Politica

Gentiloni: compassione e cordoglio per le vittime

Con le parole di Ignazio Silone, uno dei più importanti scrittori abruzzesi, il premier Paolo Gentiloni chiede al Paese di "combattere il rischio che vinca una rassegnata disperazione" dopo la concatenazione di emergenze e tragedie che hanno flagellato la regione del Centro Italia. Gentiloni, intervenuto stamani al Senato per riferire sulla situazione dopo il terremoto, la slavina sull'hotel Rigopiano e la caduta di un elicottero con sei persone a bordo, esprime "compassione e cordoglio" per le vittime e "riconoscenza" per chi tenta di salvare le vite degli altri mettendo a rischio la propria. Vengono rispedite al mittente, invece, le critiche sui ritardi nel rispondere all'emergenza, sottolineando che non servono "capri espiatori" ma "la ricerca della verità", che verrà acclarata dalla magistratura.

LA PROSSIMA SETTIMA ARRIVA IL DECRETO LEGGE. L'esecutivo, ha spiegato Gentiloni, sta lavorando ad un decreto sulla gestione delle calamità naturali, che verrà licenziato la settimana prossima. Esso è "molto mirato a prevenire l'accumulo di ritardi, che finora non ci sono stati, ma che possono verificarsi nei prossimi mesi". "Nessuno immagini che sia un ritorno all'indietro, sarà un passo avanti", ha detto il premier, spiegando che, per fronteggiare le emergenze, "le risorse ci sono: ci sono 4 miliardi nella legge di bilancio". Di risorse, poi, "ce ne saranno altre, come ho anticipato personalmente al presidente della commissione Ue Jean-Claude Juncker", ha spiegato Gentiloni.

SULLE DIGHE "VOCI INCONTROLLATE ED ESAGERATE". Ci sono state "voci incontrollate su rischi esagerati" sulle "40 dighe nell'area interessata dal sisma", ha sottolineato il presidente del Consiglio. Le dighe "vengono verificate, di prassi e d'intesa con il ministero delle Infrastrutture, ogni volta che si verifica una scossa superiore a magnitudo 4". Più in generale, ha detto Gentiloni, "lo Stato ha mobilitato tutte le sue energie", dando la priorità a raggiungere le frazioni più isolate. La risposta, che ora conta su 11mila "cittadini esemplari" tra soccorritori e supporto logistico, si è quindi mostrata "all'altezza di un grande Paese".Insomma, per Gentiloni, "la protezione civile è un patrimonio italiano che dobbiamo rivendicare e tenerci stretta".

"NON CERCHIAMO CAPRI ESPIATORI, MA VERITA'". Uno dei passaggi dell'informativa del governo si sofferma sulle accuse di chi sostiene che le istituzioni non abbiano reagito abbastanza in fretta. Su questo "indagherà la magistratura", ha sottolineato il premier, riferendosi a fascicoli già aperti dalla procura di Pescara. "Il Governo - ha detto Gentiloni - non teme la ricerca della verità", la quale però "serve a fare meglio, non avvelenare i pozzi". Bisogna quindi evitare di andare alla ricerca di "capri espiatori e giustizieri", visto che "la storia è lesta in trasformare i giustizieri in capri espiatori".

SILONE E IL TERREMOTO DEL 1905. Nel suo intervento, il premier ha citato Ignazio Silone, lo scrittore che in libri come 'Fontamara' si è dedicato ai poveri abitanti dell'Abruzzo, sua regione d'origine. Gentiloni ha ricordato che Silone, dopo aver vissuto il terremoto di Avezzano del 1905, "ammoniva con parole amarissime che, passata la paura, la disgrazia si trasforma in occasione per ingiustizia". "Va combattuto il rischio che vinca una rassegnata disperazione - ha scandito il presidente del Consiglio - ora occorre pensare al rilancio di quei territori. Il governo, insieme alla Protezione civile e all'Anac, sta lavorando per rispondere all'emergenza, soprattutto per dare alloggio e scuole e sostenere le imprese e l'agricoltura"

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Regione, mancano soldi per la mappa dei rischi valanghe

''Ad oggi la elaborazione di tale importante strumento, a causa della esiguita' dei fondi da dedicare all'attivita' di censimento e ricerca, riguarda una piccola parte del territorio regionale montano''. E' quanto si legge sul sito della Protezione Civile Regione Abruzzo in merito alla redazione della ''Carta di localizzazione dei pericoli di valanghe'', prevista dalla legge del 1992. La Regione Abruzzo quindi non ha in questi anni disposto risorse per la realizzazione della mappa delle aree pericolose da valanga.

Ad oggi e' disponibile soltanto il Catasto delle valanghe, come evidenziato dal sottosegretario alla protezione Civile Mario Mazzocca. Il catasto risulta approvato dalla giunta regionale di centrodestra presieduta da Gianni Chiodi il 17/3/2014. Nella stessa delibera di approvazione del Catasto la Giunta disponeva la ''realizzazione e successiva divulgazione della carta di localizzazione dei pericoli da valanga'' prevista dalla legge del 1992, dando mandato dell'esecuzione al Servizio prevenzione dei rischi. Sul sito la regione ricorda che nelle ''aree soggette a tale pericolo e' sospesa l'edificazione, la realizzazione di impianti e infrastrutture ai fini residenziali, produttivi e di carattere industriale, artigianale, commerciale, turistico e agricolo nonche' ogni nuovo uso delle aree che possa comportare un rischio per la pubblica e privata incolumita'''. In sostanza tutti gli elementi conoscitivi sul fenomeno valanghe sia dal catasto sia dalle mappe geomorfologiche non hanno prodotto in questi quasi tre anni dalla delibera e 25 dalla legge nessuna indicazione applicativa.

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Maltempo, Di Primio lancia un appello a Gentiloni per la disponibilità immediata delle risorse

Il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, lancia, con una lettera, un appello al presidente del Consiglio dei ministri, Paolo Gentiloni, affinche' le risorse destinate all'emergenza possano essere immediatamente messe a disposizione dei Comuni colpiti per effettuare lavori urgenti di messa in sicurezza dei territori. In via precauzionale, i danni riferiti al solo patrimonio pubblico vengono stimati in 10 milioni di euro ai quali aggiungere i danni subiti dal comparto produttivo, commerciale e agricolo.

"Dalla notte del 5 e fino al 20 gennaio - spiega nella lettera Di Primio - Chieti, al pari delle altre comunita' abruzzesi, ha dovuto far fronte a storiche nevicate e a piogge torrenziali, alla mancata erogazione di corrente elettrica che ha interessato circa 200mila abruzzesi e tra questi 20mila cittadini di Chieti, di acqua, ai danni ai serbatoi, alla paura per le scosse di terremoto del 18 gennaio. Ancora oggi, a Chieti vi sono case e attivita' prive di energia elettrica soprattutto per la manifesta incapacita' da parte di Enel di affrontare il problema". Dopo 15 giorni di condizioni meteorologiche proibitive, a preoccupare, rimarca il sindaco, non sono solo le risorse fuori bilancio che il Comune ha dovuto spendere per la gestione del piano neve ma, soprattutto, le condizioni in cui oggi sono ridotte le strutture ed infrastrutture viarie cittadine.

"Dalle prime ricognizioni effettuate, buona parte dei 330 km di strade comunali, a causa del grave dissesto del manto stradale e delle voragini, non e' transitabile in sicurezza". A preoccupare e', inoltre, lo stato della rete di pubblica illuminazione, danneggiata dalla caduta di alberi e dalle frane. Lo scioglimento dell'eccezionale nevicata, sottolinea ancora Di Primio, sta determinando dei veri e propri fiumi di acqua che stanno appesantendo la gia' fragile collina di Chieti acuendone la situazione di dissesto idrogeologico. Richiamando l'allerta per i fiumi Alento e Pescara determinatasi negli ultimi giorni, Di Primio invoca un intervento, non piu' procrastinabile, di messa in sicurezza con un progetto che coinvolga gli assi fluviali dell'intero territorio abruzzese

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Sindaco di Lanciano presenta esposto alla Procura per blackout

Sui prolungati disservizi di energia elettrica registrati a Lanciano durante l'emergenza maltempo, il sindaco della citta', Mario Pupillo, ha dato mandato all'ufficio legale del Comune di attivare tutte le procedure necessarie alla presentazione di un esposto alla Procura della Repubblica locale. L'Ufficio Tecnico raccogliera' in un fascicolo tutti i disservizi registrati e segnalati per le opportune valutazioni in ordine all'esposto, che verra' presentato formalmente nei prossimi giorni dall'Avvocatura Comunale.

"Chiederemo alla Procura della Repubblica - dice Pupillo - di accertare le eventuali responsabilita' in ordine all'interruzione di pubblico servizio patito da piu' di diecimila cittadini lancianesi tra lunedi' 16 e venerdi' 20 gennaio. Ritengo intollerabile aver lasciato intere famiglie, numerose attivita' commerciali e artigianali, intere contrade di Lanciano senza luce per diverse decine e decine di ore: addirittura nel caso di Santa Maria dei Mesi per oltre 74 ore. A mio avviso i responsabili dei gestori della fornitura dovranno rispondere di questo grave disservizio che ha interessato Lanciano e l'Abruzzo intero".

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Black out, il Comune di Chieti chiederà i danni a Enel

Ventimila utenti senza energia elettrica per giorni. Il sindaco di Chieti Umberto Di Primio non ci sta e incarica l'Ufficio legale del Comune di predisporre atti per proporre un'azione risarcitoria nei confronti di Enel "per danni, patrimoniali e non, subiti dalla citta', dai singoli cittadini e dal sistema produttivo e commerciale" a causa del blackout seguito all'ondata di maltempo. "Ancora oggi troppe utenze sul territorio comunale sono sprovviste di energia elettrica e cio' e' intollerabile" scrive il sindaco. "Da parte di Enel c'e' stata sottovalutazione dell'emergenza a Chieti dove molte zone sono state lasciate al buio e al gelo anche una settimana. E' mancata una puntuale e chiara informazione. Chiediamo ragione di tali disservizi". Con l'occasione Di Primio ricorda che i danni alle infrastrutture - stimati in 10 milioni di cui 5 per le strade dove continuano gli smottamenti - e chiede a Gentiloni che i contributi del Fondo di emergenza nazionale siano immediatamente resi disponibili ai Comuni.

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Di Sabatino: stop alle grandi opere, mettiamo in sicurezza il territorio

"Stop alle grandi opere, anche quelle del Masterplan, ora mettiamo in sicurezza il territorio e restituiamo speranza alla conservazione dei luoghi". A chiederlo e' il presidente della Provincia Renzo di Sabatino, preoccupato per le frane che stanno interessando il territorio provinciale: una di vaste proporzioni ha invaso e interrotto la provinciale 52 a Valle Castellana verso Macchia da Sole, con gli uomini della Provincia che stanno risalendo da Valleinquina per raggiungere la localita'; altre due frane hanno interessato la 553 a Notaresco, nei pressi del campo Sportivo e la provinciale 17 a Bisenti. E questo mentre si stanno ancora raggiungendo frazioni isolate: oggi e' stata raggiunta Collemesole di Arsita ed entro stanotte si dovrebbe raggiungere Acquaratola di Rocca Santa Maria e San Giorgio di Crognaleto. Senza considerare le tante case sparse e piccolissime frazioni. Stabile, invece, la situazione sulle strade provinciali. Ce ne sono ancora undici chiuse, oggi ne sono state riaperte sette ma tante sono percorribili con cautela per il restringimento delle carreggiate. "Sarebbe da irresponsabili parlare di emergenza finita - dichiara Di Sabatino - ci sono ancora seimila utenze senza luce, luoghi dove non hanno la corrente elettrica ormai da nove giorni, dai racconti dei soccorritori sappiamo che ci sono case lesionate dal sisma e non ne conosciamo l'entita', perche' fino ad ora, questo esame, non e' stato possibile. Aziende agricole e allevamenti distrutti, allerta valanghe e le colline stanno franando sulle strade. Ma gia' oggi, ancora in emergenza, dobbiamo ragionare sul dopo, su qual e' il nostro progetto come comunita' e come istituzioni perche' e' chiaro che nulla sara' piu' lo stesso: voglio dirlo chiaro io penso che dobbiamo ripensare i progetti delle grandi opere, anche quelle del Masterplan come la Teramo -Mare o la funivia per l'Universita', concentrare le risorse sulla messa in sicurezza del territorio, la manutenzione del paesaggio e gli investimenti sulla rete stradale. Cosi' facciamo ripartire un'economia in ginocchio ma, soprattutto, restituiamo una speranza alla conservazione dei luoghi"

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Mazzocca: la Regione Abruzzo ha il ‘Catasto storico delle valanghe’

 "Nel marzo 2014, nonostante la legge regionale di riferimento risalga a 25 anni or sono, la Regione Abruzzo si e' dotata del 'Catasto storico delle valanghe'", lo afferma il sottosegretario alla Presidenza della Giunta regionale d'Abruzzo con delega alla Protezione Civile, Mario Mazzocca. "Riguarda il periodo 1957-2013 in Abruzzo, successivamente aggiornato all'inverno 2014-2015, all'interno del quale sono state riportate circa 800 valanghe verificatesi sul territorio regionale. Detto catasto e' stato realizzato al fine di effettuare una prima valutazione del rischio valanghe sul territorio montano regionale ed e' stato inviato a tutti i Comuni in cui erano state censite valanghe", afferma Mazzocca. "L'accesso alla relativa cartografia e' stato sempre e continuativamente possibile attraverso la consultazione del 'geoportale' regionale fin dalla data della sua approvazione (marzo 2014) ed e' tuttora consultabile alla sezione "Rischio Neve e Valanghe" del sito regionale di Protezione Civile"

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Botta e risposta tra Curcio e Cialente

Uno scambio di note scritte domenica tra il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, e il capo della Protezione civile, Fabrizio Curcio, per sapere da quest'ultimo che "non esistono soglie cui riferire con automatismo le azioni di protezione civile da porre in atto" sulla problematica delle strutture pubbliche vulnerabili alla luce del rischio di nuovi terremoti, anche di forte magnitudo, evidenziato dalla commissione Grandi rischi. A svelare il carteggio, pubblicando le foto dei documenti ufficiali, e' stato sulla propria bacheca Facebook lo stesso primo cittadino del capoluogo abruzzese. "Presa visione alle ore 15, attraverso un comunicato dell'agenzia Ansa", premette Cialente, evidenziando tra le righe di non essere stato avvertito per vie istituzionali, della nota che "delinea una situazione di possibile rischio sismico elevato", "chiedo e attendo indicazioni dal sistema della Protezione civile nazionale e regionale e dalla commissione Grandi rischi in merito ad atti e azioni che dovro' assumere nelle prossime ore, nei prossimi giorni e nei prossimi mesi"

Curcio, si legge nel carteggio postato su Fb da Cialente, rigetta responsabilita' sulle comunicazioni, spiegando che il Dipartimento "ha provveduto a inviare il verbale di sintesi della riunione alle Regioni interessate". Nel merito, rammenta "la conosciuta tradizione permanente di pericolosita' molto elevata del territorio del Comune dell'Aquila" e fornisce una serie di accorgimenti: "Provvedere a verificare e aggiornare il piano di emergenza comunale, a valutare la vulnerabilita' delle strutture pubbliche in relazione alla loro utilizzazione, a realizzare una corretta e puntuale informazione ai cittadini" mentre "ogni altra azione da adottare a livello locale dovra' essere necessariamente valutata dalla S.V.", insomma dallo stesso primo cittadino. Cialente nella controreplica ribadisce che "sia io che tutti i miei concittadini siamo perfettamente a conoscenza della pericolosita' sismica", fa notare che "il piano di protezione civile e' continuamente aggiornato e verificato" e che "la popolazione e' tenuta costantemente informata" mentre l'ente comunale "sta costantemente assistendo i cittadini".

Sulla vulnerabilita' delle strutture, il sindaco dice anche che molte strutture comunali o di altri enti "pur risultando tutte agibili, hanno pero' indici di vulnerabilita' inferiori a 1, a volte anche al di sotto dello 0.30". E ribadisce la richiesta di sapere "come mi devo regolare rispetto a queste soglie di vulnerabilita' per continuare a ritenere utilizzabili queste 'strutture pubbliche in base alla loro utilizzazione'". La risposta del capo dipartimento e' di sette righe. Curcio "prende atto delle misure" mentre sulla vulnerabilita' "si rappresenta che non esistono soglie cui riferire con automatismo le azioni di protezione civile da porre in atto". Conclude allegando la sua stessa nota precedente.

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De Micheli: i soldi ci sono

Il governo sta studiando "soluzioni concrete" per accelerare l'utilizzo delle risorse per la ricostruzione post-terremoto garantendo rapidità e trasparenza: "i soldi ci sono. Ci dobbiamo concentrare ora sulla rapidità per spenderli". Lo ha detto il sottosegretario al Tesoro Paola De Micheli, con delega sul terremoto. I 30 milioni stanziati all'ultimo Cdm dopo il sisma dei giorni scorsi che ha provocato la tragica slavina sull'hotel di Rigopiano, "sono di prima emergenza. E se ci sarà bisogno di più il Fondo per le emergenze nazionali è assolutamente capiente", afferma De Micheli, senza sbilanciarsi sull'entità dell'intervento. "Le risorse per la ricostruzione le stanzieremo quando avremo chiara l'entità dei danni aggiuntivi. Ma mi deve credere - ribadisce - le norme in vigore confermano che i soldi ci sono per intervenire. Ci dobbiamo concentrare ora sulla rapidità per spenderli". Sulle polemiche per la ricostruzione post-sima del 24 agosto scorso, De Micheli conferma che "ci sono e sono oltre i 7 mld nel pluriennale". Ma resta sul tavolo l necessità di conciliare le istanze inderogabili della trasparenza e della rapidità. "E' quello sul quale stiamo lavorando in queste ore" sottolinea. E questo perché "mentre le procedure per le ricostruzioni private sono già state testate positivamente su altri terremoti occorre accelerare quelle per le ricostruzioni pubbliche, soggette a codice degli appalti".

De Micheli spiega infatti che "esiste già una norma nel codice che consente in emergenza procedure semplificate, ma dobbiamo renderla ancora più utilizzabile per le amministrazioni e soprattutto per chi personalmente si assume le responsabilità potenziando al massimo la trasparenza. Il perimetro di azione è questo". Ma, avverte, "occorre essere però realisti. Le continue scosse sopra la magnitudo 5 ci obbligano a rifare molte verifiche di agibilità spesso su immobili già verificati nei 2 precedenti sismi (agosto ed ottobre 2016). Possiamo aumentare il numero di squadre di certificatori, ma per fare bene le verifiche hanno bisogno comunque di qualche tempo e ora qui territori sono sotto la neve". Sulla necessità di superare le strozzature burocratiche e lavorare tutti insieme per risollevare le zone colpite, il sottosegretario spiega che si useranno anche "gli insegnamenti delle gestioni dei terremoti passati, seppur molto differenti da quelli del centro Italia. Sia per affrontare la questione delle responsabilità, stazioni appaltanti, sia nelle modalità, gare, affidamenti diretti. Il passato ci dice che non tutti possono appaltare perché si disperdono energie, risorse e tempo, e che non tutte le procedure tutelano le responsabilità di chi le attua e garantiscono la trasparenza necessaria. Stiamo studiando soluzioni concrete che stiano dentro a questi confini, imparando dal passato". Quanto al tema della messa in sicurezza delle zone a rischio e della richiesta di flessibilità all'Ue, in questi 3 anni "abbiamo stanziato risorse che non sono ancora utilizzate. Non abbiamo chiesto flessibilità per questo all'Europa, la vogliamo per ricostruire", spiega. Ma, aggiunge, "chiediamo a tutti i soggetti istituzionali di predisporre tutti i progetti necessari per intervenire".

Nell'ultima legge di bilancio, ricorda, "abbiamo ulteriormente rafforzato le dotazioni finanziarie predisponendo": un super fondo per la prevenzione strutturale del Paese con 47,5 mld di euro per gli anni 2017-2032; 7 mld per i terremoti del centro Italia; 9,8 mld contro il dissesto idrogeologico; 11,6 mld di incentivi ai privati per ristrutturazioni antisismiche e di efficienza energetica.

 

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Prefetto di Teramo: vanno date direttive a livello nazionale

"Dobbiamo verificare questa cosa. Cosa facciamo? Evacuiamo tutto il centro Italia?". A chiederlo e' il prefetto di Teramo, Graziella Patrizi, rispondendo ad una domanda sulle delle affermazioni fatte dal presidente della Commissione Grandi Rischi, Sergio Bertolucci, in relazione alla diga di Campotosto e al riferimento al disastro del Vajont. "Qui vanno date - ha aggiunto - eventualmente delle direttive univoche a livello nazionale. Se ci dovessero essere delle indicazioni in questo ambito ve lo faremo sapere"

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