Cronaca

Elicottero caduto del 118, la Procura de L’Aquila nomina il perito

La procura della Repubblica di L'Aquila ha nominato un perito per acquisire nuove informazioni sull'incidente aereo che sette giorni fa ha visto lo schianto di un elicottero del 118 sul Monte Cefalone, nel territorio comunale di Lucoli, causando la morte di 6 persone dopo aver soccorso un turista che si era infortunato sugli sci nella stazione di Campo Felice, anch'egli deceduto.

Il perito potrebbe fare un sopralluogo sul luogo della tragedia unitamente al pm titolare dell'inchiesta Simonetta Ciccarelli. Secondo quanto appreso da fonti dei soccorritori, sulla base dei primi rilievi e su come sono stati trovati i rottami del velivolo a tragedia appena avvenuta, una frazione prima di schiantarsi il pilota si sarebbe accorto della rotta sbagliata e avrebbe provato a correggerla rotta rialzandosi di quota, senza tuttavia riuscire a evitare l'impatto con la montagna, a circa 2 mila metri.

Secondo le prime risultanze, inoltre, l'inchiesta potrebbe concludersi senza alcuna iscrizione nel registro degli indagati in quanto gli unici possibili profili da approfondire potrebbero rivelarsi a vario titolo quelli delle persone che erano all'interno dell'elicottero al momento dell'incidente, dove tutti hanno perso la vita. Allo studio degli investigatori ci sono anche i filmati circolati sui media e sui social network dell'arrivo del velivolo nella stazione di Campo Felice: si nota, in particolare, che il motore non sarebbe stato spento, al contrario di quanto avviene normalmente quando si effettuano gli interventi, possibile sintomo di una certa sollecitudine del pilota nel voler ripartire per tornare all'ospedale "San Salvatore" dell'Aquila al piu' presto, viste le complicatissime condizioni meteo e la scarsa visibilita'.

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Armi ed elicotteri a Iran e Libia, l’inchiesta tocca anche l’Abruzzo

Il nucleo polizia tributaria della guardia di finanza di Venezia, su ordine della Ddda partenopea, ha eseguito nelle province di Roma, Napoli, Salerno e L'Aquila il fermo di 4 persone indiziate di traffico internazionale di armi e di materiale 'dual use', di produzione straniera. Si tratta, in particolare, di tre italiani e di un libico che, in concorso tra loro,nel periodo dal 2011 al 2015, avrebbero introdotto in paesi soggetti ad embargo, quali Iran e Libia, in mancanza delle necessarie autorizzazioni ministeriali, elicotteri, fucili di assalto e missili terra aria.

I tre provvedimenti di fermo eseguiti riguardano Mario Di Leva, che per gli inquirenti, oltre ad aver abbracciato la fede islamica, si sarebbe anche radicalizzato, e la moglie Annamaria, entrambi di San Giorgio a Cremano, nel Napoletano, e Andrea Pardi, amministratore delegato della Societa' italiana elicotteri, coinvolta negli anni scorsi in una inchiesta sull'assoldamento di mercenari e un traffico di armi tra Italia e Somalia. Il quarto destinatario della misura restrittiva, che riguarda un cittadino libico, sarebbe irreperibile. Le armi e gli elicotteri sono stati commercializzati nel mercato nero nel periodo in cui per Iran e Libia vigeva un embargo internazionale. Tra gli indagati, anche il figlio della coppia.

I reati contestati ai destinatari del fermo, in concorso, sono di traffico internazionale di armi, di materiali dual use aggravati dall'essere transnazionali. Gli arresti e le perquisizioni sono stati fatti dai finanzieri di Venezia con il coordinamento del II Reparto del Comando Generale del Corpo, e la collaborazione dello SCICO e i reparti territoriali competenti. Tutti gli indagati svolgono, formalmente, attivita' connesse con il commercio internazionale attraverso societa' con sede in Paesi esteri, principalmente in Ucraina e in Tunisia, e hanno consolidati rapporti con personalita' del mondo politico e militare in Stati dell'area asiatica e mediorientale. Durante l'inchiesta denominata Italian Job, la Procura di Napoli ha trasmesso rogatorie internazionali verso i diversi Paesi interessati dalla vicenda. Ad Andrea Pardi, 50enne di Teramo residente in Roma, viene contestato il traffico internazionale di armi e di materiali dual use, reati aggravati dagli articoli 3 e 4 della Legge 146/2006, perche' in assenza delle necessarie autorizzazioni del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e del Ministero dello Sviluppo Economico, ha compiuto nel 2015 "atti idonei a esportare in Libia - Stato sottoposto ad embargo internazionale con decisione del Consiglio dell'Unione Europea (provvedimento 2014/449/CFSP) - elicotteri militari di fabbricazione sovietica ad uso militare, fucili d'assalto, missili, nonche' materiale dual use". Mario Di Leva, 68 anni, e alla moglie Anna Maria Fontana, 62 anni, di San Giorgio a Cremano ma residente a Pescasseroli, in concorso con Pardi tra il 2011 e il 2015: avrebbero ceduto in Libia armi da guerra, nonche' missili terra-aria e anti-carro, prodotti in Paesi dell'ex blocco sovietico; venduto pezzi di ricambio per elicotteri ad uso militare e materiali dual use ad una societa' con sede in Iran, Paese sottoposto ad embargo internazionale attraverso societa' estere a loro riconducibili. I coniugi hanno anche compiuto atti idonei diretti in modo non equivoco a effettuare operazioni di esportazione di beni dual use, con concrete trattative commerciali per l'introduzione di materiali per la produzione di munizionamento in Iran. Mohamed Ali Shawish, cittadino libico, insieme ai coniugi di Leva ha ceduto alla Libia di armi da guerra, dopo essersi recato in Ucraina per verificare la qualita' degli armamenti, essendo stato accreditato da Mario Di Leva presso l'impresa ucraina fornitrice quale suo "direttore della produzione". 

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Maxi sequestro di droga a Chieti

La Squadra Mobile della Questura di Chieti ha arrestato un uomo di 32 anni di Montesilvano trovato in possesso di 40 chilogrammi di marijuana, 5 chilogrammi di eroina e 132 grammi di cocaina. Lo stupefacente era nascosto in un appartamento di cui l'uomo aveva la disponibilità ed era destinato all'area metropolitana.

In un'abitazione di Montesilvano della quale l'uomo aveva la disponibilita', i poliziotti hanno trovato 40 chilogrammi di marijuana, 5 chilogrammi di eroina e 132 grammi di cocaina oltre a una bilancia e tanti bilancini di precisione e ad una grossa pressa quasi professionale che veniva utilizzata per trasformare la cocaina in pietra. Valore dello stupefacente, sul mercato, almeno 500 mila euro. Per gli inquirenti quello di Montesilvano era una sorta di laboratorio-deposito mentre l'eroina del tipo brown sugar potrebbe avare un elevato grado di purezza. L'indagine prende in un certo senso spunto, ma non vi e' alcuna connessione fra i due fatti, come specificato in conferenza stampa dal dirigente della Mobile teatina Francesco Costantini unitamente all'ispettore Licio D'Antuono, dall'omicidio del 40enne teatino Fausto Di Marco ucciso lo scorso 9 ottobre con una fendente alla gola davanti ad un circolo privato di Chieti Scalo.

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Riapertura chiesa Santissima Assunta a Roseto

Il sindaco Sabatino Di Girolamo ha revocato l’ordinanza di chiusura della chiesa Santissima Maria Assunta, intervento resosi necessario in seguito al terremoto del 18 gennaio scorso che ha provocato alcuni danni all’intonaco dell’edificio.

Venerdì scorso, vista la nota con la quale il parroco, don Pietro Cappelli, chiedeva la riapertura, allegando il certificato di idoneità statica dell’edificio, firmata dall’ing. Tito Rocci, il primo cittadino ha disposto la riapertura della chiesa.

Ieri sera, domenica 29 gennaio, per l’occasione, è stata celebrata una messa dal vescovo di Teramo – Atri, monsignor Michele Seccia, che ha visto una folta partecipazione di fedeli, del sindaco Sabatino Di Girolamo, del vicesindaco Simone Tacchetti, dell’assessore alla Cultura Carmelita Bruscia e di alcuni consiglieri comunali.

 

 

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Hotel Rigopiano, per le indagini ascoltato il sindaco di Farindola

E' stato ascoltato dagli investigatori per oltre tre ore, oggi, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta come persona informata dei fatti nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Pescara, per disastro colposo e omicidio plurimo colposo, alla presenza del tenente colonnello Annamaria Angelozzi, dei carabinieri forestali e del maggiore Massimiliano Di Pietro, del nucleo investigativo dei carabinieri. Sostanzialmente avrebbe confermato quanto gia' dichiarato nei giorni scorsi alla stampa: ha infatti ripetuto di non avere ricevuto il bollettino Meteomont che segnalava un rischio valanga 4 su un massimo di 5, e ha spiegato di avere fatto fronte all'emergenza con i mezzi che aveva a disposizione, attivando le forze di protezione civile nell'ambito del Piano neve comunale

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Esposti del Forum H2O su blackout in Abruzzo

Il Forum H2O annuncia nuovi esposti per la gestione dell'emergenza maltempo e del blackout, "che hanno lasciato l'Abruzzo nel medioevo per una settimana", e il caos politico-istituzionale, "che ha certificato il totale fallimento della macchina organizzativa, sia sul piano della prevenzione che su quello della gestione dell'emergenza". Secondo Renato Di Nicola e Augusto De Sanctis, gli esponenti del Forum H2o che hanno tenuto una conferenza stampa a Pescara, "non e' possibile accettare che piu' di 400 mila persone siano lasciate al buio e senza riscaldamento per giorni". Nel mirino dell'associazione i vertici istituzionali, a partire dalla Regione e le aziende Enel e Terna.

De Sanctis annuncia l'invio di esposti alle procure di Pescara, Roma e Milano. "Vogliamo che siano accertate le responsabilita' delle aziende nel blackout e anche quelle dello Stato - afferma l'esponente del Forum H2o -. A Roma c'e' il ministero dello Sviluppo economico, che sovrintende alla rete elettrica e a Milano c'e' l'Authority per l'Energia, che proprio di recente ha premiato Terna con 19 milioni di euro". 

La replica di Camillo D'Alessandro e Mario Mazzocca

“Finalmente il Forum H20 getta la maschera – afferma il coordinatore della maggioranza in Consiglio regionale Camillo D’Alessandro, in risposta alla conferenza stampa tenuta oggi dall’associazione ambientalista – e si rivela per quello che è: un'associazione collaterale ad una parte dell'opposizione, dedita alla propaganda politica contro la Giunta regionale. Ci chiediamo infatti se l’Augusto De Sanctis che oggi ha tenuto la conferenza stampa sia lo stesso che risulta essere collaboratore del Servizio Legislativo del Gruppo del Movimento Cinque stelle alla Camera dei deputati, perché se fosse la stessa persona avrebbe dovuto dirlo non solo nella conferenza stampa di oggi ma in ogni occasione in cui esprime giudizi”.

Interviene anche il Sottosegretario alla Presidenza Mario Mazzocca: “Cosa c'entra la Regione con i disservizi causati dai ritardi di grandi compagnie multinazionali della fornitura elettrica? Non solo la Regione non ha responsabilità di tali disservizi, ma è parte attiva e protagonista nel pretendere il ristoro dei danni subiti da cittadini e imprese, e nel sollecitare gli investimenti necessari affinché non accada di nuovo quanto è successo durante l’emergenza data dal maltempo. Così come è evidente che non c'è nessun rapporto tra questi disservizi e il Masterplan, che contiene al contrario interventi fondamentali per la messa in sicurezza del territorio e la modernizzazione dei collegamenti infrastrutturali della regione”.  

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Maltempo, operai al lavoro per ripulire il lungomare a Montesilvano

Lavori in corso sul lungomare di Montesilvano, dopo che la durissima ondata di maltempo dei giorni scorsi, ha portato grandi quantitativi di sabbia anche sulla riviera.

Diverse squadre di operai sono al lavoro per ripulire i marciapiedi. Gli interventi sono stati assegnati alle ditte Cilli Leonardo e Cilli Roberto e proseguiranno per tutta la settimana.

«Già dai momenti subito successivi alla conclusione dell’emergenza maltempo -  ha detto Paolo Cilli, assessore alle manutenzioni -  abbiamo avviato tutte le attività necessarie per riportare la città e soprattutto la vita dei nostri concittadini alla normalità. Abbiamo dunque affidato gli interventi per la manutenzione delle strade e quelli per la rimozione dei grandissimi quantitativi di sabbia trasportati dal vento forte, che oltre a sporcare i marciapiedi, rappresentavano un pericolo per i ciclisti che percorrevano la pista ciclabile. Proseguiremo in un secondo momento anche alla rimozione di materiali, tronchi e altri detriti che si sono depositati sulla battigia».

I lavori sul lungomare hanno preso il via dalla zona dei Grandi Alberghi, fino a viale Europa, per procedere poi in direzione sud.  

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Processo Bussi, l’arringa dei difensori degli imputati

Potrebbe slittare a meta' febbraio la sentenza del processo in Corte d'Assise d'Appello a L'Aquila sulla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi della Montedison. Il presidente del collegio, Luigi Catelli, ha fatto intendere che le udienze per le repliche potrebbero essere fissate per il 14 e il 15, poi la corte si riunirebbe in camera di consiglio il giorno seguente, il 16, per emettere la sentenza. Inizialmente, il verdetto era previsto per fine gennaio, slittato poi al 3 febbraio, ora il rinvio a meta' mese, il tutto causato dalla necessita' di recuperare le date saltate per il maltempo e la chiusura degli uffici pubblici. Domani, terza udienza per le difese dei 19 imputati. 

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"L'avvelenamento doloso e' assimilabile alla strage come pena, mai in Italia c'e' stata una condanna per avvelenamento doloso in un contesto lecito come quello dell'industria". Cosi' l'avvocato Carlo Sassi del foro di Milano nell'arringa pronunciata nell'udienza di oggi nel processo in Corte d'Assise d'Appello all'Aquila sulla cosiddetta mega discarica dei veleni di Bussi della Montedison dov'e' difensore di 4 dei 18 imputati. Sassi difende dalle accuse di avvelenamento e disastro ambientale Nazzareno Santini, direttore dello stabilimento dal 1985 al 1992, Carlo Vassallo, direttore dello stabilimento di Bussi dal 1992 al 1997, Leonardo Capogrosso, coordinatore dei responsabili dei servizi Pas degli stabilimenti facenti capo alla Montedison-Ausimont di Milano, e Nicola Sabatini, 90 anni, vice direttore pro tempore della Montedison di Bussi dal 1963 al 1975.

"I prelievi dal 1992 sono stati nei parametri nonostante la normativa si fosse inasprita - ha continuato - i valori degli anni Novanta sono in linea persino alla normativa in vigore dieci anni dopo. E' difficile, percio', sostenere un'accusa cosi' grave. Tutte le analisi dopo il '92 solo in minima parte superano i valori. E quelli sballati rientrano nella fascia di errore analitico, quindi ammissibile".

L'avvocato Sassi ha sottolineato che si sta cercando di inserire nel dibattimento alcuni documenti che, pero', non figurano agli atti del processo. Il riferimento era allo studio svolto nell'estate 2015 dall' Agenzia regionale per la tutela dell'ambiente (Arta) in seguito alla chiamata di alcuni privati cittadini che abitano a valle del sito Montedison, citato dalla Gerardis nel suo lungo intervento nelle udienze precedenti. Un report in cui dai controlli emergono valori delle sostanze tossiche e cancerogene nelle acque sotterranee vicina alla mega discarica di Bussi sul Tirino aumentati anche di 14 volte in un anno e la presenza di piante che contengono fino a cinque sostanze potenzialmente portatrici di cancro. Contestata anche dalle difese, che hanno di nuovo rigettato ogni accusa, anche la richiesta di accertamenti integrativi e di una maxi perizia chiesta nella requisitoria dalla procura generale. A questa fase del procedimento all'Aquila si e' arrivati dopo il pronunciamento dello scorso marzo della Cassazione che ha convertito in appello tutti i ricorsi presentati "per saltum" alla Suprema Corte.

In Corte d'Assise a Chieti, il 19 dicembre 2014, 19 imputati erano stati assolti dall'accusa di aver avvelenato le falde acquifere mentre il reato di disastro ambientale fu derubricato in colposo e quindi prescritto. L'indagine della procura di Pescara sulla mega discarica dei veleni prese il via nel 2007 con la scoperta da parte del Corpo Forestale dello Stato di circa 185 mila metri cubi di sostanze tossiche e pericolose in un'area di 4 ettari nei pressi del polo chimico di Bussi. L'esito della sentenza di primo grado ha provocato alcune inchieste giornalistiche che hanno prodotto indagini da parte della procura di Campobasso nei confronti del giudice Camillo Romandini, presidente del Collegio in Assise, per presunte pressioni sui giudici popolari. A seguito dell'indagine, il ministero della Giustizia ha aperto un procedimento disciplinare nei confronti del giudice, mentre la procura generale della Cassazione sta svolgendo le indagini del caso. 

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Superata la fase critica per l’84enne di Sulmona colpito da meningite

Non e' piu' in prognosi riservata l'uomo di 84 anni, ricoverato dal 28 dicembre scorso all'ospedale di Sulmona, per una forma non contagiosa di meningite (pneumococco): dopo oltre un mese di permanenza nel reparto di rianimazione dell'ospedale il paziente, in seguito alle terapie farmacologiche, ha superato la fase critica e ora non e' piu' in pericolo di vita e quindi i medici hanno sciolto la prognosi. L'uomo e' cosciente, si autoalimenta e, sul piano neurologico, ha fatto registrare netti progressi. Uscito dalla fase piu' virulenta della malattia, il paziente e' stato trasferito questa mattina nel reparto malattie infettive dell'ospedale di Pescara dove proseguira' i trattamenti terapeutici. 

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Hotel Rigopiano, sequestrata l’area

Proseguono le indagini della Procura di Pescara finalizzate alla ricostruzione della dinamica fattuale della tragedia dell'hotel Rigopiano di Farindola, in cui hanno perso la vita 29 persone. Gli investigatori stanno continuando ad acquisire testimonianze. Intanto, e' scattato il sequestro di quello che resta dell'albergo e dell'area della valanga. Inoltre, sono gia' iniziate le attivita' dei tre consulenti - due ingegneri di Torino e un geologo di Trento - nominati dal procuratore aggiunto Cristina Tedeschini e dal sostituto Andrea Papalia. Gli esperti dovranno ricostruire tutti i dati circostanziali fisici degli eventi e anche tutta la vicenda edilizia costruttiva della struttura. Infine, sono state eseguite tutte le autopsie. Per quanto riguarda cause, tempi e circostanze di ogni singolo decesso, si potra' avere un quadro esatto solo quando la Procura avra' a disposizione tutte le 29 relazioni autoptiche. L'inchiesta e' ancora contro ignoti. Le ipotesi di reato sono disastro colposo e omicidio plurimo colposo

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