L’Osservatorio

Istat: Indicatore anticipatore suggerisce debolezza del Pil

A settembre l'indicatore anticipatore "ha mantenuto un profilo negativo, suggerendo il proseguimento della fase di debolezza dei livelli produttivi". E' quanto si legge nell'ultima nota mensile dell'Istat sull'andamento dell'economia italiana. In particolare, segnala l'Istat, i dazi imposti dagli Usa e le misure compensative attivate dai paesi coinvolti, i fattori geopolitici destabilizzanti e il rallentamento dell'economia cinese, continuano a influenzare negativamente il commercio mondiale. In Italia, spiega l'Istat, la revisione dei conti economici ha lievemente modificato il profilo del Pil che ora evidenzia un marginale incremento congiunturale sia nel primo sia nel secondo trimestre (+0,1%). Tuttavia, a luglio, l'indice della produzione industriale ha registrato la seconda flessione congiunturale consecutiva. Nel primo semestre, i miglioramenti del mercato del lavoro si sono riflessi sull'andamento favorevole del reddito disponibile lordo delle famiglie consumatrici, traducendosi in un aumento del potere d'acquisto e della propensione al risparmio. L'inflazione al consumo, nota l'Istat, rimane bassa sia nella misura complessiva sia in quella di fondo. Le indicazioni prospettiche a breve degli operatori economici delineano la prosecuzione dell'attuale fase di moderazione. A settembre, l'indice del clima di fiducia dei consumatori e l'indice composito per le imprese hanno fornito indicazioni diverse. La fiducia dei consumatori ha segnato un lieve aumento, a sintesi di un deterioramento del clima economico e di un miglioramento della valutazione delle prospettive future, mentre la fiducia delle imprese ha evidenziato un peggioramento

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In calo le quotazioni del tartufo

Al via la stagione di raccolta del tartufo bianco con le prime quotazioni che spingono gli italiani all'acquisto facendo registrare un calo del 5% rispetto allo scorso anno ed un valore di 2000 euro al chilo per pezzature oltre i 50 grammi (la piu' pregiata) alla borsa del tartufo di Acqualagna, la prima a rendere note le quotazioni del pregiato tubero. E' quanto emerge da una analisi della Coldiretti in occasione dell'avvio della ricerche con feste, sagre e mostre che si moltiplicano lungo tutto lo Stivale e che rappresentano una ottima occasione per acquistare o assaggiarlo nelle migliori condizioni e ai prezzi piu' convenienti. "All'avvio della stagione - sottolinea la Coldiretti - si rileva dunque un contenimento dei prezzi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno quando si registravano per le stesse dimensioni valori di 2100 euro al chilo, gia' molto convenienti. Importi ancora piu' contenuti - continua la Coldiretti - sono stati raggiunti quest'anno per le pezzature piu' piccole con valori che vanno da 1500 euro tra i 15 ed i 50 grammi a 1000 euro al chilo sotto i 15 grammi". "Si tratta di un vero affare - afferma Coldiretti - soprattutto se confrontati con i valori record del 2017 quando a causa della siccita' al debutto della stagione 2017 sullo stesso mercato di Acqualagna un bianco grande era quotato 3.500 euro al chilo, un medio 2.900, un piccolo 2mila euro, praticamente il doppio". Le condizioni climatiche, se non cambieranno, fanno prevedere infatti, secondo la Coldiretti "una buona raccolta per il Tuber magnatum Pico che si sviluppa in terreni freschi e umidi". "Dal Piemonte alle Marche, dalla Toscana all'Umbria, dall'Abruzzo al Molise, ma anche nel Lazio e in Calabria sono numerosi - precisa la Coldiretti - i territori battuti dai ricercatori. Si stima che siano coinvolti complessivamente oltre centomila i raccoglitori ufficiali che riforniscono negozi e ristoranti ed alimentano un business che comprensivo di indotto sviluppa un valore stimato in circa mezzo miliardo di euro tra fresco, conservato o trasformato anche grazie alla grande capacita' di attrazione turistica ed enogastronomica"

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Coldiretti, i dazi affossano record del Made in Italy in Usa

 L’arrivo dei dazi affossa il record storico realizzato dall’alimentare Made in Italy in Usa dove si è realizzato un balzo del +8,3% nelle esportazioni nei primi otto mesi del 2019. E’ quanto emerge da una analisi ella Coldiretti in riferimento al Verdetto del Wto che ha autorizzato dazi Usa nei confronti dei Paesi Europei per un ammontare di 7,5 miliardi di dollari nell’ambito della disputa nel settore aereonautico che coinvolge l’americana Boeing e l’europea Airbus, sulla base dei dati Istat relativi ai primi 8 mesi. "Saranno colpiti da dazi Usa del 25% a partire dal 18 ottobre le esportazioni agroalimentari Made in Italy per un valore di circa mezzo miliardo di euro con la presenza nella black list di prodotti come - sottolinea la Coldiretti - Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Gorgonzola e altri lattiero caseari ma anche su salami, mortadelle, crostacei, molluschi agrumi, succhi e liquori.Un ostacolo che rischia di frenare pesantemente la crescita del Made in Italy su mercato statunitense che - sottolinea la Coldiretti - ha realizzato 42,4 miliardi nel 2018, il 10% nell’agroalimentare (4,2 miliardi)

Il dazio passerà per il Parmigiano Reggiano - spiega la Coldiretti - dagli attuali 2,15 dollari al chilo a circa 6 dollari al chilo ed il consumatore americano lo dovrà acquistare sullo scaffale ad un prezzo che passa dagli attuali circa 40 dollari al chilo ad oltre i 45 dollari, con un probabile effetto di contenimento dei consumi che rischia di azzerare la crescita che si è avuta fino ad ora su quel mercato.Il record del 2019 è infatti stato proprio spinto dai risultati eccezionali messi a segno in Usa dal settore lattiero caseario (+23%) e tra questo sono proprio il Parmigiano Reggiano ed il Grana Padano a pesare di piu’ con un +26% nei primi sei mesi secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat.Con gli Stati Uniti che sono il principale mercato di sbocco dei prodotti nazionali fuori dai confini comunitari, il rischio - sottolinea la Coldiretti - è che i dazi possano generare una spirale recessiva per il commercio estero con l’aumento del made in Italy generale è stato di appena il +3,4%

 E’ dunque positivo l’accoglimento da parte del Governo della richiesta della Coldiretti di attivare aiuti compensativi per azzerare l'effetto dei dazi americani su alcuni prodotti agroalimentari Made in Italy afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare che è importante intervenire subito con risorse adeguate per sostenere le imprese colpite dai dazi ed evitare la perdita di competitività sul mercato americano a vantaggio dei Paesi concorrenti. Ora - conclude Prandini - è anche necessario aprire subito la trattativa a livello comunitario e nazionale dove una buona premessa al confronto sono le importanti relazioni con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha saputo costruire il premier Giuseppe Conte”

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Produzione di olio in Abruzzo: qualità eccellente e +52% rispetto al 2018

 

Qualità eccellente e il 52% di raccolto in più rispetto alla disastrosa annata del 2018. E’ quanto emerge sulla produzione di olio extravergine d’oliva in Abruzzo dall’indagine esclusiva eseguita dagli osservatori di mercato di Cia - Agricoltori Italiani, Italia Olivicola e Associazione italiana frantoiani oleari.

“Un dato positivo per la regione ma solo rispetto allo scorso anno, annata tra le peggiori di sempre, dopo quella del 2016”, afferma il presidente regionale di Cia - Agricoltori Italiani Mauro Di Zio, “L’Abruzzo, e più in generale il Centro Sud, è in netta ripresa con un’annata caratterizzata dalla qualità ma anche dalla quantità. Un dato che è stato favorito principalmente dall’andamento climatico con una produzione stimata di oltre 10mila tonnellate”.

Il clima, infatti, ha favorito, questa volta, lo sviluppo dell’olivo: il caldo estivo e la bassa umidità, in particolare, hanno evitato gli attacchi della mosca olearia. I risultati dei monitoraggi in corso parlano di percentuali intorno al 3-5% nelle zone interne e la totale assenza del parassita nelle zone pre-montane, mentre sulla fascia litoranea in alcuni areali verso la metà di settembre sono state raggiunte le soglie di intervento.

Nella fase molto delicata della fioritura, però, i repentini incrementi di temperatura hanno danneggiato i fiori e la conseguente allegagione. Diversamente, la produzione sarebbe stata ancora più alta.

L’ Abruzzo presenta una alternanza di zone a buona produzione e zone meno produttive con una distribuzione che si caratterizza per fasce altimetriche

Lungo la fascia litoranea del pescarese si osserva un calo produttivo dell'ordine del 10-20% con riferimento alla produzione dello scorso anno. Nella fascia pre-montana e in montagna questa improvvisa escalation delle temperature è stata, invece, meglio sopportata dalle piante e mentre lo scorso anno non si era praticamente avuta produzione oggi ci si attendono dei buoni risultati.

Nel teramano la produzione si presenta a macchia di leopardo con aree in cui alcune aziende non reputano valga la pena di raccogliere. Il monitoraggio della produzione sul territorio fa stimare una riduzione del 50% rispetto allo scorso anno.

Per la provincia di Chieti, che è quella che maggiormente incide sulla produzione regionale, si stima invece un incremento di circa il 70% che pure non riporta la produzione ad una piena carica. Sotto il profilo dell’andamento degli attacchi parassitari che tanto influiscono sia sulla quantità che sulla qualità delle olive, non sono stati praticamente registrati attacchi di tignola se non qualcosa sulla fascia costiera.

La qualità dell’olio extravergine d’oliva sarà assolutamente eccellente, soprattutto grazie agli interventi e alle spese sostenute dagli agricoltori nei mesi estivi per effettuare le corrette pratiche agronomiche, ed entro la metà di ottobre quasi tutte le cooperative e i frantoi avranno iniziato la campagna di raccolta.

 

 

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Prospettive di crescita debole per l’area dell’euro

 Prospettive di crescita debole per l'area dell'euro: lo si legge nello Eurozone economic outlook, realizzato dagli istituti di statistica Ifo Institute, Istat e Kof Swiss economic Institute. "Le turbolenze geopolitiche, associate alla riduzione dei flussi di commercio mondiale, - si legge - hanno influenzato negativamente le prospettive internazionali. In questo contesto, la crescita economica per l'area dell'euro e' attesa rallentare. Le spese per consumi privati costituiranno il principale sostegno alla crescita mentre gli investimenti fissi lordi forniranno un contributo piu' contenuto. L'inflazione e' attesa attestarsi sul livello dell'1% fino alla fine dell'anno per poi riprendere ad aumentare all'inizio del 2020. I rischi per le prospettive sono al ribasso e continuano a provenire dalle tensioni commerciali a livello mondiale e dalla gestione, ancora incerta, della Brexit". Il Pil dell'area dell'euro, prosegue la nota, "e' aumentato dello 0,2% nel secondo trimestre, in rallentamento rispetto al primo (+0,4%) a seguito del contributo negativo delle esportazioni nette (-0,1 punti percentuali) e della flessione del valore aggiunto del settore manifatturiero (-0,7%)".

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Istat, nel 2018 il rapporto debito/Pil al 2,2 per cento

Sulla base delle informazioni aggiornate, l'indebitamento netto delle amministrazioni pubbliche in rapporto al Pil e' stato pari nel 2018 a -2,2% (-2,4% l'anno precedente). In valore assoluto l'indebitamento e' di -38.551 milioni, in diminuzione di circa 3,5 miliardi rispetto a quello dell'anno precedente. Cosi' l'ISTAT che ha diffuso la revisione generale quinquennale dei conti economici nazionali. Il saldo primario (indebitamento netto al netto della spesa per interessi) e' positivo e pari a 26.111 milioni, con un'incidenza sul Pil dell'1,5% (+1,3% nel 2017). Il saldo di parte corrente (risparmio o disavanzo delle AP) e' positivo e pari a 16.046 milioni (17.608 milioni nel 2017). Tale peggioramento e' il risultato di un aumento delle entrate correnti di circa 15,8 miliardi e di un aumento delle uscite correnti di circa 17,4 miliardi. Nel 2018 le entrate totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate dell'1,6% rispetto all'anno precedente. L'incidenza sul Pil e' pari al 46,2%. Le entrate correnti hanno registrato una crescita del 2%, risultando pari al 46% del Pil. 

In particolare, le imposte indirette sono aumentate del 2,3% in virtu', principalmente, della crescita del gettito Iva e Irap. Le imposte dirette sono risultate in calo (-0,6%), a causa della flessione dell'Ires e delle imposte sostitutive, in parte compensata dall'aumento dell'Irpef. I contributi sociali effettivi hanno segnato un incremento (+4,3%) rispetto al 2017 anche per effetto dei rinnovi dei contratti dei dipendenti pubblici. La decisa diminuzione delle entrate in conto capitale (-41,8%) e' dovuta sia alle imposte in conto capitale sia alle altre entrate in conto capitale. La pressione fiscale complessiva e' risultata pari al 41,8 %, invariata rispetto all'anno precedente. Nel 2018 le uscite totali delle Amministrazioni pubbliche sono aumentate dell'1,1% rispetto al 2017. In rapporto al Pil sono risultate pari al 48,4%. Al loro interno, le uscite correnti sono aumentate del 2,2%. In particolare, i consumi intermedi sono cresciuti dell'1,5% e i redditi da lavoro dipendente del 3,3% (+0,5% nel 2017).

Le prestazioni sociali in denaro sono aumentate del 2,2% (+1,5% nel 2017), guidate soprattutto dalle prestazioni pensionistiche (+2%). Le altre uscite correnti sono aumentate del 4%. Gli interessi passivi sono diminuiti dell'1% dopo la riduzione dell'1,4% nel 2017. Le uscite in conto capitale sono diminuite dell'11,8% per effetto del calo dei trasferimenti in conto capitale a imprese che nel 2017 incorporavano le operazioni riguardanti le banche in difficolta', in parte compensato dalla crescita dei contributi agli investimenti. Gli investimenti fissi lordi sono aumentati dello 0,1% dopo due anni di caduta (-3,2% nel 2016 e -2,4% nel 2017).

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Perché i turisti francesi scelgono l’Italia

I turisti francesi in vacanza si nutrono di esperienze multisensoriali in stile italiano cosi' come non rinunciano alla cultura e al benessere. Le esperienze manuali diventano chic e il Bel Paese rappresenta il luogo ideale per vivere mille vite in villeggiatura. Otto tour operator su dieci francesi che promuovono l'Italia dichiarano un trend di crescita e l'estate consolida i risultati gia' raggiunti dopo un'ottima primavera. Lo conferma il monitoraggio realizzato da Enit-Agenzia Nazionale del Turismo. I francesi scelgono l'Italia per non rinunciare all'arte e alla cultura (+6% delle vendite del brand Italia) neppure in vacanza al mare. I viaggi piu' richiesti sono quelli individuali per mete culturali ed enogastronomiche, quali Roma, Napoli e Firenze, e il Sud Italia con Puglia, Sicilia e Campania. Per potenziare la passione italica dei francesi, Enit - Agenzia Nazionale del Turismo porta l'Italia a Parigi alla fiera Iftm-Top Resa dall'1 al 4 ottobre 2019, il maggiore salone del turismo B2B per proporre le eccellenze dell'Italian lifestyle ai cugini d'oltralpe, dai motori alla cucina tipica. 

Secondo l'Ufficio Studi Enit su dati Istat e Banca d'Italia, il mercato francese in Italia e' in crescita non solo per il numero delle presenze (+4,2%) ma anche in volumi di spesa (+9%) per oltre 4,3 miliardi di euro di consumi turistici. Sono 14,2 milioni le presenze turistiche francesi in Italia nel 2018 e rappresentano il 6,6% delle presenze straniere. La distribuzione negli esercizi ricettivi vede il 69% delle presenze negli alberghi e il restante 31% nelle strutture complementari, anche se queste ultime ospitano l'11,9% in piu' di presenze contro il +1% delle strutture alberghiere, nel confronto con l'anno precedente. Alberghi e villaggi raccolgono circa la meta' degli introiti turistici provenienti dalla Francia ma sono sempre piu' rilevanti B&B e agriturismi e l'ospitalita' di parenti e amici. Liguria (+9,9% 2018/2017), Lazio (+9,9%), Lombardia (+1,2%), Piemonte (21,1%) e Veneto (+12,5%) sono le principali destinazioni della spesa turistica dei francesi. Tutte in aumento nel 2018 sul 2017, le 5 regioni insieme rappresentano il 60,5% del totale

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Istat, quotazione dei minibond porta alla crescita delle imprese

La quotazione di strumenti di debito da parte delle imprese comporta una crescita della produttivita' del lavoro del 2,6% e del Roe dello 0,4%. E' quanto emerge da uno studio dell'Istat, realizzato in collaborazione con Borsa Italiana e presentato in occasione del lancio del nuovo segmento obbligazionario dedicato alle Pmi. Lo studio, il primo realizzato dall'Istat sul mercato dei capitali, ha preso in esame un campione di 168 imprese che hanno quotato strumenti di debito su ExtraMot dal 2013 al 2017. Dall'analisi emerge che gli emittenti mostrano un'elevata vocazione all'export e sono caratterizzati da una forte crescita occupazionale nel periodo considerato (la dimensione mediana passa da 87 a 115 addetti). Complessivamente le societa' mostrano una performance economica comparativamente superiore a quella media nazionale in termini di livello dei risultati economici e di evoluzione nel tempo. Da una ricerca condotta dal Politecnico di Milano, inoltre, emerge come su 90 societa' emittenti di ExtraMot, secondo cui la quotazione ha permesso alle societa' di avvicinarsi a standard internazionali, alla managerializzazione del vertice aziendale e all'inserimento di presidi per la gestione dei rischi e dei conflitti. Inoltre la quotazione ha concesso alle societa' di adottare policy per la gestione delle informazioni price-sentitive e di arricchirsi di competenze economico-finanziare, legate all'internazionalizzazione e alle nuove tecnologie

Lo studio sul mercato dei capitali e' stato presentato nella sede di Borsa Italiana a Milano dal direttore del dipartimento per la produzione statistica dell' Istat, Roberto Monducci. E' stato realizzato un primo "esercizio statistico-econometrico - ha detto - finalizzato a quantificare gli effetti dell'adesione a politiche di incentivo all'utilizzo della finanza alternativa da parte delle PMI sulla loro performance, indipendentemente da tutte le possibili cause di differenze ex-ante tra le imprese aderenti alla policy e le altre imprese". I risultati preliminari delle stime mostrano effetti economici "positivi - prosegue Monducci - sui risultati economici delle imprese, derivanti dall'adesione al programma, in termini sia di produttivita' sia di profittabilita': per la prima si stima un incremento del 2,6%, attraverso una maggiore propensione all'investimento indotta dall'adesione al programma; per la seconda emerge un incremento del Roe di 0,4 punti percentuali".

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Istat rivede al ribasso le stime di crescita del Pil

Nel 2018 la crescita del Pil in volume e' stata pari all0 0,8%, con una revisione al ribasso di 0,1 punti percentuali rispetto alla stima diffusa ad aprile, che dava il Prodotto interno lordo in aumento dello 0,9%. Lo rileva l'Istat che ha ricostruito le serie dei conti nazionali, in occasione della revisione generale programmata dall'Istituto a cinque anni dall'ultima. Non cambia invece il Pil del 2017, che resta (+1,7%). Ecco che in un anno la crescita si e' piu' che dimezzata

Guardando ai valori assoluti, nel 2018 il Pil ai prezzi di mercato risulta pari a 1.765,421 miliardi di euro correnti, con una revisione al rialzo di 8,439 miliardi rispetto alla stima di aprile scorso. Per il 2017 invece il livello del Prodotto interno lordo e' stato alzato di di 9,220 miliardi. Per l'Istat la revisione generale dei conti ha "modificato in misura molto limitata le stime dei tassi di crescita dell'economia italiana per gli anni recenti". Sulla base dei nuovi dati, nel 2018 gli investimenti fissi lordi sono cresciuti in volume del 3,2%, i consumi finali nazionali dello 0,7%, le esportazioni di beni e servizi dell'1,8% e le importazioni del 3,0%. Il valore aggiunto, a prezzi costanti, e' aumentato dello 0,7% nel settore dell'agricoltura, silvicoltura e pesca, del 2,0% nell'industria in senso stretto, dello 0,6% nel settore dei servizi e del 2,4% nelle costruzioni. Per l'insieme delle societa' non finanziarie, la quota di profitto e' stata pari al 42,2% e il tasso di investimento al 21,3%. Il reddito disponibile delle famiglie consumatrici ha segnato, sempre nel 2018, una crescita dell'1,8% in valore nominale e dello 0,9% in termini di potere d'acquisto. Poiche' il valore dei consumi privati e' aumentato dell'1,7%, la propensione al risparmio delle famiglie e' rimasta quasi stabile, passando dall'8,0 all'8,1%. Quanto al saldo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) e' risultati pari al +1,5% del Pil.

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Cresce la domanda delle stanze in affitto

Cresce la domanda delle stanze in affitto, specialmente nelle città universitarie o a forte presenza di studenti o lavoratori fuori sede, e i prezzi lievitano in Italia. L'aumento medio è del 3% nel 2019, il prezzo medio è di 328 euro al mese. A rilevare il trend è l'Ufficio studi di Idealista, la piattaforma di annunci del mercato immobiliare, che ha condotto un'indagine per l'Adnkronos nell'imminenza dell'apertura dell'anno accademico negli atenei italiani. Quest'anno quindi si paga in media 328 euro al mese contro i 318 euro dell'anno scorso. L'andamento crescente dei prezzi non interessa tuttavia in uguale misura tutte le città monitorate e i centri di maggiore attrazione studentesca, anche se la domanda resta viva registrando un incremento addirittura del 43%, a dispetto di chi condivide la casa con altri, in primis per risparmiare. La notizia positiva però è che se aumentano i prezzi e la domanda di camere in affitto dall'altro canto sale anche l'offerta, anche se in misura minore, registrando in media un +28%. Le piazze più gettonate sono le città universitarie, Padova spicca al primo posto con un rincaro del 18,6% e un prezzo medio di 307 euro mentre Milano è la città più cara, qui occorrono di media 465 euro al mese per una stanza. 

 A seguire Roma con 408 euro, mentre a Firenze si toccano i 393 euro. Sopra la media nazionale delle richieste, pari a 328 euro mensili, si colloca anche Bologna (371 euro), mentre Torino rimane appena sotto la media con 319 euro mensili. Tra gli aumenti più alti l'indagine rileva quelli di Bologna (+8,7%) e Trieste (+13,3%). Segni positivi interessano anche i capoluoghi più importanti, come Roma (2,1%), Milano (3,1%), Napoli (3,5%) e Firenze (4,5%), che resistono in terreno positivo consolidandosi tra i top valori nella graduatoria dei canoni di affitto stanze. Mentre sul totale delle 29 città analizzate nello studio di Idealista, sono 8 quelle che perdono valore rispetto all'anno precedente. Il primato nel calo delle locazioni delle stanze spetta a Reggio Calabria (-7,9%), seguita da L'Aquila (-6,4%), Genova (-3,7%), Viterbo (2,5%) e Pisa (-2,2%). Cali meno consistenti invece in città come Perugia (-1%), Chieti (-0,6%) e Torino (-0,4%). Lo studio di idealista riscontra inoltre i canoni più bassi a L'Aquila (191 euro/mese), che precede Enna (189 euro) e Reggio Calabria (186 euro). 

Il rapporto delinea anche un identikit del coinquilino italiano. L'età media è di 29 anni, segno che l'affitto della stanza singola e le case in condivisione non sono più a uso esclusivo di studenti fuori sede, ma anche di lavoratori e single. L'età dei conviventi va dai 33 anni de L'Aquila ai 24 di Viterbo. Firenze (31) tra le grandi città è quella con l'età media dei coinquilini più alta davanti a Napoli (30) Roma (29), Milano (28) e Torino (27). Lo studio rivela che il 77% delle convivenze sono miste (uomini e donne); la coabitazione tra sole donne ricorre nel 17% dei casi; convivenze solo maschili, solo nel 5% dei casi. Ancora una curiosità sui coinquilini riguarda la presenza di animali domestici dentro casa, ammessi nel 71% dei casi. Decisamente meno graditi invece i fumatori, tollerati solo in un alloggio su due. L'indagine online rivela che solo 1 inquilino su 2 si dice soddisfatto dell'abitazione in cui vive in condivisione. Tra i criteri di scelta della stanza il prezzo è il fattore "guida" per l'81% degli utenti, seguito dalla vicinanza ai mezzi di trasporto pubblico, ritenuta "molto importante" o "indispensabile" per il 79% dei rispondenti, e coinquilino giusto (69% delle risposte). Altre caratteristiche che motivano la scelta dell'alloggio sono lo stato dell'abitazione (arredata, ristrutturata, etc.) con il 63% delle preferenze e la vicinanza al centro (56,7%).

 Gli utenti sarebbero più soddisfatti se le bollette fossero incluse nel prezzo (39% dei rispondenti), se la casa fosse dotata di mobili e elettrodomestici in buono stato (29%), con il bagno indipendente (10% delle risposte degli utenti). Il prezzo "giusto" indicato dagli utenti per questo genere di soluzione abitativa è di 300-400 euro mensili. Interessante che il 18% dei rispondenti al questionario ritenga il prezzo corretto per la stanza ideale tra i 400 e i 500 euro.

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