, mentre a Roma si infittiscono le trattative per la formazione di un possibile nuovo governo, lancia comunque un segnale di fiducia. Dal G7 di Biarritz, il segretario generale Angel Gurria ha definito gli italiani "i piu' esperti al mondo nel correggere le loro differenze politiche nel corso del tempo". "Abbiamo fiducia nelle istituzioni italiane, sono abbastanza forti. - ha sottolineato in un'intervista - Il presidente della Repubblica prendera' la decisione piu' giusta per formare il prossimo governo". Un attestato di stima che Gurria ha ulteriormente rafforzato puntando l'attenzione sul calo dello spread: "oggi con i tassi d'interesse che rimangono bassi e che probabilmente continueranno ad abbassarsi, diventando a volte negativi, l'Italia ha spazio di manovra per adottare stimoli fiscali, in maniera controllata", ha spiegato. Misure espansive sono dunque possibili e potrebbero peraltro trovare un alleato anche nella stessa Ue se, come riportato dal Financial Times, Bruxelles pianificasse effettivamente di semplificare le regole di bilancio dell'Eurozona.

Nel secondo trimestre dell'anno, tra i grandi Paesi industrializzati solo il Regno Unito (-0,2%) e la Germania (-0,1%) hanno fatto peggio dell'Italia nel confronto con il primo trimestre. Un rischio piu' che una consolazione per l'economia made in Italy, legata a doppio filo a quella tedesca. Il rallentamento c'e' stato ma piu' moderato, negli Usa e in Giappone (rispettivamente al +0,5% e al +0,4%, dal +0,8% e dal +0,7% nel trimestre precedente), in Francia (da +0,3% a +0,2%). Su base annua per il nostro Paese e' andata pero' peggio. L'area Ocse ha registrato un aumento del Pil dell'1,6%. Nel G7, gli Stati Uniti hanno messo a segno la crescita annuale piu' elevata (+2,3%), mentre l'Italia, sottolinea l'organizzazione, ha registrato la crescita annuale piu' bassa (0,0%). La Germania e' cresciuta dello 0,4% e la Francia dell'1,3%. Il Pil del Regno Unito e' aumentato dell'1,2%. La media dell'Unione europea e' stata di +1,3% e quella di Eurolandia di +1,1%

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Cibo arricchito, il giro d’affari è di 2,4 miliardi

Nel carrello della spesa gli italiani sembrano cercare leggerezza, facile digestione, detox. E l'industria alimentare risponde a questa istanza salutista con una schiera sempre piu' ampia di referenze con componenti benefiche. "Le fibre - evidenzia un'analisi dell'Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italy - si sono confermate nel 2018 il protagonista indiscusso del ''rich-in", ossia l'insieme dei prodotti accomunati dalla presenza in forma maggiore di qualche ingrediente. Sommando i claim che riguardano fibre e integrale si arriva a 4.351 dei 5964 prodotti monitorati. Complessivamente, nel 2018, i circa seimila prodotti che riportavano in etichetta la significativa presenza o l'aggiunta di componenti benefiche (come vitamina, calcio, fibre, Omega 3 e ferro) hanno sfiorato i 2,4 miliardi di euro di giro d'affari, contribuendo per il 9,5% alle vendite totali" delle referenze prese in analisi dal monitoraggio. In particolare, emerge dalla ricerca dell'Osservatorio Immagino, i prodotti che hanno sul packaging il claim integrale evidenziano trend di crescita ben superiori a quelli del largo consumo alimentare nel suo complesso: l'anno scorso le vendite dei prodotti integrali hanno un registrato, come rileva l'Osservatorio Immagino, un +7,7% rispetto ai 12 mesi precedenti, rallentando di poco quel boom del +9,1% del 2017. L'offerta e' aumentata del +10,7% rispetto al 2017 e si e' concentrata nei biscotti e, in misura inferiore, nei cereali per la prima colazione, nella pasta di semola e nei sostitutivi del pane. Il cibo arricchito con fibre ha chiuso il 2018 con un giro d'affari in crescita annua del +5,8%, tra biscotti, frollini, merendine, pasta integrale, yogurt funzionali e latte per l'infanzia.

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Coldiretti: nelle campagne persi 600 milioni per il terremoto

Il terremoto è costato agli agricoltori e agli allevatori delle zone colpite oltre 600 milioni di euro in tre anni a causa del crollo delle produzioni e delle vendite senza contare i danni strutturali a stalle, case e fabbricati rurali. E' quanto emerge dal bilancio della Coldiretti a tre anni dalla prima scossa che il 24 agosto 2016 che ha devastato ampie aree del centro Italia. Confrontando i dati del valore della produzione agricola pre-sisma nel 2015 con quelli dei tre anni successivi si rileva che - sottolinea la Coldiretti - nelle campagne marchigiane sono andati persi 160 milioni di euro, in Umbria si è registrato un buco di quasi 295 milioni di euro mentre nel Lazio sono stati "bruciati" 170 milioni di euro. Il valore della produzione agricola (Pil) -precisa la Coldiretti - è ancora complessivamente inferiore a quello del 2015 con punte di quasi il 15% in meno per l'Umbria e di circa il 7% in meno per le Marche a conferma del fatto che è ancora molto lontano il ritorno alla normalità. Tra i settori più colpiti c'è sicuramente - spiega Coldiretti - quello dell'allevamento con un calo ad esempio del 20% del latte per la chiusura delle stalle, ma in difficoltà è tutta l'economia locale con il crollo del 70% delle vendite nei paesi svuotati. Una situazione che non ha però scoraggiato la maggioranza di agricoltori e allevatori che, a prezzo di mille difficoltà e sacrifici, non hanno abbandonato il territorio ferito e sono riusciti a garantire la produzione della maggior parte delle tipicità. Lo dimostra il fatto - ricorda la Coldiretti - che sulle tavole rimane il ciauscolo, il caratteristico salame spalmabile marchigiano, il pecorino dei Sibillini e le tante altre specialità del territorio - continua la Coldiretti - come la patata rossa di Colfiorito, lo zafferano, il tartufo, il prosciutto di Norcia Igp o la cicerchia e la stessa lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp che si trova in piena raccolta per una quantità attorno ai 3mila-4mila quintali in linea con lo scorso anno. In maggiori difficoltà si trovano altri settori Lenta ripresa anche per i 444 agriturismi che secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat operano nell'area dei quali 42 in Abruzzo, 40 nel Lazio, 247 nelle Marche e 115 in Umbria. Sono 25mila le aziende agricole e stalle censite nei 131 Comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo con una significativa presenza di allevamenti con oltre 100mila animali tra mucche, pecore e maiali, e - conclude la Coldiretti - un rilevante indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo.

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Coldiretti, 3 italiani su 4 in malghe, frantoi e cantine

Tre italiani su quattro (75%) in vacanza al mare, in montagna o nel verde durante l'estate 2019 hanno scelto di visitare frantoi, malghe, cantine, aziende, agriturismi o mercati degli agricoltori per acquistare prodotti locali a chilometri zero direttamente dai produttori e ottimizzare il rapporto prezzo/qualita'. E' quanto emerge da una analisi Coldiretti/Ixe' dalla quale si evidenzia che, non a caso, il cibo rappresenta per quasi un italiano su cinque (19%) la principale motivazione di scelta del luogo di villeggiatura, mentre per un altro 53% costituisce uno dei criteri su cui basare la propria preferenza e solo un 5% dichiara di non prenderlo per niente in esame

Il cibo - sottolinea la Coldiretti - e' la voce principale del budget delle famiglie in vacanza in Italia con circa un terzo della spesa di italiani e stranieri destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialita' enogastronomiche per un importo complessivo stimato nel 2019 in circa 30 miliardi all'anno, il massimo storico di sempre. L'alimentazione si conferma come il vero valore aggiunto della vacanza in Italia che leader mondiale del turismo enogastronomico potendo contare sull'agricoltura piu' green d'Europa di 5155 specialita' sono ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni censite dalle Regioni, 297 specialita' Dop/Igp riconosciute a livello comunitario e 415 vini Doc/Docg, la leadership nel biologico con oltre 60mila aziende agricole biologiche, la decisione di non coltivare organismi geneticamente modificati (ogm), 23mila agriturismi che conservano da generazioni i segreti della cucina contadina, 10mila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica e le numerose iniziative di valorizzazione, dalle sagre alle strade del vino.

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Blangiardo (Istat): migliora l’occupazione, si valorizzi qualità

Oggi in Italia si registra "una minor fecondità" dovuta anche a "motivi di natura economica". Per migliorare la situazione demografica "è necessario che le famiglie, le coppie, siano messe in condizione di poter fare quei figli". Ne è convinto il presidente di Istat, Gian Carlo Blangiardo, che in un'intervista al Sussidiario.net ricorda come "la trasformazione della popolazione avrà sicuramente un impatto importante sulle variabili, come quella dei consumi, che poi incidono sul quadro generale economico". Quanto questa situazione demografica può accentuare i problemi dell'economia? "Non credo si sia in grado di misurare con precisione l'effetto, l'incidenza" che la situazione demografica italiana ha sull'economia. "Credo sia comunque ragionevole ipotizzare che ci sia una connessione - ha spiegato Blangiardo nell'intervista -. Per esempio, se le famiglie cambiano in termini numerici, ma soprattutto dimensionali, è evidente che ciò incide sui consumi. Sta crescendo la popolazione straniera, sempre più assimilata e integrata, ma probabilmente per motivi di minor reddito ha livelli di consumi mediamente più bassi rispetto alla popolazione autoctona". Quindi, secondo il presidente di Istat "dobbiamo mettere in conto che la trasformazione della popolazione avrà sicuramente un impatto importante sulle variabili, come quella dei consumi, che poi incidono sul quadro generale economico".

"E' necessario che le famiglie, le coppie, siano messe in condizione di poter fare quei figli che oggi non fanno - ha detto Blangiardo al Sussidiario.net, prima di partecipare a un incontro al Meeting di Cl - C'è una minor fecondità, un rinvio, che molto spesso diventa rinuncia, nell'avere il secondo o il terzo figlio, anche per motivi di natura economica, legati alla struttura del mercato del lavoro, alla difficile conciliazione tra maternità e lavoro. C'è anche un contesto culturale che non sembra gratificare chi eroicamente decide magari di fare più figli". Tutte queste cause, secondo il presidente di Istat"interagiscono e si sommano, producendo il risultato finale che poi osserviamo attraverso i dati statistici".

Gli ultimi dati sull'occupazione sono positivi perché "nel 2018 siamo tornati al livello di occupati pre-crisi". In Italia dobbiamo "cercare sempre più di valorizzare la quantità anche attraverso la qualità" del lavoro. Lo ha detto il presidente di Istat, Gian Carlo Blangiardo, che in un'intervista a il Sussidiario.net mette in evidenza i punti deboli del settore produttivo: "qualche volta non si fa rete, non c'è sufficiente apertura all'innovazione o la dimensione aziendale è troppo piccola". "L'aumento dell'occupazione e la diminuzione del tasso di disoccupazione sono dati di fatto - ha spiegato Blangiardo che oggi parteciperà a un incontro al Meeting di Cl a Rimini -. C'è semmai da tener conto che oltre agli aspetti quantitativi contano quelli qualitativi: non basta l'aumento dell'occupazione, ma è importante che questa sia qualitativamente di buon livello. Quindi tutte le problematiche della precarietà, del part-time involontario o di sottoutilizzo di lavoratori con un'alta formazione sono ancora aperte e c'è da augurarsi che si possa ottenere qualche miglioramento". Ci sono però degli "aspetti positivi" da non trascurare: "nel 2018 - ha aggiunto il presidente di Istat - siamo tornati al livello di occupati pre-crisi, cioè del 2008. All'interno di questo recupero, un ruolo particolarmente importante è stato quello dell'occupazione altamente qualificata nei settori dell'informazione e comunicazione, dei servizi alle imprese e dell'industria. Questo è un risultato confortante. Dobbiamo muoverci probabilmente in questa direzione e cercare sempre più di valorizzare la quantità anche attraverso la qualità"

"I punti deboli nel nostro settore produttivo, su cui si può cercare di intervenire, riguardano il fatto che qualche volta non si fa rete, non c'è sufficiente apertura all'innovazione o la dimensione aziendale è troppo piccola - ha ricordato Blangiardo nell'intervista a il Sussidiario.net -. Abbiamo poi alcuni ambiti produttivi in cui non siamo in grado di fare concorrenza a paesi nei quali il costo della manodopera è decisamente più basso. Però possiamo farcela laddove c'è bisogno di inventiva, di tecnologia, di capacità, anche di alto livello". Poi "dobbiamo riuscire a valorizzare sempre di più le bellezze naturali e il patrimonio di cultura presenti in Italia, provando così a trovare risposte alla situazione problematica e critica che in qualche modo siamo costretti ad affrontare".

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